Addio a don Angelo Casati, sacerdote e scrittore
Già parroco a Lecco e Milano, apprezzato autore di commenti biblici e di raccolte di poesia, si è spento il 31 agosto a 95 anni. Camera ardente nella chiesa San Francesco di Paola a Milano l'1 settembre dalle 15 alle 18 e il 2 settembre dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30

Don Angelo Casati
Nella serata di lunedì 31 agosto è scomparso a Milano, all’età di 95 anni, don Angelo Casati. Nato a Milano nel 1931, ordinato sacerdote nel 1954, licenziato in Teologia, è stato insegnante nei Seminari diocesani, quindi vicario parrocchiale a San Giovanni di Busto Arsizio, poi parroco a San Giovanni di Lecco; dal 1986 al 2008 lo è stato a San Giovanni in Laterano a Milano. Autore di molti saggi, ha pubblicato libri che spaziano dalla poesia a commenti ai racconti biblici, a riflessioni spirituali su eventi della vita.
Tra le sue ultime pubblicazioni, Sorpresi da un sogno (2022), Storie di donne e di profumi (2023), Poesia di uno sguardo (2024), Ospitando libertà (2024), In punta di piedi (2026) tutti editi da Centro ambrosiano.
Per molti anni ha collaborato con Chiesadimilano.it commentando il Vangelo della domenica.
(fonte: Chiesa di Milano 1 Settembre 2026)
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In ricordo di don Angelo Casati, affinché la parola corra
Dalla chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano alle stampe del mensile "Come Albero", Luca Costamagna traccia un ricordo di ciò che è stato il sacerdote, scomparso lo scorso 31 agosto

Don Angelo Casati
Il 31 agosto scorso è morto don Angelo Casati, lo stesso giorno in cui, quattordici anni fa aveva concluso la sua giornata terrena il cardinale Carlo Maria Martini. L’esperienza di parroco a San Giovanni in Laterano, iniziata nel 1986 e conclusa nel 2008, aveva coinciso per larga parte con l’episcopato di Martini a Milano, il “cardinale della Parola”, che riconosceva nella Parola di Dio il primato assoluto per ogni cercatore di senso. Se Martini è stato riconosciuto come il grande “interprete” della Parola, don Angelo ne è stato un innamorato “narratore”.
Ascoltare le persone che pronunciano molte parole, solitamente, è esercizio faticoso, ma con don Angelo non accadeva così. Di parole, nelle omelie, negli interventi, nei testi, ne diceva molte eppure non stancavano, perché aveva questa straordinaria capacità di rendere la Parola di Dio più “leggera”.
Il ruolo di parroco don Angelo lo esercitava così come la vecchia dizione ne descrive il compito: pastore di anime. Andando presso il suo ufficio lo potevi trovare seduto, un poco curvo, come nascosto dalle sue numerose carte: non erano documenti, contratti o questioni burocratiche, ma erano lettere, testi, scritti: di cose amministrative, poche tracce, di relazioni, anche per iscritto, moltissime.
San Giovanni in Laterano a Milano, chiesa piccola nelle dimensioni e nella “nascosta” piazza Bernini dietro a piazza Piola, è stata infatti per anni una parrocchia senza confini: certo una parrocchia “chiesa tra le case” come dice la parola greca, ma anche tra le case oltre a quei confini parrocchiali che la Curia attribuisce ad ogni chiesa-edificio. È stata tenda, per tutti i cercatori di quella “dimensione contemplativa della vita”, prima lettera pastorale di Martini a Milano che don Angelo spesso richiamava. È stata tenda quindi per credenti, credenti con particolari dubbi ma anche per tanti professi atei che pur entravano in chiesa per ascoltare le sue omelie, Lui che diceva Dio s’incontra soprattutto nella ferialità.
Nella settimana in cui si stampava “Come Albero”, mensile edito dalla parrocchia, era normale vedere nel lungo corridoio dei locali parrocchiali del piano terra, panche, sedie e scatoloni pieni di carta: era il materiale pronto per essere ciclostilato affinché queste pagine potessero raggiungere i parrocchiani ma anche tanti altri luoghi in tutta la Lombardia e anche oltre.
Come Albero era l’immagine di don Angelo: la sua copertina era sempre uguale come sempre uguale era il modo di vestire, elegante e sobrio, di don Angelo, ma il suo contenuto era sempre diverso, come ascoltare don Angelo il cui stile non è mai cambiato ma la freschezza della sua poetica sapeva donare a quanti cercavano ascolto. La cattedra dei non credenti che ha proseguito e condotto in piazza Bernini è stata crocevia di testimoni ed incontri che, non a caso, reciprocamente, vedono le proprie biografie intrecciate. Con un’attenzione: al termine degli incontri, anche se ormai si è era fatto tardi, non si doveva radunare le numerose sedie messe a disposizione, perché le conversazioni che proseguivano non dovevano essere interrotte.
Provare a definire l’eredità di don Angelo è molto difficile ma forse anche sbagliato: dire eredità è come elencare o definire qualcosa di preciso e dettagliato che in qualche modo ha un inizio e una fine. Il suo insegnamento è più che altro nel fiducioso desiderio di provare ad immaginare un Dio da incontrare sulle strade, possibilmente nei vicoli dei quartieri piuttosto che nei grandi spazi chiusi.
Affinché la Parola corra.
(fonte: Chiesa di Milano, articolo di Luca COSTAMAGNA 1 Settembre 2026)