Enrico Galiano
“Stella stellina” di Ermal Meta
e il dolore che non si lascia anestetizzare
“Non basta una preghiera, per non pensarci più…”: come riflette Enrico Galiano, insegnante e scrittore, “Stella stellina”, la canzone che Ermal Meta ha portato sul palco del Festival di Sanremo 2026, è “una dichiarazione contro la rimozione”. Il brano “diventa una critica implicita, ma feroce, a chi si volta dall’altra parte…”
Si dice che John Lennon abbia scritto con Imagine una specie di sintesi del Manifesto del Partito Comunista, ma usando tanto tanto zucchero: così che nessuno si accorgesse di quanto è sovversiva quella canzone.
Credo che Ermal Meta abbia fatto qualcosa di simile, a Sanremo 2026, solo che lui lo zucchero ce lo ha messo solo nel titolo. Il resto della canzone – nella sua struggente dolcezza – è dolore puro. È denuncia. È rabbia urlata, ma scritta su un petalo di rosa.
Dal punto di vista stilistico è una scelta chirurgica. La reduplicazione – “stella stellina” – appartiene al linguaggio infantile. Il suffisso vezzeggiativo, quella “-ina” finale, è una carezza grammaticale. È la lingua che usiamo quando vogliamo rendere il mondo meno spigoloso. E invece qui quella lingua introduce la cosa più spigolosa di tutte: una bambina che non c’è più.E qui arriva il cortocircuito.
La struttura stessa della canzone è una ninna nanna spezzata. Rime semplici, quasi antiche, ritmo da nenia. Ma dentro quella forma dolce si infilano immagini che non hanno niente di consolatorio: una bambola ritrovata, una nuvola che sale da una casa, la tentazione di strapparsi il cuore per non sentire più niente.
Non è poesia decorativa, questa. Altro che zucchero.
Meta non nomina Gaza. Non nomina la guerra. Non nomina i colpevoli. Ma inserisce coordinate precise: “tra muri e mare”. È un’indicazione geografica che non ha bisogno di didascalie. È un modo per dire senza dichiarare.
E qui arriva il punto che mi interessa davvero:
“Non basta una preghiera, per non pensarci più”
Questo è il verso che smonta la nostra scorciatoia preferita: delegare il dolore a qualcosa di più alto così da poterne uscire puliti. Non dice che la preghiera sia inutile, dice che è un anestetico. Ma che non funziona più.
Non serve a cancellare il pensiero, a mettere tra parentesi una bambina, una guerra, una responsabilità collettiva. È un verso durissimo perché ci toglie l’alibi spirituale: non basta affidarsi, non basta indignarsi un giorno, non basta commuoversi davanti a una ninna nanna.
Se continui a pensarci, allora qualcosa ti riguarda. E lì non c’è primavera che tenga.
È una dichiarazione contro la rimozione. Contro la spiritualizzazione facile. Contro l’idea che basti affidare il dolore a qualcosa di più grande per sentirsi a posto.
E allora la canzone diventa una critica implicita, ma feroce, a chi si volta dall’altra parte.
A chi cambia canale.
A chi si rifugia nell’idea che la guerra sia una cosa lontana, complessa, incomprensibile, e quindi non riguardi la propria coscienza.
E forse la vera sovversione non sta nell’aver portato Gaza sul palco dell’Ariston. Sta nell’averci impedito di liquidarla come notizia.
Una ninna nanna serve a far dormire. Questa no. Questa ti costringe a restare sveglio abbastanza da chiederti quante primavere sei disposto ad aspettare prima di chiamare le cose con il loro nome.
(fonte: Il Libraio 25/02/2026)
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Stella stellina, il testo della canzone di Ermal Meta
Stella Stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un'eternità
O solamente un'ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa, dalla mia casa
Rip. ritornello
Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare
Rip. ritornello
Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Rip. ritornello
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno
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Ermal Meta:
"una ninna nanna per Gaza"
Una canzone "distopica" perché genera sentimenti contrastanti... come la realtà che noi viviamo
Ospite di Avvenire Ermal Meta in gara al Festival con "Stella stellina": un brano poetico dedicato ai bambini vittime dei conflitti.
"Le parole del Festival" è un format originale di Avvenire curato dalla giornalista Angela Calvini, con il contributo di Istituto Universitario Salesiano Venezia Iusve, Università Pontificia Salesiana. Interviste ai Big della canzone e a coloro che ruotano intorno al Festival di Sanremo puntando sul senso più profondo della musica. Gli incontri si svolgono presso il corner del Gruppo Cei – Avvenire, Radio InBlu2000, Tv2000 – che da lunedì 23, a sabato 28 febbraio sarà a Sanremo con uno spazio dedicato all’interno di Isola Sanremo, presso l’Hotel Nazionale (Corso Giacomo Matteotti, 3).
Riprese: Eleonora Iacoponi, Martina Intimi. Montaggio: Gaia Callegaro.
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