a) È il primo dei cinque Discorsi che Gesù pronuncia nel Vangelo di Matteo: discorso missionario (cap. 10), discorso delle Parabole del Regno (cap. 13), discorso sulla comunità cristiana (cap, 18), Discorso escatologico-apocalittico della Venuta e dell’attesa del Figlio dell’uomo, il Crocifisso-Risorto (cap. 24-25).
Le Beatitudini (Mt 5,1-12), fanno parte del Discorso della Montagna. L’evangelista Luca ha invece il Discorso della Pianura (Lc 6,17-38), molto più breve, ed è considerato l’originale. I due discorsi si integrano e si completano.
Monte = è il punto di vista di Dio dall’alto sulla nostra esistenza e sulla nostra storia.
Pianura = è il punto di vista di Dio dal basso sulla nostra esistenza e storia.
b) Cinque discorsi, a somiglianza della Torah, formata da cinque libri. I Discorsi di Gesù sono l’annuncio della nuova Torah, che però non annulla la prima Torah (Mt 5,17), che è dono di Dio: luce, orientamento, sapienza al cammino del suo popolo.
Sono le cinque colonne della Sapienza (Pr 9,1), che sostengono la casa della nostra vita cristiana.
La prima colonna, che fa da fondamento, è il Discorso della Montagna, che termina appunto con l’esortazione a costruire la casa, non sulla sabbia, ma sulla Roccia, sul fondamento che è Cristo e il suo Vangelo (Mt 7,21-27). Per questo il Discorso della Montagna è considerato la Magna Charta del cristiano, della sua casa, casa come esistenza, famiglia, comunità ecclesiale, società, mondo, creato.
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♦ Ovviamente nella nostra temperie culturale, in parte violenta e guerrafondaia, chi fa queste scelte sarà certamente deriso, osteggiato e, a volte, perseguitato (Mt 5,10-11) dai vari antagonisti di turno, interni ed esterni alla comunità cristiana. Non c’è da meravigliarsi: ce l’ha già detto Gesù, qui (Mt 5,11-12) e altrove (Mt 10,16-24; 23,34). Ogni discepolo lo sa. Bisogna anche essere consapevoli che vivere le beatitudini consegnateci da Gesù nel vangelo come “buona notizia”, significa diventare profeti di pace («così perseguitarono i profeti che furono prima di voi»: v. 12), cioè anticipare un po’, già qui ed ora, l’esperienza del Regno di Dio, creando uno spazio vitale di fraternità-sororità, di pace, di giustizia, di solidarietà e di gioia nello Spirito del Signore (Rm 14,17).
«Ci sta succedendo che abbiamo imparato a convivere con l’inaccettabile. E sapete qual è la bugia più grande che ci raccontiamo? Che la pace è “complicata”.
Sì, certo: la pace è difficile.
Ma non è “complicata” nel senso in cui lo diciamo per rimandare.
Non è complicata come un modulo da compilare.
Non è complicata come un algoritmo.
La pace è difficile perché è esigente.Perché ti chiede di cambiare postura.Perché ti chiede di toglierti dal centro.Perché ti chiede di guardare l’altro non come un problema, ma come un volto.E qui, io lo dico da uomo di Chiesa, da pastore: noi possiamo pregare quanto vogliamo – e dobbiamo pregare – ma se la preghiera non ci cambia le mani, diventa un rito senza carne. Una bella cornice senza quadro.
Gesù non ha detto: “Beati quelli che parlano di pace”. Ha detto: “Beati gli operatori di pace”.Operai. Artigiani. Gente che si sporca»



