Introduzione di Leone XIV al libro “Peace Be with You!”
Solo cuori pacifici
possono costruire
una pace giusta e duratura
Da martedì 24 febbraio, nelle librerie degli Stati Uniti d’America e dei Paesi anglofoni esce, edito da Harper Collins, il volume di Leone XIV Peace Be with You!, versione inglese di E pace sia!, pubblicato nell’agosto scorso dalla Libreria Editrice Vaticana. Di seguito diamo, in una nostra traduzione, il testo dell’introduzione inedita scritta dal Papa.
La pace è uno dei grandi temi del nostro tempo ed è sia un dono sia un impegno: un dono di Dio costruito da uomini e donne nei secoli.
Viviamo in un mondo ferito da troppi conflitti e colpito da ostilità cruente. Un nazionalismo estremo calpesta i diritti dei più deboli. Ancor prima di essere frantumata sul campo di battaglia, la pace viene sconfitta nel cuore umano quando cediamo all’egoismo e all’avidità e quando permettiamo agli interessi di parte di prevalere invece di guardare al bene comune. Molti autori hanno detto che è quando ci rifiutiamo di ascoltare le storie delle altre persone che iniziamo a privarle della loro dignità. Depersonalizzare gli altri è il primo passo verso ogni guerra. Conoscere gli altri, invece, è un pregustare la pace. Ma per conoscere, prima bisogna sapere come amare. Sant’Agostino ha detto che «non si conosce nessuno se non per mezzo dell’amicizia» (Ottantatré questioni diverse, 71).
Vorrei riflettere qui su questa doppia dimensione della pace, che è verticale (la pace come dono dall’Alto) e orizzontale (la pace come responsabilità di ogni persona).
La pace è un dono che Dio ha dato agli uomini e alle donne di ogni tempo attraverso la nascita di Gesù a Betlemme. Gli angeli hanno annunciato pace in terra perché Dio si è fatto uomo. Egli ha abbracciato l’umanità in modo così profondo da distruggere con la sua croce l’ostilità del peccato. Sant’Agostino scrive: «Anche noi saremo gloria a Dio nell’alto dei cieli quando nella risurrezione del corpo spiritualizzato saremo rapiti sulle nubi incontro a Cristo; purché però, ora che siamo sulla terra, ricerchiamo la pace con buona volontà» (Discorsi, 193). La gloria di Dio è discesa sulla terra per renderci partecipi della sua infinita bontà. Questo dono chiama in azione la responsabilità della nostra risposta, della nostra “buona volontà”, come scrive il santo d’Ippona.
Inoltre, la pace è il dono che il Risorto ha offerto ai suoi discepoli. È una pace “ferita” dalle piaghe della crocefissione, perché la pace di Gesù sgorga da un cuore che ama e che si lascia colpire dalla sofferenza di ogni tempo e luogo. «Il Signore dopo la sua risurrezione apparve ai suoi discepoli e li salutò dicendo: La pace sia con voi. Ecco, la pace è il saluto della salvezza, poiché lo stesso termine “salute” prende il nome dalla salvezza» (sant’Agostino, Discorsi, 116).
Tuttavia la pace è anche un impegno e una responsabilità per ognuno di noi. Pace significa insegnare ai bambini a rispettare gli altri e a non bullizzare gli altri quando giocano. Pace significa vincere il nostro orgoglio personale e lasciare spazio all’altro, nella nostra famiglia, sul lavoro, nello sport. Pace è quando il nostro cuore e la nostra vita sono abitati dal silenzio, dalla meditazione e dall’ascolto di Dio; perché Dio non benedice mai la violenza, non approva mai l’approfittarsi degli altri o il frenetico abuso dell’unica Terra che sta sfigurando il Creato, una carezza del Creatore.
Possiamo sentirci impotenti dinanzi alle tante guerre che si stanno combattendo nel mondo. Possiamo rispondere in vari modi a quella che ho definito la «globalizzazione dell’impotenza»: i credenti possono, prima di tutto e anzitutto, dare voce alla preghiera. La preghiera è una forza «disarmata» che cerca solo il bene comune, senza eccezioni. Pregando, disarmiamo il nostro ego e diventiamo capaci di gratuità e sincerità.
Oltretutto, il nostro cuore è il campo di battaglia più importante. È lì che dobbiamo imparare la vittoria incruenta ma necessaria sugli impulsi di morte e le tendenze alla dominazione: solo cuori pacifici possono costruire un mondo di pace. Dobbiamo praticare una cultura di riconciliazione, creando laboratori nonviolenti, luoghi in cui la diffidenza verso gli altri possa diventare un’occasione d’incontro. Il cuore è la fonte della pace; qui dobbiamo imparare a incontrarci invece di scontrarci, a fidarci invece di diffidare, ad ascoltare e a comprendere invece di chiuderci agli altri.
Infine, la politica e la comunità internazionale hanno la responsabilità di agevolare la mediazione nei conflitti, utilizzando l’arte del dialogo e della diplomazia. «Signore Dio, [...] donaci la pace, la pace del riposo, la pace del sabato, la pace senza tramonto»: con queste parole di sant’Agostino, chiediamo al Padre di concedere al nostro mondo, a tutte le persone, specialmente a quelle più dimenticate e che soffrono di più, la grazia benedetta di una pace giusta e duratura.
(fonte: L'Osservatore Romano 24/02/2026)