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mercoledì 22 febbraio 2012

"QUARESIMA Istruzioni d’uso" di Alberto Maggi

QUARESIMA
Istruzioni d’uso

Con il mercoledì delle ceneri inizia la quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.
Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all'uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, dai sacrifici e dalle mortificazioni.
Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall'invito evangelico “Convertiti e credi al vangelo”, secondo le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Marco (Mc 1,15). Un invito al cambiamento di vita, orientando la propria esistenza al bene dell’altro e a dare adesione alla buona notizia di Gesù. L’uomo non è polvere e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è eterna, cioè indistruttibile, e per questo capace di superare la morte.
In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della quaresima.

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Profumo di quaresima: non solo cenere

Il segno tradizionale con cui inizia la quaresima è la cenere. Segno austero, ci ricorda che “siamo polvere e in polvere torneremo”. Per questo è anche un segno funereo perché parla del nostro limite, della nostra fine, in una parola della nostra morte. Già questo è sufficiente per renderci tristi. Se poi pensiamo che la quaresima ci prepara al più grande funerale della storia, la passione di Gesù, il senso di grigiore e mestizia non può che aumentare.
Molti dei nostri contemporanei, sia ‘praticanti che ex’, la vedono così e cercano di tenersi il più lontano possibile da questo periodo dell’anno e dalla sua conclusione.
É noto che la notte di Natale le chiese sono comunque piene, mentre il triduo pasquale è normalmente ignorato. Il primo suona come un mistero che ha che fare con la vita, mentre il secondo con la morte che nessuno vuole vedere in faccia: da qui la fuga dalla quaresima.
C’è però un altro segno, il profumo, spesso ignorato, che ci può aiutare a vedere le cose in un modo diverso.



Quaresima/Pasqua 2012 - pagina speciale di TEMPO PERSO

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, 
per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
Fratelli e sorelle,
la Quaresima ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l'aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. E' un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale.

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"Alla ricerca della verità del proprio essere" di Enzo Bianchi

Mercoledì delle ceneri

Ogni anno ritorna la quaresima, un tempo pieno di quaranta giorni da vivere da parte dei cristiani tutti insieme come tempo di conversione, di ritorno a Dio. Sempre i cristiani devono vivere lottando contro gli idoli seducenti, sempre è il tempo favorevole ad accogliere la grazia e la misericordia del Signore, tuttavia la Chiesa – che nella sua intelligenza conosce l’incapacità della nostra umanità a vivere con forte tensione il cammino quotidiano verso il Regno – chiede che ci sia un tempo preciso che si stacchi dal quotidiano, un tempo “altro”, un tempo forte in cui far convergere nello sforzo di conversione la maggior parte delle energie che ciascuno possiede. E la Chiesa chiede che questo sia vissuto simultaneamente da parte di tutti i cristiani, sia cioè uno sforzo compiuto tutti insieme, in comunione e solidarietà. Sono dunque quaranta giorni per il ritorno a Dio, per il ripudio degli idoli seducenti ma alienanti, per una maggior conoscenza della misericordia infinita del Signore.
La conversione, infatti, non è un evento avvenuto una volta per tutte, ma è un dinamismo che deve essere rinnovato nei diversi momenti dell’esistenza, nelle diverse età, soprattutto quando il passare del tempo può indurre nel cristiano un adattamento alla mondanità, una stanchezza, uno smarrimento del senso e del fine della propria vocazione che lo portano a vivere nella schizofrenia la propria fede. Sì, la quaresima è il tempo del ritrovamento della propria verità e autenticità, ancor prima che tempo di penitenza: non è un tempo in cui “fare” qualche particolare opera di carità o di mortificazione, ma è un tempo per ritrovare la verità del proprio essere.

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Alla ricerca della verità del proprio essere di Enzo Bianchi



martedì 21 febbraio 2012

"Di gloria e di onore lo hai coronato!" di Don Tonino Bello


«[…] Ma venire a sapere che quella corona di gloria e onore, costruita esclusivamente per la testa del Creatore, viene collocata anche sul capo della Creatura, provoca sconcerto e riempie l’anima di stupore. Il salmo ottavo afferma con esplicita solennità: “Di gloria e onore lo hai coronato!” … Immaginate che durante un solenne pontificale d’altri tempi in piazza S. Pietro il Papa facesse chiamare all'improvviso un barbone, uno dei tanti che la notte dormono sotto il porticato, e toltasi la tiara dalla testa gliela mettesse sul capo davanti agli occhi esterefatti dei cerimonieri. Ebbene, Dio fa con ciascuno di noi la stessa cosa, anzi mille volte di più, perché è Lui in persona che si toglie dal capo la corona e la poggia sul capo dell’Uomo, e si compiace nel vedere che gli sta bene e sembra che gli dica con un sorriso: “Lo sai che ti dona? Tienila pure! senza profanarla…!”» (don Tonino Bello) 


Fratelli (e sorelle) non ditemi… di Giancarla Codrignani

Fratelli e sorelle, non ditemi che non ho più fede. Ma proprio non riesco a “celebrare” il cinquantesimo compleanno del Concilio Vaticano II senza sentirmi ancora una volta stupita e desolata proprio a partire da quello che mi aspettavo – anche come individua credente – dalla sua applicazione. Che anche la Chiesa vaticana celebri, mentre congela la storia e la teologia mi turba meno della fissità della nostra memoria. Chi ha meno di cinquant'anni non era neppure nato e del Concilio ne sa tanto quanto della legge truffa o delle manifestazioni per Trieste italiana. Adesso accade che, poiché compiamo cinquant'anni, sembriamo rimasti adolescenti che non abbiano avuto responsabilità o gente di mezz’età nostalgica e depressa. Intanto il piede volubile del tempo, ora travolgente nella corsa, ora ritardato dalla podagra, calpesta inesorabilmente tutte le cose. So bene che il solito “sale della terra” continua a fare il suo mestiere (modestamente anch'io); ma in cinquant’anni ne sono accadute di cose da interpretare alla luce proprio di quell'evento!

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Fratelli (e sorelle) non ditemi… di Giancarla Codrignani



lunedì 20 febbraio 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
VII domenica del Tempo Ordinario anno B - 19.2.2012

... Ho imparato dal Figlio di Dio ad avere una parola che non sia sì e no; nel Figlio di Dio Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi... in Lui vi fu il sì, tutte le promesse di Dio in Lui sono sì, per questo attraverso di Lui sale a Dio il nostro Amen... dire Amen significa  io ho fiducia piena in Te mio Dio, Tu sei la mia roccia, Tu sei ciò che dà stabilità alla mia vita e perciò posso affrontare tutta la giornata che si prospetta davanti a me, l'incontro con i fratelli, gli impegni, tutto affronto in questo Amen, mi fido di Te, poggio su di Te, sulla Tua Parola, sulla Tua volontà. Perciò in Gesù c'è soltanto il sì... è il sì al Padre, ma anche il sì a questa umanità, a questa storia di oggi così  com'è...


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Giornata Mondiale della Giustizia Sociale

Il 20 febbraio si celebra la giornata mondiale della giustizia sociale, un principio fondamentale per la coesistenza pacifica e prospera dentro e tra le nazioni.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha affermato che la giustizia sociale non è soltanto un imperativo etico, ma il fondamento della stabilità nazionale e della prosperità globale. Pari opportunità, solidarietà e rispetto per i diritti umani, ha aggiunto, sono essenziali per liberare tutto il potenziale produttivo delle nazioni e dei popoli.

L'iniziativa di ActionAid per l'acquisto fino al 3 marzo prossimo del libro e per la donazione di 2 euro attraverso un SMS solidale al 45502, in occasione della Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale del 20 febbraio prossimo

Si celebra il 20 febbraio la Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale, istituita nel 2007, durante la 62esima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In quest'occasione gli Stati sono invitati a promuovere attività concrete in sostegno degli obiettivi del World Summit for Social Development tenutosi a Copenaghen nel 1995. Tra questi uno sviluppo sociale che contribuisca alla giustizia sociale, la solidarietà, l'armonia, la parità all'interno e tra i paesi. L'uguaglianza e l'equità vengono riconosciuti come valori fondamentali di tutte le società. E mai come in tempi di crisi bisognerebbe porre al centro dell'azione la giustizia sociale per evitare che si acuiscano le diseguaglianze. 

Care sorelle e cari fratelli in Cristo:
Il 20 Febbraio si celebra la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale.
T’invitiamo caldamente a voler far tua la preghiera che noi qui alleghiamo, e di attuarla con i membri del tuo gruppo di lavoro o con la tua comunità. La preghiera è stata preparata dalla Commissione “Giustizia, Pace e Integrità del Creato” dell’USG e dell’UISG (Unioni rispettivamente dei Superiori e delle Superiore Generali) residenti a Roma. La Commissione persegue un sogno: che tutte le persone consacrate, uomini e donne, in tutto il mondo, sappiano che questa Giornata esiste, e che perciò si uniscano ad altri fratelli e sorelle per pregare, in una comune invocazione, per la Pace e la Giustizia.
Questa preghiera si ispira ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Il testo è aperto, in modo che sia possibile adattarlo alle diverse realtà e culture: arte, canti e altro. Il momento dell’attuazione può essere scelto nel modo più confacente alle singole comunità, monasteri, conventi, eccetera, sempre però nella giornata del 20 febbraio. 

domenica 19 febbraio 2012

"Sola gloria è servire" di Marina Corradi

Erano ormai gli ultimi giorni. Camminavano verso Gerusalemme. In due si accostarono a Gesù. Abbassarono la voce, forse, nell'avanzare la loro pretesa? «Concedici di sedere, nella tua glo­ria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra», domandarono Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo. E pare, nell’ascoltare il Vangelo di Marco in San Pietro mentre s’inizia il Concistoro, di sentire in quella domanda il fiato antico dell’ansia di potere, che da sempre domina gli uomini. 
Con una semplice frase Gesù annienta i sogni di gloria dei due: «Potete voi bere il calice che io bevo? ». Una risposta «folgorante», dice Benedetto X­VI ai vecchi e nuovi Cardinali – il rosso delle por­pore che colma sanguigno la penombra della basilica, sotto la grande cupola, sotto alle parole mil­lenarie: «Tu es Petrus, et super hanc petram aedi­ficabo ecclesiam meam». Folgorante davvero, la risposta sulla via di Geru­salemme, tra Cristo che consapevole si avviava alla Croce e già la annunciava ai suoi, e quelli che, testardi, non capivano: sempre bramando gloria e potere, come li si intende fra gli uomini. (Perché poi gli apostoli erano uomini come noi: paurosi, vani, ambiziosi, mormoranti. Uomini pro­prio come noi).

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Guarda anche i nostri precedenti post: 


"Quale via d’uscita per lasciarci alle spalle i nostri errori?" di Silvano Fausti

Salvador Dalì, «Il sonno»
Ognuno ha tanti fallimenti nella vita che pesano addosso e ci avvolgono: ci paralizzano. Che via di uscita c’è? «L’uomo è nuovo e libero quando sa che il male, qualunque sia, fatto o subito, non condiziona la sua esistenza», scrive il biblista e gesuita Silvano Fausti.

L’uomo di sua natura è uno che cammina, la sua vita ha un senso, ha un fine. 
Marco 2, 1-12
Entrato di nuovo giorni dopo in Cafarnao, si udì che era in casa. E si riunirono molti così che non c’era più posto neanche davanti alla porta e diceva loro la parola. E giungono portando a lui un paralitico sollevato da quattro e non potendo portarglielo dinanzi a causa della folla, scoperchiarono il tetto dove si trovava e fatta un’apertura calano il lettino dove giaceva il paralitico. E vista Gesù la loro fede, dice al paralitico: Figliolo, sono rimessi a te i peccati. Ora c’erano alcuni degli scribi lì seduti a ragionare nei loro cuori: perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non il solo Dio? E subito, conosciuto Gesù nel suo spirito, che così ragionavano in se stessi, dice loro: Perché così ragionate nei vostri cuori? Che cosa è più facile dire al paralitico sono rimessi a te i peccati o dirgli: Risvegliati!, solleva il tuo lettino e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha potere di rimettere i peccati sulla terra, dice al paralitico: Io ti dico, risvegliati! solleva il tuo lettino e va alla tua casa. 
E fu risvegliato e subito sollevato il lettino uscì davanti a tutti, sì che rimasero meravigliati tutti. E glorificano Dio dicendo: Così non abbiamo mai visto.

Il paralitico è l’uomo che non può camminare e quindi rappresenta l’uomo che non può raggiungere nessun senso, nessun fine nella vita. Dove andare? È bloccato. Bloccato dalle sue paure, da infinite cose. Seconda cosa, in questo brano Gesù è accusato di bestemmia. Cioè, quanto Gesù fa è una bestemmia per tutte le religioni, perché tutte le religioni propongono una legge. La legge, se è giusta, condanna chi fa l’ingiustizia e premia chi fa il bravo. Gesù invece ha un’altra legge: perdona. Ma che legge è questa? Se Dio stesso non osserva la legge e perdona, allora come si fa a vivere? Terzo aspetto interessante, questo è l’unico miracolo di cui si dice il senso: liberare l’uomo dai suoi peccati e dalle sue paralisi, in modo che viva. È il senso di tutti i miracoli, e qui è detto esplicitamente.

Il testo è una sintesi redazionale della lectio divina tenuta nella Chiesa di San Fedele in Milano nel corso di vari anni. 
L’audio originale può essere ascoltato qui.

Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - VII domenica del Tempo Ordinario anno B


Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)






Preghiera dei Fedeli
VII Domenica del Tempo Ordinario anno B
19 febbraio 2012

"Verso Rio + 20. Salviamoci con il pianeta terra" di Alex Zanotelli

È incredibile notare quanto in questo paese, si parli di banche, borsa, finanza e quanto poco di ambiente. Il governo Monti è tutto proteso sulla crescita dimenticando che il Pianeta Terra non ci sopporta più. È inconcepibile il silenzio che ha circondato la Conferenza sull'Ambiente di Durban (Sudafrica) tenutasi lo scorso dicembre. Silenzio prima, durante e dopo quell'importante vertice. “Gli abitanti di questo Pianeta – ha detto giustamente a Durban il noto politologo Noam Chomsky – sono affetti da un qualche tipo di follia letale.”
Sembra quasi che il problema del surriscaldamento che è stato al centro delle trattative a Durban, non lo si vuole affrontare in pubblico dibattito. È un tabù! Eppure è il problema più grave che ci attanaglia tutti: il Pianeta Terra non ce la fa più con Homo sapiens. Giustamente il teologo australiano Paul Collins ha scritto nel suo recente libro Judgment Day: “Ritengo che la generazione che va dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi sarà tra le generazioni più maledetta della storia umana: mai prima di oggi esseri umani hanno talmente degradato e danneggiato il Pianeta Terra.”
Eppure questa gravissima crisi ecologica sembra quasi che non ci tocchi, non ci interroghi, non ci preoccupi.



sabato 18 febbraio 2012

Lectio del Vangelo della domenica a cura di fr. Egidio Palumbo

Lectio del Vangelo della domenica
a cura di fr. Egidio Palumbo
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
VII domenica T.O./B - 19.02.2012

Gesù ritorna di nuovo a Cafarnao in una casa (Mc 2,1-12), probabilmente quella di Pietro (Mc 1,29). È la casa della comunità, dove si radunano molte persone per ascoltare Gesù che annuncia la Parola. Ma a causa della folla, vi è un paralitico, portato da quattro persone, che non può entrare nella comunità: trova la porta sbarrata a causa della presenza della folla. Accade, infatti, che la stessa comunità, per il suo stile di vita, a volte può diventare un ostacolo per gli altri (ma anche per sé) all’incontro con il Cristo. Della porta della comunità, che è segno della presenza accogliente di Cristo (Gv 10,9; Mc 1,33), spesso noi ne diventiamo i padroni indebiti e i maldestri custodi, a causa di certe nostre idee “fondamentaliste” su Dio, su Cristo, sulla Chiesa, sui suoi ministri, sulla morale, ecc. 
Ci domandiamo: perché al paralitico è sbarrato l’ingresso per incontrare Cristo?...
 



"L'ultima Parola" di Silvano Fausti

«Perché state a guardare il cielo? (...) Allora tornarono a Gerusalemme (…) assidui e concordi nella preghiera» (Atti 1,11.12.14)

Gesù disse: «È bene per voi che io me ne vada». E se ne andò. Facessero così quanti si ritengono indispensabili alla Chiesa o addirittura al mondo! Siamo tutti «dispensabilissimi». Il seme è fecondo quando finisce sotto terra. L’ascensione al cielo del Figlio dell’uomo svela il mistero dell’uomo. Sappiamo da dove viene perché vediamo dove va: viene dal Padre e a lui ritorna. La nostra vita non è sospesa nel nulla: Dio è nostro principio e fine.
Con l’ascensione Gesù scompare. Ma non ci lascia orfani. Ci apre la via del ritorno a casa.

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