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giovedì 5 giugno 2014

"La Chiesa unita e libera non è la casa dei cristiani uniformisti, alternativisti e vantaggisti" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
5 giugno 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 



Papa Francesco:
“la Chiesa è libera, i credenti non siano rigidi”

La Chiesa “non è rigida”, la Chiesa “è libera”. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. Nel sua omelia, il Pontefice ha messo in guardia da tre gruppi di persone che pretendono di chiamarsi cristiani: gli “uniformisti”, gli “alternativisti” e i “vantaggisti”. Per costoro, ha osservato, “la Chiesa non è casa loro”, la prendono “in affitto”.

Gesù prega per la Chiesa e chiede al Padre che tra i suoi discepoli “non ci siano divisioni e liti”. Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo del giorno per soffermarsi proprio sull’unità nella Chiesa. “Tanti – ha osservato – dicono di essere nella Chiesa”, ma “sono con un piede dentro” e “l’altro ancora non è entrato”. Si riservano, così, la “possibilità di essere in ambedue i posti”, “dentro e fuori”. “Per questa gente – ha ammonito Francesco – la Chiesa non è la loro casa, non la sentono come propria. Per loro è un affitto”. Ci sono “alcuni gruppi – ha ribadito – che affittano la Chiesa, ma non la considerano la loro casa”. Il Papa ha, dunque, enumerato tre gruppi di cristiani: nel primo ci sono “quelli che vogliono che tutti siano uguali nella Chiesa”. “Martirizzando un po’ la lingua italiana”, ha scherzato, potremmo definirli gli “uniformisti”:
“L’uniformità. La rigidità. Sono rigidi! Non hanno quella libertà che dà lo Spirito Santo. E fanno confusione fra quello che Gesù ha predicato nel Vangelo con la loro dottrina, la loro dottrina di uguaglianza. E Gesù mai ha voluto che la sua Chiesa fosse così rigida. Mai. E questi, per tale atteggiamento, non entrano nella Chiesa. Si dicono cristiani, si dicono cattolici, ma il loro atteggiamento rigido li allontana dalla Chiesa”.
Un altro gruppo – ha proseguito – è fatto di quelli che hanno sempre una propria idea, "che non vogliono che sia come quella della Chiesa, hanno un’alternativa”. Sono, ha detto il Papa, gli “alternativisti”:
“Io entro nella Chiesa, ma con questa idea, con questa ideologia. E così la loro appartenenza alla Chiesa è parziale. Anche questi hanno un piede fuori della Chiesa. Anche per questi la Chiesa non è casa loro, non è propria. Affittano la Chiesa ad un certo punto. Al principio della predicazione evangelica ce n’erano! Pensiamo agli gnostici, che l’Apostolo Giovanni bastona tanto forte, no? ‘Siamo... sì, sì... siamo cattolici, ma con queste idee’. Un’alternativa. Non condividono quel sentire proprio della Chiesa”.
E il terzo gruppo, ha detto, è di quelli che “si dicono cristiani, ma non entrano dal cuore nella Chiesa”: sono i “vantaggisti”, quelli che “cercano i vantaggi, e vanno alla Chiesa, ma per vantaggio personale, e finiscono facendo affari nella Chiesa”:
“Gli affaristi. Li conosciamo bene! Ma dal principio ce n’erano. Pensiamo a Simone il Mago, pensiamo ad Anania e a Saffira. Questi approfittavano della Chiesa per il proprio profitto. E li abbiamo visti nelle comunità parrocchiali o diocesane, nelle congregazioni religiose, alcuni benefattori della Chiesa, tanti, eh! Si pavoneggiavano di essere proprio benefattori e alla fine, dietro il tavolo, facevano i loro affari. E questi, anche, non sentono la Chiesa come madre, come propria. E Gesù dice: ‘No! La Chiesa non è rigida, una, sola: la Chiesa è libera!’”.
Nella Chiesa, è stata la sua riflessione, “ci sono tanti carismi, c’è una grande diversità di persone e di doni dello Spirito!”. Il Signore, ha proseguito Papa Francesco, ci dice: “Se tu vuoi entrare nella Chiesa, che sia per amore”, per dare “tutto il cuore e non per fare affari a tuo profitto”. La Chiesa, ha rimarcato, “non è una casa da affittare”, la Chiesa “è una casa per vivere”, “come madre propria”.
Il Papa riconosce che questo non è facile, perché “le tentazioni sono tante”. Ma, ha evidenziato, a fare l’unità nella Chiesa, “l’unità nella diversità, nella libertà, nella generosità soltanto è lo Spirito Santo”, “questo è il suo compito”. Lo Spirito Santo, ha soggiunto, “fa l’armonia nella Chiesa. L’unità nella Chiesa è armonia”. Tutti, ha osservato, “siamo diversi, non siamo uguali, grazie a Dio”, altrimenti “sarebbe un inferno!”. E “tutti siamo chiamati alla docilità allo Spirito Santo”. Proprio questa docilità, ha detto il Papa, è “la virtù che ci salverà dall’essere rigidi, dall’essere ‘alternativisti’ e dall’essere ‘vantaggisti’ o affaristi nella Chiesa: la docilità allo Spirito Santo”. Ed è proprio “questa docilità che trasforma la Chiesa da una casa in affitto ad una casa propria”.
“Che il Signore – ha concluso il Pontefice – ci invii lo Spirito Santo e che faccia questa armonia nelle nostre comunità - comunità parrocchiali, diocesane, comunità dei movimenti - che sia lo Spirito a fare questa armonia, perché come diceva un Padre della Chiesa: Lo Spirito, Lui stesso è l’armonia”. (fonte: Radio Vaticana)

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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 4 giugno 2014 - foto, testo e video


 Piazza San Pietro 
 Mercoledì 4 giugno 2014 

È arrivato ancora prima del solito Papa Francesco, all’appuntamento del mercoledì: alle 9.40 la jeep bianca scoperta era già in piazza, ad attenderlo - riferisce la Prefettura della Casa Pontificia - circa 35mila persone, in una Roma baciata dal sole. 
Protagonisti del giro della piazza, come di consueto, i bambini. Una bimba ha offerto al Papa un bouquet di fiori gialli, un’altra ha ricevuto il bacio di Francesco vestita come una ballerina, con tanto di tutù bianco. Tra i gruppi presenti all’udienza di oggi anche l’Associazione Malpensa bike, di Lonate Pozzolo, e alcuni rappresentanti dell’Unione italiana lotta distrofia muscolare, provenienti da Monza. Diverse centinaia gli studenti provenienti dagli Stati Uniti e riconoscibili dai berretti multicolori. 
Nella parte finale del percorso, il Papa si è intrattenuto con un gruppo di religiose, che lo acclamavano a gran voce.





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I doni dello Spirito Santo: 6. La Pietà

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Oggi vogliamo soffermarci su un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana: si tratta del dono della pietà.
Bisogna chiarire subito che questo dono...
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Se il dono della pietà ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare una faccia da immaginetta, far finta di essere come un santo. In piemontese noi diciamo: fare la “mugna quacia”. Questo non è il dono della pietà. Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C'è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza.
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Saluti:
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Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ci stiamo preparando alla solennità della Pentecoste: cari giovani, vi invito a dare spazio all’iniziativa dello Spirito di Dio nella vostra vita; cari malati, lo Spirito Santo vi conceda in abbondanza i doni della fortezza e della pietà; e voi, cari sposi novelli, particolarmente i partecipanti al Convegno promosso dal Movimento dei Focolari, invocatelo spesso nella vostra vita coniugale.


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mercoledì 4 giugno 2014

"Un minuto per la pace" ogni giorno e specialmente venerdì 6 giugno alle 13 !!!

"Un minuto per la pace" 
ogni giorno e specialmente 
venerdì 6 giugno alle 13 !!!

Rispondendo all’invito che papa Francesco aveva loro fatto nel viaggio in Terra Santa, il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) l’8 giugno si troveranno insieme nella «casa» del Papa, nel pomeriggio della domenica di Pentecoste, per pregare per la pace in Terra Santa.



All'incontro di preghiera parteciperà anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. La sua presenza rappresenta un segno importante dell'impegno dei cristiani per la pace in Terra Santa e attesta come le Chiese «sorelle» intendano continuare nel cammino intrapreso a Gerusalemme. Diventa infatti evidente che l'abbraccio ecumenico, i passi per l'unità dei cristiani, non sono un problema interno alla cristianità e non riguardano soltanto cattolici e ortodossi, ma vanno oltre lo stesso mondo delle religioni. La comunione e l'unità dei cristiani è un segno di pace e di riconciliazione che ha come orizzonte il destino di tutta l'umanità, a partire dai conflitti che ancora lacerano la Terra Santa.


"... E per favore, chiedo a voi di non lasciarci soli: voi pregate, pregate tanto perché il Signore ci dia la pace, ci dia la pace in quella Terra benedetta! Conto sulle vostre preghiere. Forte, pregate, in questo tempo, pregate tanto perché venga la pace..."

A questa richiesta di Papa Francesco formulata nell'Udienza generale del 28 maggio 2014 ha risposto l’Azione Cattolica Argentina che ha lanciato un'iniziativa rivolta ai suoi aderenti e che propone al Fiac (Forum internazionale di Azione cattolica) e all’Umofc (Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche) di cui fa parte: "Un minuto per la pace" per invitare a una preghiera in forma di testimonianza. Breve, semplice, per tutti.

L’Azione Cattolica Italiana condivide l’iniziativa e invita tutti ad aderire.

Concretamente, tutti gli aderenti e tutte le persone di buona volontà di tutto il mondo, venerdì 6 giugno alle 13, sono invitati, lì dove stanno, a fermarsi, chinare il capo e pregare secondo la propria tradizione: sul lavoro, a scuola, all’università, nel quartiere, in famiglia, davanti alla parrocchia... Se due o tre si uniscono: meglio! Ai sacerdoti si chiede di uscire dalle chiese e di pregare per la pace con la gente in strada.

La preghiera del venerdì - giorno di preghiera per l’Islam e vigilia del giorno di preghiera per l’Ebraismo - ci unisce ai credenti di queste religioni che hanno nella Terra Santa, come il cristianesimo, le loro radici.

Questa proposta può diventare per noi un’occasione speciale di preghiera, di riflessione e di evangelizzazione e messaggio ai credenti nelle comuni radici di Abramo, per essere insieme e invocare dal Signore il dono della pace.


L’iniziativa è anche su Facebook/unminutoporlapaz e su Twitter #unminutoperlapaz.

"Gesù e la creazione" di Enzo Bianchi - "Liturgia e cosmo" Monastero di Bose Convegno Liturgico internazionale 29/31 maggio 2014


Gesù e la creazione
di Enzo Bianchi



Il corpo delle Scritture sante attesta, dalle prime pagine della Genesi alle ultime dell’Apocalisse, la profonda solidarietà – direi quasi la connaturalità – fra cosmo e liturgia. Sin dall’”In-principio”, l’opera della creazione segue un andamento pressoché liturgico, che presenta il sorgere del cosmo, suscitato dalla Parola di Dio e orientato verso il giorno del riposo, nel segno dell’alleanza; e la rivelazione del Cristo risorto a Giovanni, che sigilla il Nuovo Testamento, mette in scena una liturgia cosmica che risponde al canto di lode della terra.

Ora, queste medesime Scritture, e in particolare i Vangeli, ci portano a contestare un male particolarmente grave e diffuso che affligge la spiritualità occidentale: la schizofrenia tra creazione e redenzione. Dai Vangeli emerge infatti la figura di un Gesù che vive la sua filialità con il Padre in un atteggiamento di grande positività e pace verso la creazione. Gesù narra la parabola del fico e appare chiaro che egli conosce come si coltiva questa pianta, come la si lavora: sa che il terreno va zappato e concimato e solo se il fico non porta frutto dopo alcuni anni, lo si toglie perché non sfrutti inutilmente il terreno (Lc 13, 7-9). Gesù osserva che il grano di senapa è piccolissimo ma, una volta seminato nell’orto, fa una pianta di dimensioni tali che perfino gli uccelli vengono a farvi il nido (Lc 13, 19).

Gesù conosce la vita domestica, osserva la donna di casa che impasta il lievito in tre staia di farina affinché fermenti (Lc 13, 20); Gesù conosce la vita dei pastori, sa che se il pastore smarrisce una pecora la cerca e se la trova la riconduce contento all’ovile (Lc 15, 4-5); sa che non si strappa la zizzania in mezzo al grano per non rischiare di estirpare anche questo (Mt 13, 24-30); sa che quando il ramo di fico diventa tenero e mette germogli è ormai vicina la stagione calda (Mc 13, 28); sa che quando una nuvola sale da ponente poi viene la pioggia e che se soffia lo scirocco poi ci sarà caldo (Lc 12, 54-55); Gesù osserva con amore i gigli del campo e gli uccelli del cielo (Mt 6, 25-34), guarda con commozione la chioccia che raduna sotto le sue ali i pulcini (Lc 13,34)... 

Gesù ci viene mostrato in un atteggiamento di umanità piena e riconciliata con la creazione, con gli animali, con il lavoro dell'uomo, con la realtà quotidiana che egli sa apprezzare e amare, traendone lezione, consolazione e insegnamento. La vita di Gesù è estremamente attenta alla creazione. Siamo noi che ci siamo costruiti un’immagine ieratica e spiritualizzata di Gesù, ma è un’immagine non conforme al Vangelo e alle parole di Gesù lì confluite. Queste, infatti, sono parole di una persona cresciuta umanamente (nel corpo, nella psiche, nello spirito) «in statura e sapienza, in età e grazia» (Lc 2, 40.52) attraverso il tessuto della ferialità della vita familiare, dell'ambiente della piccola borgata di Nazaret, delle relazioni umane quotidiane.
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Vedi anche:


martedì 3 giugno 2014

"Gesù prega per noi... è il primo avvocato" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
3 giugno 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 



Papa Francesco:
“Gesù prega per noi, ci difende davanti al Padre”

Dalla nostra parte abbiamo il miglior avvocato difensore, che «non parla tanto ma ama» e che «proprio in questo momento» sta pregando per ciascuno di noi mostrando «al Padre le sue piaghe» per ricordargli «il prezzo pagato per salvarci». Proprio sulla certezza che «Gesù prega per noi» Papa Francesco ha centrato l’omelia della messa celebrata martedì 3 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta.

«Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi» sono le parole di Gesù al Padre nel suo «discorso di congedo», così come è riportato nel Vangelo di Giovanni (17, 1-11). Ma la liturgia, ha fatto notare il Pontefice, ci presenta nella prima lettura anche un altro «discorso di congedo»: da Mileto san Paolo manda a chiamare a Efeso gli anziani della Chiesa per congedarsi, secondo quanto riferiscono gli Atti degli apostoli (20, 17-27).
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Anche quello di Gesù — ha notato il Papa — è «un discorso di congedo, prima di andare al Getsemani e cominciare la passione». E «i discepoli sono tristi» per questo. Ma «c’è una piccola frase del congedo di Gesù che fa pensare» ha spiegato. Gesù, infatti «parla con il Padre, in questo discorso, e dice: “Io prego per loro”».
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Così «oggi, mentre noi preghiamo qui, Gesù prega per noi, prega per la sua Chiesa». E «l’apostolo Giovanni» ci rassicura che, quando pecchiamo, comunque sappiamo di «avere un avvocato davanti al Padre: uno che prega per noi, ci difende davanti al Padre, ci giustifica».
È importante, ha rimarcato il Pontefice, «pensare tanto a questa verità, a questa realtà: in questo momento Gesù sta pregando per me. Io posso andare avanti nella vita perché ho un avvocato che mi difende. Se io sono colpevole, ho tanti peccati», Gesù «è un buon avvocato difensore e parlerà al Padre di me». E proprio «per sottolineare che lui è il primo avvocato, ci dice: Io vi invierò un altro paraclito, un altro avvocato. Ma lui è il primo. E prega per me, nella preghiera di intercessione che oggi dopo l’ascensione al cielo Gesù fa per ognuno di noi». 
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Altrimenti, ha avvertito Papa Francesco, «non si capisce perché Gesù dopo la risurrezione ha avuto questo corpo glorioso, bellissimo: non c’erano i lividi, non c’erano le ferite della flagellazione, tutto bello, ma c’erano le cinque piaghe». E «Gesù ha voluto portale in cielo per pregare per noi, per far vedere al Padre il prezzo», come a dire: «Questo è il prezzo, adesso non lasciarli da soli, aiutali!».
«Noi — ha proseguito — dobbiamo avere questa fede che Gesù, in questo momento, intercede davanti al Padre per noi, per ognuno di noi. E quando noi preghiamo chiediamo: Gesù aiutami, Gesù dammi forza, risolvi questo problema, perdonami!». Pregare così, ha precisato, «sta bene», ma allo stesso tempo non bisogna dimenticare di dire anche: «Gesù prega per me, fa vedere al Padre le tue piaghe che sono anche le mie; sono le piaghe del mio peccato, sono le piaghe del mio problema in questo momento». Così Gesù è l’«intercessore che soltanto fa vedere al Padre le piaghe: questo succede oggi, in questo momento».
Il Pontefice ha concluso riproponendo le parole di Gesù a Pietro, la sua preghiera «perché la tua fede non venga meno». Con la sicurezza che lui sta pregando allo stesso modo per «ognuno di noi: “Io prego per te fratello, sorella, prego per te, perché la tua fede non venga meno!”». Per questo dobbiamo avere «fiducia in questa preghiera di Gesù, con le sue piaghe, davanti al Padre».

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1° giugno 2014 - Papa Francesco Regina Coeli e allo Stadio Olimpico incontro con il Rinnovamento nello Spirito. (Foto, testi e video)


 Piazza San Pietro 


Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua. Gli Atti degli Apostoli raccontano questo episodio, il distacco finale del Signore Gesù dai suoi discepoli e da questo mondo (cfr At 1,2.9). Il Vangelo di Matteo, invece, riporta il mandato di Gesù ai discepoli: l’invito ad andare, a partire per annunciare a tutti i popoli il suo messaggio di salvezza (cfr Mt 28,16-20). “Andare”, o meglio, “partire” diventa la parola chiave della festa odierna: Gesù parte verso il Padre e comanda ai discepoli di partire verso il mondo.
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E insieme con Gesù ci accompagna Maria nostra Madre. Lei è già nella casa del Padre, è Regina del Cielo e così la invochiamo in questo tempo; ma come Gesù è con noi, cammina con noi, è la Madre della nostra speranza.

Dopo il Regina Coeli:

APPELLO

Con animo rattristato, prego per le vittime delle tensioni che ancora continuano in alcune regioni dell’Ucraina, come pure nella Repubblica Centroafricana. Rinnovo il mio accorato appello a tutte le parti implicate, perché siano superate le incomprensioni e si ricerchi con pazienza il dialogo e la pacificazione. Maria, Regina della Pace, ci aiuti tutti con la sua intercessione materna. Maria, Regina della Pace, prega per noi.
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Cari fratelli e sorelle,

si celebra oggi la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema dellacomunicazione al servizio della cultura dell’incontro. I mezzi di comunicazione sociale possono favorire il senso di unità della famiglia umana, la solidarietà e l’impegno per una vita dignitosa per tutti. Preghiamo affinché la comunicazione, in ogni sua forma, sia effettivamente al servizio dell’incontro tra le persone, le comunità, le nazioni; un incontro fondato sul rispetto e sull’ascolto reciproco.
...
A tutti auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci, e pregate per me!


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 Stadio Olimpico 

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Avvolto dall’abbraccio di 50.000 membri del Rinnovamento nello Spirito Santo, l’ingresso di Papa Francesco nello Stadio Olimpico, per la prima delle due giornate della 37ma convocazione nazionale del movimento, è stata segnata da un’ovazione che, vista la circostanza, si potrebbe definire proprio “da stadio”.
Per raggiungere il palco Bergoglio ha percorso a piedi un tratto del prato del campo; in quel momento era impossibile contare le mani alzate dagli spalti gremiti che volevano salutare, fotografare, sventolare cartelloni e bandierine, e manifestare gesti d’affetto al Pontefice. Tutto accompagnato da cori, canti e inni, che hanno fatto subito entrare il Papa nel clima di festa dell’evento.
Ad accompagnare il Pontefice il presidente del Rns Salvatore Martinez e il reggente della Casa pontificia, padre Leonardo Sapienza. Proprio Martinez ha preso per primo la parola, dicendo: "Santità, si rallegri il suo cuore. Il rinnovamento è unito intorno a lei e l'unità sarà il segno della nostra credibilità”. Ha poi fatto partire il canto d'invocazione dello Spirito Santo, al quale si è unito lo stesso Francesco ricordandolo da tante Messe celebrate a Buenos Aires con il movimento.
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Per il Papa più che un’udienza si è trattato infatti di un ritorno a casa. La familiarità con il RnS è apparsa chiara nelle sue parole che, tra il serio e il faceto, non hanno risparmiato critiche e raccomandazioni, ma anche lodi e incoraggiamenti al movimento. Come quando ha raccontato di esser stato inizialmente diffidente, da vescovo di Buenos Aires, nei confronti del Rinnovamento. “Dicevo: questi sono una ‘scuola di samba’”, ha scherzato, riferendosi al modo di pregare dei seguaci caratterizzato da canti e gestualità.
Ha poi aggiunto subito dopo di aver capito che dietro quei ‘movimenti c’era invece una profonda spiritualità e una grazia che passava. Ha quindi rivalutato il Rinnovamento, imparando ad apprezzarne il modo di vivere la fede. Tanto che nel 2013 fu nominato Assistente ecclesiastico per l’Argentina. Solo che, qualche mese dopo, dovette partire per Roma per un certo Conclave. E a Buenos Aires non ha più fatto ritorno.
Durante il suo discorso, Francesco ha ricordato poi gli impegni fondamentali di tutti i membri del Rinnovamento carismatico che, ha definito “una corrente di grazie” e parte di una “grande orchestra” che è la Chiesa, dove ogni voce diversa è funzionale a creare un’unica armonia. Ha anche raccomandato ai “responsabili” – che, ha detto, “preferisco chiamare ‘servitori’” - di custodire sempre il dono dell’umiltà, cercando di “non ingabbiare lo Spirito Santo” né essere "controllori" della grazia di Dio: "Voi siete dispensatori della grazia di Dio, non fate la 'dogana' dello Spirito Santo", ha affermato Francesco...

Il Vescovo di Roma ha inoltre pregato con tutti fedeli, dicendo: "Signore, guarda il tuo popolo in attesa dello Spirito Santo, guarda i giovani, guarda le famiglie, guarda i bambini, guarda gli ammalati, guarda i sacerdoti, i consacrati le consacrate guarda noi vescovi, guarda tutti, e concedi a noi quella santa ubriachezza, quella dello Spirito, quella che ci fa parlare tutte le lingue, le lingue della carità, sempre vicino ai fratelli e sorelle che hanno bisogno di noi”. “Insegnaci – ha proseguito - a non lottare fra di noi per avere un pezzo in più di potere, ad essere umili, ad amare più la Chiesa che il nostro partito, a ricevere lo Spirito, invia Signore il tuo Spirito su di noi”.
Poco prima, il Pontefice aveva risposto ai testimoni scelti per l’incontro per rappresentare ogni fascia dei membri del RnS: un sacerdote, un giovane, una coppia di sposi e una disabile...

Dopo le preghiere e i canti di esultanza (tra cui anche un flashmob) – durante i quali Bergoglio si è inginocchiato sul palco – il Pontefice ha concluso il grande incontro con una richiesta: “Aspetto tutti voi carismatici del mondo per celebrare insieme al Papa il vostro grande Giubileo, nella Pentecoste del 2017, nella piazza San Pietro”.


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lunedì 2 giugno 2014

Papa Francesco - La storia di Jorge Bergoglio - LA GRANDE STORIA (VIDEO)

Papa Francesco - La storia di Jorge Bergoglio

documentario storico firmato da Maite Carpio, 
trasmesso giovedi 29 maggio 2014 su Raitre "La grande storia"




Chi era e chi è Jorge Mario Bergoglio, l’uomo che ha conquistato le copertine delle più importanti riviste del mondo, protagonista di una nuova primavera della Chiesa Cattolica? 

La Grande Storia, con un documentario storico firmato da Maite Carpio si propone di approfondire la sua figura, a più di un anno dalla elezione al soglio pontificio e in occasione del viaggio in Terra Santa.

Gli amici di vecchia data e le persone che lo hanno conosciuto da vicino raccontano chi è stato questo uomo. I testimoni della sua vita e le parole semplici e ispirate delle sue omelie, delle sue messe, e gli incontri con la gente umile delle periferie, raccontano una personalità insolita e complessa, con tutte le sfumature dell’uomo sincero, forte, anche di comando, ma soprattutto un uomo di Dio.

Articolato in tre capitoli, il documentario ripercorre la vita di papa Francesco: la sua infanzia modesta, la grave polmonite che lo costringe al letto ma lo aiuta a trovare la sua vocazione, il rapporto con nonna Rosa, la vita degli anni 50 nel quartiere Flores di Buenos Aires dov’è cresciuto e dove sono nate le sue passioni: il calcio, il tango e l'opera lirica.

La storia dell’Argentina s’intreccia continuamente con le vicende di Jorge Bergoglio. Per capire Bergoglio però, è fondamentale comprendere che lui è soprattutto un gesuita; il suo rapporto con Padre Arrupe, Preposito Generale della Compagnia di Gesù dal 1965 al 1983, è decisivo nella sua formazione e nella sua carriera.

Nel periodo del suo ministero episcopale, iniziato a Buenos Aires nel 2001, conduce una vita austera, fatta di grande semplicità, la cui attenzione è rivolta ai poveri e agli emarginati delle periferie. Un "pastore d'anime" che viaggia in autobus, che si reca di persona nelle periferie dimenticate della megalopoli, che visita i carcerati e i malati di Aids, che celebra messe per le prostitute, che aiuta e sostiene le famiglie dei desaparecidos e che in pochi anni diventerà un punto di riferimento essenziale per la Chiesa mondiale.

Bergoglio è stato, senza volerlo, misteriosamente apprezzato da buona parte del Collegio Cardinalizio che lo ha identificato come l'uomo del cambiamento.

Dal primo momento si è capito che il suo Pontificato sarebbe stato diverso. Infatti papa Francesco ha mantenuto lo stesso stile di vita semplice e austero di Buenos Aires, la stessa essenzialità e frugalità che lo contraddistingue. Un vera rivoluzione!

Gli amici di vecchia data e le persone che lo hanno conosciuto da vicino raccontano chi è stato questo uomo.

Tra i numerosi intervistati il teologo gesuita Juan Carlos Scannone SJ, l’ex portavoce di Bergoglio a Buenos Aires Guillermo Marcó, S. Em il card. Leonardo Sandri, Antonio Spadaro SJ, direttore di Civiltà Cattolica. 



GUARDA UN BREVE ESTRATTO GIA' PUBBLICATO:

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"Il matrimonio cristiano è fedele, perseverante e fecondo" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
02 giugno 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 


Papa Francesco:
"l'amore è fedele, perseverante, fecondo"

Fedele, perseverante, fecondo. Sono queste le tre caratteristiche dell’amore che Gesù nutre verso la Chiesa, la sua Sposa. E queste sono anche le caratteristiche di un autentico matrimonio cristiano. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa mattutina celebrata in Casa S. Marta.

Una quindicina di coppie, una quindicina di storie matrimoniali, di famiglia, cominciate 25, 50, 60 anni fa davanti a un altare e che davanti all’altare di Papa Francesco si ritrovano assieme per ringraziare Dio del traguardo raggiunto. Una scena insolita per la cappella di Casa S. Marta, che offre al Papa l’occasione di riflettere sui tre pilastri che nella visione della fede devono sostenere un amore sponsale: fedeltà, perseveranza, fecondità. Modello di riferimento, spiega, sono i “tre amori di Gesù” per il Padre, per sua Madre, per la Chiesa. “Grande” è l’amore di Gesù per quest’ultima, afferma Papa Francesco: “Gesù sposò la Chiesa per amore”. E’ “la sua sposa: bella, santa, peccatrice, ma la ama lo stesso”. E il suo modo di amarla mette in mostra, dice, le “tre caratteristiche” di questo amore:

È un amore fedele; è un amore perseverante, non si stanca mai di amare la sua Chiesa; è un amore fecondo. E’ un amore fedele! Gesù è il fedele! San Paolo, in una delle sue Lettere, dice: ‘Se tu confessi Cristo, Lui ti confesserà, a te, davanti al Padre; se tu rinneghi Cristo, Lui ti rinnegherà, a te; se tu non sei fedele a Cristo, Lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso!’. La fedeltà è proprio l’essere dell’amore di Gesù. E l’amore di Gesù nella sua Chiesa è fedele. Questa fedeltà è come una luce sul matrimonio. La fedeltà dell’amore. Sempre”.

Fedele sempre, ma anche sempre instancabile nella sua perseveranza. Proprio come l’amore di Gesù per la sua Sposa. "Tante volte" Gesù perdona la Chiesa e allo stesso modo, constata Papa Francesco, anche all'interno della coppia alle volte "si chiede perdono" e così "l'amore matrimoniale va avanti":

“La vita matrimoniale deve essere perseverante, deve essere perseverante. Perché al contrario l’amore non può andare avanti. La perseveranza nell’amore, nei momenti belli e nei momenti difficili, quando ci sono i problemi: i problemi con i figli, i problemi economici, i problemi qui, i problemi là. Ma l’amore persevera, va avanti, sempre cercando di risolvere le cose, per salvare la famiglia. Perseveranti: si alzano ogni mattina, l’uomo e la donna, e portano avanti la famiglia”.

Terzo tratto, la “fecondità”. L’amore di Gesù, osserva Papa Francesco, “fa feconda la Chiesa con nuovi figli, Battesimi, e la Chiesa cresce con questa fecondità nuziale”. In un matrimonio questa fecondità può essere talvolta messa alla prova, quando i figli non arrivano o sono ammalati. In queste prove, sottolinea il Papa, ci sono coppie che “guardano Gesù e prendono la forza della fecondità che Gesù ha con la sua Chiesa”. Mentre, sul versante opposto, conclude, “ci sono cose che a Gesù non piacciono”, ovvero i matrimoni sterili per scelta:

“Questi matrimoni che non vogliono i figli, che vogliono rimanere senza fecondità. Questa cultura del benessere di dieci anni fa ci ha convinto: ‘E’ meglio non avere i figli! E’ meglio! Così tu puoi andare a conoscere il mondo, in vacanza, puoi avere una villa in campagna, tu stai tranquillo’... Ma è meglio forse - più comodo – avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino. E’ vero o no questo? Lo avete visto voi? E alla fine questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine, con l’amarezza della cattiva solitudine. Non è fecondo, non fa quello che Gesù fa con la sua Chiesa: la fa feconda”. (fonte: Radio Vaticana)
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2 giugno Festa della Repubblica... che ripudia la guerra!


Il 2 giugno è la “Festa della Repubblica che ripudia la guerra”

I movimenti per la Pace e il Disarmo lanciano una proposta di legge per istituire la difesa civile, non armata e nonviolenta.


La madre è la Resistenza antifascista, il padre è il Referendum democratico: la Repubblica italiana è nata in un'urna il 2 giugno del 1946. Perché, per festeggiare il suo compleanno, lo Stato organizza la parata militare delle Forze Armate? E' una contraddizione ormai insopportabile. 

Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le vere forze vive della Repubblica che chiedono di rimuovere l'ostacolo delle enormi spese militari ed avere a disposizione ingenti risorse per dare piena attuazione a tutti i principi fondanti della Costituzione: lavoro, diritti umani, dignità sociale, libertà, uguaglianza, autonomie locali, decentramento, sviluppo della cultura e ricerca, tutela del paesaggio, patrimonio artistico, diritto d'asilo per gli stranieri e ripudio della guerra.

I nostri movimenti vogliono celebrare degnamente il 2 giugno promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile e lanciando oggi la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del “Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta” 

Obiettivo della Campagna è dare piena attuazione all'articolo 52 della Costituzione (“la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”) che non è mai stato applicato veramente, perché per difesa si è sempre intesa solo quella armata, affidata ai militari, mentre la Corte Costituzionale ha riconosciuto pari dignità e valore alla difesa nonviolenta, come avviene con l'istituto del Servizio Civile nazionale. 

La difesa civile, non armata e nonviolenta è difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni.

Il disegno di Legge istituisce un Dipartimento che comprenderà il Servizio civile, la Protezione Civile, i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo. 

Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie all'introduzione dell'”opzione fiscale”, cioè la possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare il 6 per mille alla difesa non armata. Inoltre si propone che le spese sostenute dal Ministero della Difesa relative all’acquisto di nuovi sistemi d’arma siano ridotte in misura tale da assicurare i risparmi necessari per non dover aumentare i costi per i cittadini.

Lo strumento politico della legge di iniziativa popolare vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11). 

La Campagna è stata presentata il 25 aprile 2014 in Arena di pace e disarmo; viene lanciata in occasione del 2 giugno 2014, Festa della Repubblica; la raccolta delle 50.000 firme necessarie inizierà il 2 ottobre 2014, Giornata internazionale della Nonviolenza, e si concluderà dopo 6 mesi.


Vedi anche:
ed i nostri precedenti post:


Omelia di P. Aurelio Antista (video)



ASCENSIONE DEL SIGNORE / anno A
01/06/2014


Omelia di P. Aurelio Antista
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



L'Ascensione del Signore è un aspetto, una dimensione della Sua Pasqua; il Signore Gesù, crocifisso e risorto si è manifestato visibilmente ai suoi discepoli per un certo tempo dopo la Resurrezione e infine ascende verso Dio, cioè ritorna nella Sua dimensione divina, glorificato alla destra del Padre. Lui che era sceso, Lui che si è fatto umano come noi, come uno di noi, adesso ritorna al Padre e vi ritorna nella Sua dimensione divina con la Sua umanità, e questo è il fatto nuovo, questa è la grande speranza per l'umanità intera, per tutti noi. La nostra umanità è già stata glorificata in Gesù...

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Dalla strada alla Casa - in Sicilia il progetto "Housing first" un nuovo modello di accoglienza

E' stato presentato nella sede della Conferenza Episcopale Siciliana il Progetto "Housing first", opera-segno della Caritas per offrire una risposta al problema abitativo andando oltre i sistemi tradizionali basati su forme di alloggio temporaneo. "Hounsing first Sicilia" si rivolge a persone senza fissa dimora o con difficoltà a mantenere l'abitazione e le inserisce direttamente all’interno di alloggi, fornendo loro supporto sociale multidisciplinare “a partire dalla casa”. A spiegare le peculiarità di questa "ambiziosa idea" è don Vincenzo Cosentino, direttore dell'Ufficio regionale per la Carità della CESi e delegato regionale Caritas: "Il progetto rappresenta un'esperienza unica in grado di interessare tutte le Chiese di Sicilia attraverso il coinvolgimento di strutture di proprietà delle diocesi e delle parrocchie, oltre che di privati. Occorre superare la logica dei centri di accoglienza, seppur necessari ma sempre intesi come misure emergenziali, - aggiunge -- per realizzare un percorso di ospitalità completo ed attento alla persona, rispondendo all’invito di Papa Francesco per un nuovo utilizzo dei luoghi ecclesiali, che diventa un valido e verificato strumento di fuoriuscita dal bisogno e di promozione della persona e di interi nuclei familiari. In Sicilia i senza dimora non sono solo i barboni, ma ancor più gli immigrati. Accanto a loro una sempre più folta schiera di uomini e donne che vivono una grave emarginazione adulta. Per loro questo nuovo percorso in stretta connessione con altri di accompagnamento organico e di sostegno reale all'inclusione sociale messi in atto in Italia"...
Leggi tutto: DALLA STRADA ALLA CASA

Parte in Sicilia il progetto "Housing first" che coinvolge 15 Caritas siciliane per offrire una risposta diversa al problema abitativo, andando oltre i sistemi di accoglienza tradizionali basati su forme di sostegno e alloggio temporaneo. 
Il progetto, della durata di 18 mesi, renderà disponibili 35 alloggi a persone senza dimora o con difficoltà a mantenere l’abitazione, attivando un percorso di accompagnamento all’autonomia a più livelli. 
Le 15 Caritas coinvolte si muoveranno, per raggiungere l’obiettivo, anche in collaborazione con gli enti ed il privato sociale. 
In Sicilia, secondo gli ultimi dati Istat, in media vengono emessi 120 sfratti aggiuntivi rispetto all’anno precedente. 
L’intento è quello di costruire un modello di accoglienza che si possa interfacciare con i bisogni della regione. “Hounsing first Sicilia” mira, infatti, ad inserire le persone senza fissa dimora o con difficoltà all’interno di alloggi, fornendo loro supporto sociale e multidisciplinare “a partire dalla casa”. Il progetto è stato presentato questa mattina nella sede della Conferenza Episcopale Siciliana (Cesi) da don Vincenzo Cosentino, direttore dell'ufficio regionale per la Carità della CESi e delegato regionale Caritas e da Marco Iazzolino, referente Network Housing First Italia promosso dalla FIOPSD (Federazione Italiana Organizzazioni Persone Senza Dimora)...

Parte in Sicilia il progetto "Housing first" che coinvolge 15 Caritas della Sicilia per offrire una risposta diversa al problema abitativo, andando oltre i sistemi di accoglienza tradizionali basati su forme di sostegno e alloggio temporaneo. Il progetto, della durata di 18 mesi, renderà disponibili 35 alloggi a persone senza dimora o con difficoltà a mantenere l'abitazione, attivando un percorso di accompagnamento all'autonomia a più livelli...
... “La crisi attuale – dichiara mons. Francesco Montenegro Arcivescovo di Agrigento – ha portato ad un livello senza precedenti di senza dimora. Questa forma estrema e complessa di esclusione sociale può essere affrontata solo attraverso politiche integrate che mettano insieme interventi di housing con azioni per l’occupazione e la ricostruzione dei legami sociali”...



domenica 1 giugno 2014

48ª Giornata mondiale comunicazioni sociali - "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro" - Comun-I-care mi sta a cuore



48ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 
"Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro." 
1 giugno 2014 

Cari fratelli e sorelle,

oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più "piccolo" e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all'interno dell'umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.
In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all'impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri...

Fabio Zavattaro, vaticanista del Tg1, presenta il Messaggio di Papa Francesco per la 48ª Giornata mondiale comunicazioni sociali sul tema "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro": "Il buon samaritano non è uno spettatore come il levita e il sacerdote che vedono l'uomo mezzo morto sul ciglio della strada e dicono: è un estraneo, meglio tenersi alla larga. No, il samaritano non solo si fa prossimo, ma si prende carico dell'uomo, perché è un fratello".
"Comunicare -- precisa Zavattaro -- oggi più che mai, significa prendersi carico di ciò che ci circonda e comunicarlo nella convinzione che 'dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche e assolute'. Comunicare è un aprirsi all'altro, avere la capacità di ascoltare, e comprendere attese, dubbi; e offrire, da credenti, quella parola in più che trasforma la pietra che copre il sepolcro in una porta che si apre alla speranza"

Comun-I-care mi sta a cuore
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C’è chi compare col suo nome e cognome. E chi si “nasconde” dietro a quello della sua parrocchia. Ma migliaia di sacerdoti italiani, che siano parrocci, religiosi o seminaristi, utilizzano Facebook abitualmente. È un “sagrato virtuale” dove si tessono relazioni non solo con i parrocchiani, ma anche con chi in chiesa non va. Le suore sono presenti in percentuali inferiori, ma sanno usare i social network in modo più efficace. Comunicano peer to peer, mentre tra i sacerdoti a volte questa reciprocità comunicativa manca.
È quanto emerge dallo studio “Churchbook”, una ricerca che indaga la presenza e gli usi di Facebook da parte di sacerdoti, suore, religiosi e seminaristi. La ricerca, eseguita dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dal dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia per conto della Cei e da WeCa (associazione di webmaster cattolici), è durata tre anni e ha esaminato 2 mila 385 profili di preti e suore italiane, appartenenti a nove diocesi (tra cui Milano e Roma) e nove seminari in tutta Italia. I profili sono stati scovati dai ricercatori, partendo da un elenco che comprendeva oltre 13 mila nominativi di uomini e donne appartenenti a ordini religiosi.
... Ma come si pongono i sacerdoti italiani su Facebook?
... Papa Francesco, a gennaio ha detto che “Internet è un dono di Dio”. Ma stare su Facebook è socialità leggera o profonda?...



Papa Francesco già da vescovo era vicino ai poveri e fuori dagli schemi (VIDEO)



Papa Francesco già da vescovo
era vicino ai poveri e fuori dagli schemi (VIDEO) 



Estratto del documentario storico firmato da Maite Carpio "Papa Francesco - La storia di Jorge Bergoglio" trasmesso giovedi 29 maggio 2014 su Raitre "La grande storia" 



Chi era e chi è Jorge Mario Bergoglio, l’uomo che ha conquistato le copertine delle più importanti riviste del mondo, protagonista di una nuova primavera della Chiesa Cattolica? 

La Grande Storia, con un documentario storico firmato da Maite Carpio si propone di approfondire la sua figura, a più di un anno dalla elezione al soglio pontificio e in occasione del viaggio in Terra Santa.

Gli amici di vecchia data e le persone che lo hanno conosciuto da vicino raccontano chi è stato questo uomo. I testimoni della sua vita e le parole semplici e ispirate delle sue omelie, delle sue messe, e gli incontri con la gente umile delle periferie, raccontano una personalità insolita e complessa, con tutte le sfumature dell’uomo sincero, forte, anche di comando, ma soprattutto un uomo di Dio.

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"LECTIO" DEL VANGELO di fr. Egidio Palumbo


"LECTIO" DEL VANGELO 
di fr. Egidio Palumbo
della Fraternità Carmelitana Pozzo di Gotto (ME)


ASCENSIONE DEL SIGNORE anno A

At 1,1-11
Sal 46
Ef 1,17-23
Mt 28,16-20


1. Con la festa dell’Ascensione del Signore l’itinerario mistagogico del tempo pasquale si avvia alle sue tappe conclusive. L’Ascensione ci aiuta a contemplare il mistero pasquale del Signore e la nostra esistenza pasquale radicata in Lui, attraverso una prospettiva particolare: Dio, facendo risorgere il Cristo, lo ha costituito Capo della Chiesa e Signore della Storia.

2. Spesso si è tentati di attribuire a Cristo Capo e Signore le prerogative di “monarca assoluto” e, di conseguenza, educati da una visione gerarchica e piramidale di Chiesa e poco comunionale, di attribuire a noi stessi, in quanto cristiani, cioè chiamati a seguire Cristo Capo e Signore, le stesse prerogative, specialmente se riceviamo un ufficio di responsabilità ecclesiale, piccolo o grande che sia.
Le pagine bibliche della solennità dell’Ascensione del Signore, se ben meditate, ci orientano verso un’altra prospettiva.

...

5. La pagina del Vangelo (Mt 28,16-20) non ci parla dell’Ascensione, ma della centralità del Signore Risorto. Infatti, è scritto che i discepoli «quando lo videro, si prostrarono»: è il riconoscimento della centralità della sua Signoria. Ma nello stesso tempo è scritto anche che i discepoli «dubitarono»: anche il dubbio è indice della centralità della Signoria di Cristo, perché il dubbio — altra cosa dal negare, dal rinnegare o dal non riconoscere — è connaturale alla fede: ti spoglia di ogni presunzione, ti pone in ricerca, ti mette in cammino, ti fa affrontare la fatica del discernimento quotidiano per scegliere ciò che è bene e lasciare ciò che è male, ti dà la forza di ricominciare ogni giorno, di affidarti ad un altro per scoprire nelle pieghe della storia la presenza del Regno di Dio e per capire se tale presenza è veramente Regno di Dio o regno di qualcun altro…
Inoltre, nella pagina del Vangelo il Signore Risorto si presenta come “colui che è con noi tutti i giorni”: «Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni». Siamo rimandati alla pagina di Mt 1,23, dove a Gesù vien dato il nome di «Emmanuele, che significaDio-con-noi». E allora, «io sono con voi» significa: io, il Figlio di Dio, sono anche il vostro Fratello, sono colui che cammina al vostro fianco, che non vi abbandona mai, nemmeno nei momenti difficili della vita, nemmeno nei tempi di transizione e di sbandamento, quando un’epoca muore («fino alla fine dell’epoca attuale», così forse si potrebbe tradurre la finale del v. 20) e ne sorge un’altra, della quale però non sappiamo ancora tutti i risvolti.
Infine, nella pagina del Vangelo il Signore Risorto, Figlio di Dio e nostro Fratello, a questa Chiesa che adora e nello stesso tempo dubita, le affida la missione. Come mai? Può chi dubita, chi è in ricerca, “fare discepoli”, battezzare, insegnare l’evangelo? Sì, lo può. Perché il centro e il protagonista («io sono con voi») della missione continua ad essere sempre il Signore Risorto, e non noi.

E allora, con il salmista (salmo responsoriale: Sal 47) riconosciamo nella solennità dell’Ascensione la centralità del Signore Risorto nella vita ecclesiale e nella nostra vita personale impegnata nella storia. Chiediamo al Signore la grazia di essere “decentrati” come figli e fratelli, affinché sia Lui, e soltanto Lui, il Capo e il Signore, che Dio ha posto alla sua destra.