VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
13-23 APRILE 2026
Giovedì 16 aprile 2026
BAMENDA – YAOUNDÉ
15:15 SANTA MESSA all’Aeroporto Internazionale di Bamenda
17:25 Partenza dall’Aeroporto di Bamenda per Yaoundé
18:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
17:25 Partenza dall’Aeroporto di Bamenda per Yaoundé
18:20 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di giovedì pomeriggio
Il Papa chiama il Camerun al coraggio della pace
È il momento di ricostruire
Nel cuore ferito del Camerun, durante la Messa celebrata a Bamenda, Papa Leone XIV ha pronunciato un’omelia che è insieme denuncia e speranza, realismo e visione. Davanti a una popolazione segnata da violenze, povertà e divisioni, il Pontefice ha scelto parole dirette, senza retorica: un invito urgente a cambiare rotta.
Il Papa si definisce innanzitutto “pellegrino di pace e di unità”, sottolineando di voler condividere “il cammino, le fatiche e le speranze” della gente.
Non è una visita formale, ma una presenza che si fa vicinanza concreta, dentro una realtà che – ammette – “spezza il cuore” per le sofferenze diffuse.
Al centro dell’omelia emerge un appello forte, quasi pressante: “È il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese… oggi e non domani”.
Parole che non lasciano spazio a rinvii. La pace, per Leone XIV, non può essere rimandata né delegata: è una responsabilità immediata, che chiama tutti in causa.
Il Papa insiste su un’immagine potente: quella di un mosaico da ricomporre. Il Camerun, con le sue diversità culturali e linguistiche, non è un puzzle destinato a frantumarsi, ma una ricchezza da rimettere insieme:
“ricostruire… comporre nuovamente il mosaico dell’unità”, valorizzando differenze e risorse.
Ma il realismo del Pontefice emerge quando elenca senza filtri le ferite del Paese: povertà diffusa, crisi alimentare, corruzione e fragilità delle istituzioni. Tutti elementi che, osserva, “prosciugano le speranze” di pace e riconciliazione.
Non solo problemi interni. Leone XIV denuncia anche dinamiche esterne che aggravano la situazione:
“coloro che… mettono le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”.
È un passaggio netto, che amplia lo sguardo oltre i confini nazionali e chiama in causa responsabilità globali.
Eppure, nonostante tutto, il Papa non cede al pessimismo. Il cuore del suo messaggio resta il coraggio: quello di riconoscere il male, denunciarlo e non abituarsi ad esso. In una terra dove la violenza rischia di diventare normalità, il richiamo è a non lasciarsi paralizzare dall’impotenza.
La Messa di Bamenda diventa così molto più di una celebrazione religiosa: è un atto pubblico di responsabilità morale. Un invito a scegliere la pace come costruzione quotidiana, fatta di giustizia, riconciliazione e verità.
In un contesto segnato dal conflitto tra comunità e dalla sfiducia reciproca, Leone XIV non propone soluzioni tecniche, ma indica una direzione chiara: ricostruire l’unità partendo dalle coscienze.
Perché, come lascia intendere tra le righe della sua omelia, la pace non nasce dai trattati, ma da una decisione collettiva di cambiare. E quel momento, dice il Papa, è adesso.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 16/04/2026)
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Papa Leone XIV, le sfide del Camerun
tra dialogo, inculturazione e futuro dei giovani
Un incontro fuori del programma ufficiale per Papa Leone XIV questa sera che al rientro da Bamenda in in Nunziatura, ha incontrato un gruppo di 12 rappresentanti di alcune comunità islamiche camerunensi, alcuni dei quali erano stati ricevuti a Roma dal Papa nel dicembre scorso. Con loro e con le rispettive comunità sono attivi progetti di cooperazione e giustizia sociale con la Chiesa, per il sostegno alle parti più povere della popolazione del Paese.
Come riporta la Sala Stampa della Santa Sede, "il Papa ha salutato ciascuno individualmente e ha ascoltato le parole di benvenuto e ringraziamento rivoltegli dai presenti, particolarmente per il lavoro comune con la Chiesa, per la visita del Papa e per le sue parole sul dialogo e la pace pronunciate oggi a Bamenda.
Il Santo Padre ha poi rivolto ai rappresentanti musulmani alcune parole, esprimendo la sua felicità di vivere l’incontro con loro, e la gratitudine per essere stato accolto con tanta gioia da tutti in Camerun, cristiani, cattolici e non cattolici, musulmani, persone di religioni tradizionali, tutti che celebravano questo dono condiviso.
Il Papa ha citato anche le critiche e le divisioni che a volte si insinuano tra le fedi e le religioni, che rendono ancora più grave la responsabilità che deriva dall’incontro, per tutti: quella di “continuare a comunicare il desiderio di tutti di trovare la pace, non una pace di indifferenza, non una pace che toglie la ricchezza delle differenze, ma una pace che nasce quando riconosciamo che tutti siamo fratelli e sorelle, tutti creature di Uno solo, tutti chiamati a rispettare la dignità di tutti”. In Camerun, ha spiegato il Papa, c’è una grande possibilità di realizzare questo sogno, come un desiderio che si fa impegno.
Papa Leone ha incoraggiato i presenti a continuare in questo bellissimo cammino, a portare lo stesso messaggio, lo stesso sogno, ad altri, musulmani, e a tutti coloro che non capiscono, ma possono imparare a vedere la bellezza della fraternità, portando grande beneficio a tutto il Camerun".
E anche ieri incontro privato con il Papa con i vescovi del Paese, questa volta seguendo il programma. "Il Papa - fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede- ha sottolineato il grande valore della comunione, dono da far proprio nella Chiesa e condividere in un mondo diviso, lacerato da conflitti e polarizzazioni, e quello della vita spirituale dei pastori, che li rende autentici testimoni; e ha citato la benedizione che proviene dalle tante vocazioni in Camerun, e la sfida che ne deriva, di formare i giovani con responsabilità, a livello spirituale, intellettuale, emotivo, preti la cui unica autorità sia il servizio, sul modello della Lavanda dei piedi compiuta da Gesù e ripetuta il Giovedì Santo.
In risposta alle domande di alcuni dei vescovi presenti, Papa Leone ha trattato vari temi di grande attualità per il Paese.
È tornato sul valore dell’unità della Chiesa, e della comunione tra fratelli vescovi nella Conferenza Episcopale, per testimoniare e promuovere la pace in maniera efficace in quelle parti del Camerun segnate dal conflitto; ha affrontato la sfida dell’evangelizzazione, in Camerun e in ogni terra, indipendentemente dal tempo trascorso dal primo annuncio, perché il Vangelo non è mai annunciato una volta per tutte; ha parlato del rapporto con l’Islam, e del dialogo con i musulmani nel Nord del Paese, riconoscendo la complessità della questione e raccomandando di capire quello che avviene a livello demografico, culturale, di comprendere i musulmani, diversi fra loro come lo sono i cristiani, per parlare con loro, dove è possibile instaurare un dialogo, e per parlare con il proprio popolo e prepararlo; ha parlato di come coniugare l’unità dottrinale della Chiesa con la grande ricchezza culturale e spirituale di certe terre, sottolineando l’importanza di un’inculturazione che non cambi la dottrina della Chiesa, né snaturi il Vangelo, e il ruolo della liturgia in questo senso, e ha citato l’approccio della Chiesa alla poligamia, un approccio pastorale, senza cambiare gli insegnamenti della Chiesa sul matrimonio; infine il Papa ha parlato dei giovani, dei tanti che dopo gli studi, alla ricerca di un lavoro sono costretti all’emigrazione, una sfida universale, ben al di là delle possibilità di risposta di una diocesi, o di un’intera conferenza episcopale, resa ancora più grave dall’impiego dell’intelligenza artificiale e dal traffico di esseri umani, a cui però tante realtà diverse, dalle organizzazioni internazionali, al mondo della cultura, dell’economia, si stanno sforzando di trovare una risposta, e ha citato il ruolo di raccordo in questo senso del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale. “È una questione di giustizia!” ha concluso".
(fonte: ACI Stampa, articolo Marco Mancini 16/04/2026)
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Testi e video integrali
SANTA MESSA all’Aeroporto Internazionale di Bamenda
Lasciato l’Arcivescovado, il Santo Padre si è trasferito all’Aeroporto di Bamenda per la celebrazione della Santa Messa per la pace e la giustizia.
Al suo arrivo, alle ore 14.45 locali, il Papa ha effettuato un giro in papamobile tra i fedeli.
Dopo i riti di introduzione e la liturgia della Parola, Leone XIV ha pronunciato la Sua omelia.
Al termine della Santa Messa, l’Arcivescovo di Bamenda, S.E. Mons. Andrew Nkea Fuanya, ha rivolto al Santo Padre alcune parole di ringraziamento.
Il Papa è rientrato in sagrestia e successivamente, alle ore 17.30, dopo essersi congedato da alcune autorità locali, riparte alla volta di Yaoundé, dove è atterrato alle ore 18:05 circa, per poi fare ritorno in Nunziatura.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Leone XIV ha pronunciato nel corso della Celebrazione:
Omelia
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
come pellegrino di pace e di unità, vengo in mezzo a voi e vi esprimo la gioia di trovarmi qui a visitare la vostra regione e soprattutto a condividere il vostro cammino, le vostre fatiche, le vostre speranze.
Le manifestazioni festose che accompagnano le vostre liturgie e la gioia che sgorga dalla preghiera che elevate a Dio sono il segno del vostro abbandono fiducioso in Lui, della vostra incrollabile speranza, del vostro aggrapparvi, con tutte le forze, all’amore del Padre che si fa vicino e guarda con compassione le sofferenze dei suoi figli. Nel Salmo che abbiamo pregato insieme, viene cantata questa fiducia in Lui che oggi siamo chiamati a rinnovare: «Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti» (Sal 34,19).
Fratelli e sorelle, tanti sono i motivi e le situazioni che spezzano il cuore e ci gettano nell’afflizione. Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione, infatti, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra: le numerose forme di povertà, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani. E alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo.
Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia. Eppure, questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione.
È vero, quando una situazione si è consolidata da tempo, il rischio è quello della rassegnazione e dell’impotenza, perché non ci aspettiamo alcuna novità; eppure, la Parola del Signore apre spazi di nuovi e genera trasformazione e guarigione, perché è capace di mettere il cuore in movimento, di mettere in crisi l’andamento normale delle cose a cui facilmente rischiamo di abituarci, di renderci protagonisti attivi del cambiamento. Ricordiamoci questo: Dio è novità, Dio crea cose nuove, Dio ci rende persone coraggiose che, sfidando il male, costruiscono il bene.
Lo vediamo nella testimonianza degli Apostoli, così come abbiamo ascoltato nella Prima Lettura: mentre le autorità del sinedrio interrogano gli Apostoli, li rimproverano e li minacciano perché essi stanno annunciando pubblicamente il Cristo, essi rispondono: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce» (At 5,29-30).
Il coraggio degli Apostoli si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo è il primo passo per cambiare le cose. Obbedire a Dio, infatti, non è un atto di sottomissione che ci opprime o annulla la nostra libertà; al contrario, l’obbedienza a Dio ci rende liberi, perché significa affidare la nostra vita a Lui e lasciare che sia la sua Parola a ispirare il nostro modo di pensare e di agire. Così, come abbiamo ascoltato dal Vangelo, che ci riporta l’ultima parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo, «chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti» (Gv 3,31). Chi obbedisce a Dio prima che agli uomini e al modo di pensare umano e terreno, ritrova la propria libertà interiore, riesce a scoprire il valore del bene e a non rassegnarsi al male, riscopre la via della vita, diventa costruttore di pace e di fraternità.
Fratelli e sorelle, la consolazione per i cuori spezzati e la speranza nel cambiamento della società sono possibili se ci affidiamo a Dio e alla sua Parola. Il richiamo dell’Apostolo Pietro, però, dobbiamo sempre conservarlo nel cuore e riportarlo alla nostra memoria: obbedire a Dio, non agli uomini. Obbedire a Lui, perché Lui solo è Dio. E questo ci invita a promuovere l’inculturazione del Vangelo e a vigilare con attenzione, anche sulla nostra religiosità, per non cadere nell’inganno di seguire quei percorsi che mescolano la fede cattolica con altre credenze e tradizioni di tipo esoterico o gnostico, che in realtà hanno spesso delle finalità politiche ed economiche. Solo Dio libera, solo la sua Parola apre sentieri di libertà, solo il suo Spirito ci rende persone nuove che possono cambiare questo Paese.
Vi accompagno con la mia preghiera costante e benedico in particolare la Chiesa qui presente: tanti sacerdoti, missionari, religiosi e laici che lavorano per essere fonte di consolazione e di speranza. Vi incoraggio a continuare su questa strada e vi affido all’intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.
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PARTENZA dall’Aeroporto di Bamenda per Yaoundé
ARRIVO all’Aeroporto di Yaoundé-Nsimalen
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