Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



martedì 27 gennaio 2015

Libertà e paura - Il senso della storia di Bruno Forte

Libertà e paura
Il senso della storia
di Bruno Forte

Pubblichiamo un’anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Forte, “Lettere dalla collina. Sulla fede e l’esperienza di Dio”, in uscita da Mondadori Libri nella Collezione Saggi. Con tono colloquiale, proprio del genere epistolare, vengono affrontate domande fondamentali, che anche i recenti fatti di Parigi hanno risvegliato, quali quelle sul dolore, sul male e sul senso della vita e della storia.

Che senso ha la mia vita? È la domanda che mi hai fatto, dando voce così all’inquietudine più profonda del Tuo cuore. È una domanda importante e sono contento che Tu me l’abbia fatta, perché questo vuol dire che sei una persona che si mette in gioco nel cercare la verità e che nel tuo intimo credi alla dignità della vita che ci è stata donata. È vero che non tutti sembrano farsi questa domanda, anche se sono convinto che in ciascuno essa sia presente come un tarlo nascosto, un desiderio incancellabile, che resta tale anche quando non è espresso. Se mi chiedi il perché di questa mia convinzione non esito a risponderti che interrogarci sul senso di ciò che scegliamo e facciamo ci aiuta a essere più ricchi di umanità, motivati e aperti alla felicità, di cui abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Dare senso alla vita è consentire alla nostra anima di respirare, e il respiro dell’anima è ciò che ci fa vivere veramente. Il senso della vita non è insomma 
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Il senso della vita non può fermarsi a ciò che è mortale e penultimo, per quanto forte sia il legame che ad esso ci unisce: la vita ha senso se la meta e la patria per cui si vive, si soffre e si ama, ha la misteriosa potenza di vincere la morte, di dare alla nostalgia del cuore inquieto un approdo di eternità. È qui che nella ricerca del senso due amori si toccano: quello alla scena del mondo che passa, e quello a Colui che è in persona l’amore più forte della morte, origine, grembo e patria di ogni vero amore. La ricerca del senso sfocia così, con naturale continuità, nella ricerca di Dio e del Suo volto, nel desiderio e nella nostalgia del Totalmente Altro, che garantisca la vittoria ultima dell’amore sulla morte, della vita sul nulla. Sui sentieri della ricerca del senso da dare alle opere e ai giorni, come luce del cuore e forza del cammino, si passa inevitabilmente dalle cose alle persone da amare, e da queste all’inizio e alla sorgente di ogni amore, meta e destino di ogni vincolo d’amore che dia sapore alla vita. Ai cercatori del significato, che renda degna e bella l’esistenza, anche a quelli che hanno conosciuto la delusione di approdi troppo corti e troppo brevi, cercatori del senso perduto, l’incontro con l’amore personale di Dio, mistero del mondo, si offre come libertà donata: libertà dalla paura e dal dolore del non senso; dono non meritato né prodotto dalle nostre mani, offerta di gratuità che viene a noi, ci sorprende e illumina tutti gli spazi dell’anima a condizione di aprire la porta del nostro cuore. È quanto ci assicura la parola della promessa: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
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Il senso della storia di Bruno Forte (PDF)



lunedì 26 gennaio 2015

27 gennaio Giorno della Memoria - programmazione tv



Sono trascorsi 70 anni dal 27 gennaio 1945 quando l'esercito dell'Armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Il mondo in questi giorni si ferma e ricorda le vittime dell’Olocausto. Per ricordarne il 70° anniversario, Film, documentari, ampia copertura informativa, assicurata da tg e speciali (dalle prime ore del mattino alla seconda serata).


Vediamo innanzitutto gli appuntamenti Rai. Si parte alle 10.30 con la diretta su Rai 3 della Celebrazione del Giorno della Memoria dall’Aula della Camera dei Deputati a cura di Rai Parlamento. Le più alte cariche dello Stato, i rappresentanti della comunità ebraica e gli studenti che hanno visitato il campo di concentramento di Auschwitz partecipano alla commemorazione, con l'attrice Ute Lemper e la violinista Francesca Dego.

Su Rai 3 alle 13.10 puntata de Il Tempo e la Storia su “La Shoah e gli italiani“.

Su Rai 5 alle 21:15 appuntamento con il film di Michael Haneke Il nastro bianco (2009), vincitore della Palma d’Oro al 62° Festival di Cannes.

Mediaset risponde con Retequattro che alle 21.15 propone il film Il bambino con il pigiama a righe, adattamento per il grande schermo del best seller di John Boyne. A seguire "Memory of the Camps - Memoria dei campi”, l’inedito documentario di Alfred Hitchcock sui campi di sterminio nazisti: 50' di filmati in bianco e nero rimasti negli archivi militari britannici per 60 anni

Ricca l'offerta Sky.

Su History (Canale 407) dalle 6 del mattino programmazione speciale con gli episodi della serie “Gli ultimi segreti del Terzo Reich” e i documentari “Tzigari, una storia Rom”, “Diario di un giovane fascista”, “Il Vangelo di Hitler”. In prima serata, alle 21.00, verrà trasmesso in prima visione assoluta Gli apostoli di Hitler, documentario sui più stretti seguaci del Fuhrer. Alle 22.00 si prosegue con il documentario Olocausto: La fabbrica del male.

Su Diva Universal (canale 133) alle ore 21.00, in prima tv esclusiva, The Lady in number 6: Music saved my life, Premio Oscar® 2014 come Miglior Corto Documentario, che racconta la vera storia di Alice Herz Sommer, la pianista più anziana sopravvissuta all’Olocausto. Sopravvisse alla prigionia nel campo di Theresienstadt grazie al suo talento musicale. Alle 21.50 il film biografico Il coraggio di Irena Sendler, con il premio Oscar® Anna Paquin nei panni della giovane infermiera polacca che, durante l'Olocausto, salvò clandestinamente la vita a 2500 bambini ebrei. Nel cast anche il premio Oscar Marcia Gay Arden e la protagonista di Downton Abbey, Michelle Dockery.

Su Sky Cinema 1 HD programmazione a tema dal pomeriggio. Si parte alle 15.25 con la replica di Storia di una ladra di libri, seguito alle 17.40 da La chiave di Sara, film incentrato sulla storia di di Sara e del suo fratellino durante il rastrellamento del Velodromo d'Inverno. Alle 19.25 Il bambino con il pigiama a righe, mentre in prima serata e in prima visione, in onda Anita B.. di Roberto Faenza, storia di una sedicenne sopravvissuta ad Auschwitz che cerca di superare le atrocità della guerra per riprendere in mano la propria vita. Alle 22.45 Black Book, la realistica testimonianza sulla resistenza olandese di Paul Verhoeven.

Su Sky Arte HD (canale 120 e 400 di Sky) alle 18.50 va in onda il doc Hollywood e l’Olocausto, un’inchiesta sul contraddittorio atteggiamento del cinema hollywoodiano verso il Nazismo e i suoi orrori. Alle 23.50 il doc L’ultimo degli ingiusti, di Claude Lanzmann che indaga la figura del rabbino Benjamin Murmelstein, accusato di collaborazionismo e intervistato in esclusiva a Sky Arte HD.

National Geographic Channel (canale 403) celebra il Giorno della Memoria: alle 19.55 con il doc Nazisti intercettati, con le registrazioni raccolte dall’Intelligence britannica nel 1939.Alle 20.55 Apocalypse. L'ascesa di Hitler, due episodi dedicati alla figura del Führer.

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N.B. Numerose trasmissioni sono andate in onda anche nei giorni precedenti (a partire dal 22 gennaio) in attesa del Giorno della Memoria e la programmazione continua anche nei giorni successivi.

Da mercoledì 28 a sabato 31 su Iris in onda in prima e in seconda serata la rassegna “Se questo è un uomo”: si parte mercoledì 28 con Il pianista di Roman Polański con Adrien Brody, Oscar come Miglior attore protagonista per il ruolo di Wladyslaw Szpilman. A seguire, Il servo ungherese di Massimo Piesco e Giorgio Molteni.

Giovedì 29 è il turno di Senza destino-Fateless di Lajos Koltai (ispirato al libro del Premio Nobel Imre Kertész) e Noi due senza domani,tratto dal romanzo di Georges Simenon “Il treno”, con Jean-Louis Trintignant e Romy Schneider. Giovedì è anche il giorno di Lager: in fuga dalla morte in onda in prima serata su National Geographic Channel: un racconto dei prigionieri ebrei fuggiti dal campo di Sobibor, in Polonia, mentre su Rai 3, sempre in prima serata, il film in prima visione Rai Hannah Arendt (2014), diretto da Margarethe Von Trotta e incentrato sulla storia della filosofa e teorica politica ebraico-tedesca Hannah Arendt, interpretata da Barbara Sukowa.

Ma torniamo alla rassegna Mediaset, che prosegue venerdì 30 con, in prime time su Iris, Defiance-I giorni del coraggio con Daniel Craig e Liev Schreiber e in seconda serata La 25ª ora con Anthony Quinn e Virna Lisi.

Si chiude sabato 31 con l'immancabile Schindler’s List, di Steven Spielberg, film vincitore di sette premi Oscar, l’opera è ispirata al romanzo di Thomas Keneally “La lista di Schindler” ed è basata sulla vera storia di Oskar Schindler, l’industriale tedesco che salvò 1.100 ebrei dai campi di concentramento.

Sabato è l'ultimo giorno anche per gli omaggi Rai che si concludono con Rai 5 che alle 18.45 trasmette “Primo Levi: Il Volto e la Voce”. Il viaggio e l’arrivo a Auschwitz, i tedeschi e la 'banalità del male', il dovere della memoria e l’importanza vitale di raccontare nell’opera, raccontati direttamente da Primo Levi.


«Abbiamo ricevuto il dono della fede. Dobbiamo custodirlo, perché non si annacqui» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

26 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Papa Francesco:
“La fede va vissuta senza timidezza né vergogna”

Sono principalmente le donne a trasmettere la fede: è quanto ha affermato il Papa nella Messa presieduta a Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dei Santi Timoteo e Tito, commentando in particolare la seconda Lettera di San Paolo al discepolo Timoteo. 


Sono le mamme e le nonne che trasmettono la fede
Paolo ricorda a Timoteo da dove viene la sua “schietta fede”: l’ha ricevuta dallo Spirito Santo “tramite la mamma e la nonna”. “Sono le mamme, le nonne” – afferma il Papa – che trasmettono la fede. E aggiunge: “Una cosa è trasmettere la fede e altra cosa è insegnare le cose della fede. La fede è un dono. La fede non si può studiare. Si studiano le cose della fede, sì, per capirla meglio, ma con lo studio mai tu arrivi alla fede. La fede è un dono dello Spirito Santo, è un regalo, che va oltre ogni preparazione”. Ed è un regalo che passa attraverso il “bel lavoro delle mamme e delle nonne, il bel lavoro di quelle donne” in una famiglia, “può essere anche una domestica, può essere una zia”, che trasmettono la fede:

“Mi viene in mente: ma perché sono principalmente le donne a trasmettere la fede? Semplicemente perché quella che ci ha portato Gesù è una donna. E’ la strada scelta da Gesù. Lui ha voluto avere una madre: anche il dono della fede passa per le donne, come Gesù per Maria”.

Custodire il dono della fede perché non si annacqui
“E dobbiamo pensare oggi – sottolinea il Papa - se le donne … hanno questa coscienza del dovere di trasmettere la fede”. Paolo invita poi Timoteo a custodire la fede, il deposito, evitando “le vuote chiacchiere pagane, le vuote chiacchiere mondane”. “Tutti noi – afferma - abbiamo ricevuto il dono della fede. Dobbiamo custodirlo, perché almeno non si annacqui, perché continui a essere forte con la potenza dello Spirito Santo che ce lo ha regalato”. E la fede si custodisce ravvivando questo dono di Dio:

“Se noi non abbiamo questa cura, ogni giorno, di ravvivare questo regalo di Dio che è la fede, ma la fede si indebolisce, si annacqua, finisce per essere una cultura: ‘Sì, ma, sì, sì, sono cristiano, sì, sì…’, una cultura, soltanto. O una gnosi, una conoscenza: ‘Sì, io conosco bene tutte le cose della fede, conosco bene il catechismo’. Ma come tu vivi la tua fede? E questa è l’importanza di ravvivare ogni giorno questo dono, questo regalo: di farlo vivo”.
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Omelia di P. Aurelio Antista (VIDEO)



III Domenica del Tempo Ordinario / Anno B
25/01/2015



Omelia di P. Aurelio Antista 
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



L'evangelista Marco in questa domenica ci introduce nell'inaugurazione del ministero pubblico di Gesù, e questo inizio coincide con un fatto, con un evento di violenza. Giovanni Battista, il profeta conosciuto, stimato e amato da tutti viene arrestato, viene consegnato è il potere politico che si difende, che esercita la forza, la violenza contro coloro che disturbano; e proprio nei momenti in cui Erode mette a tacere la voce del profeta, Gesù, il Figlio di Dio prende parola, inizia il suo ministero; è quasi un passaggio del testimone, con un salto di qualità: dal precursore a colui che è l'oggetto dell'annuncio, colui che è il Figlio di Dio che viene a visitare l'umanità per salvarla...

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Angelus del 25 gennaio 2015 - Testo e video


 25 gennaio 2015 

Cari fratelli e sorelle buongiorno,

il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare «dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato» (1,14). Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, «il Vangelo di Dio» (ibid.). L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è Lui stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a Lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.
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Che questa sete di Gesù diventi sempre più anche la nostra sete! Continuiamo, pertanto, a pregare e ad impegnarci per la piena unità dei discepoli di Cristo, nella certezza che Egli stesso è al nostro fianco e ci sostiene con la forza del suo Spirito affinché tale meta si avvicini. E affidiamo questa nostra preghiera alla materna intercessione di Maria Vergine, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, perché Lei ci unisca tutti come una buona madre.


Dopo l'Angelus:

APPELLO PER LA PACE IN UCRAINA

Seguo con viva preoccupazione l’inasprirsi degli scontri nell’Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità.

Adesso continuiamo in compagnia [si affiancano al Papa due ragazzi dell’ACR di Roma]




Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i gruppi scolastici.

In particolare, saluto la comunità filippina di Roma. Carissimi, il popolo filippino è meraviglioso, per la sua fede forte e gioiosa. Il Signore sostenga sempre anche voi che vivete lontano dalla patria. Grazie tante per la vostra testimonianza! E grazie tante di tutto il bene che fate da noi, perché voi seminate la fede da noi, voi fate una bella testimonianza di fede. Grazie tante!
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Mi rivolgo adesso ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica di Roma. Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario e da Mons. Mansueto [Bianchi], siete venuti numerosi al termine della vostra “Carovana della Pace”. Vi ringrazio, e vi incoraggio a proseguire con gioia il cammino cristiano, portando a tutti la pace di Gesù. Ora ascoltiamo il messaggio che leggeranno i vostri amici, qui accanto a me. 

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Ecco i palloncini che vogliono dire ‘pace’.

Grazie, ragazzi! A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. E per favore, per favore non dimenticatevi di pregate pregare per me. Arrivederci!

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domenica 25 gennaio 2015

Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - OTTAVO GIORNO

Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani
18-25 gennaio 2015

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

La proposta di preghiera e di riflessione che in questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci arriva dal Brasile, e per la quale siamo riconoscenti ai nostri fratelli che testimoniano la fede al di là dell’Oceano, ci porta quest’anno a sederci tutti attorno al pozzo di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna di Samaria. È l’evangelista Giovanni a presentarci questo racconto (4,1-42), che costituisce il tema di fondo di quest’anno.


LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

VIII GIORNO

TESTIMONIANZA: Molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna (Giovanni 4, 39-40)

Esodo 3, 13-15 Mosè al roveto ardente

Mosè rispose a Dio: — Ecco, quando andrò dagli Israeliti e dirò loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi, essi mi chiederanno: «Qual è il suo nome?». E io che cosa dovrò rispondere? E Dio disse a Mosè: — Sono chi sono! Poi soggiunse: — Cosi dovrai rispondere agli Israeliti: Il Dio che si chiama «Io-Sono» mi ha mandato da voi. Infine Dio ordino a Mosè: — Tu dovrai dire agli Israeliti: il Signore, Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi. Questo è il mio nome per sempre e in questo modo voglio essere ricordato dalle generazioni future.

Salmo 30 [29], 1-13 Il Signore ci riporta alla vita

Canto per l’inaugurazione del tempio. Salmo di Davide.

Ti esalto, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici
di godere delle mie sventure.
Signore, mio Dio, ho gridato e tu mi hai guarito.
Mi hai sottratto al regno dei morti, hai salvato la mia vita dalla tomba.
Cantate al Signore, voi suoi fedeli, lodatelo ricordando che egli è santo.
La sua ira dura un istante, la sua bontà tutta una vita.
Se la sera siamo in lacrime,
al mattino ritorna la gioia.
Stavo bene e pensavo: «Non corro alcun pericolo».
Tu sei stato buono con me,
mi hai reso stabile come una montagna;
ma quando mi hai nascosto
il tuo sguardo, la paura mi ha preso.
A te, Signore, ho gridato, a te ho chiesto pietà:
Se muoio e finisco nella tomba,
che vantaggio ne avrai?
I morti non possono più lodarti,
non proclamano la tua fedeltà.
Ascoltami, Signore, abbi pietà,
Signore, vieni in mio aiuto.
Hai cambiato il mio pianto in una danza,
l’abito di lutto in un vestito di festa.
Senza mai tacere, io ti loderò, Signore,
per sempre, mio Dio, ti voglio celebrare.

Romani 10, 14-17 “Che gioia quando arrivano quelli che portano buone notizie!”

Ma come potranno invocare il Signore, se non hanno creduto? E come potranno credere in lui, se non ne hanno sentito parlare? E come ne sentiranno parlare, se nessuno lo annunzia? E chi lo annunzierà, se nessuno è inviato a questo scopo? Come dice la Bibbia: Che gioia quando arrivano quelli che portano buone notizie! Ma non tutti hanno ubbidito alla parola del Signore. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto al nostro annunzio? La fede dipende dall’ascolto della predicazione, ma l’ascolto è possibile se c’è chi predica Cristo.

Giovanni 4, 27-30.39-40 Molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna

A questo punto giunsero i discepoli di Gesù. Videro che parlava con una donna, e si meravigliarono. Nessuno però gli disse: «Che vuoi?» o: «Perché parli con lei?». Intanto la donna aveva lasciato la brocca dell’acqua ed era tornata in città a dire alla gente: «Venite a vedere: c’è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Non sarà per caso il Messia?». La gente allora usci dalla città, e andò verso il pozzo dove c’era Gesù. […] La donna samaritana, intanto, raccontava che Gesù aveva saputo dirle tutto quello che lei aveva fatto; per questo, molti abitanti di quella città della Samaria cedettero in Gesù. I Samaritani dunque andarono a cercarlo e lo pregarono di rimanere con loro, e Gesù restò due giorni in quella città.

Commento

Trasformata nel cuore, la donna samaritana va in missione. Annuncia al suo popolo che ha trovato il Messia. Molti credettero in Gesù a motivo della testimonianza della donna (cfr. Gv 4, 39).
La forza della sua testimonianza nasce dalla trasformazione della sua vita determinata dall’incontro con Gesù. Grazie al suo atteggiamento di apertura, ella ha potuto riconoscere in quello straniero “una sorgente che dà la vita eterna” (Gv 4, 14).
La missione è un elemento chiave della fede cristiana. Ogni cristiano è chiamato ad annunciare il nome del Signore. Papa Francesco ha detto ai missionari: “Ovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio ci precede sempre, è lì prima di noi”. La missione non è proselitismo. Coloro che annunciano Gesù sinceramente, avvicinano l’altro in un dialogo di amore, aperto all’apprendimento reciproco e al rispetto delle differenze. La nostra missione richiede di imparare a bere dall’acqua viva senza possedere il pozzo. Noi non possediamo il pozzo, ma piuttosto, attingiamo da esso la vita, dal pozzo dell’acqua viva che è data da Cristo.
La nostra missione deve essere un’opera sia di parole che di testimonianza. Sforziamoci di vivere ciò che proclamiamo. L’anziano Arcivescovo brasiliano Helder Camara una volta disse che molti sono diventati atei perché sono stati delusi da persone di fede che non vivevano ciò che predicavano. La testimonianza della donna samaritana portò la sua comunità a credere in Gesù perché i suoi fratelli e le sue sorelle videro la coerenza fra le sue parole e la sua trasformazione. 
Se le nostre parole e la nostra testimonianza sono autentiche, il mondo ascolterà e crederà: “E come potranno credere in lui, se non ne hanno sentito parlare?” (Rm 10, 15).

Domande per la riflessione personale

1. Quale relazione c’è fra unità e missione?
2. Conosci persone, nella tua comunità, la cui storia di vita è una testimonianza di unità?

Preghiera

O Dio, sorgente d’acqua viva,
rendici testimoni dell’unità sia con le nostre parole che con la nostra vita.
Aiutaci a comprendere che non siamo noi i padroni del pozzo,
e donaci la saggezza di accogliere la stessa grazia gli uni negli altri.
Trasforma i nostri cuori e le nostre vite
affinché possiamo essere autentici portatori dell’evangelo.
Conducici sempre all’incontro con l’altro, come all’incontro con te.
Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo, nell’unità dello Spirito Santo.

Amen


Leggi tutto: La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e per tutto l’anno 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7)


Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - III Domenica T.O. / B



Fraternità Carmelitana 

di Pozzo di Gotto (ME)




Preghiera dei Fedeli






"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 7/2014-2015 (B) di Santino Coppolino


'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Mc 1,14-20






Gesù da' inizio al suo ministero pubblico e non lo fa da un luogo privilegiato, dalla Giudea, da Gerusalemme ma dalla Galilea, luogo della quotidianità, regione di confine, malfamata, disprezzata dai pii israeliti perché  chi vi abita vive in una condizione di promiscuità con i popoli pagani, lontani da Gerusalemme, centro ufficiale della religione, e dal Tempio, vero cuore palpitante della fede e orgoglio del popolo ebraico. Fin dai primi versetti del suo Vangelo, Marco ci presenta il Battista come colui che indica Gesù quale compimento delle profezie veterotestamentarie, che proclama al popolo che il tempo è compiuto, che è giunto a definitiva maturazione quel 'momento propizio' - il kairos - che ha una importanza fondamentale nel disegno del Padre per la salvezza dell'uomo. 
"Il Regno di Dio è vicino", è in mezzo a noi, e si è reso visibile nell'uomo Gesù che ne fa il tema chiave della sua predicazione. Ma il Regno incarnato da Gesù non è la concentrazione delle aspettative del popolo di Israele, egli non è il Messia politico-guerriero alla stregua del re Davide ma è "il Servo del Signore Dio" che libera il suo popolo facendosi carico definitivamente delle sue sofferenze (cfr Is 42). "Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo", come scrive San Paolo nella lettera ai Romani (Rm 14,17) e la conversione ad esso non è un pio sentimento o un cambiamento di sentimenti. La fede in Gesù e nel suo Vangelo non è un atto intellettuale e nemmeno un impegno moralistico: credere nel Vangelo del Regno è aderire e seguire Gesù. E' alla sua sequela che otteniamo quel cambiamento di mentalità (metanoia) che ri-orienta la nostra vita, camminando dietro lui raggiungiamo la vera libertà, la pienezza di una vita (la Shalom) vissuta nella fedeltà a Dio e nell'amore vicendevole: è il radicale mutamento del regno degli uomini. Come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, tutti noi siamo personalmente chiamati dal Signore Gesù alla sua sequela, ad intraprendere ognuno il nostro viaggio verso la definitiva pienezza della nostra storia, al definitivo compimento del grande sogno di Dio: fare degli uomini una vera famiglia, divenendo suoi figli e fratelli fra di noi.


sabato 24 gennaio 2015

Prepararsi alla liturgia domenicale - III domenica del T.O. - "Attorno ad un sogno " di Antonio Savone

Prepararsi alla liturgia domenicale
III domenica del T.O.


"Attorno ad un sogno "
di Antonio Savone



Passando… vide… chiamò…

La storia dell’uomo, di ogni uomo sotto il cielo, potrebbe essere letta secondo la categoria della chiamata, ne sia consapevole o meno. Non è forse così per il venire alla luce? Nessuno ha deciso da sé tempi e modi di venire al mondo. E tuttavia, se nessuno ha scelto di venire al mondo perché Qualcuno ci ha chiamati all’esistenza, è altrettanto vero che al mondo non ci si resta se non decidendo di rimanerci e come rimanerci.

Si decide di rimanerci quando si lasciano parlare avvenimenti e incontri (la cui lettura non è univoca ma sempre personale), quando si conferisce diritto di parola persino a uno sguardo, a un gesto, a un atteggiamento, al tono della voce, quando nulla è letto come irrilevante o banale. Ripenso alla mia vocazione: nulla di eclatante o di fulmineo. Avevo poco più di 5 anni quando un giorno rimasi colpito dal mio parroco venuto a casa con uno stuolo di ragazzi per la benedizione delle famiglie. Avrei voluto essere anch’io tra di loro e lui me lo permise. E da lì…

Cosa avrà avuto di diverso quell’uomo di Nazareth rispetto ad altri che pure erano passati nella vita dei primi quattro chiamati? Apparentemente nulla. Eppure, quel suo sguardo registrato nella memoria del cuore dei discepoli, prima ancora che nella pagina evangelica, deve aver avuto un che di diverso. Ci sono sguardi e sguardi: c’è lo sguardo che fulmina, inchioda, condanna e c’è lo sguardo che dà fiducia, promuove, riscatta, riabilita.

Quello sguardo ha detto molto più di qualsiasi dichiarazione. E i quattro hanno colto in quello sguardo una chiamata per loro. Quello sguardo deve aver visto non solo ciò che essi erano ma ciò che potevano diventare. Ed essi si sono lasciati interpellare da quello sguardo. Lasciar parlare lo sguardo. Non accadrà lo stesso a un altro giovane del vangelo, che pure sarà guardato alla stessa maniera, ma preferirà rimanere attaccato alle sue cose.

Passando… vide… chiamò…
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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - SETTIMO GIORNO

Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 

18-25 gennaio 2015

“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

La proposta di preghiera e di riflessione che in questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci arriva dal Brasile, e per la quale siamo riconoscenti ai nostri fratelli che testimoniano la fede al di là dell’Oceano, ci porta quest’anno a sederci tutti attorno al pozzo di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna di Samaria. È l’evangelista Giovanni a presentarci questo racconto (4,1-42), che costituisce il tema di fondo di quest’anno.


LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

VII GIORNO

TESTIMONIANZA: Gesù le dice: “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7-15)

Numeri 20, 1-11 Gli Israeliti a Meriba

Durante il primo mese dell’anno tutta la comunità degli Israeliti giunse nel deserto di Sin e si stabilì a Kades. Là morì Miriam e fu sepolta. Mancava l’acqua per la comunità. Allora gli Israeliti si radunarono attorno a Mosè e Aronne e si misero a litigare con Mosè. Gli dissero: «Sarebbe stato meglio per noi essere morti insieme ai nostri fratelli che perirono davanti alla tenda del Signore!
Perché avete condotto il popolo del Signore qui, nel deserto? Volete proprio vedere morire qui noi e il nostro bestiame? Perché ci avete fatto lasciare l’Egitto, per condurci in un posto così orribile? Qui non si può seminare nulla; non ci sono né piante di fico né viti né melograni; non c’è nemmeno acqua da bere!». Mosè e Aronne si allontanarono dagli Israeliti e andarono a gettarsi con il volto a terra davanti alla tenda dell’incontro. Il Signore manifestò loro la sua presenza e disse a Mosè: «Prendi il tuo bastone e poi, con tuo fratello Aronne, raduna gli Israeliti. Sotto i loro occhi parlerete a questa roccia, ed essa darà acqua. Farai sgorgare acqua da questa roccia, per dar da bere agli Israeliti e al loro bestiame». Mosè eseguì l’ordine ricevuto e andò a prendere il suo bastone nella tenda del Signore. Poi, insieme ad Aronne, radunò gli Israeliti davanti alla roccia indicata e disse: «Sentitemi, o ribelli! Saremo noi capaci di far scaturire per voi acqua da questa roccia?». Allora Mosè alzò il suo braccio e colpì due volte la roccia con il bastone. Subito uscì una grande quantità d’acqua, e poterono dissetarsi gli Israeliti e il loro bestiame.

Salmo 119 [118], 10-20 […] non dimenticherò le tue parole

Ti cerco con tutto il cuore:
fa’ che non mi allontani
dai tuoi comandamenti.
Conservo nel mio cuore le tue istruzioni
e non sarò colpevole verso di te.
Ti rendo grazie, Signore,
perché mi insegni le tue leggi.
Le mie labbra vanno ripetendo
tutte le decisioni che hai preso.
Seguire i tuoi precetti mi dà gioia
come avere un’immensa ricchezza.
Voglio meditare i tuoi decreti,
non perdo mai di vista le tue vie.
Le tue leggi mi rendono felice,
non dimenticherò le tue parole.
Dona a me, tuo servo, la vita:
metterò in pratica le tue parole.
Aprimi gli occhi e contemplerò
i frutti stupendi della tua legge.
Sono uno straniero sulla terra,
non nascondermi i tuoi comandamenti.
La mia vita ogni giorno si consuma
nell’attesa delle tue decisioni.

Romani 15, 2-7 Dio [...] vi dia la capacità di vivere d’accordo tra voi

Ciascuno di noi cerchi di fare quel che piace al prossimo ed è per il suo bene, per farlo progredire nella fede. Anche Cristo non ha cercato quel che piaceva a lui. Anzi, come dice la Bibbia: Gli insulti di chi ti insulta mi sono caduti addosso. Tutto quel che leggiamo nella Bibbia è stato scritto nel passato per istruirci e tener viva la nostra speranza, con la costanza e l’incoraggiamento che da essa ci vengono. Dio, il quale soltanto può dare forza e incoraggiamento, vi dia la capacità di vivere d’accordo tra voi, come vuole Gesù Cristo. Allora, tutti d’accordo, a una sola voce, loderete Dio, il Padre di Gesù Cristo, nostro Signore. Tutti gli uomini loderanno Dio, nostro Signore. Accoglietevi quindi l’un l’altro, come Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio.

Giovanni 4, 7-15 “Dammi un po’ d’acqua da bere”

I discepoli entrarono in città per comprare qualcosa da mangiare. Intanto una donna della Samaria viene al pozzo a prendere acqua. Gesù le dice: — Dammi un po’ d’acqua da bere. Risponde la donna: — Perché tu che vieni dalla Giudea chiedi da bere a me che sono Samaritana? (Si sa che i Giudei non hanno buoni rapporti con i Samaritani). Gesù le dice: — Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu lo sapessi, saresti tu a chiederglielo, ed egli ti darebbe acqua viva. La donna osserva: — Signore, tu non hai un secchio, e il pozzo è profondo. Dove la prendi l’acqua viva? Non sei mica più grande di Giacobbe, nostro padre, che usò questo pozzo per sé, per i figli e per le sue bestie, e poi lo lasciò a noi! Gesù risponde alla donna: — Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete. Invece, se uno beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente che dà la vita eterna. La donna dice a Gesù: — Signore, dammi quest’acqua, cosi non avrò più sete e non dovrò più venire qui a prendere acqua.

Commento

I cristiani dovrebbero avere fiducia che le esperienze di incontro e di scambio con l’altro, anche se di diversa tradizione religiosa, possono cambiarci e aiutarci a raggiungere la profondità del pozzo. Relazionarsi con coloro che ci sono stranieri, con il desiderio di bere dal loro pozzo, ci apre alle “meraviglie di Dio” che proclamiamo.
In un luogo selvaggio, il popolo di Dio si trovava senza acqua e Dio inviò Mosè e Aronne a far sgorgare l’acqua dalla roccia. Allo stesso modo, Dio risponde alle nostre necessità mediante gli altri. Nel momento in cui invochiamo il Signore nelle nostre necessità, come la Samaritana che chiede a Gesù “Signore, dammela quest’acqua!”, forse il Signore ha già risposto alle nostre preghiere, affidando nelle mani dei nostri vicini ciò che abbiamo chiesto. E così anche noi dobbiamo rivolgerci a loro e chiedere “Dammi un po’ d’acqua da bere”.
A volte la risposta ai nostri bisogni è già nella vita e nella buona volontà della gente attorno a noi. Dalla popolazione Guaraní del Brasile, abbiamo imparato che, nella loro lingua, non esiste una parola equivalente al termine “religione” inteso separatamente dal resto della vita.
L’espressione utilizzata normalmente, alla lettera significa “il nostro buon modo di vivere” (“ñande reko katu”), espressione che si riferisce a tutto l’insieme culturale, che include anche la religione.
La religione, dunque, è parte del sistema culturale Guaraní, così come del loro modo di pensare e di essere (teko). È correlato a tutto ciò che incoraggia e sviluppa la comunità e che conduce al “buon modo di essere” (teko katu). La popolazione Guaraní ci ricorda che il cristianesimo al principio fu chiamato “la via” (At 9, 2). “La via”, o il “nostro buon modo di essere” è la via attraverso cui Dio porta armonia in tutte le dimensioni della nostra vita.

Domande per la riflessione personale

1. In quale modo la tua comprensione dell’esperienza di Dio è stata arricchita dall’incontro con altri cristiani?
2. Che cosa possono imparare le comunità cristiane dalla saggezza indigena e dalle altre tradizioni religiose nella tua regione?

Preghiera

O Dio della vita, che ti prendi cura di tutta la creazione
e ci chiami alla giustizia e alla pace, 
fa’ che la nostra sicurezza non venga dalle armi, ma dal rispetto,
la nostra forza non dalla violenza, ma dall’amore,
la nostra ricchezza non dal denaro, ma dalla condivisione,
il nostro cammino non sia di ambizione, ma di giustizia,
la nostra vittoria non venga dalla vendetta, ma dal perdono,
la nostra unità non dalla sete di potere, ma dalla testimonianza vulnerabile
di compiere la tua volontà.
Fa’ che possiamo, aperti e fiduciosi, difendere la dignità di tutta la creazione,
condividendo, oggi e sempre, il pane della solidarietà, della giustizia e della pace.
Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo Figlio Santo, nostro fratello,
che, vittima della nostra violenza, anche inchiodato alla croce,
ha donato a tutti noi il perdono.
Amen!

(Testo adattato da una preghiera di un incontro ecumenico in Brasile per far cessare la povertà come primo passo per una pace nella giustizia).


Leggi tutto: La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e per tutto l’anno 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7)


A scuola di amabilità – San Francesco di Sales di Antonio Savone


A scuola di amabilità
San Francesco di Sales 
di Antonio Savone



È stato definito uomo di frontiera per vari motivi: anzitutto di carattere geografico (visse, infatti, ai margini dello stato sabaudo), poi di carattere cronologico (visse a cavallo di due secoli che segnavano il passaggio dal rinascimento al barocco), poi ancora per quanto riguarda le confessioni religiose (non riuscì mai ad entrare nella cattedrale di cui pure fu titolare: Ginevra, infatti, era dominata dai riformatori protestanti). Uomo di unità qual era, soffrì molto per la divisione della Chiesa e per i disastri dell’odio che inquinava il dibattito teologico.

Per conoscere la figura di Francesco di Sales partirei da ciò che sua madre scriveva di lui «Non fossi sua madre, potrei rivelare molte cose mirabili sulla sua infanzia. Ma senza mentire posso affermare che il piccolo Francesco era direttore d’anime di se stesso ed era maestro di pietà per se stesso, tutto protetto dall’amore di Dio. L’ho sempre considerato un santo. di cui non meritavo di essere madre». Chiese molto anzitutto a se stesso e poi agli altri.
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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi

I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana 
di Barcellona P.G. (ME)




AFFIDATI AD UNA PROMESSA 
Il cammino umano e di fede dei Patriarchi

Dal 28 Gennaio all’11 Marzo




Leggi:

"Ruth, l'amica" di Alberto Neglia, o.carm (VIDEO INTEGRALE)

"Ruth, l'amica"
di Alberto Neglia, o.carm 
(VIDEO INTEGRALE) 

Primo incontro inserito nell'ambito della catechesi degli adulti 
"LA DONNA NELLA BIBBIA 
E NELLA STORIA DELLA CHIESA"
promossa dalla Parrocchia Santo Stefano Protomartire
di Milazzo (ME)

13 GENNAIO 2015


C’è un libro nella Bibbia, molto piccolo, dove il nome di Dio viene pronunziato poche volte e dove Dio esplicitamente non parla mai. Si tratta del libro di Rut che racconta una vicenda familiare semplice, nella quale però, attraverso le relazioni reciproche dei protagonisti, Dio intesse il suo disegno d’amore provvidente e manifesta la sua tenerezza per l’umanità ferita.
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La salvezza di Dio passa attraverso l’uomo

Il racconto del libro di Rut evidenzia che il Signore Dio si china sulle ferite dell’umanità, presenti nella trama del libro, attraverso i gesti degli stessi personaggi. La liberazione dei poveri è opera di Dio, ma è affidata agli uomini. Dio, spesso, si confonde con la voce degli uomini. Le vicende narrate nel libro di Rut evidenziano che «L’amore del Signore per i più poveri (vedova straniero) passa sempre per l’uomo fratello. Non si manifesta nella straordinarietà di interventi eccezionali, ma nel tessuto usuale della vita. È essa stesa espressione della provvidenza di Dio, che pone gesti a favore dell’uomo, che lo rende veicolo dei suoi progetti. Ognuno degli attori della nostra storia è mediatore di salvezza per gli altri: Rut per Noemi, ma anche Noemi per Rut; Booz il Go’el, per Rut e Noemi; Obed per tutti. Ma anche gli eventi giocano a favore dell’uomo. Perfino quelli ostili divengono, alla distanza, vie di liberazione: la solitudine di Noemi è spinta al suo ritorno in patria. La povertà sua e di Rut è sollecitazione alla spigolatura, occasione dell’incontro di Rut con Booz»
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«Non confondere l'Islam con i terroristi e nemmeno satira con volgarità»

«Il rischio da scongiurare», spiega l’islamista Paolo Branca, «è che si spaccino le religioni come foriere di violenza. In realtà le ideologie politiche sono state molto più micidiali e hanno ucciso molte più persone di tutte le fedi messe insieme»

«Dopo i fatti di Parigi c’è una trappola che tutti noi, soprattutto i credenti, devono assolutamente evitare».

Qual è, professore? 
«Sta passando l’idea, falsa e pericolosa, che se non ci fossero le religioni il mondo sarebbe più pacifico perché le fedi in quanto tali sono tutte intolleranti e vogliono imporre la propria verità. Mi sembra che la storia abbia abbondantemente dimostrato come ideologie non religiose o antireligiose abbiano massacrato più esseri umani che non tutte le religioni messe insieme. La religione come fatto storico può essersi macchiata di gravi crimini ma la religiosità come dimensione intima dell'uomo non incita a nessun atteggiamento di odio e violenza anzi è una forma di armonizzazione che porta alla pace con se stessi, con gli altri e con il Creatore. Se non è questo, non è un'autentica esperienza religiosa». 

Secondo Paolo Branca, islamista, docente di Lingua e letteratura araba presso l'Università Cattolica di Milano, responsabile dei rapporti con l’Islam per la Diocesi di Milano, questa è una «premessa inevitabile» prima di addentrarsi sul terreno delle analisi del mondo islamico dopo il massacro dei vignettisti di Charlie Hebdo. 

Dopo Parigi la tentazione è quella di identificare tutto l'Islam con i pazzi fanatici che sparano. Come se ne esce? 
«Ho paura che non se esca finché noi continueremo a cascare in questa trappola. Il più grande regalo che possiamo fare ai fanatici e ai terroristi è quello di ritenerli i rappresentanti ufficiali e i portavoce legittimi di tutto l'Islam che è esattamente quello che loro vogliono. I musulmani al mondo sono più di un miliardo e mezzo. I paesi islamici più popolosi sono l'India, il Bangladesh, la Malesia, l'Indonesia. Quindi non i paesi arabi che pure ci preoccupano perché sono vicini a noi e stanno attraversando una fase critica. Non si possono fare indebite generalizzazioni. In Italia, ad esempio, la maggioranza dei musulmani non va in moschea perché non ha tempo o voglia o perché magari non gli piace come sono gestite le moschee. Questa etichettatura sbrigativa di un mondo così variegato e vasto fa il gioco degli estremisti dell'una e dell'altra parte».

Anche parlare di “Islam moderato” è sbagliato e fuorviante? 
«È un’espressione che non mi piace. Io lavoro coi giovani e a loro non chiedo la moderazione ma l'eroismo, di avere ideali grandi, dei sogni, di spendersi per obiettivi alti. La moderazione puzza troppo di “stai buono e zitto in un angolino”. A un musulmano chiedo di essere un bravo musulmano non un musulmano moderato. Certamente ci sono i pazzi e i fondamentalisti dai quali bisogna distinguersi e prendere le distanze. Stiamo parlando di una civiltà che ha quattordici secoli di storia, appiattirla tutta su questi pazzi terroristi degli ultimi anni non so quanto ci convenga per poter comprendere e trovare magari un dialogo».
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