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domenica 30 novembre 2025

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - I DOMENICA DI AVVENTO ANNO A

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli


I DOMENICA DI AVVENTO ANNO A  

30 Novembre 2025


Per chi presiede

Fratelli e sorelle, tutta la nostra vita cristiana è profondamente contrassegnata dall’attesa della venuta del Signore Gesù, che è morto ed è risorto per noi. Egli è il Vivente, ma è anche il Veniente. Egli viene a preparare la sua dimora nel cuore degli uomini. In attesa del suo Avvento lo preghiamo dicendo:

R/   Marana tha, vieni Signore Gesù

  

Lettore


- Vieni, Signore Gesù, incontro alla tua Chiesa-Sposa. Con la forza del tuo Santo Spirito aiutala ad attraversare il mare agitato della storia di oggi. Di fronte all’affermarsi della necessità della guerra, fa’ che la tua Chiesa resti vigilante ed operosa nell’attesa del tuo Regno di fraternità e di pace. Preghiamo.

- A Te affidiamo, Signore Gesù il viaggio apostolico di papa Leone in Turchia ed in Libano. Fa’ che la sua presenza e le sue parole possano essere di consolazione e di incoraggiamento a quanti in quei luoghi sono impegnati a promuovere la pace e la riconciliazione. Preghiamo.

- Come ai giorni di Noè, così anche oggi, Signore Gesù, il mondo è dominato dalla menzogna, dalla violenza del più forte che pretende di imporre la sua legge, dalla folle corsa agli armamenti. Ascolta, Signore, il grido dei poveri, degli oppressi e di quei bambini a cui è negata la possibilità di una vera vita. Ascolta il grido dei bambini palestinesi, che un nuovo Erode ha già sterminato e ancora vuole sterminare. Preghiamo.

- Ti affidiamo, Signore Gesù, questo nostro Paese e quanti sono stati chiamati a governarlo. Ti affidiamo i tanti giovani, che decidono di lasciare le nostre città per trovare lavoro altrove. Sii vicino ai lavoratori e agli imprenditori, e fa’ che il lavoro non si traduca in infortuni e morte. Preghiamo.

- Ti preghiamo, Signore Gesù, per tutti noi. Perdona la nostra grande malattia, che è l’indifferenza e la rassegnazione nei riguardi dei grandi problemi, che assillano la nostra realtà sociale. Aiutaci ad aprire il cuore e la mente nei confronti delle persone migranti, che vivono in mezzo a noi. Donaci di comprendere che accogliere il tuo Regno è accogliere l’altro come fratello e sorella, perché figli dell’unico Dio Padre. Preghiamo.

- Davanti a te, o Signore Risorto, noi ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo anche di tutte le vittime della guerra, della povertà e della fame, della misoginia e dell’omofobia. Accogli tutti nella tua Pace. Luce. Preghiamo.



Per chi presiede

Ascolta, Signore Gesù, le nostre preghiere e ravviva in noi il desiderio di camminare nella tua luce per saper accogliere la novità del tuo Regno che viene. Te lo chiediamo perché tu sei il Risorto Veniente in mezzo a noi, nei secoli dei secoli.

AMEN.

Il racconto in immagini del secondo giorno del Papa in Türkiye

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
27 NOVEMBRE - 2 DICEMBRE 2025



Venerdì, 28 novembre 2025

ISTANBUL – İZNIK – ISTANBUL

09:30 INCONTRO DI PREGHIERA CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E GLI OPERATORI PASTORALI presso la Cattedrale dello Spirito Santo
10:40 VISITA ALLA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI
14:15 Trasferimento in elicottero a İznik
15:30 INCONTRO ECUMENICO DI PREGHIERA nei pressi degli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito a İznik
16:30 Trasferimento in elicottero a Istanbul
18:30 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI presso la Delegazione Apostolica

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Il racconto in immagini
del secondo giorno del Papa in Türkiye

Giornata intensa per Leone XIV ad Istanbul, iniziata con l’incontro di preghiera con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e gli operatori pastorali nella cattedrale dello Spirito Santo. A loro ha ricordato che “la vera forza della Chiesa “è nella “logica della piccolezza”, non nel consenso numerico o nella potenza ma nell’affidamento alla promessa del Signore. Calore e affetto per il Pontefice nella visita alla casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri, religiose dedite da oltre cent'anni al servizio di carità per il prossimo. Momento clou della giornata è stata la commemorazione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea in una preghiera comune del Papa con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e i capi e rappresentanti delle Chiese cristiane del mondo, sopra le rovine dell’antica basilica di San Neofito. Dal Pontefice l’appello a “respingere con forza” l’uso della religione per giustificare guerre e violenze, fondamentalismo e fanatismo.


"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 1 - 2025/2026 - I DOMENICA DI AVVENTO anno A

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


I DOMENICA DI AVVENTO anno A

Vangelo:
Mt 24,37-44

Ai discepoli che domandano quando avverrà e quali saranno i segni della fine, Gesù risponde di vegliare per non rimanere prigionieri della routine quotidiana che anestetizza e offusca le menti, non permettendo di vedere la straordinarietà di quanto sta per accadere. Il giudizio di Dio sulla storia avviene ad ogni istante, si rende presente nelle fatiche quotidiane, dove si opera per la perdizione o la salvezza. Per questa ragione è necessario rimanere svegli e vigilanti, per essere in grado di scorgere che la venuta del Signore avviene sempre. «Discernimento e vigilanza sono necessarie per riuscire a vedere la venuta dell'Emmanuele, il Dio-con-noi. Chi lo attende e lo riconosce, non solo a parole ma con i fatti, lo incontra come lo Sposo che viene. Diversamente, ci appare come un ladro che scassina la casa» (cit.). La nostra fede nel Figlio dell'Uomo, infatti, non è un anestetico che fa dimenticare il male presente nell'illusione di un bene futuro, ma illumina la realtà perché la assumiamo con responsabilità e intelligenza. Perciò, come nell'arca non entrarono tutti, ma solo coloro che si accorsero dell'imminente disastro, così nel Regno, di cui l'arca è figura, vengono accolti solo coloro che vivono il messaggio di salvezza di Gesù indicato nel "Discorso della montagna" (Mt 5,1-7,28). Non è intenzione di Gesù incutere terrore predicendo catastrofi future. Il Signore, invece, ci rinvia a leggere la nostra storia alla luce del suo vissuto. Il giudizio futuro di Dio su ognuno di noi, infatti, altro non è che il nostro giudizio su di Lui: lo compiamo noi stessi - qui ed ora - nel nostro riconoscerlo o non riconoscerlo nel volto dei fratelli.

sabato 29 novembre 2025

TEMPO DI ATTESE E PROFETI "Avvento non è attendere la nascita di Gesù, lui è già nato, ma attendere che Dio nasca in me, affinché io possa nascere in Dio." - I DOMENICA DI AVVENTO ANNO A - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Maria Ronchi

TEMPO DI ATTESE E PROFETI


Avvento non è attendere la nascita di Gesù, lui è già nato,
ma attendere che Dio nasca in me, 
affinché io possa nascere in Dio. 




In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Mt 24,37-44

 
TEMPO DI ATTESE E PROFETI
 
Avvento non è attendere la nascita di Gesù, lui è già nato, ma attendere che Dio nasca in me, affinché io possa nascere in Dio.


Tempo d’Avvento, tempo di strade, di profeti, di madri in attesa. Tempo per vivere con attenzione, perché questo mondo è una realtà germinante e porta un altro mondo nel grembo.

Avvento annuncia che Dio presiede ad ogni nascita, che interviene nella storia non con le gesta dei potenti ma con il miracolo umile e strepitoso della vita, con la danza di un grembo, in cui lievita il pane di un uomo nuovo. Dio è colui he invece di porre la scure alla radice dell’albero, inventa cure per ogni germoglio, per ogni “hinnon” (Salmo 72,17), simbolo di Dio stesso.

Avvento non è attendere la nascita di Gesù, lui è già nato, ma attendere che Dio nasca in me, affinché io possa nascere in Dio. Desiderarlo, come i “desiderantes”, quei soldati romani che, riferisce Giulio Cesare, attendevano sotto le stelle i compagni non ancora rientrati all’accampamento, dopo la battaglia.

Desiderio e attesa del Dio che viene nel tempo delle stelle, in silenzio, a rendere più breve la notte; ladro che non ruba niente e dona tutto, sempre straniero in un mondo e un cuore distratti.

Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano, e “non si accorsero di nulla”, non si accorsero che quel mondo era finito. Non facevano nulla di male, la loro era la vita semplice, un semplicemente vivere e rispondere alla comune domanda di felicità. Infatti Gesù non denuncia ingiustizie, cattiverie o vizi; descrive una esistenza fatta solo di quotidiano, senza rivelazione e senza profezia. I giorni di Noè sono i nostri, quando dimentichiamo di alzare lo sguardo, oltre e in alto, e ci accontentiamo di grandi bocconi di terra.

Due uomini saranno nel campo, due donne macineranno alla mola, uno sarà preso e uno lasciato: il Vangelo non parla della fine della vita, ma della profondità della vita. Non dell’angelo della morte, ma di due modi diversi di abitare la vita. Uno vive in modo adulto, uno infantile. Uno ponendosi domande, aprendo le finestre ai grandi venti della storia; uno invece muore lentamente, affondando nella propria superficialità. Uno vive sull’orlo dell’infinito, uno dentro il perimetro breve della sua pelle.

Il primo è pronto all’incontro con il Signore; l’altro non si accorge di nulla.

Tenetevi pronti perché viene! E’ un fatto: viene. Pronti allora non per proteggersi da un ladro, ma per non mancare l’appuntamento con un Dio viaggiatore infaticato dei secoli e dei giorni, viaggiatore del cuore profondo. Dio cammina a piedi (Gandhi) e non sui carri dei vincitori; nella polvere delle nostre strade e non per sentieri dorati.

Avvento è il tempo per riprendere a vivere con attenzione: attenti al Signore e ai suoi richiami nell’intimo, nel gemito e nel giubilo della storia e del creato. Attenti alle sue orme nella polvere, al sussurro nel vento, a chi bussa alla porta: sono io la meta del suo viaggio.

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV IN TÜRKIYE E IN LIBANO 27/11 - 2/12/2025 – İZNIK 28/11/2025 pomeriggio (cronaca/commento, testi, foto e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
27 NOVEMBRE - 2 DICEMBRE 2025



Venerdì, 28 novembre 2025

ISTANBUL – İZNIK – ISTANBUL
 
14:15 Trasferimento in elicottero a İznik
15:30 INCONTRO ECUMENICO DI PREGHIERA nei pressi degli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito a İznik
16:30 Trasferimento in elicottero a Istanbul
18:30 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI presso la Delegazione Apostolica

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Alle ore 14.15 (ora locale), il Santo Padre Leone XIV ha lasciato la Delegazione Apostolica e si è trasferito in auto all’Aeroporto Istanbul-Atatürk, da dove, in elicottero, ha raggiunto Iznik alle ore 15.15, per partecipare all’Incontro Ecumenico di Preghiera nei pressi degli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito.

Al suo arrivo, alle 15.30, il Papa è stato accolto dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, S.S. Bartolomeo I, all’ingresso del Visitor Center, nei pressi dell’antica Basilica di San Neofito. I leader religiosi presenti hanno raggiunto in processione la piattaforma in prossimità degli scavi archeologici e si sono disposti in semicerchio davanti alle icone di Cristo e del Concilio, dove hanno acceso una candela.

Dopo un canto di apertura e un gesto simbolico, il Patriarca Bartolomeo I ha rivolto le sue parole di benvenuto al Santo Padre che, dopo la preghiera ecumenica e la Lettura del Vangelo ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine dell’incontro, dopo i canti, la recita corale del Credo niceno-costantinopolitano, le invocazioni, la recita del Padre Nostro e la benedizione, il Santo Padre e il Patriarca hanno lasciato la piattaforma, seguiti dai Leader religiosi, in processione verso il Visitor Center.

Alle ore 16.15, il Papa si trasferisce in auto all’eliporto di İznik e da lì, in elicottero, raggiunge l’Aeroporto Istanbul-Atatürk alle ore 17:00 per poi trasferirsi in auto alla Delegazione Apostolica.

Alle ore 18.30 il Santo Padre incontra privatamente i Vescovi della Türkiye.

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Nel secondo giorno del viaggio in Türkiye Leone XIV pellegrino a İznik
in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea

Nell’unico Cristo siamo uno


Quanto più i cristiani sono riconciliati tanto più testimoniano il Vangelo

«La fede “in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio...” è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani. In questo senso, per citare sant’Agostino, anche in ambito ecumenico possiamo dire che “sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno”». Attinge direttamente al proprio motto Leone XIV per rilanciare la dimensione fortemente ecumenica del suo primo viaggio internazionale, che ha come mete la Türkiye e il Libano. Nel primo pomeriggio infatti ha vissuto quello che è in qualche modo il cuore della prima tappa dell’intera visita apostolica, ovvero il pellegrinaggio a İznik, in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea.

La recita del Credo niceno-costantinopolitano nei pressi degli scavi archeologici dell’antica basilica di San Neofito ha scandito la Celebrazione ecumenica insieme con Bartolomeo I e i capi di altre Chiese. Nel suo discorso il Pontefice ha evidenziato come quanto più i cristiani siano riconciliati tanto più essi testimonino il Vangelo. «Le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione», ha spiegato, esortando a respingere con forza l’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza.

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INCONTRO ECUMENICO DI PREGHIERA
NEI PRESSI DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI DELL’ANTICA BASILICA DI SAN NEOFITO

DISCORSO DI LEONE XIV
İznik
Venerdì, 28 novembre 2025


Cari fratelli e sorelle!

In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità, il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi.

Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione (cfr Omelia S. Messa Pro Ecclesia, 9 maggio 2025). Negando la divinità di Cristo, Ario lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione, cosicché il divino e l’umano rimasero irrimediabilmente separati. Ma se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali partecipare alla sua vita immortale? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per renderci «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4; cfr S. Ireneo, Adversus haereses, 3, 19; S. Atanasio, De Incarnatione, 54, 3).

Questa confessione di fede cristologica è di fondamentale importanza nel cammino che i cristiani stanno percorrendo verso la piena comunione: essa infatti è condivisa da tutte le Chiese e Comunità cristiane nel mondo, comprese quelle che, per vari motivi, non utilizzano il Credo Niceno-Costantinopolitano nelle loro liturgie. Infatti, la fede «in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli [...] della stessa sostanza del Padre» (Credo Niceno) è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani. In questo senso, per citare Sant’Agostino, anche in ambito ecumenico possiamo dire che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno» (Esposizione sul Salmo 127). Partendo dalla consapevolezza che siamo già legati da questo profondo vincolo, attraverso un cammino di adesione sempre più totale alla Parola di Dio rivelata in Gesù Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo, nell’amore reciproco e nel dialogo, siamo tutti invitati a superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono e ad alimentare il desiderio dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e ha dato la sua vita. Quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni (cfr Francesco, Discorso ai partecipanti alla Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, 6 maggio 2022).

La riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze. Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani. Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede «in un solo Dio Padre»; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 5). C’è una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione. Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla (cfr Discorso alla conclusione dell’Incontro di preghiera per la Pace, 28 ottobre 2025). L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione.

Sono profondamente grato a Sua Santità Bartolomeo, il quale, con grande saggezza e lungimiranza, ha deciso di commemorare insieme il 1700° anniversario del Concilio di Nicea proprio nel luogo in cui fu celebrato; e ringrazio calorosamente i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunioni Cristiane Mondiali che hanno accolto l’invito a partecipare a questo evento. Possa Dio Padre, onnipotente e misericordioso, ascoltare la fervida preghiera che gli rivolgiamo oggi e concedere che questo importante anniversario porti frutti abbondanti di riconciliazione, di unità e di pace.


VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV IN TÜRKIYE E IN LIBANO 27/11 - 2/12/2025 – ISTANBUL 28/11/2025 mattina (cronaca/commento, foto e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
27 NOVEMBRE - 2 DICEMBRE 2025


Venerdì, 28 novembre 2025

ISTANBUL

09:30 INCONTRO DI PREGHIERA CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E GLI OPERATORI PASTORALI presso la Cattedrale dello Spirito Santo

10:40 VISITA ALLA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI DELLE PICCOLE SORELLE DEI POVERI

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È stata Istanbul la seconda tappa del primo viaggio apostolico di Leone XIV, che ha come mete la Türkiye e il Libano. Nella popolosa metropoli turca sul Bosforo è giunto in aereo nel tardo pomeriggio di giovedì 27 novembre, proveniente dalla capitale Ankara, dove aveva iniziato la visita e nel pomeriggio aveva incontrato il presidente della Presidenza per gli Affari religiosi (Diyanet), Safi Arpaguş, per un breve colloquio, lasciando in dono una medaglia in argento del viaggio. Dopo aver pernottato presso la delegazione apostolica nella città-ponte tra Europa e Asia — l’antica Bisanzio in epoca greca e Costantinopoli in quella romana —, il Papa ha presieduto venerdì 28 l’incontro di preghiera con vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, e operatori pastorali presso la cattedrale dello Spirito Santo. 

Incontro di Preghiera con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi,
i Consacrati, le Consacrate e gli Operatori Pastorali

Qui in una traduzione il testo integrale dell’omelia pronunciata dal Pontefice in inglese e trascritta in lingua turca sugli schermi all’interno della chiesa.

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Un’indicazione per tutta la Chiesa


Incontrando il “piccolo gregge” dei cattolici turchi nella cattedrale di Santo Spirito a Istanbul, Leone XIV ha pronunciato parole che non soltanto fotografano la realtà della presenza cristiana in questa terra ma contengono anche un’indicazione preziosa per tutti.

Il Papa ha invitato ad adottare uno sguardo evangelico su questa Chiesa dal passato glorioso, oggi numericamente piccola. Ha invitato a guardare «con gli occhi di Dio» per scoprire e riscoprire «che Egli ha scelto la via della piccolezza per discendere in mezzo a noi». L’umiltà della piccola casa di Nazaret dove una ragazza ha detto il suo sì permettendo a Dio di farsi Uomo, la mangiatoia di Betlemme con l’Onnipotente diventato un neonato completamente dipendente dalle cure di un padre e di una madre, la vita pubblica del Nazareno trascorsa predicando di villaggio in villaggio in una provincia agli estremi confini dell’impero, al di fuori del radar della grande storia.

Il Regno di Dio, ha ricordato Leone, «non si impone attirando l’attenzione». E in questa logica, nella logica della piccolezza, sta la vera forza della Chiesa. Il Successore di Pietro ha ricordato ai cristiani della Türkiye che la Chiesa si allontana dal Vangelo e dalla logica di Dio quando pensa che la sua forza sia nelle sue risorse e nelle sue strutture o quando fa consistere i frutti della sua missione nel consenso numerico, nella potenza economica, nella capacità di essere influenti nella società. «In una comunità cristiana dove i fedeli, i sacerdoti, i vescovi, non prendono questa strada della piccolezza, manca futuro… perché Dio germoglia nel piccolo, sempre nel piccolo» aveva detto Papa Francesco in un’omelia di Santa Marta citata oggi dal suo successore.

È il totale capovolgimento di tutte le logiche umane, che possono penetrare anche nella Chiesa, quando si fanno prevalere logiche aziendalistiche, quando la missione viene ridotta a strategie di marketing, quando chi annuncia il Vangelo mette sé stesso in primo piano come protagonista invece che scomparire per far brillare la luce di Cristo. In un tempo in cui a valere sembrano soltanto i clic e il numero di follower, anche la Chiesa può essere tentata dal rimpiangere una cristianità del passato, con i suoi annessi e connessi di potere, strutture, influenza e rilevanza sociale, collateralismo politico.

Invece, come ci insegna il Vangelo e ci ripete oggi il Vescovo di Roma, bisogna guardare il mondo con gli occhi di Dio, con lo sguardo dei piccoli, degli umili, di chi non ha potere. È questa rivoluzione copernicana del Dio che ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili, la strada della missione ma anche quella per costruire la vera pace: nella Chiesa, nella società, nelle relazioni internazionali.
(fonte: L'Osservatore Romano, editoriale di Andrea Tornielli 28/11/2025)

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Guarda il video integrale dell'incontro di preghiera

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Il Papa tra gli anziani di Istanbul:
“Siete saggezza e ricchezza per tutti”

Leone XIV, al suo secondo giorno in Türkiye, visita la casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri, religiose dedite da oltre cent'anni al servizio di carità per il prossimo. Nella struttura si prendono cura di anziani, affetti da patologie, disabili o abbandonati, di diversa nazionalità e religione. Il Pontefice ringrazia per quest’opera significativa in un tempo in cui dominano “efficienza e materialismo” e “si è perso il senso del rispetto per le persone anziane”


Sono 6 e ne servono 62. Sei Piccole Sorelle dei Poveri alle prese ogni giorno con anziani affetti da patologie come Parkinson e Alzheimer, disabili o non autosufficienti, abbandonati o lasciati alle cure delle religiose dalle famiglie che, per mancanza di tempo o di mezzi, non riescono ad occuparsene. Classificare la casa di accoglienza, non lontano dal centro di Istanbul, come una Rsa o una casa di riposo sarebbe riduttivo. È una casa, appunto, e così le suore – con l’aiuto di un personale fisso di 26 persone e di diversi volontari il cui numero cambia di settimana in settimana – cercano di far sentire i loro ospiti. Turchi, africani, pure un signore ebreo e una donna armena; residenti, rifugiati, musulmani, cristiani: non importa, “l’altro è Cristo”, come recita una frase nel corridoio della struttura, dove su una bacheca si vedono le tesserine di ognuno degli ospiti.

Il Papa con le Piccole Sorelle dei Poveri (@Vatican Media)

Da oltre cent'anni al servizio del prossimo

Il servizio al prossimo è insito da 123 anni nel dna di questa Congregazione internazionale fondata nel 1839 da Santa Giovanna Jugan e oggi presente in oltre 30 Paesi del mondo. Una testimonianza viva di carità, sostenuta interamente da donazioni, che il Papa ha voluto benedire inserendo una breve tappa alla casa di Istanbul delle Piccole Sorelle, in questo secondo giorno in Türkiye. Il Pontefice vi arriva intorno alle 10.45, subito dopo l’incontro con clero e laici del Paese nella cattedrale dello Spirito Santo. Varca il cortile abbellito da bandiere bianche e gialle del Vaticano; ad accoglierlo ci sono la superiora, l’indiana madre Mary Ignatius, la precedente superiora, la provinciale della Comunità e alcuni volontari in divisa grigia. Subito il Papa si dirige nella cappella della casa. Anche qui bandiere vaticane, fiori, vari ornamenti e soprattutto i malati in prima fila. Dietro di loro tutti coloro che sostengono la vita di questa casa, nei bisogni materiali e nel lavoro quotidiano. Duecento persone in tutto.

Gli ospiti della casa di accoglienza delle religiose (@Vatican Media)

L'arrivo del Papa

“Ave Maria… Laudate Dominum”, canta un coro di sole donne, residenti a Istanbul ma tutte di origine africana - Congo, Angola, Camerun e Burkina Faso - mentre il Papa attraversa il corridoio della Cappella. Un applauso interrompe il canto e saluta l’arrivo di Leone che benedice, saluta, si ferma per una rapida foto o battuta. Poi si inginocchia davanti al Santissimo per qualche istante di preghiera.

Il Papa mentre rivolge il suo saluto (@Vatican Media) 
Un privilegio

Suor Margareth Searson, venuta in Turchia un mese fa da Londra, prende la parola a nome di tutte le sorelle per ringraziare Leone XIV per il “privilegio” di una visita papale: “Anche gli anziani residenti sentono che è stato concesso loro un grande onore”, dice, “le loro vite, spesso piene di difficoltà o sofferenza, possono testimoniare oggi che Dio li ama immensamente dando loro questa gioia e questo privilegio”. “Lei è venuto nel nome di Cristo e della sua Chiesa per confermarci e rafforzarci nella nostra fede qui in Turchia, quindi è con trepidante attesa che aspettiamo il suo messaggio di incoraggiamento per noi”, afferma ancora la religiosa, sottolineando come questa visita del Papa ribadisce “la vera importanza di prendersi cura degli anziani nel mondo d’oggi”.

L'incontro nella Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri (@Vatican Media)

Sorelle dei poveri

Il Papa, a sua volta, esprimemil suo grazie alle suore per l’accoglienza “dono di questa casa”, fatto fruttificare nel servizio quotidiano. Si dice poi colpito dal nome di queste religiose: “Piccole Sorelle dei Poveri”. “Un nome bellissimo, e che fa pensare! Sì, il Signore non vi ha chiamato solo ad assistere o ad aiutare i poveri”, ma anche “ad essere loro sorelle”. “Questo è il segreto della carità cristiana: prima di essere per gli altri, essere con gli altri, in una condivisione basata sulla fraternità”, afferma Papa Leone.

Leone XIV mentre benedice i fedeli (@Vatican Media)

Gli anziani ricchezza per tutti

Si sofferma poi su un’altra parola: “Anziani”. Termine che “oggi rischia di perdere il suo significato più vero” in molti contesti sociali, dove “domina l’efficienza, il materialismo, si è perso il senso del rispetto per le persone anziane”. Invece, rimarca Papa Leone XIV, citando l’espressione che amava spesso ripetere Papa Francesco: “La Sacra Scrittura e le buone tradizioni ci insegnano che gli anziani sono la saggezza di un popolo, una ricchezza per i nipoti, per le famiglie, per l’intera società!”.

Allora “un doppio grazie” da parte del Vescovo di Roma “a questa Casa che accoglie nel nome della fraternità e lo fa con le persone anziane”. “Non è facile - ammette il Papa - richiede tanta pazienza e tanta preghiera”. Prega, allora, Leone XIV con la famiglia della struttura, lascia la sua benedizione e un dono ricordo della visita. Per qualche minuto si ferma a parlare con un gruppo di religiose e poi di nuovo attraversa il corridoio. Ancora saluti e strette di mano, con la gente che lo segue fino all'uscita. Il Papa firma infine il Libro d'onore: "Benedico affettuosamente questa casa con tutti i suoi residenti e, in special modo, le Piccole Sorelle dei Poveri per il loro servizio qui e la loro testimonianza per tutti".

Il Papa tra gli anziani (@Vatican Media)

Il programma del pomeriggio

Dopo circa mezz’ora il Papa ha raggiunto la Delegazione Apostolica, sua residenza di questi giorni. L’ultimo appuntamento della mattina è stato quello con il rabbino capo della Turchia David Sevi, un incontro - ha informato via Telegram la Sala Stampa vaticana - durato circa 15 minuti, durante il si è parlato anche della visita di Papa Leone come "un segno di pace e un sostegno per tutte le comunità religiose nel Paese". Nel pomeriggio, poi, in programma il volo verso Iznik, l’antica Nicea, per l’evento culmine dell’intero viaggio in terra turca: la celebrazione con patriarchi, vescovi e rappresentanti delle Chiese cristiane per i 1700 anni del primo Concilio ecumenico della storia.
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio 28/11/2025)

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Guarda il video integrale della visita alla casa di accoglienza per gli anziani

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Vedi anche il post (all'interno link a quelli precedenti):


Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella: "La famiglia. La prima comunità educante è la famiglia. Poi la scuola. .. amare i figli non vuol dire sempre si""


"La famiglia. 
La prima comunità educante è la famiglia. 
Poi la scuola. 
Amare i figli non vuol dire sempre si""
Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, condividiamo il toccante intervento di Maria Concetta Zaccaria, madre di Sara Campanella.
Sabato, al Capo d’Orlando Marina, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della barca “Donna Blu” in memoria di Sara.
Un momento di grande partecipazione e raccolta emozione, durante il quale Cettina Zaccaria ha voluto ricordare la figlia con parole profonde, cariche di dolore ma anche di straordinaria dignità.
Nel suo discorso, la madre di Sara ha richiamato l’attenzione sull’importanza di non abbassare mai la guardia e di continuare a dare voce a tutte le donne che non possono più farlo. 



"Io ancora sono molto fragile emotivamente, motivo per cui non paro braccio. Ho scritto qualcosa per poter non dimenticare ciò che ritengo importante. Però ritengo necessario spendere due parole prima di leggere quello che ho con cura scritto.

Volevo rivolgermi ai ragazzi, soprattutto. Il femminicidio di Sara è un femminicidio atipico che riscrive una pagina nuova della violenza sulle donne.
...
A differenza di tutti gli altri femminicidi, nel femminicidio di Sara, dove non c'erano, ripeto, avvisaglie, perché non c'era violenza né fisica né verbale, dove Sara poteva capire, e Sara, ripeto, non era una sprovveduta, qui chi sapeva dell'ossessione era la madre. E torniamo oggi a parlare di quanto è importante la famiglia. Mi riconduco alle parole profonde, vere e della reali.

La famiglia. La prima comunità educante è la famiglia. Poi la scuola.

Ma prima si cresce in famiglia. Quando arriva a noi il bambino di tre anni a scuola è già, il suo temperamento, la sua personalità è già stata formata. Noi collaboriamo con la famiglia, che è diverso.

L'ossessione del figlio era conosciuta alla madre, ma era giustificata. E poi, per amore di questo figlio, è stata anche sollecitata. Più volte.

In tutti i messaggi, molteplici messaggi che si mandavano. Sempre. Non va bene, perché amare i figli non vuol dire dire sempre sì.

Non vuol dire, figlio mio, hai ragione. Perché bisogna educare i figli. Che no è no.

E anche se quello richiede da parte di noi genitori un sacrificio immenso, un lavoro immenso. Perché oggi come oggi dire noi ai propri figli è difficile. Parliamoci chiaro, è difficile, io non lo nego, io sono mamma.

Ma o no, deve essere già percepito in seno alla famiglia. Perché è solo lì che poi il ragazzo fuori, nei vari contesti, che sia scuola, che sia parrocchia, che sia amicizie e quindi relazioni, gruppi, giovani, è lì che poi il ragazzo si mette in relazione. Ed è lì che non crolla il mondo.

Perché il ragazzo viene formato, viene abituato. Che tutto sempre non si può avere. Sara non era di nessuno.

GUARDA IL VIDEO

(Fonte: Eventipress)

venerdì 28 novembre 2025

Leone XIV in Türkiye, il primo storico giorno tra Ankara e Istanbul (video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
27 NOVEMBRE - 2 DICEMBRE 2025


Giovedì, 27 novembre 2025

ROMA – ANKARA – ISTANBUL

07:40 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per Ankara

12:30 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa
ACCOGLIENZA UFFICIALE
13:30 VISITA AL MAUSOLEO DI ATATÜRK
14:10 CERIMONIA DI BENVENUTO presso il Palazzo Presidenziale
14:40 VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
15:30 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
17:20 CONGEDO DALLA CAPITALE presso l’Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa
17:35 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa per Istanbul
19:00 Arrivo all'Aeroporto Istanbul/Atatürk

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Leone XIV in Türkiye,
il primo storico giorno tra Ankara e Istanbul

Le immagini più belle della prima giornata del viaggio di Leone XIV in Turchia (Türkiye), dal saluto ai giornalisti nel suo primo volo da Pontefice, all'accoglienza ufficiale all’aeroporto di Ankara con la visita al mausoleo di Atatürk, dal benvenuto al Palazzo presidenziale del capo di Stato Erdoğan all’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, fino al secondo tragitto in aereo che ha portato il Pontefice, in serata, a Istanbul


VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV IN TÜRKIYE E IN LIBANO 27/11 - 2/12/2025 - ROMA – ANKARA – ISTANBUL 27/11/2025 (cronaca/commento, foto e video)

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
27 NOVEMBRE - 2 DICEMBRE 2025


Giovedì, 27 novembre 2025

ROMA – ANKARA – ISTANBUL

07:40 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per Ankara

12:30 Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa
ACCOGLIENZA UFFICIALE
13:30 VISITA AL MAUSOLEO DI ATATÜRK
14:10 CERIMONIA DI BENVENUTO presso il Palazzo Presidenziale
14:40 VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
15:30 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
17:20 CONGEDO DALLA CAPITALE presso l’Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa
17:35 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa per Istanbul
19:00 Arrivo all'Aeroporto Istanbul/Atatürk

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Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per Ankara e 
arrivo all'Aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa



ACCOGLIENZA UFFICIALE


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Leone XIV: possa la Türkiye essere fattore di stabilità e avvicinamento fra i popoli

Nel primo discorso del Papa alle autorità della Nazione, l'esortazione a valorizzare le diversità: "Una società, infatti, è viva se è plurale". Il Pontefice sottolinea il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all'unità del Paese in una logica che superi ogni polarizzazione. Poi l'appello a "onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio", a promuovere una cultura che apprezza l'amore coniugale e le donne, il dialogo a servizio di una "pace giusta e duratura"



La cultura dell'incontro e l'impegno per la fraternità - temi tanto cari al predecessore Francesco - costituiscono la trama dell'intero discorso di Leone XIV pronunciato in inglese alla Nation’s Library di Ankara, davanti alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico della Turchia (Türkiye) dove è atterrato stamani, alle 10.22 ora locale. Già nel suo saluto a bordo, rivolto ai giornalisti che seguono questo suo primo viaggio apostolico, il Papa aveva ribadito le parole chiave della sua presenza nel contesto medio orientale: la ricerca di una maggiore unità e armonia superando ogni steccato per promuovere la pace nel mondo. Sì, pace, quella soffocata in tante regioni del pianeta, quella pace che è frutto di personalità capaci di favorire il dialogo praticandolo, afferma Leone, "con ferma volontà e paziente tenacia". Quella pace invocata per il popolo turco anche nel messaggio lasciato da Leone sul Libro d’Onore al Mausoleo di Atatürk.

Il messaggio di Papa Leone lasciato al Mausoleo di Atatürk

È qui che viene accolto dal ministro, il vicegovernatore di Ankara, il comandante della guarnigione di Ankara, il vicesindaco della città, il comandante del Mausoleo e il direttore generale del protocollo ai piedi delle scale all’inizio della Lion’s Road, il viale che conduce all'imponente edificio dedicato al fondatore e primo presidente della Repubblica, che segnò la rottura radicale della Turchia con il proprio passato ottomano, gettando le basi di uno Stato laico moderno. Al Palazzo presidenziale, inaugurato nel 2014 nel quartiere di Beştepe, in sostituzione dello storico Palazzo di Cankaya, ha luogo la visita del Pontefice al presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan, al suo terzo mandato come Capo di Stato. I tradizionali inni, ventuno colpi di cannone, i picchetti d'onore, e poi l’incontro privato prima del trasferimento, a poco meno di un chilometro, alla Biblioteca nazionale. Qui campeggia un grande globo terrestre, a simboleggiare, oggi più che mai, quella casa comune verso cui concentrare ogni amorevole cura collettiva. Uomini e donne, queste avvolte da lunghi abiti in raso bianco con bordature dorate, offrono un gradevole e prolungato momento musicale e canoro, in inglese e turco.

Erdoğan: "Abbiamo la pace nel cuore"

Nel saluto del presidente Erdoğan, l'apprezzamento per una visita papale che cade in un periodo cruciale di sfide e problemi internazionali sempre in aumento, dall’Asia all’America. Tensioni, conflitti, crisi economiche, crisi di giustizia, cambiamento climatico sono motivi, precisa, di emigrazione da queste terre. Evidenzia che dal 2022 il governo ha restaurato più di 150 luoghi di culto e accenna alle diversità etniche e religiose non considerate come elementi di separazione o discriminazione ma di unità perché, insiste, "abbiamo la pace nel cuore". Ricorda che la Turchia ha dato aiuto umanitario ai profughi, soprattutto siriani, oltre che essersi adoperata nel processo di mediazione tra Russia e Ucraina. Menziona il massacro di oltre 70 mila cittadini di Gaza e le aggressioni ancora in corso su luoghi civili, ospedali, scuole, luoghi di culto, come la parrocchia della Sacra Famiglia colpita dai bombardamenti. Erdogan ribadisce l'appoggio per la soluzione a due Stati e l'impegno nella promozione della sicurezza civile e dell’arrivo degli aiuti umanitari. Raccomanda inoltre l'intoccabilità di Gerusalemme Est e sottolinea il rispetto che la popolazione turca, quasi interamente musulmana, offre a tutte le minoranze e le religioni. La convinzione espressa dal presidente è che la visita di Papa Leone XIV in Turchia accresca le speranze per la pace nel mondo.

Il saluto al presidente Erdoğan (@Vatican Media)

Un mondo destabilizzato, giustizia e pace calpestate

Il Papa prende la parola sottolineando le bellezze naturali e artistiche del Paese, la ricchezza spirituale sedimentata nei secoli in una terra "legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo". È proprio di una grande civiltà mettere in campo quella sapienza capace di contemperare i tasselli culturali ereditati dal passato. Questo sforzo di unità, in un mondo sempre più lacerato, è richiamato dal Successore di Pietro:

È vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità.

Una società è viva se è plurale, valorizzare le diversità

La metafora del ponte, mutuata dal collegamento sullo Stretto dei Dardanelli - e scelta a emblema del viaggio - ricorre nelle parole di Leone XIV perché di grande efficacia nell'indicare quella necessaria opera di cucitura delle diversità di cui è storicamente composta la società turca. Una cucitura ritenuta cruciale non solo a livello interno ma internazionale giacchéil Paese turco è geograficamente crocevia tra Oriente e Occidente, pertanto, destinata ad avere "un posto importante nel presente e futuro del Mediterraneo e del mondo intero". Omologare le sensibilità, afferma il Pontefice, sarebbe un impoverimento.

Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano.

L'uditorio alla Nation's Library (@Vatican Media)

Il contributo dei cristiani all'unità della Turchia

La presenza cristiana in Turchia, pur nei suoi numeri esigui, è da considerarsi importante tanto più se riesce a guardare oltre il proprio recinto. È l'incoraggiamento di Papa Leone che ricorda gli avvertimenti di San Giovanni XXIII, il cosiddetto "Papa turco" che tanta amicizia ha sperimentato in questo Paese dove fu Amministratore del Vicariato Latino di Istanbul e Delegato apostolico. Le raccomandazioni dell'epoca - orientate a una sana apertura affinché l'essere minoritari non portasse ad una forma di estraniamento rispetto alla costruzione della nuova Repubblica - sono oggi rilanciate dal Pontefice perché profondamente evangeliche. Da qui un messaggio di chiara disponibilità espresso alle autorità locali:

Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca.
Onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio

In continuità con il predecessore Papa Francesco, che ha impregnato tutto il suo magistero dell'ascolto del grido dei poveri e della terra, Leone XIV mette al centro giustizia e misericordia, sguardo di compassione e solidarietà di cui oggi si avverte estremo bisogno. Questi valori, negli auspici del Pontefice, dovrebbero fungere da criteri guida lo sviluppo dei popoli. La sfida, insiste il Papa, è "rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle". Il carattere inclusivo delle società è ciò che preme al Papa, la sinergia di intenti nel riaggiustare le crepe dell'umanità.

Riparare insieme i danni inferti all'unità della famiglia umana

[...] In una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti.

Leone XIV prosegue nel suo discorso usando il termine "famiglia" e riferendolo sia all'umanità sia alla cellula vitale della società. Invita a coltivare il dialogo e la convivenza civile così come invita a non disprezzare il matrimonio e la fecondità. Non è infatti questo tipo di atteggiamento a garantire la felicità, ammette. Parla poi di "inganno" quando la sua riflessione tocca i temi legati alle tendenze consumistiche contemporanee che rischiano di esaltare l'individualismo a danno della cura per gli affetti e l'interiorità: "A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi".

Il valore dell'amore coniugale e delle donne

Il Pontefice individua in queste distorsioni uno dei possibili incubatori di intolleranza, di chiusura. Esplicito il riferimento alla promozione dell'universo femminile:

Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale.

La Turchia sia fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli

Rivolgendosi direttamente al presidente turco, Leone XIV si appella affinché la Turchia eserciti un ruolo nevralgico dal punto di vista geopolitico a garanzia della stabilità dell'intera area. Nel contempo, assicura il sostegno della Santa Sede la quale, afferma, "desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni". In una fase "fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare", scandisce, non bisogna cedere alla deriva della guerra.

Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.

Ciò è possibile grazie a personalità - e ce n'è più che mai bisogno, precisa il Papa - "che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia".






(fonte: Vativan News, articolo di Antonella Palermo 27/11/2025)

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Leone XIV è atterrato a Istanbul,
ultima tappa del suo primo giorno in Türkiye


Alle 19.12 (ora locale) l’Airbus A320neo di Ita Airways con a bordo Papa Leone XIV è atterrato nell’aeroporto internazionale di Istanbul-Atatürk. Il Pontefice, accolto all’arrivo da alcune autorità locali e da alcuni bambini che gli hanno porto un mazzo di fiori bianchi, resterà in Turchia (Türkiye) fino a domenica 30 novembre, per poi recarsi in Libano fino al 2 dicembre, nel suo primo viaggio apostolico.