VISITA PASTORALE DI LEONE XIV
Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo (Roma)
IV Domenica di Quaresima, 15 marzo 2026
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Papa Leone XIV a Ponte Mammolo:
"Siete un segno di speranza.
Avete creato una comunità che sa accogliere"

Foto Andrea Pelagatti (Facebook)
Una comunità in festa ha accolto papa Leone XIV al suo arrivo nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù a via di Casal dei Pazzi, a Ponte Mammolo. Il Pontefice alle 16 è arrivato per l'incontro con i fedeli, famiglie e giovani che già nei giorni precedenti avevano esposto uno striscione di benvenuto nel quartiere.
Papa Leone a Ponte Mammolo
Molte le persone affacciate ai balconi, per poter scorgere papa Robert Prevost, che alle 17 ha guidato la messa insieme al cardinal Baldo Reina: "Un saluto speciale a chi sta ai balconi, grazie anche a voi. Tutti sono chiamati , invitati, anche se non è possibile entrare per il numero limitato. In Gesù Cristo c’è’ salvezza” le prime parole del Pontefice.
L'incontro con la comunità parrocchiale
Prevost si è poi rivolto ai presenti: "Voi rappresentate la parrocchia che rappresenta il Cuore di Gesù. Il cuore è l'amore di Dio - ha detto -. Voglio ringraziare tutti coloro i quali fanno parte di questa parrocchia che aiutano gli immigrati, gli anziani e a chi è senza lavoro. Siete un segno di speranza in un mondo dove la sofferenza e le difficoltà sono troppo grandi. Prima di venire qui ho sentito una signora che ha perso tutto a causa della guerra. Noi possiamo essere quel segno di speranza in quel mondo in cui non ci sono più questi segni".
“Il Vangelo ci chiama ad accogliere lo straniero”
Leone XIV ha dedicato alcune considerazioni al tema dell'accoglienza, prendendo spunto da quanto riferito dal cardial Reina su una rete di circa cento parrocchie che lavorano per l'integrazione degli stranieri: “C'è un atteggiamento che è quello di chiudere le porte. Il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso - ha ricordato -, quello di Gesù che dice 'ero straniero e mi avete accolto'”.
Il saluto a malati, volontari e senza tetto
Il papa ha poi salutato malati, volontari e una rappresentanza di poveri e senza tetto che usufruiscono dei servizi di assistenza presenti nel complesso. Leone ha sottolineato che la parrocchia è intitolata al Sacro Cuore in quanto "il cuore è l'amore di Dio".
“Grazie perché accompagnate chi soffre”
“Voi come parrocchia avete creato una comunità che sa accogliere, segno di speranza in un mondo dove dolore, sofferenza, difficoltà sono troppo grandi - ha concluso Prevost -. Grazie perché accompagnate i malati, chi soffre perché non trova lavoro, chi non ha casa e non sa dove andare”.
(fonte: ROMA TODEY, articolo di Valerio Valeri 15/03/2026)
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Incontro con i bambini e ragazzi
Buon pomeriggio a tutti! E bentrovati!
Grazie per questa accoglienza. Buenas tardes! C’è una comunità molto grande di peruviani qui. Bene, bene. E tanti altri. Buon pomeriggio. Grazie.
Interventi bambini
Buongiorno a tutti!
Voi rappresentate la parrocchia che ha come patrono il Sacro Cuore di Gesù. Il cuore, che cosa rappresenta? L'amore, la carità, l'espressione così grande di Dio infinito; e di Dio, quello che è infinito è il suo amore, la sua grazia, la sua misericordia. E questa è una cosa che in questa parrocchia, in una maniera molto speciale, si fa presente a tante persone. E voglio ringraziare tutti voi, tutti coloro che fanno parte di questa parrocchia: la Caritas, nell'espressione di aiuto per gli immigrati; quelli che accompagnano gli ammalati; quelli che tante volte soffrono perché non trovano lavoro, non hanno casa, non sanno dove andare. E voi, come parrocchia, avete creato una comunità che veramente sa accogliere. E per questo vi ringrazio davvero, perché è un segno di speranza in un mondo dove tante volte il dolore, la sofferenza, le difficoltà, sono troppo grandi.
Ho sentito pochi minuti prima di partire da casa una signora che parlava; diceva che nel mondo non ci sono più segni di speranza; stava soffrendo a causa della guerra e lei chiedeva: “Adesso dove vado?”. Aveva perso tutto. Ma noi che crediamo in Gesù Cristo e che viviamo come fratelli e sorelle uniti, possiamo essere quel segno di speranza anche in un mondo dove non si trovano più questi segni.E perché? Perché crediamo e conosciamo Gesù Cristo, il suo cuore, il suo amore che è sempre con noi. E voi rappresentate questo amore infinito.
Grazie per essere qui e grazie per questo gesto, questa vita di compromiso nella fede, cioè di impegno per la fede, per vivere così l'amore di Dio.
Ora voglio fare anche un saluto speciale. Ci sono tante persone che ci accompagnano; non sono potuti entrare qui dentro, però dai balconi, dal tetto delle case … A tutti un saluto molto grande e grazie anche a voi! Tutti sono invitati, tutti sono chiamati. E così anche noi possiamo rappresentare questa famiglia che non conosce limiti, che vuole invitare tutti a dire: “Venite tutti!”. Anche se non è possibile entrare per il numero di persone, c'è un segno molto importante qui, proprio in questa zona dove tante volte vediamo, sentiamo le difficoltà, tanti problemi: c'è una parrocchia viva, una comunità di fede, una comunità che dice: “Venite tutti”, perché in Gesù Cristo c'è salvezza e noi vogliamo vivere, ricevere e condividere questo grande amore che il Signore ci offre.
Grazie di nuovo per essere qui. Sarà un piacere celebrare con voi la nostra fede, ascoltare la parola di Dio, celebrare l'Eucaristia, rendere grazie al Signore.
Allora continuiamo questo bell’incontro, sapendo che in questi incontri Gesù Cristo si fa vicino a noi. Viviamo la nostra fede e così siamo tutti segno di speranza.
Grazie.
Bene. Siccome tutti non possono entrare in chiesa, daremo anche qui un momento di preghiera e la benedizione a tutti voi.
Preghiamo insieme: Padre nostro…
Benedizione.
Auguri a tutti voi. E viviamo questo incontro con la gioia, perché conosciamo Gesù che è qui con noi. Grazie.
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Incontro con ammalati e anziani
Buonasera a tutti.
È un piacere incontrarvi, avere questa occasione di passare insieme il pomeriggio con la gioia di essere figli e figlie di Dio, fratelli e sorelle tutti, che durante questo tempo della Quaresima, tempo di conversione, tempo per avvicinarci di più al Signore, possiamo trovare veramente una casa, una famiglia, un’esperienza di comunità, dove le porte sono aperte e accolgono tutti. È una bellezza che tante volte nel mondo è difficile trovare. Allora, grazie per essere venuti.
So che qualcuno di voi ha sofferenza, malattia, le difficoltà dell’età che qualche volta si presentano … eppure siete venuti. E vi ringrazio. È un’occasione molto bella anche per me. Sono molto contento di essere qui con voi. E grazie per questa accoglienza.
Il card. Baldo Reina mi stava dicendo un momento fa, che ci sono un centinaio di parrocchie a Roma dove c’è questa accoglienza, anche dopo scuola, cioè la possibilità per le famiglie dei migranti che possono trovare un luogo, un posto, forse cominciando con lo studio dell’italiano, ma anche con altri aiuti, per integrarsi nella società. Vorrei sottolineare il grande valore di questo gesto, perché sappiamo – e non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi, - un nuovo atteggiamento si sta presentando dove vogliono chiudere porte, dove vogliono dire: “Basta! Che non vengano altri!”. E invece noi come discepoli di Gesù Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Gesù si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi avete accolto”. E questo è un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Gesù Cristo in mezzo a noi.
E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono, che sicuramente trovano delle difficoltà, ci sono persone che non hanno casa, che grazie a Dio possono trovare qui un posto anche per – non so - la doccia, per qualcosa da mangiare, per un po’ - diciamo - di comunità, persone che ricevono qualcosa. Oggi c’è anche questo, tante volte: la solitudine. Molte persone soffrono, si trovano sole, non trovano con chi parlare, chi può aiutare, chi può accompagnare nel cammino della vita.
E allora una parrocchia che si chiama Sacro Cuore, è una parrocchia che rappresenta questo cuore di Gesù, è veramente un luogo benedetto da Dio, che è chiamata ad essere questa casa di accoglienza, questa casa di fraternità, di carità, di amore, dove le persone che hanno bisogno possono trovare veramente una famiglia. Una famiglia che prega, una famiglia che vive la fede, una famiglia che vive l’autentico amore nella carità fraterna. Grazie a tutti voi, grazie di nuovo per essere qui. È veramente un piacere poter salutare.
Vorrei ringraziare anche il vostro parroco; diamo anche a lui un forte applauso per dire: “Grazie don Francis per tutto quello che fa”. Il parroco non è la parrocchia, ma senza parroco tante volte ci sono delle difficoltà. Allora, lo ringraziamo sinceramente per tutto il servizio e attraverso di lui anche tutti i parroci, tutti i sacerdoti che servono la comunità a Roma.
Poi salutiamo anche Sua Eminenza, il vicario e futuro vescovo, qui accanto a me, don Marco. Una comunità che rappresenta l’amore di Dio è davvero un regalo molto grande. Grazie, grazie a tutti voi.
Benedizione
Grazie, grazie a tutti voi.
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SANTA MESSA
OMELIA DI LEONE XIV
Carissimi fratelli e sorelle,
la nostra Celebrazione eucaristica, oggi, è più che mai intonata alla gioia. Infatti, la bellezza di questo nostro incontro si inserisce nel contesto della domenica detta “laetare”, cioè “rallegrati”, dalle parole di Isaia: «Rallegrati, Gerusalemme» (Ingresso, cfr Is 66,10).
Questo ci fa riflettere. Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano.
È il messaggio di questa domenica: al di là di qualsiasi abisso in cui l’uomo possa cadere, a causa dei suoi peccati, Cristo viene a portare un chiarore più forte, capace di liberarlo dalla cecità del male, perché inizi una vita nuova.
L’incontro tra Gesù e il cieco nato (cfr Gv 9,1-41), in effetti, può essere paragonato alla scena di un parto, grazie al quale questi, come un bambino che viene alla luce, scopre un mondo nuovo, vedendo sé stesso, gli altri e la vita con gli occhi di Dio (cfr 1Sam 16,9).
Chiediamoci allora: in che consiste questo sguardo? Cosa rivela? Che cosa vuol dire “guardare con gli occhi di Dio”?
Secondo quanto racconta l’evangelista Giovanni, significa prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista. Tante volte si sentono dire frasi del tipo: “Finché le cose andavano bene, erano tanti gli amici; nel momento della prova, però, molti se ne sono andati, sono spariti!”. Gesù non fa così: guarda il cieco con amore, non come un essere inferiore o una presenza fastidiosa, ma come una persona cara e bisognosa di aiuto. Così il loro incontro diventa un’occasione perché in tutti si manifesti l’opera di Dio.
Nel “segno”, nel miracolo, Gesù rivela la sua potenza divina e l’uomo, quasi ripercorrendo i gesti della creazione – il fango, la saliva – torna a mostrare pienamente la sua bellezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Così, recuperando la vista, diventa testimone di luce.
Certo, questo implica una fatica: deve abituarsi a tante cose prima sconosciute, imparare a distinguere i colori e le forme, reimpostare le sue relazioni, e non è facile. Anzi, l’ostilità che lo circonda cresce, lo provoca, e nemmeno i suoi genitori hanno il coraggio di difenderlo (cfr Gv 9,18-23). Sembra quasi, assurdamente, che chi gli sta vicino voglia annullare quanto è accaduto. Non solo: nell’interrogatorio a cui è sottoposto il cieco che ora ci vede, chi viene processato è soprattutto Gesù, accusato d’aver violato, per guarirlo, il giorno di sabato.
Si rivela, così, negli astanti, un’altra cecità, diversa e ancora più grave: quella di non vedere, proprio davanti a sé, il volto Dio, per cui barattano la possibilità di un incontro salvifico con la sterile sicurezza che dà loro l’osservanza legalistica di una disciplina formale. Di fronte a tale ottusità Gesù non si ferma, mostrando che non c’è “sabato” che possa ostacolare un atto d’amore. Del resto il senso del riposo sabbatico, per il popolo d’Israele – e per noi della domenica, giorno del Signore – è proprio quello di celebrare il mistero della vita come un dono, di fronte al quale nessuno può ignorare il grido di aiuto del fratello e della sorella che soffrono.
Forse, a volte, in tal senso, ciechi possiamo esserlo anche noi, quando non ci accorgiamo degli altri e dei loro problemi. Gesù, invece, ci chiede di vivere in modo diverso, come ben aveva compreso la prima comunità cristiana, in cui i fratelli e le sorelle, costanti nella preghiera, condividevano tutto con gioia e semplicità di cuore (cfr At 2,42-47). Non che mancassero, nemmeno a quei tempi, tribolazioni e ostacoli. Ma loro non si arrendevano: forti del dono del Battesimo, si sforzavano lo stesso di vivere come nuove creature, vivendo in comunione e in pace con tutti e trovando nella comunità una famiglia che li accompagnava e sosteneva.
Carissimi, sono questi i frutti che siamo chiamati a portare come figli della luce (cfr 1Ts 5,4-5); e la vostra Parrocchia da circa novant’anni vive con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà.
So che aiutate tanti fratelli e sorelle, provenienti da altri Paesi, a inserirsi qui: a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e a esercitare un lavoro onesto e sicuro. Non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi. Sono però al corrente di quanto tutti voi vi impegnate a far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative. Così come mi è nota la vitalità e la generosità con cui vi spendete per l’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative.
Sant’Agostino, parlando del volto di Dio, di cui siamo chiamati ad essere specchio nel mondo, diceva ai cristiani del suo tempo: «Quale volto ha l’amore? Quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani? […] Ha i piedi, che conducono alla Chiesa; ha le mani, che donano ai poveri; ha gli occhi, coi quali si viene a conoscere colui che è nel bisogno» (In Epistolam Joannis ad Parthos, 7, 10) e aggiungeva, riferendosi alla carità: «Tenetela, abbracciatela: niente è più dolce di essa» (ibid.).
Carissimi fratelli e sorelle, ecco il dono di luce che vi è affidato, perché lo facciate crescere in voi e tra voi in tutta la sua dolcezza e lo diffondiate nel mondo, con la preghiera, la frequenza ai Sacramenti e la carità. Continuate ad impegnarvi così nel vostro cammino.
Il Sacro Cuore di Gesù, a cui la vostra Parrocchia è dedicata, plasmi e custodisca sempre più questa bella comunità, perché, con gli stessi sentimenti di Cristo (cfr Fil 2,5), viva e testimoni con gioia e dedizione il tesoro di grazia che avete ricevuto.
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Saluto finale del Santo Padre al termine della Messa
Tante grazie per questo bel dono: da questa parte sta la foto della parrocchia, per ricordare sempre, ma qui si vede la vita della parrocchia, che è tanto importante! Grazie a tutti voi!
E presentiamo come piccolo dono alla parrocchia questo calice, che rappresenta quello che celebriamo nell’Eucaristia: il corpo e il sangue di Cristo, la comunione tra tutti voi. Tanti auguri a voi e grazie!
Guarda il video integrale della S. Messa
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Incontro con il Consiglio pastorale parrocchiale
(al termine della Messa)
[introduzione di don Francis Refalo]
Bene, allora, abbiamo celebrato insieme l’Eucaristia, e come abbiamo visto tutti, alla fine questo bel dono che mi avete presentato sarà la firma di tutti voi… Diciamo, quella breve battuta che ho detto lì non era una battuta, è vero: l’importanza della partecipazione di persone come voi, che siete disposti a vivere la vostra fede cattolica, facendo a volte dei grandi sacrifici, offrendo il vostro tempo, le vostre energie, il vostro amore per tante persone, diciamo a tutte le “classi”, categorie: italiani, non italiani, giovani, non tanto giovani, però camminando insieme e dando vita e presenza a questa parrocchia.
Durante la celebrazione stavo pensando che in un certo senso le letture che abbiamo ascoltato erano proprio per questo giorno e questa parrocchia. È la vostra esperienza e quanto era bello! Cominciando dall’idea dell’acqua che purifica e che lava: voi avete anche qui nella parrocchia le docce! Le persone che vengono precisamente a trovare vita: quanto è importante l’acqua, in più sensi. E poi davanti all’altare - non so quando è stato fatto, diciamo, un po’ per rinnovare la chiesa - però c’è il fonte battesimale proprio davanti. È un bel segno, specialmente durante la Quaresima, perché, voi sapete, che il tempo di Quaresima, nella lunga tradizione della Chiesa, è stato sempre la preparazione per il Battesimo. E allora è bello questo cammino quaresimale, questo desiderio di tante persone che vogliono avvicinarsi a Cristo. Però bisogna purificarsi, allora, per venire a Cristo nella pienezza, diciamo, della comunione: proprio quello stesso cammino della caritas, della carità, dell’amore di Dio.
Quindi ci sono tanti elementi; dalle persone che pensano che possono vedere, ma sono cieche e le persone tante volte che forse pensano diversamente sono cieche, però con la grazia di Dio sono riuscite a vedere e a capire che la vita è molto più grande di quello che vediamo nella superficialità. Ma tante volte bisogna trovare chi aiuta, chi accompagna, chi dà una mano per vivere questa esperienza di Gesù. E in questo senso, siete voi e sicuramente sono tante altre le persone, che in qualche maniera partecipano in questa vita attiva di una parrocchia chiamata ad essere cuore, Sacro Cuore, a essere questa presenza, testimonianza, dell’amore di Dio nel mondo, a Roma, in questo quartiere, che non è sempre facile.
Non abbiamo parlato, ma il cappellano che era qui, certo è a Rebibbia, che è qui dietro. In un certo senso anche quella vicinanza lì, quella presenza, dovrebbe farci pensare un po’. Le persone che cercano la libertà sicuramente hanno sbagliato, qualche problema esiste, ma anche per loro c’è l’invito a vivere la conversione, a cambiare la loro vita, in situazioni che sono veramente molto, molto, complesse. Lo sappiamo. Però anche questa presenza con la parrocchia, il cappellano, la presenza della Chiesa, l’aiuto sicuramente di altre persone, è una missione molto importante.
Allora io vi ringrazio. Come sempre dico in questi momenti, invito il Vicario se vuole dire una parola, perché penso che sia importante anche approfittare di questi momenti di incontro con tutta la Chiesa, con il Vicario che rappresenta il Vescovo di Roma nella diocesi. Ringrazio la Sua presenza e ascoltiamo un po’ anche una parola in questa occasione. Grazie.
[parla il Card. Baldo Reina]
Grazie anche perché pregate per le intenzioni del Santo Padre, per la missione non solo mia, di tutti noi, di tutta la Chiesa. Allora, un Padre Nostro ancora non fa male.
Preghiamo insieme: Padre Nostro …
Benedizione.
Tanti auguri e grazie e anticipando, come detto, buona Pasqua a tutti!
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Saluto finale ai fedeli prima del rientro in Vaticano
Buonasera a tutti! Buonasera, grazie!
Un saluto grande a tutti voi, buonasera!
Grazie, grazie per essere qui. È un piacere celebrare con voi, l’Eucarestia, la nostra fede, la nostra comunione.
Essere membri di questa parrocchia del Sacro Cuore di Gesù è un'autentica testimonianza dell'amore di Dio nel mondo e qui a Roma. Grazie per tutto quello che voi fate. Grazie per essere questa testimonianza viva.
Grazie, sono molto contento di essere qui con voi. Speriamo che non passino altri 40 anni fino alla prossima visita!
Grazie, grazie al nostro parroco, a tutti coloro che collaborano nella parrocchia, a tutti anche che vivono qui vicino, che riconoscano sempre dove trovare l'amore di Dio nella famiglia cristiana, la famiglia cattolica qui in questa parrocchia.
Possiamo concludere con la benedizione e con questa gioia che viene in questa domenica Laetare. Rallegrati, che viviamo sempre come segno di speranza. Il Signore sia con voi.
Benedizione
Buona serata a tutti. Tanti auguri.



