SUPERBIA E STUPIDITA'
Il Breviario di Gianfranco Ravasi
Avere sempre ragione, farsi sempre strada, calpestare tutto, non avere mai dubbi:
non sono forse queste le grandi qualità con cui la stoltezza governa il mondo?
Prenderò da lontano il discorso su questo tema, per altro ben praticato ed esplorato. Da liceale ho amato molto Platone, spesso nell’originale greco, e uno dei suoi dialoghi, il Critone, era stato oggetto dell’esame di Stato. Quelle pagine erano dedicate al dialogo tra Socrate e questo suo discepolo prima della condanna a morte del maestro. Se ben ricordo, in quel colloquio il filosofo lasciava sfuggire con amarezza questa battuta: «Volesse il cielo che gli stolti fossero capaci solo di piccoli mali! Purtroppo, invece, sono capaci anche dei più grandi!»
Questa amara considerazione, verificabile in ogni ambito della società, è ripresa da un’altra angolatura nella frase sopra citata, desunta dal romanzo Fiera delle vanità (1848) dell’inglese William
M. Thackeray, basato sul contrasto tra due ex-compagne di scuola, l’arrivista e spregiudicata Becky e la virtuosa e ingenua Amelia.
Quei quattro principi diabolici – avere sempre ragione, farsi sempre strada, calpestare tutto, non aver mai dubbi – coniugati con la stoltezza generano forse il successo e il potere ma devastano il mondo. Il romanziere inglese è convinto che superbia e stupidità messe insieme sono una miscela ancor più esplosiva e deleteria di ogni altra combinazione perversa.
Lasciamo a ognuno le applicazioni pubbliche della frase di Thackeray; ma ciascuno in coscienza deve
riconoscere di essere stato preda della deriva di un comportamento analogo, pronto a prevaricare sugli
altri, anche quando era consapevole di aver torto.
Prima, allora, di giudicare la stupidità arrogante altrui, ricordiamoci che nessuno può scagliare con sicurezza la prima pietra.
(Fonte: "Il Sole 24 ore Domenica" - 08.09.2026)
