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sabato 25 gennaio 2014

"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 10/2013-2014 (A) di Santino Coppolino

'Un cuore che ascolta - lev shomea'
"Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo
di Santino Coppolino



 Vangelo:  Mt 4,12-23



Le parole dell'annuncio di Gesù sono le stesse di quelle del Battista (3,2) ma, mentre in Giovanni l'accento è posto sulla prima parte: <<Convertitevi>>, Gesù sposta l'attenzione sulla seconda parte, sulla prossimità del regno dei cieli.
Il rifiuto dei "regni del mondo con la loro gloria"(4,8) abilita Gesù a proclamare nella sua stessa persona l'avvento del "Regno dei Cieli", e se "del pinnacolo (del tempio) ha fatto sua dimora stabile il tentatore"(Turoldo), in Gesù dimora stabilmente lo Spirito di Dio (Gv 1,32), "in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della divinità"(Col 2,9) come afferma l'apostolo Paolo, per questo il Regno dei Cieli si incarna in Gesù di Nazareth. Sappiamo bene che la locuzione "Regno dei Cieli" è un semitismo tipico del Vangelo di Matteo, è una metafora per indicare Dio, evitando di pronunziare il suo Nome, ma anche in quanto il Signore esercita un dominio che si contrappone ai "regni del mondo", nel senso che esso è  "totalmente altro" (K. Barth), diametralmente opposto ai regni degli uomini fondati sul terrore e sulla violenza (Mc 10,43). Di questo Gesù ci ha mostrato la via, il Regno dei Cieli che egli è venuto  a inaugurare è un regno di pace e di amore per tutti, esso viene esercitato nel mondo e nella  storia, non sulle nubi o nell'aldilà, come una lettura spiritualistica della locuzione ha spesso incentivato nei cristiani, causando pericolose fughe intimistiche dalla realtà. Esso si fa carne nella vita di ogni uomo a partire dalle realtà più marginali, dalle storie apparentemente inutili e senza speranza, a partire dalla immonda Galilea, la regione senza nome cioè senza una storia, senza un futuro.
Galilea infatti significa: <<Distretto>>, così la definisce il profeta Isaia: <<Galil ha-gojim>> (Is 8,23), distretto dei popoli (pagani), realtà di confine abitata da un coacervo di popoli e per questo poco affidabile dal punto di vista della purezza della religione. Proprio in questo ambiente si alza forte la voce del Signore che proclama:
<<Cambiate modo di pensare, perché Dio è in mezzo a voi>>.


Cristo non può essere diviso! - Appello CCEE -



Cristo non può essere diviso!

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
(18-25.01.2014)


In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2014), la Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), riunita a Genova (Italia), lancia un appello ai cristiani europei ad operare per una comune testimonianza nei vari ambiti della società.

Cristo non può essere diviso”, è il tema scelto quest’anno dal comitato interconfessionale organizzatore della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2014).
Cristo non può essere diviso è un invito a non servici di Cristo per giustificare le nostre incomprensioni e le nostre divisioni. Cristo non si possiede, ma si dà. La ricerca e l’accoglienza del messaggio cristiano non può che portare ad una comune testimonianza, al riconoscimento e all’accoglienza dei doni che il Signore ha voluto dare ad ognuno dei suoi fedeli come doni di tutta la Chiesa.
Cristo non può essere diviso è una provocazione a portare in tutta la sua integrità l’annuncio di salvezza per l’uomo. E’ una provocazione a non rinchiudere la figura del Dio fatto uomo in rappresentazioni che non scalfiscono o giustificano le nostre comodità.
Cristo non può essere diviso è uno stimolo per le nostre società in Europa, sempre più multiconfessionali, per una comune testimonianza della vicinanza di Dio all’uomo contemporaneo.
Cristo non può essere diviso è un appello all’uomo europeo a non separare la dimensione religiosa della sua fede tra sfera pubblica e privata, a non disdegnare il dono della vita decidendo da sé quale vita sia degna di essere vissuta e quale no, a non lasciarsi guidare da false illusioni, ma a fare spazio alla speranza.
Cristo non può essere diviso è infine una certezza che nulla potrà mai dividere l’amore che Dio ha per l’uomo.

La Presidenza del CCEE guarda con attenzione alla situazione in Siria, in particolare quella delle comunità cristiane, e si unisce al Santo Padre nella preghiera per la pace.

Fonte: Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE)


"Sulla via di Damasco" di Antonio Savone


"Sulla via di Damasco" 
di Antonio Savone



Paolo è colui che per primo ha provato a dare un assetto alla teologia cristiana.
Uomo moderno, Paolo, la cui forza risiede proprio nella capacità di tenere insieme da una parte la sua integrità (uomo integro, non rigido) dall’altra l’insicurezza della sua posizione. 
Uomo complesso, che ben riflette il nostro tempo. 
Molto diverso da Pietro: segno che il modo di esprimere la fede non è unico ma personale, proprio di ciascuno di noi. 
Un uomo che si può incontrare solo nella misura in cui ci si apre all’universalità. Egli appartiene a tre mondi e a tre culture: ebraica, greca e romana. Cresciuto in un ambiente familiare, intellettuale e religioso in cui si incrociavano il mondo semitico, quello greco e quello latino, si trovò senz’altro favorito nell’assumere un atteggiamento di apertura ad altri mondi culturali. Forse proprio per questa sua molteplice appartenenza Paolo viene chiamato dal Signore ad essere segno di una salvezza offerta a tutti, giudei o greci. E per fare questo ha accettato il rischio di porsi su una barca instabile pur di raggiungere tutti, gettando una rete nell’oceano abitato da qualunque tipo di pesce, in nome di quell’agàpe che nessuno esclude. 
Un ministero, quello di Paolo, eterogeneo e accogliente. Fu lui il massimo artefice dell’apertura della prima comunità cristiana a quelli di fuori. Fu lui a intraprendere un coraggioso tentativo di dialogo culturale con il mondo greco come attesta il suo discorso nell’Areopago (At 17,22-31). Senz’altro uomo di più grandi visioni e dal respiro immenso. 

SAULO SI RACCONTA: DA PERSECUTORE A CONFESSORE 

Chi è Saulo? È lui stesso a fornirci qualche indicazione qua e là nelle sue lettere: “Circonciso l’ottavo giorno… ebreo figlio di ebrei; riguardo alla legge, fariseo” (Fil 3,5); “Io sono nato a Tarso in Cilicia, ma allevato in questa città (Gerusalemme) e istruito ai piedi di Gamaliele per oltre cinque anni nell’esatta conoscenza della legge dei nostri padri, pieno di zelo per Dio” (At 22,3); “Per zelo, persecutore della Chiesa di Dio, e in quanto alla giustizia della legge, irreprensibile” (Fil 3,6). Ma tutte queste cose che per me erano un guadagno, io le ho stimate invece una perdita per amore di Cristo…” (Fil 3,7-8). 
Un forte elemento di rottura fa da spartiacque nella vicenda di Paolo: l’incontro con Gesù di Nazaret sulla via di Damasco segna l’abbandono di tutto il suo passato e l’apertura a nuove prospettive religiose per sé ma anche per gli altri. 
La sua esistenza nettamente divisa in due da un incontro che lo ha trasformato. Non ha conosciuto come accade alla maggior parte di noi un percorso graduale che è andato perfezionandosi nel tempo. Per lui la prospettiva è mutata radicalmente e per sempre. O il sistema religioso che si rifaceva a Mosè e alla legge o Cristo. Prima era legato anima e corpo al primo campo, dopo Damasco ha sostenuto il secondo contro il primo. 
Cosa accadde a Damasco? E chi era il Paolo in cammino verso Damasco? Uno che, sulle basi di una forte ortodossia religiosa, acquisita a Gerusalemme, intravedeva nel movimento che faceva capo a Gesù di Nazaret un grande rischio per l’identità giudaica. Come era possibile sostenere che per essere giusti davanti a Dio bisognava credere in Gesù Messia crocifisso, che si doveva ritenere solo scandalo e maledizione? 
A Damasco accade un riconoscimento: prima ancora che essere Paolo a riconoscere il Signore è il Signore stesso che riconosce Paolo. “Saulo, Saulo…”: Paolo si sente riconoscere come persona al di là di quello che egli stava facendo, che sia stato buono o cattivo. Lì, in quell’essere chiamato per nome, c’è tutta la fiducia di Dio per lui, nonostante andasse a perseguitare i cristiani. Resterà cieco per tre giorni: un’esperienza di buio per ripensare la sua storia. Egli scopre di non sapere chi è Dio, nonostante gli studi e tutto il suo impegno nella religione. Altro è Dio. Avrà bisogno di un fratello, Anania, per farsi aiutare a trovare Dio che lo chiama. Anania è il segno che il cambiamento non è solo interiore, in termini solo individualistici, ma all’interno di una comunità dove gli altri non sono accidentali ma fondamentali per aprirsi al Dio rivelato da Gesù. Forse possiamo comprendere da qui l’insistenza di Paolo nell’invitare le comunità a ricercare la comunione fraterna e l’unità...



Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani - OTTAVO GIORNO: Insieme… proclamiamo il vangelo

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

18 - 25 gennaio 2014


LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA



OTTAVO GIORNO: Insieme… proclamiamo il vangelo

Isaia 61, 1-4 Dio, il Signore, [...] mi ha scelto per portare il lieto messaggio

Dio, il Signore,
ha mandato il suo spirito su di me;
egli mi ha scelto
per portare il lieto messaggio ai poveri,
per curare chi ha il cuore spezzato,
per proclamare la liberazione ai deportati,
la scarcerazione ai prigionieri.
Mi ha mandato ad annunziare il tempo
nel quale il Signore sarà favorevole al suo popolo
e si vendicherà dei suoi nemici.
Mi ha mandato
a confortare quelli che soffrono,
a portare loro un turbante prezioso
invece di cenere,
olio profumato e non abiti da lutto,
un canto di lode al posto di un lamento:
gioia a chi è afflitto in Sion.
Tutti faranno quel che è giusto,
saranno come splendidi alberi piantati da Dio
per rivelare la sua gloria e potenza.
Ricostruiranno le antiche rovine,
rialzeranno le case abbattute,
riedificheranno le città
rimaste devastate per tanto tempo.

Salmo 145 (144), 1-7 Di padre in figlio si tramanda quello che tu hai fatto per noi

Canto di lode di Davide.

Mio Dio, esalterò la tua grandezza;
mio re, non finirò di ringraziarti!
Ogni giorno ti voglio benedire,
voglio cantare per sempre le tue lodi.
Tu sei grande, Signore;
a te è dovuta ogni lode,
la tua grandezza non si può misurare.

Di padre in figlio si tramanda
quello che tu hai fatto per noi,
tutti raccontano le tue imprese.
Parlano della tua gloria e della tua maestà
e io medito le tue azioni prodigiose.
Narrano con stupore la potenza delle tue opere
e anch‘io voglio raccontare le tue meraviglie.
Diffondono la fama della tua bontà immensa,
cantano con gioia la tua vittoria.

1 Corinzi 15, 1-8 Vi ho trasmesso l‟insegnamento che anch‟io ho ricevuto

Fratelli, vi ricordo il messaggio di salvezza che vi ho portato, che voi avete accolto e nel quale rimanete saldi. È per mezzo suo che siete salvati, se lo conservate come io ve l‘ho annunziato. Altrimenti avreste creduto invano. Prima di tutto vi ho trasmesso l‘insegnamento che anch‘io ho ricevuto: Cristo è morto per i nostri peccati, come è scritto nella Bibbia, ed è stato sepolto. È risuscitato il terzo giorno, come è scritto nella Bibbia, ed è apparso a Pietro. Poi è apparso ai dodici apostoli, quindi a più di cinquecento discepoli riuniti insieme. La maggior parte di essi è ancora in vita, mentre alcuni sono già morti. In seguito è apparso a Giacomo, e poi a tutti gli apostoli. Dopo essere apparso a tutti costoro, alla fine è apparso anche a me, benché io, tra gli apostoli, sia come un aborto.

Luca 4, 14-21 Oggi per voi che mi ascoltate si realizza questa profezia

Poi Gesù ritornò in Galilea e la potenza dello Spirito Santo era con lui. In tutta quella regione si parlava di lui. Egli insegnava nelle sinagoghe degli Ebrei, e tutti lo lodavano. Poi Gesù andò a Nàzaret, il villaggio nel quale era cresciuto. Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli, aprendolo, trovò questa profezia:
Il Signore ha mandato
il suo Spirito su di me.
Egli mi ha scelto
per portare il lieto messaggio ai poveri.
Mi ha mandato per proclamare
la liberazione ai prigionieri
e il dono della vista ai ciechi,
per liberare gli oppressi,
per annunziare il tempo
nel quale il Signore sarà favorevole.
Quando ebbe finito di leggere, Gesù chiuse il libro, lo restituì all‘inserviente e si sedette. La gente che era nella sinagoga teneva gli occhi fissi su Gesù. Allora egli cominciò a dire: "Oggi per voi che mi ascoltate si realizza questa profezia".

Tre spunti di riflessione

Insieme proclamiamo l‘evangelo profetizzato in Isaia, realizzato nel nostro Signore Gesù Cristo, predicato dall‘apostolo Paolo e ricevuto nella Chiesa. Consapevoli con onestà delle nostre differenze e delle nostre etichette denominazionali, non dobbiamo mai perdere di vista il nostro comune mandato di proclamare il vangelo di Gesù Cristo.

Paolo è inviato "ad annunziare la salvezza […] senza parole sapienti, per non rendere inutile la morte di Cristo in croce" (1 Cor 1, 17). Il cammino verso l‘unità deve essere trovato nella potenza della croce.

Il vangelo che proclamiamo è reso tangibile e rilevante per noi nella misura in cui portiamo testimonianza all‘opera di Gesù Cristo nella nostra vita e nella vita della comunità cristiana.

Domande per la riflessione personale

In quale modo il "vangelo" che avete ricevuto è legato alla propria trasmissione culturale e storica?

Ciò ha rappresentato un ostacolo all'unità?

In quale modo la nostra maggiore unità in Cristo ci rende migliori testimoni del vangelo che abbiamo ricevuto?

Preghiera

O Dio ricco di grazia, Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù Cristo nella potenza del tuo Spirito a redimere il tuo popolo. Rendici uniti nella nostra diversità, affinché noi possiamo affermare e proclamare insieme il lieto annunzio della vita, morte e resurrezione di Cristo ad un mondo che ha bisogno del suo vangelo. Amen.


Il testo è tratto da:
Parola del Signore – La Bibbia, Traduzione interconfessionale in lingua corrente
Leumann / Roma, Elledici / Alleanza Biblica Universale, 2000


La Chiesa deve vivere la tenerezza di Dio - fr. Egidio Palumbo, carmelitano (video)

La Chiesa deve vivere la tenerezza di Dio
 fr. Egidio Palumbo, carmelitano


Estratto dell'incontro 
"QUANDO L'EVANGELIZZAZIONE DIVENTA CREDIBILE, OGGI?
Conversazione sulla Evangelii Gaudium di Papa Francesco"
19 Dicembre 2013 
Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 


Amare con tenerezza... amare senza possedere l'altro


GUARDA IL VIDEO


venerdì 24 gennaio 2014

“Internet è un dono di Dio” parola di Papa Francesco nel messaggio per la 48esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

“Internet è un dono di Dio”, ma bisogna fuggire la “comunicazione che ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone” che è “un’aggressione violenta”. Lo scrive Papa Francesco nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”, che viene pubblicato per la festa del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, cinquant’anni dopo il decreto del Concilio Vaticano II sulle comunicazioni sociali, “Inter mirifica”, che aprì le porte dellaChiesa ai media. Dal cinematografo dei fratelli Lumière di ieri ai tweet papali di oggi.
Bergoglio, che legge il mondo della “comunicazione in termini di prossimità”, si sofferma molto sugli aspetti problematici dei media. “La velocità dell’informazione – scrive il Papa – supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso”.
Per Papa Francesco, che ha ereditato da Benedetto XVI l’account twitter @Pontifex, i limiti della comunicazione “non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica”. L’invito di Francesco, eletto dalla rivista americana Time uomo dell’anno, è a “recuperare un certo senso di lentezza e di calma”. Ma lo sguardo del Papa si rivolge anche a quella “cultura dello scarto” che Bergoglio sta condannando insistentemente in questi mesi che lo separano dal compimento del primo anno di pontificato. “Il mondo – scrive Francesco – soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose. In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa”.
L’invito del Papa è a “non ignorare il nostro prossimo reale. Non basta passare lungo le ‘strade’ digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. La rete digitale – precisa Francesco – può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. E il Papa conclude sottolineando che “la testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri”. Molto significativa per gli scandali che hanno coinvolto lo Ior e per le affermazioni sull’esistenza di una lobby gay in Vaticano, l’omelia della Messa celebrata a Santa Marta...

Papa Francesco è un uomo dalla grande e riconosciuta capacità comunicativa. Il suo messaggio, capace di toccare le persone in modo immediato, diretto, intuitivo. Ed è proprio il suo messaggio a plasmare e modellare la forma nella quale egli lo esprime: una forma che finisce per sbilanciare il corpo fuori da macchine e balconi, transenne e finestrini. Papa Francesco è un Papa touch, un Papa che ama il contatto diretto, personale, non mediato.
E Papa Francesco ha appena reso pubblico il suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni. È un messaggio semplice, chiaro e forte. Scrive: “la Rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili, ma di persone“. La Rete siamo noi, la Rete è fatta per toccarci, per incontrarci. Se non lo fa non è se stessa. Internet è una conquista innanzitutto umana, prima che tecnologica. Non è un assemblaggio di materiali e strumenti elettrici ed elettronici. La nostra vita è già una rete, anche senza i computer, i tablet e gli smartphones. Però queste tecnologie della comunicazione possono potenziare e aiutare a vivere la nostra esperienza di vita come rete; se dunque non fossero in grado di spingerci ad una maggiore accoglienza reciproca, o far maturare la nostra personale umanità e la nostra reciproca comprensione, non risponderebbero alla loro ragion d’essere (il credente dice “alla sua vocazione“). Perché, se la comunicazione non ci rende più “prossimi” gli uni altri altri, se non ci fa vivere la vicinanza, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana.

Un modo dirompente per esprimere la familiarità tra la Chiesa e la Rete che è realtà consolidata. Già Benedetto XVI aveva parlato di internet come «vero dono per l'umanità» e deciso di debuttare su Twitter. Francesco fa un altro balzo: i doni della rete sono doni di Dio.
«Non abbiate timore di farvi cittadini digitali» dice ai comunicatori il Papa comunicatore, che ha superato gli undici milioni di seguaci su Twitter. «Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare fino ai confini della terra». L'ospedale da campo che vuole il Papa funziona anche on line: «Aprire le porte delle Chiese significa anche aprirle nell'ambiente digitale». Dietro ogni connessione, nascosta nel wi-fi, c'è una persona. La rete è una strada «perché la gente entri, in qualunque condizione di vita si trovi». La Chiesa è «casa di tutti».
Internet può aiutare anche a ridurre le divisioni che permangono nell'umanità. Nel mondo «vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri». Ma la vicinanza che offre la rete, la facilità nel raggiungersi e parlarsi, questo «mondo che sta diventando sempre più piccolo», portano con sé potenzialità di bene. E le istruzioni per maneggiare il dono di Dio sono cercare «maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti».
Incontri reali, non virtuali. Tra i tweet e i post si annidano limiti, insidie da schivare. «Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso». E poi «la velocità dell'informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta». Le influenze di «determinati interessi politici ed economici». Ma ciò non significa rifiutare i media. Solo trovare ricette per farne buon uso: «Recuperare un certo senso di lentezza e di calma», «essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi». Trovare spazi per elaborare gli input, a volte eccessivi e confusionari, della rete.
Qualche ragione di ottimismo arriva da una ricerca dell'Istituto Toniolo sui giovani tra i 18 e i 29 anni...



Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - Mi piego pur di non spezzare - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 gennaio 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Papa Francesco: 
“far crescere la riconciliazione, abbattere i muri”

Non è facile costruire il dialogo con gli altri, specie se da loro ci divide un rancore. Ma il cristiano cerca sempre questa strada di ascolto e riconciliazione, con umiltà e mitezza, perché è ciò che ha insegnato Gesù. È il pensiero di sintesi dell’omelia tenuta da Papa Francesco alla Messa mattutina in Casa S. Marta.

Mi spezzo ma non mi piego, afferma una certa saggezza popolare. Mi piego pur di non spezzare, suggerisce la sapienza cristiana. Due modi di intendere la vita: il primo, con la sua durezza, facilmente destinato ad alzare muri di incomunicabilità tra le persone, fino alla degenerazione dell’odio. Il secondo incline a gettare ponti di comprensione, anche dopo un diverbio, una lite. Ma, avverte Papa Francesco, a patto di ricercare e praticare “l’umiltà”. L’omelia a Casa Santa Marta è una prosecuzione di quella di ieri. Al centro della lettura liturgica, e della riflessione del Papa, ancora lo scontro tra il Re Saul e Davide. Il secondo, a un tratto, ha l’occasione di uccidere il primo ma, osserva Papa Francesco, sceglie “un’altra strada: la strada di avvicinarsi, di chiarire la situazione, di spiegarsi. La strada del dialogo per fare la pace”:
“Per dialogare è necessaria la mitezza, senza gridare. E necessario anche pensare che l’altra persona ha qualcosa di più di me, e Davide lo pensava: ‘Lui è l’unto del Signore, è più importante di me’. L’umiltà, la mitezza… Per dialogare, è necessario fare quello che abbiamo chiesto oggi nella preghiera, all’inizio della Messa: farsi tutto a tutti. Umiltà, mitezza, farsi tutto a tutti e anche – però non è scritto nella Bibbia – tutti sappiamo che per fare queste cose bisogna ingoiare tanti rospi. Ma, dobbiamo farlo, perché la pace si fa così: con l’umiltà, l’umiliazione, cercando sempre di vedere nell’altro l’immagine di Dio”.
“Dialogare è difficile”, riconosce Papa Francesco. Ma peggio del tentare di costruire un ponte con un avversario è lasciar ingigantire nel cuore il rancore verso di lui. In questo modo, afferma, restiamo “isolati in questo brodo amaro del nostro risentimento”. Un cristiano, invece, ha per modello Davide, che vince l’odio con “un atto di umiltà”...
Pensiamo a questo giovane Davide: avrebbe potuto vendicarsi perfettamente, avrebbe potuto mandare via il re e lui ha scelto la strada del dialogo, con l’umiltà, la mitezza, la dolcezza. Oggi, possiamo chiedere a San Francesco di Sales, Dottore della dolcezza, che dia a tutti noi la grazia di fare ponti con gli altri, mai muri”.


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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani SETTIMO GIORNO: Insieme… apparteniamo a Cristo

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

18 - 25 gennaio 2014


LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA



SETTIMO GIORNO: Insieme… apparteniamo a Cristo

Isaia 19, 19-25 Egli manderà loro qualcuno a salvarli

Quel giorno nella terra d'Egitto ci sarà un altare dedicato al Signore, e alla frontiera costruiranno un monumento in suo onore. Saranno un segno della presenza del Signore dell'universo in Egitto. Quando gli Egiziani saranno oppressi e chiameranno in aiuto il Signore, egli manderà loro qualcuno a salvarli. Il Signore si manifesterà agli Egiziani, e allora lo riconosceranno come Dio e lo onoreranno con sacrifici e offerte. Gli faranno promesse solenni e le adempiranno. Anche se il Signore punirà ancora, poi li salverà.
Quel giorno ci sarà una strada che unisce l'Egitto e l‘Assiria. Gli Egiziani andranno in Assiria e gli Assiri in Egitto. Insieme serviranno il Signore. Quel giorno Israele sarà accanto all‘Egitto e all‘Assiria; sarà un segno che il Signore dell'universo benedice tutto il mondo, dicendo: «Siano benedetti l‘Egitto, popolo mio, l‘Assiria, che io ho creato, e Israele, popolo che mi appartiene».

Salmo 139 (138), 1-12 Come andare lontano da te?

Per il direttore del coro. Salmo di Davide.

Signore, tu mi scruti e mi conosci;
mi siedo o mi alzo e tu lo sai.
Da lontano conosci i miei progetti:
ti accorgi se cammino o se mi fermo,
ti è noto ogni mio passo.
Non ho ancora aperto bocca
e già sai, o Signore, quel che voglio dire.
Mi sei alle spalle, mi stai di fronte;
metti la mano su di me!
È stupenda per me la tua conoscenza,
è al di là di ogni mia comprensione.

Come andare lontano da te,
come sfuggire al tuo sguardo?
Salgo in cielo, e tu sei là;
scendo nel mondo dei morti, e là ti trovo.
Prendo il volo verso l'aurora
o mi poso all'altro estremo del mare:
anche là mi guida la tua mano,
là mi afferra la tua destra.
Dico alle tenebre: "Fatemi sparire",
e alla luce intorno a me: "Diventa notte!";
ma nemmeno le tenebre per te sono oscure
e la notte è chiara come il giorno:
tenebre e luce per te sono uguali.

1 Corinzi 12, 12-26 Se una parte soffre, [...] se una parte è onorata

Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo. E tutti noi credenti, schiavi o liberi, di origine ebraica o pagana, siamo stati battezzati con lo stesso Spirito per formare un solo corpo, e tutti siamo stati dissetati dallo stesso Spirito. Il corpo infatti non è composto da una sola parte, ma da molte. Se il piede dicesse: "Io non sono una mano, perciò non faccio parte del corpo", non cesserebbe per questo di fare parte del corpo. E se l‘orecchio dicesse: "Io non sono un occhio, perciò non faccio parte del corpo", non cesserebbe per questo di essere parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l‘udito? O se tutto il corpo fosse udito, dove sarebbe l‘odorato? Ma Dio ha dato a ciascuna parte del corpo il proprio posto secondo la sua volontà. Se tutto l‘insieme fosse una parte sola, dove sarebbe il corpo? Invece le parti sono molte, ma il corpo è uno solo. Quindi l‘occhio non può dire alla mano: "Non ho bisogno di te", o la testa non può dire ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi, proprio le parti del corpo che ci sembrano più deboli, sono quelle più necessarie. E le parti che consideriamo meno nobili e decenti, le circondiamo di maggior premura. Le altre parti considerate più nobili non ne hanno bisogno. Dio ha disposto il corpo in modo che venga dato più onore alle parti che non ne hanno. Così non ci sono divisioni nel corpo: tutte le parti si preoccupano le une delle altre. Se una parte soffre, tutte le altre soffrono con lei; e se una parte è onorata, tutte le altre si rallegrano con lei.

Marco 9, 38-41 Chi non è contro di noi è per noi

Giovanni disse a Gesù: ―Maestro, abbiamo visto un uomo che usava il tuo nome per scacciare i demòni, e  noi abbiamo cercato di farlo smettere perché non è uno dei nostri. Ma Gesù disse: "Lasciatelo fare. Perché non c‘è nessuno che possa fare un miracolo in nome mio, e poi subito si metta a parlar male di me. Chi non è contro di noi è per noi. E se qualcuno vi darà anche soltanto un bicchiere d‘acqua per il fatto che siete discepoli di Cristo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa.

Tre spunti di riflessione

Isaia preannuncia il giorno in cui Egiziani e Assiri avrebbero onorato Dio insieme ad Israele, quale popolo di Dio. L‘unità dei cristiani appartiene al disegno di Dio per l‘unità di tutta l‘umanità, e del cosmo intero. Preghiamo perché giunga il giorno in cui adoreremo insieme nell‘unica fede e nell‘unica comunione eucaristica.

Siamo benedetti dai doni delle tradizioni delle varie chiese. Riconoscere questi doni gli uni negli altri spinge verso l‘unità visibile.

Il nostro battesimo ci unisce come un unico corpo in Cristo. Mentre apprezziamo reciprocamente le nostre chiese particolari, Paolo ci ricorda che tutti coloro che invocano il nome del Signore sono con noi in Cristo, perché tutti apparteniamo al suo unico Corpo. Non c‘è nessun altro di cui si possa dire: "non ho bisogno di te" (1 Cor 12, 21).

Domande per la riflessione personale

-Quali sono i segni dell‘"essere di Cristo"?
-In quale modo la frase "Io sono di Cristo" può essere usata per dividere i cristiani piuttosto che per unirli?

Preghiera

Ti rendiamo grazie o Dio, perché Tu benedici tutti e ciascun membro del Corpo di Cristo con i doni del tuo Spirito. Aiutaci a sostenerci reciprocamente, a rispettare le nostre differenze, e a lavorare per l‘unità di tutti coloro che, nel mondo, confessano Gesù come Signore. Amen.

Il testo è tratto da:
Parola del Signore – La Bibbia, Traduzione interconfessionale in lingua corrente
Leumann / Roma, Elledici / Alleanza Biblica Universale, 2000


Preghiera per i giornalisti di mons. Bruno Forte


Preghiera per i giornalisti
di 
mons. Bruno Forte



Cari Giornalisti e Operatori dei “media”, la memoria liturgica di San Francesco di Sales, Vostro celeste patrono, è l’occasione per rivolgermi a Voi con rispetto e amicizia, esprimendoVi la vicinanza della mia preghiera e proponendoVi una preghiera, ispirata al decalogo che Vi avevo proposto nel 2012


Preghiera del Giornalista

Signore,
che io abbia piena consapevolezza
della dignità del compito che mi è affidato
e delle responsabilità connesse
al servizio dell’informazione.
Aiutami a seguire la voce della coscienza,
cercando di piacere sempre e solo a Te.
Fa’ che non manchi mai al mio cuore
la fiducia nella forza della verità,
cui obbedire anche quando dovessi pagare di persona.
Che il mio lavoro si fondi sull’ascolto onesto dei fatti,
affinché possa informare rigorosamente gli altri
e promuova la partecipazione consapevole di tutti e di ciascuno
alla vita civile, culturale, politica ed ecclesiale.
Alimenta in me il desiderio di contribuire al bene comune
e fa’ che io possa alimentarlo nel mio prossimo.
Non permettere che dimentichi i poveri e i deboli,
aiutandomi a prestar loro attenzione
per dar voce specialmente a chi non ha voce.
Fa’ che io sia ponte di dialogo fra posizioni diverse,
testimone e operatore di giustizia e libertà,
specialmente nel rapporto con la classe politica e le istituzioni,
stimolando l’una e le altre a servire la gente e non a servirsene.
Che io possa così sperimentare la Tua Chiesa
come comunità amica, vigile e accogliente,
attento ai suoi richiami a fuggire la superficialità
e il cedimento alle mode che passano.
Sia vera ricompensa per me la consapevolezza
di aver svolto un servizio serio e onesto!
Signore, non permettere che io mi lasci sedurre dal carrierismo,
dalle lusinghe e dai compromessi morali!
Tu che scruti i cuori e li conduci al bene
abbi misericordia di me, illuminami
e sostieni il mio cammino al servizio del bene di tutti
sulla via della verità, che ci fa liberi. Amen. Alleluja!

+ Bruno Forte

Vedi il nostro precedente post:


giovedì 23 gennaio 2014

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - il verme della gelosia e dell’invidia - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
23 gennaio 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.



Papa Francesco: 
“La gelosia e l'invidia sono le armi del diavolo”

Con una preghiera affinché il «seme della gelosia non venga seminato» nelle comunità cristiane e l’invidia non alberghi nel cuore dei credenti Papa Francesco ha concluso l’omelia della messa celebrata stamane, giovedì 24 gennaio, a Santa Marta.

Tutta la riflessione del Pontefice è stata incentrata sul tema della gelosia e dell’invidia, definite le porte attraverso le quali il diavolo è entrato nel mondo. Il vescovo di Roma ha preso spunto dalla prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele (18, 6-9; 19, 1-7), dove si narra delle donne che, dopo la vittoria del popolo di Dio contro i filistei, ottenuta soprattutto grazie al coraggio di Davide, uscirono da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul.
Anche quest’ultimo — ha commentato — «era felice, ma ha sentito qualcosa che non gli è piaciuto. Quando le donne lodavano Davide perché aveva ucciso il Filisteo», qualcosa ha gettato nel cuore del sovrano «amarezza, tristezza». E all’udire i canti delle donne, egli «fu molto irritato e gli parvero cattive» le parole in essi contenute.
È proprio in quel preciso momento — ha fatto notare il Santo Padre — che una «grande vittoria incomincia a diventare sconfitta nel cuore del re. Comincia quell’amarezza» che riporta alla mente «quanto accadeva nel cuore di Caino: comincia quel verme della gelosia e dell’invidia».
Al re Saul capita quello che avvenne a Caino quando il Signore gli chiese: «Ma perché sei risentito, perché cammini con la testa in giù»? Infatti, ha spiegato Papa Francesco, «il verme della gelosia porta risentimento, invidia, amarezza» e anche decisioni istintive, come quella di uccidere. Non a caso Saul matura la stessa determinazione di Caino: uccidere. E decide di uccidere Davide.
Una realtà che si ripete ancora oggi, ha aggiunto il Pontefice, «nei nostri cuori. È un’inquietudine cattiva, che non tollera che un fratello o una sorella abbiano qualcosa che io non ho». E così «invece di lodare Dio, come facevano le donne d’Israele per la vittoria», si preferisce rinchiudersi in se stessi, «rammaricarsi e cuocere i propri sentimenti, cucinarli nel brodo dell’amarezza».
...
Dunque «le chiacchiere dividono la comunità, distruggono la comunità: sono le armi del diavolo. Quante belle comunità cristiane — ha commentato amareggiato il Pontefice — abbiamo visto che andavano bene», ma poi in qualcuno dei loro membri «è entrato il verme della gelosia e dell’invidia, ed è venuta la tristezza», i loro «cuori si sono risentiti». Ecco allora il monito a non dimenticare l’episodio di Saul, perché «dopo una grande vittoria, incomincia un processo di sconfitta. Una persona che è sotto l’influsso dell’invidia e della gelosia uccide». Del resto, «Giovanni l’apostolo ci ha detto: chi odia suo fratello è un omicida. E l’invidioso, il geloso, incomincia a odiare il fratello».
Da qui l’auspicio finale del Santo Padre: «Oggi in questa messa preghiamo per le nostre comunità cristiane, perché questo seme della gelosia non venga seminato tra noi. Perché l’invidia non prenda posto nel nostro cuore, nel cuore delle nostre comunità. E così possiamo andare avanti con la lode al Signore, lodando il Signore con la gioia. È — ha concluso — una grazia grande: la grazia di non cadere nella tristezza, nel risentimento, nella gelosia e nell’invidia».


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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani - SESTO GIORNO: Insieme… cerchiamo di essere uniti

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

18 - 25 gennaio 2014


LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA



SESTO GIORNO: Insieme… cerchiamo di essere uniti

Giudici 4:1-9 Se vieni anche tu, ci vado

Dopo la morte di Eud il popolo d'Israele andò di nuovo contro la volontà del Signore. A causa della loro condotta il Signore abbandonò gli Israeliti in potere del re cananeo Iabin, che regnava ad Asor. Comandante
del suo esercito era Sisara, che risiedeva a Caroset-Goìm. Iabin aveva novecento carri da guerra di ferro e da venti anni opprimeva duramente Israele. Allora gli Israeliti invocarono l'aiuto del Signore. In quel tempo era giudice, capo d‘Israele, la profetessa Debora, moglie di Lappidòt. Il popolo andava da lei per aver giustizia.
Essa accoglieva gli Israeliti in una località tra Rama e Betel, nel territorio collinare di Èfraim, seduta sotto una palma, che fu poi chiamata palma di Debora. Un giorno essa mandò a chiamare Barak, figlio di Abinoàm, che stava a Kedes di Nèftali, e gli disse: Questi sono gli ordini del Signore Dio d‘Israele: ―Va‘ e prendi con te diecimila uomini della tribù di Nèftali e di Zàbulon e portali con te sul monte Tabor. Il Signore attirerà Sisara, il comandante di Iabin, al torrente Kison con i suoi carri e le sue truppe, e li farà cadere nelle vostre mani‖. Barak le disse: Se vieni anche tu, ci vado; altrimenti no. Essa rispose: Sì, verrò con te. Ma questo non ti farà onore, perché il Signore darà Sisara in mano a una donna!

Salmo 34 (33), 1-15 Cerchi la pace e ne segua la via

Di Davide. Si riferisce a quando egli si finse pazzo davanti ad Abimelec e, scacciato, se ne andò.

Benedirò il Signore in ogni tempo:
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io voglio gloriarmi del Signore:
gli umili udranno e saranno felici.
Celebrate con me il Signore perché è grande,
esaltiamo tutti insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto,
da tutti i timori mi ha liberato.
Chi guarda a lui diventa raggiante,
dal suo volto svanisce la vergogna.
Se un povero grida, il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angustie.
L‘angelo del Signore veglia su chi lo teme
e lo salva da ogni pericolo.

Gustate e vedete com‘è buono il Signore:
felice l'uomo che in lui si rifugia.
Ubbidite al Signore, voi suoi fedeli:
nulla manca all'uomo che lo teme.
Anche il leone può soffrire la fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Venite, figli, ascoltatemi:
io vi insegnerò il timore del Signore.
Se un uomo desidera gustare la vita,
se vuole vedere molti giorni felici,
tenga lontano la lingua dal male
con le sue labbra non dica menzogne.
Fugga il male e pratichi il bene, cerchi la pace e ne segua la via!

1 Corinzi 1, 10-15 Siate uniti: abbiate gli stessi pensieri e le stesse convinzioni

Fratelli, in nome di Gesù Cristo, nostro Signore, vi chiedo che viviate d‘accordo. Non vi siano contrasti e divisioni tra voi, ma siate uniti: abbiate gli stessi pensieri e le stesse convinzioni. Purtroppo alcuni della famiglia di Cloe mi hanno fatto sapere che vi sono litigi tra voi. Mi spiego: uno di voi dice: "Io sono di Paolo"; un altro: "Io di Apollo"; un terzo sostiene: "Io sono di Pietro"; e un quarto afferma: "Io sono di Cristo". Ma Cristo non può essere diviso! E Paolo, d‘altra parte, non è stato crocifisso per voi. E nessuno vi ha battezzati nel nome di Paolo. Grazie a Dio non ho battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio. Così nessuno può dire di essere stato battezzato nel mio nome.

Luca 22, 24-30 Tra i discepoli sorse una discussione

Tra i discepoli sorse una discussione per stabilire chi tra essi doveva essere considerato il più importante. Ma Gesù disse loro: I re comandano sui loro popoli e quelli che hanno il potere si fanno chiamare benefattori del popolo. Voi però non dovete agire così! Anzi, chi tra voi è il più importante diventi come il più piccolo; chi comanda diventi come quello che serve. Secondo voi, chi è più importante: chi siede a tavola oppure chi sta a servire? Quello che siede a tavola, non vi pare? Eppure io sto in mezzo a voi come un servo. Voi siete quelli rimasti sempre con me, anche nelle mie prove. Ora, io vi faccio eredi di quel regno che Dio, mio Padre, ha dato a me. Quando comincerò a regnare, voi mangerete e berrete con me, alla mia tavola. E sederete su dodici troni per giudicare le dodici tribù del popolo d‘Israele.

Tre spunti di riflessione
La disunione descritta nella Prima lettera ai Corinzi (1, 12-13) rileva una lettura distorta del vangelo, che mina dall‘interno l‘integrità del messaggio di Cristo. Riconoscere il conflitto e la divisione, come hanno fatto i familiari di Cloe, è il primo passo per ristabilire l‘unità.

Donne come Debora e Cloe costituiscono una voce profetica nel popolo di Dio in tempi di conflitto e di divisione, mettendoci di fronte al bisogno di essere riconciliati. Queste voci profetiche possono rendere le persone capaci di radunarsi in rinnovata unità per agire insieme.

Mentre ci sforziamo per essere uniti negli stessi pensieri e nelle stesse convinzioni, siamo chiamati a cercare il Signore e la sua pace, come scrive il salmista.

Domande per la riflessione personale

-Ricordi qualche circostanza in cui chiamare profeticamente per nome dolorosi disaccordi di una chiesa è stato l‘inizio di un rinnovato impegno verso una più profonda unità?

-Quali questioni causano ancora divisioni all‘interno dell‘ecumene? Quali sentieri verso una maggiore unità scorgi?


Il testo è tratto da:
Parola del Signore – La Bibbia, Traduzione interconfessionale in lingua corrente
Leumann / Roma, Elledici / Alleanza Biblica Universale, 2000



Papa Francesco UDIENZA GENERALE 22 gennaio 2014 - testo, foto e video


Piazza San Pietro
Mercoledì, 22 gennaio 2014


Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Sabato scorso è iniziata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà sabato prossimo, festa della Conversione di san Paolo apostolo. Questa iniziativa spirituale, quanto mai preziosa, coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni. Si tratta di un tempo dedicato alla preghiera per l’unità di tutti i battezzati, secondo la volontà di Cristo: «che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Ogni anno, un gruppo ecumenico di una regione del mondo, sotto la guida del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, suggerisce il tema e prepara sussidi per la Settimana di preghiera. Quest’anno tali sussidi provengono dalle Chiese e Comunità ecclesiali del Canada, e fanno riferimento alla domanda rivolta da san Paolo ai cristiani di Corinto: «È forse diviso il Cristo?» (1 Cor 1,13).
Certamente Cristo non è stato diviso. 









Paolo rimprovera i corinzi per le loro dispute, ma anche rende grazie al Signore «a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza» (1,4-5). Queste parole di Paolo non sono una semplice formalità, ma il segno che egli vede prima di tutto – e di questo si rallegra sinceramente – i doni fatti da Dio alla comunità. Questo atteggiamento dell’Apostolo è un incoraggiamento per noi e per ogni comunità cristiana a riconoscere con gioia i doni di Dio presenti in altre comunità. Malgrado la sofferenza delle divisioni, che purtroppo ancora permangono, accogliamo, le parole di Paolo come un invito a rallegrarci sinceramente delle grazie concesse da Dio ad altri cristiani. Abbiamo lo stesso Battesimo, lo stesso Spirito Santo che ci ha dato la Grazia: riconosciamolo e rallegriamoci.
È bello riconoscere la grazia con cui Dio ci benedice e, ancora di più, trovare in altri cristiani qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che potremmo ricevere come un dono dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle.
...

Leggi il testo integrale dell'Udienza Generale

Guarda il video della catechesi

Come sempre il Santo Padre prima di iniziare la catechesi ha fatto un lungo giro nella piazza sulla jeep bianca baciando, accarezzando e benedicendo tanti bambini alcuni piccolissimi di cui si informava quanti mesi o addirittura giorni avessero. 
La sua presenza è sempre accompagnata da un entusiasmo travolgente, tutti lo chiamano a gran voce gli consegnano lettere, disegni  e quant'altro, Papa Francesco è sempre disponibile e non fa mancare il suo sorriso, cenni e battute, sembra proprio voglia esprimere in ogni modo il suo desiderio di abbracciare tutti.
Non sono mancate le strette di mano, lo scambio di papalina e l'offerta di mate peraltro come sempre accolti. 


Durante la catechesi ha cominciato a piovere, ma i numerosi fedeli sono rimasti ad ascoltare le parole del Santo Padre fino alla fine.









Guarda il video integrale


mercoledì 22 gennaio 2014

MOLTE CHIESE CRISTIANE, UN’UNICA CHIESA DI CRISTO di Giovanni Cereti


MOLTE CHIESE CRISTIANE,
UN’UNICA CHIESA DI CRISTO
di
Giovanni Cereti



Il ritorno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), richiama l’attenzione dei discepoli di Cristo sull’intollerabilità delle divisioni e sulla necessità di una riconciliazione fra tutti i cristiani in un mondo che si va unificando e fra Chiese che sono finalmente libere dalle ingerenze degli Stati che hanno una grande responsabilità per le separazioni esistenti.
Il tema che viene proposto quest’anno è quello dell’urgenza di un coinvolgimento di tutto il popolo cristiano per il superamento delle attuali divisioni, con riferimento a 1Cor 1, 1-17: Cristo non può essere diviso.
Contrariamente all’opinione corrente, per la quale l’impegno per il ristabilimento della piena comunione fra tutti i cristiani sembra essersi molto raffreddato in tutte le Chiese, gli eventi del 2013 e i documenti pubblicati nel corso dell’anno appena concluso sembrano volerci dimostrare proprio il contrario.

Segni di speranza
Fra gli eventi, non è inutile ricordare quanto sia stata importante l’elezione di papa Francesco, che dal suo primo incontro con il popolo cristiano si è presentato come vescovo di Roma, con un’affermazione piena di implicanze ecumeniche, insieme all’assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) che si è tenuta a Busan in Corea del Sud all’inizio del mese di novembre, sul tema Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace.
Quanto ai documenti sarà sufficiente ricordare quello della Commissione teologica del CEC, Fede e Costituzione, dal titolo La Chiesa: verso una visione comune, presentato a Ginevra il 7 marzo 2013. Questo documento, al quale tutte le Chiese sono invitate a rispondere (così come è stato per Battesimo Eucaristia Ministero del 1982), costituisce la terza e definitiva elaborazione.
Insieme ad esso, merita attenzione il documento pubblicato dalla Commissione cattolico-luterana sull’unità e la commemorazione comune della Riforma nel 2017, con il titolo: Dal conflitto alla comunione, che contiene le linee guida per una preparazione delle Chiese a celebrare il quinto centenario dell’inizio della Riforma, data nella quale avremmo desiderato poter celebrare una piena riconciliazione ma nella quale potremo almeno sentire quanto le siamo ormai vicini.
E anche il nuovo anno promette avvenimenti di non minore importanza, come l’incontro di papa Francesco con Bartolomeo I a Gerusalemme per la fine di maggio.
Tutti questi eventi ci interessano, perché mai come oggi i cristiani sentono che per la comune fede in Cristo e per il comune battesimo formiamo veramente insieme un’unica famiglia di Dio, un unico Popolo di Dio, un’unica Chiesa.
Per i cattolici, una tale convinzione non si fonda sulle acquisizioni del movimento ecumenico, ma proprio sui documenti del concilio Vaticano II. ...