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giovedì 16 aprile 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI LEONE XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun 15/04/2026 Gli incontri del pomeriggio: «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!» - «Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle»



VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE

13-23 APRILE 2026


Mercoledì 15 aprile 2026

YAOUNDÉ

15:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO
16:20 VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale
17:05 INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale
17:45 VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA
18:25 INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN nella sede della Conferenza Episcopale


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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di mercoledì pomeriggio

 «Il mondo ha sete di pace, basta guerre!»

Nel Palazzo presidenziale di Yaoundè, Leone XIV incontra le autorità, i rappresentanti della società civile e il Corpo diplomatico. Nel suo primo discorso ricorda le sfide complesse a cui il Paese è chiamato e rilancia il tema della pace che, non è uno slogan, e “va incarnata in uno stile personale e istituzionale che ripudi ogni forma di violenza”. Guarda poi alle donne come “artefici di pace” e ai giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”


Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace.

Papa Leone si presenta così al Camerun, seconda tappa in Africa del suo terzo viaggio apostolico. In poche parole segna la direzione della sua permanenza nel Paese e lo fa parlando ad un’assemblea che prima lo accoglie con grida di gioia e poi è attenta ad ascoltare il suo discorso, il primo da quando ha toccato il suolo camerunense. Nel Palazzo presidenziale di Yaondè, abbellito di fiori gialli e bianchi, i colori del Vaticano, e davanti ad autorità, rappresentanti della società civile e del Corpo diplomatico, il Pontefice in francese ringrazia per l’accoglienza calorosa di questa “Africa in miniatura”, così viene definito il Camerun, “per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni”.

Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Una cultura di pace

Pace, giustizia, bene comune, la coesione nazionale, la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, il ruolo delle donne e la speranza rappresentata dai giovani ma anche le tradizioni religiose, veri e propri argini per prevenire la radicalizzazione e promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

L'assemblea composta da autorità, corpo diplomatico e rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Sono molti i temi che il Papa tocca nel suo discorso preceduto da quello del presidente del Camerun Paul Biya, con il quale ha avuto poco prima un colloquio privato. Il capo di Stato si sofferma sul messaggio di speranza e di pace di Leone XIV, terzo Pontefice a visitare il Paese. Per Biya, il mondo di oggi è scosso da crisi e conflitti che generano miseria, angoscia, difficoltà economiche, il dialogo pertanto deve sostituire la voce delle armi, le risorse destinate alla guerra dovrebbero essere destinate al benessere dei popoli. Il presidente, che ricorda come il Camerun sia noto per la sua tolleranza religiosa, ringrazia poi la Chiesa cattolica per il contributo al Paese soprattutto in materia di sanità e istruzione e auspica che si rafforzi la relazione tra loro.

Fame e sete di giustizia

“La mia visita – afferma Papa Leone - esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune”. Ricorda poi il dilagare della rassegnazione e del senso di impotenza che blocca qualsiasi spinta al rinnovamento.

Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo.

Papa Leone pronuncia il suo discorso (@Vatican Media)

Cosa resta da fare?

Esprimendo poi la volontà di rafforzare i legami tra la Santa Sede e il Camerun, “fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa”, il Pontefice ricorda le precedenti visite dei Papi: Giovanni Paolo II, “messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa”, e Benedetto XVI che allora sottolineò "l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti”.

So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

La pace è uno stile che rifiuta la violenza

Il Papa richiama poi un passaggio del De civitate Dei di Sant’Agostino riguardo al servizio di chi ha un incarico. “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone fa riferimento alle “prove complesse” a cui il Camerun è sottoposto, con le tensioni e le violenze che hanno percorso alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord.

“Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche - spiega il Papa - ci sono volti, storie, speranze ferite”. Per questo il suo messaggio all’umanità è legato al rifiuto della violenza e della guerra, “per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”.

Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza.

In ascolto di Papa Leone (@Vatican Media)

Il grido: “Pace!”

Le parole di Leone si fanno via via più solenni. La parola “pace”, dono di Dio, diventa un richiamo, un grido, una responsabilità per chi governa.

Ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!». Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.

La società civile e la pace sociale

Lo sguardo del Papa si allarga agli incarichi dei politici, alla capacità di governare che “significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini”, “ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”. In questa prospettiva “la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale”, perché capace di sostenere, intervenire e spegnere le tensioni ma soprattutto è in grado di formare le coscienze, promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze.

È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale.

Le donne, artefici di pace

“Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne”: afferma il Pontefice che conosce la discriminazione che subiscono, ma pur essendo vittime di pregiudizi e violenze, “restano instancabili artefici di pace”. Per loro chiede un pieno riconoscimento.

Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Il rispetto dei diritti umani

Altro punto focale del discorso del Vescovo di Roma è “la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto”. Per questo invita a “un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità” ricordando che la stabilità nasce da istituzioni giuste e credibili che non devono mai essere fattore di divisione.

La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

Spezzare le catene della corruzione

Testimonianza e vita per chi ha un ruolo di governo sono fondamentali per il Papa e si intrecciano con la “collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri” e con una condotta di vita integra.

Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Per Leone XIV il Camerun ha le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e procedere verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale - spiega - trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”.

In abiti tradizionali tanti rappresentanti della società civile (@Vatican Media)

Profeti di pace

Sui giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, il Papa invita ad investire nella loro istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità perché “è l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta”. È anche la strada per contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, “che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”. La spiritualità dei ragazzi – dice – è un’energia “che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori”.

Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.

Infine il Pontefice ricorda l’impegno della Chiesa cattolica in Camerun, sul fronte educativo, sanitario e caritativo, che intende continuare “senza distinzioni”, collaborando con tutte “le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione”.
(fonte: Vatican News, articolo di Benedetta Capelli 15/04/2026)

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“Siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle”

E aggiunge: “Nella grande famiglia di Dio nessuno è mai uno straniero”. La visita all'orfanotrofio di Ngul Zamba di Yaoundé


Dopo aver incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Camerun, papa Leone XIV arriva all’orfanotrofio Ngul Zamba di Yaoundé accolto da un vociare contento di bambini. Sorrisi, abbracci, canti di gioia: sono i bambini ospiti dell’orfanotrofio, volti segnati dal dolore che però oggi gioiscono per la venuta del loro Pastore. L'orfanotrofio Ngul Zamba è il cuore dell'impegno sociale delle Figlie di Maria. Da 40 anni, operativo, pronto ad accogliere, con vitto e dell’alloggio, i tanti bambini poveri o abbandonati: a loro offre un’educazione integrale, una struttura sanitaria e, soprattutto, il calore di un focolare cristiano.

Papa Leone XIV viene accolto dalla Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria che lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio. Il papa ascolta, divertito, i vari canti di benvenuto. Applaude soddisfatto, sorride anche lui, rispondendo così ai tanti sorrisi dei bambini: colpiscono i colori, variopinti, presenti nella sala.

Solo dopo le note, arriva il momento delle parole della Superiora Generale che - dopo aver ricordato brevemente la storia delle Religiose Figlie di Maria di Yaoundé, congregazione diocesana fondata nel 1926 su iniziativa di monsignor François-Xavier Vogt e di monsignor René Marie Graffin, pionieri della Chiesa cattolica in Camerun - ringrazia il pontefice della sua venuta: “La sua presenza tra noi corona e consacra il nostro secolo di servizio missionario in otto diocesi in Camerun e in Ciad”. Parla del loro carisma che è “Sulle orme di Cristo, al servizio del povero e del piccolo”. E poi si sofferma, in particolare, sull’orfanotrofio “Ngul Zamba” che tradotto in italiano vuol dire “Forza di Dio”. Un nome, un programma.

Segue, allora, un altro canto che diviene preghiera: “Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto”. E’ un versetto del salmo 27 quello che viene recitato. E, poi, un coro si estende in tutta la sala, commuove tutti. Commuove il pontefice. “Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi”, così cantano i bambini attorno al loro “padre”, “il Santo Padre”.

Poi, due toccanti testimonianze, semplici ma che colpiscono il cuore: quella di un operatore e di un’operatrice. Sono Panthaléon Patrice Etogo, insegnante, e Christine Awulbe, una cuoca dell’orfanotrofio. Panthaléon Patrice Etogo, oggi insegna qui, nell’orfanotrofio, ma un tempo era un alunno in questa casa. Il ringraziamento a tutto ciò che hanno operato in lui, le Figlie di Maria di Yaoundé. Alla fine, il suo presente da insegnante: l’impegno a promuovere una “educazione per tutti”, senza esclusione alcuna. La signora Awulbe, invece, si sofferma sull’importanza che ha avuto per tutto il centro, suor Marie Bernard Ekoumou Obe, Figlia di Maria di Yaoundé e fondatrice del Centro Comunitario, deceduta nel 2016: figura- simbolo per tutti, amata e ricordata sempre per il suo impegno con i bambini orfani.

Ed ecco, le parole del papa che conosce bene e che apprezza il grande lavoro delle religiose che con amore custodiscono questa casa in cui il Signore “vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo nome”. Si tratta di una vera “famiglia” - così la definisce papa Leone XIV - in cui vi sono “fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia”. Lo sguardo del pontefice, allora, si amplia: parla di un “mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo”. Ed è allora che “questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere” precisa il pontefice.

Il papa si rivolge ai tanti bambini ospiti della struttura: vite segnate da “prove difficili” (così le definisce papa Leone XIV) perché alcuni “hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza”. Ma queste ferite richiamano comunque - per il papa - “a un futuro più grande”: “Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo”. E alla conclusione, il pensiero corre a tutti gli operatori della struttura: “Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai”.

Al papa viene donato, infine, un cuore di legno, intarsiato. E' il cuore dei bambini che viene donato al pontefice. E il pontefice dona una statua di san Giuseppe che tiene in braccio il Bambino Gesù benedicente: in questo piccolo ma grande dono, lo specchio di tutta quella segnata infanzia dei bambini del mondo e tutta la paterna attenzione per loro espressa dal Vangelo e dalla Chiesa.

Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la benedizione, papa Leone XIV si trasferirà in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.
(fonte: ACI Stampa, articolo di Marco Mancini e Antonio Tarallo 15/04/2026)


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Testi e video integrali

Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
CERIMONIA DI BENVENUTO

Al Suo arrivo, all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, il Santo Padre è accolto dal Primo Ministro del Camerun, S.E. il Signor Joseph Dion Ngute. Due bambini porgono un omaggio floreale al Pontefice.
Dopo l’esecuzione degli Inni, l’Onore alle Bandiere e il passaggio della Guardia d’Onore, ha luogo la presentazione delle rispettive Delegazioni.



Al termine della cerimonia, il Santo Padre si trasferisce in auto al Palazzo Presidenziale per la Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, S.E. il Signor Paul Biya.


VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo Presidenziale

Al Palazzo Presidenziale, il Papa è accolto dal Direttore del Gabinetto / Ministro Segretario Generale della Presidenza, che lo accompagna al Bureau du Président, dove lo attendono il Presidente della Repubblica e la consorte.
Ha poi luogo un incontro privato, seguito dallo scambio dei doni.




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INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo Presidenziale

Alle ore 17.05 locali, ha luogo l’Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale.
Dopo le parole del Presidente della Repubblica, il Santo Padre pronuncia il Suo discorso.



Pubblichiamo di seguito le parole che Leone XIV rivolge ai presenti:


Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

Ringrazio di cuore per la calorosa accoglienza riservatami e per le parole di benvenuto che mi sono state rivolte. È con profonda gioia che mi trovo in Camerun, spesso definito «Africa in miniatura» per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni. Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.

Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo. Intendo inoltre manifestare la volontà di rafforzare i legami di cooperazione tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa.

Il Camerun conserva nella memoria le visite dei miei Predecessori: quella di San Giovanni Paolo II, messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa, e quella di Benedetto XVI, che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti. So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?

Sant’Agostino, milleseicento anni fa, scriveva parole di grande attualità: «Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano infatti nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere, non nell’orgoglio dell’imporsi, ma nella compassione del premunire» (De civitate Dei, XIX, 14). In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia.

Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!» (Discorso in presenza dei capi religiosi in occasione dell’Incontro Mondiale per la Pace, 28 ottobre 2025). Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte.

La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. Papa Francesco ha indicato la necessità di superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli» (Discorso ai partecipanti al 3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, 5 novembre 2016).

In questo cambio di approccio, la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale. Sono loro i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale. La loro vicinanza al territorio permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravvedere risposte adeguate. La società civile contribuisce inoltre a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze. In questo modo, è al suo interno che si prepara un futuro meno esposto all’incertezza. Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.

Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.

A ben vedere, fratelli e sorelle, le alte cariche che ricoprite esigono una duplice testimonianza. La prima testimonianza si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri; la seconda testimonianza si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita (cfr Discorso ai Prefetti della Repubblica Italiana, 16 febbraio 2026). Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.

Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento. Come dicevo, i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico.

Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco. La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza.

Che Dio benedica il Camerun, sostenga i suoi dirigenti, ispiri la società civile, illumini il lavoro del Corpo diplomatico e conceda a tutto il popolo camerunese – cristiani e non cristiani, responsabili politici e cittadini – di accogliere il Regno di Dio, costruendo insieme un futuro di giustizia e di pace.


Al termine dell’incontro, alle ore 17.35 locali, si trasferisce in auto all’Orfanotrofio Ngul Zamba. 

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VISITA ALL’ORFANOTROFIO NGUL ZAMBA

Alle ore 17:45 locali, il Papa arriva all’Orfanotrofio Ngul Zamba, dove viene accolto dalla responsabile della struttura, la Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Maria.

La Superiora lo accompagna nella sala principale, dove sono presenti i bambini e gli operatori dell’orfanotrofio.
Dopo il canto di benvenuto, seguono le parole della Superiora Generale, la testimonianza di tre bambini, un canto eseguito dai bambini e le testimonianze di un operatore e di un’operatrice.

Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa rivolge ai presenti nel corso della Visita all’ Orfanotrofio:




Cari bambini, cari amici,

sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia.

In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere.

Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.

Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli (cfr Mt 25,40). La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa.

Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del suo Figlio Gesù.


Al termine della visita, dopo la recita del Padre Nostro e la Benedizione, il Santo Padre si trasferisce in auto alla sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun per l’incontro privato con i Vescovi del Camerun per poi raggiungere la Nunziatura Apostolica.

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INCONTRO PRIVATO CON I VESCOVI DEL CAMERUN 

All’ingresso principale della Conferenza episcopale nazionale (Cenc), il Pontefice è stato accolto dall’arcivescovo presidente, Andrew Nkea Fuanya, ordinario di Bamenda che lo ha accompagnato nella sala dove erano riuniti i presuli del Paese insieme con gli emeriti.


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Vedi anche il post precedente: