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giovedì 11 giugno 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN SPAGNA 6-12 GIUGNO 2026 - Ai piedi di Maria deponiamo le corazze del cuore

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV
IN SPAGNA

6-12 GIUGNO 2026

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Mercoledì, 10 giugno 2026

BARCELLONA - MONTSERRAT - BARCELLONA

10:50 VISITA AL CENTRO PENITENZIARIO “BRIANS 1”
12:00 PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO nell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat
13:00 Pranzo con la comunità benedettina di Montserrat

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Alle ore 10.10 di questa mattina, il Santo Padre Leone XIV ha lasciato la Casa Arcivescovile di Barcellona e si è trasferito in auto al Centro penitenziario Brians 1.

Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Direttore della struttura e hanno raggiunto insieme la sala conferenze, dove lo attendevano tre cappellani, un gruppo di detenute e un gruppo di volontari.

Dopo un canto, le parole di benvenuto del Direttore del Centro penitenziario, la testimonianza del delegato diocesano della pastorale penitenziaria, padre Jesús Bel, e le testimonianze di due detenute, Montse e Josefina, Leone XIV ha rivolto il Suo saluto ai presenti.

Al termine dell’incontro, dopo la benedizione, lo scambio e il canto finale, il Pontefice ha salutato alcuni detenuti della struttura.

Alle ore 11.20, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto e successivamente in golf-cart all’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat per la Preghiera del Santo Rosario

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Ai piedi di Maria deponiamo le corazze del cuore

Leone XIV nella basilica di Nostra Signora di Montserrat per la preghiera del rosario.
E ai detenuti del Centro penitenziario Brians 1 ricorda che
gli errori non determinano l’identità di una persona.


Deporre ai piedi della Vergine «le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore». Così ha esortato Leone XIV presiedendo il rosario nella basilica di Nostra Signora di Montserrat stamane, mercoledì 10 giugno, secondo giorno a Barcellona e quinto del viaggio apostolico in Spagna.

Nel suo discorso il Papa ha denunciato la violenza che può nascondersi nelle parole e negli atteggiamenti: «la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide», «armature apparenti» con cui si tenta di proteggere ferite, paure o sofferenza causata dalle ingiustizie. Alla Madonna il Pontefice ha quindi rivolto una supplica affinché «l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace», si rinunci «alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie», e si coltivi «l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane».

Di speranza per un «orizzonte meraviglioso» oltre ogni barriera fisica e nonostante i cuori induriti dalla solitudine e dal rimorso per gli sbagli commessi, il Papa aveva parlato precedentemente nella prima parte della mattinata, dopo aver raggiunto in auto, dalla Casa arcivescovile di Barcellona, sua residenza nella metropoli catalana, il Centro penitenziario Brians 1, per incontrare detenuti e operatori del carcere e ascoltare alcune testimonianze.

«Gli errori della vita non determinano l’identità di una persona», aveva rimarcato, perché l’amore misericordioso di Dio, «sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto», consente di scoprire come «il passato non condanni il futuro», ma «offra la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte», come accaduto a sant’Agostino nel suo percorso di vita.

Per tutti, sempre, c’è la possibilità di ricominciare da capo: «Essere umani ed essere cristiani — aveva sottolineato il Vescovo di Roma — non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare».

Ogni essere umano «è “degno” per il semplice fatto “di essere stato voluto, creato e amato da Dio”»: una «verità consolante» valida «in modo particolare, per voi, cari fratelli e sorelle», aveva detto il Papa rivolgendosi alle donne e agli uomini reclusi, «che portate il peso di essere lontani dai vostri cari e, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione. Quando vi verrà la tentazione di sentirvi inferiori e penserete che non valga la pena andare avanti, “alzate lo sguardo” verso Colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrarvi il suo amore e la sua vicinanza», aveva aggiunto richiamando il motto del viaggio apostolico.

Al termine della recita del Rosario, il Pontefice si è trattenuto a pranzo con la comunità benedettina cui è affidata la cura pastorale dell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat. Nel pomeriggio, Leone XIV incontra le realtà di carità e assistenza diocesane nella chiesa di Sant’Agostino, nota come la «cattedrale dei poveri» per il profondo legame sociale con il quartiere multietnico del Raval e, in serata, presiede la celebrazione eucaristica nella basilica della Sagrada Família, dove assisterà all’inaugurazione della torre di Gesù Cristo e a uno spettacolo di luci e fuochi d’artificio dal palco all’esterno dell’edificio sacro.
(fonte: L'Osservatore Romano 10/06/2026)

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VISITA AL CENTRO PENITENZIARIO “BRIANS 1”

Centro Penitenziario “Brians 1” (Barcellona)
Mercoledì, 10 giugno 2026
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SALUTO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

grazie a tutti per la vostra accoglienza così piena di simpatia e cordialità!

Mi sento edificato dalla testimonianza che hanno condiviso Montse e Josefina. Grazie mille. Ringrazio anche padre Jesús per le sue parole, che mettono in luce l’impegno dei cappellani e dei volontari della pastorale penitenziaria diocesana di Sant Feliu de Llobregat.

Ogni essere umano è “degno” per il semplice fatto «di essere stato voluto, creato e amato da Dio» (cfr. Magnifica humanitas, 52). Non esiste, quindi, alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo. È una verità consolante che ci accompagna in ogni momento e che ci ricorda come il suo amore misericordioso sia sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto.

Questo vale, in modo particolare, per voi, cari fratelli e sorelle, che portate il peso di essere lontani dai vostri cari e, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione. Quando vi verrà la tentazione di sentirvi inferiori e penserete che non valga la pena andare avanti, «alzate lo sguardo» verso Colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrarvi il suo amore e la sua vicinanza.

Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l’identità di una persona. Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, ci racconta il suo percorso di vita e ce ne parla: se confidiamo nella grazia divina e ce ne lasciamo guidare e trasformare, scopriamo come nella nostra vita il passato non condanni il futuro, ma ci offra la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte.

Facciamo spazio al Signore nel nostro cuore e cerchiamo il suo volto. Lasciamoci accompagnare dal suo amore. Aggrappiamoci a Lui, che ci invita continuamente alla speranza e ci mostra un orizzonte meraviglioso che nessuna barriera fisica può impedirci di raggiungere. Oggi, Egli continua a parlarci nel profondo delle nostre coscienze per farci scoprire che ha la sua dimora in mezzo a noi. Aspetta solo che gli diamo una possibilità.

Cari amici e amiche, vi invito a continuare a sognare il sogno di Dio. A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore! Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare.

Vi affido in modo particolare all’intercessione materna di Nostra Signora de la Merced e con tutto l’affetto chiedo al Signore di benedirvi. Molte grazie.

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Parole del Santo Padre per accompagnare il dono dell’icona mariana



Vogliamo lasciare come dono, anche per ricordare questa visita, questa immagine della nostra Madre Maria, la Vergine che ci accompagna sempre con amore di madre e che mai dimentica i suoi figli.

La benedizione di questo momento vi accompagni sempre. Grazie!


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PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO

Abbazia di Nostra Signora di Montserrat
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DISCORSO DEL SANTO PADRE



Saluto cordialmente Vostra Eccellenza, Mons. Xavier Gómez García, l’Abate di Montserrat Manel Gasch i Hurios, nonché i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli che partecipano a questo pellegrinaggio, in modo particolare i bambini e le bambine che ci accompagnano oggi. Grazie per averci accolto, grazie per la vostra presenza.

Sono lieto di poter venire ai piedi della Moreneta per affidarle, pieno di fiducia nella sua intercessione materna, il mio servizio petrino e la missione della Chiesa nel mondo, che grida chiedendo giustizia e pace.

Con emozione ho ricordato i miei anni come parroco della parrocchia di Santa Maria di Montserrat a Trujillo, in Perù. La Moreneta mi ha sempre accompagnato. Grazie, Catalogna, per la tua fede!

Le mura di questo santuario potrebbero raccontarci le innumerevoli storie di devozione, gratitudine e speranza che hanno contemplato nel corso dei secoli attorno alla Mare de Déu di Montserrat e sono state anche testimoni del sangue versato per amore di Gesù Cristo.

Al loro interno sono state custodite le gioie e i dolori, le letizie e le lacrime di tanti fedeli, ed esse hanno ascoltato anche le voci celestiali del canto infantile della più antica Escolanía d’Europa.

Quando il mio Predecessore, Papa Francesco, nel 2023 ha offerto la rosa d’oro a questa venerata immagine, ci invitava a considerare come, per centinaia di anni, i fedeli, senza distinzione, siano passati da questo Santuario recitando il rosario, perché Maria, Mare de Déu, è fondamentale nella vita di ogni cristiano. In quella stessa occasione egli ha sottolineato: «Davanti alla Madre, è come se si risvegliassero i sentimenti più nobili di una persona» (Discorso ai membri della Confraternita della “Mare de Déu” di Montserrat, 7 ottobre 2023). In effetti, ella suscita in noi profonde conversioni, come quella di sant’Ignazio di Loyola, il quale in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo.

Con questo stesso atteggiamento filiale, vi invito oggi ad accogliere l’invito di Maria: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Queste parole pronunciate a Cana di Galilea contengono un vero e proprio programma di vita cristiana, perché Maria ci conduce verso Cristo e ci insegna ad ascoltare la sua voce, a obbedire alla sua parola e a lasciarci trasformare da Lui. La volontà di Gesù è chiara: «Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,17). Si tratta di un amore che ha in Lui stesso la sua misura e la sua fonte: «Come io ho amato voi» (v. 12). Per questo, quando Maria ci dice: «Fate quello che vi dirà», ci invita a raggiungere un cuore riconciliato con i criteri del Vangelo.

Gesù ci mostra la via della misericordia, della riconciliazione, della verità e della mitezza. Allo stesso tempo, smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide. Tale violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie.

Contempliamo Maria di Montserrat che ci mostra Gesù come un bambino indifeso che riposa sul suo grembo, dal momento che Lei è qui, accanto al Figlio, invitandoci ad amarci gli uni gli altri. Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore.

Il Bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia non porta armature e sarà Lui stesso che poi, nudo sulla croce, si abbandonerà totalmente al Padre per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore.

Alziamo lo sguardo a Maria e supplichiamola di aiutarci a rivestirci unicamente delle armi di Dio, come esorta san Paolo: «Attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, […] prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6,14-17).

Oggi, come pellegrini a Montserrat, manifestiamo il sincero desiderio di riaffermare il nostro servizio a Dio Padre, che ci ha rivelato Gesù Cristo, il quale ci dice: « Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37).

Consideriamo anche come la Vergine, nella sua mano destra, regga la sfera del mondo, segno della sua cura materna, perché il mondo intero trova posto nel suo cuore. Ella ci invita a riconoscerci fratelli e sorelle, così che nessuno sia escluso e la comunione sia più forte di ogni divisione.

Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace.

Che Maria, Madre della Chiesa, ci orienti sempre verso Gesù. Vi invito a onorarla con queste parole:

Per i catalani sarai sempre la Principessa,
per gli spagnoli e per il mondo intero tutto l’amore;
di’ a noi: «Siete il mio tesoro,
io sono la vostra madre, non temete»

Così sia.
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Saluto del Santo Padre dal balcone dell’abbazia di Montserrat

 

Grazie, grazie!
Fratelli e sorelle, buongiorno!

Grazie per essere qui. Grazie per questa bellissima manifestazione di fede. Tutti uniti in un’unica famiglia, accolti dalla nostra Madre Maria, la Vergine di Montserrat.

La gioia, l’entusiasmo, il profondo senso di fede che stiamo vivendo in questi giorni: prima a Madrid, in questi giorni a Barcellona, in Catalogna, poi alle Canarie: tutta la Spagna piena di fede, di amore, piena di questo desiderio di lodare Dio, di rendere grazie a Dio e di essere uniti.

Grazie alla Catalogna per aver accolto tante persone provenienti da altri Paesi, perché insegna come integrare tutti in un’unica famiglia.

Grazie alla comunità di fede, alla comunità dei nostri fratelli monaci, che accolgono tutti i pellegrini che vengono a pregare Maria, nostra Signora.

Grazie a ciascuno e a tutti voi che siete qui questa mattina, per ricordare a tutti, in Catalogna, in Spagna, nel mondo, che la fede dà vita e la fede dà speranza.

Ed è Maria, che Gesù ci ha dato come Madre dalla croce, è Maria che ci accompagna, che è espressione di amore materno che ci accompagnerà sempre.

[Benedizione]

Grazie, grazie a tutti.




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Vedi anche il post (all'interno i link a quelli precedenti):