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martedì 6 gennaio 2026

Il 2025 da Francesco a Leone nel segno del Giubileo

Il 2025 da Francesco a Leone nel segno del Giubileo

Un anno intenso per la Chiesa e l’umanità con la morte di Jorge Mario Bergoglio, il Conclave, l’elezione di Robert Francis Prevost e l’inizio del pontificato scandito da viaggi, incontri, azioni di governo. Tutto mentre è in corso il Giubileo, in chiusura il 6 gennaio, che ha portato a Roma oltre 30 milioni di pellegrini e fedeli, protagonisti dei principali eventi di questi mesi


Il lutto e la gioia; la piazza che piange per il Papa sudamericano che sale al cielo e la stessa piazza che esulta per il Papa nordamericano che sale sul Soglio petrino. Un pontificato che finisce e uno che inizia con nuove celebrazioni, nuovi viaggi, nuovi documenti e nuove nomine. In mezzo, Messe, udienze, rosari, veglie, pellegrinaggi alla Porta Santa, grandi adunate di giovani e non solo. È una parabola questo 2025: la parabola della Chiesa che prosegue il suo cammino oltre i mutamenti della storia e del tempo.

Un anno certamente indimenticabile per l’umanità tra la morte di Francesco e l'elezione di Leone XIV, nel pieno del Giubileo, l’Anno Santo dedicato alla speranza che, aperto da un Papa, verrà chiuso il 6 gennaio dal successore. Pochi e rari i precedenti della storia: due Papi in un tempo straordinario per il popolo di Dio. Quel popolo che è stato protagonista dei momenti che maggiormente hanno segnato questo 2025 che purtroppo ha visto l’esacerbarsi delle tensioni geopolitiche internazionali e il moltiplicarsi dei “pezzi” di quella che, Francesco prima e Leone poi, hanno definito la “terza guerra mondiale”.

Papa Francesco apre la Porta Santa della Basilica di San Pietro (VATICAN MEDIA Divisione Foto)

Il mondo a Roma

Oltre 30 milioni i pellegrini da tutto il mondo hanno fatto tappa a Roma nei mesi giubilari, sia nei tempi ordinari che negli oltre 30 speciali eventi dedicati alle diverse categorie della Chiesa e della società, ma anche durante il faticoso periodo del ricovero di Papa Francesco al Policlinico Gemelli, il 14 febbraio, concluso con il decesso del 21 aprile e il funerale cinque giorni dopo (26 aprile). Oltre 250 mila persone hanno partecipato alla cerimonia esequiale di Jorge Mario Bergoglio; quasi il doppio quelle che hanno reso omaggio al Papa defunto durante l’esposizione della salma nella Basilica di San Pietro. Numerosi pure i fedeli presenti alle recite del Rosario serali per la salute del Papa avvicendatesi durante la degenza o che hanno pregato nel cortile del Policlinico, dove in tanti – tra gruppi e singoli – hanno proseguito il loro pellegrinaggio dopo la Porta Santa.

Il ricovero di Francesco

Francesco è stato visibile al mondo per tutto il mese di gennaio - iniziato con l’Angelus scandito dall’appello per la guerra “disumana” e il dolore per le mamme che hanno perso i figli - e metà febbraio, fino, appunto, al ricovero per quella che sembrava una ‘normale’ bronchite rivelatasi poi un’infezione polimicrobica con diverse crisi e lenti miglioramenti. Nelle settimane precedenti, nonostante la salute cagionevole, il Pontefice ha continuato la sua attività tra udienze generali e giubilari (la prima, il 12 gennaio), incontri mattutini e pomeridiani, telefonate serali alla parrocchia di Gaza. Poi il governo della Chiesa con due nomine significative: suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica (6 gennaio) e suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano (15 febbraio). Due donne, due suore, per la prima volta a capo di importanti organismi. Della lunga ospedalizzazione di Jorge Mario Bergoglio, tra bollettini medici, catene di preghiera, news e fake news nei media di tutto il mondo, restano impressi il commovente messaggio audio registrato, in spagnolo e con un filo di voce, dall’ospedale per ringraziare i fedeli per la vicinanza, e la foto – l’unica di quei giorni – del Pontefice con camice e stola viola nella cappellina del decimo piano.

Il rientro in Vaticano e l'ultimo saluto alla piazza

Il 22 marzo i medici annunciano le dimissioni di Francesco dall’ospedale. Il 23 quindi la prima apparizione pubblica da un balcone del Gemelli con poche parole a braccio, la voce debole e il volto provato. Quindi il rientro in Vaticano, dopo una breve tappa a Santa Maria Maggiore, la Basilica divenuta poi dimora eterna delle sue spoglie. Ma all’epoca neppure era immaginabile una tomba con sopra il nome Franciscus, specie dopo che il mondo aveva visto il Papa apparire tre volte in pubblico: una in Piazza San Pietro durante il Giubileo dei malati; una mentre si recava alla tomba di San Pio X e alla statua di Benedetto XV; una, l’ultima – storica, visto il succedersi degli eventi - per l’Urbi et Orbi di Pasqua con l’augurio di “Buona Pasqua” quasi sussurrato e il giro in papamobile in Piazza San Pietro. Il primo dopo il ricovero, l’ultimo della sua vita. Con le braccia e l’intero corpo debilitato, ma negli occhi la felicità di essere riuscito in questo nuovo contatto di popolo per il quale ha ringraziato privatamente i suoi collaboratori: “Grazie per avermi riportato in piazza”.

I funerali di Papa Francesco (VATICAN MEDIA Divisione Foto)

La morte del Papa

Il giorno dopo, alle 9.50, l’annuncio del cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell: “Questa mattina, 21 aprile 2025, Papa Francesco è tornato alla Casa del Padre”. La causa: un ictus cerebrale seguito da un collasso cardiocircolatorio. Da lì un nuovo capitolo nella Chiesa con l’omaggio commosso e continuo della gente a Santa Marta e poi a San Pietro, dopo la traslazione delle spoglie, l’apposizione dei sigilli nell’appartamento del Palazzo Apostolico, il rito di chiusura della bara, poi il funerale solenne, la processione del feretro per le strade di Roma e la tumulazione a Santa Maria Maggiore, sotto una tomba di marmo bianco, meta di un flusso incessante ancora oggi di pellegrini e fedeli.

Il Conclave e l'elezione di Leone XIV

Il 27 aprile il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, celebra la prima Messa dei novendiali. Il 28 sono già 180 i cardinali, inclusi quelli venuti dalle diocesi più remote e gli ultraottantenni senza diritto di voto, riuniti per la prima delle congregazioni generali che preparano al Conclave. L’evento, che da secoli affascina e cattura l’attenzione mondiale per tradizione, procedure e segretezza, si celebra il 7 maggio. E rimarrà negli annali come uno dei più rapidi Conclavi della storia con l’elezione, l’8 maggio, alla quarta votazione, del 267.mo Successore di Pietro. È Robert Francis Prevost, il primo Papa degli Stati Uniti (nato 69 anni prima a Chicago) ma dall’animo peruviano dopo oltre 22 anni trascorsi nel Paese latino-americano come missionario, parroco, catechista, vescovo. Un Pontefice proveniente da un ordine religioso, quello di Sant’Agostino, di cui per due mandati è stato superiore generale; un Papa laureato in matematica e diritto canonico; un Papa che ha conosciuto la Curia romana come prefetto del Dicastero per i Vescovi.

La Messa di Leone XIV per l'inizio del ministero petrino (@Vatican Media)

Inizia il pontificato

Leone XIV, un nome scelto in omaggio a Leone XIII, l’autore della Rerum Novarum che ha segnato il primo capitolo della Dottrina Sociale della Chiesa. Al suo primo apparire, con le mani giunte, la mozzetta rossa e la stola e gli occhi inumiditi da lacrime di commozione, nel suo discorso scritto il neo eletto Pontefice pronuncia come prima parola “Pace”. La ripete altre dieci volte. “Una pace disarmata e disarmante” quella che domanda alla Chiesa e al mondo; espressione divenuta cifra del pontificato. L’altra indicazione che rende chiaro il suo programma è quella condivisa con il Collegio cardinalizio, durante la prima celebrazione in Cappella Sistina, all’indomani dell’elezione: “Sparire perché rimanga Cristo”.

Il lavoro per la pace

Il 18 maggio inizia l’era Leone con la Messa di inizio pontificato in Piazza San Pietro davanti ad una folla di fedeli e rappresentanti istituzionali da tutto il mondo. Il Papa statunitense da subito si fa voce di pace rilanciando l’appello ai “grandi del mondo” dalla Loggia delle Benedizioni, dove recita il primo Regina Caeli (11 maggio): “Mai più la guerra”. Leone parla al telefono con i presidenti di Russia e Ucraina, Putin e Zelensky, quest’ultimo incontrato tre volte, due delle quali a Castel Gandolfo, dove - dopo dodici anni – il Papa ripristina il ritorno nella residenza estiva, risiedendo a Villa Barberini e lasciando il Palazzo Pontificio come polo museale aperto al pubblico.

Leone XIV propone il Vaticano come luogo di mediazione e negoziato per far cessare le violenze in Ucraina. Rinforza un lavoro diplomatico per tutte le zone di conflitto che va avanti “dietro le quinte”. Guardando al conflitto in Medio Oriente, riceve il presidente israeliano Isaac Herzog (4 settembre), con il quale parla al telefono anche dopo l’attentato di Sydney contro la comunità ebraica, e incontra il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (5 novembre). Con entrambi ribadisce l’urgenza del cessate il fuoco a Gaza, degli aiuti umanitari e la necessità della soluzione dei due Stati. Denuncia, poi, il Papa - come nel discorso alla plenaria della Roaco - la “violenza diabolica” che colpisce l’Oriente cristiano, esortando a uscire dalle “logiche della divisione e della ritorsione” e a non tradire i desideri di pace dei popoli “con le false propagande del riarmo”. Appello, quest’ultimo, ritornato ancora più vigoroso nel recente messaggio per la 59.ma Giornata mondiale della pace, in cui il Pontefice denuncia “l'irrazionalità di un rapporto tra popoli” basato non su giustizia e fiducia ma “sulla paura e sul dominio della forza”.

Il Papa firma la "Dilexi te", la sua prima esortazione apostolica (@Vatican Media)

La Dilexi te e l'attenzione per gli ultimi

Toni forti, come quelli che caratterizzano il discorso che Papa Leone rivolge, il 23 ottobre, ai Movimenti Popolari ricevuti in udienza in Vaticano per il loro Giubileo. Leone sottolinea l’importanza di lottare per i “diritti sacri” (terra, casa, lavoro), stigmatizza l'aumento delle ingiustizie sociali, il dilagare di nuove droghe sintetiche, i “danni collaterali” provocati dalle nuove tecnologie, il trattamento disumano verso i migranti (“trattati come spazzatura”) e verso i poveri. L’attenzione verso i poveri la cristallizza nella Dilexi te, la prima esortazione apostolica pubblicata il 4 ottobre. Un progetto avviato da Francesco e rilanciato da Leone.

I giovani, protagonisti del 2025

Dal suo predecessore Leone XIV eredita pure tutti gli impegni giubilari e la canonizzazione dei due santi giovani, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. Due le cerimonie previste inizialmente sotto il pontificato di Francesco – una durante il Giubileo dei giovani, l’altra nel Giubileo degli adolescenti -, slittate entrambe a causa della morte. Leone XIV canonizza i due beati laici insieme, il 7 settembre, in una cerimonia in Piazza San Pietro partecipata da migliaia di fedeli, soprattutto giovani.

I giovani. Ecco gli altri grandi protagonisti dell’Anno Santo e di uno dei momenti salienti del pontificato: il Giubileo loro dedicato del 28 luglio-3 agosto. Oltre un milione di ragazzi e ragazze di diverse età e provenienza hanno affollato Roma in quella settimana, riversandosi poi a Tor Vergata per la veglia e la Messa con il Papa. Uno spettacolo di volti, colori, bandiere, con il Pontefice che incoraggia le nuove generazioni a non accontentarsi della superficialità, delle relazioni virtuali, ma a costruire legami autentici, superando l’iperconnessione e l’incomunicabilità, costruendo la pace e aspirando alla santità. Oltre a Tor Vergata, del Giubileo dei giovani rimane in mente pure il fotogramma del Papa, a sorpresa, in papamobile in Via della Conciliazione e Piazza San Pietro per salutare la moltitudine riunita per la celebrazione d’apertura del Giubileo. “Voi siete la luce del mondo!”, grida il Vescovo di Roma alla folla che lo accoglie con quel “lío”, il “chiasso” tanto caro a Francesco.

Altra sorpresa e sempre con i giovani è quella che il Papa fa il 17 ottobre a Ostia per la visita alla Med25 Bel Espoir, l’imbarcazione da mesi in giro per i porti del Mediterraneo con a bordo 25 ragazzi di diversa nazionalità e religione. Memorabile l’immagine di Leone a bordo della nave con i marinai della pace che cantano e suonano la chitarra. A loro l’invito a dare “segni di speranza” in mezzo a odio e violenza.

Il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata (@Vatican Media)

Il viaggio in Türkiye e Libano

L’eco di questo invito risuona pure nel complesso scenario del Libano, tappa insieme alla Türkiye del primo viaggio apostolico (27 novembre – 2 dicembre). Un viaggio previsto, almeno nella parte turca, per il 1700.mo anniversario del Concilio di Nicea. Leone visita Ankara per gli appuntamenti istituzionali e vola poi a Istanbul dove incontra il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, con il quale celebra la cerimonia commemorativa a İznik, l’attuale Nicea, sulle rive del lago dove sorgono i resti della basilica di San Neofito. Il luogo, cioè, dell’assise ecumenica. In Libano il Papa visita la capitale Beirut, dove prega al porto devastato dall’esplosione del 2020 e abbraccia sopravvissuti e familiari delle vittime; celebra la “mini Gmg” a Bkerké con 15 mila giovani libanesi e di tutto il Medio Oriente; incontra patriarchi e rappresentanti delle chiese cristiane e leader di altre religioni con cui prega per la pace; esorta le parti in conflitto a deporre le armi.

L'incontro con i Reali inglesi

Prima del viaggio internazionale, il 20 novembre, Papa Leone compie la sua prima visita in Italia, ad Assisi, per la conclusione dell’Assemblea generale della CEI. Nella cittadina umbra il Pontefice si inginocchia sulla tomba di San Francesco affidandogli le sorti dell’umanità e del Creato.

L’impegno per la cura della Casa comune viene ribadito dal Papa anche durante il momento storico con i reali inglesi Carlo I e Camilla, vissuto la mattina del 23 ottobre, nella Cappella Sistina, dove si svolge la celebrazione per lodare Dio creatore. Un evento che rafforza il dialogo e il cammino verso l’unità.

Papa Leone XIV al porto di Beirut, in Libano (@Vatican Media)

Nomine e azioni di governo

Nel 2025 del Papa anche le prime importanti nomine interne (monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi; l’agostiniano padre Edward Daniang Daleng, vice reggente della Prefettura della Casa pontificia; monsignor Anthony Onyemuche Ekpo, assessore della Segreteria di Stato) e le nomine degli arcivescovi di New York, Ronald Hicks, e di Westminster, Charles Phillip Richard Moth. Tra Motu propri, rescritti e chirografi, Leone XIV riforma la gestione finanziaria vaticana, togliendo allo IOR l’esclusiva sugli investimenti e introducendo una “responsabilità condivisa” con l’APSA; ripristina il Settore Centro della Diocesi di Roma; pubblica il nuovo Regolamento della Curia romana; promuove l’accoglienza delle persone diversamente abili nella comunità di lavoro della Santa Sede; sopprime la Commissione per le donazioni alla Santa Sede, istituita meno di 10 mesi prima.

Verso il 2026

Un Papa, dunque, attivo e impegnato in azioni di governo, oltre che nelle centinaia di udienze pubbliche e private e in tutte le celebrazioni dei Giubilei dedicate a lavoratori, operatori sanitari, diplomatici, movimenti e realtà ecclesiali, educatori, catechisti, vescovi, sacerdoti, sportivi e, per ultimo, il 14 dicembre, ai detenuti, durante il quale ribadisce l’appello ai governi a concedere amnistia o indulto in questi ultimi battiti del Giubileo. Quello che si concluderà il 6 gennaio, con la chiusura della Porta Santa di San Pietro. Le altre tre Basiliche papali hanno già chiuso la loro Porta Santa: il 25 dicembre Santa Maria Maggiore, il 27 San Giovanni in Laterano, il 28 San Paolo fuori le Mura. Nella Solennità della Epifania, quindi, l’atto finale dell’Anno Santo seguito da un altro importante appuntamento per la Chiesa e il pontificato: il Concistoro straordinario convocato per il 7 e l’8 gennaio 2026. Due giorni di riflessione e preghiera per offrire “sostegno e consiglio” al Papa nel governo della Chiesa universale. Un governo orientato all'ascolto, alla sinodalità, all'unità della Chiesa, superando ogni polarizzazione.

Papa Leone XIV (@Vatican Media)
(fonte: Vatican News, articolo di Salvatore Cernuzio – 31/12/2025)