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sabato 22 dicembre 2012

"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 3 di Santino Coppolino

Rubrica
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica
di Santino Coppolino


IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)


Vangelo: Lc 1,39-45





Il mistero della Visitazione è il riconoscimento di Dio che si fa visibile nella storia dell'uomo; è la Gioia dell'incontro tra lo Sposo e la Sposa, è il Nuovo Testamento che fa visita all'Antico che ne è segno e promessa.
Maria è la nuova Arca dell'Alleanza che, al posto delle Tavole della Legge porta dentro di sé il Signore della Vita. 
Non nuove tavole con una nuova legge, ma l'Amore vive in lei, quell'amore che la spinge a partire "in fretta" per servire Elisabetta poichè un'amore che non si fa servizio, che amore è? Scrive infatti Papa Paolo VI nella "Marialis Cultus": << La Beata Vergine si reca da Elisabetta per porgerle l'aiuto della sua carità e per proclamare la misericordia di Dio Salvatore>> ( n°7).
Attraverso Maria, obbediente alla Parola, il Signore visita il suo popolo, e il suo popolo - nel Battista - ne ascolta la voce, lo riconosce e nel riconoscerlo esulta o meglio, danza di gioia davanti al suo Signore, come il Re Davide che danza nudo davanti all'Arca di Dio (2 Sam 6,12-22).
Si, Dio ha visitato il suo popolo cancellando la sua vergogna: con Maria cantiamo il Magnificat!



"Che meraviglia!" di Giovanni Mazzillo


Che meraviglia! 
di Giovanni Mazzillo

E Dio vide che era cosa buona. E bella. Lo stupore è alla base di tutto, della filosofia come della religione. Lo stupore di fronte alla bellezza intangibile della creazione, delle persone. Di un mondo non sfiorato né da guerre né da missione alcuna.
M come meraviglia, come meraviglioso. Perché meravigliosa è la vita, sicché ogni attività umana degna di questo nome inizia con la capacità di stupirsi. Sì, di stupirsi, perché ci sentiamo parte di un tutto cui apparteniamo, di una storia che ci accompagna, della stessa umanità che ci sostiene e che noi rafforziamo. È thaumazein, cioè restare meravigliati, ma per intimo getto di una gioia inedita e senza paragoni. Lo scriveva già Platone, per il quale tale stupore accompagnato dall’ammirazione anticipa ogni altra intuizione e qualsiasi tipo di considerazione sull’uomo. Scriveva: “Lo stupore (thaumazein) è il pathos del filosofo. Da altro non ha inizio la filosofia se non da questo, e colui che chiama Iride la figlia di Taumante, non sembra definire in modo errato la sua origine” (Teeteto). La meraviglia è, dunque, ciò che nasce nel guardare l’arcobaleno, quell’Iride che nella Teogonia (l’origine degli dei) del poeta Esiodo è appunto figlia dello stupore in persona (Thaúmas). 
Ma la religione inizia alla stessa maniera: nel sorprendersi immensamente grandi nella propria povertà, nel bussare con le nostre mani finite e doloranti alle porte dell’Infinito che ci chiama.

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venerdì 21 dicembre 2012

"Tempo di impegno nel mondo per i cristiani" articolo di Benedetto XVI per il FINANCIAL TIMES

Ecco la traduzione italiana dell'articolo scritto da Benedetto XVI per il FINANCIAL TIMES (20/12/12)

L’articolo del Papa per il “Financial Times” (20 dicembre 2012) nasce da una richiesta venuta dalla redazione del “Financial Times” stesso, che, prendendo spunto dalla pubblicazione dell’ultimo libro del Papa sull’infanzia di Gesù, ha chiesto un suo commento in occasione del Natale.
Nonostante si trattasse di una richiesta insolita, il Santo Padre ha accettato con disponibilità.
Forse è giusto ricordare la disponibilità con cui il Papa aveva risposto anche in passato ad alcune richieste fuori del comune, ad esempio la richiesta di intervento alla BBC, proprio in occasione del Natale alcuni mesi dopo il viaggio nel Regno Unito, o la richiesta di intervista televisiva per il programma “A sua immagine” della RAI, rispondendo a domande in occasione del Venerdì Santo.
Si è trattato anche allora di occasioni per parlare di Gesù e del suo messaggio ad un ampio uditorio, nei momenti salienti dell’anno liturgico cristiano.

Tempo di impegno nel mondo per i cristiani
“Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” fu la risposta di Gesù quando gli fu chiesto ciò che pensava sul pagamento delle tasse. Quelli che lo interrogavano, ovviamente, volevano tendergli una trappola. Volevano costringerlo a prendere posizione nel dibattito politico infuocato sulla dominazione romana nella terra di Israele. E tuttavia c’era in gioco ancora di più: se Gesù era realmente il Messia atteso, allora sicuramente si sarebbe opposto ai dominatori romani. Pertanto la domanda era calcolata per smascherarlo o come una minaccia per il regime o come un impostore.
La risposta di Gesù porta abilmente la questione ad un livello superiore, mettendo con finezza in guardia nei confronti sia della politicizzazione della religione sia della deificazione del potere temporale, come pure dell’instancabile ricerca della ricchezza. I suoi ascoltatori dovevano capire che il Messia non era Cesare, e che Cesare non era Dio. Il regno che Gesù veniva ad instaurare era di una dimensione assolutamente superiore. Come rispose a Ponzio Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”.
I racconti di Natale del Nuovo Testamento hanno lo scopo di esprimere un messaggio simile. Gesù nacque durante un “censimento del mondo intero”, voluto da Cesare Augusto, l’imperatore famoso per aver portato la Pax Romana in tutte le terre sottoposte al dominio romano. Eppure questo bambino, nato in un oscuro e distante angolo dell’impero, stava per offrire al mondo una pace molto più grande, veramente universale nei suoi scopi e trascendente ogni limite di spazio e di tempo.
Gesù ci viene presentato come erede del re Davide, ma la liberazione che egli portò alla propria gente non riguardava il tenere a bada eserciti nemici; si trattava, invece, di vincere per sempre il peccato e la morte.
La nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità, i nostri valori, il nostro stesso modo di vivere. E mentre il Natale è senza dubbio un tempo di gioia grande, è anche un’occasione di profonda riflessione, anzi un esame di coscienza. Alla fine di un anno che ha significato privazioni economiche per molti, che cosa possiamo apprendere dall’umiltà, dalla povertà, dalla semplicità della scena del presepe?




Vizi capitali: quell'ira funesta - Collera - Cammino di Avvento 2012 con Enzo Bianchi (video)

Vizi capitali: quell'ira funesta

Sfigura. Porta addirittura a uccidere. Le riflessioni di Enzo Bianchi. E le opere di decine di artisti. Da Giotto a Leonardo...

La collera è uno di quei vizi che, come si dice, “si leggono in faccia”. Il volto di chi ne è preda si sfigura. Come scrive il monaco Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, questo stato d’animo – diverso e peggiore rispetto a una sana indignazione – produce effetti psicosomatici. Fa venire il “fiatone”. Provoca senso di soffocamento... 
L’ira è un sentimento pericoloso che può portare a conseguenze estreme. Si può arrivare a uccidere. Il primo omicidio della storia si è consumato tra due fratelli. Per colpa della collera. L’immagine di Caino che ammazza Abelepercorre tutta la storia dell’arte, dai mosaici di Monreale del XII secolo ai grandi interpreti di scene bibliche, dal Rinascimento al Settecento, da Tizianoa Tintoretto. I Padri della Chiesa insegnano che occorre governare l’ira prima che diventi odio e generi vendetta... 
C’è anche una “santa collera”: per esempio quella del Cristo giudice della Sistinadi Michelangelo. Una giusta indignazione l’esprimono pure i profeti, primo tra tutti Mosè, che davanti al tradimento del popolo che adora un vitello d’oro spezza le tavole dei Dieci Comandamenti...

Collera - Cammino di Avvento 2012 con Enzo Bianchi

Vedi anche i nostri precedenti post:



giovedì 20 dicembre 2012

Roberto Benigni in: "La Più Bella Del Mondo"


​Benigni riesce a rendere travolgente anche la Costituzione italiana. A suo modo, un po’ guascone irriverente coi politici e un po’ prof appassionato dedito a rinfrescare la memoria degli italiani, come già aveva fatto con l’Inno di Mameli. E ieri sera, nell’immenso Teatro 5 di Cinecittà addobbato dalla scenografia in legno di Gaetano e Chiara Castelli, in oltre due ore di diretta su Raiuno Benigni ha voluto attorniarsi di giovani, per spiegare quanto la nostra Costituzione sia La più bella del mondo

Si è tenuto ieri sera (ndr. 17 Dicembre) quello che diventerà sicuramente un altro momento storico della televisione italiana: lo spettacolo La più bella del mondo, che, con oltre 12,6 milioni di spettatori, ha registrato uno share del 43,94%. Perché si sa, quando passa Roberto Benigni lascia il segno.
L’attore ha dedicato, in diretta su Rai 1 dal Teatro 5 di Cinettà, un’intero spettacolo a uno degli orgogli del paese italiano: la nostra costituzione, scritta nel 1947; considerata da Benigni, ma non solo, appunto “la più bella del mondo”.
In poco più di 130 minuti di spettacolo, senza nemmeno un’interruzione pubblicitaria, lo showman toscano ha fatto un’esegesi sui principi fondamentali della costituzione italiana (i primi 12), apprezzando e vantando, con a volte quasi l’ingenuità di un bambino, le parole con il quale racchiudono pensieri perfetti e esemplari, ma che sembrano sempre più utopici.

Si usa affermare che Mozart, con il suo genio, avrebbe potuto mettere in musica anche la lista della spesa. Qualcosa di simile ha tentato ieri sera Roberto Benigni, decantando per due ore e senza intervalli, su Raiuno, le bellezze della Costituzione italiana. Impresa nobile e insieme temeraria, prestazione atletica, sudori da riempire una batteria di fazzoletti, tanto da far pensare che, dopo tutto, Mozart avrebbe avuto vita più facile. 
In effetti, malgrado l’inventiva e il carisma del comico, il proposito di trasformare in show una sfilza di articoli poteva indurre alla fuga anche lo spettatore meglio disposto. Ovvio che Benigni era il primo a rendersene conto. Così, per divertire e tenersi stretto il pubblico, ha dedicato tutta la prima mezz’ora alla satira politica.

Riprendiamo l’articolo, apparso su Jesus di dicembre, scritto quando Roberto Benigni, alcune settimane fa, ha annunciato il suo show sulla Costituzione italiana (“La più bella del mondo”), andato poi in onda la sera del 17 dicembre
In una sua irruzione al TgUno delle 20, Benigni si è espresso così: «La Costituzione della Repubblica italiana è un libro straordinario, molto conosciuta da tutti e anche da alcuni politici (?!). Io che ho studiato il cielo dantesco dico che qui siamo nel cielo degli uomini, in uno dei punti più alti mai raggiunti. E ora che ci stiamo sperdendo dobbiamo cercare la strada, illuminando la via con i suoi dodici principi fondamentali. Questi principi sono belli e vivi, semplici da seguire, una delle più belle Costituzioni del mondo, viva come la cupola del Brunelleschi».
Sono convinto che si possa fare affidamento sul genio di Roberto Benigni nel fare conoscere e apprezzare agli italiani la nostra Costituzione. La più bella del mondo, come titola il programma tv da lui annunciato in quella circostanza. Così come gli è riuscita egregiamente la difficile impresa di illustrare e commentare da par suo, al grande pubblico, compreso quello meno erudito, la Divina Commedia. Benigni è la persona, l’artista più adatto. È uomo colto, dispone di una efficacia comunicativa senza eguali, sa divertire e, insieme, stimolare a riflettere e persino commuovere, evocando quel senso dell’universale umano che fa vibrare le corde profonde dell’animo di tutti e di ciascuno. Ve n’è un disperato bisogno nel tempo del disincanto, dell’accidia, del cinismo.

Roberto Benigni in: "La Più Bella Del Mondo"


BEATI GLI OPERATORI DI PACE - Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2013


BEATI GLI OPERATORI DI PACE

Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre dell’umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera.
A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce, annunciando la salvezza di Cristo e promuovendo la pace per tutti.
In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo.

"Potremmo leggere questo Messaggio del Papa come un approfondimento della sua più recente enciclica, la Caritas in Veritate. Si tratta infatti di un appello a inverare la pace, a darle concretezza. Per essere realmente 'operatori di pace', non basta 'dire la pace', occorre operare a 360° per renderla possibile, non solo sul versante dei conflitti bellici, ma anche su quello della verità dell'uomo e della verità del bene". Lo ricorda, ai microfoni di Radio Vaticana, don Mauro Cozzoli, teologo morale della Pontificia Università Lateranese, commentando alcuni passaggi del Messaggio di Benedetto XVI per la 46ma Giornata Mondiale della Pace. Interviene su un altro aspetto del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2013 Antonio Onorati, presidente della ONG Centro Internazionale Crocevia, responsabile del coordinamento del Comitato Internazionale per la Sovranità Alimentare.

“Questi principi non sono verità di fede. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”.
Questo scrive Benedetto XVI nel messaggio per la giornata della pace che si celebrerà il prossimo Capodanno, reso pubblico il 14 dicembre. 

Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (che sarà celebrata il primo gennaio 2013), il Papa esorta a ricercare la pace, diffondendo i diritti fondamentali dell'uomo, quali quello al lavoro e alla libertà religiosa, e difendendo i valori della vita e della famiglia. "Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita", dice Benedetto XVI...

Le economie di rapina minano la pace
Riflessioni teologiche e severi moniti contro consumismo, finanza senza scrupoli, relativismo etico (aborto, eutanasia): il messaggio del Papa per la Giornata della pace 2013
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mercoledì 19 dicembre 2012

La legge (non) è uguale per tutti (video) - Lettera al presidente Napolitano

La legge (non) è uguale per tutti

In Italia, in ogni aula di tribunale, si trova scritto: «La legge è uguale per tutti». Ma è davvero così? In realtà la legge non è uguale per tutti e non può esserlo. È obbligata a fare distinzioni: vi sono però differenziazioni ragionevoli e inique discriminazioni. È ragionevole quella legge che impone a chi ha di più di dare di più alla collettività attraverso tasse più alte, ma sono ingiuste quelle norme che privano una brillante studentessa come Kindi della possibilità di proseguire gli studi, che ingiungono di rapire Said e chiuderlo in un Cie il giorno delle sue nozze, che rubano la libertà ad Andrea e Senad, due fratelli nati su suolo italico ma di nazionalità incerta. E per il semplice fatto che le origini di Kindi, Said, Andrea e Senad non sono italiane.
In questo documentario vengono raccontate tre storie di razzismo istituzionale: ossia quando la legge non è – come dovrebbe – la forza dei deboli, ma costituisce l’arma, l’arroganza e la miopia dei forti. Tre storie che valgono per milioni di episodi di discriminazione ai danni della popolazione immigrata di cui è responsabile lo Stato. Ma sono anche tre storie in cui la determinazione di giovani migranti, l’impegno delle associazioni e i legami d’affetto tra persone che non si giudicano in ragione di un passaporto sono riusciti a renderci tutti un po’ più uguali




Caro Presidente,
mi chiamo Amir e sono un rapper che più volte nelle sue canzoni ha dato voce ai ragazzi di seconda generazione.
Nonostante io abbia la cittadinanza da sempre (mia madre è italiana), molte volte sono stato considerato uno straniero per via delle mie origini egiziane. Il problema oltre ad essere legislativo è culturale, dovrebbe cambiare la percezione di come è fatto un Italiano nel 2012: non è necessariamente "bianco" ma può essere di carnagione scura, avere occhi a mandorla, avere capelli afro...
Di fatto però non sono cittadini italiani i nati in Italia da genitori di origine straniera. È cittadino solo chi è nato da italiani, mentre il bambino che nasce in Italia da due stranieri viene iscritto all’anagrafe come straniero. I bambini e i ragazzi che vivono questa situazione sono oltre mezzo milione in Italia.
Vorrei chiederle, Presidente Giorgio Napolitano, di porre questa questione durante il suo discorso di fine anno a reti unificate, sollecitando la politica a mettere questo tema tra le priorità da risolvere nel 2013...


21 dicembre 2012: la fine del mondo?

Si diffonde nel mondo la psicosi da fine del mondo legata ad una interpretazione del calendario Maya, che avrebbe come ultimo giorno il 21 dicembre 2012.
C'è chi si arricchisce, triplicando il fatturato di vendite di fornelli a gas, candele o prodotti alimentari a lunga conservazione. E ci sono anche posti sconosciuti e dimenticati da Dio che dalla profezia, di cui parlano giornali, media e social network da qualche anno, dovrebbero trarre vantaggio: è il caso di Bugarach, piccolo paesino dei Pirenei nel sud ovest della Francia, dove secondo le profezie la fine del mondo non avverrà. Il motivo? Gli alieni avrebbero scelto la località come rifugio.

La profezia dei Maya sul 21 dicembre 2012. “Altrevoci” dunque, voci che vengono da lontano e che, anche sul piano sociale, stanno scatenando nel “qui e ora” un vero e proprio sussulto. E allora come ci possiamo preparare a questo appuntamento e soprattutto come difenderci dalla paura del futuro? In studio con Luce Tommasi, Sabrina Mugnos, geologa e divulgatrice scientifica. Interviene a Diritti anche Padre Alberto Maggi, fondatore del Centro Studi Biblici “Giovanni Vannucci” di Montefano, in provincia di Macerata, che ha dedicato la home page del suo sito alla fine del mondo.

Che ci sia la fine del mondo, per molti è indiscutibile, perché l’ha dichiarato più volte Gesù; si tratta solo di sapere quando avverrà. È dall’anno Mille in poi che puntualmente giungono predizioni certissime su questa fine, di volta in volta rimandata a causa di un ripensamento del Padreterno, o per merito delle preghiere, delle penitenze e dei digiuni dei suoi figli migliori.
Attualmente la fine è stata fissata, salvo proroghe o ripensamenti del Signore, per il 21 dicembre 2012. Ne fanno fede calendari maya, profezie, visioni certe e affidabili. Disastri naturali, quali sconvolgenti terremoti e spaventosi tsunami, sono solo un piccolo anticipo di quel che accadrà con l’imminente fine del mondo. 
Se è così, conviene prepararsi in tempo all’avvenimento, che non trovi gli uomini sprovveduti, come consigliava un uomo del calibro di San Paolo, che, pienamente convinto della fine imminente, cercò, inascoltato, di allertare le comunità cristiane: “Il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!” (1 Cor 7,29-31).
Eh, sì, Paolo ne era più che certo: “Passa la figura di questo mondo!”. Invece ha fatto in tempo a passare Paolo, sono passati i destinatari dei suoi avvertimenti, e sono passati tutti quelli che, convinti o meno, hanno annunciato, sperato o temuto la fine del mondo.
Chi non è passato è Gesù. E il suo messaggio, la buona notizia, si conferma più valido e attuale che mai. Appunto perché buona notizia, il suo insegnamento è tutto indirizzato alla felicità degli uomini, perché questa è la volontà del Padre, che tutti siano felici, qui, in questa esistenza terrena. E la buona notizia contiene anche gli elementi di una piena felicità: essa consiste in quel che si fa per gli altri, e ciò è possibile a tutti (“Si è più beati nel dare che nel ricevere!”, At 20,35).
La buona notizia di Gesù non contiene minacce di catastrofi o di fine imminente del mondo, bensì il contrario. In nessun brano del vangelo si annunzia o profetizza una fine del mondo. Anzi!
Leggi tutto: LA FINE DEL MONDO (pdf) di Aberto Maggi


martedì 18 dicembre 2012

Giornata Internazionale del Migrante 2012

Il fenomeno della migrazione internazionale cresce di giorno in giorno e può contribuire positivamente allo sviluppo dei paesi d’origine e di destinazione, se supportato dalle giuste politiche.
Allo stesso tempo, il rispetto per i diritti umani e la libertà di tutti i migranti sono essenziali per assicurarsi i benefici della migrazione e a tale scopo è necessario rafforzare la cooperazione sul tema della migrazione a livello bilaterale, regionale e globale.
È questo il messaggio alla base della Giornata Internazione del Migrante di quest’anno, 18 dicembre, che dal 2000 segna l’impegno delle Nazioni Unite a celebrare tutte le persone che hanno lasciato il proprio Paese alla ricerca di una vita migliore o più sicura e che spesso si ritrovano ad affrontare battaglie ancora più grandi, comprese violazioni dei diritti umani, povertà e discriminazione.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata Internazionale del Migrante, in un messaggio ha rivolto "un caloroso saluto ai molti che vivono con fatica questa esperienza e a coloro che la intraprendono come un'opportunità. 

18 dicembre 2012: Giornata d’azione globale 
MIGRARE PER VIVERE! FERMIAMO LA STRAGE!
Migrare è una scelta per la vita: per sfuggire alla miseria o alla guerra, per costruire un futuro per sé e per i propri famigliari. 
Tuttavia, purtroppo, attraversare le frontiere, terrestri o marittime, vuol dire spesso vivere situazioni pericolose e rischiare la vita. Le rotte migratorie nel mondo sono punteggiate di fosse comuni e di tombe. Sono anche luoghi in cui migliaia di persone scompaiono nel nulla ogni anno, lasciando i loro famigliari nell’angoscia dell’incertezza...
Vorremo che questo 18 dicembre 2012 si trasformi nuovamente in uno spazio unitario che amplifichi le voci di tutti coloro che dicono “MIGRARE È VITA! FERMIAMO LA STRAGE”. 
Una giornata per contrastare le strutture e le politiche anti-immigrati degli Stati, i primi responsabili di questa tragedia. Una giornata per affermare il diritto a migrare e a non migrare, il diritto a stabilirsi e a non essere sfollato forzatamente e alla libertà di circolazione. Una giornata un cui ricordare che gli uomini e le donne morti nelle rotte migratorie avevano invece scelto la vita e sognavano un mondo migliore per se e per i propri cari. Una giornata in cui esigere notizie certe sulla migliaia di migranti scomparsi in queste stesse rotte. Una giornata per affermare che finché c’è un migrante scomparso, ci sarà una madre, un padre, una sorella, un amico, una compagna che lo cercheranno. 
VIVI SONO PARTITI, VIVI LI VOGLIAMO!
Leggi tutto APPELLO

L'Italia deve rivedere le politiche che contribuiscono allo sfruttamento dei lavoratori migranti e che violano il loro diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli e all'accesso alla giustizia. 
Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo italiano. Il rapporto si concentra su gravi forme di sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti da paesi dell'Africa subsahariana, dell'Africa del Nord e dell'Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta.
Il rapporto sottolinea comunque che lo sfruttamento dei lavoratori migranti è diffuso in tutto il paese.

Cari Fratelli e Sorelle!
Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo “costituisce la missione essenziale della Chiesa, compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della - società attuale non rendono meno urgenti” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Anzi, oggi avvertiamo l’urgenza di promuovere, con nuova forza e rinnovate modalità, l’opera di evangelizzazione in un mondo in cui l’abbattimento delle frontiere e i nuovi processi di globalizzazione rendono ancora più vicine le persone e i popoli, sia per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, sia per la frequenza e la facilità con cui sono resi possibili spostamenti di singoli e di gruppi. In questa nuova situazione dobbiamo risvegliare in ognuno di noi l’entusiasmo e il coraggio che mossero le prime comunità cristiane ad essere intrepide annunciatrici della novità evangelica, facendo risuonare nel nostro cuore le parole di san Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto; perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16).
Il tema che ho scelto quest’anno per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – “Migrazioni e nuova evangelizzazione” – nasce da questa realtà.


Gli auguri di Santo Natale e Felice Anno 2013 di mons. Francesco Montenegro

Torna il Natale! Si ripete il rito degli auguri. Può sembrare semplice oltre che gradevole scambiare gli auguri natalizi. Ma non è così.
Il significato del Natale è talmente straordinario e coinvolgente che non è facile ridurlo in formule di rito. Natale è la festa dello stupore, dell’incontro, della scoperta, dell’amore, del silenzio e della contemplazione. È la festa del cielo e anche della terra. È la festa di Dio e anche dell’uomo. Da Betlemme, Dio e l’uomo, diventano protagonisti di una storia che, partita da lontano, si proietta e costruisce già da ora un futuro carico di aspettative positive in cui, come dice la Sacra Scrittura, “scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti di acque … Felicità perenne splenderà sul loro capo, gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”.
L’arco di guerra, l’arcobaleno, appeso da Dio lassù in segno di pace è il ponte che unisce cielo e terra. Ora è il tempo dell’incontro tra Dio che si fa uomo e l’uomo che diventa come Dio. Da Betlemme le cose ormai non sono più quelle di prima...

... Auguri. A tutti un cuore nuovo e uno sguardo nuovo!
Buon Natale !!!!
+ don Franco, Vescovo



L'atto penitenziale dei cattolici in politica di Giuseppe Savagnone

Si parla molto, ormai da più di un anno, del ritorno dei cattolici sulla scena politica. E si guarda al loro rinnovato impegno come a una prospettiva di speranza e di rilancio della vita pubblica italiana, in questa fase in cui il bilancio della Seconda Repubblica si presenta fallimentare dal punto di vista non solo finanziario ed economico, ma soprattutto etico e politico.
Quello che non si sente dire, però, negli ambienti del mondo cattolico dove questo ritorno viene fortemente caldeggiato, è che esso non può risultare credibile se non viene preceduto da un serio momento di riflessione sugli errori e le colpe commessi in questi anni. Perché noi cattolici non siamo innocenti di quanto è accaduto. Abbiamo anche noi contribuito, con le nostre azioni e soprattutto con le nostre omissioni, al deterioramento del clima pubblico del nostro Paese. E se è vero che l'impegno nel mondo si configura agli occhi del credente come un prolungamento della liturgia celebrata in chiesa, anzi è esso stesso una liturgia, all'inizio di questa nuova fase non possiamo omettere, come in ogni buona liturgia, un atto penitenziale. Non per masochismo o per complessi di inferiorità rispetto ad altri, che hanno evidentemente anch'essi le loro responsabilità (forse maggiori delle nostre), ma per rispetto nei confronti della verità e per comprendere che cosa, nel nostro approccio, deve profondamente cambiare, se vogliamo davvero inaugurare una stagione differente della vita pubblica.

Leggi tutto: L'atto penitenziale dei cattolici in politica di Giuseppe Savagnone


lunedì 17 dicembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
III domenica Avvento anno C - 16.12.2012

... Si può comandare la gioia? Per il Signore sì, ce la sta comandando... ma si può gioire quando tutto va male? per il Signore sì, e il motivo è legato ad una cosa per Lui semplice: perché Lui è in mezzo a noi, il motivo della gioia è perché comunque Lui è con noi, è addirittura coinvolto nella nostra vicenda. C'è una crisi, le cose non vanno bene, la nostra città mostra pezzi di disumanità nella nostra realtà, eppure è dentro questa realtà che ci viene detto gioisci, il Signore è con te... Nel Vangelo è Giovanni il Battista che dice: ma non vi rendete conto che il Signore sta venendo? anzi è venuto è in mezzo a noi e dobbiamo imparare ad accoglierlo questo Signore. 
Come si accoglie il Signore? Come ci si rende conto che Lui è in mezzo a noi?... 

Ascolta l'omelia


Dopo la strage di Newtown in tutta l’America il messaggio è “abbraccia un insegnante”

Tre eroine. Sono loro le tre eroine della strage di Newtown. E oggi in tutta l’America il messaggio è “abbraccia un insegnante”

Brevi profili della maestra che ha protetto la classe di bambini di prima elementare e pagato con la vita il gesto; della preside, appassionata pedagoga e freddata dal killer e della psicologa, prossima ad andare in pensione e morta anche lei nel massacro.
Leggi tutto: Le donne della strage in America

... Maryrose Kristopik, la maestra di musica, ha salvato venti bambini di ‘quarta’ chiudendoli negli armadi per gli strumenti musicali e barricando la porta... anche Kaitlin Roig aveva barricato i suoi bimbi di ‘prima’ nel bagno della classe e chiuso la porta a chiave...



domenica 16 dicembre 2012

Lectio del Vangelo della domenica a cura di fr. Egidio Palumbo

Lectio del Vangelo della domenica
a cura di fr. Egidio Palumbo
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)

III DOMENICA di AVVENTO - anno C - 16-12-2012


La gioia di umanizzare questo mondo

1. Nella tradizione liturgica della chiesa questa Domenica di Avvento è chiamata “Domenica Gaudete”. È l’invito a gioire perché il Signore è vicino (seconda lettura: Fil 4,4-7), è in mezzo a noi ed esulta e danza per noi (prima lettura: Sof 3,14-18), egli è annunciato come buona/bella e gioiosa notizia dal profeta e precursore Giovanni Battista (vangelo: Lc 3,10-18). La gioia del cristiano non è un sentimento del momento, ma scaturisce dalla consapevolezza di aver scoperto Colui che dà senso pieno alla nostra vita, al nostro agire, alle nostre relazioni, al nostro abitare questo mondo. 


2. Nella pagina del vangelo di questa domenica (Lc 3,10-18) l’invito a gioire è motivato da un impegno normale e umanissimo ma rivoluzionario, che ci sorprende. 

L’esortazione alla conversione che Giovanni Battista rivolge alle folle non è un’astrazione dalla vita, ma è contestualizzato in quella situazione storica precisa (cf. Lc 3,1-2) nella quale la Palestina era sotto l’occupazione dell’impero romano, una organizzazione politica perfetta, ma solo in apparenza, perché quella organizzazione nascondeva il marciume degli intrighi e della corruzione esistente all’interno e, nel contempo, come ogni potere autoreferenziale, cinico e violento, produceva deserti, periferie, scarti di umanità. 

Nondimeno apparentemente perfetta era l’organizzazione della classe sacerdote, sotto la quale fervevano gli intrighi e gli imbrogli “ecclesiastici”… 

Giovanni Battista, anche se per nascita appartiene alla classe sacerdotale, infatti è figlio del sacerdote Zaccaria, sceglie di stare nel deserto, nella periferia, nei luoghi della emarginazione, degli scarti di umanità. Ebbene, è da qui che Giovanni annuncia la Parola ed esorta alla conversione. 


3. La conversione è cambiamento concreto del proprio stile di vita...

Leggi tutto: La gioia di umanizzare questo mondo