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mercoledì 26 novembre 2014

Papa Francesco a Strasburgo visita al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa /1 (cronaca, foto, testi e video)


Papa Francesco è partito da Roma poco dopo le otto.
Quattro ore sull’aereo e quattro ore a Strasburgo, divise in due appuntamenti molto impegnativi: la visita al Parlamento Europeo e quella al Consiglio d’Europa e in ciascuno dei due emicicli un importante discorso. Un «tour de force» senza precedenti («una giornataccia» scherza Francesco sull’aereo in volo da Fiumicino) che caratterizza il viaggio pontificio più breve della storia. In aereo Papa Francesco ha salutato così i giornalisti: «Ringrazio voi, questa compagnia. Spero che non sia troppo faticoso: poco tempo, troppe cose, ma nel rientro potremo parlare un po’». «Vi auguro una bella giornata, una giornataccia», dice agli inviati con un po’ d’ironia.

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Il volo Alitalia di Papa Francesco è atterrato all'aeroporto di Strasburgo poco prima delle 10, con qualche minuto di anticipo rispetto all'agenda prevista. Poiché non si trattava di una visita di Stato in Francia, ad attenderlo non c'era il presidente della Repubblica francese Francois Hollande, ma il ministro francese per gli Affari europei Harlem Desir, c'erano anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e altre autorità come il vice presidente del parlamento europeo, Davide Sassoli e l'ex commissario Ue Antonio Tajani

Accompagnato dai cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato, Reinhard Marx, presidente della Comece, l'organismo che rappresenta i vescovi europei presso la Ue, e Peter Herdo, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, Papa Francesco ha assistito alla cerimonia dell'alzabandiera con il vessillo Vaticano. Dopo aver ascoltato l'Inno alla gioia, davanti alla folla e dopo il saluto ufficiale al presidente Martin Schulz, il Papa si è diretto al Parlamento per il primo dei due discorsi previsti. 
Il viaggio di papa Francesco in Europa comincia sotto il segno della pace. Il mosaico che il Papa ha voluto regalare al parlamento europeo, infatti, frutto del lavoro degli artisti dello Studio del Mosaico Vaticano, mostra la colomba della pace che ha sullo sfondo il cielo azzurro dell'Europa con le dodici stelle che, come i 12 segni dello zodiaco, rappresentano tutti i popoli europei compresi quelli che ancora non fanno parte dell'Unione.

Dopo aver assistito all'esterno del Parlamento europeo, Papa Francesco è entrato nell'edificio dall'ingresso protocollare e, accompagnato dal presidente Martin Schulz, ha firmato l'albo d'onore degli ospiti illustri al Parlamento europeo e ha scritto: "Auguro che il Parlamento Europeo sia sempre più la Sede dove ogni membro conosca e faccia sì che l'Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro, per vivere con speranza il presente".
 

Schulz ha presentato il dono al Pontefice, un libro sulle memorie di Jean Monnet in spagnolo. "Un esemplare unico. 
Ero un libraio di professione, regalo sempre libri" ha detto il presidente del Parlamento parlando in francese. 


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All'interno del Parlamento ha prima salutato a lungo Elma Schmidt, una signora di 97 anni di Francoforte che lo aveva ospitato nel 1986, ai tempi del suo periodo di studio in Germania.
 







È seguito l’arrivo in aula, per l’occasione piena in ogni ordine di posti. Oltre agli eurodeputati, sono presenti il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, quello della Commissione Jean-Claude Juncker e quello del Consiglio italiano (presidente di turno Ue) Matteo Renzi. Papa Francesco è stato accolto con un applauso lungo due minuti.
Il presidente Schulz ha rivolto alcune parole di saluto, ricordando anzitutto la visita di Giovanni Paolo II nel 1988, che fu “una pietra miliare sulla via della caduta della Cortina di ferro. Oggi, Sua Santità di rivolge ai membri del Parlamento europeo che rappresentano 500 milioni di abitanti e rappresentano la diversità dell’Europa”. L’Ue “sta attraversando una crisi senza precedenti, con una perdita di fiducia enorme. Ma senza fiducia nessuna idea e nessuna istituzione può sussistere. In questo senso le strade dell’Ue e della Chiesa cattolica vanno nella stessa direzione” fondate su pace, solidarietà, sviluppo.
“L’Ue si schiera per il coinvolgimento e contro l’esclusione”: Schulz cita giovani, anziani, migranti. “Sua Santità, le sue parole hanno un’enorme importanza perché si rivolgono a tutti noi, sono pronunciate per tutti noi, perché lei tocca temi universali. Sono parole che offrono orientamento in un’epoca di disorientamento”. “Insieme siamo più forti che da soli”, ha aggiunto Schulz. Il presidente ha quindi affermato, rivolgendosi al Papa: “La sua storia è europea: viene da una famiglia che abbandonò la patria per trovare lavoro in America. Lei è un uomo giunto dall’altra parte del mondo” e sta operando per una riforma della Chiesa e in ambito sociale e civile. Quindi Schulz ha invitato il Papa a intervenire rivolgendosi agli eurodeputati.


martedì 25 novembre 2014

25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Negli Stati Uniti, in un anno la violenza contro le donne ha fatto più morti che i soldati caduti in Iraq e Afghanistan. Nell'Unione europea non c'è nessun Paese che possa considerarsi esente dal problema: quest'anno l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, nella più completa indagine realizzata al mondo su questo fenomeno, ha reso noto che il 33% delle intervistate sopra i 15 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale. Una su tre. Un dato sconvolgente, perché tradotto in numeri assoluti riguarderebbe 62 milioni di donne europee. E stiamo parlando delle zone più civili della Terra.
Perciò, e purtroppo, rimane di assoluta attualità celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, come avviene dal 2000 su invito delle Nazioni Unite. L'Assemblea generale dell'Onu fece propria quella data, scelta in origine da un gruppo di attiviste latinoamericane per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, le quali si opponevano al regime del dittatore Trujillo. In Italia la ricorrenza era partita in sordina, ma negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative politiche e culturali in proposito, sia da parte di associazioni ed enti sia per volontà delle istituzioni...

... La comunicazione televisiva di “Racconta un’altra storia” si avvale di tre spot su altrettante coppie, interpretate rispettivamente da Ksenia Rappoport e Adriano Giannini, Alessandra Mastronardi e Giorgio Pasotti, Claudia Gerini e Fabio Troiano. Nelle storie, «anziché mostrare lividi e lacrime, si è optato per l’ironia», dicono Hunziker e Bongiorno. «Non certo per sminuire o banalizzare il problema, ma per raccontare in un altro modo il rapporto di coppia. Secondo noi la violenza va combattuta cominciando dalle piccole cose che accadono tutti i giorni... Soprattutto,ci piaceva l’idea di mostrare al pubblico, invece di un esempio maschile negativo da stigmatizzare – l’uomo violento e sopraffattore – un modello positivo con il quale identificarsi e al quale tendere: un uomo capace di riconoscere i propri errori, dotato di senso dell’umorismo, capace di sdrammatizzare e di superare, o di evitare, i contrasti con buona volontà e leggerezza». 
«Il concetto di fondo», concludono, «è sempre lo stesso: uomini e donne sono diversi ma uguali quando si parla di dignità, rispetto, diritti e doveri».

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È stata istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite e viene celebrata il 25 novembre. Incontri, mostre, spettacoli teatrali, flash mob: sono tantissime le iniziative in tutta Italia, da Milano a Siracusa, per dire "no" alla violenza
Una vittima ogni due giorni, 179 donne uccise: un anno nero per i femminicidi in Italia, il 2013, secondo il rapporto Eures. Aumentano al Sud (+27 per cento nel 2013) e raddoppiano al Centro, mentre il Nord detiene il record di uccisione di donne in famiglia. Tutta l'Italia si mobilita in vista del 25 novembre, data scelta nel 1999 dalle Nazioni Unite come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Si ricorda l'assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana durante il regime di Rafael Leonidas Trujillo. 

... Nel 2013 si è registrato un aumento del 14% del femminicidi, con un aumento significativo di quelli in ambito familiare, più 16%, così come pure nei contesti di prossimità: rapporti di vicinato,amicizia o lavoro, dal 14 a 22%. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo 2000-2013. Milano e il Nord Italia in genere – dove in tutto, nel 2013, sono morte ammazzate 60 donne – rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia: 8 su 10.
Dobbiamo tenere alta la guardia contro una piaga sociale di questo tipo. Io ho deciso di ricordare il 25 novembre al Muro delle bambole di via De Amicis a Milano, uno spazio nato il 21 giugno scorso come monito alla “sofferenza” femminile, ma anche alla voglia di riscatto e alla volontà a resistere. ...
Il Muro delle bambole di Milano nasce proprio con questo fine, dare un’immagine plastica e visiva, anche se non banale, del terribile destino che a volte riguarda noi donne. Una sorte di violenza che sei mesi dopo il primo allestimento del muro ha interessato anche alcune “creazioni” appese in via De Amicis, che qualcuno notte tempo ha deciso di vandalizzare, strappare o addirittura rubare. Anche da un piccolo segno come questo si può vedere il livello dipoco rispetto che ci è concesso; perché fare violenza su una bambola, che ci rappresenta perché rappresenta la nostra infanzia e i nostri giochi, è come far violenza su noi stesse...

Questo cortometraggio del 1999 tratta un tema molto delicato attraverso il surreale dialogo, sospeso tra comicità e poesia, di un brigadiere con una donna che denuncia un furto. L’inatteso finale scuote lo spettatore illuminando di colpo tutta la scena. 
Piccole cose di valore non quantificabile” è un cortometraggio sulle ferite interiori, invisibili ma non meno importanti e ci fa comprendere con un pizzico di ironia senza volgarità e con umanità quanto sia difficile denunciare una violenza subita e nel contempo quanto può essere complicato raccogliere, decifrare e trascrivere con sensibilità questi orribili soprusi.

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Se sospetti che una donna o una ragazza che conosci sia coinvolta in aggressioni domestiche aiutala a denunciare. Nel malaugurato caso che la vittima sia tu, sappi che sono molti gli enti che possono aiutarti!
Rivolgiti subito alle forze dell’ordine oppure ad uno di questi centri antiviolenza:
Numero antiviolenza e antistalking 1522 (attivo 24 ore su 24). Qui trovi il sito web.
Telefono rosa: 06 37 51 82 82 sito web qui
Inoltre, in molti ospedali italiani, se ti rechi al Pronto Soccorso subito dopo una violenza avrai accesso preferenziale e un team di esperti pronti a darti tutto il sostegno psicologico e sanitario necessario.
Dire no è possibile: ricordati che le botte, le aggressioni sessuali e gli abusi non sono una forma d’amore!




lunedì 24 novembre 2014

«La grande virtù della Chiesa dev’essere di non brillare di luce propria, ma di brillare della luce che viene dal suo Sposo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 




Papa Francesco:
“La Chiesa fedele è povera e non insegue la vanità”

Quando la Chiesa è umile e povera, allora “è fedele” a Cristo, altrimenti è tentata di brillare di “luce propria” anziché donare al mondo quella di Dio. Lo ha affermato Papa Francesco durante l’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa S. Marta. 

Dare tanto e pubblicamente, perché c’è una ricchezza che si nutre di ostentazione e gode della vanità. E dare il poco che si ha, senza attirare l’attenzione se non di Dio, perché è Lui il tutto in cui si confida. Nell’episodio evangelico della vedova che sotto gli occhi di Gesù mette i suoi unici due spiccioli nel tesoro del tempio – mentre i ricchi vi avevano gettato atteggiandosi grosse cifre per loro superflue – Papa Francesco coglie due tendenze sempre presenti nella storia della Chiesa. La Chiesa tentata dalla vanità e la “Chiesa povera”, che – afferma – “non deve avere altre ricchezze che il suo Sposo”, come l’umile donna del tempio:

“A me piace vedere in questa figura la Chiesa che è in certo senso un po’ vedova, perché aspetta il suo Sposo che tornerà… Ma ha il suo Sposo nell’Eucaristia, nella Parola di Dio, nei poveri, sì: ma aspetta che torni, no? Questo atteggiamento della Chiesa… Questa vedova non era importante, il nome di questa vedova non appariva nei giornali. Nessuno la conosceva. Non aveva lauree… niente. Niente. Non brillava di luce propria. E’ quello che a me dice di vedere in questa donna la figura della Chiesa. La grande virtù della Chiesa dev’essere di non brillare di luce propria, ma di brillare della luce che viene dal suo Sposo. Che viene proprio dal suo Sposo. E nei secoli, quando la Chiesa ha voluto avere luce propria, ha sbagliato”.
...

Quando la Chiesa “è fedele alla speranza e al suo Sposo – ripete ancora Papa Francesco – è gioiosa di ricevere la luce da Lui, di essere in questo senso ‘vedova’”, in attesa, come la luna, del “sole che verrà”:

“Quando la Chiesa è umile, quando la Chiesa è povera, anche quando la Chiesa confessa le sue miserie – poi tutti ne abbiamo – la Chiesa è fedele. La Chiesa dice: ‘Ma, io sono oscura, ma la luce mi viene da lì!’ e questo ci fa tanto bene. Ma preghiamo questa vedova che è in Cielo, sicuro, preghiamo questa vedova che ci insegni a essere Chiesa così, gettando dalla vita tutto quello che abbiamo: niente per noi. Tutto per il Signore e per il prossimo. Umili. Senza vantarci di avere luce propria, cercando sempre la luce che viene dal Signore”.


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Omelia di P. Aurelio Antista (VIDEO)


XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Solennità Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
23/11/2014


Omelia di P. Aurelio Antista
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto


Con questa domenica si conclude l'anno liturgico... e quasi a ricapitolare il senso della nostra storia la Chiesa celebra Cristo e lo contempla Re dell'universo.
La regalità di Gesù occorre subito precisare non è di natura simile alla regalità dei potenti di questo mondo, dei re di questa nostra storia, una regalità fatta di potere, di armi, di missili, di dimostrazione della potenza; la regalità di Gesù è di altra natura. 
Egli è Re/Pastore... Regnare è servire, la regalità di Gesù è un servizio a tutti noi...
L'ultimo insegnamento di Gesù, subito dopo verrà raccontata la Sua Passione, non sarà fatto più a parole, ma con i fatti...

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Solennità di Cristo Re dell'universo - Papa Francesco: omelia e Angelus (foto, testi e video)



 

 Omelia 
La liturgia oggi ci invita a fissare lo sguardo su Gesù come Re dell’Universo. La bella preghiera del Prefazio ci ricorda che il suo regno è «regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace». Le Letture che abbiamo ascoltato ci mostrano come Gesù ha realizzato il suo regno; come lo realizza nel divenire della storia; e che cosa chiede a noi.
Anzitutto, come Gesù ha realizzato il regno: lo ha fatto con la vicinanza e la tenerezza verso di noi. Egli è il Pastore, di cui ci ha parlato il profeta Ezechiele nella prima Lettura (cfr 34,11-12.15-17). Tutto questo brano è intessuto di verbi che indicano la premura e l’amore del Pastore verso il suo gregge: cercare, passare in rassegna, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre quella smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, avere cura, pascere. Tutti questi atteggiamenti sono diventati realtà in Gesù Cristo: Lui è davvero il “Pastore grande delle pecore e custode delle nostre anime” (cfr Eb 13,20; 1Pt 2,25).
E quanti nella Chiesa siamo chiamati ad essere pastori, non possiamo discostarci da questo modello, se non vogliamo diventare dei mercenari...




... 
Con il rito di canonizzazione, ancora una volta abbiamo confessato il mistero del regno di Dio e onorato Cristo Re, Pastore pieno d’amore per il suo gregge. Che i nuovi Santi, col loro esempio e la loro intercessione, facciano crescere in noi la gioia di camminare nella via del Vangelo, la decisione di assumerlo come la bussola della nostra vita. Seguiamo le loro orme, imitiamo la loro fede e la loro carità, perché anche la nostra speranza si rivesta di immortalità. Non lasciamoci distrarre da altri interessi terreni e passeggeri. E ci guidi nel cammino verso il regno dei Cieli la Madre, Maria, Regina di tutti i Santi.

Leggi il testo integrale dell'omelia

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 Angelus 

Cari fratelli e sorelle,

al termine di questa celebrazione, desidero salutare tutti voi che siete venuti a rendere omaggio ai nuovi Santi, in modo particolare le Delegazioni ufficiali dell’Italia e dell’India.

L’esempio dei quattro Santi italiani, nati nelle Provincie di Vicenza, Napoli, Cosenza e Rimini, aiuti il caro popolo italiano a ravvivare lo spirito di collaborazione e di concordia per il bene comune e a guardare con speranza al futuro, in unità, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili.

Per l’intercessione dei due Santi indiani, provenienti dal Kerala, grande terra di fede e di vocazioni sacerdotali e religiose, il Signore conceda un nuovo impulso missionario alla Chiesa che è in India - che è tanto brava! – affinché, ispirandosi al loro esempio di concordia e di riconciliazione, i cristiani dell’India proseguano nel cammino della solidarietà e della convivenza fraterna.

Saluto con affetto i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, come pure le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e le scuole presenti. Con amore filiale ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, madre della Chiesa, regina dei Santi e modello di tutti i cristiani.

Vi auguro una buona domenica, in pace, con la gioia di questi nuovi Santi. Vi prego, per favore, di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

*****
Papa Francesco, al termine della intensa mattinata per la canonizzazione di sei beati, si è concesso un bagno di folla sulla papamobile scoperta. In piazza San Pietro tantissimi fedeli e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
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domenica 23 novembre 2014

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - Domenica XXXIV T. O. / A - Festa di Cristo Re


Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)




"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 51/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 

Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino



Vangelo: Mt 25,31-46






"In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".

Come ogni credente in Gesù di Nazareth, anche noi da sempre attendiamo la sua venuta, ci sforziamo di scorgere le sue orme sul nostro cammino, imploriamo il suo ritorno:  "Maranathà/Vieni Signore !". Ma i nostri occhi sono come impediti di vederlo: "Signore, quando ti abbiamo visto ?"  Eppure per vedere il Signore ci vuole poco, è sufficiente dirigere il nostro sguardo verso coloro che stanno in basso, coloro che portano sulle loro spalle tutto il peso della dolorosa storia dell'uomo: sono i 'piccoli/oi microi', il sacramento vivente e santo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo, da sempre, si rende presente in mezzo a noi. Porsi accanto come fratelli, diventare loro compagni di viaggio, condividere "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce"(GS 1), prendersene cura, è il solo e unico modo che abbiamo per 'impiegare i talenti' (25,14-30) che ci sono stati consegnati. Cuore di questa splendida e unica pericope è proprio Gesù, il Figlio dell'uomo, che identifica se stesso con gli ultimi, con coloro che soffrono: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Accogliere loro significa accogliere lui, e con lui accogliamo la nostra salvezza. In tantissimi nella Chiesa hanno speso, e ancora oggi spendono, la loro vita per gli ultimi, gli oppressi, gli anawim di JHWH. L'amore di Camillo de Lellis, di don Bosco, di don Cafasso, di Madre Teresa di Calcutta, per i diseredati della terra "è stato il linguaggio più universale e comprensibile, che abbia parlato al mondo di ieri e di oggi del mistero di Dio e dell'uomo" (S.Fausti). 
Solo se amiamo i nostri fratelli possiamo dire di amare Dio, ci realizzeremo come figli suoi solamente se viviamo come fratelli.
Saremo  "benedetti" o  "maledetti" solamente in forza del nostro amore - dato o negato - ai fratelli che sono nella sofferenza, coscienti che non saremo noi a salvare i poveri, ma i poveri a salvare noi.


sabato 22 novembre 2014

"Al centro l’amore" di Antonio Savone


Per prepararsi alla domenica
(Solennità di Cristo Re)

Al centro l’amore
di Antonio Savone


Sembrerebbe un vangelo laico quello odierno. Nulla di confessionale o di religioso, immediatamente. Tutto dal versante dell’uomo, della vita, delle relazioni intrattenute. E paradossalmente, proprio perché tutto dal versante dell’uomo, anche tutto dal versante di Dio. Il senso della vita in quello che siamo stati capaci di condividere con fratelli e sorelle in umanità. E noi che per anni abbiamo teorizzato cosa fare finalmente per avere accesso a Dio.

Anche alla fine il Signore Gesù non cessa di sorprenderci. Di domenica in domenica abbiamo provato a seguirne le orme accogliendo di volta in volta la bellezza e il fascino di una parola che mentre ci rivelava il volto di un Dio che si fida dell’uomo, ci portava fuori dal nostro piccolo cabotaggio.

Ora, all’ultimo appuntamento dell’anno liturgico, ci aspetteremmo chissà quale consegna, chissà quale messaggio. E lui, ancora una volta, anche stavolta, con la forza sorprendente della sua parola ci consegna una lettura della storia a partire dalla fine. E così racchiude tutto in cinque parole: lo avete fatto a me. Tutto qui. Al centro l’amore: un amore declinato attraverso il prendersi cura, l’avere occhi, gesti, mani, attenzione per chiunque incrocia i nostri passi facendosi mendicante. Ecco ciò che rimane, ciò che è definitivo, ciò che conta e ciò per cui vale la pena spendere la propria vita.

Viene il regno di Dio tutte le volte in cui qualcuno mette tutta la propria passione nel riscatto e nella riconciliazione degli uomini. Viene il regno di Dio quando qualcuno è riportato alla vita ed è restituito alla dignità di poter ancora sperare. Quando questo accade, lì risplende la regalità di Dio. Lì c’è Dio. Ne siamo o meno consapevoli.
...

Vangelo stravolto quando si è preteso di leggere la regalità di Cristo in termini trionfalistici, quando per contrastare un totalitarismo politico si è creduto di dover contrapporre un totalitarismo religioso finendo per perdere di vista il monito del Signore quando ai discepoli che rivendicavano titoli di onori e primi posti aveva detto: non così tra voi.

Tanto diverso – vangelo alla mano – il modo in cui Gesù ha esercitato la sua regalità. Catino in mano, asciugatoio ai fianchi, in ginocchio anche davanti al traditore. La regalità di chi si sottomette all’impegno di prendersi cura dei suoi. Fino alla fine. Così regna il nostro re, abdicando a ogni forma di esercizio del potere che possa avere anche solo la parvenza di schiacciare l’altro. I veri signori – secondo il nostro sentire comune – non finiscono mai in croce. Essi comandano e basta. Tutto il resto è debolezza. E invece quei gesti durante la cena simbolo e profezia di quanto sarebbe accaduto l’indomani: non voler prevaricare. A tutti i costi. Per questo regnavit a ligno Deus. Dio regna dalla croce, regna cioè nella gratuità di un amore offerto anche quando non è riconosciuto e accettato. Un amore che mai fa appello alla pretesa di una restituzione o di un contraccambio: esso continua solo a dare se stesso. Regna rinunciando all’esercizio della forza che umilia e annienta.

Al centro l’amore…

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EUROPA/ AFRICA: IL BACIO DELLA MORTE di Alex Zanotelli

EPA (Accordi di Partenariato Economico con i paesi ACP)



EUROPA/ AFRICA:
IL BACIO DELLA MORTE

di Alex Zanotelli


Nel semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea (UE) e con Federica Mogherini, Alta Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, nonché vicepresidente della UE, l’Europa ha dato il ‘bacio della morte’- così scrive Le Monde Diplomatique - all’Africa, forzandola a firmare gli Accordi di Partenariato Economico (EPA). “O firmate gli EPA - ha detto la Commissione Europea ai paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) o sarete sottoposti a un nuovo regime di tassazione delle vostre esportazioni.” E lo ha fatto, come promesso, entro il 1 ottobre 2014. E’ gravissimo che l’Europa l’abbia fatto in un momento così difficile per il continente nero, soprattutto con i paesi dell’Africa occidentale minacciati dalla tragedia di Ebola, con la zona saheliana dal Mali al Sudan in subbuglio, con il Corno d’Africa in guerra e con il Sud Sudan e il Centrafrica in guerra civile.
E’ incredibile che in questo clima, la UE abbia forzato l’Africa sub-sahariana ad arrendersi.
...

L’Europa ha vinto, gli impoveriti hanno perso. Ma non possiamo arrenderci, né demordere perché ci vorrà tempo per la ratifica e l’entrata in vigore degli EPA. Ci vorranno molti anni prima che i singoli EPA entrino in vigore.
...

Per questo chiediamo a tutti coloro che si sono impegnati in questa campagna contro gli EPA e a tutti coloro che vorranno aggregarsi a non demordere, ma di continuare a premere sui nostri parlamentari, sulla Commissione Europea, in primis sull’Alta Rappresentante per la politica estera della UE, Federica Mogherini, perché si rendano conto della profonda ingiustizia perpetrata, tramite questi Accordi contro i popoli più impoveriti del Pianeta.
Siamo infatti persuasi che questi Accordi siano profondamente ingiusti perché in un’Africa già così debilitata, questi Accordi costituirebbero un colpo mortale per l’agricoltura africana, in particolare per l’industria della trasformazione e della lavorazione dei prodotti agricoli, che può e deve arrivare a sfamare la propria gente. Inoltre l’eliminazione dei dazi doganali nei paesi ACP , che costituiscono una bella fetta del bilancio statale , metterebbero in crisi gli stati ACP.
Non è concepibile che una potenza economica come la UE non abbia una seria politica estera verso i paesi più impoveriti, soprattutto verso il continente a noi più vicino, l’Africa, oggi il continente più schiacciato.
Ci appelliamo a tutti quei gruppi, associazioni, reti, istituti missionari che hanno già lavorato contro gli EPA a riprendere a martellare i nostri deputati a Bruxelles.
Non possiamo non ascoltare l’immenso grido dei poveri. E’ in ballo la vita di milioni di persone,ma è anche in ballo il futuro stesso della UE.
Alex Zanotelli



Una Chiesa “in uscita” di Egidio Palumbo (VIDEO)


Una Chiesa “in uscita” 
di Egidio Palumbo (VIDEO INTEGRALE)


I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE Una Chiesa “in uscita” [Evangelii Gaudium nn. 20-49]

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (= EG) di papa Francesco è il documento programmatico del suo pontificato. Esso esorta tutto il popolo di Dio, pastori e fedeli, ad assumere un determinato “stile” (EG 18; 33; 35) «per una nuova tappa evangelizzatrice» (EG 17), vale a dire un modo di essere, un atteggiamento che renda credibile oggi l’evangelizzatore. Papa Francesco ci traccia così una spiritualità – cioè una vita animata dallo Spirito – valida per la Chiesa tutta e per ogni cristiano che, in quanto tale, è chiamato ad essere evangelizzatore, con la vita e con la parola, nel luogo in cui abita e lavora. 

1. L’invito ad “uscire”

a) Il significato dell’“uscita” (EG 20; 21). La gioia di aver riscoperto il Vangelo, cioè Gesù, colui che dona la vita e il senso vero dell’esistenza, spinge la comunità dei credenti e ogni cristiano “ad “uscire”. Per papa Francesco il significato di questa “uscita” è geografico ed esistenziale insieme. È un andare verso l’altro, verso altri soggetti, culture, popoli, verso le periferie geografiche ed esistenziali: ovvero gli impoveriti, gli scartati, i disperati, i falliti. Ed è anche un uscire da se stessi, un esodo esistenziale, che chiede di abbandonare la propria autoreferenzialità, le proprie comodità, le proprie certezze effimere, le visioni troppo rigide, le strutture pesanti e ingombranti che “ingabbiano” Gesù e il suo Vangelo e non permettono un annuncio autentico, ma soltanto una esposizione dottrinale che non interpella la vita reale. Si “esce”, ci si mette in “esodo”, quasi nomadi itineranti con Gesù in cammino sulle strade del mondo, per donare a tutti, non una semplice dottrina o un insieme di norme etiche (pure necessarie), ma, molto di più, la “gioia liberante del Vangelo” che ci ha cambiati dentro e ci cambia continuamente.

b) Si “esce” perché sospinti da Dio e dal suo Spirito, ed inviati da Cristo. L’iniziativa di “uscire” non è nostra ma di Dio, perché siamo chiamati ad uscire e a camminare secondo la sua Parola, i suoi criteri, i suoi dinamismi, e non i nostri. E al riguardo il papa ci invita a confrontarci con la S. Scrittura (EG 20-21)  
...

GUARDA IL VIDEO

venerdì 21 novembre 2014

«Ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

21 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.




Papa Francesco:
“Il tariffario nelle chiese è uno scandalo”

Parroci e laici che hanno responsabilità pastorali devono «mantenere pulito il tempio» e «accogliere ogni persona come fosse Maria», badando a non «dare scandalo al popolo di Dio» ed evitando di trasformare la chiesa in un giro di soldi, «perchè la salvezza è gratuita». È questa la raccomandazione fatta dal Papa venerdì mattina, 21 novembre, festa della presentazione della beata Vergine Maria al tempio, durante la messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

«Il gesto di Gesù nel tempio» — che come scrive Luca nel suo Vangelo (19, 45-48) «si mise a scacciare quelli che vendevano» — secondo Francesco «è proprio una cerimonia di purificazione del tempio». Il popolo di Israele «conosceva queste cerimonie: tante volte ha dovuto purificare il tempio quando era stato profanato».
...

Pensiamo, ha proseguito il Pontefice, a «quanta gente guardava Gesù che faceva la pulizia con la frusta». Scrive Luca: «Tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo». Proprio alla luce del gesto di Gesù, «penso allo scandalo — ha affermato Francesco — che possiamo dare alla gente con il nostro atteggiamento, con le nostre abitudini non sacerdotali nel tempio: lo scandalo del commercio, lo scandalo delle mondanità». Infatti «quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi: battesimo, tanto; benedizione, tanto; intenzioni di messa, tanto...». E «il popolo si scandalizza».

Il Papa ha raccontato anche una vicenda che lo ha toccato da vicino: «Una volta, appena sacerdote, ero con un gruppo di universitari e una coppia di fidanzati che voleva sposarsi. Erano andati in una parrocchia, volevano farlo con la messa. ...
Questo, ha rimarcato il Papa, «è peccato di scandalo». E «noi sappiamo quello che dice Gesù a quelli che sono causa di scandalo: meglio essere buttati nel mare».

È un fatto: «quando quelli che sono nel tempio — siano sacerdoti, laici, segretari che hanno da gestire nel tempio la pastorale del tempio — divengono affaristi, il popolo si scandalizza». E «noi siamo responsabili di questo, anche i laici: tutti». Perché, ha spiegato Francesco, «se io vedo che nella mia parrocchia si fa questo, devo avere il coraggio di dirlo in faccia al parroco», altrimenti «la gente soffre quello scandalo». Ed «è curioso», ha aggiunto il Papa, che «il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti, quando hanno una debolezza, scivolano su un peccato». Ma «ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente. Non ce la fa a perdonare» lo scandalo della «casa di Dio» che diventa una «casa di affari». Proprio come è accaduto per «quel matrimonio: si affittava la chiesa» per «un turno, due turni di affitto...».

Nel passo del Vangelo, Luca non dice che «Gesù è arrabbiato». Piuttosto Gesù «è lo zelo per la casa di Dio, qui: è più della rabbia». Ma, si è chiesto il Pontefice, «perché Gesù fa così? Lui l’aveva detto e lo ripete in un’altra maniera qui: non si possono servire due signori. O rendi il culto a Dio vivente, o rendi il culto ai soldi, al denaro». E «qui la casa del Dio vivente è una casa di affari: c’era proprio il culto al denaro». Dice invece Gesù: «Sta scritto: la mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Così «distingue chiaramente le due cose».

Dunque «non si possono servire due signori: Dio è assoluto». Ma c’è anche un’altra questione: «perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro?». Perché — ha risposto Francesco — «la redenzione è gratuita: la gratuità di Dio». Gesù, infatti, «viene a portarci la gratuità totale dell’amore di Dio». Perciò «quando la Chiesa o le chiese diventano affariste, si dice che non è tanto gratuita la salvezza». Ed è proprio «per questo che Gesù prende la frusta in mano per fare questo rito di purificazione nel tempio».

La festa liturgica della presentazione di Maria al tempio ha suggerito al Pontefice una preghiera. Ricordando che la Vergine entra nel tempio da «donna semplice», Francesco ha auspicato che questo «insegni a tutti noi — a tutti i parroci, a tutti quelli che abbiamo responsabilità pastorali — a mantenere pulito il tempio» e «a ricevere con amore quelli che vengono, come se ognuno di loro fosse la Madonna».

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"Riscoprire il valore della buona tavola" di Aldo Pintor

Riscoprire il valore della buona tavola 
di Aldo Pintor


Se c’è un qualcosa che in questa triste post modernità abbiamo deprezzato e fatto scadere a un rito veloce è il mangiare. 
Che nostalgia per i tempi in cui sedersi a tavola era condividere la vita. In realtà credo che oggi in pochi siano in grado di cogliere le accuse che venivano rivolte a Gesù “Mangia e beve coi peccatori”. Oggi in epoca di fast food spersonalizzanti si mangia a fianco a chiunque ma all’epoca di Gesù condividere i pasti significava una comunione di vita. Ovviamente i miei rimpianti non riguardano solo la quantità o la qualità dei cibi, ma è mutato profondamente (a mio modesto parere è peggiorato) anche il modo di gustare i cibi. 
Che pena mangiare in piedi da soli e in fretta in posti che offrono appunto di non perdere tempo per il pasto. Oppure anche quando troviamo il tempo di sederci a tavola il cibo esce dal frigorifero e spesso passa per il microonde. 
Nessuno oramai conosce più la lavorazione e provenienza del cibo e purtroppo pochi tra le giovani generazioni hanno presente che preparare un piatto per qualcuno è un atto di benevolenza. Questa tristezza generalizzata passa per progresso, ma sono le brutture del post moderno globalizzato. 
Che passo indietro rispetto a quando i nostri antenati hanno scoperto il cibo cotto e il sedersi a tavola per condividere col pasto pensieri emozioni, volti e parole. Per consolare da questo desolante quadro attuale leggiamo il libro del docente di storia medioevale e dell’alimentazione di Bologna, Massimo Montanari. “I racconti della tavola” ...





Papa Francesco alla FAO: Agli affamati non elemosina, ma dignità - Custodire la madre terra, affinché non risponda con la distruzione.

Papa Francesco ha esortato i leader politici di tutto il mondo a considerare il cibo, la nutrizione e l'ambiente come questioni pubbliche globali in un momento in cui le nazioni sono strettamente interconnesse l'una all'altra come mai prima.

"Quando la solidarietà manca in un paese, ne risente tutto il mondo," ha dichiarato.

Intervenendo davanti ai delegati delle 172 nazioni presenti alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (ICN2) Papa Francesco ha chiesto loro di impegnarsi per assicurare che le promesse di una sicurezza alimentare estesa a tutti vengano realmente messe in pratica, affermando che il diritto ad una alimentazione sana è una questione di dignità, non di elemosina. 

Sebbene vi sia abbastanza cibo per tutti, le tematiche relative all'alimentazione sono regolarmente soggette a manipolazioni informative, rivendicazioni sulla sicurezza nazionale, corruzione ed evocazioni strappalacrime della crisi economica, ha detto Francesco. "Questa è la prima sfida che dobbiamo superare," ha detto, sottolineando la necessità che i diritti della persona umana vengano inseriti in tutti i programmi di aiuto e di sviluppo. 

La lotta contro la fame e la malnutrizione è ostacolata dalla "supremazia del mercato e dalla preminenza del profitto, che ha ridotto il cibo a qualcosa che viene solo comprato e venduto, ed è soggetto a speculazione," ha aggiunto.

Il Pontefice ha anche evidenziato la necessità di preoccuparsi per l'ambiente e di proteggere il pianeta. "Gli esseri umani possono perdonare, ma la natura no," ha detto, aggiungendo: "Dobbiamo prenderci cura di Madre Natura, di modo che essa non risponda con la distruzione," segnalando le imminenti conferenze sul clima che si terranno in Perù (COP20) ed in Francia (COP21) come le opportunità giuste per farlo.

Il Pontefice ha rivolto di persona il suo intervento ai delegati da tutto il mondo presenti alla ICN2 in corso di svolgimento nella sede della FAO a Roma...


Signor Presidente,
Signore e Signori,
con sentimento di rispetto e apprezzamento mi presento oggi qui, alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione. 
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L’interesse per la produzione, la disponibilità di cibo e l’accesso a esso, il cambiamento climatico, il commercio agricolo devono indubbiamente ispirare le regole e le misure tecniche, ma la prima preoccupazione deve essere la persona stessa, quanti mancano del cibo quotidiano e hanno smesso di pensare alla vita, ai rapporti familiari e sociali, e lottano solo per la sopravvivenza. Il Santo Papa Giovanni Paolo II, nell’inaugurazione, in questa sala, della Prima Conferenza sulla Nutrizione, nel 1992, mise in guardia la comunità internazionale contro il rischio del “paradosso dell’abbondanza”
Purtroppo questo “paradosso” continua a essere attuale. Ci sono pochi temi sui quali si sfoderano tanti sofismi come su quello della fame; e pochi argomenti tanto suscettibili di essere manipolati dai dati, dalle statistiche, dalle esigenze di sicurezza nazionale, dalla corruzione o da un richiamo doloroso alla crisi economica. Questa è la prima sfida che bisogna superare.
La seconda sfida che si deve affrontare è la mancanza di solidarietà. Una parola che abbiamo inconsciamente il sospetto di dover togliere dal dizionario. Le nostre società sono caratterizzate da un crescente individualismo e dalla divisione; ciò finisce col privare i più deboli di una vita degna e con il provocare rivolte contro le istituzioni. Quando manca la solidarietà in un paese, ne risentono tutti. Di fatto, la solidarietà è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e di fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti, e spinge a cercare insieme il bene comune.
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Se si crede al principio dell’unità della famiglia umana, fondato sulla paternità di Dio Creatore, e alla fratellanza degli esseri umani, nessuna forma di pressione politica o economica che si serva della disponibilità di cibo può essere accettabile. Pressione politica ed economica. E qui penso alla nostra sorella e madre terra, al Pianeta. Se siamo liberi da pressioni politiche ed economiche per custodirlo, per evitare che si autodistrugga. Abbiamo davanti Perù e Francia, due conferenze che ci lanciano una sfida. Custodire il Pianeta. Ricordo una frase che ho sentito da un anziano, molti anni fa: “Dio perdona sempre, le offese, gli abusi; Dio sempre perdona. Gli uomini perdonano a volte. La terra non perdona mai! Custodire la sorella terra, la madre terra, affinché non risponda con la distruzione. Ma, soprattutto, nessun sistema di discriminazione, di fatto o di diritto, vincolato alla capacità di accesso al mercato degli alimenti, deve essere preso come modello delle azioni internazionali che si propongono di eliminare la fame.

Nel condividere queste riflessioni con voi, chiedo all’Onnipotente, al Dio ricco di misericordia, di benedire tutti coloro che, con responsabilità diverse, si mettono al servizio di quanti soffrono la fame e sanno assisterli con gesti concreti di vicinanza. Prego anche affinché la comunità internazionale sappia ascoltare l’appello di questa Conferenza e lo consideri un’espressione della comune coscienza dell’umanità: dare da mangiare agli affamati per salvare la vita nel pianeta. Grazie.

Leggi il testo integrale del Discorso alla Plenaria della Conferenza

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Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di incontrarmi con voi, che svolgete la vostra opera al servizio della FAO, questa importante Organizzazione delle Nazioni Unite. 
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Vi ringrazio per il vostro servizio in questa realtà internazionale, che si pone l’obiettivo di ridurre la fame cronica e sviluppare in tutto il mondo i settori dell’alimentazione e dell’agricoltura. So che avete uno spirito di solidarietà e di comprensione verso tutti e che sapete andare oltre le carte, per scorgere al di là di ogni pratica i volti spenti e le situazioni drammatiche di persone provate dalla fame e dalla sete. 
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Il vostro lavoro nascosto guarda alle persone - uomini, donne, bambini, nonni, nonne – persone affamate. E, come ho detto recentemente, queste persone non ci chiedono altro che dignità. Ci chiedono dignità, non elemosina! Questo è il vostro lavoro: aiutare perché arrivi loro la dignità.Vi assicuro la mia preghiera e chiedo a ciascuno di voi di pregare per me e per il mio servizio. Grazie!

Leggi il testo integrale del Saluto al Personale della FAO

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