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giovedì 5 novembre 2026

Il diritto di restare scomodo di Tonio Dell'Olio

Il diritto di restare scomodo 
di Tonio Dell'Olio




Basterebbe raccontare a un bambino le omissioni delle prime indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini per sentirsi domandare: perché? Gli abitanti delle baracche che avevano udito l’aggressione non furono ascoltati. Il luogo del delitto non fu adeguatamente protetto. Questioni decisive sulle ferite rimasero senza approfondimento.

Lo ha scritto anche la Commissione parlamentare antimafia nel 2022. 
C’era un reo confesso e la sua versione sembrò rendere superflue troppe domande. Il pregiudizio offriva una scorciatoia: ricondurre tutto alla sessualità della vittima, suggerire che quella morte fosse già contenuta nella sua vita. Quanto facilmente una ricostruzione ripetuta diventa memoria collettiva. Eppure, poche ore prima, Pasolini parlava con Furio Colombo della violenza che attraversava la società. “Siamo tutti in pericolo”, volle intitolare l’intervista. Quel “tutti” continua a interrogarci. Poeta, scrittore, regista, calciatore, giornalista: una vita intera che ancora ci chiede di guardare ciò che preferiamo ignorare. 

La nuova indagine annunciata ieri, cinquantun anni dopo, è una benedizione tardiva. Non garantisce la verità, riapre la possibilità di cercarla. 

A noi spetta anche un altro compito: tornare a leggerlo, lasciarci contraddire. 
Restituirgli il diritto di restare scomodo.

(Fonte: Mosaico dei giorni - 3 novembre 2026)