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giovedì 21 maggio 2026

UDIENZA GENERALE 20/05/2026 Leone XIV: la liturgia si traduca in vita, rendiamo concreto ciò che celebriamo

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 20 maggio 2026


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Il Papa: la liturgia si traduca in vita,
rendiamo concreto ciò che celebriamo

Proseguendo il ciclo sui documenti del Concilio Vaticano II, all'udienza generale il Pontefice tiene la prima catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium e spiega che "la ritualità della Chiesa esprime la sua fede" e al contempo "plasma l’identità ecclesiale", la "proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune" incoraggiano e rinnovano i credenti "nella loro missione"

Un momento dell'udienza generale (@VATICAN MEDIA)

Inizia la serie di catechesi dedicate alla Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium Leone XIV all’udienza generale tenuta questa mattina, 20 maggio, in piazza San Pietro, nell’ambito del ciclo sui documenti del Concilio Vaticano II. Accanto a lui, oggi il catholicos della Chiesa Apostolica Armena – Sede di Cilicia Aram I, ricevuto lunedì scorso e al quale indirizza parole di benvenuto.

Immersi nel mistero di Cristo

“La liturgia nel mistero della Chiesa”, questo il primo tema scelto dal Papa per spiegare i contenuti del primo documento promulgato dall’assise ecumenica, voluto per “intraprendere una riforma dei riti” e “condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire … il mistero di Cristo”. La liturgia, infatti, ne tocca “il cuore” essendo “lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita”. Quando si parla di “mistero di Cristo” non ci si riferisce “una realtà oscura”, chiarisce il Pontefice, ma al “disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo”.

Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita “nel suo nome” siamo immersi in questo Mistero.


Nella liturgia la comunione con Cristo

Cristo è in pratica “il principio interiore del mistero della Chiesa”, che è il “popolo santo di Dio”, il quale è “nato” dal “fianco” di Gesù trafitto “sulla croce”, specifica Leone. Infatti, nella liturgia, Cristo “con la potenza” dello “Spirito”, “santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre” ed “è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata” e soprattutto “nell’Eucaristia”.

Secondo Sant’Agostino, celebrando l’Eucaristia la Chiesa “riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve”: diventa il Corpo di Cristo, “dimora di Dio per mezzo dello Spirito”. Questa è “l’opera della nostra redenzione”, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione. Nella santa liturgia, tale comunione si realizza “per mezzo dei riti e delle preghiere”.

Il Papa mentre saluta alcuni partecipanti all'udienza (@Vatican Media)

Il culmine verso cui tende la Chiesa

Nella “ritualità” la Chiesa “esprime la sua fede”, ma al contempo la ritualità “plasma l’identità ecclesiale”, specifica il Papa, perché “la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio” rappresentano e danno “forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo”. Dunque “la liturgia è al servizio del mistero di Cristo”, per questo la Sacrosanctum Concilium la definisce “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Ogni “attività” della Chiesa - “la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane” - “converge” nella liturgia, che è linfa vitale per i credenti.

La liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso “interiore” ed “esteriore”.

Una panoramica di piazza San Pietro (@Vatican Media)

Una dinamica etica e spirituale

Genera “una dinamica etica e spirituale” la liturgia, precisa il Pontefice, perciò “si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione”.

“La liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore”, e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo.

Il Papa tra la folla (@Vatican Media)

Lasciarsi plasmare

Nella Lettera apostolica Desiderio desideravi sulla formazione liturgica del popolo di Dio Papa Francesco scrive che “il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello”, ricorda, infine, Leone XIV, che incoraggia tutti a lasciarsi “plasmare” nella liturgia “dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo”.

Il Papa mentre benedice una bambina (@Vatican Media)

Pregare lo Spirito Santo perchè rinnovi il mondo

Salutando i 25mila presenti in piazza, il Pontefice rammenta ai pellegrini polacchi la pubblicazione, quarant’anni fa, della Lettera Enciclica Dominum et Vivificantem, nella quale Giovanni Paolo II rimarca che "lo Spirito Santo è la 'Luce dei cuori' e ci permette di 'chiamare per nome il bene e il male'. Da qui l'invito, nell'imminenza della Pentecoste, a chiedere "allo Spirito di Dio di risvegliare le coscienze umane con i suoi doni, di distoglierle dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla guerra e di rinnovare il volto della terra". Invito rivolto pure nel saluto ai fedeli di lingua tedesca e portoghese, esortati ad invocare lo Spirito Santo perché rinnovi i cuori "e la faccia della terra" e a pregare Dio per "una rinnovata effusione dello Spirito Santo sulla sua Chiesa".

Il Papa mentre saluta gli sposi novelli (@VATICAN MEDIA)

Il saluto ai gruppi italiani

A conclusione dell'udienza, il saluto, in italiano, al gruppo giunto da Cascia per far benedire la Fiaccola del perdono e della pace, simbolo del gemellaggio con Chicago, la città scelta quest'anno per diffondere il messaggio e i valori di Santa Rita in occasione delle celebrazioni legate alla memoria liturgica.

Leone XIV mentre benedice la Fiaccola del perdono e della pace (@Vatican Media)

E prima della benedizione finale il Papa indirizza il suo pensiero ai partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport, sottolinea agli atleti, i quali hanno la nobile missione di "custodire l’anima dello sport", che "il vero traguardo non è la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l'inclusione di tutti".

Leone XIV riceve in dono un paio di scarpe da ginnastica (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Tiziana Campisi 20/05/2026)

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LEONE XIV

Saluto del Santo Padre a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia

Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese. ...


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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (SC).

Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato (cfr 1Pt 2,9).

Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr Ef 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita «nel suo nome» (Mt 18,20) siamo immersi in questo Mistero.

Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr SC, 7). È così che, secondo Sant’Agostino (cfr Serm., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa «riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve»: diventa il Corpo di Cristo, «dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,22). Questa è «l’opera della nostra redenzione», che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.

Nella santa liturgia, tale comunione si realizza «per mezzo dei riti e delle preghiere» (SC, 48). La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II (Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 9).

Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC, 10). È vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo «culmine». Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso «interiore» ed «esteriore».

Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio», realizzando il nostro «culto spirituale» (Rm 12,1).

In questo modo, «la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore» (SC, 2), e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva Papa Francesco, «il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9)» (Lett. ap. Desiderio desideravi, 5).

Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.

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Saluti

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santità. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sarò lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la città di Chicago.

Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attività sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non è la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l'inclusione di tutti.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.

A tutti la mia benedizione!




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