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mercoledì 11 febbraio 2026

Caso Epstein: "Will take down Francis / Butteremo giù Francesco" - Oltre la superficie dello scandalo - Don Mattia Ferrari: Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia ...


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"Butteremo giù Francesco". 
I messaggi fra Epstein e Bannon, l'attenzione ossessiva per il Vaticano

"Butteremo giù Francesco", "Will take down Francis". Lo scambio di messaggi tra Steve Bannon, ex strategist di Donald Trump, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, sembra portare alla luce l'ambizione di far cadere Papa Francesco. I testi sono compresi negli Epstein files desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e documentano l'intenzione di usare come arma i dossier su omosessualità e pedofilia. L’intenzione di Bannon è documentata nel giugno 2019, quindi poche settimane prima dell’arresto di Epstein (6 luglio 2019) e dimostra anche che Bannon era rimasto in stretto contatto con Epstein sino alla fine (morirà in carcere a Manhattan il 10 agosto 2019).

A che cosa si riferisse Bannon viene indicato dalla sigla “Itcv“ riportata nelle mail inviate a Epstein, il quale chiede di che si tratta. L’esponente del movimento Maga risponde: "In the closet of the Vatican", titolo del libro pubblicato quello stesso febbraio dal sociologo e storico francese Frédéric Martel sull’omosessualità e sull’ipocrisia degli alti ranghi vaticani. Epstein risponde con un secco "Porn". Gli attacchi contro Francesco erano partiti nell’estate del 2018, con la campagna dell’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, in relazione allo scandalo del cardinale Theodore McCarrik, che venne spretato dal Papa (primo caso nella storia) il 16 febbraio 2019. L'obiettivo della presunta "cospirazione" non è stato raggiunto nè allora nè dopo, quando nei giorni dell’assalto a Capitol Hill (6 gennaio 2021) Viganò veniva intervistato a lungo da Bannon e il vescovo, che sarebbe stato scomunicato da Francesco (giugno 2024), benediva “i figli della luce”.

Nelle mail depositate emerge l'ossessione di Epstein per la Chiesa cattolica, dalle conversazioni con Bannon emerge al contempo un odio profondo. Una amica di Epstein addirittura lo mette al corrente di aver fatto un’adorazione eucaristica in modo da “purificare la Chiesa“ (secondo lei inquinata da papa Francesco), evidentemente non sapendo bene con chi stesse parlando, visto quanto è poi emerso su abusi e riti che si consumavano sul Lolita Express e nella sua isola.

La documentazione pubblicata inoltre comincia a far emergere (ma sarà necessario uno studio approfondito dei tre milioni di files) che Jeffrey Epstein ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla “politica estera“ della Santa Sede sulla immigrazione e contro l’espansione dei populismi nazionalisti, che invece vedevano in Bannon uno dei burattinai in Europa, come dimostrato da tutta un’altra serie di email con Epstein (nei file viene ad esempio documentato con il viaggio di Bannon in Italia quando il 7 settembre 2018 incontrò Salvini).

In un report dell’Fbi si descrive anche il ruolo di un hacker, descritto come “hacker personale" di Epstein, bravissimo, di origine italiana che aveva a disposizione una serie di passaporti tra cui uno vaticano. Epstein si interessò anche delle dimissioni di papa Benedetto XIV e del cambio di presidente dello Ior, che venne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo, aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore e giornalista omonimo anche lui di cognome Epstein le aveva inviato all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma era lo Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. ”Questo status consente ai suoi clienti d'élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”.
(fonte: Huffintonpost, articolo di Maria Antonietta Calabrò 06/02/2026)

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Caso Epstein, oltre la superficie dello scandalo

La maggior parte dei mass media è impegnata a ridurre il caso Epstein a scandalo sessuale. Tuttavia, chiunque abbia letto i files attraverso i social media ha chiaro di non trovarsi davanti a un sexgate, una pruderie da isola dei famosi. Epstein non è stato, come è stato commentato, l’impresario di un circo del sesso in un’America sessuofoba. Non vendeva solo corpi fragili, ma anche l’ingresso nell’impunità. ...

Quando leggi gli Epstein files fatichi a prendere sonno. ... 

In compagnia di vari personaggi come Steve Bannon, Epstein ha tramato contro ogni istituzione, Vaticano e Papa Francesco inclusi. Ha discusso di sostenere i leader della destra populista europea, come Matteo Salvini e Marine Le Pen. ...


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Don Mattia Ferrari:
Papa Francesco emerge come un gigante della storia 

In Italia se ne parla poco, ma quello che sta emergendo dal caso Epstein, oltre a una rete occulta potentissima, fatta di soldi, influenze, intrighi e crimini, é l’ossessione di questi potenti contro Papa Francesco, al punto tale che volevano rovesciarlo (“Butteremo giù Francesco”, “Will take down Francis”).

La denuncia di manovre occulte da parte di questi poteri occulti era già stata fatta anni fa da Nello Scavo, Padre Antonio Spadaro e il pastore Marcelo Figueroa.

Papa Francesco emerge ancora una volta come un gigante della storia, come uno che ha vissuto così radicalmente unito a Cristo da diventare bersaglio di potenti infastiditi dalla continuazione dell’opera di Gesù da parte della Chiesa. Nel mirino di questi poteri infatti in definitiva non c’era Francesco, ma il Vangelo e di fatto la Chiesa stessa, nella misura in cui continua l’opera di Gesù.

Oggi possiamo dire che quegli assalti non hanno funzionato. Papa Francesco é giunto in modo naturale alla conclusione del suo pontificato e dopo di lui come successore di Pietro é stato eletto Leone XIV, anch’egli profondamente unito a Gesù, che continua a guidare la Chiesa sulle strade del Vangelo. 

Si è confermata per l’ennesima volta la parola di Gesù: “Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam” (Mt 16,18).
(fonte: Bacheca facebook dell'autore 07/02/2026)

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Esempi di altre reazioni dal web

È stato una scossa dello Spirito. Papa Francesco non è stato solo un Papa del nostro tempo: è stato il Papa dentro il tempo, immerso fino in fondo nelle sue ferite, nelle sue paure, nelle sue speranze. La sua grandezza non si è mai misurata nei gesti solenni, ma nella capacità di rendere visibile il Vangelo nella vita concreta, quotidiana, spesso faticosa dell’umanità. Ha ricordato con forza che la fede non è un rifugio per i perfetti, ma una casa aperta per i fragili. Ha riportato al centro la misericordia come volto autentico di Dio, insegnando che nessuna ferita è troppo profonda per essere toccata dall’amore, nessuna vita è troppo smarrita per essere cercata.
Ha indicato una Chiesa che non giudica dall’alto, ma si china, che non si difende, ma serve, che non parla solo di Dio, ma lo fa incontrare attraverso la compassione, la giustizia, la pace. Con parole semplici ha smascherato l’ipocrisia, il clericalismo, l’indifferenza; con gesti silenziosi ha mostrato cosa significa davvero seguire Cristo.

Per noi, Papa Francesco è stato una voce paterna e profetica insieme. Ci ha insegnato che la debolezza non è una colpa, ma un luogo d’incontro con Dio; che la speranza non è ottimismo ingenuo, ma fiducia ostinata; che la fede autentica passa dal prendersi cura dell’altro, soprattutto di chi non ha voce.

Il suo magistero è stato fatto di abbracci più che di discorsi, di lacrime condivise, di preghiere sussurrate, di scelte coraggiose. Ha parlato ai credenti e a chi crede poco o non crede affatto, perché il suo linguaggio era quello universale dell’amore e della dignità umana.

Anche quando il corpo si è fatto fragile, la sua testimonianza è diventata ancora più luminosa: un Vangelo vissuto fino in fondo, senza maschere, affidato totalmente a Dio.
La sua eredità resta viva: ci invita a non avere paura di amare, a non stancarci di sperare, a credere che la Chiesa può essere davvero segno di luce nel buio del mondo.
Papa Francesco continua a parlarci così: con il silenzio che prega, con la vita che insegna, con l’amore che resta.

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Ha guidato la Chiesa attraversando tempeste che pochi avrebbero avuto il coraggio di affrontare. E lo ha fatto portando non solo il peso del mondo, ma anche quello del proprio corpo, segnato dalla fragilità.
Papa Francesco ha conosciuto il limite sulla propria pelle. Il dolore fisico, la fatica dei movimenti, la malattia che rallenta, le cure, le rinunce quotidiane. Ogni gesto costava di più. Ogni parola nasceva spesso dalla sofferenza. Eppure non ha smesso di esserci. Non ha smesso di parlare. Non ha smesso di amare.
Mentre il corpo chiedeva riposo, il cuore continuava a uscire incontro agli altri. Ha mostrato una Chiesa che non si vergogna della debolezza, perché proprio lì Dio si fa vicino. Una Chiesa che non nasconde le ferite, ma le trasforma in luogo di incontro. La sua vita è diventata una predica silenziosa: si può guidare anche quando si è stanchi, si può testimoniare anche quando si è fragili.

Non ha mai cercato di apparire forte a tutti i costi. Ha scelto la verità del limite, insegnando che la dignità non si misura dall’efficienza, ma dalla fedeltà. Anche quando il passo era incerto, lo sguardo restava fermo sull’essenziale: l’uomo, soprattutto quello ferito, dimenticato, scartato.
Così ha guidato la Chiesa: con il corpo che cedeva e l’anima che restava in piedi. Con la consapevolezza che la forza del Vangelo non sta nel non cadere mai, ma nel continuare a rialzarsi.
E il suo cammino continua a dirci che la fragilità, vissuta con amore, può diventare una delle forme più alte di testimonianza.