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lunedì 23 febbraio 2026

ANGELUS 22/02/2026 Papa Leone XIV: la Quaresima, cammino luminoso. Diamo spazio al silenzio e all'ascolto I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026

ANGELUS

Piazza San Pietro
I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026

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Leone XIV: la Quaresima, cammino luminoso.
Diamo spazio al silenzio e all'ascolto

All'Angelus della prima Domenica del tempo che precede la Pasqua, Leone XIV ricorda il modo in cui Gesù ha vinto gli inganni del demonio e parla della penitenza come itinerario che non impoverisce la nostra umanità, ma la arricchisce, purifica e rafforza. Invita a far tacere un po’ tv, radio, smartphone. Ricchezza, fama e potere, aggiunge, "sono solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti"

Leone XIV dalla finestra del Palazzo apostolico per la recita dell'Angelus della prima Domenica di Quaresima

Il deserto, le tentazioni del diavolo, l'ancoraggio allo Spirito Santo che non risparmia le fatiche della condizione umana ma offre la via di resistere a inganni e insidie. È lo scenario dei quaranta giorni di dure prove sperimentate da Gesù e raccontate dalla liturgia della prima Domenica di Quaresima che offre al Papa - da poco rientrato in Vaticano dopo la visita pastorale appena compiuta nella parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù, accanto alla stazione Termini - l'avvio per una catechesi fondata sul senso di un percorso, quello che prelude alla Pasqua di Resurrezione, definito "luminoso". Già nell'omelia della Messa presieduta con la comunità guidata dai Salesiani, sottolineava il "dramma", a motivo di Satana, che incalza costantemente la libertà dell'uomo. E, tuttavia, nel saluto ai fedeli che lo hanno accolto, dava il 'la' a questo Tempo forte che è anche "tempo di gioia, perché sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci".

La penitenza per far fiorire la vita

È la "vita" l'orizzonte che intende sottolineare Leone, sia quando commenta le difficoltà affrontate da Gesù, sia quando le riporta all'oggi del cristiano. La penitenza che insegna il Vangelo non è fine a se stessa, dunque, ma viatico per la pienezza della gioia; non è solo uno strumento che pone di fronte ai propri limiti, ma l'occasione "per superarli e per vivere". Lo ripete, il Papa, dinanzi a 20 mila fedeli che si sono raccolti in piazza San Pietro.

La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.

Ricchezza, fama, potere: surrogati della gioia

Il Pontefice cita San Paolo VI laddove rimarcava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola. Consapevole dello scoraggiamento che può segnare la sfida con il maligno, e dell'attrazione per "vie di appagamento meno faticose", Leone mette in guardia dall'abbaglio della ricchezza, della fama, del potere. E precisa:

Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.

Far tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone

Infine, sulla traccia di Sant'Agostino, a cui ancora una volta il Papa ricorre, l'esortazione è a fortificarsi alla fonte dell'orazione e delle opere di misericordia. E, in un'epoca in cui il silenzio è un bene sempre più raro, incoraggia a trovarlo e a dilatarlo attraverso rinunce concrete:

Diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario.
(fonte: Vatican News, articolo di Antonella Palermo 22/02/2026)

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LEONE XIV
(testo integrale)


Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi, Prima Domenica di Quaresima, il Vangelo ci parla di Gesù che, condotto dallo Spirito, va nel deserto e viene tentato dal diavolo (cfr Mt 4,1-11). Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie.

La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.

Certo, si tratta di un cammino esigente, e il rischio è di scoraggiarci, o di lasciarci affascinare da vie di appagamento meno faticose, come la ricchezza, la fama e il potere (cfr Mt 4,3-8). Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.

Per questo San Paolo VI insegnava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola nel suo procedere verso un orizzonte che ha «come termine l’amore e l’abbandono nel Signore» (Cost. ap. Paenitemini, 17 febbraio 1966, I). La penitenza, infatti, mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi.

In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario. Allora, come dice Sant’Agostino, «la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene» (Sermo 206, 3), raggiungerà il Cielo e ci darà pace.

Alla Vergine Maria, Madre che sempre assiste i suoi figli nella prova, affidiamo il nostro cammino quaresimale.

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Dopo l'Angelus


Cari fratelli e sorelle,

Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni.

La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace.

Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini italiani e di vari Paesi.

Benedico di cuore le Suore Operaie di Gesù, nel centenario di fondazione del loro Istituto. Saluto la Scuola di San Giuseppe Calasanzio di Prievidza in Slovacchia; e rivolgo il mio incoraggiamento alle Associazioni che si impegnano ad affrontare insieme le malattie rare.

Saluto il gruppo dell’Apostolato della Preghiera di Biella, i fedeli di Nicosia, di Castelfranco Veneto e del Decanato di Melegnano; i cresimandi di Boltiere, i ragazzi della Comunità pastorale Santa Maria Maddalena di Milano e gli scout di Tarquinia.

Auguro a tutti una buona domenica e un buon cammino di Quaresima.

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Vedi anche il post precedente: