Tonio Dell'Olio
La gente in Iran
PUBBLICATO IN MOSAICO DEI GIORNI 3 Marzo 2026
“Lo so bene – mi scrive un’amica da Teheran - la pena di morte è un abisso che va cancellato. Eppure mentre diciamo questo, il mondo assiste inerme a un’altra vertigine.
“Bibi” ha dichiarato di aver atteso quarant’anni per distruggere l’Iran”. Quarant’anni di rancore covato come destino.
Ma se il criterio fosse davvero la giustizia, perché non “radere al suolo” anche il Pakistan, che ha l’atomica e la pena capitale? O la Cina? “La verità è più nuda e più crudele – mi fanno notare sempre da Teheran -: l’Iran è il secondo Paese al mondo per riserve di gas, il terzo per petrolio, ricchissimo di minerali rari. Questa è la sua condanna”.
Michele Serra ha scritto bene: “Gli americani sono molto fortunati, perché dovunque vanno per esportare la libertà trovano il petrolio”. È una battuta che brucia.
Milleottocento bombe in tre giorni, un’operazione che gli stessi Stati Uniti paragonano al Vietnam. E tutto sembra normale. Le immagini scorrono, le cancellerie parlano, gli analisti spiegano. Intanto la gente in Iran muore. Ma non sotto i nostri occhi. E ciò che non vediamo ferisce meno la nostra coscienza.
La gente di Iran soffre troppo. Soffre nel silenzio globale, in quella distanza che anestetizza l’empatia e smorza l’indignazione. La guerra diventa cifra geopolitica, non più carne e sangue. E così l’ingiustizia passa, quasi invisibile. Finché non bussa anche alla nostra porta.