ADDIO A PADRE SCALIA,
IL SOVVERSIVO DI DIO
Con Padre Felice Scalia oggi Messina perde una delle sue figure di riferimento più importanti.
Il sacerdote è scomparso questa mattina, a quasi novantaquattro anni, in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Felice Scalia apparteneva alla Compagnia di Gesù, l’ordine fondato da Sant'Ignazio di Loyola, dal 1947. Laureato in teologia, filosofia e scienze dell’educazione, ha insegnato alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale e poi all’Istituto superiore di scienze umane e religiose di Messina. Numerosissime le sue collaborazioni alle riviste più prestigiose (fra tante ricordiamo Presbyteri, Horeb, Rivista del clero, Vita consacrata, Spirito e Vita e Vita Pastorale), altrettanto numerosi i suoi libri, fra cui: Il Cristo degli uomini liberi, Teologia scomoda, Il caso Sobrino, Alternativi e poveri, La vita consacrata nel postmoderno, Eucaristia, Tenerezza e sogno di Dio.
La sua attività di educatore, tuttavia, si è pienamente manifestata nel contatto diretto con i giovani e nella costante attività sociale e culturale che ha riempito le sue giornate fino alla fine.
Intorno a lui si sono sviluppate vivaci comunità di pensiero e intervento sociale. Dalla chiesa di Santa Maria della Scala, alla Piccola Comunità Nuovi Orizzonti, al Movimento eucaristico giovanile, fino al gruppo Fra terra e cielo e al movimento da cui è scaturita l’esperienza amministrativa di Renato Accorinti.
Scalia è stato un teologo e un sacerdote “scomodo”. Diceva di essere “prete di chiesa e di strada, di riti e di cortei”. Fedele a una lettura non superficiale e non conformista del messaggio evangelico, ha scelto di incarnare il punto di vista degli ultimi, dei più deboli, dei marginali esercitando senza ipocrisie e gesti di circostanza una funzione critica rispetto alla società e alle istituzioni di cui ha denunciato le crescenti ingiustizie e storture. La lunga vita di padre Scalia è stata dedicata all’amore per gli altri e per la natura.
La lotta alle guerre e l’impegno per la pace, i diritti di tutte e tutti, il ritorno del razzismo e del fascismo, il contrasto a ogni forma di discriminazione sono stati il centro delle sue preoccupazioni. Il suo impegno pastorale è sempre stato aperto al dialogo e al confronto con altre culture. Interpretando coraggiosamente le indicazioni del Concilio Vaticano II, ha vissuto i cambiamenti sociali e culturali senza timori, anzi come occasione di rinnovamento della Chiesa e del suo modo di rivolgersi alle persone, senza fare distinzioni fra credenti e non credenti. La franchezza e la coerenza padre Scalia le ha anche pagate a caro prezzo. Amato e stimato dalla gente comune, non ha avuto un rapporto sempre sereno con le autorità ecclesiastiche, che lo hanno diverse volte allontanato dai luoghi dove ha esercitato il proprio ministero. Di Felice, così, confidenzialmente, in tanti lo abbiamo chiamato, si ricorderanno interventi lucidi e appassionati, come quando prese pubblicamente posizione contro l’intesa fra Italia e Libia per bloccare i migranti o come quando lasciò vuote le sedie della lavanda dei piedi che si svolge ogni giovedì santo per protestare contro la guerra e il razzismo perché “non siamo degni di lavare i piedi a nessuno”; o, ancora, come quando macinava chilometri, alla sua bella età, per dare il suo contributo alla lotta contro il Ponte sullo Stretto e altri ecomostri.
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- Addio a padre Felice Scalia, il prete "di chiesa e di strada, di riti e cortei"
P. Felice è stato un grande amico
della Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
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