LA NOSTRA FEDE E' RIVOLUZIONARIA,
EVANGELIZZARE NON CON IL PROSELITISMO
MA ATTRAENDO CON LA NOSTRA TESTIMONIANZA.
Siate una testimonianza di comunione fraterna
che diventa risplendente!
Papa Francesco
7 luglio 2015
Una folla enorme - circa un milione e mezzo di persone - ha fatto da cornice all'arrivo del Papa al Parque del bicentenario di Quito per la celebrazione della Messa, il primo degli appuntamenti della giornata, la terza in Ecuador. Una folla che ha bivaccato per tutta la scorsa notte, anche sotto la pioggia, e ha salutato con grande calore il giro di saluto di Francesco lanciando fiori verso la papamobile. Il giro è stato accompagnato da canti, musica e dalla voce entusiastica di uno speaker.Il Parco, inaugurato il 27 aprile 2013, sorge sul luogo del vecchio aeroporto dove nel 1985 era atterrato Giovanni Paolo II.Prima della Messa, in un salone del Centro congressi che sorge nel Parco, il Papa ha incontrato in forma privata i vescovi dell'Ecuador.
Immagino quel sussurro di Gesù nell’ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell’America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati, «soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 213).
Vorrei che oggi queste due grida concordassero nel segno della bella sfida dell’evangelizzazione. Non con parole altisonanti, o termini complicati, ma una concordia che nasca “dalla gioia del Vangelo”, che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento» (ibid., 1), dalla coscienza isolata. Noi qui riuniti, tutti insieme alla mensa con Gesù, diventiamo un grido, un clamorenato dalla convinzione che la sua presenza ci spinge verso l’unità e «segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile» (ibid., 14).
“Padre, che siano una cosa sola perché il mondo creda” (cfr Gv 17,21): così Gesù manifestò il suo desiderio guardando il cielo. Nel cuore di Gesù sorge questa domanda in un contesto di invio: «Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo» (Gv 17,18).


Questa unità è già un’azione missionaria “perché il mondo creda”. L’evangelizzazione non consiste nel fare proselitismo – il proselitismo è una caricatura dell’evangelizzazione – ma nell’attrarre con la nostra testimonianza i lontani, nell’avvicinarsi umilmente a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa, avvicinarsi a quelli che si sentono giudicati e condannati a priori da quelli che si sentono perfetti e puri. Avvicinarci a quelli che hanno paura o agli indifferenti per dire loro: «Il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore» (ibid., 113). Perché il nostro Dio ci rispetta persino nella nostra bassezza e nel nostro peccato. Questa chiamata del Signore con che umiltà e con che rispetto lo descrive il testo dell’Apocalisse: Vedi? Sto alla porta e chiamo; se vuoi aprire…; non forza, non fa saltare la serratura, semplicemente suona il campanello, bussa dolcemente e aspetta. Questo è il nostro Dio!
...
Il nostro grido, in questo luogo che ricorda quel primo grido di libertà, attualizza quello di san Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16). E’ tanto urgente e pressante come quello che manifestava il desiderio di indipendenza. Ha un fascino simile, ha lo stesso fuoco che attrae. Fratelli, abbiate i sentimenti di Gesù!
Siate una testimonianza di comunione fraterna che diventa risplendente!

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Omelia Santa Messa nel Parco del Bicentenario di Quito 7 luglio 2015
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