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mercoledì 26 marzo 2014

"L’amore è solo piccoli dettagli" di don Antonio Savone




L’amore è solo piccoli dettagli
Mercoledì III settimana di Quaresima
di don Antonio Savone 



Dt 4,1.5-9
Sal 147
Mt 5,17-19


Nelle parole di Gesù si coglie l’eco delle rimostranze dei suoi oppositori i quali lo accusavano di uno stile superficiale, troppo permissivo, una sorta di religiosità a ribasso, un atteggiamento qualunquista, soprattutto per la sua comunione di mensa con quanti erano ritenuti esclusi dalla possibilità di un accesso a Dio e alle cose di Dio. Il problema, però, non era il suo stile a ribasso (come volevano far intendere scribi e farisei), era piuttosto il loro approccio sclerotizzato della legge antica che aveva finito per inchiodarli alla lettera del testo facendo perdere l’intenzione vera per cui quella norma era stata data. Per Gesù era una questione di intelligenza, come capacità di lasciar parlare volti ed eventi (intus-legere). La norma per la norma non salva nessuno: anzi, come più volte ricordate, non di rado “summum ius summa iniuria” (il più grande diritto può diventare la forma più alta di ingiustizia). Il percorso che Gesù ha proposto attraverso i suoi gesti come mediante le sue parole, era proprio quello di liberare la Legge dalle incrostazioni introdotte dalla durezza del cuore umano facendo brillare l’intenzione vera del Legislatore.

...
La proposta di Gesù ha niente a che spartire con un atteggiamento grossolano: anzi, per lui, l’amore è davvero questione di dettagli anche minimi. Non si può amare approssimativamente o grosso modo. È l’attenzione al particolare che dice l’orientamento del cuore, ma questo esige un discernimento continuo perché l’osservanza di un codice non tradisca il comandamento (v. l’atteggiamento del sacerdote e del levita che passano oltre per non contrarre impurità). Chi ha fatto esperienza dell’amore del Signore vive come sua unica preoccupazione quella di essere in tutto trasparenza di quella esperienza. Alla fine della vita, infatti, l’attenzione sarà posta proprio sugli atteggiamenti che noi avevamo ritenuti minimi, secondari. È vero: la fedeltà a Dio come la fedeltà all’uomo non imbocca mai la via del pressappochismo ma si esprime di trattino in trattino. L’amore, infatti, vive di piccole cose. Non è forse vero che quando si ama si è capaci persino di prevenire l’eventuale richiesta dell’altro perché lo sguardo guidato dal cuore riesce a leggere molto più oltre? L’amore è solo piccoli dettagli, come canta Giusy Ferreri.



“Volto di Cristo, volto dell’uomo” il tema della Via Crucis al Colosseo affidato quest'anno a mons. Giancarlo Bregantini

Sarà il vescovo di Campobasso-Bojano a scrivere, su incarico di papa Francesco, i testi delle meditazioni sulle XIV stazioni della Via Crucis che si terrà al Colosseo il prossimo 18 aprile, Venerdì Santo sul tema “Volto di Cristo, volto dell’uomo”.
Mons. Giancarlo Bregantini, religioso stimmatino (la congregazione fondata da san Gaspare Bertone), 66 anni, originario della valle di Non in Trentino, è attualmente presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e lavoro, giustizia e pace (dopo un mandato precedente dal 2000 al 2005).
Prima della sede in Molise era stato vescovo di Locri-Gerace dal 1994 al 2007 e lì in terra di Calabria si era fatto conoscere principalmente per il suo impegno contro la mafia e l’andrangheta....

Sessantatré anni, nativo del Trentino, un passato in gioventù da operaio, per 13 anni vescovo di Locri in Calabria terra ad alta densità di criminalità organizzata, fece scalpore il suo libro di orazioni “La preghiera sfida la mafia”. Nominato da Benedetto XVI nel 2007 alla guida della diocesi di Campobasso-Boiano, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Mons. Bregantini, come ha accolto la notizia e quale è stato il suo primo pensiero di fronte a questa occasione: responsabilità, chiamata del Signore?


martedì 25 marzo 2014

"La salvezza è un regalo, totalmente gratuito" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
25 marzo 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 



Papa Francesco:
"la salvezza si riceve con cuore umile"

Il Signore è in cammino con noi per ammorbidire il nostro cuore. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa di stamani a Casa Santa Marta. Nell’odierna Solennità dell’Annunciazione, il Papa ha dunque sottolineato che solo con un cuore umile come quello di Maria possiamo avvicinarci a Dio. La salvezza, ha poi osservato, non si compra e non si vende: si regala.

Dove porta la superbia del cuore? Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi su Adamo ed Eva che, cedendo alla seduzione di Satana, hanno creduto di essere come Dio. Quella “superbia sufficiente” fa sì che siano allontanati dal Paradiso. Ma il Signore non li lascia camminare da soli, fa loro una promessa di redenzione e cammina con loro. “Il Signore – ha detto ancora il Papa – accompagnò l’umanità in questo lungo cammino. Ha fatto un popolo. Era con loro”. E quel “cammino che è incominciato con una disobbedienza”, “finisce con una obbedienza”, con il sì di Maria all’Annuncio dell’angelo. “Il nodo che ha fatto Eva con la sua disobbedienza – ha detto richiamando Sant’Ireneo di Lione – lo ha sciolto Maria con la sua obbedienza”. E’ un cammino, ha soggiunto, “nel quale le meraviglie di Dio si moltiplicano”:
“Il Signore è in cammino con il suo popolo. E perché camminava con il suo popolo, con tanta tenerezza? Per ammorbidire il nostro cuore. Esplicitamente lo dice, Lui: ‘Io farò del tuo cuore di pietra un cuore di carne’. Ammorbidire il nostro cuore per ricevere quella promessa che aveva fatto nel Paradiso. Per un uomo è entrato il peccato, per un altro uomo viene la salvezza. E questo cammino tanto lungo aiutò tutti noi ad avere un cuore più umano, più vicino a Dio, non tanto superbo, non tanto sufficiente”.
E oggi, ha proseguito, la liturgia ci parla “di questa tappa nel cammino di restaurazione”, “ci parla di obbedienza, di docilità alla Parola di Dio”:
“La salvezza non si compra, non si vende: si regala. E’ gratuita. Noi non possiamo salvarci da noi stessi: la salvezza è un regalo, totalmente gratuito.
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"Un grembo per l’impossibile – Annunciazione del Signore" di don Antonio Savone


Un grembo per l’impossibile
Annunciazione del Signore
 di don Antonio Savone 




Is 7,10-14; 8,10
Sal 39
Eb 10,4-10
Lc 1,26-38


Celebrazione della speranza quella odierna.
Torna ogni anno questa festa a ricordarci che quando Dio ha a che fare con l’uomo non elabora teorie né consegna dottrine ma suscita eventi che interpellano la libertà degli interlocutori e coinvolge persone che siano segno del suo impenitente desiderio di ristabilire alleanza con l’umanità. Dio vuole legarsi all’uomo tanto da offrire un segno che pure non è richiesto: un bambino. È lui a prendere l’iniziativa anche se Acaz di turno dietro una mancanza di fede preferirà non legarsi a Dio, perseguendo la propria strada. Acaz sa che chiedere a Dio un segno significherebbe compromettersi.
E per tutta risposta Dio perde la pazienza: non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? E quando perde la pazienza Dio ritesse legami.Ecco il vangelo: anche di fronte all’ostinata incredulità dell’uomo Dio non cessa di suscitare vita. Dio non abbandona l’umanità all’esperienza della tenebra. Ad una umanità indebolita dal peccato e smarrita dal dubbio, Dio invia Gabriele, fortezza di Dio. Dà speranza sapere che anche le nostre fragilità stanno a cuore a Dio e sono costantemente sorrette dalla sua forza.
E oggi celebriamo appunto un evento: Dio sceglie di venire ad abitare in un cuore e in una casa, il cuore e la casa di Maria. Ma Maria non abita una terra ortodossa, abita, piuttosto una terra di confine qual era la Galilea. A Dio sta a cuore ogni nostra marginalità se è vero che i passi della salvezza hanno inizio in Galilea e termineranno in Galilea, là dove il Risorto darà appuntamento ai discepoli.
...
Scopriamo così che si è credenti solo se accettiamo di tentare le cose impossibili. Non c’è altra strada se vogliamo che il Cristo entri ancora nella nostra storia personale e sociale come segno di una presenza divina che altrimenti rischia di rimanerci nascosta.
Maria non sa ancora come accadrà quello che l’angelo le ha annunciato; nondimeno, però, pur senza sapere come è possibile, sa che è possibile. Per questo si farà discepola della vita che diventerà per lei il luogo e il tramite mediante il quale il Signore le offrirà indicazioni. Prima ancora che il suo corpo è la sua obbedienza ad offrire un grembo a ciò che il Signore vorrà compiere in lei e attraverso di lei.



Sud Sudan: guerra, povertà, fame, malattie, morte. Una drammatica realtà che non può lasciarci indifferenti.

“Senza pace non può esserci sviluppo”: lo scrive a chiare lettere Papa Francesco nel suo messaggio all’arcivescovo di Juba, mons. Paulino Lukudu Loro. Un’affermazione quanto mai calzante per il Sud Sudan: nazione giovane, divenuta indipendente solo tre anni fa, nel dicembre del 2013 ha visto esplodere un conflitto etnico tra le forze governative del presidente Kiir, di etnia dinka, e quelle fedeli all'ex vicepresidente Machar, di etnia nuer. Una guerra che, sottolinea il Pontefice, è costata la vita a persone innocenti, provocando divisioni e causando “povertà, fame, malattie, morte”. “Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questa realtà”, sottolinea il Papa, che non dimentica “la drammatica situazione” di sfollati e rifugiati costretti all’esilio, in condizioni “abiette per la loro dignità”, in cui non sono considerati più persone, bensì “statistiche senza nome”. 
Di qui, “il pressante appello” del Pontefice affinché tutte le parti in causa, con il supporto della comunità internazionale, pongano fine alle violenze, assicurino “l’accesso agli aiuti umanitari per i bisognosi” e cerchino “senza sosta soluzioni pacifiche, per far prevalere il bene comune sugli interessi particolari”. Per questo, il messaggio pontificio richiama la necessità di “promuovere la cultura dell’incontro”, che implica innanzitutto il rifiuto dell’egoismo e la capacità di vedere nell’altro “non un nemico, ma un fratello da accettare e con cui lavorare insieme”. L’impegno a creare un clima sociale “costruttivo”, afferma il Papa, deve prevalere sulla “brama di potere” personale, con il “chiaro riconoscimento che gli esseri umani, con le loro legittime aspirazioni morali, etiche e sociali”, vengono sempre “prima dello Stato e dei diversi poteri che cercano di sottometterli”...

Una guerra nella guerra, forse più feroce e spietata di quella che si combatte con le armi: la guerra contro la fame. “Non so cosa dare da mangiare ai miei sette figli, da tempo si nutrono soltanto con radici di ninfea”. Sono le parole di Rebecca Nyakang , che vive con i suoi bambini, il marito e qualche altra famiglia su un isolotto, ad un’ora di canoa dalla cittadina di Nyal, nella contea di Panyjar, nell’Unity State. Le radici di ninfea contengono poche calorie e sostanze nutritive appena sufficienti per sopravvivere.
La violenza e il dolore cono dappertutto e se la guerra civile che si sta combattendo miete giornalmente vittime, la fame uccide ugualmente. Gli sfollati sono quasi un milione e raggiungono i campi profughi sia all’interno del Sud-Sudan, sia nei Paesi limitrofi, esausti e denutriti. Quattrocentomila sfollati hanno meno di diciotto anni, seimila sono bambini al di sotto dei cinque.
La situazione è drammatica, perché le guerre da combattere, a questo punto, sono ben due. Una è quella civile, la seconda è quella della fame: procurarsi del cibo che non c’è, anche a causa delle terribili alluvioni che hanno colpito sette dei dieci Stati della nazione più giovane del mondo, è quasi impossibile. Inoltre i commercianti non sono disposti a mettere a rischio la loro vita per comprare e vendere derrate alimentari...

Stefano Bolzonello è un cooperante italiano che ha vissuto gli ultimi due anni a Juba, capitale del Sud Sudan. Non si parla praticamente mai della situazione del più “giovane” Paese del mondo, nato con il referendum del 2011. Dopo il brevissimo periodo di euforia per l’indipendenza, il Sud Sudan ha dovuto fare i conti con la guerra e la povertà, mali endemici in Africa. Come per il vicino conflitto centrafricano le ragioni delle violenze vanno ricercate sicuramente in dissidi etnici, ma soprattutto negli appetiti economici delle grandi potenze globali. In questa intervista concessa a Unimondo, Bolzonello, non ignaro di questo scenario, cerca di raccontarci cosa succede tra la popolazione, con uno sguardo “dal basso” che ci fa capire la situazione molto meglio dei “lanci di agenzia” del circuito mediatico internazionale...


lunedì 24 marzo 2014

"La strada della umiltà e le due verità" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 marzo 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 



Papa Francesco:
"l'umiltà cristiana è dire la verità"

È sulla strada dell’emarginazione che Dio ci trova e ci salva. Lo ha ricordato Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 24 marzo, nella cappella della Casa Santa Marta, incentrando la sua omelia su un forte richiamo all’umiltà.

Per spiegare cosa significa stare “ai margini” per essere salvati, il Pontefice si è riferito alla liturgia del giorno, che presenta due brani particolarmente eloquenti, tratti dal secondo Libro dei Re (5,1-15a) e dal Vangelo di Luca (4,24-30). Nel passo evangelico, ha notato il Santo Padre, Gesù afferma di non poter fare miracoli nella sua Nazareth «per mancanza di fede»: proprio lì, dove era cresciuto, «non avevano fede». Precisamente, ha aggiunto, Gesù dice: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». E ricorda poi la storia di Naamàn il siro con il profeta Eliseo, narrata nella prima lettura, e quella della vedova di Sidone con il profeta Elia.
«I lebbrosi e le vedove in quel tempo erano emarginati» ha sottolineato il Papa. In particolare «le vedove vivevano della carità pubblica, non entravano nella normalità della società», mentre i lebbrosi dovevano vivere fuori, lontano dal popolo. 
Così nella sinagoga di Nazareth, racconta il Vangelo, «Gesù dice che qui non ci sarà miracolo: qui voi non accettate il profeta perché non avete bisogno, siete troppo sicuri». Le persone che Gesù aveva davanti infatti «erano tanto sicure nella loro “fede” fra virgolette, tanto sicure nella loro osservanza dei comandanti, che non avevano bisogno di un’altra salvezza». Un atteggiamento che rivela, ha spiegato il Pontefice, «il dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede: io mi salvo da solo perché vado alla sinagoga tutti i sabati, cerco di obbedire i comandamenti»; e «che non venga questo a dirmi che sono meglio di me quel lebbroso e quella vedova, quegli emarginati!».
... 
Proprio questo, ha sottolineato il Papa, è «il messaggio di oggi, in questa terza settimana di Quaresima: se noi vogliamo essere salvi, dobbiamo scegliere la strada della umiltà, dell’umiliazione». Valga come testimonianza Maria, che «nel suo cantico non dice di essere contenta perché Dio ha guardato la sua verginità, la sua bontà, la sua dolcezza, le tante virtù che lei aveva», ma esulta «perché il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, la sua piccolezza». È proprio «l’umiltà che guarda il Signore». 
Così anche noi, ha affermato il Pontefice, «dobbiamo imparare questa saggezza di emarginarci perché il Signore ci trovi». Infatti Dio «non ci troverà al centro delle nostre sicurezze. No, lì non va il Signore! Ci troverà nell’emarginazione, nei nostri peccati, nei nostri sbagli, nelle nostre necessità di essere guariti spiritualmente, di essere salvati. È lì che ci troverà il Signore». 
E questa, ha precisato ancora, «è la strada della umiltà. L’umiltà cristiana non è una virtù» che ci fa dire «io non servo per niente» e così ci fa «nascondere la superbia»; invece «l’umiltà cristiana è dire la verità: sono peccatore, sono peccatrice!». Si tratta, in sostanza, semplicemente di «dire la verità; e questa è la nostra verità». Ma, ha concluso il Papa, c’è anche «l’altra verità: Dio ci salva! Ma ci salva là, quando noi siamo emarginati. Non ci salva nella nostra sicurezza». Da qui la preghiera a Dio perché ci dia «la grazia di avere questa saggezza di emarginarci; la grazia dell’umiltà per ricevere la salvezza del Signore»

Leggi tutto: Emarginati dunque salvi

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Omelia di P. Alberto Neglia (video)



III Domenica di Quaresima anno A
23-03-2014



Omelia di P. Alberto Neglia
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto


Noi abitualmente crediamo che dobbiamo essere noi a fare un cammino verso Dio e invece è sempre Dio che ci viene incontro, che si china, che ci viene a cercare e anche la pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato ce lo dice in modo concreto; è Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto umano, fratello nostro ... che sta cercando l'umanità, è Lui che è in viaggio e mentre è in viaggio incontra tutti, incontra anche noi...


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Ricordando mons. Oscar Arnulfo Romero nell'anniversario del suo martirio



Servo di Dio Oscar Arnulfo Romero 
Vescovo e martire

15 agosto 1917 - 24 marzo 1980



Vescovo di San Salvador, capitale del Salvador, è stato ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa. Ha difeso i poveri, gli oppressi, denunciando in chiesa e con la radio emittente della diocesi le violenze subite dalla popolazione. Pochi giorni prima di morire aveva invitato i soldati e le guardie nazionali a disubbidire all’ordine ingiusto di uccidere. La sua figura di “borghese” convertito in schierato per gli oppressi fa appello a ciascuno di noi per invitarci a non stare “al di sopra delle parti” ma a prendere le parti di chi non ha nessuno dalla sua parte. (fonte Santi e Beati) 
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P. Alberto Neglia della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto ha citato mons. Romero durante l'omelia del 23/3/2014 segue il video con lo stralcio del suo ricordo.

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Per approfondire la figura di mons. Romero riproponiamo alcuni dei nostri post precedenti:

24 marzo giornata di preghiera e di digiuno in memoria dei Missionari Martiri in ricordo dell’uccisione di Monsignor Oscar Romero



MARTYRIA

XXII giornata di preghiera e di digiuno
in memoria dei Missionari Martiri




Il 24 marzo, in ricordo dell’uccisione di Monsignor Oscar Romero in El Salvador, si celebra la giornata di preghiera e di digiuno in memoria dei Missionari Martiri. Si tratta di una ricorrenza in cui il Santo Padre invita tutta la Chiesa in Italia, a fare memoria dei tanti missionari religiosi e laici che hanno donato la loro vita per portare il Vangelo in diverse parti del mondo... 
Tutto il materiale per l’animazione della giornata è disponibile nel nostro sito www.missioitalia.it area download

Per il 2014 il tema Giornata dei Missionari Martiri è MARTYRIA, ovvero il richiamo alla dimensione essenziale dell’esperienza di fede: la testimonianza al Vangelo di tanti fratelli e sorelle che hanno dato la loro vita per il suo annuncio nel mondo...
Per il materiale di animazione clicca qui


OREUNDICI - IL QUADERNO DI MARZO 2014: LE COMUNITÀ - L'EDITORIALE di Mario De Maio - LA MIA COMUNITÀ SONO I POVERI da Charles de Foucauld a papa Francesco di Arturo Paoli



OREUNDICI
IL QUADERNO DI MARZO 2014


LE COMUNITÀ



L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Sin da bambini abbiamo imparato a recitare la preghiera del Padre nostroinsegnata da Gesù ai suoi discepoli. Ne abbiamo parlato durante il convegno di gennaio “Padre nostro che sei in terra”. Come fare scendere Dio dal cielo e incontrarlo nella nostra quotidianità? L’orizzonte che ci avvolge, soprattutto in questo momento storico ed economico, è fatto di tanta sofferenza, di tanta ingiustizia e talvolta anche di disperazione. Come può occuparsi Dio del nostro pane, del nostro male, della nostra incapacità di perdonare e delle numerose tentazioni a prevaricare sul bene dei nostri fratelli? 
...
Tutti noi abbiamo nel nostro cuore una piccola fiammella che è la nostra fede. Spesso però ci dimentichiamo di lei o pensiamo non ci sia, perché crediamo che fede sia soltanto pensare o ammettere l’esistenza di Dio. Ma fede, come il termine stesso esprime, è fiducia e abbandono fiducioso al Bene che esiste, ci avvolge, ci accompagna e sostiene, qualunque sia il nostro credo o il nostro comportamento religioso. Questa fede ogni giorno va alimentata. Come ci occupiamo di nutrire il nostro corpo, di arricchire la nostra mente, così dovremmo riservare parte del nostro tempo per fare crescere e rinvigorire questa piccola fiammella, fino a farla diventare un grande fuoco che riscalda e illumina la nostra vita e quella dei nostri fratelli.

LA MIA COMUNITÀ SONO I POVERI
da Charles de Foucauld a papa Francesco
di Arturo Paoli

Avendo oltrepassato di parecchi mesi la soglia del secolo, è normale che mi si facciano delle domande sul passato, anche se ormai questa soglia non è così insolita come un tempo. La crisi attuale è scesa particolarmente sulla comunità. La tecnica tende al modello fai da te che per me è una formula di vita assolutamente negativa. Dalla mia giovinezza lontana, potrei affermare che diversi tipi di comunità mi sono venute incontro e le ho accolte con vero entusiasmo. Evidentemente il vivere in comunità e assumere le finalità della stessa, può produrre anche degli inconvenienti; ma esiste una esistenza senza aspetti difficili e avve-nimenti che possono dispiacere? A questo riguardo mi si chiede di parlare di un avvenimento personale che è la fraternità di Charles de Foucauld. Mi è venuta incontro in un momento in cui il mio impegno nella chiesa di Roma scadeva per diversi motivi di cui ho parlato e scritto abbastanza. Mi si apriva davanti come un’offerta possibile la strana figura di Charles de Foucauld, prima ateo in cerca di godere la vita in maniera materialistica e poi improvvisamente divenuto religioso. La sua ricerca di vivere in comunità con gli appartenenti alla religione musulmana, come religioso cattolico, costituisce una stranezza. La sua è una scelta nuova perché non è il missionario che va a convertire, ma è l’amico che condivide la loro vita e muore nella loro terra ucciso per un equivoco. Proprio mentre scrivo mi è giunta una rivista con la foto del papa Francesco circondato da persone appartenenti alla religione ebraica: sono a tavola partecipando a un pranzo e parlando familiarmente da buoni amici. Penso che il seme gettato in terra da Carlo de Foucauld, che ha vissuto fino alla morte con i musulmani, abbia portato frutto...
Leggi tutto: LA MIA COMUNITÀ SONO I POVERI da Charles de Foucauld a papa Francesco



La speranza viene dal legame,
dalla relazione con gli altri,
dall'attenzione che si presta
a coloro che ci circondano
Abbé Pierre

domenica 23 marzo 2014

Le lacrime di don Ciotti a "Che tempo che fa" ci commuovono e ci coinvolgono...

Che tempo che fa 
22 Marzo 2014
Don Luigi Ciotti ospite di Fabio Fazio

Fabio Fazio intervista Don Luigi Ciotti, da sempre impegnato nella lotta alla mafia.

Il fondatore e presidente del Gruppo Abele e di Libera, testimonia l'incontro avvenuto, venerdì sera, nella Chiesa di San Gregorio VII, a Roma, tra Papa Francesco e 700 familiari di vittime della mafia e la Giornata della Memoria, svoltasi, a Latina.

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Guarda anche i nostri precedenti post:



Angelus del 23 marzo 2014 - Testo e video


 23/03/2014 

Cari fratelli e sorelle buongiorno!

Il Vangelo di oggi ci presenta l’incontro di Gesù con la donna samaritana, avvenuto a Sicar, presso un antico pozzo dove la donna si recava ogni giorno per attingere acqua. Quel giorno, vi trovò Gesù, seduto, «affaticato per il viaggio» (Gv 4,6). Egli subito le dice: «Dammi da bere» (v. 7). In questo modo supera le barriere di ostilità che esistevano tra giudei e samaritani e rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne. La semplice richiesta di Gesù è l’inizio di un dialogo schietto, mediante il quale Lui, con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di una persona alla quale, secondo gli schemi sociali, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola. Ma Gesù lo fa! Gesù non ha paura. Gesù quando vede una persona va avanti, perché ama. Ci ama tutti.
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... Siamo chiamati a riscoprire l’importanza e il senso della nostra vita cristiana, iniziata nel Battesimo e, come la Samaritana, a testimoniare ai nostri fratelli. Che cosa? La gioia! Testimoniare la gioia dell’incontro con Gesù, perché ho detto che ogni incontro con Gesù ci cambia la vita, e anche ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia, quella gioia che viene da dentro. E così è il Signore. E raccontare quante cose meravigliose sa fare il Signore nel nostro cuore, quando noi abbiamo il coraggio di lasciare da parte la nostra anfora.

Dopo l'Angelus:

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21 Marzo Gior­nata nazio­nale della memo­ria e dell'impegno Veglia di preghiera con Papa Francesco / 2 (testi, foto e video)


21 Marzo Gior­nata nazio­nale della memo­ria e dell'impegno
Veglia di preghiera con Papa Francesco

Prima si sono presi per mano, lui e Papa Francesco. Poi il prete più amato dall'altra Italia gli ha detto: "Pensavo di trovare un padre e invece ho trovato anche un fratello". Ci confesserà pochi minuti dopo Luigi Ciotti: "È stato un momento storico, io al Pontefice gli avevo appena ricordato che non sempre la Chiesa è stata attenta alla mafia".

«Emanuele Notarbartolo, Emanuela Sansone, Luciano Nicoletti...», l’elenco comincia dal 1893 e sembra non finire più, ottocentoquarantadue nomi di vittime innocenti delle mafie che genitori e figli, sorelle e fratelli, mogli e mariti, le lacrime in gola, sillabano per una quarantina di minuti nella parrocchia romana di San Gregorio VII, mentre Francesco ascolta a capo chino, gli occhi socchiusi, come raccolto in preghiera. Da tutta Italia, radunati dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti, sono arrivati ieri pomeriggio più di novecento familiari a rappresentare i quindicimila cui le mafie hanno ucciso le persone più amate. Finché il Papa, prima di recitare il Padre Nostro indossando e baciando la stola di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe assassinato vent’anni fa dalla camorra, interviene e va oltre il testo scritto e mormora: 

Le parole e i segni contano molto per i mafiosi. Soprattutto certe parole e certi segni. 
Per questo, come hanno sottolineato ieri in molti, le parole di Papa Francesco e i segni della veglia di preghiera coi familiari delle vittime innocenti di tutte le mafie, sono di quelli che contano davvero. Anche per i mafiosi. E che resteranno.
Quel “convertitevi ve lo chiedo in ginocchio” che ricorda l’appello di Paolo VI alle Brigate rosse. Quel cambiate vita, c’è ancora tempo per non finire all’inferno” che evoca il grido di Giovanni Paolo II nella valle dei templi. Quel rivolgersi “agli uomini e alle donne mafiose”.
Ma anche quel ringraziare i familiari “per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi”. È il riconoscimento del lungo lavoro di Libera e del suo fondatore don Luigi Ciotti, quel cammino al fianco di tante persone, per trasformare il dolore in impegno, la memoria in cambiamento... 


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Prima della benedizione finale nella veglia con i familiari delle vittime di mafia, don Luigi Ciotti ha consegnato a papa Francesco la stola che era di don Giuseppe Diana, il prete assassinato dalla camorra a Casal di Principe, di cui due giorni fa è ricorso il ventesimo anniversario della morte. Francesco l'ha quindi indossata, impartendo poi la benedizione finale

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Vedi anche i nostri post precedenti:


Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - III domenica di Quaresima - anno A





Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)




Preghiera dei Fedeli


23 marzo 2014