Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



sabato 3 marzo 2018

“Dieci cose che Papa Francesco propone alle donne”


Abbattere un muro

di Maria Teresa Compte Grau



Il 28 luglio 2013, durante il volo di ritorno a Roma da Rio de Janeiro, il giornalista di «Le Figaro», Jean-Marie Guénois, ha posto al Papa una domanda sul diaconato femminile e sulla presenza della donna nei dicasteri pontifici. Il Papa gli ha risposto: «Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas... Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna». Venti giorni dopo, durante un’intervista a Santa Marta, il gesuita Antonio Spadaro gli ha posto nuovamente la domanda. E Francesco ha ribadito: «Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa».
Dopo aver ripetutamente letto queste e altre dichiarazioni simili, ho avuto la tentazione di rinunciare al compito che il direttore di Publicaciones Claretianas mi aveva affidato. Visto che il processo di elaborazione di una teologia della donna non sembrava ancora avviato, per lo meno in modo esplicito, aveva senso investire tempo in quel progetto? Se avremmo finito col ripetere sempre le stesse cose, valeva la pena impegnarvisi?
Ma la ferma convinzione che la questione della donna all’interno della Chiesa andasse affrontata si è imposta sulla tentazione. Sono certa che questo tema non possa ridursi ad aspetti ministeriali di ambito intra-ecclesiale, per quanto importante sia la riflessione sul diaconato, e neppure limitarsi alla maggiore o minore presenza di donne insigni nell’operato teologico, né misurarsi in funzione del numero di donne che occupano i vari incarichi. La questione va ben al di là dell’eterna domanda sul genio femminile, come se si trattasse di un mistero insondabile. Credo, piuttosto, che occorra affrontare il tema a partire dall’umanità della donna e dalle sue manifestazioni, come pure dalla funzione che le condizioni materiali e spirituali dell’esistenza svolgono nel promuovere o nell’ostacolare il pieno sviluppo umano delle donne. Sono convinta che questa prospettiva, intuita da Edith Stein nelle sue Conferenze sulla donna (1928-1933), possa contribuire a chiarire il significato ultimo delle sempre controverse richieste di liberazione della donna. 
La Chiesa non ha solo il diritto, ma anche il dovere di dire una parola e di offrire proposte di azione su queste e altre questioni legate alle donne. Dobbiamo farlo a partire dal Vangelo, dall’esperienza comunitaria della fede e dalla teologia. E dobbiamo farlo in dialogo con il mondo, con le teorie che si elaborano da decenni in base all’esperienza e con i movimenti delle donne. E tutto ciò significa dialogare con i femminismi.
Capisco che, di fronte alla dinamica profondamente innovatrice di questa filosofia pratica e alla forza radicalmente trasformatrice di questo movimento storico, alcuni siano intimoriti. Ad ogni modo bisogna abbattere questo muro. Di fatto lo si sta già facendo. Il supplemento donne chiesa mondo, che «L’Osservatore Romano» pubblica da maggio del 2012, è nato con la volontà di favorire il dialogo dall’interno della Chiesa. L’Italia e gli Stati Uniti ci dimostrano che questa proposta di dialogo a partire dalla società civile e su temi come, per esempio, quello della maternità surrogata, sta dando ottimi frutti.
Il dialogo franco e sincero non deve essere ulteriormente rinviato. Questo è il momento propizio. Le esortazioni Evangelii gaudium (24 novembre 2013) e Amoris laetitia (19 marzo 2016), l’enciclica Laudato si’ (24 maggio 2015), le riforme della Pontificia accademia per la vita (18 dicembre 2016) e dell’Istituto Giovanni Paolo II (19 settembre 2017), come pure la creazione del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (17 agosto 2016), hanno molto da offrire alle giuste aspirazioni di uguaglianza, libertà e diritti delle donne.

***
Dieci cose
Diez cosas que el papa Francisco propone a las mujeres (“Dieci cose che Papa Francesco propone alle donne”) è il titolo del libro di María Teresa Compte Grau (Madrid, Publicaciones Claretianas, 2018, pagine 85), che sarà presentato il 7 marzo nella capitale spagnola, presso la Fundación Pablo VI, da Mirian de las Mercedes Cortés Diéguez, rettore della Pontificia università di Salamanca, Natalia Peiro Pérez, segretaria generale della Caritas spagnola, Clara Pardo Gil, presidente di Manos Unidas, e Mariña Riós, presidente della Conferenza spagnola dei religiosi (Confer). 



Pubblichiamo in questa pagina il ringraziamento inviato dal Papa all’autrice, che apre il volume, e l’introduzione.


Cara Maria Teresa, 
Grazie per il tuo libro Diez cosas que el papa Francisco propone a las mujeres, dove rifletti su alcuni miei suggerimenti. Sento che le tue parole sono frutto della tua esperienza e della tua riflessione su diversi temi che riguardano e derivano dalla vocazione e dalla missione della donna.
Mi preoccupa il persistere di una certa mentalità maschilista, perfino nelle società più avanzate, dove si consumano atti di violenza contro la donna, trasformandola in oggetto di maltrattamento, di tratta e di lucro, come pure di sfruttamento nella pubblicità e nell’industria del consumo e del divertimento. 
Mi preoccupa anche che, nella stessa Chiesa, il ruolo di servizio a cui ogni cristiano è chiamato, scivoli a volte, nel caso delle donne, verso ruoli più di servitù che di vero servizio. 
Seguendo il pensiero dei miei predecessori, credo sia necessaria una rinnovata ricerca antropologica che includa i nuovi progressi della scienza e delle attuali sensibilità culturali per andare sempre più a fondo non solo nell’identità femminile, ma anche in quella maschile, per servire così meglio l’essere umano nel suo insieme. Avanzare in questa direzione è prepararci a un’umanità nuova e sempre rinnovata. Spero che il tuo libro sia un ulteriore apporto in tal senso. 
Mi sembra giusto che nella tua riflessione non ti sia dimenticata di Maria, Benedetta tra le donne. Credo che dall’essere donna di Maria emerga qualcosa di speciale che io ho chiamato «stile mariano», nella mia esortazione apostolica Evangelii gaudium (n. 288). Uno stile che invita tutta la Chiesa a essere Madre che ama tutti con tenerezza e affetto. Uomini e donne nella Chiesa non devono perdere di vista questa prospettiva oggi tanto cruciale. 
Che queste «dieci cose» possano giovare a chi le legge e che il Signore le moltiplichi, camminando sempre verso una sensibilità e un riconoscimento più grandi della missione e della vocazione della donna. 
Che il Signore ti benedica e la Vergine santa ti custodisca. Che il Signore ti sostenga nel tuo compito di ricerca e di docenza, aiutando le altre persone a scoprire il volto di Gesù, che ha amato uomini e donne senza distinzioni, soprattutto quelli più poveri e più deboli. 
Non ti dimenticare di pregare per me.
Fraternamente, 
Francesco
Città del Vaticano 12 febbraio 2018
(fonte: L'OSSERVATORE ROMANO)


venerdì 2 marzo 2018

Intenzione di preghiera per il mese di marzo 2018: Discernere la voce del Signore per vivere nell'amore (Testo e video)

Intenzione di preghiera per il mese di marzo 2018


Diffuso il videomessaggio del Papa con le intenzioni di preghiera per il mese di marzo dedicato alla formazione e al discernimento spirituale.
Nel filmato, iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera), diffuso in sette lingue sul web dall’agenzia La Machi, si sottolinea la necessità di imparare a distinguere tra tutto quello che ascoltiamo, tra tutto ciò che ci arriva, cosa veramente ci chiede Cristo. Per questo è necessaria una buona formazione basata sul discernimento della voce del Signore.

Il testo del videomessaggio del Papa

L'epoca in cui viviamo ci chiede di sviluppare una profonda capacità di discernere...

Discernere, tra tutte le voci, quale sia quella del Signore,
quale sia la Sua voce che ci porta alla Resurrezione, alla Vita,
e la voce che ci libera dal cadere nella “cultura della morte”.

Abbiamo bisogno di “leggere da dentro” ciò che il Signore ci chiede, 
per vivere nell'amore ed essere continuatori di questa sua missione d'amore.

Preghiamo insieme perché tutta la Chiesa riconosca 
l’urgenza della formazione al discernimento spirituale, 
sul piano personale e comunitario.


Guarda il video


SE IO FOSSI PREMIER: LE PROPOSTE ELETTORALI DEI BAMBINI

SE IO FOSSI PREMIER: LE PROPOSTE ELETTORALI DEI BAMBINI


A pochi giorni dalle elezioni politiche, diamo voce ai tanti bambini e bambine con cui lavoriamo ogni giorno in tutta Italia, i quali hanno “presentato” il loro personalissimo programma elettorale per ricordare le loro priorità ai candidati reali e dare loro preziosi consigli.


Protagonisti del video “Se io fossi premier…”, i minori che frequentano i nostri Punti Luce, 23 spazi ad alta densità educativa presenti attualmente in 18 città, hanno indossato per un giorno i panni dei candidati alle prossime elezioni immaginando, se ad essere eletti alle urne fossero proprio loro, quali azioni metterebbero in campo, dall’educazione alla povertà, dall’ambiente alla solidarietà.

“Ascoltare il punto di vista dei bambini sugli aspetti della vita che li riguardano da vicino è fondamentale per offrire soluzioni concrete ai loro bisogni e ai problemi che devono affrontare quotidianamente. Nelle loro proposte ai candidati, i minori hanno sollevato questioni importantissime sulle quali i rappresentanti politici che siederanno al Governo e in Parlamento saranno chiamati ad intervenire mettendo in campo politiche efficaci o implementando pienamente leggi già approvate”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. 



«Ci chiede poco, il Signore, e ci dà tanto» Papa Francesco Udienza Generale 28/02/2018 (foto, testo e video)

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 28 febbraio 2018

L’udienza generale di oggi è cominciata a braccio, con le parole con cui il Papa ha spiegato il “fuori programma” della catechesi in due luoghi diversi per poter ospitare i 12mila fedeli al riparo dal freddo, in una Roma alle prese con temperature insolite per la fine di febbraio a causa dell’influsso meteorologico dalla Siberia.
“Questa udienza si farà in due posti diversi”, ha spiegato Francesco ai fedeli : “Noi qui nell’Aula Paolo VI e un altro gruppo in basilica, perché eravate tanti e non si poteva fare in piazza perché sembra che faccia un po’ di freddo. È meglio farla qui dentro!”. “E il gruppo che è in basilica segue dal maxischermo quello che facciamo qui: salutiamo il gruppo che è in basilica con un applauso!”, l’invito del Papa.














La Santa Messa - 11. Liturgia eucaristica: I. Presentazione dei doni

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo con la catechesi sulla Santa Messa. Alla Liturgia della Parola – su cui mi sono soffermato nelle scorse catechesi – segue l’altra parte costitutiva della Messa, che è la Liturgia eucaristica. In essa, attraverso i santi segni, la Chiesa rende continuamente presente il Sacrificio della nuova alleanza sigillata da Gesù sull’altare della Croce. È stato il primo altare cristiano, quello della Croce, e quando noi ci avviciniamo all’altare per celebrare la Messa, la nostra memoria va all’altare della Croce, dove è stato fatto il primo sacrificio. Il sacerdote, che nella Messa rappresenta Cristo, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli nell’Ultima Cena: prese il pane e il calice, rese grazie, li diede ai discepoli, dicendo: «Prendete, mangiate … bevete: questo è il mio corpo … questo è il calice del mio sangue. Fate questo in memoria di me».

Obbediente al comando di Gesù, la Chiesa ha disposto la Liturgia eucaristica in momenti che corrispondono alle parole e ai gesti compiuti da Lui la vigilia della sua Passione. Così, nella preparazione dei doni sono portati all’altare il pane e il vino, cioè gli elementi che Cristo prese nelle sue mani. Nella Preghiera eucaristica rendiamo grazie a Dio per l’opera della redenzione e le offerte diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Seguono la frazione del Pane e la Comunione, mediante la quale riviviamo l’esperienza degli Apostoli che ricevettero i doni eucaristici dalle mani di Cristo stesso.

Al primo gesto di Gesù: «prese il pane e il calice del vino», corrisponde quindi la preparazione dei doni. È la prima parte della Liturgia eucaristica. E’ bene che siano i fedeli a presentare al sacerdote il pane e il vino, perché essi significano l’offerta spirituale della Chiesa lì raccolta per l’Eucaristia. È bello che siano proprio i fedeli a portare all’altare il pane e il vino. Sebbene oggi «i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla Liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e significato spirituale». E al riguardo è significativo che, nell’ordinare un nuovo presbitero, il Vescovo, quando gli consegna il pane e il vino, dice: «Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico» (Pontificale Romano - Ordinazione dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi). Il popolo di Dio che porta l’offerta, il pane e il vino, la grande offerta per la Messa! Dunque, nei segni del pane e del vino il popolo fedele pone la propria offerta nelle mani del sacerdote, il quale la depone sull’altare o mensa del Signore, «che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica». Cioè, il centro della Messa è l’altare, e l’altare è Cristo; sempre bisogna guardare l’altare che è il centro della Messa. Nel «frutto della terra e del lavoro dell’uomo», viene pertanto offerto l’impegno dei fedeli a fare di se stessi, obbedienti alla divina Parola, un «sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente», «per il bene di tutta la sua santa Chiesa». Così «la vita dei fedeli, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano un valore nuovo» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1368).

Certo, è poca cosa la nostra offerta, ma Cristo ha bisogno di questo poco. Ci chiede poco, il Signore, e ci dà tanto. Ci chiede poco. Ci chiede, nella vita ordinaria, buona volontà; ci chiede cuore aperto; ci chiede voglia di essere migliori per accogliere Lui che offre se stesso a noi nell’Eucaristia; ci chiede queste offerte simboliche che poi diventeranno il Suo corpo e il Suo sangue. Un’immagine di questo movimento oblativo di preghiera è rappresentata dall’incenso che, consumato nel fuoco, libera un fumo profumato che sale verso l’alto: incensare le offerte, come si fa nei giorni di festa, incensare la croce, l’altare, il sacerdote e il popolo sacerdotale manifesta visibilmente il vincolo offertoriale che unisce tutte queste realtà al sacrificio di Cristo. E non dimenticare: c’è l’altare che è Cristo, ma sempre in riferimento al primo altare che è la Croce, e sull’altare che è Cristo portiamo il poco dei nostri doni, il pane e il vino che poi diventeranno il tanto: Gesù stesso che si dà a noi.

E tutto questo è quanto esprime anche l’orazione sulle offerte. In essa il sacerdote chiede a Dio di accettare i doni che la Chiesa gli offre, invocando il frutto del mirabile scambio tra la nostra povertà e la sua ricchezza. Nel pane e nel vino gli presentiamo l’offerta della nostra vita, affinché sia trasformata dallo Spirito Santo nel sacrificio di Cristo e diventi con Lui una sola offerta spirituale gradita al Padre. Mentre si conclude così la preparazione dei doni, ci si dispone alla Preghiera eucaristica.

La spiritualità del dono di sé, che questo momento della Messa ci insegna, possa illuminare le nostre giornate, le relazioni con gli altri, le cose che facciamo, le sofferenze che incontriamo, aiutandoci a costruire la città terrena alla luce del Vangelo.

Saluti:
...

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana.

...
Saluto infine i giovani, gli anziani, gli ammalati e gli sposi novelli. La Quaresima è un tempo favorevole per intensificare la vita spirituale: la pratica del digiuno vi sia di aiuto, cari giovani, per acquisire maggiore padronanza su voi stessi; il pensiero sul futuro aiuti voi, cari anziani, a dare la speranza ai giovani: parlate con loro; la preghiera sia per voi, cari ammalati, il mezzo per affidare a Dio le vostre sofferenze e sentirlo sempre vicino; le opere di misericordia, infine, aiutino voi, cari sposi novelli, a vivere la vostra vita coniugale sempre orientata alle necessità dei fratelli.

Guarda il video della catechesi


Guarda il video dell'udienza nell'aula Paolo VI

Papa Francesco al termine ha raggiunto i fedeli che non hanno trovato posto in Aula Paolo VI e hanno seguito l’udienza generale nella basilica di San Pietro, grazie ai maxi-schermi. L’attesa per poter vedere Francesco, che ha percorso in lungo e in largo a piedi tutti i settori della basilica, stringendo mani, baciando bambini e sottoponendosi di buon grado all’immancabile rito dei selfie e delle foto, è durata oltre un’ora e mezza.








Saluto ai fedeli presenti nella Basilica di San Pietro

Grazie! Grazie tante per la pazienza di aspettare fino adesso. Il Signore vi benedica, benedica la vostra pazienza. Ma credo che era meglio essere qui che al freddo, no? Davvero? Sì? Va bene. Adesso vi darò la benedizione, ma prima preghiamo la Madonna.

[Ave o Maria…]

[Benedizione]

Guarda il video del saluto nella Basilica di San Pietro


La miglior risposta ai ragazzi difficili è farli sentire amati di Marco Lodoli

La miglior risposta ai ragazzi difficili 
è farli sentire amati 
di Marco Lodoli

Ho l’impressione che da parecchio tempo nelle scuole dei quartieri più difficili si sia spezzato quel principio di autorità per il quale chi sta in cattedra merita rispetto e obbedienza incondizionati. Il professore non viene più visto come la figura che rappresenta e trasmette la cultura e la conoscenza, e che per questo deve essere ascoltato in silenzio, perché lui sa cosa fare e cosa dire. Oggi il professore deve guadagnarsi giorno dopo giorno, ora dopo ora, stima e attenzione. Deve conquistare la sua platea ogni volta da capo, attivare tutti gli strumenti di seduzione, essere brillante, profondo, accattivante, altrimenti si ritrova a sproloquiare nel vuoto o nel caos. E nonostante l’impegno, può accadere di ritrovarsi davanti uno studente che dice: non mi importa niente di quello che sta spiegando, io esco, vado al bagno, vado a fumare una sigaretta. È una sfida, una provocazione, un’offesa difficile da sopportare. Capita anche a me. È come se questi ragazzi cercassero lo scontro, senza paura di niente. Non li ferma di certo una nota sul registro o qualche altra punizione. Prenderli di petto è inutile. Urlare, battere i pugni sulla cattedra non serve. Sono pronti ad abbandonare la scuola in un attimo, a ritirarsi nella desolazione delle loro camerette, in un’orgogliosa rinuncia a tutto quello che possono ricevere di buono. «Vai a posto, fammi finire il discorso, esci tra dieci minuti». E allora accade che lo studente sbuffando torna al banco e con una ostentazione teatrale si mette le cuffie nelle orecchie: parla pure, finisci la tua lezione di merda, tanto io non ti ascolto. Sono atteggiamenti che fanno bollire il sangue, viene davvero la voglia di gridare fino a sgolarsi, di vomitare minacce. Ma in fondo questo è ciò che cercano gli studenti più inquieti: sentirsi ancora una volta immersi in un clima ostile, sentirsi brutti, sporchi e cattivi, perché questa è la logica che impera nella piazza sotto casa e spesso anche in famiglia. A ogni parola feroce sono abituati a rispondere con parole ancora più feroci. È come se avessero interiorizzato definitivamente un’etica guerriera. Il mondo ha preso a calci i loro genitori, ha espulso i fratelli maggiori, ha riso in faccia a ogni minima speranza, e loro lo ripagano con la stessa moneta. La scuola in qualche modo rappresenta quella ufficialità che ha sospinto sui bordi le loro famiglie, i loro amici, la loro vita. E allora escono dalla classe sbattendo la porta, perché la porta gli è stata già sbattuta in faccia centinaia di volte. Chi pensa di conquistarli ripetendo la solita lezione fatta bene su Foscolo o D’Annunzio si sbaglia. Quelle chiacchiere possono funzionare con chi ha già la strada spianata verso università europee e treni di prima classe. Chi si sente fuori non si fa certo sedurre da un sonetto o da un integrale spiegato come si deve. E allora che fare? Che fare con lo studente sprofondato nel telefonino, con la ragazza che ti dice: «A professò, oggi me sembri proprio uno schifo», con l’altro che ti ride in faccia e che forse in faccia vorrebbe sputarti? Sospenderli per tre giorni, avvisare genitori inesistenti dello scorretto comportamento dei loro figli, allungare colonne di votacci sul registro elettronico? Credo che l’unica strada sia quella di farli sentire persone preziose, di far capire loro che la scuola è forse l’unico posto in cui sono considerati, riconosciuti, amati. Allo studente con le cuffiette maleducate, il giorno dopo, ho regalato una copia di Martin Eden di Jack London. «La vita è dura, ma ognuno di noi deve provare a viverla nel migliore dei modi», ho scritto sulla prima pagina. Lui ha preso il libro tra le mani con un certo stupore, e poi ha sorriso per la prima volta.

Marco Lodoli è insegnante e scrittore. Tra i suoi libri più noti "Il rosso e il blu, cuori ed errori nella scuola italiana", Einaudi, 2009.

(Fonte: “La Repubblica” - 15 febbraio 2018)


giovedì 1 marzo 2018

Appelli, cosiderazioni e domande agli aspiranti deputati/senatori in vista del voto del 4 marzo


LA POLITICA SI SVEGLI, ECCO LE 10 EMERGENZE SU CUI CHIEDIAMO RISPOSTE

Dalla famiglia al lavoro, dall’ambiente all’integrazione, dalla salute alla scuola, il manifesto di "Famiglia Cristiana" rivolto ai rappresentanti del nuovo Parlamento e al Governo che usciranno dalle elezioni del prossimo 4 marzo


LA VERA POLITICA 
«Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua indipendenza, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti-doveri e a renderli effettivi per tutti». Così papa Francesco a Cesena, lo scorso ottobre 2017 in uno dei discorsi più rappresentativi del suo magistero. La dottrina sociale della Chiesa, insieme con i valori portati avanti fin dalla nascita di Famiglia Cristiana (a cominciare da famiglia, etica pubblica e privata e solidarietà), sono la guida del nostro Manifesto indirizzato alla nuova classe politica che siederà tra gli scranni del Parlamento dopo le elezioni del prossimo 4 marzo. Una classe politica, occorre dirlo, che speriamo sia più vicina ai cittadini e più sensibile alle vere urgenze del Paese rispetto alla precedente.

DIECI EMERGENZE DA RISOLVERE SUBITO

1. FAMIGLIA
Fare un figlio deve tornare a essere una gioia e non un atto di coraggio. Serve un fisco favorevole alle famiglie e politiche atte a incentivare la natalità e ad aiutare a conciliare lavoro e famiglia.

2. INTEGRAZIONE
La mancata legge sullo “ius culturae” è una sconfitta per il processo di integrazione. Il nuovo Parlamento potrebbe ricominciare da qui. Più politiche contro la ghettizzazione.

3. PACE
L’Italia dovrebbe ratificare il Trattato che mette al bando le armi atomiche. Maggiori fondi per migliorare il servizio civile per uomini e donne. Riduzione delle spese militari a vantaggio della cooperazione allo sviluppo

4. SALUTE
Occorre mantenere il Servizio sanitario nazionale, migliorandolo soprattutto al Sud. Bisogna garantire l’effettivo accesso alle cure a tutti, anche a chi non dispone di un reddito. Maggiore armonia tra pubblico e privato.

5. SCUOLA 
Valorizzazione degli insegnanti, edilizia scolastica, programmi, maggiori investimenti anche nella ricerca scientifica sono punti imprescindibili. Più fondi alle scuole paritarie se vogliamo che non muoiano.

6. LEGALITÀ
Intensificare la lotta alle mafie, che ormai vede i suoi gangli pervadere tutto il Nord e la lotta alla corruzione. Maggiore vigilanza sugli atti della pubblica amministrazione. L’educazione alla legalità deve partire dalla scuola

7. GIOVANI 
Dalle baby gang alla ripresa delle tossicodipendenze, dall’alcolismo al gioco d’azzardo: sono tanti i disagi su cui urge intervenire. Senza contare la crescente dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile in Italia, oggi al 32,2%.

8. LAVORO
Resta la principale emergenza del Paese. «Non c’è pace laddove manca lavoro o la prospettiva di un salario», ha ribadito Francesco più volte. Poiché «l’obiettivo non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti».

9. AMBIENTE 
Le nostre città sono tra le più inquinate al mondo, invase da gas tossici e dai rifiuti, mentre le nostre coste sono soffocate dal cemento. E che dire dei dissesti idrogeologici e del rischio frane che minacciano più regioni?

10. ANZIANI
Gli anziani specie nelle grandi città sono spesso prigionieri della loro solitudine. Occorre potenziare l’assistenza domiciliare e tutte le politiche di sostegno alla terza età e alle famiglie che se fanno carico.



RETE DISARMO CHIEDE AI CANDIDATI


Diminuzione spese militari, missioni all’estero dei militari, controllo droni armati, Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. Sono alcune delle questioni poste dalla Rete italiana disarmo agli aspiranti deputati/senatori in vista del voto del 4 marzo. Saranno rese pubbliche le risposte.



Controllo dell’export militare italiano, giunto ai massimi degli ultimi decenni e sempre più diretto in aree problematiche o di conflitto.

Il candidato/a è disponibile a promuovere un blocco delle vendite di armi italiane alle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in Yemen, come richiesto da diverse risoluzioni del Parlamento europeo e come deciso recentemente anche nell’accodo di “Grosse Koalition” in Germania? Questa decisione sanerebbe la palese violazione della legge 185/90 (che impedisce l’export militare verso paesi in conflitto armato) e fermerebbe la complicità italiana in una delle più devastanti guerre in corso, che ha prodotto una crisi umanitaria tra le più gravi degli ultimi decenni. In generale sul tema dell’export di armamenti sarebbe necessario un miglioramento in termini di trasparenza e responsabilità nelle autorizzazioni governative. 

Riduzione della spesa militare, sempre in aumento negli ultimi anni e sempre più destinata all’acquisto di nuovi armamenti (con fondi extra bilancio della difesa).

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che puntino a diminuire del 10% la spesa militare italiana destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending)? Una tale riconversione della spesa pubblica garantirebbe il sostegno a politiche pubbliche più utili e convenienti per i cittadini, oltre che un sostegno fattivo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. 

Ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni su suolo estero del nostro paese.

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che ridefiniscano scopi, strumenti, approcci delle missioni militari (e non solo) all’estero cui l’Italia partecipa, aprendo un dibattito pubblico e trasparente sulla questione? Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi €) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi. In particolare il candidato concorda nel voler ridiscutere la missione militare in Niger, del tutto problematica per la sua dubbia accoglienza in quel paese e per la sua discutibilissima funzione? Questi fondi si sarebbero potuti utilizzare più efficacemente per risolvere i problemi di tali aree geopolitiche investendo in cooperazione e sviluppo economico, ma soprattutto potenziando le missioni civili per il rafforzamento di istituzioni democratiche e inviando Corpi Civili di Pace a sostegno della società civile locale, per percorsi di pace e riconciliazione.

Partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale.

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo governo a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio 2017 dalle Nazioni Unite e già ratificato da alcuni paesi tra cui lo Stato della Città del Vaticano? Con l’adesione al Trattato, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 50 stati, si contribuirà a promuovere il dialogo e la diplomazia, rafforzando un sistema di relazioni internazionali fondato sulla multilateralità, sul disarmo, sulla sicurezza umana. Per far questo, l'Italia dovrà prima negoziare con gli stati parte del Trattato stesso la rimozione delle armi nucleari oggi dislocate in Italia, stringendo un accordo con scadenze precise e vincolanti.

Azioni di definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs.

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’immediata approvazione (con le opportune correzioni dopo il re-invio alle Camere del precedente testo con vizi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) del ddl "Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine-antipersona ovvero di munizioni o sub-munizioni a grappolo”? Si tratta della legge più avanzata in materia, nata dalla volontà di migliorare quella che a livello internazionale veniva già riconosciuta come una buona pratica, ossia la legge italiana di ratifica della Convenzione sulle Munizioni Cluster (legge 95/2011 art 7) in cui l’assistenza finanziaria ai produttori di bombe cluster viene indicata come reato penale.

Messa al bando preventiva di armi completamente autonome.

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo governo a farsi promotore a livello internazionale di norme che mettano al bando preventivamente sistemi d’arma completamente autonomi che non richiedono l’intervento umano (i cosiddetti “Killer robots”?)

Difesa civile non armata e nonviolenta.

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’iter istituzionale della proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della camera dei deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta? Si tratterebbe di una inedita innovazione istituzionale che finalmente darebbe valore all'opzione della difesa civile della Patria (a cui la Corte costituzionale ha attribuito pari dignità rispetto alla difesa militare e a cui la legge istitutiva del Servizio civile universale chiama il governo a dare attuazione) realizzando l’obiettivo di 100.000 giovani all’anno in Servizio civile universale volontario, costituendo un Istituto di ricerca su pace e disarmo e consolidando la sperimentazione in corso di Corpi civili di pace.

Azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati.

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette “uccisioni extra-giudiziali” in aree di conflitto e non? L’Italia sarà il terzo paese occidentale della Nato (dopo Usa e Regno Unito) a dotarsi di droni armati (la conclusione delle procedure di armamento è prevista in queste settimane) ma non dispone ancora di norme chiare e trasparenti sull’utilizzo di questi mezzi, sempre più importanti nei conflitti contemporanei e di cui il nostro paese costituisce un “hub” internazionale nevralgico con la base di Sigonella.

(fonte: NIGRIZIA)

“La Scienza al voto”, un appello per le elezioni

Diciannove tra i maggiori scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente, avvertono politici e opinione pubblica sulle criticità ambientali


Lavoro, immigrazione, sicurezza e tasse sono le giuste priorità degli elettori – ma solo tenendo conto del contesto ambientale sempre più critico sapremo affrontarle al meglio, avvertono i nostri scienziati, in una lettera aperta alle forze politiche. 

Diciannove tra i maggiori scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente, raccolti nel Comitato scientifico “La Scienza al Voto”, avvertono infatti politici e opinione pubblica delle criticità ambientali, che hanno e avranno sempre più ripercussioni sulle nostre attività produttive (e non si è ancora colto il pericolo che corre la nostra agricoltura), sul nostro territorio e sulla nostra stessa salute. 

“Ma non si tratta”, spiega Antonello Pasini, climatologo CNR e coordinatore del Comitato, “di aggiungere un tema alla campagna elettorale, bensì di capire che solo tenendo conto del contesto ambientale si possono individuare le migliori soluzioni per risolvere i problemi che affliggono il paese. Noi infatti abbiamo elaborato proposte di intervento scientificamente fondate e le abbiamo declinate nelle priorità dei cittadini: come ottenere più lavoro, come gestire l’immigrazione, come garantire la sicurezza, come controllare la pressione fiscale. Le offriamo al dibattito pubblico, e si possono trovare sul nostro sito, lascienzaalvoto.it, dove valuteremo anche i programmi dei partiti”. 

E la lettera aperta, che si può leggere qui di seguito, invita i partiti ad entrare nel dibattito e in particolare a partecipare ad un incontro pubblico con il Comitato, fissato indicativamente per domenica 18 febbraio, alle 17, alla Città dell’Altra Economia di Roma. 

“Confidiamo nella mobilitazione dell’opinione pubblica”, aggiunge Pasini, “che può intervenire firmando, sempre sul nostro sito lascienzaalvoto.it, un appello rivolto alla classe politica; e nell’appoggio dei media, affinché diano adeguata copertura ad un dibattito e ad un incontro così importanti”. 

LETTERA APERTA ALLE FORZE POLITICHE 

Sono imminenti le elezioni politiche, che decidono del futuro del nostro Paese. In questo contesto si dibatte – giustamente – di lavoro, sicurezza, immigrazione, salute, tasse, sviluppo economico, cioè dei temi che preoccupano maggiormente gli italiani. 

Perché allora una lettera aperta alle forze politiche da parte di 19 scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente? Proprio per parlare di questi temi, in verità. Perché l’ambiente non è un argomento in più da introdurre nella campagna elettorale, bensì il quadro all’interno del quale, già oggi e ancor più in futuro, è inscritto il progresso del nostro Paese: il contesto insomma di cui è necessario tenere conto per poter risolvere, in modo efficace e scientificamente fondato, i problemi che ci interessano. 

I mutamenti climatico-ambientali globali, infatti, sono particolarmente evidenti alla scala della nostra Italia. Già ora ne sono colpite: le nostre attività produttive (prima fra tutte l’agricoltura, che deve affrontare il moltiplicarsi di eventi climatici estremi, con l’alternarsi di siccità e inondazioni, nel quadro di una complessiva riduzione delle risorse idriche, in grado di compromettere i raccolti, almeno al meridione); i nostri fragili territori (l’intensificarsi delle alluvioni si inserisce in un contesto idrogeologico molto critico, l’erosione e l’innalzamento del mare colpiscono le coste); la nostra salute (l’aggravarsi delle ondate di calore e l’incremento dell’inquinamento atmosferico di origine fotochimica aumentano le patologie e la nostra stessa mortalità). 

E’ ormai chiaro come i prossimi 5 anni saranno decisivi, in Italia e nel mondo, per cercare di cambiare direzione e mitigare il riscaldamento globale attraverso l’uscita dai combustibili fossili. Abbiamo identificato molte possibili soluzioni scientificamente fondate e rilevato come esse incidano, come dicevamo, sui temi prioritari di questa campagna elettorale. 

Prendiamo il lavoro. Lo sviluppo di un sistema energetico più efficiente e basato sulle energie rinnovabili è un modo concreto per creare nuovi posti di lavoro, e – en passant – contribuire a evitarci i danni climatici peggiori. Investire in ricerca e sviluppo, e in un settore agricolo che deve adattarsi ai mutamenti in atto attraverso tecniche innovative e nuove professionalità, sarebbe un fattore di competitività per il nostro Paese. Instaurare cicli produttivi circolari, che riutilizzino le materie prime, in un contesto di crescente scarsità di una serie di risorse, darebbe vita a produzioni manifatturiere ad alta innovazione e in larga misura finalmente non delocalizzabili. Un piano nazionale di tutela del territorio e di gestione delle risorse idriche, oltre a creare occupazione, sarebbe importante anche per la sicurezza dei cittadini. E un piano nazionale di lotta all’inquinamento atmosferico nelle aree urbane, oltre a favorire imprenditoria innovativa, ridurrebbe i problemi di salute e allo stesso tempo la spesa sanitaria, che oggi sta esplodendo sempre più. 

Venendo all’immigrazione, progetti di cooperazione per l’esportazione di tecnologie rinnovabili e l’adattamento nella zona del Sahel (da cui arriva il 90% circa dei migranti nel nostro Paese) aiuterebbero ad attenuare i fenomeni migratori, in quanto il recupero di terreni degradati o desertificati a foresta e ad agricoltura offrirebbe alle popolazioni locali le risorse per restare. 

Questi sono alcuni esempi tratti dalla nostra analisi e che offriamo al dibattito pubblico. Così, ci rivolgiamo a chi si sta preparando a governare il Paese perché contribuisca al dibattito ed offra agli elettori la possibilità di una scelta ponderata. In particolare, chiediamo a tutte le forze politiche di intervenire, al massimo livello possibile, ad un incontro pubblico con i membri del nostro Comitato scientifico nelle settimane precedenti al voto. 

Abbiamo chiamato la nostra iniziativa “La Scienza al voto”, e sul nostro sito www.lascienzaalvoto.it i candidati e gli elettori troveranno l’analisi di dettaglio che è alla base di questa lettera aperta, e potranno capire come i programmi delle forze politiche affrontino questi temi, e giudicare quanto le direzioni intraprese siano scientificamente adeguate. 

In questo momento così cruciale, speriamo che i media, come quello che gentilmente ci ospita, vogliano seguire ed alimentare un dibattito cosi’ importante. 


Il Comitato scientifico di “La Scienza al voto”: 

Antonello Pasini, fisico e climatologo, CNR (Coordinatore) 
Carlo Barbante, chimico dell’ambiente, Università di Venezia e CNR 
Leonardo Becchetti, economista, Università di Tor Vergata, Roma 
Alessandra Bonoli, ingegnere della transizione, Università di Bologna 
Carlo Cacciamani, fisico, Protezione Civile 
Stefano Caserini, ingegnere ambientale, Politecnico di Milano 
Claudio Cassardo, fisico, Università di Torino 
Sergio Castellari, fisico e meteorologo, INGV 
Andrea Filpa, urbanista, Università di Roma Tre 
Francesco Forastiere, epidemiologo, CNR 
Fausto Guzzetti, geologo, CNR 
Vittorio Marletto, fisico e meteorologo, ARPA Emilia-Romagna 
Cinzia Perrino, biologa ed esperta di qualità dell’aria, CNR 
Nicola Pirrone, ingegnere ed esperto di cambiamenti globali e inquinamento atmosferico, CNR 
Mario Motta, ingegnere dell’energia, Politecnico di Milano 
Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale, Università dell’Insubria 
Federico Spanna, agrometeorologo, Regione Piemonte e AIAM 
Stefano Tibaldi, fisico e meteorologo, CMCC 
Francesca Ventura, fisico a agrometeorologo, Università di Bologna e AIAM

(fonte: LA STAMPA)


Omelia p. Gregorio Battaglia (VIDEO) - II Domenica di Quaresima / B - 25/02/2018


Omelia p. Gregorio Battaglia

II Domenica di Quaresima / B - 

25/02/2018

Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto



... Desiderio di Dio è che noi impariamo a vivere a misura sua nella libertà. Questo tema della libertà per noi diventa faticosissimo, perché vivere questa vocazione alla libertà significa imparare a scegliere, imparare a discernere, scoprire qual è la cosa più importante, quella per cui vale la pena...
Il senso della Quaresima, che richiama il nostro Battesimo, è che in Gesù ci è donata questa opportunità, in Lui possiamo realizzare questa vocazione, Lui è Figlio e a noi in Lui ci è data la possibilità di poter vivere, come Lui, da figli. Il Battesimo di fatto apre per noi questa novità, questa apertura, il senso del nostro cammino quaresimale è legato a questo desiderio... di rispondere a questa chiamata; è il Padre che ci chiama, è il Padre che desidera che noi riscopriamo la nostra vera identità... Nel volto di Gesù Lui si rende presente, è il Padre che ci viene incontro, e nell'umanità di Gesù ci è data la possibilità di scoprire che si può vivere a misura di Dio...
Gesù ci presenta un'esistenza dove, nonostante quella che è la nostra realtà umana, la nostra storia, dentro questa storia, dentro questa realtà umana così cruda, così dura, (si può vivere) da figli in obbedienza a Lui, in ascolto di Lui, del Padre...
Ogni domenica il Signore ci porta in alto, perché la vita quotidiana ci porta in basso a vedere le cose in maniera molto limitata, abbiamo bisogno di essere portati in alto per vedere meglio le cose... per vedere Lui, che si presenta a noi con questo volto, con queste vesti luminose, un'umanità bella... per riscoprire il senso di una vita... una vita che profuma il mondo, è benedizione per tutti... prendiamo anche noi coraggio, camminiamo dietro di Lui...

Guarda il video


La solitudine. Alla ricerca di una risposta per superarla di Bruno Forte

La solitudine. 
Alla ricerca di una risposta 
per superarla 
di Bruno Forte,
Arcivescovo di Chieti-Vasto





Ha fatto scalpore la decisione del Governo britannico di istituire un ministero per la solitudine, con lo scopo di affrontare la sfida di questa “triste realtà della vita moderna” che colpisce un altissimo numero di persone, “dagli anziani, a quelli che hanno perso persone care o che non hanno nessuno con cui parlare e con cui condividere pensieri o esperienze”. Non è difficile ritenere che questa sfida, in forme diverse, ci riguarda tutti: a uno sguardo puramente esteriore la vita di ognuno di noi appare come il viaggio più o meno breve che ciascuno compie lottando in prima persona con le tenebre che tutto sembrano avvolgere, dal prima che è dietro di noi a ciò che è dopo di noi, fino all’ultimo silenzio della morte. È la condizione espressa in maniera folgorante dalla lirica di Salvatore Quasimodo: “Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera”.
La solitudine è insomma esperienza originaria, propria della condizione umana: che cos’è l’esistenza se non lo star fuori (“ex-sistere”), l’uscire da un grembo avvolgente per essere gettati nella solitudine di un’avventura unica e irripetibile? E chi non è solo davanti all’imminenza della fine che tutto sovrasta? Forse, perciò, il venire alla luce o l’andare incontro al buio oltre la vita sono entrambi accompagnati dal segnale di una ferita lacerante: “On entre, on crie – Et c’est la vie ! – On baîlle, on sort – Et c’est la mort” – “Si entra, si grida: è la vita! Si ansima, si esce: ed è la morte” (Ausone de Chancel). L’intervallo tra questo duplice sospiro, quello della nascita e quello della morte, è appunto la vita, come soffio che passa. Si comprende, allora, perché vivere significhi in fondo imparare a morire e come in questa lotta contro l’ultima nemica, la morte, nessuno possa sostituirsi a un altro: si è soli.
C’è un canto dei “chassidim” – i pii Ebrei della diaspora – che esprime bene questa condizione di solitudine davanti al dolore e alla fine: “Quando il rabbino danza, tutti i chassidim danzano con lui; quando il rabbino canta, tutti i chassidim cantano con lui… Quando il rabbino piange, egli piange da solo”. L’esperienza del dolore ci mette a nudo di fronte alla verità di noi stessi: in essa si è soli nell’essenziale povertà di ciò che siamo. Marguerite Yourcenar, nei “carnets de notes” delle sue Memoires d’Adrien – straordinario romanzo della solitudine umana – scrive, quasi a evocare l’intuizione da cui furono concepite quelle pagine: “Quando gli dei ormai non ci furono più, e il Cristo ancora non c’era, l’uomo solo è stato”. Questa frase fa intuire come siano due le possibili alternative con cui affrontare la solitudine esistenziale: quella degli idoli o quella del Cristo.
La prima è la via “pagana”: popolare l’universo di idoli da noi stessi prodotti, che riempiano i vuoti delle nostre solitudini per sfuggire ad esse. In antico questi idoli erano gli dèi del paganesimo, oggi sono quelli del consumismo e dell’edonismo rampante. Ci si stordisce con i mezzi dell’avere, del potere o del piacere, illudendosi che il tarlo della solitudine davanti alla vita e alla morte sia stato sconfitto. L’esistenza si trasforma così in un ballo in maschera più o meno vistoso, dove occorre recitare ciascuno la propria parte, dando tanta importanza all’effimero da credere che esso non sia illusorio, ma duraturo e vincente. Si vive per guadagnare, dominare o godere, bruciando uno dopo l’altro gli istanti del tempo che passa, come se ognuno di essi fosse una possibile, beata eternità, da conquistare e possedere senza limiti. Le relazioni apparenti nascondono così la folla delle solitudini.
A questo modo di vivere si oppone, però, la nostra capacità di pensare e di porci domande: è nell’accettare la fatica dell’interrogazione, l’inquietudine del sospetto e la ferita del dubbio, che l’idolo si va sbriciolando. Si capisce allora che la vita non può consistere in un continuo fuggire dalla morte, che essa anzi trova la sua dignità più vera nel guardare in faccia la morte e lottare contro di essa. Il coraggio di esistere (come direbbe Paul Tillich: “the courage to be”), la volontà di dare risposta alle domande sul senso di ciò che siamo, di ciò che facciamo, sono la sola medicina contro la vacuità dell’esistenza. È possibile, insomma, capovolgere l’evidenza: se la vita ci appare come il cammino verso l’ultimo silenzio della morte, ciò che vince quest’evidenza è l’uomo pensante, l’uomo che non rinuncia a cercare, che non si fa negligente davanti al compito di dare un senso alle sue opere e ai giorni. Quest’uomo che domanda non si arrende alla vittoria della solitudine e della morte. Sono, allora, il nostro pensare, il nostro amare, il nostro sperare nonostante tutto, a dare dignità e senso alla vita e alla morte.
È qui che si affaccia l’altra possibilità che ci è data per affrontare la radicale solitudine del nostro esistere in modo pienamente umano: se si dovesse indicare un’icona di questa via differente, nessuna sarebbe più adatta che quella del Profeta galileo nell’ora del Getsemani, il Figlio eterno venuto fra noi, solo davanti alla sua vita e alla sua morte. Egli ben conobbe la solitudine dolorosa: “Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me!”. Fu però proprio in essa che, affidandosi al Padre, egli trasformò il dolore in amore, il soffrire in offerta. La sua solitudine fra gli ulivi del Getsemani si offre allora come rivelazione di una comunione più grande, quella del Dio sempre vicino e della scelta di voler esistere, morire e risorgere alla vita per tutti con Lui e in Lui.
Quest’approdo non è naufragio, né rinuncia a dare senso al vivere e al morire, ma è come la lotta di Giacobbe con l’Angelo portata al vertice supremo, è il dare valore e significato alla solitudine di tutti trasformando la fine in inizio, la sconfitta in vittoria. Un testimone di Cristo al cuore del secolo drammatico dei totalitarismi, delle guerre mondiali e degli stermini, il teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer, nell’ora ultima della sua solitudine di condannato a morte dalla barbarie nazista, confidò a un militare inglese, suo compagno di prigionia, la sua certezza profonda: “Now is the end. For me the beginning of life” – “Ora è la fine. Per me, l’inizio della vita”. Dove si ama e si offre la vita per una causa di amore più grande, lì la solitudine è vinta ed è vinta la morte. Lì l’Eterno è presente con la sua accoglienza ultima e vittoriosa, che gli occhi della fede, esperti dell’Invisibile, possono riconoscere affinché il cuore si affidi

(Fonte: Il Sole 24Ore - 11 febbraio 2018)