VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
13-23 APRILE 2026
Venerdì 17 aprile 2026
DOUALA – YAOUNDÉ
14:10 Partenza dall’Aeroporto di Douala per Yaoundé
15:15 Arrivo all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
17:30 INCONTRO CON IL MONDO UNIVERSITARIO all’Università Cattolica dell’Africa Centrale
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Leone XIV pellegrino nel Continente africano - Camerun
Gli incontri di venerdì pomeriggio
Papa Leone XIV: «I cristiani, i giovani cattolici africani,
non devono avere paura delle “cose nuove”»
E ai giovani universitari raccomanda di non seguire la tendenza migratoria: servite il vostro Paese e volgete a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui
Papa Leone XIV all'Università Centrale dell'Africa | Credit Vatican Media
Un'università in cammino e festante, così si potrebbe definire l'istituzione cattolica accademica dell'Africa centrale (Ucac), che è la tappa finale del penultimo giorno di papa Leone XIV in Camerun. Un'istituzione che coinvolge ben sei Paesi dell'area geografica come: il Camerun, la Repubblica centrafricana, il Congo-Brazzaville, il Gabon, la Guinea Equatoriale e il Ciad. Fondata dall'Associazione delle conferenze episcopali della regione dell'Africa centrale a seguito di un accordo firmato nel 1989 tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, l'università cattolica copre vari campi del sapere: teologia, filosofia, scienze politiche e giuridiche, scienze sociali e management. L'università ora conta più di 2000 studenti. Inoltre, a celebrare questa tanto attesa visita c'è stata anche nel cuore del campus l'inaugurazione di una piazza intitolata al vescovo d'Ippona, sant'Agostino, così caro al pontefice. E si sta già pensando alla costruzione di un ospedale universitario dedicato al papà: questo diventerà il Centro Universitario Cattolico Leone XIV.
All'arrivo di papa Leone XIV, canti di gioia, di tripudio: sembra un tifo da stadio quello che i giovani universitari africani destinano al pontefice. Un tripudio che scoppia nel momento in cui papa Leone XIV si trova nel campus vero e proprio: dietro a lui una grande statua, simbolo dell'Africa. Cori, tanti cori, e balli: il ritmo è coinvolgente. Molti giovani indossano le t-shirt color giallo, color verde, i colori del Camerun. Il pontefice entra in un padigilione che dà sul verde che circonda l'università.
A prendere la parola, per primo, il magnifico rettore, Thomas Bienvenu Tchoungui, che ha destinato al pontefice le canoniche parole di benvenuto, in francese, esprimendo la sua personale “gioia immensa e profonda gratitudine” per questa visita. Con orgoglio dichiara che "nonostante la diffusa disoccupazione. Più del 75% dei nostri studenti accede a un lavoro qualificato, e più di 40000 alunni ricoprono incarichi di grande responsabilità nei Governi, nelle imprese e nelle istituzioni, in Africa e in tutto il mondo". E a papa Leone XIV tiene a precisare: "È la sua università. Lei quindi qui è a casa sua". Oltre alle due iniziative promosse dall'università - la piazza e l'ospedale - il rettore tiene a ricordare il prossimo congresso internazionale di maggio 2026 su “La sapienza agostiniana di fronte alle poste in gioco e alle sfide delle Scienze e della Teologia in Africa e nel mondo oggi”.
Le testimonianze, poi, di tre persone: l'abate Louis-Claude Mbarga, rettore magnifico INUCAST e coordinatore della PUICC (la Piattaforma delle Università e degli Istituti Cattolici del Camerun) e due rappresentanti per gli studenti. L'abate espone i vari insegnamenti dell'università con dovizie di numeri e di temi. Ma, le testimonianze più toccanti, rimangono quelle dei due rappresentanti degli studenti. Il primo rappresentante degli studenti, in inglese: "Ci permettiamo anche di affidarle le nostre speranze. Molti studenti talentuosi si trovano ad affrontare grandi difficoltà finanziarie. Auspichiamo un maggiore sostegno ai sistemi di borse di studio, affinché la mancanza di mezzi non sia mai un ostacolo alla vocazione intellettuale e professionale". Il secondo, in francese, invece, pone delle domande a papa Leone XIV: "Come affrontare le nuove sfide della criminalità informatica? L'influenza dei social network? La tentazione dell'isolamento? La perdita della fede alimentata dalla globalizzazione e dall'avanzare della secolarizzazione, che non risparmia più l'Africa? Che cosa fare per resistere alla tentazione migratoria, per andare a cercare un futuro migliore altrove? Sono tutte domande che animano i giovani di oggi".
E nel suo discorso, il pontefice sembra rispondere ai quesiti di tanti giovani. Comincia con il sottolineare quanto le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, possono divenire “vere e proprie comunità di vita e di ricerca”, che introducono “studenti e docenti a una fraternità nel sapere”. E' l'esperienza comunitaria che sottolinea il pontefice: “Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un'autentica cultura dell'incontro”. Grazie al sapere, che vuol dire soprattutto dialogo è possibile togliere di mezzo l'individualismo, l'apparenza e l'ipocrisia: “L'Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione” sottolinea papa Leone XIV. E' la ricerca comune della verità ciò che ricorda papa Leone XIV: è questo che fa importante un ateneo. E ricorda il testo della poesia-preghiera “La luce gentile” di John Henry Newman. La fede, allora, riesce ad "illuminare" lo sguardo della scienza: "Questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande".
Lo sguardo del pontefice poi si concentra sull'Africa che “può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un'umanità che fatica a sperare”. E aggiunge: "Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. E oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all'interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei diversi contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale". E sottolinea quanto “la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, è il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società”. Ed è sempre nella “coscienza che si elabora il discernimento morale, con il quale liberiamo liberamente quel che è vero e onesto” continua il pontefice.
I giovani, altro tema, inevitabile, del discorso pronunciato davanti agli universitari africani: “I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove””. Questo passaggio ricorda assai Leone XIII, il pontefice, appunto, della Rerum Novarum . E poi, un invito ai giovani africani a diventare pionieri di “un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall'affannosa ricerca di materie prime e terre rare”.
Il presente, poi. Anzi, quasi il prossimo futuro. Un riferimento all'intelligenza artificiale, la sfida dei giorni prossimi: “Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale” ribadisce il pontefice. E mette in guardia da facili incomprensioni del nuovo strumento digitale: “Quando la simulazione diventa norma, l'umana capacità di discernimento si atrofizza ei nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale”. Da ciò l'invito alle università cattoliche a doversi "assumere una responsabilità di primo piano. Non si limita, infatti, a conoscenze conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci d discernimento e cuori disposti all'amore e al servizio".
Una delle tante problematiche che il Camerun presenta è quella della “comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore”. Ma il pontefice invita invece a “rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui”. E' questa la ragione d'essere della nascita di un'Università africana di riferimento come quella a cui il pontefice, oggi, fa visita. Un ultimo pensiero, un ultimo invito, alla fine, ai giovani universitari: “Siate sempre ben consapevoli del fatto che, insieme alla trasmissione del sapere e all'abilitazione delle competenze professionali, questa Università mira a contribuire alla formazione integrale della persona umana”. E, l'ultimo riferimento a una virtù, fondamentale nel mondo accademico, l'umiltà: “Qualunque sia il nostro ruolo e la nostra età, dobbiamo sempre ricordare che siamo tutti discepoli, cioè c ompagni di studio con un unico Maestro, che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita”.
Le autorità competenti locali confermano la presenza di circa 8.000 persone. Così una nota della Sala Stampa vaticana.
(fonte: ACI Stampa, articolo di M arco Mancini e Antonio Tarallo 17/04/2026)
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Testi e video integrali
Partenza dall’Aeroporto di Douala per Yaoundé
Al termine della visita privata, il Santo Padre si è recato in auto all’Aeroporto internazionale di Douala e, dopo essersi congedato da alcune Autorità locali, è ripartito alle ore 14:19 alla volta di Yaoundé.
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ARRIVO all’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen
L’atterraggio all’aeroporto di Yaoundé è avvenuto alle ore 14:56 locali.
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INCONTRO CON IL MONDO UNIVERSITARIO all’Università Cattolica dell’Africa Centrale
Al suo arrivo a Yaoundé, il Santo Padre si è recato all’Università cattolica dell’Africa centrale per l’Incontro con il mondo universitario.
Prima di giungervi, tuttavia, c'è tempo per un pit-stop: l'inaugurazione di una statua dedicata a sant'Agostino.
Giunto nel cortile del Campus universitario, il Papa è stato accolto dal Magnifico Rettore, Thomas Bienvenu Tchoungui.
Dopo il canto di benvenuto, il saluto del Magnifico Rettore e alcune testimonianze, alternate a intermezzi musicali, Leone XIV ha pronunciato il Suo discorso.
Al termine dell’incontro, dopo la benedizione e il canto finale, il Santo Padre ha fatto ritorno alla Nunziatura Apostolica, dove ha cenato in forma privata.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Signor Gran Cancelliere,
cari fratelli nell’Episcopato,
Signor Rettore,
illustri membri del corpo docente,
cari studenti,
distinte Autorità,
Signore e Signori!
È per me una grande gioia rivolgermi a voi in questa Università Cattolica dell’Africa Centrale, luogo di eccellenza per la ricerca, la trasmissione del sapere e la formazione di tanti giovani. Esprimo la mia gratitudine alle Autorità accademiche per la loro calorosa accoglienza e per il loro costante impegno al servizio dell’educazione. È motivo di speranza che questa istituzione, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, sia un faro al servizio della Chiesa e dell’Africa, nella sua ricerca della verità e nella promozione della giustizia e della solidarietà.
Oggi più che mai è necessario che le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere, «per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un’autentica cultura dell’incontro, una cultura anzi, possiamo ben dire, dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, grazie al reciproco scambio dei propri rispettivi doni nello spazio di luce dischiuso dall’amore di Dio per tutte le sue creature. Come ha sottolineato Papa Benedetto XVI, la verità è “logos” che crea “dia-logos” e quindi comunicazione e comunione»(Francesco, Cost. ap. Veritatis gaudium, 4b).
Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verità. Ancora oggi, docenti e studenti sono chiamati a proporsi come fine e, al tempo stesso, come stile di vita, la ricerca comune della verità, poiché, come ha scritto San John Henry Newman, «tutti i principi veri traboccano di Dio, tutti i fenomeni conducono a Lui» (S. J.H. Newman, L’idée d’université, Genève 2007, 97).
D’altra parte, quella che Newman chiamava “luce gentile”, ossia «la luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza»(Francesco, Lett. enc. Lumen fidei, 34).
Carissimi, l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. E oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale.
La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità. In questo senso, il motto della vostra Università: «Al servizio della verità e della giustizia», vi ricorda che la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, è il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società. Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia.
È infatti nella coscienza che si elabora il discernimento morale, con il quale liberamente cerchiamo quel che è vero e onesto. Quando la coscienza ha cura di essere illuminata e retta, diventa fonte di un agire coerente, orientato verso il bene, la giustizia e la pace.
Nelle società contemporanee, e quindi anche in Camerun, si osserva una erosionedei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili. Questa dinamica si spiega in parte con i mutamenti sociali, i vincoli economici e le dinamiche politiche che influenzano i comportamenti individuali e collettivi. I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”. In particolare, la vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.
Ciò vale tanto più in rapporto alla diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, che organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale. Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. «Geme e soffre» (cfr Rm 8,22) come ognuno di noi.
Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale. Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità.
È proprio in quest’ambito che l’Università cattolica ha il dovere di assumere una responsabilità di primo piano. Non si limita, infatti, a trasmettere conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio. Prepara soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri attori sociali a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilità con probità, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune.
Cari figli e figlie del Camerun, cari studenti, di fronte allacomprensibiletendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui. Ecco la ragion d’essere della vostra Università, fondata trentacinque anni fa per formare i pastori d’anime e i laici impegnati nella società: sono questi i testimoni di saggezza e di equità dei quali il continente africano ha bisogno.
A proposito, vorrei ricordare un’espressione di San Giovanni Paolo II: l’Università cattolica è «nata dal cuore della Chiesa» (S. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Ex corde Ecclesiae, 1) e partecipa alla sua missione di annunciare la verità che libera. Questa affermazione rimanda anzitutto a un’esigenza intellettuale e spirituale: ricercare la verità in tutte le sue dimensioni, con la convinzione che fede e ragione non si oppongono ma si sostengono a vicenda. Inoltre, richiama il fatto che docenti e studenti dell’Università sono coinvolti nel compito della Chiesa di «annunciare la buona novella di Cristo a tutti, dialogando con le diverse scienze al servizio di una comprensione sempre più profonda e di un’attuazione della verità nella vita personale e sociale» (Francesco, Cost.. ap, Veritatis gaudium, 5).
Di fronte alle sfide del nostro tempo, l’Università cattolica occupa un posto unico e insostituibile. Ripensiamo in proposito ai pionieri di questa Istituzione, che hanno posto le fondamenta su cui voi costruite oggi, uno per tutti, ricordo il Reverendo Barthélemy Nyom, Rettore per quasi tutti gli anni Novanta. Sul loro esempio, siate sempre ben consapevoli del fatto che, insieme alla trasmissione del sapere e all’abilitazione delle competenze professionali, questa Universitàmira a contribuire alla formazione integrale della persona umana. L’accompagnamento spirituale e umano costituisce una dimensione essenziale dell’identità dell’Università cattolica. Attraverso la formazione spirituale, le iniziative della pastorale universitaria e i momenti di riflessione, gli studenti sono invitati ad approfondire la loro vita interiore e a orientare il loro impegno nella società alla luce di valori autentici e solidi. In questo modo, cari studenti, imparate a diventare costruttori del futuro dei vostri rispettivi Paesi e di un mondo più giusto e più umano.
Cari docenti, il vostro ruolo è centrale. Perciò vi incoraggio a incarnare i valori che desiderate trasmettere, anzitutto la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità. L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale! Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti. L’Africa ha infatti bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identità morale e intellettuale. Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana.
Signore e Signori, la virtù principale che deve animare la comunità universitaria è l’umiltà. Qualunque sia il nostro ruolo e la nostra età, dobbiamo sempre ricordare che siamo tutti discepoli, cioè compagni di studio con un unico Maestro, che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita. Vi ringrazio e di cuore vi benedico!
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