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sabato 13 giugno 2020

"Eucaristia, comunione e fraternità" - Domenica del Corpus Domini (A) a cura della Fraternità Carmelitana di Barcellona P.G.

Domenica del Corpus Domini - A 
Eucaristia, comunione e fraternità
a cura della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G.




1. Ascolto orante del vangelo di Giovanni (6,51-58).
1. La Domenica del Corpus Domini ci fa sostare ancora nel clima del tempo pasquale. Il Corpus Domini, che segue la Domenica della SS. Trinità, continua ad aprire il nostro sguardo alla contemplazione del Dio cristiano, il quale manifesta la sua presenza nella storia degli uomini come Dio che è Comunione e Relazione nel corpo donato per la vita del mondo del suo Figlio Gesù.
Il “corpo” e la “carne”, riferiti al Figlio Gesù, indicano la totalità della persona vista nella sua dimensione di umanità debole e fragile (“carne”) e nella sua dimensione di relazione (“corpo”), poiché – lo sappiamo – è con il “corpo” che l’essere umano comunica e si relaziona con gli altri esseri umani, con tutte le altre creature e con il creato. Perciò è nel corpo donato del Figlio Gesù, fatto pane vivente per la vita del mondo, che si rivela il volto di Dio Comunione e Relazione.
Con questa consapevolezza entriamo, allora, nella nostra liturgia domestica e apriamo con fiducia il vangelo di Giovanni al cap. 6. Facciamo una breve pausa di silenzio, chiedendo allo Spirito che ci apra alla comprensione di questo scritto che contiene la Parola di Dio per noi oggi.
Adesso leggiamo attentamente e con calma la pagina del cap. 6 dal verso 51 fino al verso 58.

2. Siamo di fronte ad un passaggio importante del grande discorso sul Pane di vita che Gesù pronuncia nella sinagoga di Nazareth (luogo di ascolto e di spiegazione della Parola di Dio), dopo l’evento della condivisione dei cinque pani d’orzo e dei due pesci a favore di una folla numerosa (cf. Gv 6,1-13). Il grande discorso di Gesù è mosso dalla richiesta dei presenti riguardo al pane di Dio donato per la vita del mondo («Signore, donaci sempre questo pane»: Gv 6,34), a cui lui aveva poco prima accennato (cf. Gv 6,32-33), e si dispiega – con momenti di dialogo – dal versetto 35, fino al versetto 66.
Il discorso è articolato in tre parti. Nella prima, Gesù si presenta come il vero pane donato da Dio, a cui bisogna dare la nostra adesione, su cui porre la nostra fede-fiducia (cf. Gv 6.35-47). Nella seconda, Gesù afferma che è la sua persona umana relazionale a comunicare la vita di Dio al mondo (cf. vv. 48-59). Nella terza, rivolta ai discepoli, Gesù afferma che le sue parole non sono “dure”, perché donano lo Spirito e la Vita di Dio (cf. vv. 60-66).

3. La liturgia di questa domenica si sofferma sulla seconda parte del discorso, in particolare sui versetti 51-58. Qui Gesù con chiarezza afferma che per avere la vita di Dio che è vita di comunione, bisogna mangiare il pane che è la sua “carne” e bisogna bere il suo “sangue”. Non si tratta di antropofagia o cannibalismo, ma – come avevano ben compreso i presenti, i quali rimangono molto perplessi – di due eventi fondamentali della vita di Gesù: l’Incarnazione e la Pasqua.
- Nell’Incarnazione, Gesù, Parola di Dio e Figlio di Dio, assume la nostra condizione umana debole e fragile (“carne”), e abita la nostra complessa storia umana, mostrando, attraverso la sua umanità, il volto di Dio e compiendo le opere di Dio. «Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14); egli, «a quanti lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12) e di lasciarsi generare da Dio (cf. Gv 1,13).

- Nella Pasqua, Gesù, fedele al progetto del Padre, dona tutta la sua esistenza, tutta la sua vita (“carne” e “sangue”), per far nascere un’umanità nuova. E infatti, dalla Croce Gesù dona lo Spirito (cf. Gv 19,30) e dona la Vita di Dio («sangue ed acqua» escono dal suo fianco trafitto: Gv 19,34) per l’umanità; sotto la Croce nasce la Chiesa, nel segno dell’accoglienza reciproca, della comunione vitale tra la Madre e il discepolo amato (cf. Gv 19,26-27) – figura esemplare di tutti i discepoli – che nella cena pasquale pose il suo capo sul grembo di Gesù, come segno di comunione intima e profonda (cf. Gv 13,25).

Ebbene, Gesù suscita la perplessità dei presenti, perché sta affermando che la salvezza viene dal dono di sé di un uomo normale, di un uomo debole e fragile. Per i presenti questo è intollerabile, anzi è un sacrilegio. I presenti rifiutano l’Incarnazione come presenza di un Dio che si fa umano e rifiutano la Croce come evento Pasquale di salvezza. Per loro il segno che rimanda alla Parola che salva è la manna, che Dio donò nel deserto (cf. Gv 6,49.58).
Invece i progetti di Dio non si omologano ai pensieri degli umani. Nei progetti di Dio, la Parola rimane sempre la Parola che salva, ma ora avviene una svolta dalla quale non si ritorna indietro: questa Parola che in Gesù si è fatta umanità e che nel Corpo-carne-sangue di Gesù si fa pane vivente che dona al mondo la vita, questa stessa Parola apre al mondo la salvezza, cioè la possibilità concreta di vivere le relazioni umane nella prospettiva della comunione, della condivisione, della fraternità-sororità. Per dirla con altre parole: il Cristo, pane vivente, sazia la nostra fame di comunione, di condivisione, di solidarietà.




Per questo l’apostolo Paolo (leggi la seconda lettura: 1Cor 10,16-17) sottolinea con chiarezza che mangiare il “pane spezzato” (cioè donato e condiviso) e bere al calice del vino-sangue significa entrare in un rapporto di comunione interpersonale con il Corpo di Cristo Gesù, vale a dire diventare anche noi, pur essendo molti, il corpo di Cristo, ovvero la sua Chiesa, il suo popolo, e nello stesso tempo entrare in comunione con tutta l’umanità, perché per tutti Cristo è morto e risorto.
Ed è significativa anche la pagina del Deuteronomio (leggi la prima lettura: Dt 8,2-3.14-16), dove Dio si è fatto compagno di viaggio del suo popolo nel faticoso cammino nel deserto. E in che modo? Innanzitutto, aiutandolo a fare discernimento dei pensieri e dei progetti che il popolo coltivava nel cuore, se erano veramente conformi alla volontà di Dio. Poi nutrendolo della manna per saziare la sua fame e donandogli l’acqua per saziare la sua sete. Infine, ricordandogli che il cammino nel deserto è un cammino dove si cresce nella libertà, e quella manna-pane disceso dal cielo aiuta a saziare la nostra fame di libertà, e nel contempo ci libera da tutte le forme di schiavitù, anche quelle di una religiosità infantile e immatura, fatta di paure, di pregiudizi e di arcaiche purità rituali.
Ecco la valenza del dono di Cristo, pane vivente per la vita del mondo, dono offerto a tutti, senza nessuna discriminazione.

4. L’unica condizione che Gesù pone è quella di ascoltare con cura la sua Parola, di sedersi con rispetto alla sua tavola, di accogliere questo pane come un dono e di mangiarlo, vale a dire di assimilare, di “metabolizzare” lo stile di vita di questo pane che, attraverso l’azione dello Spirito Santo, è stato trasformato sacramentalmente nel Corpo di Gesù.
Se prestiamo attenzione, queste condizioni delineano il momento culmine della Liturgia Eucaristica della S. Messa, costituito dalla comunione al corpo del Signore, dove i fedeli, accompagnati dal canto, si mettono in processione verso l’altare, processione strettamente connessa con quella precedente della presentazione delle offerte, accompagnata anch’essa dal canto.
Nel momento della comunione al Corpo del Signore siamo chiamati, in obbedienza al comando di Gesù, “a prendere e a mangiare” il suo Corpo («Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi»). Come nella Liturgia della Parola – sull’esempio del profeta Ezechiele (cf. Ez 3,13), del veggente dell’Apocalisse (cf. Ap 10,8-11) e dei discepoli attorno alla mensa del Signore – abbiamo “preso e mangiato” la Parola di Dio contenuta nelle S. Scritture, così ora nella Liturgia Eucaristica “prendiamo e mangiamo” la “Parola fatta carne”, il Corpo donato di Cristo.
Che cosa vuol dire “prendere”? Vuol dire “accogliere un dono” con umiltà, rispetto e gratitudine come pellegrini e mendicanti; e in effetti, la processione verso l’altare indica proprio questo: Cristo si fa pane per l’umanità pellegrina e mendicante in cammino nel mondo e verso il Regno di Dio che viene.
Che cosa vuol dire “mangiare”? Vuol dire assimilare, interiorizzare, “metabolizzare” lo stile di vita del Corpo donato del Signore Gesù, facendo nostre le sue scelte, le sue attenzioni, rendendo più autentiche, più vere e più umani e umanizzanti le nostre relazioni con gli altri, così come ha fatto lui, vivendo come figli e figlie e come fratelli e sorelle, così come ha vissuto lui.


5. Ora, che “prendere” voglia dire “accogliere”, è testimoniato dal fatto che, a partire dal III secolo fino a tutto il Primo Millennio, era prassi rituale nelle Chiese latina e orientale al momento della comunione ricevere il pane consacrato nelle mani, stando in piedi (poiché siamo figli della risurrezione), stendendo le mani in avanti e ponendole a forma di croce come un trono (sotto la mano sinistra la mano destra e con questa prendere il pane consacrato e comunicarsi).
Ci sono numerose catechesi mistagogiche dei padri della chiesa (oggi facilmente accessibili) che mettono in risalto il significato spirituale ed esperienziale del prendere-ricevere e portare alla bocca e di rispondere “Amen”. Le riassumiamo così.
Prendere-accogliere nella mano il corpo del Signore impegna tutti a lasciare che sia lui a purificare le modalità sporche e disumane del nostro agire: se il nostro agire è spesso opaco, ambiguo, disonesto, violento, arrogante, superbo, ricevendo il corpo del Signore, “farmaco di immortalità”, deve diventare “pulito” dentro, trasparente, sincero, leale, onesto, umile, mite, dialogante, costruttivo…
Portare alla bocca (o anche riceverlo direttamente nella bocca) il corpo del Signore impegna tutti a lasciare che sia lui a purificare le modalità sporche e disumane del nostro comunicare: se il nostro comunicare spesso vomita calunnie, menzogne, odio religioso, etnico e razziale, volgarità omofobe e misogini, ricevendo il corpo del Signore, “farmaco di immortalità”, deve diventare “pulito” dentro, deve dire la verità, deve amare il prossimo come se stesso, cioè sentendolo parte di sé, della sua umanità, deve saper dire parole di comunione, di fraternità e di giustizia.
Rispondere “Amen”, prima di prendere-accogliere e portare alla bocca il Corpo di Cristo, significa fondare la propria vita sulla sua, diventando anche noi corpo di Cristo, come persone e come Chiesa popolo di Dio, ma anche come creature umane, poiché Cristo, che ha assunto la nostra umanità debole e fragile, è morto per la salvezza di tutta l’umanità, facendo di ogni uomo e donna un nostro fratello e una nostra sorella.

6. Purtroppo, con l’inizio del Secondo Millennio la prassi rituale descritta sopra è stata progressivamente abbandonata e si è introdotta quella del ricevere la comunione in ginocchio e direttamente in bocca. Nel contempo la comunione durante la celebrazione eucaristica andava via via estinguendosi per privilegiare la comunione spirituale, anche perché della Messa il momento sul quale porre quasi tutta l’attenzione era la consacrazione e il vedere l’Ostia innalzata dal sacerdote. E così viene sempre meno la partecipazione attiva dei fedeli, si accentua nei fedeli il sentimento della propria indegnità a scapito della gioia del comunicare all’eucaristia, si perdono l’eloquenza di quei gesti che sono significativi per una celebrazione eucaristica che è convinto alla cena del Signore Sposo e Agnello, il quale è Lui stesso che invita al banchetto pasquale per donarsi Lui stesso in cibo e bevanda.
Nella Chiesa cattolica latina l’uso di poter ricevere il pane consacrato nelle mani è stato reintrodotto da alcuni decenni, ritornando così alla prassi del Primo Millennio e mantenendo nel contempo l’uso di poter ricevere la comunione direttamente nella bocca, senza ritenere come indegna la mano…

O mistero di salute
che dal Padre ci è donato,
sua Parola fatta carne,
vero cibo di ogni uomo.

È venuto sulla terra
a sconfiggere la morte,
fatto carne sangue vita,
consegnato dall’amore.

Or per nascita è compagno,
per la mensa è nutrimento,
e riscatta per la morte,
nostro premio per il Regno.

Pur vittima essenziale,
che riassume tutto l’uomo:
nell’amore dei fratelli
il mistero ancor rivela.

Gesù Cristo, nostro amico,
dona a tutti noi il tuo amore:
o fratello e insieme Dio,
per te grazie lodi e gloria.
                                       (Davide Turoldo)

Preghiamo adesso con il Salmo 147, che loda Dio perché si prende cura del suo popolo nutrendolo del suo pane.


2. Intercessioni
Fratelli e sorelle, la Parola del Signore e la mensa del suo Corpo e del suo Sangue fanno di noi un corpo solo: la sua Chiesa. Uniti strettamente al Signore Gesù come tralci alla vite, innalziamo al Lui con fiducia le nostre preghiere ed insieme diciamo:

            R/ Donaci la tua vita, Signore

Fa’, o Signore Gesù, che la tua Chiesa, tuo Corpo, possa essere sempre più conforme al mistero che celebra. Tutta la sua vita, il suo modo di organizzarsi, il suo stare in questo mondo sia sempre un perenne rendimento di grazie al Padre tuo, donatore di ogni bene, perché tutti abbiano a saziarsi. Preghiamo.

- Guarda, o Signore Gesù, il cammino di tutte le Chiese cristiane, che ogni domenica si radunano nel tuo Nome per ascoltare la tua Parola e cibarsi del tuo Corpo donato. Fa’ che cresca in ognuna di esse il desiderio di comunione con le altre confessioni e la volontà di superare le reciproche incomprensioni. Preghiamo.

- Volgi, o Signore Gesù, il tuo sguardo su questo mondo che tu ami. Sii vicino a quei due terzi dell’umanità, che riesce a stento a sopravvivere. Abbatti l’arroganza dei potenti, suscita nel cuore dei governanti un vero impegno, perché risorse e mezzi siano messi a disposizione dei più deboli e degli esclusi. Il tuo Santo Spirito guidi le menti degli scienziati verso il rispetto della vita e di ogni essere umano. Preghiamo.

- Ti affidiamo, o Signore Gesù, il nostro Paese e questa faticosissima ripartenza sociale ed economica. Illumina i politici, perché abbiano il coraggio di scelte, che aprano al futuro e non si limitino a curare l’andamento dei sondaggi elettorali. Dona a noi e ad ogni cittadino e ad ogni cittadina un maggior senso di responsabilità nei confronti del bene del Paese, che è il bene di tutti. Preghiamo.

- Davanti a te, Signore Gesù Pane di Vita, assieme ai nostri parenti e amici defunti, ci ricordiamo delle vittime del coronavirus [pausa di silenzio, e poi riprendere a leggere ]; ci ricordiamo anche di coloro che muoiono di fame perché non hanno cibo a sufficienza. Dona a tutti, o Signore Gesù, di entrare nel tuo Regno e di gustare il tuo banchetto di vita e di pace. Preghiamo.


- Pregare il Padre Nostro

- Concludere con la seguente preghiera:
Signore Gesù, che ci hai lasciato come memoriale il segno semplice ed eloquente del “pane spezzato” e del “calice versato”, segni di una vita donata e condivisa, fa' che viviamo sempre con intensità e riconoscenza il sacramento dell’Eucaristia, in comunione con tutti i nostri fratelli e sorelle nelle fede e in umanità. Te lo chiediamo perché tu sei nostro Signore e Fratello, pane vivente nei secoli dei secoli. AMEN



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