Leone XIV. «Spiritualità, pace e preghiera.
La sua forza è la fermezza calma»
ANDREA RICCARDI,
intervistato da ESTER PALMA
«Qual è la cifra del pontificato di Papa Leone? Direi la forza tranquilla di un uomo che ha messo al centro della sua vita, e quindi ora di quella della Chiesa, la spiritualità, la pace e la preghiera». Andrea Riccardi, oltre che fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio, è anche uno studioso della storia della Chiesa contemporanea.
Come giudica il primo anno da Papa di Leone XIV?
«Molto positivamente. In questi mesi si è affermato come leader mondiale, mettendo al primo posto la ricerca della pace, ma sempre con quella serenità che ha solo chi vive una profonda vicinanza al Vangelo. Per come lo conosco, Prevost ha un grande senso di responsabilità, di fermezza calma. Non è da lui ricorrere ad atteggiamenti esasperati, eccessivi, soprattutto in una stagione difficile come quella attuale».
Lo si è visto anche nell’incontro con il segretario di Stato Marco Rubio?
«Sì, il Papa ha dimostrato di non avere preclusioni a mantenere aperto il dialogo anche con gli Usa, con una logica che appartiene al dna della Chiesa: la ricerca della pace. Non dimentichiamo che già Benedetto XV, nel 1917, definì la guerra mondiale “un’inutile strage”. Per la Chiesa non può esserci una “guerra giusta”, soprattutto oggi: ormai i conflitti sono tecnologici, disumani, e tendono a non finire mai, come accade in Ucraina e in Siria».
Il momento storico è difficile per chi parla di pace.
«Infatti, oggi è un tema quasi “fuori moda”. Ma credo che il mondo abbia fiducia in papa Leone e nella sua proposta di pace evangelica, proprio per il suo carattere tranquillo, ma che non sfugge al confronto. Molto diverso, per dire, da quello esplosivo di Bergoglio».
Due personalità agli antipodi?
«Francesco colpiva anche nell’immediato, aveva un senso mediatico molto forte. Leone invece lavora per ricucire, contro la “polarizzazione” in atto in questi anni nella Chiesa. E comunque è relativamente giovane, settant’anni per un Papa non sono molti. E questo può fare la differenza…».
In che senso?
«Si presuppone che abbia molti anni davanti: credo che lavori sul lungo periodo, programma viaggi importanti, per esempio. Il suo messaggio mira alla profondità e sono certo che avrà effetto negli anni. Del resto già oggi la Chiesa cattolica è una realtà internazionale, a differenza di quelle ortodosse, che sono e restano nazionali, e di quelle protestanti. E in vari Paesi, dalla Francia agli stessi Usa, c’è un risveglio cattolico, con battesimi tanti anche di giovani».
Quanto ha pesato, e pesa, su Leone la formazione agostiniana?
«Moltissimo. Oltre al suo lungo “noviziato” come priore dell’Ordine, che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo e confrontarsi con realtà molto diverse, la spiritualità agostiniana punta molto sul «fare comunità”, ma in mezzo alla gente, senza astrarsi o chiudersi nelle proprie certezze. Prevost peraltro ha studiato a fondo il pensiero di Agostino in riferimento all’oggi, per attualizzarlo».
E come si applica al suo pontificato?
«Credo che il “fare comunità” di Agostino diventi “fare unità” nella Chiesa, al di là delle diverse sensibilità. E nel rifarsi di continuo al Vangelo, alla Parola di Dio, ma restando sempre dentro la storia presente».
(Fonte: “Corriere della Sera” - 9 maggio 2026)
