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domenica 21 giugno 2015

LAUDATO SI' - Intervento della teologa Cristina Simonelli


LAUDATO SI' 

Intervento della teologa Cristina Simonelli

Piemme pubblica l'Enciclica di Papa Francesco affiancando titoli sintetici a margine di ogni paragrafo ed introducendo una guida alla lettura a firma di una delle protagoniste della vita ecclesiale italiana, la teologa Cristina Simonelli, che da anni ha posto al centro della sua ricerca intellettuale ed esistenziale i temi dell’equità sociale, dei diritti, dell’ecofemminismo e dell’educazione alla pace.



L'intervento della teologa alla trasmissione TG3 Linea notte del 19.06.2015


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Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


Fraternità Carmelitana 


di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)






XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


21 giugno 2015

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 27/2014-2015 (B) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: 
Mc 4,35-41






Dopo il racconto delle parabole del seme e del granellino di senapa, Gesù mette i suoi discepoli alla prova per vedere se hanno compreso la 'Parola' proclamata. La risposta non lascia dubbio alcuno: i discepoli non hanno capito nulla ! La crescita e lo sviluppo del Regno sono nelle mani di Dio e non nelle nostre, tanto meno sono frutto del caso. Nelle difficoltà Gesù ci invita a non temere, ad avere la fiduciosa certezza che ogni avvenimento è nelle mani di Dio. E' il Padre che tiene saldamente nelle sue mani il timone della storia umana e la vita di ogni suo suo figlio, nessuna notte, nessuna tempesta (simboli del mondo in preda al male), nessuna persecuzione potranno mai impedirne la realizzazione. Non c'è tempesta, anche quando essa sembra inghiottirci, che potrà mai sommergere e distruggere 'la barca' (letta dai Padri come il simbolo della Chiesa) fintanto che in essa sarà presente il Signore Gesù, unica 'Parola' d'amore e di vita. Le angosce e le paure della Chiesa nascono dal non aver compreso  "chi è costui"(v.41), domanda che risuonerà per tutto il Vangelo di Marco e che ci condurrà alla scoperta non di una dottrina o di un'idea nuova su Dio, ma della persona di "Gesù Messia Figlio di Dio"(1,1), che è potenza di Dio con noi.

sabato 20 giugno 2015

FAMIGLIA- "La bellezza dell’amore! Questo si deve scoprire tutti i giorni. Rende felici." Papa Francesco

FAMIGLIA
"La bellezza dell’amore! 
Questo si deve scoprire tutti i giorni,.Rende felici." 
 Papa Francesco

Papa Francesco ha aperto domenica 14 giugno 201,5 in piazza San Pietro,  il Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma “Vi trasmettiamo quello che abbiamo ricevuto. Noi genitori testimoni della bellezza della vita”.


"Una volta un bambino mi ha detto: "Che bello, i miei genitori si sono dati un bacio!". 
E’ bello quando il bambino vede che papà e mamma si baciano. Bella testimonianza.
I vostri figli, cari genitori, hanno bisogno di scoprire, guardando la vostra vita, che è bello amarsi. Non vi dimenticate mai che i vostri figli vi guardano sempre. "


Nella sua riflessione Papa Francesco ha parlato dell'amore tra uomo e donna, della crescita comune nella differenza, del ruolo degli anziani, delle coppie in crisi, e di come affrontare le separazioni. E ha ricordato che in autunno ci sarà il sinodo sulla famiglia, dedicato anche a questi temi. 

"Non usate i figli come ostaggi" - "Non usare mai i figli come ostaggi", ha raccomandato il Papa parlando di separazioni. "Anche quando ormai, dobbiamo parlare anche di questo, quando la separazione sembra inevitabile - ha spiegato - il vostro compito educativo non si interrompe", spiegate ai figli che "papà e mamma non vanno d'accordo, ma 'tua mamma è una brava donna' e 'tuo papà èun bravo uomo', dite l'uno dell'altra ai figli". "Cercate sempre una intesa, in armonia" e ricordate che "la Chiesa vi è vicino, vi aiuta". 

"Per anziani casa di riposo sia ultima soluzione" - "Come è bello avere i nonni in casa, certo, so che alcune volte la casa di riposo è l'unica soluzione, ma vi prego, che sia solo l'ultima". Così il Papa, spiegando inoltre come nella diocesi di Roma ci siano 617.635 nonni, "il 21,5% della popolazione". "Vi rendete conto - ha commentato - un quarto della popolazione romana sono nonni". "I nonni sono trattati con dignità?", ha chiesto. "Adesso sono sicuro di sì, perché con la mancanza di lavoro si va da loro per la pensione".
...



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20 giugno Giornata mondiale del rifugiato - "Prima le persone, poi le frontiere"


20 giugno: 
Giornata mondiale del rifugiato

Difendere il diritto di ciascuno 
a sfuggire alla morte, 
alla persecuzione 
e alla discriminazione 
ci riguarda e riguarda 
i valori fondamentali e giuridici
della nostra convivenza civile.


(Rapporti, appelli, video ...)

CHI SONO I RIFUGIATI
I rifugiati sono persone che sono costrette a lasciare il Paese dove sono nate e vivevano per scappare dalla morte, dalla violenza, dalla persecuzione, dalla discriminazione solo perché professano una determinata religione piuttosto che un’altra, appartengono ad un gruppo etnico piuttosto che ad un altro, hanno un’idea politica diversa da quella delle persone che governano il paese.

La Giornata Mondiale del Rifugiato

Per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul tema della protezione internazionale e delle migrazioni forzate in tutti i suoi vari aspetti, il 20 giugno è diventato la Giornata Mondiale del Rifugiato. Celebrata inizialmente in alcuni paesi dell’Africa come Giornata Africana del Rifugiato, con la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 4 dicembre 2000, n. 55/76 la Giornata del Rifugiato è stata fatta propria dalle Nazioni Unite ed è diventata “mondiale”. La “mondializzazione” della ricorrenza fu voluta come segno di solidarietà con il continente africano che ospitava e ospita ancora il maggior numero di rifugiati e nei confronti dei quali ha tradizionalmente mostrato estrema generosità.

Firma l'appello di Amnesty International:

Leggi il rapporto di Amnesty:
I leader del mondo abbandonano i rifugiati
 al loro destino, 

Leggi il dossier della Caritas italiana:
"Mari e muri. Infinite barriere mortali per i migranti”

Leggi anche:
Tantissime le manifestazioni in tutta Italia


“Domandiamo perdono per chi, persone e istituzioni, chiude la porta ai rifugiati”.
Parole forti quelle pronunciate da Papa Francesco al termine dell’udienza generale del 17 giugno 2015. Un nuovo appello a non chiudere gli occhi e le frontiere a chi bussa alle porte dei nostri paesi giunge mentre l’Europa fatica a trovare un accordo per non lasciare sola l’Italia sul fronte dell’accoglienza dei migranti. Questo nel giorno in cui l’Ungheria, a sorpresa, annuncia che costruirà una barriera alta quattro metri e lunga 175 kilometri di confine con la Serbia proprio per fermare il flusso di clandestini nel paese.

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DAL CONCILIO ALLA CHIESA DI FRANCESCO - La gioia di poter tornare a credere di Raniero La Valle

DAL CONCILIO ALLA CHIESA DI FRANCESCO 
La gioia di poter tornare a credere
di Raniero La Valle

 testo della relazione tenuta il 6 giugno 2015
 al Convento San Domenico di Pistoia 
per il ciclo di incontri di Koinonia–forum.





Per un giudizio globale dell’attuale pontificato fino a questo momento, mi pare si possa dire, sviluppando l’analisi già avviata nel libro: “Chi sono io Francesco?”, che papa Francesco ha fatto una scelta strategica, di cui ci sono tre indizi (e tre indizi bastano a fare una prova).
Il primo è la scelta del nome di Francesco, che egli ha adottato durante il Conclave per rispondere alla raccomandazione del cardinale Hummes: “Ricordati dei poveri”, ma che poi egli ha spiegato associando il nome di Francesco d’Assisi a una opzione di evangelismo puro.
Il secondo è la scelta di abitare a Santa Marta, il che vuol dire celebrare ogni mattina la messa non in segreto a palazzo, ma col popolo in una vera assemblea, e a questa assemblea ogni giorno, per sette giorni alla settimana e 365 giorni all’anno aprire il Vangelo e commentarlo, dichiarando perciò continuamente i criteri che determinano la sua quotidiana azione pontificale.
Il terzo è la Evangelii Gaudium, che è una sorta di Regola della Chiesa universale in cui il Vangelo è assunto come ragione del suo esistere e della sua missione.
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Si tratta di costruire questa Chiesa della misericordia. Non una Chiesa che si scioglie come il sangue di san Gennaro, non una Chiesa che per liberarsi dei sovraccarichi religiosi rischia un platonismo senza incarnazione. Ma quella Chiesa che sta scritta nelle pagine dell' Evangelii Gaudium che traduce fino ai dettagli più concreti la Chiesa definita dal Concilio come segno e strumento del Regno.
Per costruire questa Chiesa di domani occorre assumerne la contraddizione principale, ricordando che il gesto definitivo della misericordia è stato di inchiodare il chirografo della legge, che ci era avverso, al legno della croce (Col.2, 14). Perciò possiamo chiamare questo regno il regno della misericordia, e annunziare che questo regno è vicino (Mt. 10, 7). E poiché a contraddirlo è la legge, il gesto politico decisivo per affrettarlo è l’obiezione di coscienza, a cominciare dall’obiezione del papa all’economia che uccide.
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DAL CONCILIO ALLA CHIESA DI FRANCESCO




venerdì 19 giugno 2015

Forti nella debolezza. «Debolezza, preghiera, perdono» ... Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - 18.06.2015

Forti nella debolezza. 
Debolezza, preghiera, perdono.
Papa Francesco 


S. Messa Cappella


della Casa Santa Marta 


18.06.2015



«Debolezza, preghiera, perdono»: tre parole chiave per richiamare la consapevolezza che senza l’aiuto di Dio non possiamo fare un passo nella vita. Le ha suggerite Papa Francesco nella messa celebrata giovedì 18 giugno nella cappella della Casa Santa Marta.

Nell’orazione colletta della liturgia, ha fatto subito presente il Pontefice, «abbiamo chiesto aiuto al Signore, che è nostra fortezza». E infatti abbiamo pregato: «Nella nostra debolezza, nulla possiamo senza il tuo aiuto». Parole che esprimono proprio «la consapevolezza di essere deboli». È «quella debolezza che tutti noi portiamo dopo la ferita del peccato originale: siamo deboli, scivoliamo nei peccati, non possiamo andare avanti senza l’aiuto del Signore».

Ecco perché, ha affermato Francesco, «conoscere e confessare la nostra debolezza è proprio indispensabile». Difatti «chi si crede forte, chi si crede capace di cavarsela da solo, è almeno ingenuo e, alla fine, rimane un uomo sconfitto da tante debolezze che porta in sé». Invece proprio «la debolezza ci porta a chiedere aiuto al Signore», poiché, come recita appunto l’orazione colletta, «nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto».
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giovedì 18 giugno 2015

LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE (TESTO E VIDEO)


LETTERA ENCICLICA

 LAUDATO SI’ 

DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE 

(TESTO E VIDEO)




1. «Laudato si’, mi’ Signore », cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ». 
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che « geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. 
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Il mio appello
13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.
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del Centro Televisivo Vaticano



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Commenti, spunti e presentazione dell'Enciclica #LaudatoSi
TG2000



Famiglia e lutto - Papa Francesco UDIENZA GENERALE 17 giugno 2015 - Foto, testo e video

Famiglia e lutto 
Papa Francesco 



UDIENZA GENERALE 

17 giugno 2015

 Foto, testo e video




Con un’intensa catechesi, Papa Francesco ha affrontato all’udienza generale il tema del rapporto tra la famiglia e il lutto di una persona cara, il rapporto tra il dolore devastante che annienta chi patisce una scomparsa e la fede che restituisce la speranza che “ogni lacrima verrà asciugata” 



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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel percorso di catechesi sulla famiglia, oggi prendiamo direttamente ispirazione dall’episodio narrato dall’evangelista Luca, che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 7,11-15). E’ una scena molto commovente, che ci mostra la compassione di Gesù per chi soffre – in questo caso una vedova che ha perso l’unico figlio – e ci mostra anche la potenza di Gesù sulla morte.

La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere. Tante volte vengono a Messa a Santa Marta genitori con la foto di un figlio, di una figlia, bambino, ragazzo, ragazza, e mi dicono: “Se ne è andato, se ne è andata”. E lo sguardo è tanto addolorato. La morte tocca e quando è un figlio tocca profondamente. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. Quella domanda: “Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?” – Ma è in cielo” – “Ma perché non lo vedo?”. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dell’abbandono che si apre dentro di lui è tanto più angosciante per il fatto che non ha neppure l’esperienza sufficiente per “dare un nome” a quello che è accaduto. “Quando torna il papà? Quando torna la mamma?”. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia.

In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente - io li capisco - si arrabbia con Dio, bestemmia: “Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?”. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia è un po’ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papà o della mamma, è un grande dolore. Questo accade continuamente nelle famiglie. In questi casi, ho detto, la morte è quasi come un buco. Ma la morte fisica ha dei “complici” che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze ausiliarie della morte, che accompagnano la storia dell’uomo. Pensiamo all’assurda “normalità” con la quale, in certi momenti e in certi luoghi, gli eventi che aggiungono orrore alla morte sono provocati dall’odio e dall’indifferenza di altri esseri umani. Il Signore ci liberi dall’abituarci a questo!
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GUARDA IL VIDEO DELLA CATECHESI



mercoledì 17 giugno 2015

Aspettando l'Enciclica di Papa Francesco sull'ecologia che sarà presentata domani giovedì 18 giugno 2015

Aspettando l'Enciclica di Papa Francesco sull'ecologia
 che sarà presentata domani giovedì 18 giugno 2015
presso l’Aula Nuova del Sinodo, ore 11.00 - Vaticano

Noi aspettiamo la versione definitiva, 
che sarà divulgata ufficialmente da Papa Francesco!
Pertanto in questo post 
NON troverete la bozza dell'enciclica.





L'EDITORIALE DI CIVILTÀ CATTOLICA
Con questa Enciclica, Il Magistero della Chiesa porterà così la tematica ambientale al cuore della sua dottrina sociale. Per questo Civiltà Cattolica con L'Editoriale del su ultimo numero (Quaderno N°3960 del 27/06/2015 - Civ. Catt. II 537-640 ) espone in sintesi il percorso ecologico che i Pontefici hanno indicato negli ultimi 50 anni fino a Francesco, il quale, all'inizio del suo Pontificato, ha detto che «custodire l'intera creazione» è «un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere». Papa Francesco ha sempre puntato all'armonia fra tutti gli esseri viventi: ha una visione antropologica, ma non antropocentrica. Il suo impegno ci spinge verso una spiritualità ecologica, cioè a una vita spirituale e sacramentale che non sia avulsa dal fatto che abitiamo il creato come una «casa».

Papa Francesco lo aveva detto proprio nell’omelia del giorno dell’inaugurazione del suo ministero petrino, il 19 marzo 2013: «Custodire l’intera creazione» è «un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere».
...
Per il credente, il nostro è un «ambiente divino», cioè un mondo interpretato come luogo di unione con Dio, compreso cristicamente e vissuto a livello di fede. Occorre riscoprire una «visione eucaristica del mondo» nel modo in cui ci viene proposta, ad esempio, dal Metropolita di Pergamo (cfr I. Zizioulas, Il creato come eucaristia. Approccio teologico al problema dell’ecologia, Magnano [Bi], Qiqajon, 1994). L’impegno di Papa Francesco ci spinge verso una spiritualità ecologica, a una vita spirituale e sacramentale che non sia avulsa dal fatto che abitiamo il creato.

Attendendo la Lettera enciclica di Papa Francesco, ci sostiene sapere che «lo Spirito agisce in ognuno degli elementi del cosmo, riempie tutto l’Universo con la gloria e l’energia di Dio, e anima i nostri cuori con l’entusiasmo per tutto ciò che è creativo, buono, giusto e nobile» (The Churches Responsibility, Lettera del Consiglio Ecumenico delle Chiese, 1992).


La povertà è al centro del Vangelo, non ideologia - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - 16.06.2015

 La povertà è al centro del Vangelo, 
non ideologia
 Papa Francesco





S. Messa Cappella  della Casa Santa Marta  16.06.2015


Se si toglie la povertà dal Vangelo non si può capire il messaggio di Gesù. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta dedicata proprio alla contrapposizione tra ricchezza e povertà. Il Pontefice ha poi ribadito che è ingiusto definire “comunisti” quei sacerdoti o vescovi che parlano dei poveri. 
San Paolo organizza la colletta nella Chiesa di Corinto per la Chiesa di Gerusalemme che vive momenti difficili di povertà. Francesco ha sviluppato la sua omelia sulla “teologia della povertà” partendo dalla Prima Lettura e subito ha osservato che oggi come allora, povertà è “una parola che sempre mette in imbarazzo”. Tante volte, ha affermato, si sente dire: “Ma questo sacerdote parla troppo di povertà, questo vescovo parla di povertà, questo cristiano, questa suora parlano di povertà… Ma sono un po’ comunisti, no?” E invece, ha avvertito, “la povertà è proprio al centro del Vangelo. Se noi togliessimo la povertà dal Vangelo, non si capirebbe niente del messaggio di Gesù”.

Quando la fede non arriva alle tasche non è genuina

San Paolo, ha proseguito, parlando alla Chiesa di Corinto evidenzia qual è la loro vera ricchezza: “Siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato”. 
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Ogni primavera evangelica attende una gelata di Enzo Bianchi

Ogni primavera evangelica
 attende una gelata 
di Enzo Bianchi



JESUS, giugno 2015 - 

Rubrica 

La bisaccia del mendicante



Eppure a volte non se ne può fare a meno e occorre assumersi il rischio di questa semplificazione, confidando che il lettore ne colga i limiti e le parzialità. Non posso allora esimermi dall’affermare che oggi c’è, a mio avviso, troppo ottimismo nella chiesa legato all’attuale pontificato. Papa Francesco rappresenta per molti cattolici – e non solo, ma anche per cristiani di altra confessione, per non cristiani, credenti o non credenti in Dio – un uomo, un cristiano divenuto papa affidabile, al quale si può guardare con fiducia e speranza. ...
A papa Francesco si guarda innanzitutto per la sua capacità di farsi sentire vicino a ogni uomo, a ogni donna, ma anche a ogni gruppo sociale e a ogni popolo. La sua semplicità evangelica, la sua trasparenza, la sua parresia di fronte a tutti, il suo sapersi decentrare rispetto a Gesù Cristo il Signore, il suo rifiuto di presentarsi come chi sostituisce o rappresenta un Assente, hanno creato nel cuore di molti un’attesa, una percezione di lui come pastore buono perché pieno di amore e pastore “bello” (secondo l’espressione evangelica) perché capace di attirare al Vangelo chi l’aveva sentito tradito o non l’aveva mai ascoltato.
Certo, quando converso con quelli della mia generazione, la generazione di papa Giovanni e del concilio, sento i loro cuori ardere per questa primavera della chiesa, e posso testimoniare che molti – a quell’epoca ferventi nella fede e impegnati nella vita ecclesiale, ma allontanatisi negli anni ottanta – oggi ritornano a dirsi cristiani, a sentire la chiesa come la loro casa
Ma questo consenso così largo a volte mi turba, conoscendo dai vangeli i mutamenti della folla nei confronti di Gesù! Così mi turba vedere che è iniziata da parte di alcuni uomini di chiesa una certa delegittimazione di papa Francesco: lo si fa oggetto non solo di critiche – come avveniva anche per Benedetto XVI – ma di manifesta sufficienza fino al disprezzo. In modo ritmico e ossessivo si ripete che papa Francesco va capito bene, che il suo linguaggio va reinterpretato attraverso una salda teologia, che le sue intenzioni di riforma sono ventilate ma non motivate, che questa stagione è un tempo breve da vivere resistendo perché presto tutto tornerà come prima… Specularmente c’è chi, di fronte a queste “mormorazioni”, assicura che non si potrà tornare indietro, che ci saranno alcuni gesti e riforme che non potranno essere contraddetti o dimenticati, che comunque in futuro i cristiani potranno ripetere le parole di papa Francesco o appellarsi ad esse senza timore di sanzioni. Parole queste, a mio vedere, molto ingenue e troppo ottimistiche. 
...
Lo vado ripetendo dalla fine del concilio: dove si fa strada al Vangelo, si patisce di più, e su ogni primavera evangelica dobbiamo attendere gelate repentine. Il tempo della vita “bella, buona, beata” è quello del Regno che viene, quando scompariranno le istituzioni ecclesiastiche perché sposa del Signore sarà l’umanità redenta.

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Ogni primavera evangelica attende una gelata di Enzo Bianchi



martedì 16 giugno 2015

Lo scandalo del cristiano mondano “Il nostro cuore è aperto al Signore che passa?” Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - 15.06.2015

Lo scandalo del cristiano mondano
“Il nostro cuore è aperto al Signore che passa?”
Papa Francesco 




S. Messa 

Cappella della Casa Santa Marta

15.06.2015




Capire i tempi di Dio, avere il cuore libero dalle passioni negative, per accogliere il dono della grazia e non essere invece travolti dal “rumore” della mondanità. È un invito a custodire il proprio cuore per accorgersi del passaggio di Dio, quello rivolto da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 15 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta.
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Dunque è importante «custodire il cuore, custodire il cuore dalle nostre passioni». E «le nostre passioni sono tante». Ma «anche Gesù nel Vangelo ci parla delle nostre passioni». Francesco, in particolare, ha ripetuto le parole di Matteo nel passo evangelico proposto dalla liturgia (5, 38-42): «Avete inteso che fu detto: occhio per occhio dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra; a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica tu lasciagli anche il mantello e se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due».

Si tratta, ha rilanciato il Papa, di «essere libero dalle passioni e avere un cuore umile, un cuore mite». E «il cuore viene custodito dall’umiltà, dalla mitezza, mai dalle lotte, dalle guerre». Invece, ha proseguito, «questo è il rumore: rumore mondano, rumore pagano o rumore del diavolo». Ma il cuore deve essere «in pace».

Per questo, ha proseguito Francesco riprendendo le parole di Paolo ai Corinzi, è importante «non dare motivo di scandalo a nessuno perché non venga criticato il nostro ministero». E ha aggiunto: «Paolo parla del ministero ma anche della testimonianza cristiana, perché non venga criticato; e questo in pace e umiltà “nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni”».
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Le parole della terra di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/12 -
Solo una sinfonia di voci è adeguata al dialogo con Dio

Le parole della terra

di Luigino Bruni






Le montagne discutevano fra loro per avere l’onore di essere scelte come il sito della rivelazione. “Su di me dimorerà la presenza divina, mia sarà la gloria”, esordì una, e un’altra replicò con le medesime parole. Il monte Tabor disse all’Ermon: “Su di me si poserà la Šekinah, mio sarà questo onore…”. il Sinai, invero, fu prescelto non solo per la sua umiltà ma perché non era mai stato sede di culti idolatrici, diversamente dalle altre montagne che, in virtù della loro altezza, erano state scelte per i santuari pagani.  (Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei, IV)

La prima riforma sociale e organizzativa del popolo di Israele arriva da un consiglio di Ietro, suocero di Mosé, uno straniero di fede diversa. Tra l’uscita dagli idoli dell’Egitto e il dono della Torah sul Sinai, l’Esodo ha voluto inserire una figura buona di credente non idolatrico, e lo ha posto al cuore di un evento di cruciale importanza per la vita del popolo. Un messaggio di grande apertura e speranza, che ci raggiunge anche oggi dove i credenti nel Dio della vita dovrebbero unirsi e stimarsi di più, per liberarci e proteggerci dai mille culti idolatrici del nostro tempo.

Gli anziani, Aronne, i sapienti di Israele, avevano senz’altro visto l’affaticamento di Mosè e le sue difficoltà nel gestire da solo un popolo numeroso e complesso. Ma perché si attuasse il nuovo assetto organizzativo che preparò il popolo alla grande teofania del Sinai, ci volle uno sguardo diverso di uno straniero, di qualcuno di un altro popolo e di un’altra fede che però rispettava YHWH sebbene non fosse il suo Dio.

Mosè non considera suo suocero un idolatra. Sa che non crede in YHWH, ma nonostante questo lo ascolta e gli ubbidisce, perché gli riconosce una sua verità. Mosè non avrebbe mai ascoltato e amato un idolatra, tantomeno gli avrebbe ubbidito. Non è l’avere una fede diversa dalla mia che ti fa idolatra. Ietro non è idolatra anche perché rispetta il Dio di Mosè. Il primo segnale che ci dice che abbiamo a che fare con una idolatria e non con una fede, è il disprezzo per le fedi degli altri. Anche oggi possiamo dialogare, incontrarci e persino pregare tra religioni e fedi diverse solo se nessuno di noi pensa che il Tu che l’altro accanto a me sta pregando è un idolo, e se ognuno di noi crede o spera che la fede dell’altro sia un riflesso autentico dell’unico Dio di tutti, che è troppo ‘altro’ per essere espresso o posseduto soltanto dalla ‘mia’ fede. La povertà spirituale del nostro tempo non dipende dalla moltiplicazione delle fedi nelle nostre città, ma dalla crescita impressionante degli idoli nello spazio lasciato vuoto dalle religioni e dalle ideologie. Abbiamo voluto combattere la pietà popolare e la fede semplice dei nostri nonni, ma quando ci siamo risvegliati dal ‘sonno della ragione’ ci siamo ritrovati in un mondo popolato da nuovi totem, non nella terra della libertà. Le molti fedi fanno il mondo più bello e variopinto, e lo proteggono dall’idolatria.
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Le parole della terra di Luigino Bruni  

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