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martedì 14 marzo 2017

"Chi si accontenta ... perde il meglio della vita!!..Se non sei contento, devi metterti alla ricerca" il teologo Robert Cheaib parla agli adolescenti (VIDEO)

"Chi si accontenta ... perde il meglio della vita!!..
Se non sei contento, devi metterti alla ricerca"
il teologo Robert Cheaib parla agli adolescenti


Ritiro Diocesano di Adolescenti e Giovani 
in Quaresima - 

Mandanici (ME), Domenica 12 marzo 2017.

Evento promosso dalla Pastorale Giovanile 

dell'Arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela





Bisogna "Vivere, invece di vivacchiare" (Pier Giorgio Frassati)
E proprio dalla parola VITA possiamo ricavare quattro parole decisive:
V come "vivere"
I come "interrogarsi"
T come "tuffarsi"
A come "amati"
...
Pregare é tuffarsi nello sguardo innamorato di Cristo posato su ognuno di noi. ...


GUARDA IL VIDEO


(Fonte video: Diocesi di Messina)


Iniziati alla Pasqua: meditazioni sulla Quaresima di Andrea Grillo


Iniziati alla Pasqua: 
meditazioni sulla Quaresima 
di Andrea Grillo

Un volumetto agile, per meditare sulla prossima Quaresima. Pubblico qui di seguito la Introduzione al volume.



Introduzione

Recuperare la quaresima come iniziazione festiva al mistero della Pasqua è una “grande impresa”, che noi cristiani cattolico-romani, appartenenti alla seconda generazione dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo trovato indicata da quel grande Concilio come una delle chiavi di accesso alla nostra tradizione ecclesiale e spirituale. Rimettere in moto il meccanismo simbolico di un cammino festivo di pregustazione, di preparazione, e soprattutto di iniziazione alla Pasqua esige da parte nostra il chiarimento di alcune evidenze iniziali, dalle quali vorrei prendere avvio, per meditare sul “sacramento della quaresima”.

Quaresima è parola piena di tempo. Indica, come è noto, un periodo di 40 giorni. Tempo di tentazione, tempo di prova, ma anche tempo di sfida, tempo di coraggio e di ardimento, come pure tempo di pazienza e di mitezza. Quaresima dice, anzitutto, il primato del tempo sullo spazio. Per questo ha bisogno di “procedure temporali di cammino”, non di “forme spaziali di possesso”. Qui si apre la prima sfida. E’ la sfida lanciata dal Concilio Vaticano II, e preparata dalla grande teologia del XX secolo, perché noi possiamo tornare alla “sana tradizione”. Poiché la tradizione non è garantita per il fatto di esserci. La tradizione deve essere accolta, compresa, riletta e rimotivata. Solo così resta sana e può diventare ancora efficace.

Che cosa dice, oggi, la “tradizione quaresimale”? Essa parla quasi nonostante se stessa, non di rado parla contro se stessa. Lo vediamo bene se ascoltiamo spregiudicatamente la voce del linguaggio comune, che non mente mai. Il linguaggio ordinario, infatti, usa il termine “quaresima” in senso decisamente negativo, come sinonimo di “mancanza di gioia”, di “noia”, di “depressione”, di “tristezza”. Qui, evidentemente, non è solo colpa “degli altri”. Certo, i fenomeni che toccano la lingua sono sempre molto complessi. Ma prendono origine da una “tradizione ecclesiale” che è entrata in crisi da almeno due secoli. La crisi è stata determinata dall’aver perso alcune evidenze fondamentali del “tempo di quaresima” – come del resto di tutti gli altri “tempi”. Restando priva della forza simbolica della grande tradizione, la piccola tradizione recente – un poco imborghesita e molto irrigidita – ha ridotto la quaresima alle “pratiche devote di individui pii”. Di fronte a questo sviluppo, che solo con molta difficoltà può essere aggirato, e che ha creato modelli personali di identità, stili individuali ed ecclesiali di preghiera, forme condivise di penitenza, oggi possiamo meditare con strumenti nuovi di analisi e di intervento. Essi sono proposti – e direi imposti – dal grande passaggio ecclesiale con cui la tradizione è stata messa alla prova del “ressourcement” e dell’”aggiornamento”. Sono parole “tecniche”, queste, che potremmo tradurre in questo modo: per la Chiesa, e più ancora per la testimonianza del Vangelo e del discepolato di Cristo, è decisivo un duplice movimento. Occorre da un lato tornare alle fonti, ma dall’altro ci è richiesto ditornare ad essere fonti. Come è evidente, questo doppio processo è un andare e un venire, riguarda oggetti e soggetti, mette in gioco “saperi” e investe “pratiche”. Una meditazione sulla quaresima deve aver chiaro anzitutto questo: la quaresima non è un autorevole “museo della tradizione penitenziale” – anche se ha a che fare con testi e gesti molto antichi e di grande autorevolezza – ma non è neppure una organizzazione di “cose da fare” – anche se deve lasciarsi guidare da pratiche vive, sincere ed efficaci.

La quaresima è stata così investita da un interesse nuovo: non solo per scoprire che cosa essa fosse stata un tempo, ma anche per dischiudere la possibilità che essa possa essere di nuovo significativa, proprio per le generazioni di oggi e di domani Perché possa rispondere, cioè, ad un bisogno profondo dell’uomo e della donna credente, di “lasciarsi iniziare alla Pasqua”, ogni anno, in un percorso di 6 settimana, dalle Ceneri fino alla Settimana Santa.

D’altra parte, la Quaresima, orientata come è alla iniziazione al mistero pasquale, prende tutto il suo significato da un grande approfondimento che intorno al mistero pasquale è avvenuto nell’ultimo secolo. Ci siamo lasciati riaccompagnare nel cuore della nostra fede, nel mistero della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, evento al quale riconosciamo, in modo sempre più limpido, di “partecipare nella celebrazione”. Questo punto è assolutamente centrale. Meditare i misteri di Cristo esige di prendere parte alla azione della loro celebrazione. Questa coscienza della necessaria “partecipazione attiva al mistero pasquale” – maturata lungo il corso del XX secolo e divenuta parola ufficiale con la Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium – ha restituito non solo alla azione liturgica pasquale tutta la sua forza originaria, ma ha riabilitato anche la quaresima come pratica di iniziazione ad essa.

La Quaresima torna così ad essere “tempo festivo” che conduce alla Pasqua; si riconosce di nuovo come “sacramento” che introduce al mistero storico, escatologico ed ecclesiale del “transitus” – “pasqua” e “passaggio” – di Cristo e della Chiesa. La sua destinazione – ossia una Pasqua che è croce e sepolcro vuoto – esige una rilettura profonda del “pregare”, del “fare penitenza” e del “digiunare”. Potremmo dire che la “figura devota” della quaresima – legata fortemente ad una percezione esclusivamente individuale delle “penitenze”, della “preghiera” e del “digiuno” – ha iniziato a trasformarsi in una “celebrazione del sacramento della quaresima” in cui le medesime “forme di devozione” si lasciano illuminare dall’ascolto della parola e dalla celebrazione per ritus et preces. Le sequenze della liturgia della Parola e della celebrazione eucaristica, nella scansione domenicale, approdano al Triduo e poi ai 50 giorni del tempo pasquale, fino alla Pentecoste. Cammino dei neofiti e rinnovamento della coscienza ecclesiale progrediscono parallelamente nella forma corporea del mistero di Dio, che entra nella storia degli uomini e la trasforma. La Quaresima è di nuovo possibile come itinerario sacramentale di iniziazione al mistero: per la accoglienza nel discepolato e per un discepolato accogliente.

Proveremo allora a guadagnare questa nuova condizione con una serie di meditazioni, tra loro autonome, ma collegate a filo doppio nel medesimo progetto. Restituire una dignità simbolica e rituale al “processo quaresimale”, al “tempo di quaresima”. La nostra scansione meditativa attraverserà molte e diverse “regioni” della sensibilità ecclesiale intorno alla quaresima. Parleremo della sana tradizione e della duplice sfida che sa lanciare alla prassi ecclesiale; del compito di iniziare alla Pasqua nel tempo; dei soggetti coinvolti nei 40 giorni di cammino, che sono Cristo e la Chiesa; delle nuove ricchezze della liturgia della parola e delle riscoperte nelle pratiche rituali. Fino ad arrivare al “nucleo” che collega le “parole antiche” alle “nuove evidenze”. Come ho già detto, qui si accentrerà il cuore delle nostre meditazioni: le “pratiche penitenziali” che la tradizione ci ha consegnato meritano un accurato discernimento, ma ancor più esigono un radicale ripensamento. Recuperare la preghiera come “un altro parlare”, la penitenza come “un cambiare vita”, il digiuno e l’elemosina come “relazione sciolta con i beni, con la libertà, con la sessualità” costituiscono una sfida non piccola per arrivare – o tornare – al mistero pasquale con il tesoro di “esperienza espressa” che la Quaresima ci fa scoprire. Perché la “Pasqua annuale” sia “simbolo” che non solo dà a pensare, ma anche a “parlare”, a “comunicare”, ad “ascoltare”, a “mangiare”. Per questo motivo le meditazioni sulla Quaresima sporgeranno, in conclusione, sulla “celebrazione della Pasqua” a cui sono strutturalmente destinate. Se i 40 giorni della quaresima sono “tempo immenso” di “iniziazione corporea” ai 3 giorni del Triduo Pasquale; e se a sua volta il Triduo è la grande porta che introduce alle “sette settimane” del Tempo Pasquale, allora è evidente che una luce non piccola sulla Quaresima scenda, seppur di riflesso, dalla elucidazione che sapremo fornire, meditando brevemente e conclusivamente sul mistero della celebrazione della Pasqua annuale in rapporto alla Pasqua settimanale.
(fonte: Come se non)


lunedì 13 marzo 2017

Anniversario elezione Papa Francesco - Il messaggio della presidenza della Cei: Quattro volte grazie

Quattro volte grazie

Santo Padre,

nel quarto anniversario della Sua elezione, i Pastori delle Chiese che sono in Italia – fatti voce dell’intero popolo di Dio – si stringono a Lei in un augurio che è ringraziamento e preghiera.

In questi quattro anni, guardando alla Sua persona, siamo cresciuti nella consapevolezza della nostra vocazione cristiana, sacerdotale ed episcopale.

In questa gioiosa ricorrenza, Le porgiamo quattro grazie.

Grazie per aver posto al centro del Suo pontificato quella Misericordia, che a noi viene incontro nel volto di Gesù Cristo.

Grazie per il Suo esempio, fatto di semplicità e vicinanza, attraverso il quale trasmette al mondo la verità del messaggio evangelico.

Grazie per le Sue instancabili esortazioni a non lasciarsi trascinare in una cultura dell’indifferenza e della disperazione, ma a vivere una prossimità animata da fiducia e speranza.

Grazie, infine, Santità, per la Sua incessante richiesta di preghiera, strumento di benedizione e di beneficio spirituale per tutti.

Le rinnoviamo la nostra obbedienza e il nostro affetto.


La Presidenza della CEI
13 marzo 2017


Anniversario elezione Papa Francesco - Il card. Montenegro: Papa Francesco un padre, un pastore, un profeta, un papa che ama la gente!

Nell'intervista rilasciata al direttore de L'Amico del Popolo, settimanale diocesano dell'Arcidiocesi di Agrigento, l'arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro commenta i quattro anni di Pontificato di Papa Francesco
.

... Un papa sorprendente, un papa inquietante, un papa che continuamente ha una proposta nuova da fare, un papa che conosce la gente e che ama la gente, un papa che parla il linguaggio della gente...
... Credo che con quel primo viaggio (a Lampedusa) in quel pezzettino di terra, quel francobollo di terra in mezzo al mare, lui già mise, come in un pentagramma, la chiave di lettura delle note che sarebbero venute dopo, e noi da quel viaggio abbiamo visto che l'ha continuato andando a Lesbo, andando in tante periferie, e l'ha fatto con la semplicità e la forza di un padre e di un pastore ed io aggiungo anche la parola profeta
Io a Lampedusa ho avuto l'impressione che fosse Mosè che indicasse a tutti qual era la strada da prendere.
... Lui è un profeta, e un profeta quando parla, quando agisce scuote.
Il profeta riesce a far vedere le cose positive, le cose belle, le cose vere, il profeta con la sua presenza divente denuncia, non solo con la sua parola, con la sua presenza... nei suoi discorsi ci sta dicendo quante bolle di sapone ci sono in giro, ma ci sta dicendo anche quali sentieri percorrere e il bello è che quando tentiamo di percorrere questi sentieri, ora non voglio idealizzare una figura ma la vivo così, hai l'impressione che lui è avanti e questo ti aiuta. 
È un papa con cui puoi parlare delle tue cose sapendo di essere ascoltato e sapendo che quell'ascolto poi diventa partecipazione; la mia impressione è che quando uno si ferma con lui a parlare lui fà passare l'altro attraverso il suo cuore.
... Anche quando dice le cose grandi, che potrebbero sembrare pesanti, son dette con il tono e con la voce di un amico che ti vuol prendere per mano, ma il bello è che vuol essere preso anche lui per mano per poter fare la strada insieme.
Mi ha colpito quando abbiamo fatto l'udienza della pastorale della salute... Lui mi ha detto io sono il pastore, io devo stare in mezzo alla gente, io amo la gente!  Ecco credo che sia questa la caratteristica del Papa! ...
Io gli direi soltanto grazie e gli direi continui... e, ci siamo anche noi con lei...

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Anniversario elezione Papa Francesco - Ricordando il 13 marzo 2013

 Ricordando il 13 marzo 2013
Elezione di Papa Francesco

L'attesa della folla, la fumata bianca, l'Habemus papam e le prime parole del nuovo Papa




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Il cardinale protodiacono Jean-Louis Pierre Tauran annuncia il nome del Successore di Pietro

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BENEDIZIONE APOSTOLICA "URBI ET ORBI"
PRIMO SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Loggia centrale della Basilica Vaticana
Mercoledì, 13 marzo 2013


Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[…]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo! 

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4° ANNIVERSARIO ELEZIONE PAPA FRANCESCO - Il Papa "restituisce" il potere a Dio sulla Chiesa - L'opinione di Piero Schiavazzi

4° ANNIVERSARIO ELEZIONE PAPA FRANCESCO
Il Papa "restituisce" il potere a Dio sulla Chiesa  
L'opinione di Piero Schiavazzi


Intervento inserito nell'ambito della
4ª Edizione del Festival di Limes
"Chi comanda il mondo" 
organizzato da 
"Limes - Rivista Italiana di Geopolitica"
4 marzo 2017- Genova, Palazzo Ducale



"Papa Francesco ha operato la più grande redistribuzione geografica di potere di Dio, di potere ecclesiale, tra città nazioni e continenti che la Chiesa che la storia della Chiesa ricordi ...
... nella scelta dei Cardinali viene utilizzando un criterio geografico per cui la periferia, come ama dire Lucio Caracciolo, è il centro e diventa il centro non c'è soltanto un rovesciamento geopolitico, ma anche il criterio di selezione della rappresentanza che cambia, non vengono più calati dall'alto ma vengono scelti dal basso, passano attraverso il voto dei propri confratelli con qualche eccezione ......
per cui oggi ne potremmo definire il conclave, un conclave a geografia variabili, dove il Papa ratifica il verdetto della base, restituisce il potere a Dio ... per cui il conclave, diventa difficilmente "gestibile", se non dallo Spirito Santo e difficilmente prevedibile ...



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Intervento integrale di Piero Schiavazzi


Appello di Caritas e Pax Christi: Siano proibite ed abolite le armi nucleari - Riarmo Usa: don Sacco (Pax Christi), “scandalizzati, indignati e preoccupati”



Siano proibite ed abolite le armi nucleari

Il rischio nucleare per l’intera umanità oggi è altissimo. Raccogliamo questo appello firmato dai Presidenti di Caritas e Pax Christi.
Diventi uno stimolo a non tacere, a lavorare sul territorio per sensibilizzare, informare e mobilitare perché davvero siano abolite le armi nucleari!


Qui Appello Caritas Pax_Christi_disarmo l’appello per l’abolizione delle armi Nucleari, firmato dal Presidente di Caritas Italiana, Card. Montenero e dal Presidente di Pax Christi Italia, mons. Ricchiuti.
Vi invitiamo a valorizzarlo, a diffonderlo e ad utilizzarlo – come è scritto nello stesso appello – per sensibilizzare gruppi parrocchie, istituzioni, consigli Comunali, Provinciali, Regionali perchè facciano pressione sul nostro Governo.
Si possono raccogliere firme, contattare giornali locali o nazionali, per non lasciare prevalere il silenzio su questa grave situazione. Pax Christi International, con cui siamo in costante contatto, sta seguendo direttamente la discussione all’ONU. Sul nostro sito trovate vario materiale: documento di Pax Christi International, articolo dell’Osservatore Romano, Odg del Comune di Ivrea e altro ancora.
La questione delle armi nucleari ci chiede poi un impegno continuativo e approfondito: ad es., l’Italia in quanto firmataria del Trattato di Non Proliferazione dovrebbe adempiere a quanto in esso contenuto e rifiutarsi di schierare le B61 presenti da anni ad Aviano e Ghedi. Dovrebbe anche esprimere parere negativo ai piani USA che prevedono di schierare sul nostro territorio nel 2018/9 le nuove B61-12 dotate di motore che le rende guidabili per lunghe distanze da remoto. Su questo ha lavorato il Punto Pace di Cava dei Tirreni, con una mozione in Consiglio Comunale e con manifestazioni e marce molto partecipate, con la presenza anche del Vescovo. Trovate anche la mozione approvata in Regione Toscana, (http://www.paxchristi.it/?p=12342)
riproposta anche ai consigli regionali e comunali, ad Ancona, Rosignano e Bergamo.

Per approfondire:
 (fonte: Pax Christi)


Riarmo Usa: 
don Sacco (Pax Christi), “scandalizzati, indignati e preoccupati”


“Scandalizzati, indignati e preoccupati per questa realtà angosciante e il rischio di ripetersi di scenari da guerra fredda”: questa la reazione di don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, di fronte all’annuncio del presidente degli Usa Donald Trump di voler aumentare le spese militari di 54 miliardi di dollari in un anno. “La spesa militare in molti Paesi è già molto alta – afferma al Sir -. Solo in Italia si spendono 23 miliardi di euro l’anno, circa 64 milioni al mese. Il rischio di una escalation con la Russia ci riporta indietro di anni”. Secondo don Sacco “è indiscutibile che le lobby delle armi negli Usa abbiano un potere molto forte e possano aver indotto Trump a questa decisione” ma il presidente “è anche abile a cavalcare l’opinione pubblica, offrendo una illusione di sicurezza quando, al contrario, rischia di aumentare l’insicurezza globale, perché si vedrà sempre più l’altro come un nemico”. Queste decisioni, puntualizza, “coinvolgeranno anche l’Italia: avendo sul nostro territorio le basi americane del Muos e di Sigonella in Sicilia e 70 testate nucleari americane a Ghedi ed Aviano, non possiamo far finta di essere dei semplici osservatori”. Don Sacco chiede alla comunità cattolica “un sussulto di indignazione”, anche riguardo all’Italia, che “fa rientrare le spese militari nell’aumento del Pil quasi con indifferenza, accettando che si studi a tavolino come aumentare la morte delle persone, riaprendo la questione con la Russia e accettando di mettere le sorti del mondo nelle mani di pochi che vanno a combattere le guerre in casa d’altri”. Il coordinatore di Pax Christi ricorda inoltre che il 27 marzo le Nazioni Unite dovrebbero tornare a discutere sul progetto di abolizione delle armi nucleari – “contro il quale l’Italia ha votato contro” -, mentre Papa Francesco “continua a chiedere che la nonviolenza sia l’unica via da seguire”. Anche nel documento del 1976 “La Santa Sede e il disarmo generale” si dice che “la corsa agli armamenti… è un’aggressione che si fa crimine: gli armamenti, anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame”.
(fonte: Sir)


domenica 12 marzo 2017

"L’Evangelo: una buona notizia per i poveri, i peccatori, i malati, le donne, gli stranieri" di Enzo Bianchi

"Uomini e Profeti" - Lezioni.

"L’Evangelo: una buona notizia per 
i poveri, i peccatori, i malati, le donne, gli stranieri" 
di Enzo Bianchi

I puntata

In questa serie di lezioni Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, esplora il significato del Vangelo, che è il cuore stesso del cristianesimo: non la proiezione delle aspettative dei credenti, non un idolo, non un ricettacolo di norme morali, ma un annuncio che vi è speranza per gli ultimi della terra, che da essi occorre partire per ricostruire umanità.

Nella prima lezione viene evidenziato come i primi destinatari della "buona notizia" sono i poveri. Raccogliendo l’indicazione dei profeti, Gesù li pone a soggetto del "regno". Oggi come ieri come sempre i poveri ci stanno accanto. Accoglierli significa innanzitutto "aprire loro le porte del cuore" (Jean Vanier).


Letture di Roberta Greganti e Graziano Piazza


Le letture sono tratte da:
Thomas Merton, " Compassione" da Scrivere è pensare vivere pregare, Garzanti ed.
Jack London, Il popolo dell'abisso, Mondadori ed. 


Riferimenti biblici
Luca 1,1-4
Luca 6,20-26
Isaia 52,7-10



Reddito per i poverissimi?


Reddito per i poverissimi?
di Giustino Di Domenico

Tra sei mesi diventerà operativa la legge delega che introduce un reddito minimo per un terzo delle famiglie in condizioni di povertà assoluta. Nel frattempo si approvano tagli al fondo per le politiche sociali e si introduce la tassa bassissima per i super ricchi residenti all’estero. La necessità di uno sguardo integrale della politica economica e sociale in Italia


Dopo il passaggio alla Camera dello scorso luglio 2016, con l’approvazione del 9 marzo 2017 da parte del Senato della Legge delega sulla povertà, arrivano i giudizi positivi come quello dell’Alleanza contro la povertà guidato dalle Acli perché «per la prima volta nella storia del nostro Paese il Parlamento ha definito una reale misura di contrasto alla povertà assoluta». Il comunicato di plauso continua con un ovvia precisazione auspicando «una decretazione attuativa – da attendersi da qui a sei mesi – all’altezza della sfida: vale a dire uno strumento di lotta alla povertà capace di includere le persone e le famiglie più povere».

La misura stanziata dal Governo per un miliardo e 600 milioni di euro infatti viene incontro solo ad alcune (400 mila famiglie, un terzo del totale) delle situazioni di povertà assoluta che è cresciuta in maniera abnorme in Italia con la crisi economica. Una vera miseria secondo le voci più critiche della legge delega che è venuta a cadere all’indomani del taglio sostanzioso di 50 milioni di euro al fondo per la non autosufficienza e quello per le politiche sociali che passa da 313 milioni di euro a 99,7. Tanto per capire nel 2004 lo stesso fondo ammontava a oltre 1 miliardo 800 e milioni di euro. Il solitamente compassato senatore Stefano Lepri del Pd ha esternato l’8 marzo il suo personale smarrimento davanti a tale incoerenza affermando che «la notizia è incredibile ma vera. Noi abbiamo in Parlamento votato una certa dotazione per il Fondo politiche sociali e ce la vediamo ridotta a un terzo senza saperne nulla. Il ministero dell’Economia fa i tagli, dove non importa. E il ministero del Welfare non segue la vicenda …. incredibile. Se poi pensiamo al fatto che abbiamo messo un miliardo e seicento milioni in più contro la povertà nel 2017, allora sembriamo come minimo incoerenti. Qui al Senato siamo furiosi».

Lo stesso governo ha anche introdotto la flat tax forfettaria di 100 mila euro l’anno per i redditi percepiti all’estero dai super ricchi che intendono spostare la residenza in Italia. Una misura subito battezzata come legge Marchionne ad indicare il manager italo canadese che risiede in Svizzera ma ha già trasferito sede legale e fiscale della Fca, ex Fiat, tra Londra e i Paesi Bassi. Una scelta definita ingiusta e controproducente come ci ha dichiarato l’economista Leonardo Becchetti. Anche don Luigi Ciotti di Libera e della rete dei numeri pari parla di scelte dissociate. Più in generale l’introduzione del reddito di 480 euro mensili per alcune famiglie in condizioni di povertà assoluta rimette al centro la questione delle misure strutturali che hanno condotto all’impoverimento progressivo della classe media. Una questione che Città Nuova ha affrontato in tanti laboratori e con il dossier povertà che serve a mettere a fuoco il confronto tra i fautori del reddito di cittadinanza o comunque di una misura diversa e superiore da quella approvata dal governo senza omettere l’orientamento di coloro che puntano sul cosiddetto lavoro di cittadinanza. Visioni e prospettive che prendono vita in parte nell’ambito parlamentare con lo scontro che vede ad esempio il M5S decisamente contrario alla misura introdotta dal governo Gentiloni come primo passo di una politica che vorrebbe raggiungere negli anni tutta la platea dei soggetti in condizioni di povertà assoluta. Ma servirebbero 7 miliardi di euro secondo l’Alleanza contro la povertà. O 16 miliardi secondo la proposta del M5S. Dove si possono andare a prendere? Dal taglio alle spese per le armi ha affermato Russo delle Acli. Se non è una battuta il discorso merita di essere approfondito da una lettura globale degli eventi e dalle scelte di politica economica di media lunga durata.
 (fonte: Città Nuova)

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - II Domenica di Quaresima / A





Fraternità Carmelitana 
di Pozzo di Gotto (ME)





Preghiera dei Fedeli


"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n.17/2016-2017 (A) di Santino Coppolino


'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)



Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo
Mt 17,1-9 





La trasfigurazione, così come le tentazioni, è un altro dei momenti fondamentali della narrazione evangelica e rappresenta il culmine della sequenza iniziata con il riconoscimento, da parte di Pietro, del Messia nella persona di Gesù (16,16). Il racconto è carico di reminiscenze bibliche come, per esempio, il Monte, la Nube, la presenza di Mosè - mediatore della Legge - e di Elia, padre della profezia, ed inizia con l'indicazione temporale: "Dopo sei giorni", che richiama tre fondamentali avvenimenti nella Torah:
1) la creazione dell'uomo, avvenuta il sesto giorno (Gen 1,26-31) ;
2) la Teofania sul Sinài, con la manifestazione della Gloria di Dio nella nube (Es 24,15) e
3) la festa di Sukkot, delle Capanne, che inizia sei giorni dopo la celebrazione dello Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione (Dt 16,13; Lv 23,34-44). L'evangelista utilizza i tanti richiami veterotestamentari per mostrare alla sua comunità che in Gesù si è manifestato l'Uomo Perfetto, quello voluto e sognato dal Padre, Figlio dell'Uomo e Figlio di Dio, pienezza della creazione. Una pienezza ottenuta attraverso l'amore e non il potere, il servizio e non il dominio, non uccidendo ma consegnando la propria vita per la salvezza di tutti. "Proprio in quanto Talyà (aram.) - Agnello/Servo dei fratelli egli è il Figlio amato, irradiazione della Gloria di Dio, Parola Eterna fatta carne. Il Padre ha questa sola Parola: il Figlio. Quanto lui ha detto e fatto è l'esegesi del Padre." (cit.). La comunità, rappresentata da Pietro, Giacomo e Giovanni, non comprenderà subito la scelta d'amore di Gesù, tanto che vorrà imporsi su di lui per evitare il Golgota (cf.16,21-22), perché un Messia sconfitto è pura follia e scandalizza. 
Lo capirà dopo.


sabato 11 marzo 2017

"Tabor, quella luce divina sotto la superficie del mondo" di p. Ermes Ronchi - II Domenica di Quaresima – Anno A

Tabor, quella luce divina sotto la superficie del mondo



Commento
II Domenica di Quaresima – Anno A

Letture: Genesi 12,1-4; Salmo 32; 2 Timoteo 1,8-10; Matteo 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». (...) 

La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza.
Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.
L'esclamazione stupita di Pietro: che bello qui, non andiamo via... è propria di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno. Non solo Gesù, non solo il suo volto e le sue vesti, ma sul monte ogni cosa è illuminata. San Paolo scrive a Timoteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti. 
Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all'esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo. 
Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d'argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l'ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo. 
L'entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un che bello! gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell'eternità. 
Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.
Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il volto che sul monte gronda di luce, nell'ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce. «Sulla croce già respira nuda la risurrezione» (A. Casati).


"Amoris Laetitia": contenuti e prospettive - terza parte - don Vittorio Rocca (VIDEO INTEGRALE)

"Amoris Laetitia": contenuti e prospettive 
- terza parte - 
don Vittorio Rocca 
(VIDEO INTEGRALE)


Incontro del 6 marzo 2017
promosso dal Vicariato S. Sebastiano
di Barcellona Pozzo di Gotto

Sesto incontro
ITINERARIO DI FORMAZIONE
ALLA VITA CRISTIANA
ANNO 2017
“CAMMINIAMO, FAMIGLIE, 
CONTINUIAMO A CAMMINARE!” 
(Papa Francesco, Amoris Laetitia, n. 325)



1. Non perdere la speranza 
«Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (n. 325). L’incoraggiamento a non perdere la speranza a causa dei propri limiti è posto alla fine di un lungo documento, nel quale Papa Francesco definisce un compito molto esigente che ci è affidato nella cura pastorale della Chiesa. Proprio nella sfera vitale della sessualità, della relazione, del rapporto di coppia, del matrimonio, della genitorialità e della famiglia, per ogni persona che ci si pone di fronte abbiamo a che fare – in realtà da sempre, ma oggi con più forza e inevitabilmente – con una storia propria, con aspettative, impronte, desideri e anche ferite proprie. In questa situazione, che, senza esagerare, talvolta è possibile definire confusa e complicata, va testimoniato il Vangelo di Gesù Cristo, il messaggio dell’amore di Dio che rende felici. 

2. Accompagnare, discernere e integrare 
La triade «accompagnare, discernere e integrare» descritta da Papa Francesco, diventerà il punto fermo della pastorale e del processo educativo se si vuole davvero raggiungere l’uomo di oggi.
....


4. La via della misericordia 
Questi i criteri proposti dal papa per dare risposta alle domande che si pongono oggi alla famiglia, tenendo fortemente presente che «comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano» (n. 307), dato che «la famiglia è davvero una buona notizia» (n. 1). Tale compito è tanto indispensabile quanto profondamente cattolico ed esigente. E non riguarda solo il matrimonio e la famiglia, ma tutte le situazioni della vita. A partire dalle riflessioni sinodali, Papa Francesco afferma: «Le realtà che ci preoccupano sono sfide. Non cadiamo nella trappola di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria. In tutte le situazioni “la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza. […] I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana” (Relatio synodi 2014, 11)» (n. 57). Questa Esortazione – frutto prezioso dell’anno giubilare della misericordia – ci vuole aiutare a riscoprire che la misericordia annunciata da Gesù non è secondo la meritocrazia, non può essere meritata né condizionata, perché la giustizia di Dio a essa immanente non è mai punitiva ma giustificante. Per vivere questo non occorre una normativa generale di tipo canonico applicabile in modo indifferenziato in tutte le situazioni e nelle diverse aree culturali, come ricorda il Papa, ma occorre piuttosto che la Chiesa, attraverso i suoi pastori eserciti il discernimento nelle diverse situazioni personali senza mai cadere nella casistica degli scrupolosi o dei giusti incalliti, interessati più a misurare il peccato che a leggere le sofferenze che sempre accompagnano le contraddizioni alla volontà di Dio.


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Guarda anche i post già pubblicati relativi alla formazione per la vita cristiana - 2017:







Il Papa sui migranti “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” di Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto

Il Papa sui migranti 
“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”

di Bruno Forte 
Arcivescovo di Chieti-Vasto

Articolo pubblicato 
su "Il Sole 24 Ore" 
del 5 marzo 2017


I flussi migratori verso l’Italia non accennano a diminuire, accompagnati dal tragico prezzo di vite umane che spesso comportano e fatti oggetto non di rado da una “chiacchiera” politica deprimente e carica di pregiudizi. Anche per questo mi è parsa una boccata d’ossigeno la riflessione proposta da Papa Francesco ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”, ricevuti in udienza in Vaticano lo scorso 21 febbraio. L’intento delle parole del Pontefice è marcatamente etico e si concentra sulla dignità delle persone in gioco, “fratelli e sorelle che, per ragioni diverse, sono forzati a lasciare il proprio luogo di origine”. Sono quattro i verbi che strutturano l’intervento del Papa, quattro urgenze che devono ispirare l’atteggiamento verso i migranti che arrivano fra noi come un dovere morale, lontano da ogni reazione dettata da calcoli o contingenze del momento. I verbi sono: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Mi soffermo su di essi per sottolineare l’esigenza di giustizia e verità che li ispira, capace di motivare il passaggio ad un’azione che sia autenticamente positiva e propositiva in questo campo. La constatazione di partenza è che la storia dell’umanità è sempre stata una storia di migrazioni: esse hanno segnato ogni epoca, favorendo l’incontro di popoli e culture e consentendo la nascita di nuove civiltà e l’arricchimento di quelle esistenti. “Nella sua essenza - ha affermato il Papa -, migrare è espressione dell’intrinseco anelito alla felicità proprio di ogni essere umano, felicità che va ricercata e perseguita”. Certamente, a spingere oggi i flussi migratori sono per lo più le condizioni drammatiche da cui si desidera fuggire: per gran parte dei casi si tratta di spostamenti forzati, causati da guerre, violenze, disastri naturali, cambiamenti climatici, povertà estrema e condizioni di vita indegne. Proprio queste cause, però, esigono che si sviluppi una riflessione adeguata a motivare risposte articolate ed efficaci. Davanti al vasto fenomeno migratorio in corso il primo verbo cui ispirarsi non può che essere il verbo “accogliere”: a tal fine occorre purificare il nostro sguardo per renderlo capace di riconoscere in chi bussa alle nostre porte un fratello o una sorella da ricevere e non un pericolo da cui difendersi o peggio ancora un concorrente su cui avere la meglio. Egoismi e demagogie incidono sugli atteggiamenti di rifiuto, e vanno superati anzitutto mediante interventi seri sulle vie e i mezzi delle migrazioni, come ad esempio i “corridoi umanitari” attivati dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con le Chiese Evangeliche in Italia. Afferma Papa Francesco: “Per quanti fuggono da guerre e persecuzioni terribili, spesso intrappolati nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli, occorre aprire canali umanitari accessibili e sicuri. Un’accoglienza responsabile e dignitosa di questi nostri fratelli e sorelle comincia dalla loro prima sistemazione in spazi adeguati e decorosi”. Solo l’apertura di queste porte potrà facilitare l’incontro interpersonale e consentire una migliore qualità di servizi, offrendo maggiori garanzie di successo. Il secondo verbo richiamato dal Pontefice è “proteggere”: non c’è dubbio che l’esperienza migratoria renda le persone più vulnerabili allo sfruttamento, all’abuso e alla violenza. Una Nazione civile deve ritenere “la difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità” compiti ineludibili per tutti. Occorrono qui strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti, scelte politiche lungimiranti, programmi tempestivi e interventi mirati nella lotta contro i “trafficanti di esseri umani”. La Chiesa, specie attraverso la rete delle Caritas, fa la sua parte. Resta, però, ineludibile la domanda su che cosa stia facendo l’Europa e su quanto essa dovrebbe e potrebbe ancora fare, anche bollando con misure adeguate i populismi egoisti e velleitari di alcuni dei Paesi che ne sono parte. Si colloca precisamente in questa linea il terzo verbo proposto da Papa Francesco: “promuovere”. Proteggere non basta, occorre consentire a tutti un equo accesso ai beni fondamentali e offrire possibilità di scelta e di crescita. Naturalmente, la promozione dei migranti comincia dalle comunità di origine, “là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare, ossia il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una dignitosa realizzazione dell’esistenza”. Si situano in questo contesto i programmi di cooperazione internazionale e di sviluppo transnazionale in cui i migranti devono essere coinvolti da protagonisti. Il quarto verbo indicato dal Papa è “integrare”: l’integrazione passa attraverso lo scambio e la reciprocità fra accoglienti e accolti, a partire dal mutuo riconoscimento della ricchezza culturale e delle potenzialità dell’altro. Basti qui richiamare la costatazione fatta a più livelli e con autorevolezza che senza l’apporto degli immigrati l’azienda Italia sarebbe già arrivata al collasso, non solo per la forza lavoro che essi rappresentano, ma anche per il contributo di creatività, originalità, imprenditorialità che essi sviluppano, se posti in condizione di farlo. Fra le condizioni necessarie una va in particolare sottolineata: la necessità di privilegiare i ricongiungimenti familiari, che assicurano all’immigrato quell’ambiente di ricchezza relazionale tanto necessario a esprimere il meglio di sé in ambito sociale e lavorativo. Il Papa ha quindi osservato: “Coniugare questi quattro verbi, in prima persona singolare e in prima persona plurale, rappresenta oggi un dovere di giustizia, di civiltà e di solidarietà”. Ed ha aggiunto: “Oggi più che mai è necessario riaffermare la centralità della persona umana, senza permettere che condizioni contingenti e accessorie, come anche il pur necessario adempimento di requisiti burocratici o amministrativi, ne offuschino l’essenziale dignità”. Su questa comune dignità si fondano la fraternità fra gli esseri umani, quale che sia la loro provenienza culturale e geografica, e il dovere di solidarietà, richiesto a tutti per esprimere e realizzare la propria umanità nel modo più pieno. Su questa consapevolezza si basa il valore sacro dell’ospitalità, presente nelle diverse tradizioni religiose. Il “no” da dire alla cultura dello scarto e il “sì” da sviluppare verso l’attenzione ai più deboli, poveri e vulnerabili, sono i presupposti per alimentare la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno che sia migliore per tutti. 
(Fonte: Diocesi di Chieti-Vasto)