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martedì 1 gennaio 2019

PRINCIPIO. UN INIZIO, MA CHE SIA BUONO! Nunzio Galantino

ABITARE LE PAROLE
PRINCIPIO. 
UN INIZIO, MA CHE SIA BUONO! 
Nunzio Galantino, 
Vescovo di Cassano all’Jonio

Pubblicato in “Il Sole 24 Ore” 
del 30 dicembre 2018


Dal latino principium, e con lo stesso etimo di princeps (primo, principe), la parola principio è ricca di significati, a seconda dell’ambito nel quale essa viene evocata. Può rappresentare l’inizio di un’azione, di un movimento o di un determinato periodo, come un nuovo anno. Ma, come si legge nel vocabolario Treccani, principio è anche il «motivo concettuale – spesso unico – sul quale si fonda una dottrina o una scienza o anche semplicemente un ragionamento». In ambito morale, poi, la parola principio/principî si riferisce a una o più norme assunte come parametri che permettono di identificare, ad esempio, un «uomo di sani o cattivi principî». Sì, perché il termine principio è neutro, non necessariamente positivo o negativo. Nell’ambito delle scienze (matematiche, fisiche, naturali, sociali), il termine “principio” ha un’accezione del tutto diversa da quelle fin qui evocate. Qui, il principio non è l’inizio e non è il motivo unico; è invece sintesi di leggi e teorie già validate. Come capita, ad esempio, per il «Principio di Archimede» (in Matematica) o per i «Principî della dinamica» (in Fisica) dai quali partono e grazie ai quali procede la conoscenza scientifica.
A ben riflettere, le varie accezioni della parola principio hanno una base comune: l’istante, lo spazio, il concetto, le teorie, le norme che danno origine e sostanza a qualcosa che prima non era. Per dirla con Aristotele, «Un principio anche minimo in quantità, può essere grandissimo nella potenza, e, quindi, negli effetti». Quasi a dire che le potenzialità racchiuse nel principio/inizio di una nuova avventura, di una nuova relazione o di un nuovo percorso di vita hanno la forza di neutralizzare ogni discorso rassegnato all’inerzia. Esse spingono lo sguardo verso ciò che ci si apre dinanzi, in termini di possibilità e di progetti. Non sempre però abbiamo la sensibilità che trasforma in arte giornate che si presentano sempre uguali a se stesse. Non sempre possediamo le energie sufficienti per fare delle ore di cui disponiamo un esercizio che assicura la crescita nostra e degli altri; e non sempre veniamo sorretti dalla forza di trasformare le nostre azioni in dovere assolto in maniera retta e consapevole. 
Le potenzialità insite, ad esempio, nel principio/inizio di un nuovo anno, fondandosi sulla consapevolezza di poter ancora contare su ore, giorni e tempo, può trasformare il principio/inizio dell’anno in «giorno della promessa e dell’impegno» per una Verità da dire, una Vita da vivere, una Luce da accendere, una Strada da percorrere, una Gioia da donare, una Pace da costruire e da diffondere, un Sacrifico da offrire. Possibilmente con discrezione ma anche con tanta determinazione. Perché, grazie a un principio/inizio vissuto con consapevolezza, il lamento non prevalga sullo stupore e le delusioni non schiaccino l’entusiasmo. Insomma, un “buon principio” può fare del tempo un tempo sempre nuovo da vivere, della storia una storia sempre nuova da inventare e della vita una vita sempre nuova da inseguire.