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martedì 9 dicembre 2014

L'Immacolata di Papa Francesco: Angelus - Omaggio alla statua dell’Immacolata Concezione - Foto, testi e video


 Angelus 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona festa!

Il messaggio dell’odierna festa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si può riassumere con queste parole: tutto è dono gratuito di Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore per noi. L’Angelo Gabriele chiama Maria «piena di grazia» (Lc 1,28): in lei non c’è spazio per il peccato, perché Dio l’ha prescelta da sempre quale madre di Gesù e l’ha preservata dalla colpa originale. E Maria corrisponde alla grazia e vi si abbandona dicendo all’Angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). Non dice: “Io farò secondo la tua parola”: no! Ma: «Avvenga per me…». E il Verbo si è fatto carne nel suo grembo. Anche a noi è chiesto di ascoltare Dio che ci parla e di accogliere la sua volontà; secondo la logica evangelica niente è più operoso e fecondo che ascoltare e accogliere la Parola del Signore, che viene dal Vangelo, dalla Bibbia. Il Signore ci parla sempre!
...

Oggi pomeriggio mi recherò a Santa Maria Maggiore per salutare la Salus Populi Romani e poi in Piazza di Spagna per rinnovare il tradizionale atto di omaggio e di preghiera ai piedi del monumento all’Immacolata. Sarà un pomeriggio tutto dedicato alla Madonna. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che esprime la devozione filialealla nostra Madre celeste. E non dimenticatevi: la salvezza è gratuita. Noi abbiamo ricevuto questa gratuità, questa grazia di Dio e dobbiamo darla; abbiamo ricevuto il dono e dobbiamo ridonarlo agli altri. Non dimenticare questo!

A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento con la guida della Vergine Maria. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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 Omaggio alla Statua dell'Immacolata 

Papa Francesco ha deciso di invertire la tradizionale agenda mariana dell’8 dicembre, mettendo prima la preghiera nella Basilica Santa Maria Maggiore per salutare la «Salus populi romani» (icona della Madonna) e poi l’atto di omaggio in piazza di Spagna.


Il Papa è arrivato in Piazza di Spagna in auto, tra due ali di folla. Migliaia le persone presenti, per un appuntamento divenuto consueto in particolare a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II. 
Tra loro anche il sindaco di Roma Ignazio Marino e un centinaio di disabili, con i quali il Pontefice si è soffermato al termine della cerimonia .




Papa Francesco ha letto una preghiera da lui scritta:

O Maria, Madre nostra, 
oggi il popolo di Dio in festa
ti venera Immacolata...


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lunedì 8 dicembre 2014

Preghiera di Papa Francesco all’Immacolata a Piazza di Spagna

 8 dicembre 2014 

Preghiera composta da Papa Francesco e recitata nel corso dell’Atto di venerazione all’Immacolata a Piazza di Spagna
O Maria, Madre nostra, 
oggi il popolo di Dio in festa
ti venera Immacolata, 
preservata da sempre dal contagio del peccato. Accogli l'omaggio che ti offro
a nome della Chiesa che è in Roma
e nel mondo intero. 
Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato
ci dà grande conforto. 
Sapere che su di te il male non ha potere, 
ci riempie di speranza e di fortezza
nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. 
Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, 
perché Gesù, prima di morire sulla croce, 
ci ha dato Te come Madre. 
Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell'Immacolata, 
chiamati a quella santità che in Te risplende
per grazia di Dio fin dall'inizio. 
Animati da questa speranza, 
noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie,
per questa Città, per il mondo intero. 
La potenza dell'amore di Dio, 
che ti ha preservata dal peccato originale, 
per tua intercessione liberi l'umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale, 
e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, i1 disegno di salvezza di Dio. 
Fa' che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull'orgoglio
e possiamo diventare misericordiosi
come è misericordioso il nostro Padre celeste. 
In questo tempo che ci conduce
alla festa del Natale di Gesù, 
insegnaci ad andare controcorrente: 
a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, 
a decentrarci da noi stessi, 
per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. 
O Madre nostra Immacolata, prega per noi!


"Parole in libertà per una Donna libera" di Mimì Caruso

Parole in libertà per una Donna libera
di Mimì Caruso

Oggi la Chiesa ricorda il dogma della Immacolata Concezione di Maria (proclamato l’8 dicembre 1854) ed invita tutti i credenti a meditare sulla “Piena di Grazia” e quindi anch’io sento il dovere di farlo… 
Le mie non sono autorevoli riflessioni di una teologa o biblista, ma solo semplici parole in libertà di una donna qualunque, con tanti dubbi, lacune ed incertezze, parole che mi piace condividere con chi vorrà leggerle, parole su una Donna veramente libera. 
Proprio così io sento Maria: Donna libera!
...

La sua umiltà ce la fa sentire vicina, non irraggiungibile, in Lei, creatura come noi, nelle varie circostanze non vediamo solo la mamma, ma anche la sorella, l’amica, il modello… Lei è sempre lì, disponibile, pronta ad accogliere, a comprendere ogni nostro dolore, ogni preoccupazione, ogni gioia, ogni speranza.. tutto sappiamo che può essere da Lei condiviso e questa consapevolezza ci fa sentire meno soli e può infonderci il coraggio di lottare, di andare avanti anche nei momenti più bui…

Con lo sguardo rivolto a Lei, Donna libera da ogni pregiudizio, da ogni paura, da ogni condizionamento, possiamo sentirci più forti e fiduciosi di poter realizzare, seguendo il suo esempio e accompagnati dal suo amorevole sguardo, il progetto che anche per noi il Signore ha da sempre pensato.

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domenica 7 dicembre 2014

Angelus del 7 dicembre 2014 - Testo e video


 

 7 dicembre 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! 

Questa domenica segna la seconda tappa del Tempo di Avvento, un tempo stupendo che risveglia in noi l’attesa del ritorno di Cristo e la memoria della sua venuta storica. La liturgia di oggi ci presenta un messaggio pieno di speranza. È l’invito del Signore espresso per bocca del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio» (40,1). Con queste parole si apre ilLibro della consolazione, nel quale il profeta rivolge al popolo in esilio l’annuncio gioioso della liberazione. Il tempo della tribolazione è terminato; il popolo di Israele può guardare con fiducia verso il futuro: lo attende finalmente il ritorno in patria. Per questo l’invito è a lasciarsi consolare dal Signore...









Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, lasciatevi consolare dal Signore! Capito? Lasciatevi consolare dal Signore! E non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci! E domani buona giornata dell’Immacolata. Che il Signore vi benedica.

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Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - II Domenica di Avvento /B




Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)





Preghiera dei Fedeli

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 2/2014-2015 (B) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: 
Mc 1,1-8





"Principio della Buona Notizia di Gesù Messia, Figlio di Dio".
L'evangelista Marco, all'inizio della sua opera, proclama che il gioioso annuncio di cui parla nella sua opera è l'Uomo Gesù Messia, Figlio di Dio. Nel titolo stesso egli specifica che questo sta come 'Principio/Archè', che non ha solamente il significato di inizio, di origine delle prime parole del suo Vangelo, bensì che in queste prime parole è contenuta la sintesi del messaggio che egli svilupperà nei capitoli seguenti. Come nel libro della Genesi (1,1), nel Vangelo di Luca (1,2) e in quello di Giovanni (1,1), anche nel Vangelo di Marco si comincia dal 'Principio' (Bereshit), cioè 'a fondamento' della fede, come fonte della conoscenza del Signore Gesù per la nostra vita di cristiani.
La "Notizia Gioiosa" è lo stesso "Gesù Messia, Figlio di Dio" e la sua opera di salvezza per l'uomo e per l'umanità intera. La signoria di Dio nel mondo è stabilita in Gesù, nella sua persona, nel suo messaggio e nella sua attività.
Il Battista, il precursore, "il più grande tra i nati di donna"(Lc 7,28), è presentato come un uomo inserito perfettamente nella tradizione profetica veterotestamentaria, quasi come un asociale, non integrato nella società del suo tempo, che vive nel deserto e si alimenta del cibo di cui si nutrono i nomadi che lo abitano: un uomo semplice, sobrio e forte della forza che gli viene dall'ascolto del suo Signore. Ma non è lui l'atteso, non è lui lo sposo che possiede l'autorità di 'sciogliere il legaccio dei sandali' (come prevedeva la legge del Levirato); non è lui il Logos/Parola. Giovanni è solo:
"Qol qorè bemidbar - Voce che grida nel deserto" (Is 40,3), egli è suono, eco, non Parola; egli è "l'amico dello sposo che lo ascolta e gioisce di gioia per la voce dello sposo"(Gv 3,29).
Il suo battesimo è solo "un battesimo di conversione (metànoia) per la remissione dei peccati", un cambiamento di mentalità che ci prepara all'incontro con Colui che farà di noi veri figli del Padre divenendo così fratelli suoi nell'immersione della nostra esistenza nella sua stessa Vita Divina.    


sabato 6 dicembre 2014

Prepararsi alla liturgia domenicale (II di Avvento) - "Un nuovo inizio" di Antonio Savone


Un nuovo inizio
Prepararsi alla liturgia domenicale 
(II di Avvento)

di Antonio Savone



In un clima di incertezza spesso attraversato da rassegnazione e da fuga – come forse poteva essere quello subito da Israele deportato a Babilonia –, in un contesto come il nostro in cui ci si ritrova incapaci di progettare visioni dal respiro ampio, l’Avvento viene a rimettere a tema la promessa di Dio. Un nuovo inizio è possibile. E non già perché magicamente le sorti si siano rovesciate ma perché Dio ridona fiducia ad un popolo che patisce la dispersione chiedendogli di attraversare il deserto forte della sua promessa, forte dell’esperienza di uno che ti ha parlato sul cuore. La sfida del deserto è permanente ed è trasversale ad ogni generazione di uomini e di credenti.
A quel popolo Dio ha poi fatto dono del Figlio il quale si inserisce nella vicenda umana dagli inizi, non con gesti di forza né con strategie politiche ma ponendosi al passo dell’uomo, quello più debole, umilmente.
Si ricomincia. Ma non a caso. Non facendo navigazione a vista e nemmeno nella convinzione che una strada vale l’altra, un modello vale l’altro. L’Avvento torna ogni anno proprio per ricordarci che se un nuovo inizio è possibile questo non può avvenire che da un vangelo, dalla lieta notizia di Gesù Cristo che conferisce rilevanza anche a un quotidiano che non porta i segni dell’evidenza manifesta e che, forse, porta addirittura tracce di contraddizione.
...

L’Avvento è proprio il tempo in cui siamo sollecitati a dilatare il desiderio, lo sguardo, il cuore per accogliere il modo nuovo in cui Dio ci visita. È necessario farci compagni di cammino di tutta quella folla che si recava verso il Battista. C’è un esodo da compiere, ognuno il suo. Tempo per preparare nuove vie, tempo per intravvedere nuovi percorsi persino in un deserto, come attesta Isaia. Tempo per mettersi sulla via di Dio che non è altro se non la via dell’uomo.

Convertirsi non è anzitutto un adempimento secondo il quale finalmente giunge un momento in cui ci si possa sentire a posto e garantiti. Convertirsi è lasciarsi continuamente immergere nelle intuizioni che lo Spirito va suscitando. E lo Spirito è sempre davanti a noi e perciò richiede la disponibilità a stare in cammino, a non sentirsi mai arrivati. Lo Spirito non è soltanto qualcosa che abbiamo ricevuto un giorno nel battesimo, è una realtà dentro la quale, per dirsi credenti, è necessario stare immersi. Guai a pensare la vita secondo la logica di raggiungimento di obiettivi: la realtà ci dice come siamo perennemente in ritardo sui ritmi che la vita detta.

Leggi tutto: Un nuovo inizio


Nuova tragedia nel Mediterraneo: 18 morti di freddo, di sete e di fame

Morti di freddo, di sete e di fame: 18 cadaveri, tra cui quelli di due donne e di una bambina di 5 anni, che viaggiavano ammassati con altri migranti sul gommone partito dalla Libia alla volta dell’Europa. Ad accoglierli sul molo di Porto Empedocle il prefetto di Agrigento Nicola Diomede, il questore Mario Finocchiaro e l'arcivescovo mons. Francesco Montenegro.
Il gommone era stracarico, come sempre; oltre ai 18 morti sono stati recuperati 76 migranti vivi. I superstiti sono stati trasbordati sul pattugliatore Orione e poi sulla nave Etna della Marina militare, insieme a altri 202 profughi salvati in due diverse operazioni. L’ennesima tragedia della migrazione arriva proprio nei giorni in cui la missione ‘Mare nostrum’ – formalmente chiusa il primo novembre, ma di fatto ancora in fase di transizione fino ai primi dell’anno prossimo – sta per cedere completamente il passo all’operazione internazionale Triton attivata sotto l’egida di Frontex.

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Mare Nostrum ha salvato migliaia di vite e questa nuova tragedia riaccende il dibattito sull’opportunità di chiudere l’operazione. La preoccupazione arriva in primo luogo dall’Onu, con il relatore speciale Francois Crepeau che – dopo aver lodato l’Italia per la risposta “audace e coraggiosa” data all’emergenza immigrazione – avverte: “l’operazione Triton di Frontex è una risposta necessaria ma insufficiente quando sono in gioco così tante vite umane. L’operazione della Ue si limiterà a difendere la frontiera marittima italiana. Senza un’operazione come Mare Nostrum c’è il timore che l’estate prossima migliaia di persone continueranno a morire”. E dunque, questa al conclusione, “l’Italia non può essere lasciata sola” nell’affrontare questa crisi umanitaria globale.

Un altro grido d’allarme arriva dalla stessa Unione Europea. E’ il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, che in mattinata ha incontrato Alfano, a sottolineare come la morte dei migranti “è un duro monito che molto ancora deve essere fatto. Dobbiamo dare risposte credibili in uno spirito di maggiore solidarietà e responsabilità”. Tra le priorità, secondo Avramopoulos, “gli Stati membri dovrebbero focalizzarsi sull’attuazione delle nuove regole del sistema di asilo comune”, trasformando “le buone intenzioni in azioni concrete”. Allo studio, ha detto, c’è “un progetto pilota per arrivare ad una condivisione più equa degli oneri e ad un numero credibile di ricollocamenti in tutta Europa”


Vedi anche alcuni dei nostri precedenti post:


AVVENTO/NATALE 2014 - Pagina Speciale di Quelli della Via



Pagina speciale di Quelli della Via in continuo aggiornamento


Rorate coeli

R. Dai cieli piova la rugiada
e dalle nubi il giusto.

[...] Consolati, consolati, popolo mio
verrà presto la tua salvezza.
Perché ti lasci consumare dalla tristezza?
Perché soffri ancora?
Non avere paura, io ti salverò,
perché io sono il Signore tuo Dio 
il Santo di Israele, tuo Redentore.

traduzione dal testo latino dell'inno di Avvento


Le levatrici d’Egitto/5 - La lealtà apre anche il cielo

Le levatrici d’Egitto/5
Riflessione sul libro dell'Esodo





La lealtà apre anche il cielo
di Luigino Bruni




"La cultura dell’incentivo sta diventando la nuova ideologia del nostro tempo, che dalle grandi imprese capitalistiche sta emigrando verso la sanità, la cultura, la scuola. Il principale limite e pericolo di questa cultura del lavoro è una visione impoverita dell’essere umano, pensato e descritto come un individuo che quando lavora è motivato unicamente da ricompense estrinseche e monetarie, qualcuno da cui puoi ottenere praticamente tutto e in tutti gli ambiti della vita se lo paghi adeguatamente.

Grazie a Dio, gli uomini e le donne sono molto più ricchi e belli di questa caricatura. Possiamo fare cose veramente grandi, ma vogliamo molto di più del denaro, perché le ‘monete’ più preziose sono quelle del riconoscimento, della stima, della gratitudine. Siamo capaci di dare il meglio di noi se e quando ci sentiamo stimati e riconosciuti, se siamo ‘visti’ e quindi ringraziati. La grande e vera questione al centro della cultura dell’incentivo è allora quella della libertà.
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La lealtà apre anche il cielo di Luigino Bruni


venerdì 5 dicembre 2014

"Semplicità del Natale" di Carlo Maria Martini



In questa prima settimana di Avvento durante la quale in molte famiglie si comincia ad allestire il presepio per prepararsi al Natale, pubblichiamo questa meditazione del cardinal Carlo Maria Martini, tratta dal libro:
Carlo Maria Martini – Pietro Messa, 
L'infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale.




"Semplicità del Natale" 
del cardinale Carlo Maria Martini



Il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono. E’ composto magari di molte figurine disparate, di di­versa grandezza e misura: ma l'essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Ma­ria e Giuseppe, con il bue e l'asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti dopo la sua nascita.

Come il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Ge­sù a Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompa­gnato dalla povertà e dalla gioia.

Non è facile spiegare razionalmen­te come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci.

Il mistero del Natale è certamente un mistero di povertà e di im­poverimento: Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi, per farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più poveri.

Tutto qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l'occhio della fede: la fede del bambino, a cui appartiene il Regno dei cieli. Come ha detto Gesù: «Se il tuo occhio è semplice anche il tuo corpo è tutto nella luce» (Mt6, 22).

La semplicità della fede illumina tutta la vita e ci fa accetta­re con docilità le grandi cose di Dio. La fede nasce dall'a­more, è la nuova capacità di sguardo che viene dal sentirsi molto amati da Dio.

Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell'evangeli­sta Giovanni nella sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l'esperienza di Maria e di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile». E tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per una gioia piena (cfr. 1 Gv l, 1- 3). Questa gioia non era solo dei contemporanei di Gesù, ma è anche nostra: anche oggi questo Verbo della vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e nell'eucaristia, in particolare nell' eucaristia di Natale, e ci riempie di gioia.

Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna.

Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come po­tremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra?

Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l'ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone.

Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di po­vertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte.
...



giovedì 4 dicembre 2014

«I santi della vita quotidiana» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
4 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.




Papa Francesco:
“cristiani non d'apparenza, ma saldi in Gesù”

Dalla «tentazione di tanta brava gente» a essere cristiana «solo di apparenza», con addosso «il trucco» che però si scioglie alla prima pioggia, ha messo in guardia Francesco nella messa celebrata giovedì mattina, 4 dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta. E ha rilanciato la testimonianza di tanti «cristiani di sostanza», che costruiscono la loro vita sulla «roccia di Gesù» e vivono la «santità nascosta», giorno per giorno.

Oggi in entrambe le letture — tratte dal libro di Isaia (26. 1-6) e dal Vangelo di Matteo (7, 21.24-27) — la Chiesa, ha fatto subito notare Francesco, «parla della fortezza di un cristiano e della debolezza; di roccia e di sabbia». Infatti «il cristiano è forte quando non solo dice di esserlo, ma quando fa la sua vita come cristiano, quando mette in pratica la dottrina cristiana, le parole di Dio, i comandamenti, le beatitudini». Il punto centrale è, difatti, «mettere in pratica».

Invece, ha rimarcato il Papa, «ci sono i cristiani di apparenza soltanto: persone che si truccano da cristiani e nel momento della prova hanno soltanto il trucco». E «noi sappiamo cosa succede a una donna truccata quando va per la strada e viene la pioggia e non ha l’ombrello: tutto viene giù, le apparenze finiscono per terra». Quella del trucco, del resto, «è una tentazione» ha riconosciuto Francesco. Così non basta dire «io sono cristiano, Signore» per esserlo veramente. È Gesù stesso a dire che non basta ripetere «Signore! Signore!» per entrare nel suo regno. Bisogna fare «la volontà del Padre» e mettere «in pratica la Parola». Ecco, dunque, la differenza tra «il cristiano di vita» e quello solo «di apparenza».

Del resto, ha spiegato il Pontefice, è chiaro come «ci vuole il Signore». Anzitutto, «un cristiano di vita è fondato sulla roccia». Del resto Paolo lo dice chiaramente quando «parla dell’acqua che usciva dalla roccia nel deserto: la roccia era Cristo, la roccia è Cristo». Quindi l’unica cosa che conta è «soltanto essere fondato sulla persona di Gesù, sul seguire Gesù, per la strada di Gesù». Francesco ha confidato di aver incontrato «tante volte gente non cattiva, gente buona, ma che è vittima di questa mania della “cristianità delle apparenze”». Gente che dice di se stessa «io sono di una famiglia molto cattolica; io sono membro di quella associazione e anche benefattore di quell’altra». Ma, secondo il Papa, la vera domanda da porre a queste persone è: «dimmi, la tua vita è fondata su Gesù? La tua speranza dov’è? Su quella roccia o su queste appartenenze?».

Ecco l’importanza di «essere fondato sulla roccia». Del resto «abbiamo visto tanti cristiani delle apparenze che crollano alle prime tentazioni, cioè alla pioggia». E infatti «quando i fiumi straripano, quando i venti soffiano — le tentazioni e le prove della vita — un cristiano dell’apparenza cade, perché non c’è sostanza lì, non c’è roccia, non c’è Cristo». Dall’altra parte, invece, ci sono i «tanti santi che abbiamo nel popolo di Dio — non necessariamente canonizzati, ma santi! — tanti uomini e donne che portano la loro vita in Cristo, che mettono in pratica i comandamenti, mettono in pratica l’amore di Gesù. Tanti!».

E il Papa ha voluto ricordare la loro testimonianza. «Pensiamo — ha detto — ai più piccoli; agli ammalati che offrono le loro sofferenze per la Chiesa, per gli altri». E, ancora, «pensiamo a tanti anziani soli che pregano e offrono. Pensiamo a tante mamme e padri di famiglia che portano avanti con tanta fatica la loro famiglia, l’educazione dei figli, il lavoro quotidiano, i problemi, ma sempre con la speranza in Gesù» e «che non si pavoneggiano, ma fanno quello che possono».

Davvero, ha ribadito Francesco, «ci sono santi della vita quotidiana». 
...


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 3 dicembre 2014 - foto, testo e video


 3 dicembre 2014 

L’udienza di mercoledì 3 dicembre, sotto la pioggia come quella di mercoledì scorso, ha avuto un prologo in Auletta Paolo VI, dove alle nove il Papa ha incontrato i partecipanti alla sessione conclusiva del terzo Summit cristiano-musulmano, iniziato il 2 dicembre in Vaticano. Come di consueto nei giorni di pioggia, Papa Francesco ha poi salutato i disabili e gli ammalati in Aula Paolo VI, recitando l’Ave Maria insieme a loro. 
Papa Francesco è arrivato in piazza san Pietro a piedi fino all’Arco delle Campane, dove è salito sulla “papamobile” alle 9.40 circa per il tradizionale giro della piazza con il “bagno di folla” acclamato a gran voce dai fedeli accarezzando e baciando i tanti bambini che gli venivano porti.
 



Ai piedi del sagrato, anche alcuni uomini e donne della Lega Antivivisezione, con cani al seguito e pettorine arancioni con la scritta: “Diritti animali”.


Udienza tutta dedicata a ripercorrere le tappe del viaggio in Turchia, all’inizio della quale il Papa ha ringraziato i 10mila fedeli presenti in piazza nonostante la pioggia.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno. 
Ma, non sembra tanto buona la giornata, è un po’ bruttina… Ma voi siete coraggiosi e a brutta giornata buona faccia, e andiamo avanti! Questa udienza si svolge in due posti diversi, come facciamo quando piove: qui in piazza e poi ci sono gli ammalati in Aula Paolo VI. Io li ho già incontrati, li ho salutati, e loro seguono l’udienza tramite il maxischermo, perché sono malati e non possono venire sotto la pioggia. Li salutiamo di qua con un applauso.

Oggi voglio condividere con voi alcune cose del mio pellegrinaggio che ho compiuto in Turchia da venerdì scorso a domenica. Come avevo chiesto di prepararlo e accompagnarlo con la preghiera, ora vi invito a rendere grazie al Signore per la sua realizzazione e perché possano scaturire frutti di dialogo sia nei nostri rapporti con i fratelli ortodossi, sia in quelli con i musulmani, sia nel cammino verso la pace tra i popoli...

Guarda il video della catechesi

Saluti:

...

Rivolgo un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria di San Francesco Saverio, Patrono delle Missioni. Cari giovani... il suo vigore spirituale vi stimoli a prendere sul serio la fede nella vostra vita; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione apostolica ricordi a voi, cari sposi novelli, la necessità della reciproca donazione nel rapporto coniugale. Che Dio benedica tutti!

Guarda il video integrale


mercoledì 3 dicembre 2014

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 5


 30 novembre 2014 

Alle 18.40 circa è atterrato all'Aeroporto romano di Ciampino l'airbus dell'Alitalia che ha riportato, dalla Turchia, Papa Francesco che era partito venerdì scorso, verso le 9 del mattino, per un pellegrinaggio che è durato poco più di 58 ore. 
Il Papa in questi giorni ha visitato prima Ankara e poi Istanbul. Numerose sono stati gli incontri del Papa: con le autorità turche, con diverse comunità cattoliche di diverso rito, con esponenti musulmani ed ebrei e, soprattutto, con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I con il quale ha firmato una Dichiarazione congiunta (la seconda dopo la prima firmata in Terra Santa lo scorso mese di maggio). L'ultimo incontro, prima di partire, con giovani di un Oratorio salesiano di Istanbul, tra i quali c'erano rifugiati, sfollati e profughi siriani e iracheni, e, fuori programma, la visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli, Mesrob Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale armeno "San Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti. 
Sull'aereo Papa Francesco ha saluto personalmente tutti i giornalisti e poi ha animato una conferenza stampa che è durata 45 minuti circa. Tanti gli argomenti affrontati...

(Padre Lombardi)
Allora, Santità, grazie mille per essere con noi, grazie mille per questo saluto così cordiale e amichevole che Lei ha voluto fare proprio per tutti, per ognuno di noi. Adesso passiamo alla seconda parte, culturale, quella con le domande. Abbiamo alcune persone che si sono messe in lista e al primo posto noi mettiamo le due colleghe turche, che sono naturalmente interessate, perché le domande noi ci aspettiamo che siano sul viaggio. E’ un viaggio in cui ha fatto tantissime cose, quindi possiamo approfondire molti aspetti...


ascolta l'audio della conferenza stampa