La sfida della pace in tre parole:
umiltà, rispetto e solidarietà
di Bruno Forte
(Intervento al Convegno diocesano - 5 settembre 2026)
Provo a riassumere la sfida della pace, di cui tanto sentiamo il bisogno di fronte agli scenari tragici delle guerre in corso ed all’insicurezza diffusa che ne deriva, in tre parole antiche, eppure profondamente attuali: umiltà, rispetto e solidarietà.
Che la parola umiltà sia inseparabile dal messaggio della fede cristiana riguardo alla pace basta a ricordarlo il pensiero di Colui che umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce (Fil 2): è lo svuotarsi, il farsi “niente” del Figlio eterno che ha portato al mondo il dono della pace, quel dono che solo chi accetta di umiliarsi nella fede e nell’amore può accogliere e capire. Oggi questo bisogno di umiltà ci raggiunge con le sfide vertiginose dell’intelligenza artificiale: che le macchine “intelligenti” possano svolgere i compiti loro assegnati con sempre maggiore efficienza, non deve far dimenticare che lo scopo e il significato delle loro operazioni continueranno ad essere determinati o abilitati da essere umani in possesso di un loro universo di valori. Ne consegue che non possiamo pensare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale apporti di per sé un contributo benefico all’umanità e alla pace tra i popoli. La dimensione etica nell’uso di essa è decisiva per assicurarne la liceità. Un tale risultato sarà possibile solo se ci dimostreremo capaci di agire in modo responsabile e di rispettare valori umani fondamentali come l’inclusione, la trasparenza, la sicurezza, l’equità, la riservatezza e l’affidabilità. Occorre conservare il senso del limite, mantenersi cioè umili, nel muoversi all’interno del paradigma tecnocratico. Scriveva Papa Francesco nel Messaggio per la giornata mondiale della pace 2024: «Riconoscere e accettare il proprio limite di creature è per l’uomo condizione indispensabile per conseguire in dono… la pienezza. Invece, nel contesto ideologico animato da una prometeica presunzione di autosufficienza le diseguaglianze potrebbero crescere a dismisura» (n. 4) e, con esse, le possibilità di conflitti e i rischi per la pace. L’umiltà lungi dall’essere passività e inerzia è condizione da promuovere in tutti per ottenere la pace, specialmente in chi ha maggiori responsabilità sociali e politiche. Non a caso è stato detto che l’umiltà è «la virtù che abita nel più profondo della divinità» (Taulero). Solo Dio è veramente umile e chi partecipa della Sua grazia può diventarlo sull’esempio di Gesù e con l’aiuto che viene dal Suo Spirito.
Inseparabile da una scelta di umiltà al fine di conseguire la pace e operare per essa è il rispetto per l’altro: la pace sarà sempre frutto di relazioni che riconoscono e accolgono l’altro nella sua inalienabile dignità e di cooperazione e impegno nella ricerca dello sviluppo integrale di tutte le persone e di tutti i popoli. Dove si vuole l’annientamento dell’altro o la sua riduzione alla misura forzatamente impostagli, lì si produce lo spazio per la barbarie della guerra, com’è avvenuto nell’aggressione russa all’Ucraina, nell’efferato atto terroristico di Hamas contro Israele, nella risposta terrificante messa in atto a Gaza dal governo dello Stato ebraico e nella guerra in Iran. I richiami di Papa Leone XIV al rispetto di fondamentali regole etiche per rifiutare l’arma del terrore come risposta al terrore, sono restati finora inascoltati: senza un deciso rispetto della dignità dell’altro, singolo o popolo che sia, non ci sarà pace. Comprenderanno i potenti di turno questa lampante ed esigente legge di giustizia e di verità, sola capace di portare ad una pace “disarmata e disarmante”?
Infine, è la parola solidarietà che occorre richiamare per pensare a una pace possibile. Ne aveva parlato in termini toccanti Papa Francesco nella Fratelli tutti: «Nessuno può affrontare la vita in modo isolato… C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme… Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi solo quello che non c’è: i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli» (n. 8). Di fronte alla drammatica realtà dei conflitti in atto, queste parole sembrano un sogno a occhi aperti. Diceva Helder Camara, il vescovo dei poveri del Sud del mondo: «Beati quelli che sognano: porteranno speranza a tanti cuori e correranno il dolce rischio che il loro sogno diventi realtà». E aggiungeva il richiamo alla condizione necessaria a raggiungere questo scopo: essere pronti a pagare il proprio prezzo, come singoli o come popoli interi, perché il sogno si avveri e la pace sia realizzata nella giustizia e nella verità. Occorre, allora, che tutti facciamo la scelta decisa di impegnarci per la pace. Lo ricordava con parole che sembrano scritte oggi Papa Leone Magno (390 ca. - 461 d.C.): «Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia... Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi... e ricomincia!». Occorre cooperare tutti con tenacia e perseveranza perché ci sia la pace: in tal senso si muove il discorso tenuto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 9 gennaio 2026 da Papa Leone XIV: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando». Il Papa ha aggiunto: «Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile». Nel messaggio per la 59a giornata mondiale di preghiera per la pace il 1° gennaio 2026 Leone XIV ha affermato: «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito la “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte». Il Papa ha quindi affermato: «Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace. Come la sera di Pasqua Gesù entrò nel luogo dove si trovavano i discepoli, impauriti e scoraggiati, così la pace di
Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni. È il dono che consente di non dimenticare il bene, di riconoscerlo vincitore, di sceglierlo ancora e insieme». Si chiede perciò Leone XIV: «Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana». Occorre impegnarsi nello «sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala». Occorre «riscoprirsi pellegrini e avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse».
Preghiamo perché questo impegno sia vissuto da tutti noi, facendo nostra una recente preghiera del Successore di Pietro:
«Signore della vita, che hai plasmato ogni essere umano a Tua immagine e somiglianza,
crediamo che Tu ci hai creati per la comunione
e non per la guerra, per la fraternità e non per la distruzione.
Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo:
“La pace sia con voi”,
donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia…
Spirito Santo,
rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana nei nostri cuori e nelle nostre famiglie,
nelle nostre comunità e nelle nostre città.
Che ogni parola gentile,
ogni gesto di riconciliazione
e ogni scelta di dialogo
siano semi di un mondo nuovo.
Amen»
(3 marzo 2026)
(Fonte: sito della Diocesi)
