Circa 250 profughi eritrei e somali sono stati deportati e da giorni sono rinchiusi in condizioni disumane in un carcere nel Sud del deserto libico. Non possono esercitare i loro diritti di richiedenti asilo e rifugiati e subiscono maltrattamenti fisici e psicologici.Ascolta il bel servizio di radio vaticana "Al di là della notizia" : Libia, profughi dietro le sbarre
"Siete stati fortunati a prendere solo tante bastonate. Avete infranto la legge libica e questo non è accettabile. Potevate pagare con la vita quello che avete fatto, senza neanche il processo". Sono le parole del direttore del carcere di Al Braq, 75 chilometri a sud di Sebah, temutissimo centro di detenzione in mezzo al deserto dove, dal 30 giugno scorso, sono assiepati tra gli altri 250 cittadini eritrei, fra i quali ci sono 18 donne e bambini, arrivati lì dopo un viaggio di 12 ore in un camion-container infuocato dal sole, senza acqua né cibo e con temperature fino a 50°
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