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domenica 6 novembre 2011

Caro Diogneto - 35 - Jesus, novembre 2011 - "La Chiesa oggi e la tentazione di voler vincere" di ENZO BIANCHI

In una recente intervista, il card. Carlo Maria Martini, interrogato sulla situazione della chiesa oggi e sulle sue tentazioni più manifeste, ha espresso poche ma significative parole: “Una chiesa che vuole vincere”. Per un cristiano della mia generazione, questa tentazione non è nuova: si può anche dire che siamo cresciuti con quell'anelito nel cuore che ci faceva desiderare una chiesa vincitrice e per questo forte, grande, imponente...
Poi venne un’ora, inaugurata da papa Giovanni ma da tempo in maturazione in molti spazi della vita ecclesiale: il fuoco del vangelo resta infatti sempre vivo nella comunità dei credenti, anche se coperto di cenere. Alcuni profeti e molti cristiani anonimi e santi seppero scoprire la brace, gettare qualche pezzo di legno e... il fuoco riprese ad ardere. La chiesa si rendeva conto della sua povertà e delle sue mancanze, voleva rinnovarsi con un “aggiornamento” che fosse obbediente alla grande tradizione e ai segni dei tempi, scrutati ascoltando l’umanità, la storia con le sue opacità e i suoi faticosi cammini di umanizzazione...

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sabato 5 novembre 2011

Emergenza alluvione a Genova: Imprevedibile dopo quanto era appena successo alle Cinque Terre?

Basta! Saremmo tentati di fermarci qui nel commentare l’ennesimo, terribile, disastro idrogeologico. Non abbiamo ancora finito di piangere i morti della Cinque Terre e della Lunigiana che già dobbiamo piangere quelli di Genova, attraversata da impetuosi fiumi di acqua e fango. E neanche due settimane fa era toccato a Roma. E prima ancora in Campania. Un elenco amaro e luttuoso che temiamo non si fermerà qui. Proprio per questo ci permettiamo di gridare: «Basta!».
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Non possiamo accettare come una fatalità che nel 2011, in una delle più illustri città italiane, si possa ancora morire per un acquazzone troppo forte. Il sindaco Vincenzi è sconvolta dal dolore, ma ci lascia esterrefatti quando afferma che la tragedia era imprevedibile. Imprevedibile dopo quanto era appena successo alle Cinque Terre? Tutti sapevano che su Genova stava per abbattersi una tempesta. Magari non delle dimensioni tropicali che ha poi assunto nella realtà. Ma se ne parlava e scriveva da giorni.

Adriano Sansa, per lavoro, fa il presidente del Tribunale dei minori: il primo pensiero, in auto in mezzo all'acqua, l'ha avuto per i bambini, per i suoi nipoti all'uscita da scuola, in una delle strade a rischio, ma anche tutti per gli altri, quelli di cui si occupa ogni giorno, più di tutti i due che sono morti, ammesso che il conto si fermi a loro. Come ogni cittadino, in quel contesto di naturale ansia, si chiede di chi la colpa. Ma per quella domanda, che per molti è generica, ha da ex primo cittadino e da magistrato qualche risposta pronta, non soltanto emotiva. 

Il prete di strada: “La pioggia è stata eccezionale, ma le colline sono state deturpate per 50 anni”

A vedere le immagini dell’ennesima tragedia in Liguria, tra il Vara e il Magra, dove una valanga di fango ha sventrato case, strade e ha spezzato la vita a dieci persone (ma ci sono ancora tre dispersi), sono assalito da una sconsolante tristezza e da un immenso sconforto. 
Tristezza per la desolazione e il dolore di una Lunigiana che per natura è vulnerabile, ma che è stata completamente resa indifesa dall'uso irresponsabile del territorio che, soprattutto in quest’ultimo secolo, ne ha alterato completamente gli equilibri idrogeologici ed ecologici. 
Sconforto per la mancanza di democrazia che ormai impera in questo Paese. Si, mancanza o degenerazione della democrazia perché se non è garantita l’adeguata informazione viene a mancare anche la possibilità di esprimersi liberamente, di partecipare e si è in balia di interessi e lobbies che nulla hanno a che fare con il bene pubblico. Da decenni, infatti, l’informazione su queste tematiche di vitale importanza è totalmente fuorviante e falsa; le tragedie come il Vajont (1963), l’alluvione dell’Arno (1966), le alluvioni devastanti del Po (1951, 1994, 2000), del Tevere (2008), dell’Adda e della Valtellina (1987, 2002), le frane e le alluvioni in provincia di Messina (2009) e gli altri innumerevoli episodi analoghi non hanno insegnato nulla: la colpa è sempre attribuita alla natura, alla straordinarietà degli eventi da non poter essere prevenuti o dai cambiamenti climatici globali.

“Siamo addolorati e sconcertati per la terribile perdita di vite umane di oggi a Genova e il nostro primo pensiero va ai parenti delle vittime e a tutti gli abitanti della città. Ma rimaniamo anche sconfortati per l’inadeguatezza mostrata nella gestione di questa alluvione annunciata”. 



Immagini da Genova alluvione del 4 novembre 2011
il torrente Fereggiano esonda, un uomo rimane intrappolato dentro l'auto mentre la corrente porta altre auto contro la sua.


altre immagini...


Immagini delle Cinque Terre alluvione del 25 Ottobre
ripresa amatoriale di turisti americani con videofonino 



Vito Mancuso discute con Corrado Augias a "Le Storie" del 2/11/2011

Dove ci porta la nostra esistenza?
E quali sono i momenti veramente importanti?
Il teologo Vito Mancuso discute con Corrado Augias del nostro rapporto con Dio e della religione come significato della vita.

Guarda il video Rai TV - "Le Storie" del 2/11/2011 

Guarda anche il nostro post precedente:

"Io e Dio. Una guida dei perplessi" di Vito Mancuso

    venerdì 4 novembre 2011

    "L’ipocrisia di proclamarsi politici cattolici" di mons. Luigi Bettazzi

    Domenica 25 settembre mi sono trovato a partecipare, in una grande città italiana, ad un convegno di studio sul tema della laicità. Nel gruppo di studio su “laicità e Chiesa” era emerso lo sconcerto di molti cattolici per il silenzio dell’episcopato italiano sul degrado della politica e sul comportamento deplorevole di politici che amano professarsi cristiani. Tanto che, rientrando in sede la mattina seguente, mi era venuto di buttar giù, in treno, una lettera aperta al presidente del Consiglio Berlusconi, sollecitato in particolare dal fatto di essere un vescovo emerito, più libero quindi dai condizionamenti dei confratelli ancora in servizio, esposti ad essere contestati dalla parte dei loro fedeli particolarmente legati al premier; ed in più quasi autorizzato dal fatto che nella mia storia di vescovo ha inciso l’uso delle lettere aperte, soprattutto lo scambio di lettere con Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano (v. Adista nn. del 10/7/1976 e 17/10/1977, ndr), per cui venne affibbiata anche a me l’etichetta di “cattocomunista”, dimenticando sia che avevo scritto in antecedenza al democristiano Zaccagnini e continuato con il socialista Craxi, sia che la mia riflessione andava commisurata come reazione al mondo – se si può dire – “cattofascista” in cui ero cresciuto...


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    4 novembre: Festa delle Forze Armate...

    Il 4 novembre 1918 per l'Italia finì la Prima guerra mondiale, quell’immensa carneficina che nella storiografia e nella memoria di ogni persona cosciente resta fissata nella lapidaria definizione che ne diede Benedetto XV: una «inutile strage».
    Ma per i poteri dominanti in Italia il 4 novembre divenne la festa della vittoria guerriera, della patria in armi, delle forze armate, e come tale è stata lungamente utilizzata a fini di consenso e di propaganda, facendo ancora uso delle innocenti vittime per provocare nuove vittime innocenti. Ripugnante uso.
    Come sempre hanno saputo coloro che in guerra vengono mandati a morire per gli altrui vergognosi interessi, la guerra è un crimine contro l'umanità, e il 4 novembre è quindi non un giorno di festa ma di lutto, lutto per tutti gli assassinati dalla Grande guerra, per tutti gli assassinati da tutte le guerre.

    Affinché il 4 novembre, anniversario della fine dell’«inutile strage» della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui, nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre, gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni.

    In occasione delle celebrazioni del 4 novembre – “Giorno dell'Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate” – si evitino inutili sprechi di denaro, sponsorizzazioni inopportune e, soprattutto, l’esibizione e l’accesso ai minori alle armi da guerra”. Lo chiede la Rete Italiana per il Disarmo ricordando che oggi – anniversario della fine di quella guerra che in quei giorni papa Benedetto XV definì chiaramente come “orrenda carneficina” e “inutile strage” – in una situazione di forte precarietà per moltissime famiglie italiane e di effettiva povertà per oltr e 8 milioni di cittadini ogni sfarzo e spreco dello Stato è uno schiaffo alla dignità delle persone soprattutto dei più giovani.

    Flavio Lotti: Domani è la Festa delle Forze Armate. Ma, coi tempi che corrono, non c’è nulla da festeggiare. E’ venuto il tempo di ripensare un’istituzione pubblica alla deriva che ci costa ventisette miliardi di euro all’anno, che spende male e spreca moltissimo. Un dovere improrogabile!

    Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale”. Continua ad essere chiamato così il 4 novembre, cent’anni dopo la fine del primo terribile conflitto mondiale del secolo breve. Celebrata dai cappellani militari nelle piazze di tutta Italia, caserme e unità navali aperte alla visita di civili, giovani e studenti, donne e uomini armati nel nome della difesa del suolo patrio, dell’onore, di libertà sempre più effimere e intangibili. Eppure mai come quest’anno ci sarebbe tanto bisogno di riflettere sui soffocanti e deleteri processi di militarizzazione della società, dell’economia, della vita di milioni di italiani. Siamo in guerra, una guerra fatta di morti invisibili, in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Libia, Somalia, Africa centrale, Filippine, Kurdistan, Yemen e chissà ancora in quanti posti ancora...

    Una sola delle 19 Maserati Quattroporte comprate dal ministero della Difesa costa nella versione base 22.361 euro più dell'intero stanziamento 2011 dato all'Accademia della Crusca, che dal 1583 difende la nostra lingua. Una volta blindate, quattro auto così valgono quanto la dotazione annuale della «Dante Alighieri» che tenta di arginare il declino della nostra immagine nel mondo tenendo in vita 423 comitati sparsi per il pianeta e frequentati da 220mila studenti che seguono ogni giorno 3.300 corsi di italiano.


    giovedì 3 novembre 2011

    "Religione all'italiana. L'anima del paese messa a nudo" di Franco Garelli - Credenti senza chiesa?

    I profeti di sventura faranno bene a rivedere le proprie fragili certezze. E gli ottimisti a oltranza a misurarsi con la complessità di un quadro tutt'altro che omogeneo. Ma un dato è certo: gli italiani costituiscono un’eccezione nell'Occidente. Né bigotti sanfedisti, né mangiapreti secolarizzati, impossibili da inserire in qualche facile schema. Tanto che si può ben parlare di una «via italiana», del tutto originale, alla modernità religiosa.

    La secolarizzazione, sebbene in maniera più lenta anche a causa della pervasività del cattolicesimo, sembra avanzare, come emerge da un confronto critico dei dati. Basti analizzare i dati forniti da Garelli ieri e oggi su alcune questioni chiave come l’esistenza di Dio, la credenza nella vita dopo la morte, la frequenza ai riti religiosi e la pratica della preghiera.

    Cattolici delusi, eppure pieni di speranza. Credenti appassionati ma senza punti di riferimento: voltano le spalle alle cosiddette "gerarchie ecclesiastiche", da cui si sentono lontani, forse traditi. Una fede necessaria, quella dei "cattolici senza chiesa", ma in certo senso fai-da-te e disorientata. Forse ridotta a pratica intima e privata, che stenta a divenire pubblica (dopo la lunga stagione della Dc), condivisa, comunitaria. Del culto di questi credenti e dello scollamento rispetto alla chiesa istituzionale (simile alla divaricazione, amara e drammatica, che avviene oggi tra classe politica e società?) parliamo con Gian Franco Svidercoschi autore di Mal di Chiesa. Dubbi e speranze di un cristiano in crisi e con Franco Garelli, sociologo, autore de La Chiesa in Italia e il suo nuovo volume, Religione all'italiana. L'anima del paese messa a nudo, il Mulino.
    Ascolta il servizio RAI Radio3 "Quei credenti senza chiesa"


    "Perché avete paura?" di Enzo Bianchi - È dell'indifferenza che bisogna avere paura


    Non è un vescovo. E’ un monaco, il Priore di Bose, la comunità gemmata sulla Serra d’Ivrea nel 1965, che risalta fra i residui soffi conciliari. Ma Enzo Bianchi, come il Padre Pellegrino a lui così caro della Camminare insieme, la lettera pastorale pubblicata giusto quarant'anni fa, potrebbe, può, specchiarsi in Agostino quando afferma che il pastore serve «col cuore, con la voce, con gli scritti».
    Ecco, fresco di stampa, "Perché avete paura?" una lettura del Vangelo di Marco, un ulteriore ritorno alla Parola - peculiarità della pregiata officina di Bose -, depurata di ogni incrostazione, apologetica o cosmetica, l’adattamento, cioè, a questo o a quel passaggio di tempo.

    Leggi tutta l'intervista di Bruno Quaranta a Enzo Bianchi:
    È dell'indifferenza che bisogna avere paura

    La scheda del libro "Perché avete paura?"


    Omelia di P. Aurelio Antista



    Omelia di P. Aurelio Antista
    della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
    Solennità di Tutti i Santi - 1.11.2011

    La Parola di Dio che la Chiesa ci ha fatto ascoltare ci aiuta a comprendere il senso profondo, autentico di questa festa di tutti i Santi.
    L'apostolo Giovanni nella prima lettura, con gli occhi della Fede, contempla il mistero di questa nostra storia umana, che è una storia di salvezza per l'intervento di Dio, a partire dalla fine, dal compimento di questa storia...


    ASCOLTA





    mercoledì 2 novembre 2011

    La ricchezza delle donne immigrate

    Giovedì 27 ottobre è stato presentato a Roma, e in contemporanea in tutte le regioni italiane, il 21° Rapporto sull'Immigrazione:“Oltre la crisi, insieme”. Come ogni anno, il dossier statistico di Caritas Italiana, Migrantes e Caritas Roma viene presentato con dati accurati che ci parlano in modo concreto e reale del variegato mondo dell’immigrazione e che ci aiutano a riflettere e valorizzare la presenza di tante persone che noi chiamiamo ancora stranieri, ma che sono ormai parte integrante del nostro tessuto sociale.
    Vorrei soffermarmi in modo particolare sulla presenza delle donne la cui percentuale supera ormai quella degli uomini. Su quasi 5 milioni gli immigrati residenti nel nostro Paese - pari al 7,5% della popolazione italiana - e le donne con un regolare permesso di soggiorno costituiscono il 51,8 per cento della popolazione immigrata. Ma dove sono tutte queste donne? Che cosa fanno? Che contributo offrono alla nostra società?..
    ... Nel giorno dedicato ai nostri defunti, abbiamo dunque un ricordo speciale, una preghiera e una richiesta di perdono per tutte le vittime uccise anche dalla nostra indifferenza.

    Leggi tutto: La ricchezza delle donne immigrate di suor Eugenia Bonetti

    Vedi il nostro precedente post:

    "Oltre la crisi, insieme" - Dossier Statistico Immigrazione - 21° Rapporto - Caritas / Migrantes



    Dov’era Dio? Dove sei, uomo? Perché la sofferenza e la morte?


    Quando accade una catastrofe naturale, ecco la solita domanda: «Dov’era Dio?»...

    Sullo sfondo di ogni male c’è sempre un evento comune e naturale: la morte. 
    Ci impressionano molto le catastrofi, perché i morti sono tanti. Ma il male maggiore è il dolore innocente. E male ancora peggiore un Dio che ne è la causa. 
    Il male - nel nostro modo di pensare - è sempre colpa dell’altro, anzi di Dio...
    Leggi tutto: Dov’era Dio? Dove sei, uomo? di Silvano Fausti

    Una bambina giapponese di sette anni, Elena, che ha visto morire e soffrire tanti suoi più sfortunati compagni, ancora sconvolta dalla drammatica esperienza che ha dovuto subire a causa del tremendo terremoto che ha colpito il suo Paese, al Papa -- «che parla con Dio» -- chiede conto del dolore che sono costretti a sopportare i bambini.

    Benedetto XVI risponde alla domanda sul dolore innocente




    "Non cedete al dolore c’è un futuro oltre la vita" di Carlo Maria Martini



    La paura della morte e insieme il desiderio di morire, l’assenza dei nostri cari che genera un senso profondo di solitudine, che cosa ci aspetta oltre la vita, la nostra debole fede. Non bisogna lasciarsi trascinare dal dolore, per grande che sia. Pur nel disagio è possibile trovare motivo di speranza. Oltre la vita esiste un futuro.

    Leggi tutto:



    martedì 1 novembre 2011

    "Oltre la crisi, insieme" - Dossier Statistico Immigrazione - 21° Rapporto - Caritas / Migrantes

    Caritas diocesana di Roma

    Il Dossier è stato presentato a Roma e in contemporanea in tutte le regioni italiane giovedì 27 ottobre 2011

    Gli oltre 70 capitoli che compongono il Dossier, articolati a diversi livelli (internazionale, nazionale e regionale), con il supporto della più ampia documentazione statistica e delle indagini sul campo, affrontano gli aspetti piu rilevanti del fenomeno migratorio, da quelli socio-economici a quelli culturali e giuridici.
    La struttura del volume è quella da tempo consolidata:
    - Introduzione e scheda riepilogativi
    - II contesto internazionale ed europeo
    - Flussi migratori e stranieri soggiornanti
    - Il mondo del lavoro
    - I contesti regionali
    - I rifugiati e il sistema di accoglienza

    Leggi tutto:


    Dalla presentazione di Roma
    ⇒ Programma
    ⇒ Intervento di mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana
    ⇒ Intervento di Franco Pittau, coordinatore del Dossier
    ⇒ Intervento di S.E. Mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana

    "Giovanni Falcone e don Peppe Diana, costruttori per una terra nuova" di Rosario Giuè



    "Giovanni Falcone e don Peppe Diana, costruttori per una terra nuova"
    di Rosario Giuè


    Video integrale della relazione tenuta il 5 agosto 2011 (mattina) nell'ambito della SETTIMANA DI SPIRITUALITÀ - ESTATE 2011 - “IL CORAGGIO DI SPERARE OGGI” promossa dalla Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)


    GUARDA IL VIDEO


    LA FESTA DI OGNISSANTI RINNOVA LA SPERANZA

    Santità, 
    perenne giovinezza della Chiesa

    Il primo di Novembre la Chiesa cattolica festeggia la festa di Ognissanti. 
    Per una grazia singolare, la Chiesa custodisce la stessa freschezza di 2000 anni fa. La santità è la giovinezza della Chiesa, che non esige condizioni storiche, sociali o psicologiche speciali per realizzarsi. Si incarna in ogni epoca, attraverso il cuore di chi la accoglie; irradia di luce il mondo, feconda i solchi aridi della terra, produce, dovunque passi, il frutto dolcissimo della carità.

    Le Beatitudini (Mt 5,3-12) dalla voce di Giovanni Paolo II