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mercoledì 10 giugno 2026

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV IN SPAGNA - Da Madrid a Barcellona, Leone XIV affida ai volontari il “lievito della gratuità”. Oltre due milioni di fedeli incontrati nella capitale spagnola - A Barcellona: i cristiani siano costruttori di unità in un mondo diviso

VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV
IN SPAGNA

6-12 GIUGNO 2026


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Martedì, 9 giugno 2026

MADRID - BARCELLONA
10:20 INCONTRO CON I VOLONTARI nel Padiglione 3 dell’IFEMA Madrid
11:10 Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale “Adolfo Suárez” Madrid/Barajas per Barcellona
12:25 Arrivo all’Aeroporto internazionale “Josep Tarradellas” Barcellona/El Prat
13:00 PREGHIERA DELL’ORA MEDIA nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia

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Da Madrid a Barcellona,
Leone XIV affida ai volontari il “lievito della gratuità”.
Oltre due milioni di fedeli incontrati nella capitale spagnola


Prima di lasciare la capitale spagnola per raggiungere Barcellona, dove nel pomeriggio è atteso nella Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia per la preghiera dell’Ora Media e, in serata, allo Stadio Olimpico Lluís Companys per una grande veglia di preghiera con i giovani, il Pontefice ha voluto incontrare i volontari che hanno reso possibile l’organizzazione delle intense giornate madrilene.

L’appuntamento si è svolto presso l’Ifema Madrid, diventato in questi giorni uno dei principali centri logistici dell’evento al quale hanno partecipato in totale oltre due milioni di fedeli tra celebrazioni, incontri e momenti di preghiera. Ad accogliere il Papa, insieme ai responsabili dell’organizzazione, è stato anche il cardinale José Cobo Cano, arcivescovo di Madrid, che ha accompagnato da vicino tutte le tappe della visita.

Visibilmente grato per il lavoro svolto da migliaia di volontari, Leone XIV ha voluto dedicare loro parole di profondo apprezzamento, definendoli protagonisti silenziosi di un evento che ha coinvolto l’intera Chiesa spagnola.

«Voi meritate un grazie tutto speciale», ha detto il Pontefice. «Avete donato la vostra presenza e il vostro servizio e lo avete fatto per amore del Signore, della Chiesa e del Papa. Grazie di cuore».

Il Papa ha ricordato come la risposta all’appello per il volontariato sia stata immediata e generosa, superando in pochi giorni il numero di persone richiesto dagli organizzatori. Molti hanno messo a disposizione giorni di ferie, altri si sono impegnati a tempo pieno per mesi, ma ciò che più ha colpito Leone XIV è stato il dono gratuito di se stessi.

«Ciascuno ha dato ciò che ha potuto, ma soprattutto ha dato se stesso: cuore, mani, idee, competenze, sorrisi», ha sottolineato.

Nel suo discorso il Pontefice ha proposto una riflessione che sintetizza una delle linee portanti del suo magistero: la gratuità come testimonianza concreta del Vangelo nella società contemporanea.

Richiamando la parabola evangelica del lievito che fa fermentare tutta la pasta, Leone XIV ha spiegato che i cristiani sono chiamati a essere nel mondo «lievito della gratuità», capaci di introdurre relazioni fondate non sull’interesse o sul profitto, ma sul dono e sul servizio.

«La gratuità è un lievito che fa crescere la qualità umana, etica e spirituale di una società», ha affermato. «In un mondo continuamente influenzato dalla logica dell’interesse e del profitto, c’è bisogno di pensare e di vivere secondo la logica più vera, quella della crescita umana integrale».

Parole che assumono un significato particolare in un tempo segnato da guerre, disuguaglianze sociali e crisi economiche, nel quale il Papa continua a richiamare l’urgenza di costruire una cultura della solidarietà e dell’incontro.

Rivolgendosi ai volontari, Leone XIV ha ricordato che il Regno di Dio cresce non soltanto attraverso la predicazione, ma anche mediante uno stile di vita ispirato al Vangelo. «Un tratto essenziale di questo stile è la gratuità», ha ribadito, ringraziando coloro che hanno contribuito al successo delle giornate madrilene.

Il Pontefice ha poi osservato che forse le statistiche non registreranno il valore umano e spirituale di quanto avvenuto in questi giorni, ma che Madrid è cresciuta proprio grazie a quella rete invisibile di persone che hanno servito con discrezione e generosità.

«Forse le statistiche non lo registreranno, ma noi sappiamo che in questi giorni, anche grazie a voi, questa città è cresciuta ed è più vicina al Regno di Dio», ha affermato.

Al termine dell’incontro, Leone XIV ha voluto lasciare alla Chiesa madrilena un dono simbolico: un calice destinato alla comunità ecclesiale della capitale spagnola.

«Desidero lasciare come dono per tutta la famiglia qui a Madrid, per tutta la comunità ecclesiale, questo Calice, affinché non dimentichiamo mai ciò che celebriamo nel memoriale di Cristo che ci ha salvati», ha detto prima della partenza.

Con questo gesto si è chiusa una tappa particolarmente intensa del viaggio apostolico. Madrid lascia al Papa immagini imponenti: le celebrazioni con oltre un milione di fedeli, gli incontri con le vittime degli abusi, il dialogo con le autorità civili e religiose e la straordinaria partecipazione popolare che ha accompagnato ogni appuntamento.

Ora l’attenzione si sposta su Barcellona, seconda grande tappa del pellegrinaggio spagnolo di Leone XIV. Nel pomeriggio il Pontefice pregherà nella storica Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, cuore spirituale della città catalana. In serata, invece, lo attende uno degli eventi più partecipati dell’intero viaggio: la veglia di preghiera allo Stadio Olimpico Lluís Companys, dove decine di migliaia di giovani provenienti da tutta la Spagna e da numerosi Paesi europei si ritroveranno per ascoltare il messaggio del Papa e vivere insieme un momento di fede, riflessione e speranza.
(fonte: Faro di Roma, articolo di Letizia Lucarelli 09/06/2026)

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INCONTRO CON I VOLONTARI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Padiglione 3 dell’IFEMA Madrid
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Eminenza Don José,
carissimi fratelli e sorelle, buongiorno!

Questo incontro è l’ultimo della parte madrilena del mio Viaggio apostolico, ma sono molto contento che sia con voi, volontari e volontarie, ognuno di voi e tanti che non hanno potuto essere qui stamattina. Voi meritate un “grazie” tutto speciale, perché avete donato la vostra presenza e il vostro servizio e l’avete fatto per amore del Signore, della Chiesa e del Papa. Grazie di cuore!

Ringrazio l’Arcivescovo e i due “portavoce” che hanno offerto le loro testimonianze, come pure coloro che hanno realizzato il video e l’esibizione musicale.

Ho saputo che fin dall’inizio la vostra risposta all’appello è stata entusiasta: in pochi giorni avete superato i numeri richiesti e così le esigenze sono state abbondantemente soddisfatte. Avete preso giorni di ferie dal lavoro, alcuni di voi si sono dedicati per mesi a tempo pieno, ma ciascuno ha dato ciò che ha potuto, soprattutto ha dato sé stesso: cuore, mani, idee, competenze, sorrisi. Dio vi ricompensi come solo Lui sa fare!

Mi piace condividere con voi una semplice riflessione, che riassumerei così: i cristiani sono chiamati a portare nel mondo il lievito della gratuità.

Gesù ha usato l’immagine del lievito in una parabola del regno dei cieli, riportata dall’evangelista Matteo: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Mt 13,33). La vostra esperienza di questi giorni, come quella di tanti fratelli e sorelle volontari in circostanze simili – penso al Giubileo dell’anno scorso –, è un segno del Regno che viene, e lo è per un aspetto essenziale: la gratuità.

La gratuità è un lievito che fa crescere la qualità umana, etica e spirituale di una società, perché, potremmo dire, è un tratto tipico della “città di Dio”. Tanto più in un mondo continuamente influenzato dalla logica dell’interesse, del profitto, dove il termine “crescita” è ridotto alla dimensione economico-finanziaria, c’è bisogno di pensare e di vivere secondo la logica più vera, cioè quella di una crescita umana integrale. È la logica del Vangelo, che dice: «Se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? […] E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?» (Lc 6,33-34).

Carissimi, Gesù Cristo è venuto a portare nel mondo il lievito del Regno dei cieli, lo ha mescolato nella pasta della nostra umanità malata per risanarla dall’interno, con l’acqua e con il sangue del suo Sacrificio e con il fuoco dello Santo Spirito. E dopo la sua morte e risurrezione ha mandato i discepoli, con la forza dello stesso Spirito, perché siano nel mondo segni e strumenti del suo Regno, Regno di amore, di giustizia e di pace. Questo avviene con la predicazione, ma avviene anche, e direi soprattutto, attraverso uno stile di vita, un modo di pensare e di comportarsi che è quello del Vangelo. Ebbene, un tratto essenziale di questo stile è la gratuità. Grazie di averlo testimoniato in questi giorni qui a Madrid! Grazie! Forse le statistiche non lo registreranno, ma noi sappiamo che in questi giorni, anche grazie a voi, questa città è cresciuta ed è più vicina al Regno di Dio. Merito nostro? No! Tutta grazia sua! Questo è il segreto: l’amore di Dio, che muove il sole e gli astri e muove i cuori di coloro che hanno incontrato il Signore Gesù, il quale «disse: Si è più beati nel dare che nel ricevere!”» (At 20,35).

Sorelle, fratelli, avanti su questa strada! Con umiltà e mitezza, senza alcuna presunzione, ma saldi nella fede e generosi nel servizio. La Vergine Maria vi ottenga di essere lievito del Regno sempre e dovunque. Grazie! E arrivederci a Roma!

Poi, offrendo in dono il calice, il Santo Padre ha detto:

E desidero anche lasciare come dono per tutta la famiglia qui a Madrid, per tutta la comunità ecclesiale questo Calice, affinché non dimentichiamo mai ciò che celebriamo nel memoriale di Cristo che ci ha salvati. Grazie a tutti!

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Leone XIV è arrivato a Barcellona

Dopo quattro giorni a Madrid, prima tappa del quarto viaggio apostolico in Spagna, il Papa è arrivato alle 12.45 nella metropoli della Catalogna, dove si tratterrà fino a giovedì mattina. Due gli eventi che lo impegneranno oggi, 9 giugno: la preghiera dell'Ora Media nella Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia e la veglia di preghiera allo Stadio Olimpico Lluís Companys alle 20


Leone XIV è arrivato a Barcellona, seconda tappa del viaggio apostolico in Spagna. L'aeromobile A 320 della Iberia partito da Madrid alle 11.52 è atterrato all’aeroporto internazionale Josep Tarradellas Barcelona-El Prat alle 12.45. Accolto da alcuni rappresentanti della Generalitat de Catalunya, il Pontefice, a bordo di una vettura, è diretto verso la Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, sede dell’arcidiocesi di Barcellona, a circa 15 chilometri dall'aeroporto, per la preghiera dell'Ora Media.

Il Papa era giunto all’aeroporto internazionale Adolfo Suárez Madrid-Barajas, dopo aver incontrato all'Ifema i volontari che in questi quattro giorni hanno svolto servizio durante i diversi eventi nella capitale spagnola. A salutarlo, prima della partenza, tra gli altri, il cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo Cano, autorità civili e militari e personale aeroportuale.

Poco più di 500 i chilometri che il velivolo, nel quale Leone XIV ha viaggiato con 80 giornalisti al seguito, ha percorso per arrivare nella metropoli della Catalogna, dove oggi, 9 giugno, oltre alla preghiera dell'Ora Media, è in programma alle 20 anche una veglia preghiera allo Stadio Olimpico Lluís Companys.

Sei, in tutto, gli incontri del Pontefice nella città catalana. Il Papa ripartirà giovedì mattina per spostarsi a Las Palmas de Gran Canaria, nell'arcipelago delle Canarie.
(fonte: Vatican News 09/06/2026)

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Papa Leone XIV sorprende i passeggeri con una visita alla cabina di pilotaggio

Durante il volo da Madrid a Barcellona del 9 giugno, seconda tappa della sua visita di una settimana in Spagna, Papa Leone XIV ha fatto una rara visita alla cabina di pilotaggio, per poi incontrare e salutare passeggeri e membri dell'equipaggio.


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Il Papa a Barcellona:
i cristiani siano costruttori di unità in un mondo diviso

Leone XIV, appena giunto nella città catalana, nel suo quarto giorno di viaggio apostolico in Spagna, prega l’Ora Media nella cattedrale cittadina. Commentando nell’omelia la Lettera ai Corinzi di San Paolo, il Pontefice chiede alla Chiesa di essere membra armoniose del corpo di Cristo: “Lavorare insieme e donarsi senza riserve” come "un unico popolo". L’arcivescovo, cardinale Omella Omella: “Dio ci doni la comunione per essere seminatori di speranza”


In un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere “martiri”, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce.

È tutta un richiamo all’armonia nella Chiesa ed un invito a investire i diversi carismi di ciascuno negli stessi obiettivi, l’omelia che Leone XIV pronuncia, oggi 9 giugno attorno alle ore 13.50, poco dopo il suo arrivo a Barcellona da Madrid, durante la preghiera dell’Ora media nella cattedrale del capoluogo della Catalogna, costruita in stile gotico tra il XIII e il XV secolo e dedicata alla Santa Croce e Sant'Eulalia. Il Papa, pellegrino in Spagna, è al suo quarto giorno del quarto viaggio apostolico del suo Pontificato.

L'accoglienza dei fedeli all'arrivo del papa

Tanti fedeli, muniti di ombrelli per proteggersi dal sole, lo hanno accolto davanti al sagrato della chiesa, sventolando bandiere del Vaticano e della Spagna. La mitezza dei 23 gradi centigradi di Barcellona consentono oggi anche le più movimentate manifestazioni di affetto: saltare, cantare, gridare, agitare i cappelli o le mani verso l'auto del Pontefice.

L'ingresso del Papa nella cattedrale.

Il Papa, prima di entrare nella cattedrale, si volta verso di loro e alza la mano, in segno di saluto. Poi, entrato tra le volte gotiche della cattedrale, asperge sugli astanti l'acqua benedetta. Il libro d'onore della cattedrale gli offre un'opportunità ulteriore per augurare all'arcidiocesi di Barcellona di vivere insieme come una comunità, in armonia.

È un’occasione meravigliosa poter lasciare queste righe in occasione della mia visita apostolica alla città di Barcellona. Che la benedizione di Dio accompagni tutti con i suoi doni, in particolare la pace e l’unità. Con la mia benedizione.

Il messaggio scritto da Leone XIV all'ingresso della cattedrale di Barcellona.

Giunto ai piedi dell'altare di una cappella laterale, si inginocchia qualche minuto davanti al Santissimo Sacramento. Percorsa poi la navata centrale, il Papa si siede sulla cattedra in mezzo all'altare centrale, poi con un segno di Croce dà inizio alla preghiera, cantata e recitata in latino e catalano.

Subito dopo l'ingresso in cattedrale, il Papa prega davanti al Santissimo Sacramento in una cappella laterale.

La Chiesa è Sposa, il Corpo è Cristo

La Liturgia delle Ore del giorno ha appena proclamato in lingua catalana una “lettura breve” tratta dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi, in cui l’Apostolo delle Gesti, paragonando la Chiesa al corpo umano, esorta i membri della comunità di Corinto a sentirsi tutti una parte di un unico organismo: “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo” (1Corinzi 12,12).

Il Pontefice imposta la sua riflessione, letta alternatamente in lingua spagnola e catalana, proprio sull’immagine della Sposa e del Corpo. La Chiesa è una “Sposa Amata”. Il vescovo di Roma sottolinea a questo proposito la non casualità dell’elezione di Dio, che in proprio in questa giornata ha chiamato e scelto i fedeli per rappresentare la “Comunità dei Santi che è in Barcellona”.

La Chiesa è frutto di un atto d’amore che la precede e che viene da Dio, e cresce anzitutto lasciandosi amare da Lui, unita, con cuore umile e grato, perché solo chi si lascia amare da Dio può costruire, con gli altri, le opere dell’amore.

La navata centrale della cattedrale di Barcellona.

Clima di unità in tutte le relazioni

Leone XIV cita Papa Francesco che, proprio in occasione dell’inaugurazione della Torre della Vergine nella basilica della Sagrada Familia, era l’8 dicembre del 2021, in un videomessaggio incoraggiava la comunità a “partire dall’incontro con Cristo” per “crescere in fratellanza, nell’Annuncio della Buona Novella del Vangelo”. Il Papa evidenzia che il suo predecessore intendeva suggerire un’atmosfera che dovrebbe dominare in tutte le nostre relazioni, siano esse professionali, umane, o ecclesiali.

Le sue parole indicano il clima che siamo chiamati a diffondere nei nostri ambienti, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro e di formazione, negli ambienti di Curia e in ogni altro ambito di vita: un clima di famiglia, in cui si vive insieme, memori della comune figliolanza e della comune chiamata, solidali, aperti, capaci di misericordia, di sacrificio, di attenzione reciproca, di perdono.

Un senso di comunità che, ricorda ancora il Pontefice, lodava anche san Giovanni Paolo II quando, pregando l’Angelus qui a Barcellona il 7 novembre 1982, rilevava la capacità di “barcellonesi e catalani a condividere la cittadinanza umana e cristiana con innumerevoli genti”.

Il Papa legge la sua omelia, alternatamente, in lingua spagnola e catalana.

Un'armonia di talenti creata dallo Spirito

Questo, argomenta il Papa, porta al secondo polo della duplice immagine, scelta, come ha annunciato all’inizio, come schema della sua omelia: il corpo. Cristo è il “Capo” a cui i cristiani sono uniti come “un unico organismo, gli uni al servizio degli altri”. Questo indica, secondo Leone XIV un metodo di lavoro per le comunità ecclesiali: “Per noi lavorare insieme non è una scelta di ‘stile’, ma una necessità fisiologica”. In questa complementarietà delle membra del corpo, lo Spirito, aggiunge il Pontefice, “ci spinge non solo a donarci, ma a farlo secondo i disegni di Dio”. L’unità, la generosità di offrire i propri doni ricevuti agli altri, l’armonia tra i diversi talenti è un’opera dello Spirito Santo, puntualizza il Pontefice.

Nella ricchezza dei doni ricevuti, siamo forti perché uniti, e siamo uniti perché animati dallo stesso Spirito, lo Spirito di Cristo, che è Spirito di comunione per la salvezza di tutti.

Dal dono dell’unità, profuso dallo Spirito, deriva una missione da compiere quotidianamente.

È importante, perciò, per ciascuno di noi, non permettere che nulla distrugga l’unità in cui Dio ci ha costituito e verso la cui pienezza ci conduce giorno per giorno.

Fedeli seguono la preghiera dell'Ora Media.
 
L'invito alla Chiesa di Barcellona ad essere "costruttrice di unità"

Dopo aver alzato lo sguardo – come recita il motto del suo quarto viaggio apostolico - all’opera dello Spirito Santo, il Papa lo abbassa, riorientandolo orizzontalmente, in direzione della comunità di fede di questa arcidiocesi, Barcellona. Il vescovo di Roma ricorda il titolo di “Casal de Catalunya” (ossia, capo e casa della Catalogna) attribuito dalla tradizione alla città spagnola: è proprio un richiamo alla sua vocazione “a farvi, come l’aiuto di Dio, costruttori di unità”.

Infine il Pontefice ricorda che dopo qualche minuto, al termine della preghiera, si recherà nella cripta della cattedrale dove sono conservate le spoglie mortali della santa cui la cattedrale è dedicata, Eulalia, una giovane che preferì affrontare il martirio piuttosto che rinnegare la propria fede, diventando così uno dei simboli religiosi, e la patrona, di Barcellona. Lei e gli altri martiri – che come ricordava Sant’Agostino formano un corpo cui anche noi partecipiamo - conclude il Papa, ci invitano a dire, a nostra volta, il nostro “sì”.

Pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ciò che è superfluo per costruire su ciò che è essenziale e dura per sempre.

Così, la Liturgia delle Ore nella cattedrale di Barcelona, al termine dell’omelia di Leone XIV, si sovrappone simbolicamente all’ultima preghiera di Cristo, durante l’ultima Cena, raccontata dall’Evangelista Giovanni: una invocazione a rimanere “io in loro e Tu in Me” per “essere perfetti nell’unità”.

Il Papa prega davanti alla tomba di Sant'Eulalia, cui la cattedrale di Barcellona è dedicata.

La preghiera a Sant’Eulalia nella cripta della cattedrale

Dopo la recita della preghiera della Chiesa universale, scese le scale verso la cripta della cattedrale, il Papa si sofferma in piedi per qualche minuto di raccoglimento davanti alla tomba di Sant’Eulalia, una delle sante più amate della Spagna e della città capoluogo della Catalogna. Vissuta nel III secolo, ancora bambina, a soli 13 anni, cercò di opporsi alle persecuzioni contro i cristiani durante il regno dell'imperatore Diocleziano. Fu arrestata per la sua fede e nonostante le numerose torture subite si rifiutò di abiurare il cristianesimo. Una leggenda racconta che le furono inflitti 13 supplizi, uno per ogni anno della sua giovane vita. Infine, piuttosto che perdere l’unità con Cristo e le membra vive del suo corpo, preferì morire martire, probabilmente intorno al 304 d.C.

Dopo la preghiera nella cripta, il vescovo di Roma, uscito dalla cattedra, proprio davanti al sagrato ringrazia ancora tutti i fedeli per la pazienza di averlo atteso e per aver testimoniato tutti il dono della fede.

Grazie per essere qui. Grazie per la vostra pazienza. Grazie per la vostra gioia. Che tutti noi possiamo celebrare la nostra fede in Cristo. Gesù Cristo ci ha chiamati a vivere come un unico popolo, uniti nella fede. Che Dio vi benedica tutti.

Il Papa ascolta le parole di saluto dell’arcivescovo metropolita di Barcellona, cardinale Juan José Omella Omella.

Pace e comunione nel saluto dell’arcivescovo

La cattedrale di Barcellona ha offerto oggi davvero questo esempio di unità e comunione. Lo spiega l’arcivescovo metropolita, cardinale Juan José Omella Omella, nelle sue parole di saluto in lingua spagnola al Pontefice, annunciando che durante la preghiera della Ora Sesta sono presenti i “vescovi ausiliari, i canonici, i membri della curia diocesana, i rappresentanti delle diverse delegazioni e segretariati diocesani, i seminaristi, i lavoratori della cattedrale e i volontari”. L’intenzione di preghiera dell’arcivescovo è in sintonia con lo spirito dell’omelia del Papa: “Leveremo la nostra lode e preghiera al Signore pregando per tutta la comunità cristiana, per lei, Santità, Padre e Pastore della Chiesa universale, e per tutto il mondo. Che il Signore – conclude l’arcivescovo di Barcellona - ci conceda il dono della pace e della comunione per poter essere seminatori di speranza nel nostro mondo e, in modo particolare, in questa arcidiocesi che la accoglie con grande entusiasmo”.
(fonte: Vatican News, articolo di Daniele Piccini 09/06/2026)

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PREGHIERA DELL'ORA MEDIA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia (Barcellona)
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Carissimi fratelli e sorelle,

con grande gioia inizio la mia visita pregando insieme a voi, in questa Cattedrale, l’Ora sesta.

Il Concilio Vaticano II definisce l’Ufficio divino «voce della sposa che parla allo sposo» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 84) e «preghiera che Cristo unito al suo corpo eleva al Padre» (ibid.). Anche la Lettura che abbiamo ascoltato sottolinea che «tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1Cor 12,13). Possiamo allora farci aiutare, nella nostra riflessione, proprio da queste due immagini: la Sposa e il Corpo.

La prima ci ricorda che la Chiesa, e in particolare quest’assemblea, ricca di doni e carismi e della varietà delle storie di ciascuno, è anzitutto una Sposa amata. Dio vi ha voluti qui, perché ama in voi e nel vostro essere insieme una bellezza e una bontà uniche e sacre. Lui vi ha scelti, non altri, a rappresentare, oggi, la “Comunità dei santi” (cfr 1Cor 1,2) che è in Barcellona. Ed è con questa consapevolezza che vi invito a rinnovare, concordi, il proposito di camminare insieme, tutti, fedeli e Pastori, sulle orme di Cristo, verso la pienezza della vita. La Chiesa è frutto di un atto d’amore che la precede e che viene da Dio, e cresce anzitutto lasciandosi amare da Lui, unita, con cuore umile e grato, perché solo chi si lascia amare da Dio può costruire, con gli altri, le opere dell’amore.

In proposito, Papa Francesco, non molti anni or sono, raccomandava a questa Comunità diocesana di «partire dall’incontro con Cristo» per crescere «in fratellanza, nell’annuncio della Buona Novella del Vangelo» (Videomessaggio in occasione dell'inaugurazione della Torre della Vergine nella Sagrada Família di Barcellona, 8 dicembre 2021), e, un anno dopo, ripeteva ai seminaristi di questa stessa Diocesi, pellegrini a Roma: «Non smettete mai di assaporare e rievocare questo amore di predilezione che si riversa e si riverserà abbondantemente nel vostro cuore […]. Non spegnete mai quel fuoco che vi renderà intrepidi predicatori del Vangelo» (Discorso alla Comunità del Seminario di Barcellona, 10 dicembre 2022).

Le sue parole indicano il clima che siamo chiamati a diffondere nei nostri ambienti, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro e di formazione, negli ambienti di Curia e in ogni altro ambito di vita: un clima di famiglia, in cui si vive insieme, memori della comune figliolanza e della comune chiamata, solidali, aperti, capaci di misericordia, di sacrificio, di attenzione reciproca, di perdono.

Carissimi, Barcellona, in questo, ha una grande tradizione di Chiesa. Ne faceva memoria San Giovanni Paolo II quando, in visita qui, lodava l’«animo accogliente che lungo la storia ha portato voi barcellonesi e catalani a condividere la cittadinanza umana e cristiana con innumerevoli genti» (Angelus, Barcellona, 7 novembre 1982), e vi incoraggiava a «proclamare davanti alla Chiesa che questa città e questa regione sono un focolare grande ed aperto alla fraternità cristiana» (ibid.).

Nelle sue parole trovano posto i volti di tanti fratelli e sorelle che tra voi si sono spesi e si spendono per costruire armonia e comunione, al di là di ogni polarizzazione. E ancora oggi esse hanno conferma nella vitalità delle numerose opere di annuncio, di formazione e di carità di cui tutti siete animatori e protagonisti.

Questo ci porta alla seconda immagine sulla quale vogliamo fermarci: quella del corpo, tema principale della Lettura che abbiamo ascoltato (cfr1Cor 12,12-13). Se Cristo infatti è lo Sposo che ci ha amato per primo, Egli è anche il Capo a cui siamo uniti come membra di un unico organismo, gli uni al servizio degli altri, «gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione» (Ap 5,9), tutti animati dall’azione dello stesso Spirito, tutti chiamati alla stessa santità. Anche questo è importante, perché ci rammenta che per noi lavorare insieme non è una scelta di “stile”, ma una necessità fisiologica, fondata sulla grazia concessa a ciascuno «secondo la misura del dono di Cristo» (Ef 4,7), e a cui corrispondiamo impegnando i carismi ricevuti nel rispetto dei ministeri affidati. È lo Spirito che, come parti di un’unica compagine viva, ci spinge non solo a donarci senza riserve, là dove la Provvidenza ci chiama, ma a farlo secondo i disegni di Dio, nell’obbedienza e nella fiducia.

Come in un corpo, anche tra noi ci sono membra più forti e altre più deboli, alcune visibili, che svolgono funzioni evidenti all’esterno, altre nascoste, che agiscono dal di dentro, in alcuni casi non fermandosi mai e assolvendo funzioni vitali, senza che nessuno nemmeno se ne accorga.

Sono molte le immagini con cui potremmo illustrare la varietà e l’importanza dei ruoli e delle missioni che incontriamo tra noi, ma il messaggio è sempre lo stesso: nella ricchezza dei doni ricevuti, siamo forti perché uniti, e siamo uniti perché animati dallo stesso Spirito, lo Spirito di Cristo, che è Spirito di comunione per la salvezza di tutti (cfr Ef 4,4). È importante, perciò, per ciascuno di noi, non permettere che nulla distrugga l’unità in cui Dio ci ha costituito e verso la cui pienezza ci conduce giorno per giorno.

Barcellona è detta “Cap i Casal de Catalunya”. Ciò dà a questa comunità, a tutti voi, Barcellonesi e Catalani, una vocazione e una responsabilità speciale a farvi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unità.

Tra poco venereremo i resti di Santa Eulalia, Compatrona di questa Cattedrale, di questa Diocesi e di questa Città.

Sant’Agostino, parlando dei Martiri, diceva: «Non ci sembri poca cosa essere membra di quel corpo del quale sono membra anche coloro ai quali non ci possiamo paragonare […]. Siamo obbedienti allo stesso Signore […], animati dalla stessa carità e […] stretti a quella medesima unità» (Sermo 280, 6).

Cari fratelli e sorelle, è con questo spirito che anche noi, in un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere “martiri”, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce. Come la Vergine Eulalia e tanti altri Martiri, vogliamo rispondere il nostro “sì”, pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ciò che è superfluo per costruire su ciò che è essenziale e dura per sempre (cfr Mt 16,24-26).

Questo ci insegna il Crocifisso, a questo ci invitano l’Apostolo Paolo e gli esempi dei Santi, questo vogliamo fare insieme, secondo la preghiera di Gesù al Padre, durante l’ultima Cena: «Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17,23).

Ci aiuti Maria, Madre della Chiesa e Madre dell’unità ad essere fedeli a questo impegno e a questa missione: Santa Maria de la Mercè, pregueu per nosaltres.