Il Papa è arrivato alle 16.35 nell’Aula del Sinodo, per aprire la 71ª Assemnblea della Cei, in corso in Vaticano fino al 24 maggio sul tema: “Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo”.
Al suo arrivo, tutti i cardinali e vescovi italiani che partecipano ai lavori di questi giorni si sono alzati in piedi e hanno salutato il Santo Padre con un applauso. Poi è iniziata la preghiera, con il canto del “Veni, creator Spiritus” accompagnato dal suono dell’organo.
Dopo un momento di preghiera, il Card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha salutato il Santo Padre ringraziandolo per il recente dono dei tre nuovi cardinali italiani.

L’intervento di Papa Francesco ha aperto i lavori della 71ª Assemblea Generale della CEI, in Vaticano. Il Papa ha voluto condividere tre preoccupazioni con l’Episcopato italiano, prima di dar loro la parola.
Prima preoccupazione: la crisi delle vocazioni. “È in gioco la nostra paternità – ha detto Francesco -. È il frutto avvelenato della cultura del provvisorio e del relativismo, legata anche al calo delle nascite e agli scandali”. “È triste – ha aggiunto – vedere questa terra fertile e generosa di vocazioni entrare in una sterilità vocazionale senza trovare rimedi efficaci”.
Perché non pensare – ha suggerito – ad una più concreta e generosa condivisione fidei donum anche tra le diocesi italiane? Siete capaci di fare questo?”.
Seconda preoccupazione: povertà evangelica e trasparenza. “La povertà è madre della vita apostolica e muro che la protegge. Senza povertà non c’è servizio. Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone, conducendo una vita di lusso o gestendo i beni della Chiesa come fossero i propri”.
“Abbiamo il dovere – ha affermato Francesco – di gestire i beni con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni. Nella CEI si è fatto molto in questi anni, ma si può fare ancora di più”.
Terza preoccupazione: riduzione e accorpamento delle diocesi. Papa Francesco ha ricordato di averne parlato già a maggio del 2013. “Si tratta – ha detto – di una esigenza pastorale studiata ed esaminata più volte. Già Paolo VI nel ‘64 e nel ‘66 aveva parlato di numero eccessivo delle diocesi. Un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo. È ora di fare quello che è possibile fare”.
“Ora lascio a voi la parola – ha concluso il Pontefice – e vi ringrazio per la vostra parresia”.
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Benvenuti in Vaticano. Ma credo che quest’aula [quella del Sinodo] è in Vaticano soltanto quando c’è il Papa, perché è sul territorio italiano. Anche l’Aula Paolo VI… Dicono che è così, non è vero?
Grazie tante della vostra presenza per inaugurare questa giornata di Maria Madre della Chiesa. Noi diciamo dal nostro cuore, tutti insieme: “Monstra te esse matrem”. Sempre: “Monstra te esse matrem”. E’ la preghiera: “Facci sentire che sei la madre”, che non siamo soli, che Tu ci accompagni come madre. E’ la maternità della Chiesa, della Santa Madre Chiesa Gerarchica, che è qui radunata… Ma che sia madre. “Santa Madre Chiesa Gerarchica”, così piaceva dire a Sant’Ignazio [di Loyola]. Che Maria, Madre nostra, ci aiuti affinché la Chiesa sia madre. E – seguendo l’ispirazione dei padri – che anche la nostra anima sia madre. Le tre donne: Maria, la Chiesa e l’anima nostra. Tutte e tre madri. Che la Chiesa sia Madre, che la nostra anima sia Madre.
Vi ringrazio per questo incontro che vorrei fosse un momento di dialogo e di riflessione. Ho pensato, dopo avervi ringraziato per tutto il lavoro che fate – è abbastanza! –, di condividere con voi tre mie preoccupazioni, ma non per “bastonarvi”, no, ma per dire che mi preoccupano queste cose, e voi vedete… E per dare a voi la parola così che mi rivolgiate tutte le domande, le ansie, le critiche – non è peccato criticare il Papa qui! Non è peccato, si può fare – e le ispirazioni che portate nel cuore.
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Al termine del discorso di Papa Francesco è cominciato subito il dibattito a porte chiuse.