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venerdì 4 novembre 2016

4 Novembre 2016: non festa, ma lutto. 100 anni dopo: basta guerre! e Dichiarazione del Presidente di Pax Christi mons. Giovanni Ricchiuti


4 Novembre 2016: non festa, ma lutto. 
100 anni dopo: basta guerre!
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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le città d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinché il 4 novembre, anniversario della fine dell' "inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni.

Oltre cento anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre è tragicamente in corso la "terza guerra mondiale a pezzi", è ora di dire basta.

Per questo sosteniamo la Campagna “Un'altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.

Obiettivo della Campagna è quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. La Campagna vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52).

Il 4 e 5 novembre a Trento i promotori della Campagna “Un’altra difesa è possibile” e il Forum Trentino per la Pace e i diritti umani hanno convocato gli “Stati generali della Difesa civile non armata e nonviolenta”, un primo passo per coordinare e creare un confronto tra i diversi soggetti che già ora agiscono nel settore della difesa civile: le Istituzioni preposte alla Difesa, alla Protezione civile, al Servizio Civile Nazionale, la ricerca sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti, il Terzo Settore e le organizzazioni non governative che lavorano per la pace e il disarmo.

Tutti coloro che non potranno essere con noi fisicamente a Trento, si uniscano idealmente in una sorta di staffetta civile tra commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, ribadendo che il 4 novembre è giorno di lutto e non di festa per la partecipazione all’inutile strage della Prima Guerra Mondiale. Ovunque sia possibile, in ogni piazza d’Italia. Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo più austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio. Ovviamente prima e dopo è possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perché le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perché convocano ogni persona di retto sentire e di volontà buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignità e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

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A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni. Per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza può salvare l'umanità

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Il servizio del 2/11/2016 del TGR Trentino con la presentazione ed il lancio degli "Stati Generali della Difesa Civile non armata e nonviolenta" del 4/5 novembre 2016 a Trento.

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"Lund, la comunione e la donna Vescovo. Questione ecumenica e questione cattolica" di Andrea Grillo

Lund, la comunione e la donna Vescovo. 
Questione ecumenica e questione cattolica 
di Andrea Grillo


Come è evidente, il gesto storico che papa Francesco ha compiuto il giorno 31 è molto più avanti delle parole con cui tutti noi possiamo commentarlo. La fraternità e la sororità che ha saputo esprimere e far sperimentare sta molto oltre i concetti e le rappresentazioni che possiamo utilizzare per descriverlo e per valutarlo.

Due esempi possono farci capire che cosa significa questa “distanza”.

In primo luogo, nella Dichiarazione congiunta, si auspica un rinnovato impegno ecumenico anche a livello teologico sul piano della eucaristia. Le differenze tra luterani e cattolici non possono più essere comprese semplicemente sulla base dei “canoni tridentini di condanna”. La prassi liturgica del cattolicesimo, nella sua storia recente, ha conosciuto un grande rinnovamento che contribuisce ad avvicinare le parti. La riscoperta della “comunione” come luogo centrale della celebrazione eucaristica permette di rileggere la nostra tradizione in una nuova sintonia con quella protestante. Ma ciò esige un “lavoro profondo” di comprensione e di spiegazione della “presenza di Cristo” che esca dalle contrapposizioni storiche tra “transustanziazione” e “consustanziazione”. Poter dire, oggi, una comunione possibile tra cattolici e luterani nella Santa Cena richiede un lavoro accurato sulle categorie teologiche e sulle loro premesse e conseguenze pratiche, spirituali e oranti.

Allo stesso modo possiamo dire del discorso sul ministero ordinato. In questo campo alla esperienza differenziata e articolata della tradizione protestante corrisponde una “esperienza bloccata” in campo cattolico. Noi non riusciamo ad uscire da un “blocco” che riguarda ogni altra “figura” di ministro che sia diversa dall’“uomo maschio celibe”.

Da un lato una elaborazione diversa della necessità della “vita celibataria” e la rilettura di una possibilità del “ministero uxorato” – non solo a livello diaconale – potrà avere un suo spazio di obiettivo sviluppo.

D’altro canto, una reale integrazione della donna nel ministero ecclesiale, deve superare blocchi molto più radicali e pregiudiziali, che si alimentano di una serie di “indistinzioni” sulle quali sarebbe giusto – almeno ecumenicamente – soffermare lo sguardo. Provo ad elencarli qui, per favorire un dialogo più sereno sul tema:

a) ministero ecclesiale è più che “donna-prete”: il dibattito che di recente si è aperto, su impulso di papa Francesco, circa la opportunità di “ordinazione diaconale” per le donne costituisce un tema delicato e decisivo. Purché si comprenda che il diacono è “ministro ordinato” e che in questo senso la donna entrerebbe, così, nell’ambito dell’ordine sacro.

b) la autorità della Chiesa implicata nella decisione: che la ordinazione diaconale delle donne, quando fosse ritenuta possibile e opportuna, non intaccherebbe minimamente quanto stabilito da “Ordinatio Sacerdotalis”, la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, che non riconosce alla Chiesa la autorità di estendere alle donne la ordinazione “sacerdotale” (ossia al presbiterato e all’episcopato);

c) la non irreformabilità di Ordinatio Sacerdotalis: che, in una prospettiva più lunga, la autorità ecclesiale potrebbe riconoscere domani di avere la autorità di estendere la ordinazione sacerdotale anche alla donna. Infatti il testo del 1994 è “definitive tenendum”, ma non in modo assoluto. Solo finché la Chiesa non riterrà di avere quella autorità che nel 1994 ha ritenuto di escludere. Mancando dei requisiti di “infallibilità”, il documento è solo relativamente irreformabile.

Il Viaggio a Lund, tra andata e ritorno, ha mostrato che accanto a una questione ecumenica rimane una questione cattolica, su cui papa Francesco è alle prese da quasi 4 anni. Non si affronta la prima senza affrontare anche la seconda. E il papa è il primo ad essere consapevole di tutto ciò. Senza una teologia della eucaristia e del ministero all’altezza della sfida, non si farà molta strada.

giovedì 3 novembre 2016

Omelia p. Alberto Neglia - Solennità di Tutti i Santi (VIDEO)


Omelia p. Alberto Neglia

 Solennità di Tutti i Santi
1 novembre 2016

Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto



La festa solenne di Tutti i Santi è una festa gioiosa e bella perché riguarda tutti noi; tutti, perché tutti siamo chiamati ad essere Santi... tutti portiamo in noi la bellezza di Dio e la dobbiamo esprimere, manifestare e partecipare ogni giorno, già da questa terra... Quindi la santità non è un privilegio riservato solo ad alcuni, tutti siamo chiamati ad essere Santi fin da adesso... la santità si costruisce ogni giorno... 
Allora che cos'è questa santità a cui siamo invitati...? ...
Essere Santi significa vivere da figli di Dio, comportarci da figli, e se siamo figli siamo chiamati a comportarci da fratelli con gli altri; in questo consiste la santità, noi crediamo che significhi fare cose straordinarie, no no, è prima di tutto aver consapevolezza che siamo figli, Dio ci ha generati alla vita nuova..., e se siamo figli dell'unico Padre/Madre che è Dio, siamo tra noi fratelli...

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"Sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga." Viaggio Apostolico in Svezia: Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalla Svezia (testo e video integrali)

Viaggio Apostolico in Svezia: 
Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalla Svezia

1 novembre 2016

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. Benvenuto. Lei parla molto di “camminare insieme”, in riferimento alle diverse religioni. Anche noi abbiamo fatto un po’ di strada insieme, qualcuno per la prima volta: abbiamo un giornalista svedese – credo che sia passato un po’ di tempo dall’ultima volta che c’è stato un giornalista svedese a bordo. Incominciamo da loro. Elin Swedenmark, dell’agenzia svedese “TT”.

Papa Francesco:
Prima di tutto vorrei salutarvi e ringraziarvi per il lavoro che avete fatto, per il freddo che avete preso… Ma siamo partiti in tempo, perché dicono che questa sera [la temperatura] scenderà di altri 5 gradi. Siamo partiti in tempo! Grazie tante. Grazie per la compagnia e per il vostro lavoro.

Elin Swedenmark:
Grazie. Salve. Ieri, Santo Padre, ha parlato della rivoluzione della tenerezza. Allo stesso tempo, vediamo che sempre più persone provenienti da Paesi come la Siria o l’Iraq cercano rifugio in Paesi europei. Ma alcuni reagiscono con paura o addirittura ci sono persone che pensano che l’arrivo di questi rifugiati possa minacciare la cultura del cristianesimo in Europa. Qual è il suo messaggio per la gente che teme tale sviluppo della situazione, e quale il suo messaggio alla Svezia che dopo una lunga tradizione di accoglienza dei rifugiati adesso incomincia a chiudere le proprie frontiere?

Papa Francesco:
Prima di tutto, io come argentino e sudamericano ringrazio tanto la Svezia per questa accoglienza, perché tanti argentini, cileni, uruguayani nel tempo delle dittature militari sono stati accolti in Svezia. La Svezia ha una lunga tradizione di accoglienza. E non soltanto ricevere, ma integrare, cercare subito casa, scuola, lavoro… integrare in un popolo. Mi hanno detto la statistica – forse sbaglio, non sono sicuro – ma quello che ricordo – posso sbagliare – quanti abitanti ha la Svezia? Nove milioni? Di questi 9 milioni – mi hanno detto – 850 mila sarebbero “nuovi svedesi”, cioè migranti o rifugiati o i loro figli. Questa è la prima cosa. Secondo: si deve distinguere tra migrante e rifugiato, no? Il migrante dev’essere trattato con certe regole perché migrare è un diritto ma è un diritto molto regolato. Invece, essere rifugiato viene da una situazione di guerra, di angoscia, di fame, di una situazione terribile e lo status di rifugiato ha bisogno di più cura, di più lavoro. Anche in questo, la Svezia sempre ha dato un esempio nel sistemare, nel fare imparare la lingua, la cultura e anche integrare nella cultura. Su questo aspetto dell’integrazione delle culture, non dobbiamo spaventarci, perché l’Europa si è formata con una continua integrazione di culture, tante culture… Credo che – questo non lo dico in modo offensivo, no, no, ma come una curiosità – il fatto che oggi in Islanda praticamente un islandese, con la lingua islandese di oggi, possa leggere i suoi classici di mille anni fa senza difficoltà, significa che è un Paese con poche immigrazioni, poche “ondate” come ne ha avute l’Europa. L’Europa si è formata con le migrazioni… Poi, cosa penso dei Paesi che chiudono le frontiere: credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare. E se un Paese ha una capacità di venti, diciamo così, di integrazione, faccia fino a questo. Un altro di più, faccia di più. Ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga. Qui, si paga politicamente; come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, nel ricevere più di quelli che si possono integrare. Perché, qual è il pericolo quando un rifugiato o un migrante – questo vale per tutti e due – non viene integrato, non è integrato? Mi permetto la parola – forse è un neologismo – si ghettizza, ossia entra in un ghetto. E una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura, questo è pericoloso. Io credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere sia la paura, e il miglior consigliere sia la prudenza. Ho parlato con un funzionario del governo svedese, in questi giorni, e mi diceva di qualche difficoltà in questo momento – questo vale per l’ultima domanda tua –, qualche difficoltà perché ne vengono tanti che non si fa a tempo a sistemarli, trovare scuola, casa, lavoro, imparare la lingua. La prudenza deve fare questo calcolo. Ma la Svezia… io non credo che se la Svezia diminuisce la sua capacità di accoglienza lo faccia per egoismo o perché ha perso quella capacità; se c’è qualcosa del genere è per quest’ultima cosa che ho detto: oggi tanti guardano alla Svezia perché ne conoscono l’accoglienza, ma per sistemarli non c’è il tempo necessario per tutti. Non so se ho risposto. Grazie.

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. Adesso una domanda della televisione svedese: Anna Cristina Kappelin, di Sveriges TV.

Anna Cristina Kappelin:
Buongiorno. La Svezia, che ha ospitato questo importante incontro ecumenico, ha una donna a capo della propria Chiesa. Che cosa ne pensa? E’ realistico pensare a donne-preti anche nella Chiesa Cattolica, nei prossimi decenni? E se no, perché? I preti cattolici hanno paura della competizione?

Papa Francesco:
Leggendo un po’ la storia di questa zona, dove siamo stati, ho visto che c’è stata una regina che è rimasta vedova tre volte; e ho detto: “Questa donna è forte!”. E mi hanno detto: “Le donne svedesi sono molto forti, molto brave, e per questo qualche uomo svedese cerca una donna di un’altra nazionalità”. Non so se sia vero!... Sull’ordinazione di donne nella Chiesa Cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da San Giovanni Paolo II, e questa rimane. Questo rimane. Sulla competizione, non so…

[domanda della stessa giornalista, fuori campo]

Papa Francesco:
Se leggiamo bene la dichiarazione fatta da San Giovanni Paolo II, va in quella linea. Sì. Ma le donne possono fare tante cose, meglio degli uomini. E anche nel campo dogmatico – per chiarire, forse per dare una chiarezza, non soltanto fare riferimento a un documento –, nella ecclesiologia cattolica ci sono due dimensioni: la dimensione petrina, che è quella degli apostoli – Pietro e il collegio apostolico, che è la pastorale dei vescovi – e la dimensione mariana, che è la dimensione femminile della Chiesa. E questo l’ho detto più di una volta. Io mi domando, chi è più importante nella teologia e nella mistica della Chiesa: gli apostoli o Maria, nel giorno di Pentecoste? E’ Maria! Di più: la Chiesa è donna. E’ “la” Chiesa, non è “il” Chiesa. E’ la Chiesa. E la Chiesa sposa Gesù Cristo. E’ un mistero sponsale. E alla luce di questo mistero si capisce il perché di queste due dimensioni: la dimensione petrina, cioè episcopale, e la dimensione mariana, con tutto quello che è la maternità della Chiesa, ma in senso più profondo. Non esiste la Chiesa senza questa dimensione femminile, perché lei stessa è femminile.

Greg Burke:
Grazie. Adesso c’è una domanda di Austen Ivereigh, non so se parla in spagnolo o in porteño…; e se Eva Fernandez può venire più vicino…

Austin Ivereigh (in spagnolo):
Muchas gracias, Santo Padre. Este otoño ha sido muy rico en encuentros ecumenicos con las Iglesias tradicionales: la ortodoxa, la anglicana y ahora la luterana. Pero la mayoría de los protestantes ahora en el mundo son de tradición evangélica, pentecostal… Yo tengo entendido que en la vigilia de Pentecostés del año que viene habrá un acto en el Circo Máximo celebrando el 50 aniversario de la Renovación Carismática. Usted ha tenido muchas iniciativas – tal vez por primera vez de un Papa – en el 2014 con los líderes evangélicos. ¿Qué ha pasado con esas iniciativas y qué es lo que se espera lograr de la reunión, del encuentro del año que viene? Muchísimas gracias.
[traduzione italiana]
Tante grazie, Santo Padre. Questo autunno è stato molto ricco di incontri ecumenici con le Chiese tradizionali: quella ortodossa, quella anglicana e adesso quella luterana. Ma la maggior parte dei protestanti oggi nel mondo è di tradizione evangelica, pentecostale… Ho sentito che alla vigilia di Pentecoste del prossimo anno si terrà un evento al Circo Massimo per celebrare il 50° anniversario del Rinnovamento Carismatico. Lei ha fatto molte iniziative – forse la prima volta per un Papa – nel 2014 con i leader evangelici. Cosa è successo con queste iniziative e cosa si aspetta di ottenere dalla riunione, dall’incontro dell’anno prossimo? Tante grazie.

Papa Francesco (in spagnolo):
Con esas iniciativas… Yo diría que tuve dos tipos de iniciativa. Una cuando fui a Caserta a la iglesia carismática y también en esa misma línea cuando en Turín fui a la Iglesia Valdense. Una iniciativa de reparación y de pedir perdón porque los católicos... parte, parte de la Iglesia Católica no se portó cristianamente con ellos bien. Y ahí había que pedir perdón y había que sanar una herida.
La otra iniciativa fue la del diálogo, y esto ya desde Buenos Aires. En Buenos Aires, por ejemplo, hemos tenido tres encuentros en el Luna Park que tiene capacidad para 7.000 personas. Tres encuentros de fieles evangélicos y católicos en la línea de la renovación carismática, pero abierta también. Y encuentros de todo el día: predicaba un pastor, un obispo evangélico, y predicaba un sacerdote católico o un obispo católico; o dos y dos, se iban variando. En dos de esos encuentros, si no en los tres, pero en dos seguro, predicó el padre Cantalamessa, que es el predicador de la Casa Pontificia.
Creo que la cosa viene ya desde papados anteriores, y desde cuando estaba en Buenos Aires, y eso nos hizo bien. Y también tuvimos dos retiros espirituales de tres días de pastores y sacerdotes conjuntos, predicados también por pastores y un sacerdote o un obispo. Y eso ayudó mucho al diálogo, a la comprensión, al acercamiento, al trabajo… sobre todo al trabajo con los más necesitados. Juntos. Y al respeto, al gran respeto. Esas son respecto a las iniciativas, que bien ya desde Buenos Aires, y esta va… Acá en Roma tuve algunas reuniones con pastores… dos o tres ya. Algunos vinieron de Estados Unidos y de acá, de Europa.

Y lo que usted menciona es la celebración que organiza el ICCRS [International Catholic Charismatic Renewal Services], la celebración de los 50 años de la Renovación Carismática, que nació ecuménica y por eso va a ser ecuménica en ese sentido, y va a ser en el Circo Máximo. Yo tengo previsto – si Dios me da vida – ir a dar una charla allí. Creo que dura dos días, pero todavía no está organizada. Sé que va a ser la vigilia de Pentecostés, y yo voy a tener una charla en algún momento. Respecto a la renovación carismática y respecto a los pentecostales: la palabra “pentecostal”, la denominación “pentecostal”, hoy día ya es equívoca, porque menciona muchas cosas, muchas asociaciones, muchas comunidades eclesiales que no son iguales, incluso son hasta opuestas. Entonces hay que precisar más. O sea, se ha universalizado tanto que resulta un término equívoco. En Brasil es típico eso, donde se proliferó bastante.
La renovación carismática nace – y uno de los primeros opositores que tuvo en Argentina es el que le está hablando – porque yo era provincial de los jesuitas en aquella época cuando empezó en Argentina un poco la cosa, y yo prohibí a los jesuitas que se metieran en eso. Y públicamente dije que cuando se iba a hacer una celebracion litúrgica había que hacer una cosa litúrgica y no una escuela do samba. Eso lo dije. Y hoy pienso lo contrario, cuando las cosas están bien hechas. 
Más aún, en Buenos Aires, todos los años, una vez por año teníamos la misa en la catedral del Movimiento de Renovación Carismática, donde venían todos. O sea que yo también he sufrido un proceso de reconocer lo bueno que la Renovación ha dado a la Iglesia. Y aquí no hay que olvidar la gran figura del Cardenal Suenens, que tuvo esa visión profética y ecuménica.
[traduzione italiana]
Con queste iniziative… Io direi che ho fatto due tipi di iniziative. Una quando sono andato a Caserta alla Chiesa Carismatica, e anche nella stessa linea quando a Torino sono andato alla Chiesa Valdese. Una iniziativa di riparazione e di richiesta di perdono, perché i cattolici… parte, parte della Chiesa Cattolica non si è comportata cristianamente, bene, nei loro confronti. E lì c’era da chiedere perdono e da risanare una ferita.
L’altra iniziativa è stata quella del dialogo, e questo già a partire da Buenos Aires. A Buenos Aires, per esempio, abbiamo fatto tre incontri al Luna Park che ha una capienza di 7.000 persone. Tre incontri di fedeli evangelici e cattolici nella linea del Rinnovamento Carismatico, ma anche aperta. E incontri che duravano tutto il giorno: predicava un pastore, un vescovo evangelico e predicava un sacerdote cattolico o un vescovo cattolico; oppure due e due, si alternavano. In due di quegli incontri, se non in tutti e tre, ma in due di sicuro, ha predicato padre Cantalamessa, che è il predicatore della Casa Pontificia.
Credo che la cosa derivi già dai pontificati precedenti, e da quando io ero a Buenos Aires, e questo ci ha fatto bene. E abbiamo fatto anche dei ritiri spirituali di tre giorni con pastori e sacerdoti insieme, predicati anch’essi da pastori e da un sacerdote oppure un vescovo. E questo ha aiutato molto il dialogo, la comprensione, l’avvicinamento, il lavoro… soprattutto il lavoro con i più bisognosi. Insieme. E il rispetto, il grande rispetto. Questo in riferimento alle iniziative, già da Buenos Aires… Qui a Roma ho avuto diverse riunioni con pastori, già due o tre. Alcuni sono venuti dagli USA e da qua, dall’Europa.
Poi quello che Lei ha menzionato è la celebrazione che organizza l’ICCRS [International Catholic Charismatic Renewal Services], la celebrazione per i 50 anni del Rinnovamento Carismatico, che è nato ecumenico, e perciò sarà una celebrazione ecumenica in questo senso, e si terrà al Circo Massimo. Io prevedo – se Dio mi dà vita – di andare a parlare lì. Mi pare che duri due giorni, però ancora non è organizzata. So che si terrà alla vigilia di Pentecoste, e io parlerò in qualche momento. A proposito del Rinnovamento Carismatico e a proposito di Pentecostali: la parola “pentecostale”, la denominazione “pentecostale” oggi è ambigua, perché si riferisce a molte cose, molte associazioni, molte comunità ecclesiali che non sono uguali, anzi, sono opposte. Allora, bisogna essere più precisi. Cioè, si è talmente diffusa che è diventata un termine ambiguo. In Brasile questo è tipico, dove si è propagata parecchio.
Il Rinnovamento Carismatico nasce… – e uno dei primi oppositori che c’è stato in Argentina è colui che vi sta parlando – perché io ero Provinciale dei Gesuiti a quell’epoca, quando è iniziato in Argentina, e io ho proibito ai Gesuiti di avere a che fare con loro. E ho detto pubblicamente che quando si faceva una celebrazione liturgica bisognava fare una cosa liturgica e non una “scuola di samba”. Quello ho detto. Ed oggi penso il contrario, quando le cose sono ben fatte.
Anzi, a Buenos Aires, tutti gli anni una volta all’anno avevamo nella cattedrale la Messa del Movimento di Rinnovamento Carismatico, alla quale venivano tutti. Quindi, anch’io ho sperimentato un processo di riconoscimento del buono che il Rinnovamento ha dato alla Chiesa. E non bisogna dimenticare la grande figura del Cardinale Suenens, che ha avuto quella visione profetica ed ecumenica.

Greg Burke:
Grazie Santo Padre. Adesso Eva Fernández della Cadena “Cope”, per la radio spagnola.

Eva Fernández (in spagnolo):
Santo Padre, me gustaría hacerle esta pregunta en italiano pero todavía no me encuentro capaz. Hace poco tiempo ha estado usted con Nicolás Maduro, presidente de Venezuela. ¿Qué sensación le ha dado esta reunión y cuál es su opinión sobre el inicio de las conversaciones? Muchas gracias, Santo Padre.
[traduzione italiana]:
Santo Padre, mi piacerebbe farLe questa domanda in italiano, ma ancora non mi sento in grado. Poco tempo fa, Lei è stato con Nicolás Maduro, presidente del Venezuela. Che sensazione Le ha dato questo incontro e quale è la Sua opinione sull’inizio dei colloqui? Molte grazie, Santo Padre.

Papa Francesco:
Sì, il presidente del Venezuela ha chiesto un’incontro e un appuntamento perché lui veniva dal Medio Oriente, dal Qatar, dagli altri Emirati e faceva scalo tecnico a Roma. Aveva chiesto un’incontro prima. E’ venuto nel 2013; poi aveva chiesto un altro appuntamento, ma si è ammalato e non è potuto venire; e ha chiesto questo. Quando un presidente chiede, lo si riceve, per di più era a Roma, in scalo. L’ho ascoltato, mezz’ora, a quell’appuntamento; l’ho ascoltato, io gli ho fatto qualche domanda e ho sentito il suo parere. E’ sempre bene sentire tutti i pareri. Ho ascoltato il suo parere. In riferimento al secondo aspetto, il dialogo. E’ l’unica strada per tutti i conflitti! Per tutti i conflitti. O si dialoga o si grida, ma non ce n’è un’altra. Io col cuore ce la metto tutta nel dialogo e credo che si debba andare su quella strada. Non so come finirà, non so, perché è molto complesso, ma la gente che è impegnata nel dialogo è gente di statura politica importante. Zapatero, che è stato due volte presidente del governo della Spagna, e Restrepo [e tutte le parti] hanno chiesto alla Santa Sede di essere presente nel dialogo. E la Santa Sede ha designato il Nunzio in Argentina Mons. Tscherrig, il quale credo sia lì, al tavolo del negoziato. Ma il dialogo che favorisce il negoziato è l’unica strada per uscire dai conflitti, non ce n’è un’altra… Se il Medio Oriente avesse fatto questo, quante vite sarebbero state risparmiate! [n.d.r. S.E. Mons. Tscherrig ha sostituito nella prima riunione S.E. Mons. Claudio Maria Celli, che è stato designato come accompagnatore del negoziato]

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. Adesso di “Radio France” abbiamo Mathilde Imberty.

Mathilde Imberty:
Santità, stiamo tornando dalla Svezia, dove la secolarizzazione è molto forte, è un fenomeno che tocca l’Europa in generale. Addirittura in un Paese come la Francia si stima che nei prossimi anni una maggioranza di cittadini sarà senza religione. Secondo Lei, la secolarizzazione è una fatalità? Chi sono i responsabili, i governi laici o la Chiesa che sarebbe troppo timida? Grazie.

Papa Francesco:
Fatalità, no. Io non ci credo nelle fatalità! Chi sono i responsabili? Io non saprei dire… Tu [cioè ognuno] sei il responsabile. Io non so, è un processo… Ma prima di questo voglio dire una piccola cosa. Papa Benedetto XVI ha parlato tanto di questo e chiaramente. Quando la fede diventa tiepida è perché, come Lei dice, si indebolisce la Chiesa… I tempi più secolarizzati… Ma pensiamo alla Francia, per esempio, i tempi della mondanizzazione della Corte: i tempi in cui i preti erano l’abbé della Corte, un funzionalismo clericale… Ma mancava la forza dell’evangelizzazione, la forza del Vangelo. Sempre, quando c’è la secolarizzazione possiamo dire che c’è qualche debolezza nell’evangelizzazione, quello è vero… Ma anche c’è un altro processo, un processo culturale, un processo - credo che una volta ne ho parlato - della seconda forma di “incultura”, quando l’uomo riceve il mondo da Dio e per farlo cultura, per farlo crescere, dominarlo, a un certo punto l’uomo si sente tanto padrone di quella cultura – pensiamo al mito della Torre di Babele – è tanto padrone di quella cultura che incomincia a fare lui il creatore di un’altra cultura, ma propria, e occupa il posto di Dio creatore. E nella secolarizzazione io credo che prima o poi si arriva al peccato contro il Dio creatore. L’uomo autosufficiente. Non è un problema di laicità, perché ci vuole una sana laicità, che è l’autonomia delle cose, l’autonomia sana delle cose, l’autonomia sana delle scienze, del pensiero, della politica, ci vuole una sana laicità. No, un’altra cosa, è un laicismo piuttosto come quello che ci ha lasciato in eredità l’illuminismo. Credo che sono queste due cose: un po’ l’autosufficienza dell’uomo creatore di cultura ma che va oltre i limiti e si sente Dio, e un po’ anche una debolezza nell’evangelizzazione, che diventa tiepida e i cristiani sono tiepidi. Lì ci salva un po’ riprendere la sana autonomia nello sviluppo della cultura e delle scienze, anche con il senso della dipendenza, dell’essere creatura e non Dio; e inoltre riprendere la forza dell’evangelizzazione. Oggi io credo che questa secolarizzazione è molto forte nella cultura e in certe culture. E’ anche molto forte in diverse forme di mondanità, la mondanità spirituale. Quando entra nella Chiesa la mondanità spirituale è il peggio. Non sono parole mie queste che dirò adesso, sono parole del Cardinale De Lubac, uno dei grandi teologi del Concilio [Vaticano II]. Dice che quando nella Chiesa entra la mondanità spirituale, questo un modo…, è la cosa peggiore che le può accadere, peggio ancora di quello che è accaduto nell’epoca dei Papi corrotti. E menziona alcune forme di corruzione dei Papi, non ricordo bene, ma tante. La mondanità. Questo per me è pericoloso. E a rischio che questo sembri un sermone, un’omelia, io dirò questo: Gesù quando prega per tutti noi nell’ultima cena, chiede una cosa per tutti noi al Padre: di non toglierci dal mondo ma difenderci dal mondo, dalla mondanità. E’ pericolosissima, è una secolarizzazione un po’ truccata, un po’ travestita, un po’ prêt-à-porter, nella vita della Chiesa. Non so se ho risposto qualcosa…

Greg Burke:
Grazie, Santità. Adesso della televisione tedesca “ZDF” Jürgen Erbacher.

Jürgen Erbacher:
Santità, qualche giorno fa ha incontrato il Santa Marta Group che si occupa della lotta contro la schiavitù moderna e il traffico umano, temi che secondo me Le sono molto a cuore, non solo come Papa, ma già a Buenos Aires Lei si è occupato di questi temi. Perché? C’è stata un’esperienza speciale o forse anche personale? E poi come tedesco, all’inizio dell’anno della commemorazione della Riforma, devo anche chiedere se Lei verrà in quel Paese dove ha cominciato questa Riforma 500 anni fa, forse, durante quest’anno?

Papa Francesco:
Incomincio con la seconda. Il programma dei viaggi del prossimo anno non è fatto. Sì, soltanto si sa, è quasi sicuro che io andrei in India e Bangladesh, ma non è stato fatto, è un’ipotesi.
Circa la prima domanda. Sì, io da tempo, da Buenos Aires, da prete, sempre ho avuto questa inquietudine della carne di Cristo. Il fatto che Cristo continua a soffrire, Cristo viene crocifisso continuamente nei suoi fratelli più deboli, mi ha sempre commosso. Ho lavorato da prete, piccole cose con i poveri, ma non esclusivamente, lavoravo anche con universitari… Poi, da vescovo, a Buenos Aires abbiamo fatto [iniziative], anche con gruppi non cattolici e non credenti, contro il lavoro schiavo, soprattutto dei migranti latinoamericani che arrivavano in Argentina, che arrivano. Prendono loro il passaporto e fanno fare loro il lavoro schiavo nelle industrie, ma chiuse dentro… Una volta se n’è incendiata una e i bambini li avevano sul terrazzo, tutti morti e anche qualcuno che non è potuto fuggire… Davvero schiavi, e questo mi ha commosso. La tratta delle persone. E ho lavorato anche con due congregazioni di suore che lavorano con le prostitute, le donne schiave della prostituzione. Non mi piace dire prostitute: schiave della prostituzione. Poi, una volta all’anno, tutti questi schiavi del sistema facevano una Messa a piazza Constitución, che è una di quelle dove arrivano le ferrovie - come a Termini, pensi a Termini -; e lì si faceva la Messa con tutti. A questa Messa venivano tutte le organizzazioni, le suore che lavoravano e anche i gruppi di non credenti, ma con cui lavoravamo insieme. E qui si lavora lo stesso. Qui in Italia ci sono tanti gruppi di volontariato che lavorano contro ogni forma di schiavitù, sia di lavoro sia delle donne. Alcuni mesi fa ho visitato una di queste organizzazioni, e la gente… Qui in Italia si lavora bene nel volontariato. Io non avrei mai pensato che fosse così. E’ una cosa bella che ha l’Italia, il volontariato. E questo è dovuto ai parroci. L’oratorio e il volontariato sono due cose che sono nate dallo zelo apostolico dei parroci italiani. Ma non so se ho risposto o qualcosa…

Greg Burke:
Grazie Santità, ci dicono che, se vogliamo mangiare, dobbiamo andare.

Papa Francesco:
Vi ringrazio di nuovo per le domande, grazie tante, grazie tante! E pregate per me. Buon pranzo!

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Solo restando uniti si potrà superare la tempesta di mons. Bruno Forte

Una donna consola un bambino a Norcia (LaPresse)
 
Solo restando uniti si potrà superare la tempesta 
di Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto

La dignità della gente colpita dal terremoto, la preghiera guidata dai Monaci inginocchiati sulla piazza di Norcia, le Monache di clausura accompagnate in salvo dai Vigili del Fuoco fuori dalle mura che per secoli hanno custodito il loro silenzio, hanno fatto risuonare in tanti l’assordante silenzio di una domanda taciuta, eppure gridata dai volti, dalle storie, dagli addii forzati alle rovine di quei borghi, di quelle chiese e di quelle case tanto amati: perché? Non una protesta o una bestemmia levate contro il cielo, ma il gemito di un muto dolore, di un’indicibile pena, che andava facendosi invocazione, supplica, struggente attesa di fronte all’ignoto. Sta qui la grandezza e la dignità del nostro popolo forte, plasmato da secoli di fede e di cultura, sostenuto dagli esempi di tantissimi santi, educato alla bellezza e proprio per questo al dolore degli addii: saper sopportare la prova a testa alta; credere e sperare anche nell’ora più buia; amare la vita con la forza scolpita nella tenacia degli anziani, nella laboriosità degli adulti, nei sogni diurni dei giovani.

Ed ecco quel dolore solidale esprimersi in innumerevoli gesti, in una partecipazione operosa, nell’attenzione e nella premura a fare qualcosa per chi ha bisogno di tutto. Impressionante la presenza dei volontari, la macchina dell’organizzazione civile, la sollecitudine della Caritas, la carità degli stessi terremotati gli uni per gli altri, a cominciare da quanti non si sono risparmiati sin dal primo momento per soccorrere, lenire, curare. Verrà il tempo in cui le eventuali responsabilità umane nella tragedia dovranno essere accertate e perseguite, affinché la prevenzione antisismica divenga regola in un Paese come il nostro, punta di iceberg dello scontro di due immense placche, quella africana e quella euroasiatica. Bisognerà chiedere conto del perché edifici costruiti con criteri antisismici non hanno retto al terribile urto della terra in movimento, verificando se c’è chi abbia lucrato sugli appalti, costruendo con materiale scandente o senza adeguate misure di prevenzione. Occorrerà vigilare perché i possibili approfittatori della sciagura siano resi inoffensivi nella ricostruzione.

L’ora attuale, però, è soprattutto il momento della prossimità, dello stare accanto attivo e generoso: e questo lo possiamo fare tutti, con la disponibilità all’accoglienza, la generosità nel portare gli aiuti che servono alla vita quotidiana, il contributo responsabile alle raccolte in atto per l’immediato e per il futuro. È l’ora di una carità intelligente, organizzata, coordinata dagli indispensabili centri operativi. È l’ora della presa di coscienza che siamo tutti nella stessa barca e che solo remando insieme si potrà superare la tempesta, come ci hanno ricordato efficacemente il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. Per una volta sembra che l’eco delle risposte a questo appello sia stata concorde, perché il dolore di chi è stato così duramente provato viene prima di ogni calcolo o interesse di parte. È solo così che si potrà dare prova di una speranza più forte del potere distruttivo delle forze della natura: l’Italia sfidata dal terremoto deve reagire e risorgere.

Le devastazioni delle guerre, dei terremoti e delle epidemie non hanno mai fermato la rinascita del nostro popolo: non sarà ora a fermarci questa prova pesante. Nel cuore di chi crede, poi, questa speranza è illuminata dalla fede nella resurrezione di Cristo. Il Crocifisso Risorto risolleva i caduti, rafforza le capacità di chi vuole e deve andare avanti. L’impossibile possibilità di Dio è certezza nel cuore di chi credendo opera con vigilanza e amore. In ore come questa fede, speranza e amore sono più che mai inseparabili. Ce lo ricorda la parola del profeta Michea: «Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio»(6, 8). Un programma di vita per tutti, sempre, ma specialmente nelle ore di prova come quella che il terremoto ha prodotto.
(fonte: Il Sole 24 Ore - 01/11/2016)

"Lund, la comunione e la donna Vescovo. Questione ecumenica e questione cattolica" di Andrea Grillo

Lund, la comunione e la donna Vescovo. 
Questione ecumenica e questione cattolica 
di Andrea Grillo


Come è evidente, il gesto storico che papa Francesco ha compiuto il giorno 31 è molto più avanti delle parole con cui tutti noi possiamo commentarlo. La fraternità e la sororità che ha saputo esprimere e far sperimentare sta molto oltre i concetti e le rappresentazioni che possiamo utilizzare per descriverlo e per valutarlo.

Due esempi possono farci capire che cosa significa questa “distanza”.

In primo luogo, nella Dichiarazione congiunta, si auspica un rinnovato impegno ecumenico anche a livello teologico sul piano della eucaristia. Le differenze tra luterani e cattolici non possono più essere comprese semplicemente sulla base dei “canoni tridentini di condanna”. La prassi liturgica del cattolicesimo, nella sua storia recente, ha conosciuto un grande rinnovamento che contribuisce ad avvicinare le parti. La riscoperta della “comunione” come luogo centrale della celebrazione eucaristica permette di rileggere la nostra tradizione in una nuova sintonia con quella protestante. Ma ciò esige un “lavoro profondo” di comprensione e di spiegazione della “presenza di Cristo” che esca dalle contrapposizioni storiche tra “transustanziazione” e “consustanziazione”. Poter dire, oggi, una comunione possibile tra cattolici e luterani nella Santa Cena richiede un lavoro accurato sulle categorie teologiche e sulle loro premesse e conseguenze pratiche, spirituali e oranti.

Allo stesso modo possiamo dire del discorso sul ministero ordinato. In questo campo alla esperienza differenziata e articolata della tradizione protestante corrisponde una “esperienza bloccata” in campo cattolico. Noi non riusciamo ad uscire da un “blocco” che riguarda ogni altra “figura” di ministro che sia diversa dall’“uomo maschio celibe”.

Da un lato una elaborazione diversa della necessità della “vita celibataria” e la rilettura di una possibilità del “ministero uxorato” – non solo a livello diaconale – potrà avere un suo spazio di obiettivo sviluppo.

D’altro canto, una reale integrazione della donna nel ministero ecclesiale, deve superare blocchi molto più radicali e pregiudiziali, che si alimentano di una serie di “indistinzioni” sulle quali sarebbe giusto – almeno ecumenicamente – soffermare lo sguardo. Provo ad elencarli qui, per favorire un dialogo più sereno sul tema:

a) ministero ecclesiale è più che “donna-prete”: il dibattito che di recente si è aperto, su impulso di papa Francesco, circa la opportunità di “ordinazione diaconale” per le donne costituisce un tema delicato e decisivo. Purché si comprenda che il diacono è “ministro ordinato” e che in questo senso la donna entrerebbe, così, nell’ambito dell’ordine sacro.

b) la autorità della Chiesa implicata nella decisione: che la ordinazione diaconale delle donne, quando fosse ritenuta possibile e opportuna, non intaccherebbe minimamente quanto stabilito da “Ordinatio Sacerdotalis”, la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, che non riconosce alla Chiesa la autorità di estendere alle donne la ordinazione “sacerdotale” (ossia al presbiterato e all’episcopato);

c) la non irreformabilità di Ordinatio Sacerdotalis: che, in una prospettiva più lunga, la autorità ecclesiale potrebbe riconoscere domani di avere la autorità di estendere la ordinazione sacerdotale anche alla donna. Infatti il testo del 1994 è “definitive tenendum”, ma non in modo assoluto. Solo finché la Chiesa non riterrà di avere quella autorità che nel 1994 ha ritenuto di escludere. Mancando dei requisiti di “infallibilità”, il documento è solo relativamente irreformabile.

Il Viaggio a Lund, tra andata e ritorno, ha mostrato che accanto a una questione ecumenica rimane una questione cattolica, su cui papa Francesco è alle prese da quasi 4 anni. Non si affronta la prima senza affrontare anche la seconda. E il papa è il primo ad essere consapevole di tutto ciò. Senza una teologia della eucaristia e del ministero all’altezza della sfida, non si farà molta strada.

mercoledì 2 novembre 2016

"Cristo ha sconfitto anche l'ultimo nemico:la morte" don Corrado Lorefice,arcivescovo di Palermo



"Cristo ha sconfitto anche l'ultimo nemico: la morte" 
don Corrado Lorefice,

arcivescovo di Palermo 







La morte resta sempre l'ultimo nemico, ma ultimo nemico vinto da Cristo.
Noi cristiani dobbiamo annunciare che Cristo ha sconfitto la morte
.... L'annuncio cristiano può dare uno spessore alla vita umana nel senso di una vera libertà.
...

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Commemorazione dei fedeli defunti - La speranza non delude di Antonio Savone


La speranza non delude
di Antonio Savone

È il giorno della commemorazione dei fedeli defunti. Come credenti, oggi non ricordiamo la morte ma i morti: che cosa la presenza delle persone a noi care ha significato per noi, che cosa ha rappresentato il loro passaggio nella nostra vita e cosa ha provocato il loro congedo da noi. In una parola noi oggi ricordiamo il loro significato per noi. Un significato indelebile: solo la nostra morte potrà rimuoverlo. Per questo i sentimenti che attraversano il nostro cuore sono tanti e diversi: la tristezza perché non vedremo più certi volti, la gratitudine perché tanto di noi lo dobbiamo a chi non più in mezzo a noi, la preghiera perché la misericordia di Dio li trasfiguri così da renderli degni di abitare accanto a Dio, la speranza che la nostra vita non venga abbandonata al potere della morte.

Perché il bisogno di una celebrazione come questa? Perché crediamo che la morte, se può interrompere, il contatto fisico, non ha il potere di spezzare il legame profondo che unisce noi e i nostri cari in Cristo Gesù. La loro vicinanza con Dio è ciò che li abilita ad essere un tramite per noi perché non smarriamo mai la consapevolezza di un grembo nel quale saremo accolti, una volta conclusa l’esistenza terrena.

Qualcuno grida allo scandalo per i segni esterni che accompagnano una giornata come questa: si visitano cimiteri, si depongono fiori, si accendono ceri, si versano lacrime. Si grida allo scandalo perché si pensa siano gesti dettati dalla scadenza di un calendario e perciò gesti ipocriti. Non credo sia così. Proprio questi segni esterni, infatti, hanno una importanza non secondaria: si tratta di qualcosa di vitale, una vera e propria boccata d’aria. Perché dico questo? Se ci pensiamo sono gesti non legati ad alcun vantaggio, non sono finalizzati a un utile da ottenere. In un contesto relazionale in cui si è attraversati dall’ossessione del godimento e in cui tutto è monetizzato, tutto è merce di scambio in vista di un personale arricchimento, gesti come questi ci ricordano che noi siamo fatti per altro: noi viviamo non per ciò che possa in qualche modo gratificarci, ma viviamo in virtù del bene che ci siamo voluti. Sono questi i gesti che salvano la qualità umana della nostra convivenza: fuori dall’utile. Sono gesti che ricordano che c’è qualcosa che va oltre la morte.

La speranza non delude… così scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Roma. Come si può sperare in un futuro quando sai che un brutto male ti sta invadendo e hai pochi mesi di vita? Come si può sperare in un futuro quando ti è strappato prematuramente un figlio? Come si può sperare in un futuro quando la solitudine ha la meglio su legami e affetti per cui tanto hai investito? Come si può sperare nel futuro quando a tradirti è l’amico, la moglie, i figli, i tuoi fratelli?

Quando la sventura ti opprime, ci si sente crollare le braccia, tanto ti senti impotente. I discorsi fatti da uomini religiosi li senti ridicoli, fuori luogo, di circostanza. Dopo duemila anni di cristianesimo, migliaia di discorsi sulla carità, migliaia di libri su Gesù e uomini e donne che pure si dicono evangelizzati, credenti continuano a farsi del male. Nulla può cambiare. Verrebbe da dire all’apostolo Paolo: la speranza delude. È impari la lotta per conservare la speranza. Il male è come quel mostro a più teste che più tagli più velocemente ricrescono. Con Giobbe verrebbe da ripetere: se posso sperare qualcosa, il regno dei morti è la mia casa… dov’è dunque la mia speranza? Con i discepoli di Emmaus vorremmo dire a Gesù: noi speravamo..,

La speranza non delude… ripete, ostinato, Paolo. La speranza non delude… non già perché finalmente gli eventi confermano le tue aspettative ma perché ti ritrovi una forza dentro che ti permette di assumerli e attraversarli senza maledire la vita. Quante le situazioni in cui non si capisce come il germoglio della speranza possa ancora continuare a crescere! Ci sono situazioni che attestano come il futuro dell’uomo non sia mai irrimediabilmente compromesso. Perché? È ancora Paolo a darcene la ragione: perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori. Sin dalle prime battute della Genesi quando la situazione dell’uomo sembrerebbe senza ritorno, Dio attesta che lo slancio dell’avventura umana non è compromesso per sempre da un destino senza appello. Un seme di speranza è già stato gettato nella nostra terra fertile. L’alleanza che egli stipula con l’uomo non si concluderà mai in un vicolo cieco. Questo dà all’uomo motivo di sperare: la fede in un Dio di cui io sono una passione d’amore. Signore, che cosa è l’uomo perché tu te ne curi? In seno alla Trinità le tre persone divine non fanno altro che ripetersi: facciamo l’uomo a nostra immagine… Progetto mai definitivamente compiuto. E lo si porta a compimento mediante il morire a ciò che è stato.

Sperare significa credere che nessun uomo sia definitivamente prigioniero del suo passato, credere che ogni uomo sia ancora capace di stupirci. L’uomo è molto di più della sua congenita esperienza di limite, possiede in sé una energia segreta – che per noi è la forza dello Spirito – una impronta di Dio che nessuno può arrivare a cancellare.

La speranza dell’uomo non si basa sui propri progressi né sulle nostre capacità. Essa ha un solo fondamento: la fiducia nella fedeltà di Dio. Per questo per il credente non c’è mai nulla di assurdo.

Persino l’insuccesso diventa rivelazione del misterioso e unico cammino possibile per l’uomo, lo stesso itinerario pasquale compiuto da Gesù. L’insuccesso ci invita a scoprire ciò per cui siamo fatti, a scegliere tra la folle ambizione di volerci realizzare con le nostre sole forze e la nostra vera grandezza: quella di lasciarci amare, di lasciarci portare a compimento da un Dio che ha avuto la strana idea di passare attraverso il fallimento della croce per dare significato a tutte le nostre disperazioni: per insegnarci a guardare di nuovo al futuro, ma con altri occhi. I suoi.
(fonte: A casa di Cornelio)

martedì 1 novembre 2016

1 E 2 NOVEMBRE - Ognissanti e commemorazione dei defunti: una scossa alla fede

1 E 2 NOVEMBRE
Ognissanti e commemorazione dei defunti: 
una scossa alla fede
di Cristiana Dobner


Quel Sepolcro, che denominano Santo, nel mistero di fede è compresente ad ogni tomba, ad ogni cimitero e l’energia del Risorto circola su quello che sembra uno scenario immobile, tagliato fuori ed espulso dal contesto di vita, effondendo una luce che non solo illumina ma anche riscalda i cuori




Una scossa alla nostra fede si ripropone ogni anno al varco dei mesi di ottobre e novembre: Tutti i Santi e i Defunti.
La fede è messa alla prova perché la rimozione della morte è naturale e corre sul filo del fluire della nostra vita quotidiana. Progettiamo, pianifichiamo e speriamo di raccogliere esiti e frutti.
Del tutto normale, siamo disposti a dirci. Tuttavia facciamo il conto senza l’oste.
Non è quella spada di Damocle che può piombarci addosso all’improvviso e tagliarci fuori dal tempo e dalla storia.
Non è neppure il filo tessuto dalle Parche: l’ultima attende le giunga fra le mani per darvi un bel taglio e precipitarci nel nulla.
Fosse così o solo così la rimozione avrebbe il sapore della correttezza e bisognerebbe coltivarla. Rimbalzerebbe però un altro quesito: perché mettere al mondo dei figli? Per inserirli in un meccanismo distruttivo che logora i giorni e toglie il fiato?

La fede, cioè l’Amen che la persona pronuncia quando prega o riceve i sacramenti, dona un’altra prospettiva che non scansa, evita o seppellisce i problemi e le difficoltà ma conferisce loro una capacità creativa che avvolge tutto e lascia promanare la pace.

Il Misericorde ha fatto irruzione nella storia, si è donato completamente, ci ha creati perché rendessimo ancora più bella la sua creazione, perché stringessimo fra di noi legami di fraternità. Perché fossimo certi di camminare da pellegrini, diretti al Suo Volto.
Quando entriamo in un cimitero non dovremmo guardare alle lastre tombali come ad un coperchio ormai chiuso e sigillato su di un’esistenza, di cui, peraltro, ben presto si dimenticano gli eventi, i successi e gli insuccessi.

Lastre ed epigrafi dovrebbero riportare alla nostra memoria e alla memoria della fede un dato che si dovrebbe palpare nell’aria: chi ha chiuso gli occhi alla storia, li ha chiusi aprendoli sul quel mistero che siamo stati chiamati a conoscere in vita.

Dire Amore non è uno spreco di parole ormai sporcate da vicende dai toni turpi e oscuri. Dire Amore significa che ogni tomba sprigiona una forza, un’energia che ci investe e ci richiama a valori perenni, a opzioni che lasciano un segno invisibile nella storia dei potenti e dei magnati che sembrano gestire tutta l’esistenza.
Segno che la fede sa cogliere, sa fare proprio e rendere vitale.
Amore significa gratuità, servizio, disinteresse. Significa riconoscersi fratelli, tutti insieme animati dal desiderio del bene comune.
...

Omelia p. Alberto Neglia - XXXI Domenica del Tempo Ordinario - anno C (VIDEO)


Omelia p. Alberto Neglia

 XXXI Domenica del Tempo Ordinario - anno C
30 ottobre 2016

Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto


... Se Gesù è entrato nella nostra esistenza, nel nostro intimo, nei nostri rapporti, allora i nostri rapporti cambiano e diventiamo capaci di essere generosi con gli altri, attenti, accoglienti. 
Sentivo di quello che è accaduto in quella cittadina vicino a Ferrara e dicevo ad un mio confratello ma il parroco domenica dovrebbe dire la comunità non può celebrare l'eucarestia... 
Se Dio entra noi non possiamo fare barricate, se Dio entra davvero nella nostra vita noi siamo coinvolti a diventare come Lui, capaci di perdonare, di aiutare l'altro a vivere... 


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"Venite e vedete" Catechesi per i giovani a cura di don Fabio Rosini (VIDEO)

"Venite e vedete" 
Catechesi di don Fabio Rosini 
(VIDEO)


. Bologna, Chiesa di San Benedetto

27 ottobre 2016





Tu sei nato per fare qualcosa di bello!

Se tu sapessi che la tua ferità è uno splendido punto di partenza,

se tu sapessi che i tuoi errori possono diventare l’inizio di una vita meravigliosa.

Se tu sapessi …


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SONO QUESTI I TUOI SANTI di David Maria Turoldo




In occasione della festa di Ognissanti riportiamo una toccante preghiera dedicata al tema della santità di David Maria Turoldo





SONO QUESTI I TUOI SANTI 

E dunque, Signore, 
non guardare ai nostri peccati, 
ai nostri quotidiani tradimenti, 
a tutte queste viltà segrete e palesi, 
ma guarda alla fede di tutti i giusti della terra: 
ai giusti di qualunque religione e fede, 
ai giusti senza nome, silenziosi e umili, 
uomini e donne di cui nessuno 
ha mai avvertito che neppure esistessero 
e invece il loro nome era scritto sul tuo Libro: 
gente che incontravamo per via 
e neppure salutavamo, 
e loro invece ti salutavano 
e pregavano per te e tu non sapevi: 
qualcuno che abitava in periferia, 
altri, nei campi, gente del deserto: 
il portinaio di qualche monastero, 
una madre, la quale ha solamente dato, 
e un altro che è riuscito a perdonare.
Signore, sono costoro che ti rendono gloria 
a nome dell’intero creato, 
a nome di tutto il genere umano: 
moltitudine che mai nessuno riesce a numerare: 
Signore, guarda a tutti coloro 
che non sanno neppure se esisti 
e chi sia il tuo Cristo (forse per causa nostra) 
e invece sono vissuti per la giustizia 
e la verità e la libertà e l’amore… 
per queste cose hanno attraversato 
il mare della grande tribolazione: 
hanno subito chi la deportazione e l’esilio, 
chi le feroci torture e il lungo carcere; 
e altri sono stati fatti sparire 
come se non fossero mai esistiti 
sulla faccia della terra: 
bambini, donne e sacerdoti, 
e molti, moltissimi uomini del sindacato; 
e altri che hanno sopportato 
ogni avvilimento e disprezzo 
e oblio perfino dalle proprie chiese: 
sono essi i tuoi santi 
che ora compongono la “mistica rosa” 
del tuo paradiso, 
uomini e donne a te carissimi 
fra gli stessi santi dei nostri calendari: 
sono loro a comporre anche la tua gioia, 
la grande festa nei cieli. 
Amen. 


lunedì 31 ottobre 2016

"Amoris Laetitia di Papa Francesco: Un raggio di sole che risplende in questa Chiesa fumosa" prof. Ina Siviglia, teologa (VIDEO)

Prof, Ina Siviglia, teologa
con don Luigi Perrelli direttore
dell'Oratorio Salesiano
 "Amoris Laetitia di Papa Francesco: 
Un raggio di sole che risplende 
in questa Chiesa fumosa"
prof. Ina Siviglia, teologa

Brevi estratti video dell'incontro promosso dalla Famiglia Salesiana presso il teatro dell'Oratorio di Barcellona P.G,
29 ottobre 2016

(Si ringrazia la prof. Grazia Benenati per la concessione delle foto) 



"Dobbiamo creare nella Chiesa una cultura della misericordia inclusiva delle persone che sono più fragili.
A volte il peccato non è altro che l'esito di una fragilità, e io faccio spesso l'apologia della fragilità, perché non venga considerata soltanto un elemento negativo, la fragilità può essere anche il prendere atto dei propri limiti, la fragilità non ti fa montare la testa e ti fa camminare con umiltà, la fragilità invoca l'aiuto degli altri e quindi il sostegno fraterno, non guardiamola solo come ad una debolezza che scivola verso il peccato"
    
...


LA RIFORMA DI PAPA FRANCESCO VUOLE UNA CHIESA IN USCITA, 
MA MA COMPATTA, COMUNITA’ DI FRATELLI CHE VIVONO INSIEME
... Invece di lamentarsi continuamente che le cose vanno male, la Chiesa va male, bisogna assumere la positività di germi di bene che pure ogni giorno noi possiamo vedere in tante cose, bisogna avere occhi per riconoscere i segni della rinascita ed essere capaci di discernere e sostenere quelli che meritano una crescita e una custodia. Perché? Perché lo Spirito è all’opera … non va mai in vacanza .. e quindi bisogna combattere questo senso di passività e di rassegnazione con un nuovo senso di responsabilità.
Ciascuno di noi, un giorno, risponderà per se stesso: “Dov'eri? Cosa hai fatto”?
...
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   Vi consegno tre termini che il  Papa vuole che si approfondiscano:

l) L'accompagnamento per consentire il primato della coscienza;

2) Il discernimento personale e ecclesiale;

3) L'integrazione nel senso di una Chiesa inclusiva


1) ACCOMPAGNARE – IL PRIMATO DELLA COSCIENZA



Papa Francesco chiede cristiani adulti nella fede … Il richiamo alla coscienza è la base su cui il Papa vuole costruire una Chiesa rinnovata, dicendo ai pastori di non sostituirsi alle coscienze dei pastori, ma di formarle e illuminarle, ...sono loro che alla fine devono rispondere delle loro scelte. Questo fondare tutto sulla coscienza dà ai laici una responsabilità forse nuova, forse più grande … che richiede un approfondimento della propria vita verificandola alla luce della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa …

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2) IL DISCERNIMENTO PERSONALE E ECCLESIALE
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                        3) L'INTEGRAZIONE NEL SENSO DI UNA CHIESA INCLUSIVA
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