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martedì 11 agosto 2026

Suggerimenti di letture estive: Il folle di Dio alla fine del mondo - Senza alcun dubbio: Cercas indaga Papa Francesco


Senza alcun dubbio: Cercas indaga Papa Francesco

Un libro dello scrittore non credente Javier Cercas (uscito nel 2025) restituisce il cuore del messaggio e dell’azione di papa Francesco, ed è un bene da non dimenticare. (#letturestive #suggerimenti di letture estive)


Quando ho letto Il folle di Dio alla fine del mondo (Milano, Guanda, 2025) nell’estate scorsa ho avuto conferma di un’idea che avevo da tempo: Papa Francesco è stato compreso più fuori che dentro la chiesa cattolica. Bastava qualche conversazione a darne prova, soprattutto con non credenti o ‘diversamente credenti’. Ma nel libro di Cercas la questione è lampante, e forse anche per questo meriterebbe la lettura (o la rilettura) a distanza di un anno.

Lo scrittore spagnolo compie una sua ‘indagine su Bergoglio’, strutturando il libro come una sorta di giallo, che è anche la ricerca di una risposta, che egli vuole dare alla madre: vedrà lei di nuovo il marito in Paradiso? Come in ogni poliziesco, ci sono l’ascolto dei testimoni, la ricerca di indizi di chi sia il ‘colpevole’, l’interrogatorio: la struttura è, in fondo, questa. Sennonché il ‘colpevole’ è il Papa, e lo sappiamo fin dall’inizio, e lo scrittore spagnolo, incastrando elementi di saggio, interviste, studi, letture e narrazione (come è nel suo stile, si pensi al suo Soldati di Salamina), cerca di mettere a fuoco, con la scusa della domanda, chi sia veramente Papa Francesco (a noi, oggi, viene naturale chiederci: chi sia stato).

L’occasione, poi, è di quelle emblematiche: seguire il Papa in un viaggio in Mongolia, estrema periferia del mondo e della chiesa, dove i cristiani sono una manciata (ci stanno tutti in una foto, ricorda lo scrittore), e dove si incarna il cuore del pontificato bergogliano: andare ai margini, dare loro rilievo e dignità, osservare il centro da laggiù, secondo una follia che dà il titolo al libro.

Nell’indagine, tra i ‘testimoni’, compaiono personaggi reali, dentro la macchina vaticana o fuori: Tornielli, Spadaro, Fazzini, Ruffini, Brunelli e altri. Tutti interrogati da Cercas, per cogliere la ricchezza di Bergoglio, a cui lui, a volte, accosta delle note che ne evidenziano anche i limiti caratteriali, così da non scadere nell’agiografia.

Molto belli sono i racconti dell’incontro con Tolentino de Mendonça, che con finezza e gentilezza, da poeta qual è, mette in luce e dà alcune chiavi di lettura di Francesco, come, ad esempio, il suo essere «sincronico», che egli spiega così: «Di solito un sacerdote fa discorsi inattuali, eterni, discorsi che valgono per qualunque momento e circostanza e che sfuggono all’agenda dei temi urgenti, quotidiani. Invece papa Francesco ha una grande capacità di sintonizzarsi con il presente, per intervenirvi, e per di più non ha paura di farlo. Non si rifugia in questioni astratte; no: ed ecco tutto il discorso sull’ecologia, sugli emigranti. Sono discorsi che incidono sul qui e ora. Lui avverte l’urgenza di parlare di questi temi, la sfida. È questo che chiamo essere sincronico: sincronizzarsi con l’attualità…».
E altrettanto belli gli incontri con i missionari in Mongolia, quali padre Ernesto, padre Giovanni, suor Lucille, persone che con missioni e carismi diversi sentono e comunicano la freschezza del messaggio cristiano, la forza del Vangelo: essi sentono l’estrema importanza del viaggio del Papa in Mongolia, il loro essere visti pur essendo ai margini, avvertendo la forza di una speranza e di una testimonianza che rincuora e conforta.

Alla fine Cercas riuscirà a porre la sua domanda al Papa, ne avrà una risposta alla Bergoglio: semplice, disarmante, immediata, umana, senza dubbio alcuno. Ma, cosa ancora più rilevante, alla fine del libro comparirà un altro dei gesti spontanei del Papa: una telefonata allo scrittore per esprime la sua vicinanza dopo la morte della madre.

Il libro, che forse avrebbe giovato di qualche pagina in meno, ci restituisce papa Francesco, molte delle sue ricchezze, dei doni che ha dato alla Chiesa, e tra le righe spiega perché la sua umanità («il segreto di Bergoglio è che non ha nessun segreto; il segreto di Bergoglio è che è un uomo comune») e la sua spontaneità, insieme alla sua lettura dei tempi e la sua esperienza di fede , possano aver generato ostilità in ambienti più paludati e retorici, più abituati alla gestione del potere dal centro che non allo sguardo da fuori. Come si diceva all’inizio: Cercas coglie molti aspetti di una personalità straordinaria, senza apologetica, senza polemiche: il cuore di un uomo, il cuore di un cristiano, il cuore di un pastore.
(fonte: Vino Nuovo, articolo di Sergio Di Benedetto 03/08/2026)