Catanzaro, quei bambini stretti tra le braccia della madre: quando il dolore diventa più forte della vita
Nella notte una donna di Catanzaro si è buttata dalla finestra con i suoi tre bambini in braccio. Ma quel gesto non deve solo farci disperare, deve interrogarci sulla solitudine e sul carico mentale delle mamme

Un mazzo di fiori sul luogo a Catanzaro dove una donna si è gettata dal balcone tenendo in braccio tre figli.
Catanzaro 22 aprile 2026.ANSA/LUANA COSTA
Dispera leggere, aprendo i giornali questa mattina, della donna di Catanzaro che si è lanciata ieri notte dal terzo piano dell'edificio in cui abitava con i suoi tre figli mentre il marito dormiva. Non ci si rassegna all'idea che lei e i due bambini più piccoli, uno di 4 anni e uno di 4 mesi, siano morti e che la sorellina di 5 anni e mezzo, sia ricoverata in rianimazione in condizioni gravissime.
Gli investigatori della squadra Mobile di Catanzaro, insieme al personale della polizia scientifica, hanno compiuto un sopralluogo all'interno dell'appartamento in cui viveva la donna, ma dalle indagini coordinate dal pm Graziella l'ipotesi ritenuta più probabile è che si tratti di omicidio-suicidio, di un gesto volontario.
Un gesto che ci interroga singolarmente e che interroga la società intera - al di là delle fatiche specifiche di questa donna - sul carico mentale delle mamme che sta diventando insostenibile, in una società sempre più egoista e parcellizzata dove sempre di più le famiglie sono senza reti familiari intorno e senza un supporto per confidare le naturali stanchezze della maternità. Sulla solitudine profonda di questa donna.
Ma quel che più spacca il cuore, da mamma, è leggere che i suoi tre figli li teneva in braccio. Stretti proprio in quel gesto speciale che dice dell'unità viscerale che ti lega a loro, il gesto per eccellenza dell'accudimento, della protezione e della fiducia. Chissà quante altre volte li avrà stretti a sé per consolare un pianto o per festeggiare un traguardo. Proprio in quel gesto questa donna ieri notte ha scelto la morte invece della vita. Lei che gli ha donato la vita per ben tre volte.
Ecco allora perché è giusto che se ne parli anche in assenza di elementi utili a interpretare, se non il riferito dei vicini che la descrivevano come una donna riservata, discreta e di chiesa. Non per rincorrere l'ennesima notizia di cronaca nera che ci fa accapponare la pelle, ma perché ognuna di queste tragedie porta con sé il fallimento di una società intera, ognuno di questi gesti ci provoca nel profondo dell'umano.
Com'è possibile che una donna innamorata della vita, tanto da decidere di affrontare ben tre gravidanze, non trovi uno spiraglio di luce intorno a sé a cui aggrapparsi per non scegliere il buio, quello definitivo? Il marito, un'amica, un parente, un numero verde o uno sportello a cui aggrapparsi per chiedere aiuto.
Com'è possibile che una madre stringa i suoi tre figli non per ringraziare il Signore del dono ricevuto e della meraviglia che suscitano in noi ogni minuto, ma per lanciarsi dalla finestra perché schiacciata da un peso insopportabile?
Cosa possiamo fare noi tutti perché un gesto del genere non si ripeta mai più?
Per non parlare della figlia più grande che ora è in ospedale che lotta tra la vita e la morte. Ti auguriamo piccolina di sopravvivere alla caduta e alla ferita profonda che si aprirà quando, risvegliandoti, dovrai affrontare la realtà. Troppo grande e troppo feroce per la tua piccola età, tu che - come i tuoi fratellini - meritavi solo di giocare, sognare, crescere e sperare, circondata dalla certezza dell'amore.
(fonte: Famiglia Cristiana, articolo di Chiara Pelizzani 22/04/2026)