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lunedì 27 maggio 2024

Nota dei Vescovi sull'autonomia differenziata

 Consiglio Permanente CEI
Nota dei Vescovi sull'autonomia differenziata



Pubblichiamo di seguito la nota sul tema dell’autonomia differenziata. Il testo, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente il 22 maggio nel corso dei lavori della 79ª Assemblea Generale, raccoglie e fa proprie le preoccupazioni emerse dall’Episcopato italiano.

«Il Paese non crescerà se non insieme»[1]. Questa convinzione ha accompagnato, nel corso dei decenni, «il dovere e la volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese»[2]. È un fondamentale principio di unità e corresponsabilità, che invita a ritrovare il senso autentico dello Stato, della casa comune, di un progetto condiviso per il futuro.
Sono parole molto attuali anche oggi, in cui si discutono le modalità di attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, secondo quanto consentito dal dettato costituzionale. Ed è proprio la storia del Paese a dirci che non c’è sviluppo senza solidarietà, attenzione agli ultimi, valorizzazione delle differenze e corresponsabilità nella promozione del bene comune.
Ci dà particolare forza l’esperienza di sinodalità delle nostre Chiese, grazie alla quale stiamo crescendo nella capacità di “camminare insieme” come comunità cristiane e con i territori e la comunità civile del Paese.
In particolare, crediamo che la parola “insieme” sia la chiave per affrontare le sfide odierne e la via che conduce a un futuro possibile per tutti. Siamo convinti infatti – e la storia lo conferma – che il principio di sussidiarietà sia inseparabile da quello della solidarietà. Ogni volta che si scindono si impoverisce il tessuto sociale, o perché si promuovono singole realtà senza chiedere loro di impegnarsi per il bene comune, o perché si rischia di accentrare tutto a livello statale senza valorizzare le competenze dei singoli. Solidarietà e sussidiarietà devono camminare assieme altrimenti si crea un vuoto impossibile da colmare. Con Papa Francesco, ripetiamo che «la fraternità universale e l’amicizia sociale all’interno di ogni società sono due poli inseparabili e coessenziali. Separarli conduce a una deformazione e a una polarizzazione dannosa» (Fratelli tutti, 142).
Da sempre ci sta a cuore il benessere di ogni persona, delle comunità, dell’intero Paese, mentre ci preoccupa qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie. In questo senso, il progetto di legge con cui vengono precisate le condizioni per l’attivazione dell’autonomia differenziata – prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione – rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica.
Tale rischio non può essere sottovalutato, in particolare alla luce delle disuguaglianze già esistenti, specialmente nel campo della tutela della salute, cui è dedicata larga parte delle risorse spettanti alle Regioni e che suscita apprensione in quanto inadeguato alle attese dei cittadini sia per i tempi sia per le modalità di erogazione dei servizi.
Gli sviluppi del sistema delle autonomie – la cui costruzione con Luigi Sturzo, nel secolo scorso, è stata uno dei principali contributi dei cattolici alla vita del Paese – non possono non tener conto dell’effettiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.
Di fronte a tutto questo, rivolgiamo un appello alle Istituzioni politiche affinché venga siglato un «patto sociale e culturale» (Evangelii gaudium, 239), perché si incrementino meccanismi di sviluppo, controllo e giustizia sociale per tutti e per ciascuno.

IL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Roma, 22 maggio 2024
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[1] Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Lettera collettiva, 1952; Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 1989; Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 2010; Episcopato meridionale, Lettera collettiva. I problemi del Mezzogiorno, 1948.
[2] Conferenza Episcopale Italiana, Per un Paese solidale, cit., n.1.

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domenica 26 maggio 2024

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - SANTISSIMA TRINITA' ANNO B

Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)


Preghiera dei Fedeli

SANTISSIMA TRINITA' ANNO B

26 maggio 2024 

Per chi presiede

Fratelli e sorelle, il battesimo che abbiamo ricevuto e che ci ha immerso nella vita di Gesù, il Figlio morto e risorto per noi, ci ha reintrodotti nella relazione filiale con Dio Padre. La nostra patria è il Grembo ospitale della Trinità: lì siamo accolti, generati e amati, per essere anche noi, uomini e donne, aperti alla relazione e all’incontro con l’altro. Allora, innalziamo al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo le nostre preghiere e le nostre intercessioni ed insieme diciamo:


R/   Dio, Trinità santa, ascoltaci

  

Lettore

- Dio nostro, Trinità santa, Padre Figlio e Spirito Santo, Tu che sei comunione perfetta di persone, rendi la tua Chiesa una vera comunità di persone, affinché sappia riflettere la tua immagine paterna e materna. Trinità Santa, prendete dimora in essa, impregnatela del vostro amore, perché la Chiesa, in un mondo lacerato da guerre, contese e divisioni, possa essere segno e strumento di relazioni pienamente umane e fraterne. Preghiamo.

- Padre Santo, tutto proviene da Te. Tu che sei il principio di ogni cosa, fa nascere nel cuore degli uomini e delle donne di oggi una sincera volontà di pace. Suscita in mezzo ai popoli della terra dei veri profeti, che sappiano indicare ai governanti la vera via della vita, che non può essere messa in sicurezza dal possesso di armi sempre più distruttive, perché la via della vita si nutre di disarmo, di dialogo e di paziente attesa. Preghiamo.

- Signore Gesù, Figlio del Padre, nella consegna della tua vita Tu hai abbattuto ogni muro di divisione e di discordia, che dividono tra loro le fedi religiose ed i rapporti tra i popoli. Rendi attuale nell’oggi quest’opera di riconciliazione, perché israeliani e palestinesi, russi e ucraini, sciiti e sunniti e tutte le altre fratture, che segnano la vita dei popoli, possano essere ricomposte nell’unità e nella pace. Preghiamo.

- Spirito Santo, soffio di vita, fuoco ardente di amore, riaccendi in ogni comunità familiare, parrocchiale e religiosa il desiderio di vivere la vita nuova donataci dal Cristo. Penetra negli anfratti di cuori induriti, perché frantumandosi si aprano all’accoglienza dell’altro e del diverso, e così camminare insieme verso il Regno di Dio. Preghiamo.

- Davanti a Dio Trinità, sorgente della vita immortale, ci ricordiamo dei nostri parenti e amici defunti [pausa di silenzio]; ci ricordiamo delle vittime della guerra, della mafia, della corruzione e dell’usura. Dio Trinità accolga tutti nella sua pace e nel suo amore. Preghiamo.

Per chi presiede

O Santa Trinità, perfetta comunità d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, accogliete le nostre preghiere e donateci ciò che è veramente necessario per la nostra vita: la vostra Presenza di Amore e di Pace. A voi l’onore e la gloria nei secoli dei secoli.  AMEN.



I Giornata Mondiale dei Bambini - Papa Francesco: i bambini possono fare una rivoluzione aprendo il cuore dei grandi (cronaca/sintesi, foto, testi e video)

I Giornata Mondiale dei Bambini
 
 
Papa Francesco: i bambini possono fare una rivoluzione aprendo il cuore dei grandi

Cinquantamila i presenti alla primo evento della Giornata mondiale dei Bambini, che si è svolto allo Stadio Olimpico di Roma. Francesco ha risposto alle domande di alcuni dei presenti, provenienti da 101 Paesi: è sempre possibile fare la pace, ricorda, e per fare del mondo un posto migliore dobbiamo cominciare amando le persone più vicine. La preghiera per quanti non hanno fame e lavoro. Egoismo e guerra, sottolinea, sono la causa delle ingiustizie


I bambini sanno come si fa la pace e hanno l’urgenza di urlarlo a tutti. Tolgono perfino il microfono al Papa per dire che “perdonare e chiedere scusa” è il modo migliore per smettere di litigare. In 50 mila allo Stadio Olimpico di Roma rispondono “sì” alle domande che Francesco fa loro - “È vero che la pace è sempre possibile? Voi siete tristi per le guerre? La pace è una cosa bella?” – e altrettanto convinto è il loro “no” alla guerra e al diavolo. La prima Giornata mondiale dei bambini è questa, spiega loro Francesco “il “calcio d’inizio” a un movimento per i piccoli “che vogliono costruire un mondo di pace”, in cui tutti sono fratelli, e che ha un futuro grazie alla cura di tutti per l’ambiente che ci circonda.

Amare chi ci è più vicino

Parlarsi amabilmente, giocare insieme, aiutare gli altri. “Facendo queste cose il mondo sarà migliore”, ricorda Francesco a Lia Marise dal Burundi, uno dei 101 Paesi rappresentati nella giornata di oggi, dall’Afghanistan allo Zambia. A tutti i presenti il Papa chiede loro di scambiarsi un gesto di pace, dopo aver fatto il giro di campo dello Stadio in papamobile ed essersi seduto accanto ai bambini per sentire le loro domande. A ciascuno di loro regala un sorriso e delle caramelle. “Come si fa ad amare tutti. Tutti. Tutti?”, chiede Riccardo, bimbo rom di Scampia. Cominciamo con amare coloro che sono più vicini a noi, risponde il Papa, e così andiamo avanti.

Dio è novità

Nel suo saluto ai ragazzi, Francesco esorta a ripetere “Ecco io faccio nuove tutte le cose”, il motto della Giornata, patrocinata dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione - rappresentato dal cardinale prefetto José Tolentino de Mendonça, che apre il pomeriggio assieme al presentatore Carlo Conti - assieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla cooperativa Auxilium e coordinato da padre Enzo Fortunato e ad Aldo Cagnoli, che accompagnano i vari momenti artistici e di testimonianza del pomeriggio. “Dio vuole questo, tutto ciò che non è nuovo passa. Dio è novità. Sempre il Signore ci dà la novità. Gesù vi vuole bene”, ricorda ancora il Papa, invitando i bambini ad andare avanti con gioia, perché “la gioia è salute per l’anima”.

Un minuto di silenzio per le ingiustizie

“Sono felice di stare con voi perché siete gioiosi e avete la gioia della speranza del futuro”, ribadisce poco dopo Francesco, e se potessi fare un miracolo, risponde a una bambina indonesiana che glielo ha domandato, chiederei che tutti i bambini abbiano il necessario per vivere, mangiare e andare a scuola e che “tutti siano felici”. È vero, dice anche ad Ali dal Pakistan, che siamo tutti fratelli e sorelle. Tuttavia tante persone non hanno una casa e un lavoro. “Perché?”, chiede un bambino del Nicaragua. “È il frutto della malizia, dell’egoismo e della guerra”, sottolinea il Pontefice. Tanti Paesi spendono i soldi per fabbricare armi e c’è gente che non ha da mangiare. “Tutti i giorni pregate per i bambini che soffrono questa ingiustizia”, è l'invito che Francesco rivolge alle migliaia di piccoli che sono sugli spalti e attorno a lui, insistendo per fare un minuto di silenzio per le ingiustizie.

Parlare a chi ha il cuore duro

“Come si apre il cuore dei grandi?”, chiede Ido dalla Corea del Sud, protagonista del corto “la Casa dei tutti”, rappresentazione dello spirito della Gmg, in cui incontra un senzatetto e lo conduce nella Basilica di San Pietro. C’è tanta gente chiusa "col cuore duro, col cuore che sembra un muro", dice il Papa. Non è facile, ripete, ma voi bambini dovete avere questa illusione di fare delle cose che facciano pensare i grandi. Dovete bussare alla porte dei grandi e fare queste domande e farle anche a Dio. “Voi bambini potete fare una vera rivoluzione con queste domande e con queste inquietudini”, esorta.

"Viva i nonni!"

Il pensiero di Francesco va anche agli anziani, sollecitato dalla domanda di Iolanda. “Viva i nonni”, chiede di urlare ai bambini dell’Olimpico, dopo aver ricordato l’importanza di vistarli e di andare a trovarli, perché “sono dei grandi”, hanno dato la vita per la loro famiglia e trasmettono la storia. Una battuta è invece una risposta a una domanda sullo sport. Sono felice quando l’Argentina vince il mondiale, “ma una volta l’ha vinto con la mano e questo non buono”, dice ricordando il gol di Maradona all’Inghilterra nel 1986.

Le testimonianze dal mondo

L’evento dello Stadio Olimpico è stato segnato da testimonianze, musica e sport. Un bambino per ogni continente ha raccontato la sua vita e ciò che lo preoccupa. Victor, 13 anni, da Betlemme, vede da otto mesi il cielo occupato dai missili e si chiede: “Che colpa abbiamo noi bambini se siamo nati a Betlemme, a Gerusalemme o Gaza? Eugenia, da Kharkiv in Ucraina, vuole la pace e non vuole che i bambini sentano le bombe cadere e vedere la morte. Mila, dalla Nuova Zelanda, teme per il futuro del pianeta a causa dell’aumento delle inondazioni, così come Mateo da Buenos Aires si è detto angosciato per i bambini che sono malati e non hanno da mangiare.

Tolentino: i bambini sono maestri nell'amicizia e nel perdono

I bambini, aveva spiegato nel saluto iniziale in cardinale Josè Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, che ha patrocinato l’evento, “sono maestri proprio di quelle arti universali di cui il mondo di oggi ha urgente bisogno”, come l’arte dell’amicizia, dell’abbraccio, del perdono, della convivenza fraterna, della gioia semplice, dell’accettazione delle differenze come ricchezza e non come minaccia, della fede vissuta in modo vibrante e neutrale”. Il prossimo appuntamento della Giornata Mondiale del bambini è la Messa in Piazza San Pietro presieduta da Papa Francesco domenica 26 maggio.
(fonte: Vatican News, articolo di Michele Raviart 15/05/2024)

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I GIORNATA MONDIALE DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE

SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Stadio Olimpico
Sabato, 25 maggio 2024









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Care bambine, cari bambini, ragazzi e ragazze!

Ci siamo! Ci siamo! È iniziata l’avventura della GMB, la Giornata Mondiale dei Bambini. Ci siamo radunati qui allo Stadio Olimpico, per dare il “calcio d’inizio” a un movimento di bambine e bambini che vogliono costruire un mondo di pace, dove siamo tutti fratelli, un mondo che ha un futuro, perché vogliamo prenderci cura dell’ambiente che ci circonda. “Bello mondo”, dice il vostro canto. Grazie di questo!

In voi, bambini, tutto parla di vita, di futuro. E la Chiesa, che è madre, vi accoglie, vi accompagna con tenerezza e con speranza. Lo scorso 6 novembre ho avuto la gioia di accogliere in Vaticano alcune migliaia di bambini di tante parti del mondo. Quel giorno avete portato un’ondata di gioia; e mi avete manifestato le vostre domande sul futuro. Quell’incontro ha lasciato un’impronta nel mio cuore e ho capito che quella conversazione con voi doveva continuare, doveva allargarsi a tanti altri bambini e ragazzi. Ed è per questo che oggi siamo qui: per continuare a dialogare, a porci domande e risposte.

So che siete tristi per le guerre. Io vi domando: voi siete tristi per le guerre? [i bambini rispondono]: “Sì!” – “Non sento” – “Sì!”. Oggi ho ricevuto bambini fuggiti dall’Ucraina che avevano tanto dolore per le guerre. Alcuni di loro erano feriti. La guerra è una cosa bella? [i bambini rispondono]: “No!”. Non si sente. [i bambini rispondono]: “No!”. E la pace, è una cosa bella? [i bambini rispondono]: “Sì!”. Mi piace sentirvi così bambini. Siete addolorati perché tanti vostri coetanei non possono andare a scuola. Ci sono bambine e bambini che non possono andare a scuola. Sono realtà che anch’io porto nel cuore, e prego per loro. Preghiamo per i bambini che non possono andare a scuola, per i bambini che soffrono le guerre, per i bambini che non hanno da mangiare, per i bambini che sono malati e nessuno li cura.

Una domanda. Sentite bene. Voi sapete qual è il motto di questa Giornata Mondiale dei Bambini? Sapete qual è il motto? Il motto è una frase presa dalla Bibbia: “Ecco io faccio nuove tutte le cose”. Lo avete ascoltato? [i bambini rispondono]: “Sì!”. “Ecco io faccio nuove tutte le cose”. Lo diciamo insieme? [Tutti insieme]: “Ecco io faccio nuove tutte le cose”. Un’altra volta: “Ecco io faccio nuove tutte le cose”. Questo è il motto. È bellissimo. Pensate: Dio vuole questo, tutto ciò che non è nuovo passa. Dio è novità. Sempre il Signore ci dà la novità.

Cari bambini, andiamo avanti e abbiamo gioia. La gioia è salute per l’anima. Care bambine e bambini, Gesù nel Vangelo ha detto che vi vuole bene. Una domanda: Gesù vi vuole bene? Non si sente! [i bambini rispondono]: “Si!. E il diavolo, vi vuole bene? [i bambini rispondono]: “No!”. Bravi! Coraggio e avanti.

Adesso, tutti insieme, se voi volete, facciamo una preghiera alla Mamma, alla Mamma del Cielo.

Recita Ave Maria

Che Dio vi benedica! Che Dio vi benedica!

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DIALOGO DI PAPA FRANCESCO CON I BAMBINI


Domanda n. 1: Ciao Papa Francesco, sono Jeronimo e sono colombiano, ma è vero che la pace è sempre possibile?

Grazie della tua domanda, sei bravo! Sei bravo, grazie!

La domanda di questo bambino… come ti chiami? [Il bambino risponde: Jeronimo]

Jeronimo si chiama… ha fatto una domanda: “è vero che la pace è sempre possibile?” Cosa pensate voi? La pace sempre è possibile o no? [Rispondono: Sì] Non ascolto... [Rispondono: si!] La pace è sempre possibile, ma come si fa la pace? Pensiamo per esempio nella scuola: Io ho un problema con un altro bambino… [un bambino dice: domando scusa…] Ma guarda…dillo tu vieni, vieni… Come devo fare quando io ho un problema con un altro bambino? Dillo qui… [Il bambino risponde: Perdonare e chiedere scusa] Chiedere scusa e perdonare… e chiedendo… Vieni, vieni, vieni…dillo, dillo qui, forte! Cosa dobbiamo fare? Dillo, dillo… [Risponde il bambino: fare la pace] Fare la pace… Nel nostro quartiere quando noi giochiamo con i bambini nella scuola delle volte c’è qualche cosa, qualche lotta, si o no? [Rispondono: sì] Sì… E è importante andare avanti con la lotta? [Rispondono: no] Non capisco… [Rispondono: no] Cosa dobbiamo fare? [Rispondono: dobbiamo fare pace] E come si fa la pace? [Rispondono: Perdonando e chiedendo scusa] Dice: perdonando e chiedendo scusa, ma io vi farò vedere un gesto di pace. Guardate bene, guardate bene, dammi la mano… questo è un gesto di pace. E adesso io vorrei che tutti voi facciate questo gesto con il bambino o la bambina che avete accanto. Un gesto di pace, tutti insieme! Tutti insieme! Questo è il gesto della pace! la pace sempre è possibile! Grazie!

Caro Papa Francesco, sono Lia Marise e sono del Burundi, secondo te che cosa possiamo fare noi bambini per rendere migliore il mondo?

La domanda è cosa posso fare io perché il mondo sia migliore. Voi rispondete alle domande che io farò. State attenti. Cosa posso fare io perché il mondo sia migliore? Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Non sento. Litigare? [I bambini rispondono]: “No!”. Parlarci amabilmente? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Giocare insieme? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Aiutare gli altri? [I bambini rispondono]: “Sì!”. Facendo queste cose, il mondo sarà migliore. Avanti e coraggio. Brava, ragazza. Che il Signore ti benedica.

Ciao Papa Francesco, sono Riccardo, un bimbo rom di Scampia. Volevo chiederti come si fa ad amare tutti, tutti, tutti?

Bravo. Di dove sei?

Riccardo

Scampia.

Papa Francesco

Prendi una caramella. Eh, la domanda è un po’ difficile, no? Come si può fare per amare tutti. Amare tutti. Non è facile. Noi dobbiamo incominciare da poco: amare i più vicini; coloro che sono più vicini a noi. E così andare avanti. Ma sei io non amo il mio compagno la mia compagna di scuola, se io non amo il ragazzo o la ragazza vicina, non può andare avanti. Dobbiamo incominciare ad amare dal poco. Avete capito? [Riccardo risponde]: “Sì”. Da poco. Di dove sei tu? [Riccardo risponde]:”Da Scampia”. Da Scampia. Va bene. Grazie. Ciao!

Ciao Papa Francesco. E’ vero che siamo tutti fratelli e sorelle?

È vero, è vero… una domanda molto profonda. Lei domanda: “è vero che siamo tutti fratelli e sorelle?” È vero o non è vero? [Risponde: Sì, è vero] è vero… Se siamo fratelli e sorelle, siamo amici? [Rispondono: Sì] Non ascolto… [Rispondono: Sì] Siamo nemici? [Rispondono: No] Bravi! Grazie, grazie!

Buonasera Papa Francesco, sono Luis Gabriel e vengo da Nicaragua e vorrei farle questa domanda: come mai alcune persone non hanno né casa né lavoro?

Grazie. Prenditi una caramella, due, tre.

È una domanda molto reale. È una domanda non facile a cui rispondere. Perché ci sono persone che non hanno casa e lavoro? Io domando a voi: questo, che ci siano persone che non hanno casa e lavoro, è giusto? [I bambini rispondono]: “No!”. Non capisco. È giusto? [I bambini rispondono]: “No!”. Questa è un’ingiustizia e purtroppo c’è tanta gente che non ha lavoro, non ha casa, abita nelle tende. Tante volte non ha da mangiare. Noi oggi siamo contenti, ma questo amico nostro, Luis Gabriel ci fa la domanda: “Perché? Perché?”. Questo è il frutto della malizia, questo è il frutto dell’egoismo. E questo è il frutto della guerra. Se una persona cerca di arrampicarsi sopra la testa degli altri, questa persona è buona o cattiva? È buona o cattiva? [I bambini rispondono]: “Cattiva!”. Non sento. Cattiva, come voi dite. E c’è tanta cattiveria e l’egoismo … Tanta gente, tanti Paesi spendono soldi per comprare armi per distruggere e c’è gente che non ha da mangiare. Bambini e bambine pensate a questo. Ci sono bambini che non hanno da mangiare, c’è gente che non ha lavoro e questo è una colpa dell’umanità. Io vi chiedo un favore: che tutti i giorni, quando fate le preghiere, pregate per i bambini che soffrono questa ingiustizia. Oggi Luis Gabriel ci ha toccato il cuore. Facciamo un poco di silenzio, tutti in silenzio, un po’ più di silenzio. Non ascolto il silenzio, più silenzio, più silenzio. E adesso in questo silenzio, ognuno pensi ai bambini e alle bambine che non hanno da mangiare. In silenzio, ognuno pensa. E preghiamo il Signore perché aiuti a risolvere questa ingiustizia della quale tutti abbiamo qualcosa di colpa. Grazie ragazzo, grazie. Prenditi una caramella. Bravo!

Ciao Papa Francesco, sono Federico e sono italiano. Nel mondo dovremmo essere tutti uguali, ma ci sono bambini che soffrono rispetto a noi, perché accade questo? E soprattutto cosa possiamo fare per aiutarli?

Grazie Federico, grazie. È un po' la continuazione della domanda di prima. Ci sono bambini che non hanno il necessario… dobbiamo essere tutti uguali, ma non è così. Perché accade questo? Questo accade per l’egoismo, per l’ingiustizia… è per quello che tu hai fatto la domanda… Questo accade perché la gente è egoista, perché la gente è ingiusta. Grazie Federico e spetta a tutti noi cercare di essere più giusti e lavorare perché non ci siano tante ingiustizie nel mondo. Siamo tutti uguali, ma questo purtroppo non sempre accade. Grazie Federico, che il Signore ti benedica! Prendi una caramella.

Caro Papa, sono […], vengo dall’Indonesia e volevo chiederti: se tu potessi fare un miracolo, quale sceglieresti?

Brava! Sei brava, eh! Se io potessi fare un miracolo, quale miracolo farei. È facile: che tutti i bambini abbiano il necessario per vivere, per mangiare, per giocare, per andare a scuola. Questo è il miracolo che a me piacerebbe fare.

Grazie!

Grazie a te. Che tutti i bambini siano felici. Preghiamo il Signore perché Lui faccia questo miracolo. Grazie.

Ciao Papa Francesco, sono Iolanda, volevo chiederti se è giusto che tanti anziani sono lasciati soli e nessuno li va a trovare…

È tu cosa pensi? È giusto o non è giusto? Cosa pensi? [Risponde: è sbagliato] è sbagliato, brava! Grazie! Prendi la caramella… voi sapete che ci sono tanti anziani che hanno dato la vita, hanno fatto una famiglia, hanno educato i figli, hanno educato i nipotini e adesso si trovano soli, abbandonati in una casa di riposo. Domando a tutti voi: è giusto o non è giusto? [Rispondono: Non è giusto] non sento… Si o no? [Rispondono: no] Non è giusto, per questo noi dobbiamo visitare i nonni, andare a trovarli, se sono in casa, andare a trovarli e se qualcuno è da un’altra parte, andare a trovarli… ma domando una cosa: noi dobbiamo lasciare abbandonati i nonni? [Rispondono: no] Non sento…[Rispondono: no] Non sento… [Rispondono: no] I nonni ci hanno dato la vita, ci hanno trasmesso la storia. I nonni sono grandi! Domando: Dobbiamo rispettare i nonni? [Rispondono: si] Dobbiamo andare a trovare i nonni? [Rispondono: si] Dobbiamo ascoltare i nonni? [Rispondono: si] Adesso tutti insieme un “Viva i nonni”… [Il Papa insieme ai bambini dice: “Viva i nonni”] Più forte…[Il Papa insieme ai bambini dice: “Viva i nonni”]

Ciao Papa Francesco, sono Malic e vengo dalle Seychelles. Come ti sei sentito quando la tua squadra ha vinto il campionato mondiale di calcio?

Felice! Felice. Ma una volta l’ha vinto con la mano e questo non è buono. Quando la squadra mia vince, mi sento felice. Per me? Dalle Seychelles?(Malic gli porge un dono) Thank you very much. Thank you. God bless you.

Caro Papa Francesco, sono Lucy e vengo dall’Australia. Sei felice di passare il tempo con noi bambini? Perché?

Thank you very much! You are from Australia! Mi domanda se io sono felice di passare il tempo con i bambini e perché. Io sono felice davvero. E sono felice perché voi siete gioiosi, perché voi avete la gioia della speranza del futuro. È vero che voi site gioiosi? Non sento! È vero o no? [I bambini rispondono]: “Sì”. Avanti coraggio e continuate ad essere gioiosi.

Ciao io sono Ido Ryu, volevo farti una domanda, ma dopo il film.

Parte il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros

Come si fa ad aprire le porte del cuore dei grandi?

Sei stata brava, eh! Prendi la caramella. La domanda è una domanda intelligente. Lei nel film ci ha fatto vedere come è stata commossa dalla povertà della gente povera che dorme sulla strada. Il suo cuore si è aperto. E lei ha una domanda: ma c’è tanta gente con il cuore chiuso, con il cuore duro, con il cuore che sembra un muro. Come si fa a aprire il cuore dei grandi? Non è facile questo. Ma voi bambini dovete avere questa illusione come ha fatto lei di fare delle cose che facciano pensare ai grandi. Lei ha visto un uomo che era povero, che non aveva casa, che era sotto la pioggia e lei si è spogliata e ha dato agli altri. Questi esempi voi dovete farli, perché i grandi vedano questo. Voi dovete bussare alla porta dei grandi: papà, mamma, perché ci sono bambini che non hanno da mangiare? Papà, mamma, perché c’è gente che dorme sulla strada? Papà, mamma, perché c’è gente che non ha lavoro? Voi dovete fare queste domande e, anzi, dovete farle a Dio! Dio, perché questo? Che il Signore ci aiuti. Voi bambini potete fare una vera rivoluzione con queste domande e con queste inquietudini. Avanti e coraggio!

Adesso dobbiamo tornare a casa gioiosi di questo incontro, di questa giornata. Ringrazio tutti voi, bambine, bambini, che siete venuti. Ringrazio gli organizzatori che hanno fatto tanto, coloro che hanno aiutato. Adesso tutti insieme, riceveremo la benedizione in silenzio. Tutti insieme. In silenzio.

Benedizione

Buona serata! Buona serata a tutti.

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"Un cuore che ascolta - lev shomea" n° 28 - 2023/2024 anno B

"Un cuore che ascolta - lev shomea"

"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo
e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione sul Vangelo
a cura di Santino Coppolino


SANTISSIMA TRINITA' ANNO B 

Vangelo:

Mt 28,16-20

Questi ultimi cinque versetti che concludono il Vangelo di Matteo, sono una sintesi armonica di tutti i temi che l'evangelista ha sviluppato lungo tutta l'opera. Gesù ha terminato la sua missione nel mondo e ora affida ai suoi discepoli il compito di proseguire il cammino da Lui tracciato. Il dono d'amore fatto a Israele da ora in poi è offerto a tutti i popoli, a partire dalla Galilea. Lontano dalla santità di Gerusalemme, Gesù precede e attende i suoi nella disprezzata Galilea delle genti, e in tutte le Galilea del mondo, dove la Chiesa è convocata per fare esperienza del Risorto fra coloro che la religione ufficiale ha marchiato come maledetti. Il Signore attende i suoi sulla Montagna dove ha proclamato le Beatitudini, il progetto del Regno di Dio, la Magna Charta di ogni credente in Lui (Mt 5). Come i primi discepoli, anche noi veniamo chiamati e inviati a proseguire il cammino per l'edificazione del sogno di Dio per l'uomo, la via dell'amore disinteressato, dell'amore a perdere, anche per il nemico. Un amore che mai si impone, che si offre, fragile e indifeso, nelle mani degli uomini e invita ognuno di noi ad amare allo stesso modo. Come ha fatto Gesù.


sabato 25 maggio 2024

SULLA SOGLIA DELLA VITA - È Dio che bussa alla porta dell’umano, e la porta dell’umano è il cuore. E se io non apro, “lui alla porta mi lascia un fiore” - SANTISSIMA TRINITA' ANNO B - Commento al Vangelo a cura di P. Ermes Ronchi

SULLA SOGLIA DELLA VITA
 

È Dio che bussa alla porta dell’umano, 
e la porta dell’umano è il cuore. 
E se io non apro, “lui alla porta mi lascia un fiore”


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Matteo 28,16-20


SULLA SOGLIA DELLA VITA
 
È Dio che bussa alla porta dell’umano, e la porta dell’umano è il cuore. E se io non apro, “lui alla porta mi lascia un fiore”.
 

Ci sono andati tutti all’appuntamento sul monte di Galilea. Tutti, anche quelli che dubitavano ancora, tutta la comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, la fuga e perfino il suicidio di uno di loro...

Ma il maestro non li molla, e compie uno dei suoi gesti più tipici: si avvicinò. Si fa più vicino...

Sono 40 giorni che parla del Regno e loro ancora non capiscono, eppure Gesù non si stanca di avvicinarsi e spiegare.

È Dio che bussa alla porta dell’umano, e la porta dell’umano è il cuore. E se io non apro, “lui alla porta mi lascia un fiore” (Turoldo). So che tornerà, perché non dubita di me. Loro sì, dubitano, anche di se stessi. Ma i dubbi non hanno mai raffreddato il cuore di Dio.

L’ultima, la suprema pedagogia di Gesù è così semplice: “avvicinarsi sempre, confortare e incalzare”, sussurrare al cuore, e soprattutto stare insieme a loro: io sono con voi, tutti i giorni, anche davanti alle porte chiuse, quando ti ingoia la notte e quando ti pare di volare.

E poi l’invio: andate in tutto il mondo e annunciate.

Affida la fede e la parola di vita a discepoli che hanno un peso sul cuore, eppure: andate e battezzate, immergete ogni vita nell’oceano di vita.

Fatelo “nel nome del Padre”: amore in ogni amore; “nel nome del Figlio”: il più bello tra i nati di donna; “nel nome dello Spirito”: vento che ci fa tutti vento nel suo Vento.

I nomi che Gesù sceglie per dire la Trinità sono nomi di famiglia, di affetto, nomi che abbracciano. Perché Dio non è solitudine ma abbraccio, attrazione, incontro, connessione.

Come tutti i dogmi, anche quello della Trinità non è un freddo distillato di concetti, ma contiene la sapienza del vivere, la sapienza ultima sulla vita e sulla morte. Ed è questa: in principio a tutto, nell’infinito del cosmo e nel minimo del cuore, in cielo come sulla terra, sta una comunione; all’origine, un legame.

La Trinità è Dio che genera e presiede a ogni nascita. Infatti l’essere umano non è creato solo a immagine del Padre, ma anche a immagine del Figlio, volto alto e puro dell’uomo; e a immagine dello Spirito, respiro al primo Adamo.

Non siamo semplicemente a somiglianza di Dio, ma di più, a immagine e somiglianza della Trinità, sapienza del vivere e del generare.

Allora posso finalmente capire perché sto bene quando sono con chi mi vuole bene; posso capire perché sto male quando sono isolato e senza legami: è la mia natura profonda che si esprime, è la nostra divina origine che reclama e domanda di respirare, di ritornare intera, nell’abbraccio: “ci si abbraccia per ritornare interi” (A. Merini).

Io sono con voi fino alla fine. Non dimentichiamo mai questa frase, non lasciamola avvizzire. Sarò con voi, senza condizioni e senza clausole, dentro le solitudini e dentro l’amore, nel dolore e nella felicità, a fare storia nella vostra storia. Per questo il vangelo è affidato a undici pescatori illetterati, che non hanno capito molto di Gesù, ma lo hanno molto amato. Piccoli su quel monte, ma abbracciati, dentro un calore, un respiro, un vento in cui naviga, senza più ansia alcuna, l’intero creato.

Giornata Mondiale dei Bambini Quell'intuizione di Alessandro e il "sì" di Francesco

Giornata Mondiale dei Bambini
Quell'intuizione di Alessandro e il "sì" di Francesco 

Padre Giuseppe De Stefano, membro del comitato esecutivo della Giornata mondiale dei bambini, ricorda la genesi di questo evento, quando lo scorso anno un ragazzino chiese al Papa di avere un evento dedicato ai più piccoli in modo analogo a quando accade per i giovani da quasi quarant'anni: "Nel Vangelo Gesù mette al centro i bambini, oggi il Santo Padre ci chiede di fare altrettanto"

Bambini a Verona durante la visita del Papa lo scorso 18 maggio


"Lo rivolgo prima di tutto a ciascuno personalmente, a te, cara bambina, a te, caro bambino, perché «sei prezioso» agli occhi di Dio, come ci insegna la Bibbia e come Gesù tante volte ha dimostrato". Così Papa Francesco, nell'inviare il messaggio per la prima Giornata Mondiale dei Bambini ai piccoli di tutto il mondo. Una preziosità messa in luce con questo evento dal Vescovo di Roma e che vedrà proprio la capitale italiana protagonista, con l'incontro allo stadio Olimpico di oggi pomeriggio, sabato 25 maggio. Una centralità, quella dei bambini, presente anche nel Vangelo, come ricorda padre Giuseppe De Stefano, ospite di Radio Vaticana con Voi a poche ore dall'inizio dell'evento.

Gesù e i bambini

Cosa vuol dire mettere al centro i bambini? "In questo ci aiuta il messaggio del Santo Padre che ci ricorda come nei bambini c'è tutta la novità del Vangelo, sono loro ad esprimere ciò che è la Chiesa, madre e bambina al tempo stesso", risponde padre De Stefano. Un messaggio in cui Francesco ci ricorda che "tutti siamo figli e fratelli, e nessuno può esistere senza che qualcuno lo metta al mondo", e poi invita "ad ascoltare i bambini, rimettendoli al centro come fece Gesù". Questo per la Chiesa significa "ritornare alla freschezza dello Spirito, non chiudere gli occhi alla storia, perché il valore dei piccoli secondo il cuore di Dio non ci può portare a chiudere gli occhi dinanzi ai problemi che riguardano l'infanzia". Il religioso cita dei dati recenti pubblicati dall'Unicef, con "400 milioni di bambini che vivono in aree di guerra", con decine di migliaia di piccoli "uccisi e mutilati", in media "20 al giorno".


La genesi della Giornata

In questa prima volta "c'è l'azione dello Spirito Santo, c'è lui che ha ispirato Papa Francesco attraverso la voce di un bambino, Alessandro, che in un podcast chiese di poter fare una Giornata Mondiale dei Bambini, come avviene già per i giovani con le Gmg". Quel podcast è stato realizzato da Radio Vaticana - Vatican News nel luglio 2023. Il Papa rispose: "Questa è una bella idea, allora dovete venire a Roma con i genitori e con i nonni", ricorda padre De Stefano, che ricorda come tutto nasce da lì, "come dice la Sacra Scrittura, dalla voce dei bimbi e dei lattanti". Quindi l'organizzazione è passata al Dicastero per la Cultura e l'Educazione e, dopo l'annuncio dello scorso dicembre, "oggi - prosegue - avremo circa 100 mila bambini". "Quando si moltiplica una ricchezza di carismi, doni ed intraprendenza, come la Comunità di Sant'Egidio, gli enti sportivi, varie associazioni, le scuole, si assiste ad un crescere di un coinvolgimento che oggi ha portato a questo, il tutto coordinato da padre Enzo Fortunato".

Bambini, adulti e anziani

Il Papa in numerose occasioni ha sottolineato l'enorme importanza del dialogo intergenerazionale. "L'ascolto non è solo sentire, ma anche aderire ed obbedire. Un'obbedienza che non significa sudditanza, ma - spiega il sacerdote - vuol dire fidarsi di chi ho ascoltato, che è un bene per me. Credo che gli adulti devono ascoltare i giovani e i bambini, che hanno il diritto di esprimere la loro novità, altrimenti non costruiamo una tradizione che prosegue con lo Spirito, ma facciamo archeologia. Al tempo stesso i giovani e i bambini devono ascoltare gli adulti senza la superbia di chi è nato imparato. Dove c'è l'ascolto c'è l'accoglienza, il rispetto, la dignità ed il bene". Infine padre Giuseppe De Stefano sottolinea come Francesco abbia puntato grande attenzione "sui bambini e sugli anziani, che sono gli anelli più fragili della società. Gli anziani perchè non siano oggetto di scarto, i bambini perché siano educati nella loro sacralità. Allora c'è un mondo adulto, una Chiesa adulta che deve raccogliere questo grande testimone: ascoltare i bambini e gli anziani, mettendo al centro l'anello più debole".
(fonte: Vatican News, articolo di Andrea De Angelis 25/05/2024)

Renato Sacco - È troppo sognare che le armi tacciano?

Renato Sacco
È troppo sognare che le armi tacciano? 

(Foto ANSA/SIR)

“È troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte? Il Giubileo ricordi che quanti si fanno “operatori di pace saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti. Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura. (n.8, Spes Non Confundit Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’Anno 2025).
Ancora una volta Papa Francesco ci chiede di impegnarci contro le armi, la guerra. Di sognare un mondo diverso.
A chi si rivolge? Credo a tutti… Certo, in particolare ai credenti. E lo dobbiamo ammettere: oggi la voce di Papa Francesco rischia di essere una voce sempre più isolata dalla politica, dall’economia e anche un po’ dal modo comune di ragionare, anche all’interno delle comunità cristiane. Certo, c’è stato il grande appuntamento di Arena di pace lo scorso 18 maggio, segno visibile di un popolo che vuole essere “in piedi” per costruire la pace. Che non vuole rassegnarsi alla guerra. Ma tutto questo dovrebbe diventare vita quotidiana, prassi pastorale. I dati non mancano. Basti ricordare che nel 2023 si sono spesi nel mondo 2.443 miliardi di dollari. Un caccia bombardiere F35, prodotto a Cameri (No) da Leonardo costa circa 120 milioni di euro. Solo il casco del pilota costa oltre 400.000 euro. E tutto ciò per fare la guerra. Per uccidere. Trasportando anche bombe nucleari.
Nel discorso al Corpo diplomatico dello scorso 8 gennaio, Papa Francesco è stato molto chiaro: “Occorre perseguire una politica di disarmo, poiché è illusorio pensare che gli armamenti abbiano un valore deterrente. Piuttosto è vero il contrario: la disponibilità di armi ne incentiva l’uso e ne incrementa la produzione. Le armi creano sfiducia e distolgono risorse. Quante vite si potrebbero salvare con le risorse oggi destinate agli armamenti? Tra le minacce causate da tali strumenti di morte, non posso poi tralasciare di menzionare quella provocata dagli arsenali nucleari e dallo sviluppo di ordigni sempre più sofisticati e distruttivi. Ribadisco ancora una volta l’immoralità di fabbricare e detenere armi nucleari”.

(Foto ANSA/SIR)

  
(Foto: AFP/SIR)

E Francesco ritorna ancora sulle armi al n. 16 della Bolla di indizione del Giubileo 2025: “Rinnovo l’appello (FT n. 262) affinché ‘con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa’ ”. E si parla di migranti, di stranieri in Italia che – da una notizia trapelata dal ministero della Difesa – potrebbero essere invitati ad arruolarsi per ottenere la cittadinanza italiana”. Sì, proprio così: io ti riconosco la cittadinanza italiana se tu combatti per me. È un clima generale di guerra. E proprio in questi giorni è stata presentata alla Camera una proposta di legge per reintrodurre la leva militare. La pace rischia di diventare una parolaccia, oppure una cosa per impallinati. Una pace troppo ideologica è l’accusa più frequente. E anche l’invito ad un “cessate il fuoco” spesso non viene accolto bene da chi ha ben altri interessi… Oggi si tende a presentare e far accettare la guerra magari come una cosa non troppo bella, ma a volte necessaria e inevitabile. Questa è una vera bestemmia, come ha ricordato Sergio Paronetto, di Pax Christi, all’Arena di pace, lo scorso 18 maggio.
Nella stessa Arena erano risuonate le parole di Papa Francesco: “Tutti siamo responsabili di tutti. Il Premio Nobel che oggi possiamo dare a tanti di noi è il premio Nobel del Ponzio Pilato, perché siamo maestri nel lavarci le mani”. E si diventa oggetto di scherno e sberleffi se si parla di difesa civile popolare, non armata e nonviolenta. Se si parla di riconversione delle fabbriche di armi. Anche perché la tendenza oggi è di riconvertire al contrario: la stessa Leonardo, prima impegnata anche in settori civili, investe sempre più nel settore militare. E parliamo di una delle industrie più importanti al mondo e a partecipazione statale.
Se passa la modifica della legge 185/90 sul commercio delle armi sarà un silenzio tombale su tutti questi affari. Non sapremo, come invece oggi sappiamo, che l’Italia vende armi all’Egitto, a Israele, all’Arabia Saudita, come in passato, neanche troppo lontano, nel 2015, le ha vendute a Putin.
Con la mediazione delle banche. Significativo quanto è successo alla Camera dei Deputati, riportato dal Fatto Quotidiano del 24 aprile scorso: “Un tasso di interesse del 5,6250% sulla liquidità detenuta sul conto corrente aperto presso la filiale della banca interna alla Camera dei deputati… Un tasso di interesse così remunerativo spazza via qualsiasi investimento alternativo in titoli di Stato, obbligazioni, certificati di credito … la media dei tassi attivi per un conto corrente in Italia è dello 0,20%. Quello che offre la filiale di Banca Intesa della Camera dei deputati è 28 volte superiore”. Non è tanto la questione, pur importante, di richiamare “i soliti privilegi della casta”. Ma – fatto salvo che tutto ciò è pienamente regolare e non c’è nulla di illecito – è doverosa una considerazione, anzi due. Visto che i beneficiari di questo trattamento “speciale” non sono cittadini comuni, ma parlamentari chiamati a “fare” le leggi, è lecito chiedersi se non ci sia qualche correlazione col fatto che non vengano tassati gli extraprofitti delle banche… E forse si capisce ancora meglio perché si vuole cancellare la 185/90 sul commercio delle armi, che prevede l’obbligo di rendere pubblico l’elenco delle banche coinvolte, le “banche armate”. E il gruppo Intesa San Paolo che è coinvolto nel commercio di armi per oltre 729 milioni di euro, ha tutto l’interesse ad offrire trattamenti speciali a chi deve decidere sul suo operare. Non mi pare una cattiva illazione, ma una domanda fondata. E sarebbe interessante avere qualche risposta da chi è direttamente coinvolto. In ogni resta valida ancora la campagna di pressione alle banche armate: cioè scrivere alla propria banca, chiedendo spiegazioni sul coinvolgimento nel mercato di armi fino ad arrivare anche a chiudere il proprio conto. È un piccolo gesto per non rischiare di vincere quel premio Nobel Ponzio Pilato di cui parlava Papa Francesco all’Arena.
Le parole di Tonio Dell’Olio, Presidente della Pro Civitate Christiana, pubblicate su Mosaico di pace, ricordano don Tonino Bello e risuonano come monito ma anche come stimolo all’impegno personale: “Ci stiamo preparando alla guerra e non alla pace. ‘Il virus della guerra è scappato dal laboratorio’ – ammoniva don Tonino Bello – e ora rischia di infettare il nostro modo di pensare e di progettare il futuro. Dobbiamo sottrarci a questo rischio.”
(fonte: SIR 23 Maggio 2024)


venerdì 24 maggio 2024

Tonio dell'Olio - Danni collaterali

Tonio dell'Olio
Danni collaterali

PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI 24 MAGGIO 2024


Con qualche imbarazzo e senza ammettere la sconfitta della propria mission e la mancanza di interventi appropriati, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha reso noto che i conflitti armati hanno ucciso lo scorso anno 33.000 civili a livello globale, il 72% in più rispetto al 2022.

Le stesse Nazioni Unite lo hanno definito annus horribilis. Sebbene le cifre effettive siano "probabilmente più alte", ha dichiarato Joyce Msuya, vice coordinatrice dei soccorsi dell'Onu, nel corso di una riunione sulla situazione delle popolazioni inermi nei contesti di guerra, i danni e le sofferenze causati ai civili nel 2023 "segnalano un'allarmante mancanza di rispetto per il diritto internazionale umanitario e i diritti umani". Richiamata l'attenzione in particolare su Gaza, dove l'operazione militare israeliana — ha dichiarato — ha "provocato morte, distruzione e sofferenza a un ritmo e su una scala senza precedenti nel recente passato", in particolare tra i più piccoli. Msuya ha infatti voluto ricordare come l'Unicef abbia definito quella in corso nella Striscia una "guerra contro i bambini". E poi Sudan, Congo, Ucraina, Myanmar, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria… E il papa ricorda che le vittime civili non sono "danni collaterali" ma uomini e donne "con nomi e cognomi". (Fonte: Osservatore romano, 23.05.2024)


PAPA FRANCESCO FIRMA LA CARTA DI ASSISI DECLINATA PER I BAMBINI

PAPA FRANCESCO FIRMA LA CARTA DI ASSISI DECLINATA PER I BAMBINI

Papa Francesco ha firmato la Carta di Assisi declinata per i bambini. Una delegazione di giornalisti, nell’ambito dell’udienza generale del mercoledì 22 maggio, è stata ricevuta dal Pontefice in piazza San Pietro a pochi giorni dalla Giornata mondiale dei bambini che si svolgerà il 25 e 26 maggio. La carta, predisposta da Padre Enzo Fortunato con Iside Castagnola e Roberto Natale, riprende i principi e i contenuti per una “buona comunicazione” già presenti nella Carta di Assisi promossa da Articolo21 e tavola della pace e sottoscritta dall’Ordine dei giornalisti ed altri organismi di categoria.

La delegazione che, con padre Enzo Fortunato, ha consegnato la carta al Papa era composta da Carlo Bartoli presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti; Paola Spadari segretaria nazionale dell’Ordine; Guido D’Ubaldo presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio; Enzo Varagona, presidente UCSI; Elisa Marincola portavoce di Articolo 21; Giuseppe Giulietti coordinatore dei presìdi di Articolo 21; Iside Castagnola Art.21, avvocata esperta in diritto a tutela dei minori; Roberto Natale, Graziella Di Mambro e Antonella Napoli, del direttivo di Articolo 21; Angelo Chiorazzo della cooperativa Auxilium.


In mattinata, dopo l’udienza, padre Fortunato e la delegazione dei giornalisti hanno illustrato, presso il Palazzo della Canonica in Città del Vaticano, la Carta di Assisi per i bambini. “Il sostegno del Pontefice per la diffusione della Carta è significativo – ha affermato padre Fortunato – ci ha incoraggiato ad andare avanti”. Per Bartoli “la Carta traduce in linguaggio semplice l’essenza dei messaggi del Papa sull’informazione e la comunicazione, in particolare sulla necessità utilizzare in modo corretto il web e i social che non sono solo strumenti, ma ambienti che fanno parte della nostra vita.” Varagona ha ricordato l’impegno di Francesco sulle Comunicazioni sociali e il libro dell’UCSI che raccoglie tutti i messaggi del Pontefice sul tema ,“dal Papa – ha affermato – ci è giunta una grande sostegno nel proseguire questo cammino”. D’Ubaldo ha sottolineato l’importanza dell’evento “realizzeremo dei corsi di formazione per giornalisti allo scopo di far conoscere e diffondere la Carta di Assisi e la sua versione per i più piccoli”. Giulietti ha rimarcato la spinta di Papa Francesco a proseguire per la diffusione della Carta ed ha lanciato la proposta di veicolare il documento anche in ambito europeo “per condividere e diffondere i valori etici per una corretta informazione”.


L’Ordine dei giornalisti ed altri esponenti della categoria in udienza in piazza S. Pietro




Il testo della Carta di Assisi alla Giornata Mondiale dei Bambini 2024:
  • Scrivi degli altri quello che vorresti fosse scritto di te. Fai attenzione a ciò che pubblichi online: dalle azioni di ognuno dipende la felicità di tutti
  • Non temere (o vergognarti) di chiedere scusa quando ti accorgi di avere sbagliato. Chiedere scusa a volte è l’inizio di una grande amicizia
  • Se ti senti in pericolo o minacciato non ti vergognare: chiedi subito aiuto ai tuoi genitori o a persone adulte di cui ti fidi
  • Tutti hanno diritto di essere ascoltati: aiuta a farsi sentire chi non ha voce
  • Tutto ciò che posti in rete rimane sempre e ovunque: pensaci
  • Cancelliamo la violenza dai nostri social: le parole possono ferire o uccidere, usale per costruire amicizia
  • Non pensare di essere il centro del mondo: tu hai la fortuna di godere della pace, ma tanti altri bambini vivono sotto le bombe
  • La rete è un bene prezioso: il tuo profilo sia autentico e trasparente, non nasconderti dietro nomi finti
  • Non stare troppo a lungo sui social: la connessione più importante è quella con amici e amiche reali, in carne ed ossa
(fonte: sito Ordine dei giornalisti 22/05/2024)

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Raniero La Valle - Appello alla società civile e pacifica: l'Europa ritrovi la via della pace

Raniero La Valle - Appello alla società civile e pacifica:
l'Europa ritrovi la via della pace 

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Pubblichiamo il testo di un appello per la pace alla società civile di Raniero La Valle, “con la preghiera di firmarlo, diffonderlo, farlo girare, mandarlo ai pacifisti, agli assenti dalle urne, farlo diventare virale”.



APPELLO

Da molte parti, in occasione delle elezioni europee, si fa appello alla società civile e alle sue esternazioni e iniziative di pace, in contrapposizione alle politiche dei partiti indifferenti o consenzienti alla guerra.
Ma come fa la società civile, ignorando o “snobbando” le elezioni, a lasciare che la guerra, e il sistema di guerra, restino in queste mani?
Eppure la società civile, misurandosi con la politica, cioè con i luoghi e i soggetti cui si devono le decisioni, a cominciare da quelle elettorali, ha potuto in passato influire sul corso delle cose.

Venendo dalla società civile siamo andati a Sarajevo per rompere l’assedio e ci siamo arrivati in cinquecento. Abbiamo promosso una missione parlamentare indipendente a Bagdad per scongiurare Saddam Hussein a non esporsi alla violenza della potenza militare americana, di cui avevamo fatto esperienza nella nostra ultima guerra, e magari fossimo stati ascoltati. I giovani delle università americane stracciando le cartoline precetto hanno concorso a far finire la guerra del Vietnam. Abbiamo raccolto un milione di firme in Sicilia contro i missili a Comiso, e infine sono stati rimossi non solo i Cruise ma anche i Pershing.

Abbiamo contribuito, attraverso gli apporti alla Televisione di Stato, a far crescere nel Paese la coscienza della pace, e a far ripudiare come ormai obsoleta la guerra. Abbiamo lottato contro la “piccola Europa” che finiva alla cortina di ferro, sognando l’”Europa dall’Atlantico agli Urali”, amica ma autonoma degli Stati Uniti, come proposta per primo dal generale De Gaulle, e poi da molti altri leader europei, fino a Gorbaciov, Sarkozy, Medvedev e alla Russia di Putin. Abbiamo obiettato contro la nuova cortina di ferro e il Mediterraneo blindato che dividono tutto l’Occidente dal “resto del mondo”, ascoltando il grido di pace di papa Francesco; e non parliamo qui delle vittime della società civile che hanno pagato con la vita pace lavoro e democrazia, da Pio La Torre a Vittorio Bachelet, da Falcone a Borsellino, da Marco Biagi a Bologna ad Accursio Miraglia a Sciacca. E tutto ciò sempre in rapporto alle istituzioni diversamente competenti.

Oggi la società civile è chiamata a dire a Biden che non è con la “competizione strategica”, cioè con la minaccia militare più forte e più letale di tutte, che si ottiene se non il dominio almeno l’egemonia sul mondo, e che il mondo è più grande e variato e complesso di quanto lui pensi, così da non poter essere soggiogato sotto un unico potere e un unico dollaro. La società civile non può continuare a vedere senza batter ciglio gli arti perduti, i corpi mutilati, le donne gravide sventrate, le incubatrici rovesciate, i medici uccisi, le moschee e le chiese distrutte, i corpi insepolti, la popolazione braccata dell’eccidio di Gaza; non può vedere il popolo ebreo sparso nel mondo di nuovo in pericolo e ingiustamente messo sotto accusa a causa delle azioni del governo e dei soldati di Israele, non può rassegnarsi al fatto che ebrei e palestinesi si ritengano alternativi, che non possano riconciliarsi e vivere insieme in una terra oltraggiata ma da entrambi amata e non solo agli uni promessa.

La società civile sa che l’Europa comprende anche la Russia, che essa non deve essere divisa da nuove più micidiali cortine, e se un’alleanza la difende un’alta ed altra politica la può pacificare ed unire. La società civile sa che la guerra mondiale a pezzi si è insediata nei pensieri e nelle armi dei potenti, ma non nel cuore dei popoli, e che se non noi, dovranno i nostri figli trovare le vie della pace e scongiurare la fine.

E allora pensiamo che la società civile abbia la forza per fare dell’Europa un soggetto politico autorevole al fine di promuovere un’altra idea del mondo e salvaguardarlo oggi e per le generazioni future; che perciò la società civile, a cominciare dalla galassia pacifista o dai monasteri contemplativi a cui scriveva La Pira nel pieno della guerra fredda, non possa dare per perdute o vane le elezioni europee, non possa mettersene fuori rincorrendo altrimenti i suoi ideali e possa invece esprimere un voto non inutile, se candidati degni e avversi alla guerra si offrono in diversi modi al suffragio e c’è anche una lista di scopo che privilegia Pace, Terra e Dignità per tutte le creature. Pensiamo infine che sia questo il momento in cui i venti milioni di astenuti debbano tornare alle urne per rivalutare la democrazia rappresentativa, dopo aver visto come due premierati forti, perché inarginati da elettorati e Parlamenti, quelli cioè di Netanyau e Zelensky, abbiano trasformato la difesa in vendetta e in suicidio sacrificando i loro stessi popoli. È questo il momento in cui si deve tornare dalla propaganda al pensiero politico, e dal personalismo al primato del bene comune. Perché anche quelli che dicono di volere la pace, non sanno come si fa, non sanno che non se ne può salvare uno alla volta, si devono salvare tutti insieme.

Roma, Pentecoste 2024

Raniero La Valle, Domenico Gallo, Agata Cancelliere, Domenico Mogavero, già vescovo di Mazara Del Vallo, Maurizio Serofilli (Comitati Dossetti per la Costituzione), Michele Santoro, Alberto Benzoni (Movimento per il Socialismo), Enrico Peyretti, Giancarla Codrignani, Anna Sabatini, Mauro Beschi, Riccardo Valeriani, Cristina Rinaldi (Comitato Pace e non più’ Guerra), Michele Stragapede, Maria Ricciardi Giannoni (CDC Parma), Rosanna Patrizi Parma casa della pace, Matteo Magnisi Attivista Bari, Piero Gugliotta – Modica (RG), Elena Ambrosini Vicenza. Vito Micunco (Bari), Paolo Bertagnolli, Bolzano, Tiziana Uleri, Laura Abela, Giovanni Fraccalvieri – Gioia del Colle (BA) Adriana Mezzetti , Annalisa Margarino , Pasquale Bazzoli, Fondazione Nuova Società, Paola Guazzo, Monica Mercantini, Benedetta Buccellato, Lorenza Graziadei, Carlo Maria Ferraris, Redazione de Il Gallo, Claudio Grassi, Il coraggio della Pace,...

Per adesioni scrivere a ranierolavalle@gmail.com


(foto: Faro di Roma)

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Vedi anche il post precedente: