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domenica 27 settembre 2026

"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 47 - 2025/2026 - XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - anno A

Vangelo:


«Pubblicani e prostitute vi precedono nel Regno». Parole durissime quelle che Gesù rivolge ai professionisti del sacro che pensano di essere giusti. La parabola rivela la realtà di quanti pensiamo di non aver bisogno di conversione solo perché diciamo SI a Dio a parole, ma poi con la nostra vita facciamo l'esatto contrario: «Dicono e non fanno» (Mt 23,3). Sempre pronti a puntare il dito contro il fratello che sbaglia, siamo come il fico che è pieno di foglie, ma del tutto privo di frutti. Come per il tempio, edificato per diventare «casa di preghiera per tutti i popoli» (Is 56,7) e che, invece, è stato trasformato in una «spelonca di ladri». I due fratelli della parabola, in realtà, sono una sola persona; siamo noi che ascoltiamo la Parola di Gesù, anche se pensiamo di essere un terzo fratello. Leggiamo la parabola credendo di identificarci con questo fantomatico terzo fratello che opera come il primo e parla come il secondo. Questo terzo fratello, però, non esiste. I pubblicani e le prostitute sono pubblici peccatori, ufficialmente riconosciuti tali, ma finché non abbiamo l'umiltà di riconoscerci in loro, di sentire il disagio della nostra ipocrisia, non potremo mai convertirci. Per questa ragione Gesù ci invita a riconoscerci in coloro che gridano: «Signore, Signore» (Mt 7,21), ma poi non fanno. Siamo la Casta Meretrix che diviene Casta Sposa, perché riconosce di essere prostituta» (cit.). Diventa SI ogni qualvolta riconosce il proprio NO e si converte.