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mercoledì 3 dicembre 2014

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 4


 30 novembre 

Terzo e ultimo giorno di viaggio per Papa Francesco in Turchia. Una visita già considerata storica.
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La terza ed ultima giornata del Papa in Turchia si è aperta con la celebrazione della Messa in privato, nella Rappresentanza pontificia a Istanbul. Dopo la Messa, prima di recarsi al Patriarcato ortodosso Papa Francesco ha incontrato, nella Rappresentanza Pontificia a Istanbul, il Gran rabbino del Paese, Isak Haleva. Haleva, gran rabbino di Turchia dal dicembre 2002, aveva già incontrato Papa Benedetto XVI, sempre a Istanbul, il 30 novembre del 2006. La comunità ebraica in Turchia, la seconda numericamente in un Paese islamico dopo l'Iran, consiste oggi di 25 mila persone, presenti essenzialmente a Istanbul ma anche a Smirne. L'incontro del Papa con il gran rabbino Haleva è durato 15 minuti circa. Si è trattato di un "dialogo cordialissimo in spagnolo", ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Dopo questo incontro Papa Francesco si è recato nella Chiesa di San Giorgio del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli dove è stato accolto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I che lo ha accompagnato all'interno del tempio per la Divina liturgia nella Festa di Sant'Andrea apostolo.

Sotto le volte della cattedrale di San Giorgio, nella sede del Patriarcato di Costantinopoli, la divina Liturgia celebrata per la festa patronale di Sant’Andrea trasmette per osmosi la bellezza dei misteri della fede cristiana con le sue forme di sempre: preghiere e litanie cantate anche dal coro venuto dall’America, luci e candele, incenso e segni della croce. Parole e silenzi. Ma oggi, al Fanar, a riempire i cuori di stupore sono state soprattutto le parole di carità fraterna che il Papa e il Patriarca si sono rivolti davanti all’assemblea. Come presagio di una comunione piena tra cattolici e ortodossi che i due vescovi pastori, successori di San Pietro e di suo fratello Andrea, anticipano come precursori, mostrando al Popolo di Dio la via da seguire, passo dopo passo.

Santissimo ed amatissimo Fratello in Cristo, vescovo della Antica Roma, Signor Francesco. Rendiamo gloria e lode al nostro Dio Trino, che ci ha resi degni della ineffabile gioia dell’appropriato onore della presenza di persona di Vostra Santità quest’anno per la festività della santa memoria del fondatore della nostra Chiesa, grazie alla sua predicazione, San Andrea Apostolo, il Primo Chiamato. Ringraziamo dal cuore Vostra Santità per l’onoratissimo dono della Vostra benedetta presenza in mezzo a noi, con il Vostro venerabile Seguito. Con profondo amore e grande onore Vi abbracciamo, rivolgendo a Voi il bacio di pace e di amore...

Santità, carissimo fratello Bartolomeo, molte volte, come arcivescovo di Buenos Aires, ho partecipato alla Divina Liturgia delle comunità ortodosse presenti in quella città, ma trovarmi oggi in questa Chiesa Patriarcale di San Giorgio per la celebrazione del santo Apostolo Andrea, primo dei chiamati e fratello di san Pietro, patrono del Patriarcato Ecumenico, è davvero una grazia singolare che il Signore mi dona.
Incontrarci, guardare il volto l’uno dell’altro, scambiare l’abbraccio di pace, pregare l’uno per l’altro sono dimensioni essenziali di quel cammino verso il ristabilimento della piena comunione alla quale tendiamo. Tutto ciò precede e accompagna costantemente quell’altra dimensione essenziale di tale cammino che è il dialogo teologico. Un autentico dialogo è sempre un incontro tra persone con un nome, un volto, una storia, e non soltanto un confronto di idee...

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Al termine della sacra liturgia il Papa e il Patriarca hanno raggiunto il secondo piano del palazzo patriarcale per la Benedizione ecumenica a cui è seguita, nella Sala del trono, la lettura e la firma della "Dichiarazione Congiunta".


Alle 11.20, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, da un balcone del Patriarcato hanno impartito la Benedizione Ecumenica. Prima il Papa in latino e poi Bartolomeo in greco.

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Dopo il pranzo con il Patriarca Bartolomeo nel Patriarcato, Papa Francesco alle ore 16, preso congedo dalla Residenza Pontificia prima di raggiungere l’aeroporto di Istanbul per rientrare a Roma, ha salutato un gruppo di ragazzi e giovani dell’Oratorio della Comunità salesiana cui è affidata la Cattedrale latina, rifugiati dalla Turchia, dalla Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. L'incontro si è tenuto presso la Cattedrale latina cattolica.

Cari ragazzi e giovani,
ho molto desiderato questo incontro con voi. Avrei voluto incontrare anche altri rifugiati, ma non è stato possibile fare altrimenti. Voi provenite dalla Turchia, dalla Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Voi siete qui in rappresentanza di centinaia di vostri coetanei, molti dei quali profughi e sfollati, quotidianamente assistiti dai Salesiani. Voglio manifestarvi la mia partecipazione alla vostra sofferenza e spero che questa mia visita, con la grazia del Signore, possa donarvi un po’ di consolazione nella vostra difficile situazione. Essa è la triste conseguenza di conflitti esasperati e della guerra, che è sempre un male e non rappresenta mai la soluzione dei problemi, ma anzi ne crea altri...

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Papa Francesco oggi, prima del suo rientro in Vaticano, ha potuto realizzare il suo desiderio: far visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli, Mesrob Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale armeno "San Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti. Il Patriarca, perché colpito da Alzheimer da quasi 6 anni, non ha riconosciuto il Papa. Secondo fonti vicine all'organizzazione del viaggio Papa Francesco ha pregato a lungo con i parenti del Patriarca e poi ha ripreso la parte finale del suo programma.
All’aeroporto internazionale "Atatürk" di Istanbul, con il saluto delle Autorità civili e militari, del Patriarca Ecumenico e dei membri della Conferenza Episcopale Turca, il Santo Padre Francesco si è congedato dalla Turchia ed è salito a bordo dell’aereo - un A320 dell’Alitalia - che è decollato alle ore 17 alla volta di Roma.
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martedì 2 dicembre 2014

«Il mistero di Gesù» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
2 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Papa Francesco:
“umili e miti per conoscere Dio”

La grandezza del mistero di Gesù si può conoscere solo umiliandosi e abbassandosi come ha fatto lui, che è arrivato al punto di essere «emarginato» e non si è certo presentato come un «generale o un governatore». Gli stessi teologi, se non fanno «teologia in ginocchio», rischiano di dire «tante cose» ma di non capire «niente». Essere umili e miti, dunque, è il suggerimento proposto da Francesco, martedì mattina, 2 dicembre, nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

«I testi liturgici che ci offre oggi la Chiesa — ha fatto subito notare il Pontefice — ci avvicinano al mistero di Gesù, al mistero della sua persona». E infatti, ha spiegato, il passo liturgico del Vangelo di Luca (10, 21-24) «dice che Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e lodò il Padre». Del resto, «questa è la vita interiore di Gesù: il suo rapporto col Padre, rapporto di lode, nello Spirito, proprio lo Spirito Santo che unisce quel rapporto». E questo è «il mistero dell’interiorità di Gesù, quello che lui sentiva».


Gesù infatti — ha proseguito Francesco — «dichiara che chi vede lui, vede il Padre». Dice precisamente: «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». E «nessuno sa chi è il Figlio, se non il Padre. E nessuno sa chi è il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

...


Perciò «soltanto quelli che hanno il cuore come i piccoli sono capaci di ricevere questa rivelazione». Soltanto «il cuore umile, mite, che sente il bisogno di pregare, di aprirsi a Dio, si sente povero». In una parola, «soltanto quello che va avanti con la prima beatitudine: i poveri di spirito».

Certo, ha riconosciuto il Papa, «tanti possono conoscere la scienza, la teologia pure». Ma «se non fanno questa teologia in ginocchio, cioè umilmente, come i piccoli, non capiranno nulla». Magari «ci diranno tante cose, ma non capiranno nulla». Poiché «soltanto questa povertà è capace di ricevere la rivelazione che il Padre dà tramite Gesù, attraverso Gesù». E «Gesù viene non come un capitano, un generale di esercito, un governante potente», ma «viene come un germoglio», secondo l’immagine della prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia (11, 1-10): «In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse». Dunque, «lui è un germoglio, è umile, è mite, ed è venuto per gli umili, per i miti, a portare la salvezza agli ammalati, ai poveri, agli oppressi, come lui stesso dice nel quarto capitolo di Luca, quando è alla sinagoga di Nazareth». E Gesù è venuto proprio «per gli emarginati: lui si emargina, non ritiene un valore innegoziabile essere uguale a Dio». Infatti, ha ricordato il Pontefice, «umiliò se stesso, si annientò». Egli «si è emarginato, si è umiliato» per «darci il mistero del Padre e il suo proprio».
...

«Fuori da questa cornice — ha ribadito il Papa — non si può capire il mistero di Gesù, non si può capire questa unzione dello Spirito Santo che lo fa gioire, come avevamo sentito nel Vangelo, nella lode del Padre, e che lo porta ad evangelizzare i poveri, gli emarginati».

In questa prospettiva, nel tempo di Avvento, Francesco ha invitato a pregare per chiedere la grazia «al Signore di avvicinarci più, più, più al suo mistero, e di farlo sulla strada che lui vuole che noi facciamo: la strada dell’umiltà, la strada della mitezza, la strada della povertà, la strada di sentirci peccatori» Perché è così, ha concluso, che «lui viene a salvarci, a liberarci».


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 3



 29 novembre 2014 

Saluti, strette di mano, foto di gruppo. Ad accogliere il Papa nel giardino della Rappresentanza Pontificia di Istanbul, c’era un gruppo di circa 50 esponenti delle comunità cattoliche locali (latina, armena, sira e caldea) guidati dai rispettivi ordinari. 
A porgere i saluti a nome di tutti è stato il Presidente della Conferenza Episcopale turca, monsignor Ruggero Franceschini. 
Qui il Papa si è fermato a pranzo per poi celebrare questo pomeriggio la Messa nella cattedrale di Santo Spirito. 

A metà pomeriggio, papa Francesco ha presieduto la Santa Messa nella cattedrale latina dello Spirito Santo di Istanbul, alla presenza di vescovi e patriarchi cattolici ed ortodossi – tra cui il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo - e di alcuni esponenti delle confessioni evangeliche.
Il Patriarca Bartolomeo è arrivato alle Cattedrale cattolica dello Spirito Santo alle ore 14.45 circa, poco prima dell'inizio della Santa Messa presieduta da Papa Francesco. Prima il Patriarca aveva incontrato i giornalisti per una dichiarazione di gratitudine verso il Santo Padre. Al tempo stesso, Bartolomeo, che ha definito la visita "un evento storico", ha ringraziato il lavoro dei giornalisti insistendo anche sulla rilevanza del dialogo ecumenico.






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Santo Padre,
Grazie per aver riservato questo tempo di preghiera e di incontro ai vostri figli cattolici nel corso del vostro breve e intenso viaggio sulle strade dell’unità, in questa Basilica Cattedrale dello Spirito Santo che non arriva oggi a contenere tutti quelli che lo avrebbero desiderato.



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Come ultima tappa del secondo giorno del suo viaggio in Turchia il Papa ha raggiunto il Phanar di Instanbul, sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, qui nella chiesa patriarcale di San Giorgio ha presieduto la preghiera ecumenica con Bartolomeo I.



Santità, glorificando il Dio Trino più che Buono, accogliamo Voi ed il Vostro venerabile Seguito, in questo luogo sacro, qui dove è la Cattedra dei vescovi di questa storica Chiesa martire, incaricata dalla Divina Provvidenza del ministero di alta responsabilità di Primo Trono delle Santissime Chiese Ortodosse Locali. Vi accogliamo con gioia, onore e riconoscenza, poiché avete avuto la bontà di portare i Vostri passi dalla Antica alla Nuova Roma, gettando un ponte simbolico, con questo Vostro gesto, tra l’Occidente e l’Oriente, Voi latore di amore del Protocorifeo verso il suo proprio fratello, il Primo Chiamato...

Santità, Fratello carissimo, la sera porta sempre con sé un sentimento misto di gratitudine per il giorno vissuto e di trepidante affidamento di fronte alla notte che scende. Questa sera il mio animo è colmo di gratitudine a Dio, che mi concede di trovarmi qui a pregare insieme con Vostra Santità e con questa Chiesa sorella, al termine di una intensa giornata di visita apostolica; e al tempo stesso il mio animo è in attesa del giorno che liturgicamente abbiamo iniziato: la festa di sant’Andrea Apostolo, che di questa Chiesa è il Fondatore e il Patrono...
Al termine  ha aggiunto: 
"E vi chiedo un favore: di benedire me e la Chiesa di Roma".
Leggi il testo integrale della Preghiera Ecumenica di Papa Francesco  nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio

Dopo aver rivolto queste parole al Patriarca ecumenico, Francesco ha chinato il capo e Bartolomeo I lo ha baciato sulla testa e abbracciato con grande spontaneità e fraternità.

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Al Phanar, sede del Patriarcato ecumenico a Istanbul, a seguire un incontro privato al termine del quale papa Francesco dona al patriarca Bartolomeo un mosaico tratto dall'immagine del Cristo raffigurato nella nicchia della Confessioni di San Pietro, cioè della sua tomba, dove sono custoditi i Sacri Pallii, sotto l'altare papale della basilica di San Pietro.
Il mosaico viene attribuito originariamente al IX secolo e a questo periodo sono riconducibili alcune parti, ad esempio il volto, mentre altre parti risultano modificate successivamente. E' certamente, questa immagine, un elemento figurativo della Basilica Costantiniana rimasto ancora nel suo originario luogo. Si tratta del Cristo benedicente e docente, mentre porge il libro del Vangelo aperto alle parole: "EGO SUM VIA VERITAS ET VITA QUI CREDIT IN ME VIVET". L'opera, di cm 60x40, è stata realizzata dai mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano da settembre a novembre 2014 con smalti policromi e tessere dorate, applicati con stucco oleoso su di una base metallica. Lo stucco ha la stessa formula di quello utilizzato nei secoli scorsi per applicare i mosaici nella Basilica di San Pietro. Nella realizzazione dell'opera è stata impiegata la tecnica tradizionale del mosaico tagliato.
Al Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico, invece, il Papa dona due fogli riprodotti in facsimile appartenenti al manoscritto Barberiniano greco 372 della Biblioteca Apostolica Vaticana. 
L'originale, in pergamena, composto da 273 fogli, è databile al 1060 circa e contiene il Salterio, oltre ad alcune letture liturgiche tratte dall'evangeliario, odi dell'Antico e del Novo Testamento, e testi di poesia aggiunti in seguito.

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 2


 29 novembre 2014 

9.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto Esemboğa di Ankara
10.30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul

È la giornata del dialogo e della festa per la piccola comunità cattolica di Turchia. 
All’arrivo di papa Francesco a Istanbul viene accolto all’aeroporto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, dal Governatore di Istanbul e da numerose autorità del Paese.

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Oltre tre minuti in preghiera con le mani giunte insieme al Gran Muftì nella moschea Sultan Ahmet, nota anche come la “Moschea Blu”. 
Papa Francesco rende così omaggio al mondo musulmano. Appena atterrato ad Istanbul, si è recato subito alla Moschea invertendo il programma e posticipando la visita al museo di Santa Sofia (per evitare la coincidenza con l'ora della preghiera)
Il Papa è stato accolto dal Gran Muftì e da un Imam, prima di entrare insieme, attraverso il grande portico, all’interno della Moschea per la visita. Prima di entrare, il Papa e tutto il seguito si sono levati le scarpe. 
Poi il Gran Muftì ha accompagnato il Papa in visita alla moschea. Il Papa ha ascoltato con interesse le parole del gran Muftì, alzando spesso gli occhi al cielo per seguire quanto gli veniva spiegato. 
Poi il papa e il Grand Muftì si sono messi davanti al Miḥrab. E’ una sorta di abside che, in una moschea o dovunque si voglia pregare, indica la qibla, ovvero l‘esatta direzione di Mecca in quanto città ospitante la Kaʿba. E qui dopo che il seguito si è posto in semicerchio, il Papa e il Grand muftì si sono fermati in un momento di raccoglimento: il Papa con le mani giunte, il Gran Muftì con le mani rivolte al cielo. Tre minuti intensi di preghiera al termine dei quali, il Papa è uscito.

“Dobbiamo adorare Dio”. Per ben due volte Papa Francesco ha ripetuto questa frase al Gran Muftì nella “Moschea Blu” di Istanbul. A dare i particolari della visita ai giornalisti è stato padre Federico lombardi, direttore della sala stampa vaticana. In moschea il gran Muftì ha spiegato al Papa alcuni versetti del Corano, poi sono fermati davanti al Mirhab e lì il Gran Muftì ha spiegato alcuni passaggi del Corano e in particolare da dove viene la parola Mirhab e ha parlato tra l’altro di Zaccaria, di Giovanni, di Elisabetta e di Maria. Poi c’è stato questo momento di silenzio che padre Federico Lombardi ha definito di “adorazione silenziosa”. Il Papa infatti per ben due volte in moschea ha detto al Muftì: “dobbiamo adorare Dio”. E poi sotto la cupola ha insistito: “non solo dobbiamo solo lodare e glorificare Dio, ma dobbiamo adorarlo”. “E’ stato - ha detto Lombardi - un bel momento di dialogo interreligioso”. Davanti al Mirhab, il Muftì ha citato uno dei versetti del Corano nei quali si parla di Dio come Dio dell’amore e della giustizia e il muftì, rivolgendosi al Papa, ha detto: “su quello sicuramente siamo d’accordo”.

“Quam dilecta tabernacula tua Domine (Psalmus 83). Contemplando la bellezza e l’armonia di questo luogo sacro, la mia anima si eleva all’Onnipotente, fonte ed origine di ogni bellezza, e chiedo all’Altissimo di guidare sempre i cuori dell’umanità sulla via della verità, della bontà e della pace”. È la dedica che Papa Francesco ha lasciato questa mattina al termine della sua visita al museo di Santa Sofia (Hagia Sofia). Hagia Sofia, un tempo basilica dedicata alla Divina Sapienza, fu fatta costruire da Costantino su un sito occupato da templi pagani nel 360. Dal 1935 è un museo per volontà di Ataturk, padre della Turchia laica.

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lunedì 1 dicembre 2014

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 1


 Venerdì, 28 novembre 2014 

Alle ore 9.05, da una pista dell'Aeroporto Internazionale di Roma "Leonardo da Vinci" è iniziato, a bordo di un airbus dell'Alitalia, il pellegrinaggio apostolico che porta Papa Francesco alla capitale della Turchia, Ankara.




13.00 Arrivo all’Aeroporto Esemboğa di Ankara

Accoglienza ufficiale 




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Visita al Mausoleo di Atatürk
Un invito alla Turchia perché il Paese sia luogo di incontro e di dialogo. Lo ha rivolto Papa Francesco nel Libro d’oro degli ospiti al mausoleo di Ataturk. La visita al mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Turchia moderna, è stata la prima tappa di questo viaggio di Papa Francesco in Turchia. 
Oltre ad essere un mausoleo, l’imponente edificio è anche un museo, con molti oggetti risalenti prima e durante l’epoca della fondazione della repubblica. Si trova nella capitale turca Ankara, nel quartiere di Anýttepe. È un importante luogo turistico e politico dove si svolgono cerimonie. Di norma, i capi di stato durante la loro visita si recano per porre omaggio a Mustafa Kemal.
“Formulo i voti più sinceri - ha scritto Papa Francesco - perché la Turchia, ponte naturale tra due Continenti, sia non soltanto un crocevia di cammini, ma anche un luogo di incontro, di dialogo e di convivenza serena tra gli uomini e donne di buona volontà di ogni cultura, etnia e religione”. 
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Palazzo Presidenziale 
Cerimonia di benvenuto 
Visita di cortesia al Presidente della Repubblica 
Incontro con Autorità
Udienza con il Primo Ministro

Papa Francesco è stato accolto con tutti gli onori nel Palazzo Presidenziale, “Ak Saray” (Palazzo Bianco), il nuovo complesso inaugurato due mesi fa dal neo presidente Erdogan e che sostituisce lo storico Palazzo di Çankaya. La struttura è stata oggetto di forti polemiche. Sorge su una collina fuori Ankara in una zona boschiva e gli edifici coprono 150mila metri quadri e comprendono 1.000 stanze, di cui un Ufficio Ovale per il Presidente ed una moschea che può contenere 5mila fedeli. 
Il Presidente della Repubblica Erdogan ha accolto il Papa, scortato da un Reggimento di cavalleria, all’ingresso del nuovo Palazzo Presidenziale; e qui hanno ascoltato gli Inni. Dopo la presentazione delle due Delegazioni, il Presidente ha accompagnato il Papa nella sala per un incontro privato.

Leggi il testo integrale del discorso di Papa Francesco

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Visita al Presidente degli Affari Religiosi al Diyanet

Il secondo importante appuntamento della giornata di Papa Francesco nella capitale turca avviene nel pomeriggio alla «Diyanet», il Dipartimento per gli Affari Religiosi, la più alta autorità religiosa islamica del paese, che si trova in una grande moschea di nuova costruzione alla periferia di Ankara.
Bergoglio viene ricevuto dal presidente della Dyanet, Mehmet Görmez. 
Nel suo discorso di saluto, il leader islamico gli dice: «Coloro che si comportano in modo contrario al messaggio di pace dell'Islam, coloro che diffondono violenza e brutalità seguendo una via errata, non importa con quale nome si identificano, sono ribelli a Dio». Görmez ha criticato Israele per il trattamento del popolo palestinese, e i media che «spargono messaggi su scenari di violenza» fomentando «l'odio contro i musulmani». «Rifiutiamo ogni genere di violenza - conclude - e cerchiamo di costruire il nostro futuro comune».

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Omelia di P. Gregorio Battaglia (video)


Omelia di P. Gregorio Battaglia
I Domenica di Avvento / B
30.11.2014


Fraternità Carmelitana
di Pozzo di Pozzo di Gotto



In questa prima domenica di Avvento la prima lettura è presa dal profeta Isaia e nel riascoltare le parole di questo profeta è come se risentissi la voce che si alza da tutta la creazione... da ogni creatura umana sale un grido, perché c'è dolore dovunque; c'è dolore da noi con la crisi che coinvolge sempre più persone che scivolano nella miseria, nella povertà, ma c'è dolore, profondo dolore nell'Africa... nell'India, Cina... , Afganistan, Iraq, Siria, Messico... un dolore che porta ad innalzare questo grido, un grido che forse non è fatto di parole, ma comunque vuole svegliare questo Dio che ci ha plasmato... è la nostra storia umana questo grande dolore e da questo dolore un grido: "se tu squarciassi i cieli e scendessi" e questo ci viene ripetuto nella notte del Natale. E' vero, Dio squarcia i cieli, Dio scende in mezzo a noi in Gesù, nell'uomo Gesù di Nazareth...
... La speranza si apre lì dove c'è qualcuno che è capace di un gesto di fraternità, un gesto di amore... e la storia può ripartire lì dove c'è un cristiano che sa porre questi piccoli segni in obbedienza a Lui, Lui la luce, Lui la forza, Lui quello che ci dà un'orientamento... 
Il Signore ci conceda di poter continuare a sperare, a soffrire e ad amare in Lui, per Lui e con Lui!

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"La materia prima fa la differenza. Anche nella Chiesa" di don Cristiano Mauri


"La materia prima fa la differenza. 
Anche nella Chiesa"
di 
don Cristiano Mauri



Di fragile materia ci hanno fatto. Polvere e soffio. Fango e alito.

Uno sbuffo d’aria, un raggio di sole, l’artiglio del gelo. 
Una parola tagliente, un tocco bruciante, uno sguardo obliquo bastano a scombinarci. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde.

Chi delira negando l’evidenza e chi accampa una pretesa di consistenza, ma come la crosta del primo inverno. Così poco è il peso che la rompe.

Chi si danna a maledire il Cielo e chi grida a un Destino capriccioso, ma come lo scoppio di un fuoco artificiale. Un attimo misura il suo durare.

Di fragile materia ci hanno fatto, così che il gusto dolce del Buono, il suono discreto del Vero, la luce delicata del Bello, in noi potessero lasciare il loro segno.

E lo splendore caldo dell’Amore riuscisse a ferirci.

Polvere e soffio. Fango e alito. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde. Così non si può che essere raccolti, da un Altro.

E non c’è destino altrettanto bello di questo.

Partissimo sempre, tutti e ciascuno, da questa verità nel pensare e nell’edificare la Chiesa. Tenessimo sempre stretta la consapevolezza profonda di essere fatti della stessa identica pasta del mondo mentre ci muoviamo in esso.

Non correremmo il rischio di una Chiesa coi muri alzati, troppo preoccupata di tracciare un confine di distinzione con la realtà, quasi questa fosse una sorta di zona contaminata da purificare.
...

Una Chiesa nuda, debole, povera. Come il Suo Re.

Una Chiesa umana, dall’inconfondibile sapore divino.