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sabato 21 febbraio 2026

ROBERTO TONI: Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 (VIDEO INTEGRALE)

Per una umanità mite, misericordiosa e artefice di pace, 
che dona al mondo sapienza e luce: Mt 5,1-16 
Roberto Toni

(VIDEO INTEGRALE)


04.02.2026 - Primo dei MERCOLEDI' DELLA BIBBIA 2026

Il DISCORSO DELLA MONTAGNA (Mt 5-7)
La “Magna Charta” del cristiano
per un progetto di umanizzazione del mondo

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)


(Foto di repertorio) 

1. I mille vuoti della paura: per comprendere la crisi dell’umano

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la giornata della memoria e ci siamo chiesti per l’ennesima volta: come è stato possibile? Poi, di fronte a ciò che sta succedendo e nel timore di ciò che potrà accadere ci chiediamo: come è ancora possibile?

Le semplificazioni non aiutano di certo né a comprendere e neppure a cambiare. Tuttavia, con alcuni pensatori che azzardano una diagnosi più ampia del “qui e ora” tipico dei talk show, possiamo identificare che c’è stata una promessa, quella di un progresso globale “win - win” (dove vincono tutti: crescita parallela di benessere e democrazia, di economia e di cultura, di velocità ed equilibrio, di ambiente e mercato) che non è stata mantenuta e che ha determinato il riaffacciarsi massiccio della paura e, conseguentemente, della violenza.

Guardando alle dinamiche non troppo lontane che portarono alla Shoah riconosciamo che è proprio la paura a diventare strumento di manipolazione da parte di chi, malato psichico o astuto calcolatore, si appropria del potere e dilaga per conservarlo. E se in passato parevano essere quantomeno le ideologie a fornire la base teorica alle tirannie, ora assistiamo alla dittatura incontrastata dell’economia, del mercato, il tutto nelle mani di pochi sempre più ricchi, potenti e influenti.

A completare il quadro è un senso di impotenza che si traduce in assuefazione e rassegnazione, sia a livello locale che globale. Con il paradosso che la paura della morte conduce a ricercarla, magari per porre un termine al non senso e all’angosciosa agonia, una cultura di morte che vede nella rabbia cieca e nelle dipendenze la propria espressione.

Il Giubileo della speranza si è scontrato con il muro di gomma di un mondo che segue logiche ormai così profondamente innestate che, divenute totalizzanti, hanno ormai plasmato la percezione in termini di tecnicismo e quantificazione, con sacche di corruzione e di solitudine che divengono oggetto di rimozione. La speranza è diventata così l’eco romantica di un concetto vuoto o un culto di nicchia.

Ne va dell’uomo e della sua consapevole identificazione con se stesso, con l’altro (uguale o diverso che sia) e con il mondo. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (Sal 11,3). Anzitutto non sentirsi così giusto, perché nel sistema ci siamo dentro tutti. E poi: continuare a cercare, discernere ed ascoltare. 

..

Alle beatitudini non corrisponde soltanto una somma di significati di profonda sapienza. Esse, come l’intera vita del Maestro, suscitano attrazione, movimento, motivazione, entusiasmo. La fede incarnata diventa orizzonte di speranza, di credibilità che orienta verso il Mistero di un Dio presente e vivo.

Un ultima considerazione. Dopo il Giubileo della speranza, non possiamo non fare riferimento ad un altro tempo di grazia che si è aperto nella ricorrenza dell’ottocentesimo anniversario della morte (transito) di San Francesco d’Assisi. Noi Carmelitani, in quanto mendicanti della Parola, non possiamo non sentire questo nuovo Giubileo come anche un poco nostro. Francesco ci insegna una “perfetta letizia” che è completamente aderente allo spirito delle beatitudini, anche e soprattutto nel suo stridere contro il senso comune: lo stesso Cantico delle Creature, altissima espressione contemplativa, fu da lui composto nel periodo di malattia e sofferenza acuta, tanto da avvalorare quell’indicazione di gioia piena che nasce dall’attraversare tutte le situazioni per amore e avendo il Cristo crocifisso e risorto più che come motivazione: come presenza viva.


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Incontro integrale


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