La sinodalità:
una Chiesa popolo di Dio in cammino,
tra speranza e realtà
di Cettina Militello
21.10.2026 - Secondo dei Mercoledì della Spiritualità 2026
promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto
".. La novità del Vaticano II sta innanzitutto nel disegno esplicito di riallacciare il rapporto con
la modernità oltre le sterili condanne che hanno sancito rotture progressive, senza per altro
arginarne la spinta secolarizzante.
Riallacciare i rapporti con la modernità voleva dire anche raccogliere e mettere in circolo i
movimenti di rinnovamento che, più o meno condannati, avevano avviato a un recupero delle fonti,
della storia innanzitutto, ma poi, con metodologia critica, della Scrittura, dei Padri, della tradizione
liturgica, teologica, canonica…
Si colloca in questo quadro la riscoperta del popolo di Dio come connotato identitario e
accomunante i membri tutti della Chiesa, senza distinzione di genere e di grado. Tale dato
identitario è radicato nel battesimo, meglio nella iniziazione cristiana, Si tratta di un elemento
fondativo che precede e regge ogni distinzione successiva. Quest’ultima non cancella la
partecipazione comune al munus regale sacerdotale e profetico. Al contrario ne chiede l’esercizio.
Riconosce la profezia comune, la presenza in tutti e ciascuno dei carismi e, come diremmo con
linguaggio post-conciliare, ne chiede la traduzione in ministeri. La sua espressione massima è il
sensus fidei di cui è portatore l’intero popolo di Dio, senza distinzione alcuna.
Il popolo di Dio è altresì individuato nella sua indole peregrinante. È una comunità di
uomini e donne, alacremente impegnati a implementare il regno di Dio di cui sono segno mentre
incedono verso Cristo che torna. Il capitolo II di LG, al n, 9 descrive l’identità e le caratteristiche di
questo popolo. I nn. 10-11 ne leggono la soggettualità nelle azioni sacramentali. Il n. 12 ne declina
lo statuto profetico. Il che trova riscontro ai nn. 30-34 del capitolo IV. D’altra parte il capitolo V ne
indica la comune vocazione alla santità e il capitolo VII l’indole peregrinante. .. "
..
Dal mio punto di vista i punti fermi come le sfide, i nodi insomma, sono quelli che ho indicato alla fine della mia introduzione agli Atti del convegno che ha voluto offrire al Sinodo il contributo dell’Istituto Costanza Scelfo.
I suoi dieci punti riletti oggi attestano insieme una attesa in parte disattesa ma anche la caparbia speranza che la Chiesa acquisisca uno stile e un volto, uno statuto autenticamente sinodale. Scrivevo:
1. La sinodalità prima che stile e metodo dice l’identità della Chiesa originariamente raduno/assemblea 2. In essa ogni credente ha un suo proprio dono diretto alla crescita del corpo
3. Occorre riscoprire e discernere l’exousia che connota ogni dono e lo flette come regalità/sacerdozio/profezia
4. Proprio la presenza dello Spirito e il dono/nome proprio di ciascuno esige la partecipazione di tutti ai processi di elaborazione/confessione/trasmissione/celebrazione della fede e alle decisioni operative che ne conseguono
5. Occorre estromettere le criteriologie gerarcologiche, androcentriche, sacrali accettando la sfida della convergenza/sinfonia dei doni e consentirne quanto più possibile l’autorevole traduzione in ministeri, mettendo in atto criteri di discernimento volti al riconoscimento compartito della competenza propria a ciascuno.
6. Occorre espungere il clericalismo e rompere le dicotomiche asimmetrie maschio/femmina; chierici/laici così da ripensare il ministero fuori dalle logiche mondanizzanti e violente del potere per riacquisirlo come vicendevole servizio
7. Create a immagine della Trinità e chiamate a compartirne la vita, le Chiese tutte devono testimoniarne l’indole di comunione e attestare il principio dell’inter-relazione come costitutivo del mistero di Dio e delle sue stesse creature
8. La sinodalità è operatività inter-relazionale, duttile a forme sempre nuove, comunque radicate nell’originario camminare insieme che connota gli uomini e le donne tutti, credenti e non credenti
9. Diviene sussidiarietà aprendosi all’ecosistema planetario globale di cui tutti e tutte facciamo parte 10. Dice la Chiesa come vigile interprete dei segni dei tempi, vuoi nella conversione permanente dei soggetti vuoi nella permanente e necessaria riforma delle sue strutture.
Precisavo che il mio non era un decalogo esaustivo ma provocatorio. Si può facilmente costatare come non pochi punti convergano con il magistero di Francesco. Ma nella prassi restano tanti i temi caldi e le questioni aperte… Discernimento, carismi, soggettualità battesimale, autorevolezza, ministero e altro ancora si incrociano con il nodo ineludibile di una riforma della Chiesa possibile solo a partire da una interrelazione sinodale, perciò fraterna e sororale.
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