Benvenuto a chiunque è alla "ricerca di senso nel quotidiano"



giovedì 3 gennaio 2019

«Ecco il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna: siate figli del Padre vostro che è nei cieli. Se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza» Papa Francesco, Udienza Generale del 2 gennaio 2019 (Testo e video)


UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 2 gennaio 2019

Nella prima udienza generale del 2019, in un’Aula Paolo VI gremita, Papa Francesco torna a smascherare ipocrisie e doppiezze che, troppo spesso, caratterizzano i credenti. E, proseguendo il ciclo di catechesi sul “Padre nostro” iniziato prima di Natale, redarguisce anche sul modo di pregare. 

Al termine dell’udienza, dopo i saluti nelle varie lingue, Francesco ha assistito - divertito - all’esibizione degli artisti del Circo nazionale di Cuba. Tra musica, acrobazie, costumi sgargianti, e anche un selfie con un giovane.











 



Guarda il video

Catechesi sul “Padre nostro”: 3. Al centro del discorso della montagna

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e anche buon anno!

Proseguiamo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, illuminati dal mistero del Natale che abbiamo da poco celebrato.

Il Vangelo di Matteo colloca il testo del “Padre nostro” in un punto strategico, al centro del discorso della montagna (cfr 6,9-13). Intanto osserviamo la scena: Gesù sale sulla collina presso il lago, si mette a sedere; intorno a sé ha la cerchia dei suoi discepoli più intimi, e poi una grande folla di volti anonimi. È questa assemblea eterogenea che riceve per prima la consegna del “Padre nostro”.

La collocazione, come detto, è molto significativa; perché in questo lungo insegnamento, che va sotto il nome di “discorso della montagna” (cfr Mt 5,1-7,27), Gesù condensa gli aspetti fondamentali del suo messaggio. L’esordio è come un arco decorato a festa: le Beatitudini. Gesù incorona di felicità una serie di categorie di persone che nel suo tempo – ma anche nel nostro! – non erano molto considerate. Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore… Questa è la rivoluzione del Vangelo. Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario. Tutte le persone capaci di amore, gli operatori di pace che fino ad allora erano finiti ai margini della storia, sono invece i costruttori del Regno di Dio. È come se Gesù dicesse: avanti voi che portate nel cuore il mistero di un Dio che ha rivelato la sua onnipotenza nell’amore e nel perdono!

Da questo portale d’ingresso, che capovolge i valori della storia, fuoriesce la novità del Vangelo. La Legge non deve essere abolita ma ha bisogno di una nuova interpretazione, che la riconduca al suo senso originario. Se una persona ha il cuore buono, predisposto all’amore, allora comprende che ogni parola di Dio deve essere incarnata fino alle sue ultime conseguenze. L’amore non ha confini: si può amare il proprio coniuge, il proprio amico e perfino il proprio nemico con una prospettiva del tutto nuova. Dice Gesù: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,44-45).

Ecco il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna: siate figli del Padre vostro che è nei cieli. Apparentemente questi capitoli del Vangelo di Matteo sembrano essere un discorso morale, sembrano evocare un’etica così esigente da apparire impraticabile, e invece scopriamo che sono soprattutto un discorso teologico. Il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l’uomo che sosta davanti al nuovo Roveto Ardente, alla rivelazione di un Dio che non porta l’enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di “Padre”, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie.

Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: «Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente» (Mt 6,5). C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto» (Mt 6,6).

Poi Gesù prende le distanze dalla preghiera dei pagani: «Non sprecate parole […]: essi credono di venire ascoltati a forza di parole» (Mt 6,7). Qui forse Gesù allude a quella “captatio benevolentiae” che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi, anche di preghiere. Pensiamo a quella scena del Monte Carmelo, quando il profeta Elia sfidò i sacerdoti di Baal. Loro gridavano, ballavano, chiedevano tante cose perché il loro dio li ascoltasse. E invece Elia, stava zitto e il Signore si rivelò a Elia. I pagani pensano che parlando, parlando, parlando, parlando si prega. E anche io penso a tanti cristiani che credono che pregare è – scusatemi – “parlare a Dio come un pappagallo”. No! Pregare si fa dal cuore, da dentro. Tu invece – dice Gesù –, quando preghi, rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda (cfr Mt 6,8). Potrebbe essere anche una preghiera silenziosa, il “Padre nostro”: basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi.

È bello pensare che il nostro Dio non ha bisogno di sacrifici per conquistare il suo favore! Non ha bisogno di niente, il nostro Dio: nella preghiera chiede solo che noi teniamo aperto un canale di comunicazione con Lui per scoprirci sempre suoi figli amatissimi. E Lui ci ama tanto.

Guarda il video della catechesi


Saluti:
...

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
...

... in modo speciale voglio salutare e ringraziare gli Artisti del Circo di Cuba. Loro, con il loro spettacolo portano bellezza; una bellezza che richiede tanto sforzo – lo abbiamo visto –, tanto allenamento, tanto andare avanti … Ma la bellezza eleva sempre il cuore, la bellezza ci fa più buoni, tutti; la bellezza ci porta alla bontà, ci porta pure a Dio. Grazie tante e continuate così, offrendo bellezza a tutto il mondo. Grazie!

Un pensiero particolare rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Domenica prossima celebreremo la solennità dell’Epifania del Signore. Come i Magi, alziamo anche noi lo sguardo verso il cielo; solo così riusciremo a vedere la stella che ci invita a percorrere le strade del bene. Buon anno a tutti.


Guarda il video integrale

Alex Zanotelli: “Armi, tradimento di stato!”


“Armi, tradimento di stato !”
di Alex Zanotelli


Il 1° gennaio la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Pace, una pace mai come in questo momento minacciata, nell’indifferenza generale.

“Il mondo sta sottovalutando il pericolo di una guerra nucleare che potrebbe condurre alla fine della civiltà umana,” ha affermato il presidente russo Putin nella conferenza stampa di fine anno. E questo per due nuovi elementi. Il primo, è rappresentato dalla “tendenza ad abbassare la soglia per l’uso di armi nucleari, creando cariche nucleari tattiche a basso impatto che possono portare a un disastro nucleare globale.” Purtroppo, a questa categoria , appartengono le nuove bombe nucleari, B61-12 che il prossimo anno gli USA piazzeranno in Italia , in sostituzione di una settantina di vecchie ogive atomiche. L’altro pericolo viene dalla “disintegrazione del sistema internazionale di controllo degli armamenti,” espresso dal recente ritiro degli USA dal Trattato INF (1987) che permette a Trump di schierare in Europa missili a raggio intermedio con base a terra. Ora il nostro governo gialloverde ha approvato in sede NATO tale piano e ha dato la disponibilità a installarli in Italia come quelli che erano stati installati a Comiso negli anni ’80. E’ ormai una vera corsa fra USA e Russia al riarmo nucleare. Gli USA , già con Obama ed ora con Trump, hanno messo a disposizione oltre mille miliardi di dollari per modernizzare il loro arsenale atomico. La Russia sta tentando di tenere testa agli USA (Putin ha appena annunciato di aver testato il nuovo missile intercontinentale ipersonico!) cercando di avvicinarsi alla nuova potenza , la Cina, che nel 2017 ha speso ben 228 miliardi di dollari in difesa. Trump, che nel 2017 ha speso un’enorme cifra in armi, ben 660 miliardi di dollari, sta sferzando i suoi alleati europei perché tutti investano in armi almeno il 2% del PIL. Se l’Italia obbedisse agli ordini di Trump spenderebbe cento milioni di euro al giorno in armi (già oggi ne spende settanta milioni al giorno!). Siamo ormai davanti ai due blocchi armati fino ai denti con 15.000 bombe atomiche a disposizione e un enorme armamentario. Siamo alla follia collettiva: nel 2017 abbiamo raggiunto a livello planetario l’astronomica cifra di 1.739 miliardi di dollari, pari a oltre 4,5 miliardi di dollari che spendiamo ogni giorno in armi. E’ una polveriera che potrebbe scoppiarci fra le mani. Gli scienziati dell’Orologio dell’Apocalisse a New York hanno puntato l’orologio a due minuti dalla mezzanotte. Davanti a questo pauroso scenario, rimango sbalordito dal silenzio dei cittadini italiani. Perché il grande movimento per la pace non scende unitariamente in piazza per contestare il “governo del cambiamento” che, nonostante le promesse, è diventato guerrafondaio come gli altri? E dovremmo chiedere le ragioni per cui questo governo giallo-verde :

-non si oppone agli USA che vogliono piazzare in Italia una settantina delle nuove bombe nucleari B61-12;

-si rifiuta di firmare il Trattato ONU per l’abolizione degli ordigni nucleari;

-ha accettato che vengano collocati in Italia i nuovi missili nucleari;

-ha deciso di comperare gli F-35, definiti oggi ‘irrinunciabili’, mentre durante la campagna elettorale erano “strumenti di morte”;

-continua a vendere le bombe all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen in violazione della legge 185/90, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra (i 5 Stelle durante la campagna elettorale ne avevano chiesto “ l’embargo totale”);

-ha deciso di lasciare i soldati in Afghanistan, mentre il ritiro dei nostri soldati da quel paese era stato il cavallo di battaglia dei 5 Stelle.

Abbiamo scritto, a nome dei centomila che hanno marciato alla Perugia –Assisi, sia al Governo che al Parlamento perché riceva due delegazioni alle quali dare risposte a queste domande. A tutt’oggi , silenzio! E’ il tradimento di questo governo!

Mi appello altresì alle comunità cristiane che facciano tesoro delle forti prese di posizione di Papa Francesco sulla guerra e sulle armi. E’ un magistero il suo, di una lucidità e forza straordinaria. Mi auguro che questo venga presto percepito dai sacerdoti e dai fedeli.

“Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo”, afferma Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2019.

E allora mettiamoci insieme, credenti e non, per un impegno serio contro la folle corsa agli armamenti, soprattutto nucleari, foriera di nuove e micidiali guerre.

Che il 2019 sia un anno di mobilitazione popolare per la Pace!

Alex Zanotelli
Napoli, 1 Gennaio 2019
(fonte: Nigrizia)

Una indicibile misericordia. Papa Francesco e lo sguardo di Maria di Marina Corradi


Una indicibile misericordia. 
Papa Francesco e lo sguardo di Maria

di Marina Corradi 


«Quando ci troviamo impigliati nei nodi più intricati della vita, giustamente guardiamo alla Madonna, alla Madre. Ma è bello anzitutto lasciarci guardare dalla Madonna. Quando ci guarda, lei non vede dei peccatori, ma dei figli». Ci sono parole che non contengono niente – quante, e come ci assordano, rumorose – e ci sono parole dense. Come queste quattro righe pronunciate ieri dal Papa nella solennità di Maria Madre di Dio.

Parole che contengono un segreto, che si rivela nel rileggerle e riascoltarle in sé. (Un segreto, s’intende, solo per i cristiani distratti e affaticati come noi). Di rivolgerci alla Madonna, di domandare a lei, ce l’hanno ripetuto fin da piccoli. Ma il lasciarci guardare da lei è una prospettiva diversa, più profonda. Perché gli uomini quando sono nei guai, o nel dolore, e quindi più sinceri, guardando a se stessi possono anche disperare: se, finalmente vedendosi, si giudicano per ciò che hanno fatto e ciò che sono.

Ci dice Francesco però che dobbiamo anzitutto «lasciarci guardare dalla Madonna »: che non vede in noi dei peccatori, ma dei figli. Ci guarda con quella misericordia viscerale, con quella generosità e capacità di perdono che è propria delle madri con i figli. (Chi scrive ricorda una mattina da cronista di nera in una periferia di Milano, un giovane spacciatore ammazzato per strada, e sua madre che in un modesto tinello piangeva: «Eppure, da piccolo era un bambino buono».

Quel dimenticare e perdonare tutto, in una povera donna spezzata dal dolore, indimenticabile: come una misteriosa grandezza in una casa disgraziata). Se può guardare così una qualsiasi madre, come sarà lo sguardo di Maria su di noi? Un’indicibile misericordia, un ricordarsi di noi nel tempo dell’innocenza, un’assoluta consapevolezza che di ogni peccato si può chiedere perdono: viscerale tenerezza e insieme fede di roccia.

Dentro a un simile sguardo si può ricominciare: per quanto induriti e lontani e cinici, si può rinascere, anche nel 2019, oltre duemila anni dopo la notte di Betlemme. C’è drammaticamente bisogno di un’umanità che sappia abbandonarsi allo sguardo di Maria: questo è il segreto di quelle poche, bellissime parole di Francesco.

Abbandonarsi, ritrovando in quegli occhi materni i bambini che un giorno si è stati, e riuscendo, oltre ogni orgoglio, a chiedere perdono e a perdonarsi (a volte gli uomini sono i più duri giudici di se stessi, fino ad arrivare alla disperazione). Del resto, pensando lucidamente a quanta ferocia, a quanta miseria, a quanta solitudine abitano questo mondo, dalla disperazione si potrebbe essere tentati.

Ma dobbiamo sapere quanto straordinariamente più grande, come un pozzo infinito, è l’amore di quel Dio nato bambino, di cui sua madre e i suoi occhi sono segno. Così che sembra una preghiera, quest’altro passo dell’omelia di Francesco: «Sguardo della Madre, sguardo delle madri. Un mondo che guarda al futuro senza sguardo materno è miope. Aumenterà pure i profitti, ma non saprà più vedere negli uomini dei figli. Ci saranno guadagni, ma non saranno per tutti. Abiteremo la stessa casa, ma non da fratelli. La famiglia umana si fonda sulle madri. Un mondo nel quale la tenerezza materna è relegata a mero sentimento potrà essere ricco di cose, ma non ricco di domani. Madre di Dio, insegnaci il tuo sguardo sulla vita e volgi il tuo sguardo su di noi, sulle nostre miserie».

Preghiera antica eppure preghiera di rivoluzione per quest’anno che inizia: 2019 anni dopo l’ora in cui la notte di Betlemme fu infranta da un vagito, e il tempo di Cristo si allargò nella storia.
(fonte: Avvenire, mercoledì 2 gennaio 2019)

Vedi anche il post:




mercoledì 2 gennaio 2019

«È l’amore che dà pienezza a tutto, anche al tempo; e Gesù è il “concentrato” di tutto l’amore di Dio in un essere umano.» Papa Francesco, Celebrazione dei Vespri e Te Deum - 31 dicembre 2018 (foto, testo e video)


PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER L'ANNO TRASCORSO
Basilica Vaticana
Lunedì, 31 dicembre 2018


Nella Basilica Vaticana, il Pontefice presiede i primi vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e riflette sulle odierne condizioni di schiavitù. 
Nella Basilica Vaticana è stato poi esposto il Santissimo Sacramento, prima di intonare il tradizionale inno Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile.







OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Al termine dall’anno, la Parola di Dio ci accompagna con questi due versetti dell’apostolo Paolo (cfr Gal 4,4-5). Sono espressioni concise e dense: una sintesi del Nuovo Testamento che dà senso a un momento “critico” come è sempre un passaggio di anno.

La prima espressione che ci colpisce è «pienezza del tempo». Essa assume una risonanza particolare in queste ore finali di un anno solare, in cui ancora di più sentiamo il bisogno di qualcosa che riempia di significato lo scorrere del tempo. Qualcosa o, meglio, qualcuno. E questo “qualcuno” è venuto, Dio lo ha mandato: è «il suo Figlio», Gesù. Abbiamo celebrato da poco la sua nascita: è nato da una donna, la Vergine Maria; è nato sotto la Legge, un bimbo ebreo, sottomesso alla Legge del Signore. Ma come è possibile? Come può essere questo il segno della «pienezza del tempo»? Certo, per il momento è quasi invisibile e insignificante, ma nel giro di poco più di trent’anni, quel Gesù sprigionerà una forza inaudita, che dura ancora e durerà per tutta la storia: la forza dell’Amore. È l’amore che dà pienezza a tutto, anche al tempo; e Gesù è il “concentrato” di tutto l’amore di Dio in un essere umano.

San Paolo dice chiaramente perché il Figlio di Dio è nato nel tempo, qual è la missione che il Padre gli ha dato da compiere: è nato «per riscattare». Questa è la seconda parola che colpisce: riscattare, cioè far uscire da una condizione di schiavitù e restituire alla libertà, alla dignità e alla libertà propria dei figli. La schiavitù che l’apostolo ha in mente è quella della «Legge», intesa come insieme di precetti da osservare, una Legge che certo educa l’uomo, è pedagogica, ma non lo libera dalla sua condizione di peccatore, anzi, per così dire lo “inchioda” a questa condizione, impedendogli di raggiungere la libertà del figlio.

Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio Unigenito per sradicare dal cuore dell’uomo la schiavitù antica del peccato e così restituirgli la sua dignità. Dal cuore umano infatti – come insegna Gesù nel Vangelo (cfr Mc 7,21-23) – escono tutte le intenzioni malvagie, le iniquità che corrompono la vita e le relazioni.

E qui dobbiamo fermarci, fermarci a riflettere con dolore e pentimento perché, anche durante quest’anno che volge al termine, tanti uomini e donne hanno vissuto e vivono in condizioni di schiavitù, indegne di persone umane.

Anche nella nostra città di Roma ci sono fratelli e sorelle che, per diversi motivi, si trovano in questo stato. Penso, in particolare, a quanti vivono senza dimora. Sono più di diecimila. D’inverno la loro situazione è particolarmente dura. Sono tutti figli e figlie di Dio, ma diverse forme di schiavitù, a volte molto complesse, li hanno portati a vivere al limite della dignità umana. Anche Gesù è nato in una condizione simile, ma non per caso, o per un incidente: ha voluto nascere così, per manifestare l’amore di Dio per i piccoli e i poveri, e così gettare nel mondo il seme del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace, dove nessuno è schiavo, ma tutti sono fratelli, figli dell’unico Padre.

La Chiesa che è a Roma non vuole essere indifferente alle schiavitù del nostro tempo, e nemmeno semplicemente osservarle e assisterle, ma vuole essere dentro questa realtà, vicina a queste persone e a queste situazioni. Vicinanza, materna.

Questa forma della maternità della Chiesa mi piace incoraggiarla mentre celebriamo la divina maternità della Vergine Maria. Contemplando questo mistero, noi riconosciamo che Dio è «nato da donna» perché noi potessimo ricevere la pienezza della nostra umanità, «l’adozione a figli». Dal suo abbassamento siamo stati risollevati. Dalla sua piccolezza è venuta la nostra grandezza. Dalla sua fragilità, la nostra forza. Dal suo farsi servo, la nostra libertà.

Che nome dare a tutto questo, se non Amore? Amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, a cui questa sera la santa madre Chiesa eleva in tutto il mondo il suo inno di lode e di ringraziamento.

Guarda il video dell'omelia

Finita la celebrazione, Papa Francesco, accompagnato dall’elemosiniere pontificio cardinale Konrad Krajewski, ha fatto una sosta negli spazi per i senzatetto – bagni, docce, barberia, ambulatorio medico – realizzati sotto il colonnato berniniano. Dopo essersi intrattenuto con le persone radunatesi in piazza San Pietro, il Pontefice ha pregato dinanzi al Presepe, realizzato in sabbia dal team “Sultans of sand” e donato dal comune di Jesolo e dal patriarcato di Venezia.







Guarda il video integrale




"L'anno che inizia sarà buono nella misura in cui ciascuno avrà accolto la bontà di Dio che Gesù è venuto a portare nel mondo." Papa Francesco - Angelus 1° gennaio 2019

L'anno che inizia sarà buono nella misura in cui ciascuno 
avrà accolto la bontà di Dio 
che Gesù è venuto a portare nel mondo.
 Papa Francesco

Angelus
 1° gennaio 2019 






Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno a tutti!

Oggi, ottavo giorno dopo il Natale, celebriamo la Santa Madre di Dio. Come i pastori di Betlemme, rimaniamo con lo sguardo fisso su di lei e sul Bambino che tiene tra le braccia. E in questo modo, mostrandoci Gesù, il Salvatore del mondo, lei, la madre, ci benedice. Oggi la Madonna ci benedice tutti, tutti. Benedice il cammino di ogni uomo e ogni donna in questo anno che inizia, e che sarà buono proprio nella misura in cui ciascuno avrà accolto la bontà di Dio che Gesù è venuto a portare nel mondo.

In effetti, è la benedizione di Dio che dà sostanza a tutti gli auguri che vengono scambiati in questi giorni. E oggi la liturgia riporta l’antichissima benedizione con cui i sacerdoti israeliti benedicevano il popolo. Ascoltiamo bene, recita così: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Questa è la benedizione antichissima.

Per tre volte il sacerdote ripeteva il nome di Dio, “Signore”, stendendo la mani verso il popolo radunato. Nella Bibbia, infatti, il nome rappresenta la realtà stessa che viene invocata, e così, “porre il nome” del Signore su una persona, una famiglia, una comunità significa offrire loro la forza benefica che scaturisce da Lui.

In questa stessa formula, per due volte si nomina il “volto”, il volto del Signore. Il sacerdote prega che Dio lo “faccia risplendere” e lo “rivolga” verso il suo popolo, e così gli conceda la misericordia e la pace.

Sappiamo che secondo le Scritture il volto di Dio è inaccessibile all’uomo: nessuno può vedere Dio e rimanere in vita. Questo esprime la trascendenza di Dio, l’infinita grandezza della sua gloria. Ma la gloria di Dio è tutta Amore, e dunque, pur rimanendo inaccessibile, come un Sole che non si può guardare, irradia la sua grazia su ogni creatura e, in modo speciale, sugli uomini e le donne, nei quali maggiormente si rispecchia.

«Quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4,4), Dio si è rivelato nel volto di un uomo, Gesù, «nato da donna». E qui ritorniamo all’icona della festa odierna, da cui siamo partiti: l’icona della Santa Madre di Dio, che ci mostra il Figlio, Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Lui è la Benedizione per ogni persona e per l’intera famiglia umana. Lui, Gesù, è sorgente di grazia, di misericordia e di pace.

Per questo il santo Papa Paolo VI ha voluto che il primo gennaio fosse la Giornata Mondiale della Pace; e oggi noi celebriamo la cinquantaduesima, che ha per tema: La buona politica è al servizio della pace. Non pensiamo che la politica sia riservata solo ai governanti: tutti siamo responsabili della vita della “città”, del bene comune; e anche la politica è buona nella misura in cui ognuno fa la sua parte al servizio della pace. Ci aiuti in questo impegno quotidiano la Santa Madre di Dio.

Vorrei che tutti la salutassimo adesso, dicendo per tre volte: “Santa Madre di Dio”. Insieme: “Santa Madre di Dio”, “Santa Madre di Dio”, “Santa Madre di Dio”.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

nel giorno di Natale ho rivolto a Roma e al mondo un messaggio di fraternità. Oggi lo rinnovo come augurio di pace e di prosperità. E preghiamo tutti i giorni per la pace.

Ringrazio il Signor Presidente della Repubblica Italiana per le espressioni augurali che mi ha indirizzato ieri sera. Il Signore benedica sempre il suo alto e prezioso servizio al popolo italiano.

I miei auguri cordiali vanno specialmente a voi, cari romani e pellegrini che oggi siete qui in Piazza San Pietro, tanto numerosi! Sembra una canonizzazione, questa! Saluto i partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. E qui voglio esprimere il mio apprezzamento e la mia vicinanza alle innumerevoli iniziative di preghiera e di impegno per la pace che in questa Giornata si svolgono in ogni parte del mondo, promosse dalle comunità ecclesiali; ricordo in particolare quella che ieri sera ha avuto luogo a Matera.

Per intercessione della Vergine Maria, il Signore ci conceda di essere artigiani di pace – e questo incomincia a casa, nella famiglia: artigiani di pace – ogni giorno del nuovo anno. E vi auguro, un’altra volta, un buon e santo anno. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

GUARDA IL VIDEO
Angelus integrale

Guarda i post già pubblicati:


martedì 1 gennaio 2019

"Dio si è legato all’umanità, per sempre" Papa Francesco SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO e LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Dio si è legato all’umanità, per sempre. 

Dio e l’uomo sempre insieme, ecco la buona notizia d’inizio anno
... Lo sguardo di Maria ricorda che per la fede è essenziale la tenerezza,
che argina la tiepidezza. Tenerezza: la Chiesa della tenerezza.

Papa Francesco



SOLENNITÀ 
DI MARIA SS.MA
MADRE DI DIO
e 
LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

01.01.2019



«Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori» (Lc 2,18). Stupirci: a questo siamo chiamati oggi, a conclusione dell’Ottava di Natale, con lo sguardo ancora posato sul Bambino nato per noi, povero di tutto e ricco di amore. Stupore: è l’atteggiamento da avere all’inizio dell’anno, perché la vita è un dono che ci dà la possibilità di ricominciare sempre, anche dalla condizione più bassa.

Ma oggi è anche il giorno in cui stupirsi davanti alla Madre di Dio: Dio è un piccolo bimbo in braccio a una donna, che nutre il suo Creatore. La statua che abbiamo davanti mostra la Madre e il Bambino così uniti da sembrare una cosa sola. È il mistero di oggi, che desta uno stupore infinito: Dio si è legato all’umanità, per sempre. Dio e l’uomo sempre insieme, ecco la buona notizia d’inizio anno: Dio non è un signore distante che abita solitario i cieli, ma l’Amore incarnato, nato come noi da una madre per essere fratello di ciascuno, per essere vicino: il Dio della vicinanza. Sta sulle ginocchia di sua madre, che è anche nostra madre, e da lì riversa sull’umanità una tenerezza nuova. E noi capiamo meglio l’amore divino, che è paterno e materno, come quello di una madre che non smette di credere nei figli e mai li abbandona. Il Dio-con-noi ci ama indipendentemente dai nostri sbagli, dai nostri peccati, da come facciamo andare il mondo. Dio crede nell’umanità, dove si staglia, prima e ineguagliabile, la sua Madre.

All’inizio dell’anno, chiediamo a lei la grazia dello stupore davanti al Dio delle sorprese. Rinnoviamo lo stupore delle origini, quando nacque in noi la fede. La Madre di Dio ci aiuta: la Madre che ha generato il Signore, genera noi al Signore. È madre e rigenera nei figli lo stupore della fede, perché la fede è un incontro, non è una religione. La vita, senza stupore, diventa grigia, abitudinaria; così la fede. E anche la Chiesa ha bisogno di rinnovare lo stupore di essere dimora del Dio vivente, Sposa del Signore, Madre che genera figli. Altrimenti, rischia di assomigliare a un bel museo del passato. La “Chiesa museo”. La Madonna, invece, porta nella Chiesa l’atmosfera di casa, di una casa abitata dal Dio della novità. Accogliamo con stupore il mistero della Madre di Dio, come gli abitanti di Efeso al tempo del Concilio. Come loro la acclamiamo “Santa Madre di Dio”. Da lei lasciamoci guardare, lasciamoci abbracciare, lasciamoci prendere per mano.

Lasciamoci guardare. Questo soprattutto nel momento del bisogno, quando ci troviamo impigliati nei nodi più intricati della vita, giustamente guardiamo alla Madonna, alla Madre. Ma è bello anzitutto lasciarci guardare dalla Madonna. Quando ci guarda, lei non vede dei peccatori, ma dei figli. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima; gli occhi della piena di grazia rispecchiano la bellezza di Dio, riflettono su di noi il paradiso. Gesù ha detto che l’occhio è «la lampada del corpo» (Mt 6,22): gli occhi della Madonna sanno illuminare ogni oscurità, riaccendono ovunque la speranza. Il suo sguardo rivolto a noi dice: “Cari figli, coraggio; ci sono io, la vostra madre!”

Questo sguardo materno, che infonde fiducia, aiuta a crescere nella fede. La fede è un legame con Dio che coinvolge tutta intera la persona, e che per essere custodito ha bisogno della Madre di Dio. Il suo sguardo materno ci aiuta a vederci figli amati nel popolo credente di Dio e ad amarci tra noi, al di là dei limiti e degli orientamenti di ciascuno. La Madonna ci radica nella Chiesa, dove l’unità conta più della diversità, e ci esorta a prenderci cura gli uni degli altri. Lo sguardo di Maria ricorda che per la fede è essenziale la tenerezza, che argina la tiepidezza. Tenerezza: la Chiesa della tenerezza. Tenerezza, parola che oggi tanti vogliono cancellare dal dizionario. Quando nella fede c’è posto per la Madre di Dio, non si perde mai il centro: il Signore, perché Maria non indica mai sé stessa, ma Gesù; e i fratelli, perché Maria è madre.

Sguardo della Madre, sguardo delle madri. Un mondo che guarda al futuro senza sguardo materno è miope. Aumenterà pure i profitti, ma non saprà più vedere negli uomini dei figli. Ci saranno guadagni, ma non saranno per tutti. Abiteremo la stessa casa, ma non da fratelli. La famiglia umana si fonda sulle madri. Un mondo nel quale la tenerezza materna è relegata a mero sentimento potrà essere ricco di cose, ma non ricco di domani. Madre di Dio, insegnaci il tuo sguardo sulla vita e volgi il tuo sguardo su di noi, sulle nostre miserie. Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.

Lasciamoci abbracciare. Dopo lo sguardo, entra qui in gioco il cuore, nel quale, dice il Vangelo odierno, «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole» (Lc 2,19). La Madonna, cioè, aveva tutto a cuore, abbracciava tutto, eventi favorevoli e contrari. E tutto meditava, cioè portava a Dio. Ecco il suo segreto. Allo stesso modo ha a cuore la vita di ciascuno di noi: desidera abbracciare tutte le nostre situazioni e presentarle a Dio.

Nella vita frammentata di oggi, dove rischiamo di perdere il filo, è essenziale l’abbraccio della Madre. C’è tanta dispersione e solitudine in giro: il mondo è tutto connesso, ma sembra sempre più disunito. Abbiamo bisogno di affidarci alla Madre. Nella Scrittura ella abbraccia tante situazioni concrete ed è presente dove c’è bisogno: si reca dalla cugina Elisabetta, viene in soccorso agli sposi di Cana, incoraggia i discepoli nel Cenacolo… Maria è rimedio alla solitudine e alla disgregazione. È la Madre della consolazione, che con-sola: sta con chi è solo. Ella sa che per consolare non bastano le parole, occorre la presenza; e lì è presente come madre. Permettiamole di abbracciare la nostra vita. Nella Salve Regina la chiamiamo “vita nostra”: sembra esagerato, perché è Cristo la vita (cfr Gv 14,6), ma Maria è così unita a Lui e così vicina a noi che non c’è niente di meglio che mettere la vita nelle sue mani e riconoscerla “vita, dolcezza e speranza nostra”.

E poi, nel cammino della vita, lasciamoci prendere per mano. Le madri prendono per mano i figli e li introducono con amore nella vita. Ma quanti figli oggi, andando per conto proprio, perdono la direzione, si credono forti e si smarriscono, liberi e diventano schiavi. Quanti, dimentichi dell’affetto materno, vivono arrabbiati con sé stessi e indifferenti a tutto! Quanti, purtroppo, reagiscono a tutto e a tutti con veleno e cattiveria! La vita è così. Mostrarsi cattivi talvolta pare persino sintomo di fortezza. Ma è solo debolezza. Abbiamo bisogno di imparare dalle madri che l’eroismo sta nel donarsi, la fortezza nell’aver pietà, la sapienza nella mitezza.

Dio non ha fatto a meno della Madre: a maggior ragione ne abbiamo bisogno noi. Gesù stesso ce l’ha data, non in un momento qualsiasi, ma dalla croce:
«Ecco tua madre!» (Gv 19,27) ha detto al discepolo, ad ogni discepolo.
La Madonna non è un optional: va accolta nella vita. È la Regina della pace, che vince il male e conduce sulle vie del bene, che riporta l’unità tra i figli, che educa alla compassione.

Prendici per mano, Maria. Aggrappati a te supereremo i tornanti più angusti della storia. Portaci per mano a riscoprire i legami che ci uniscono. Radunaci insieme sotto il tuo manto, nella tenerezza dell’amore vero, dove si ricostituisce la famiglia umana: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio”. Lo diciamo tutti insieme alla Madonna: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio”

GUARDA IL VIDEO
Omelia integrale 

GUARDA IL VIDEO
S. Messa integrale


PRINCIPIO. UN INIZIO, MA CHE SIA BUONO! Nunzio Galantino

ABITARE LE PAROLE
PRINCIPIO. 
UN INIZIO, MA CHE SIA BUONO! 
Nunzio Galantino, 
Vescovo di Cassano all’Jonio

Pubblicato in “Il Sole 24 Ore” 
del 30 dicembre 2018


Dal latino principium, e con lo stesso etimo di princeps (primo, principe), la parola principio è ricca di significati, a seconda dell’ambito nel quale essa viene evocata. Può rappresentare l’inizio di un’azione, di un movimento o di un determinato periodo, come un nuovo anno. Ma, come si legge nel vocabolario Treccani, principio è anche il «motivo concettuale – spesso unico – sul quale si fonda una dottrina o una scienza o anche semplicemente un ragionamento». In ambito morale, poi, la parola principio/principî si riferisce a una o più norme assunte come parametri che permettono di identificare, ad esempio, un «uomo di sani o cattivi principî». Sì, perché il termine principio è neutro, non necessariamente positivo o negativo. Nell’ambito delle scienze (matematiche, fisiche, naturali, sociali), il termine “principio” ha un’accezione del tutto diversa da quelle fin qui evocate. Qui, il principio non è l’inizio e non è il motivo unico; è invece sintesi di leggi e teorie già validate. Come capita, ad esempio, per il «Principio di Archimede» (in Matematica) o per i «Principî della dinamica» (in Fisica) dai quali partono e grazie ai quali procede la conoscenza scientifica.
A ben riflettere, le varie accezioni della parola principio hanno una base comune: l’istante, lo spazio, il concetto, le teorie, le norme che danno origine e sostanza a qualcosa che prima non era. Per dirla con Aristotele, «Un principio anche minimo in quantità, può essere grandissimo nella potenza, e, quindi, negli effetti». Quasi a dire che le potenzialità racchiuse nel principio/inizio di una nuova avventura, di una nuova relazione o di un nuovo percorso di vita hanno la forza di neutralizzare ogni discorso rassegnato all’inerzia. Esse spingono lo sguardo verso ciò che ci si apre dinanzi, in termini di possibilità e di progetti. Non sempre però abbiamo la sensibilità che trasforma in arte giornate che si presentano sempre uguali a se stesse. Non sempre possediamo le energie sufficienti per fare delle ore di cui disponiamo un esercizio che assicura la crescita nostra e degli altri; e non sempre veniamo sorretti dalla forza di trasformare le nostre azioni in dovere assolto in maniera retta e consapevole. 
Le potenzialità insite, ad esempio, nel principio/inizio di un nuovo anno, fondandosi sulla consapevolezza di poter ancora contare su ore, giorni e tempo, può trasformare il principio/inizio dell’anno in «giorno della promessa e dell’impegno» per una Verità da dire, una Vita da vivere, una Luce da accendere, una Strada da percorrere, una Gioia da donare, una Pace da costruire e da diffondere, un Sacrifico da offrire. Possibilmente con discrezione ma anche con tanta determinazione. Perché, grazie a un principio/inizio vissuto con consapevolezza, il lamento non prevalga sullo stupore e le delusioni non schiaccino l’entusiasmo. Insomma, un “buon principio” può fare del tempo un tempo sempre nuovo da vivere, della storia una storia sempre nuova da inventare e della vita una vita sempre nuova da inseguire.

"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n.8/2018-2019 (C) di Santino Coppolino

"Un cuore che ascolta - lev shomea"
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: 
Lc 2,16-21




Come Maria (1,39), anche i pastori - in fretta - si mettono in cammino obbedendo all'invito dell'angelo.  Disprezzati e rifiutati dalla società religiosa del loro tempo, erano ritenuti peccatori insalvabili:
 <<Chi trae un pastore da un fosso dentro il quale è caduto salva un idolatra!>> (Talmud). 
Causa prima, unitamente a pubblicani e prostitute, del ritardato avvento del Regno, diventano modelli di fede, ascoltatori e annunciatori del messaggio che è stato loro affidato, simboli autentici della Chiesa nascente. Hanno accolto la Parola, hanno creduto, contemplato e adesso a loro volta la proclamano. Così come a Maria, anche a noi non rimane che accogliere stupiti la loro testimonianza serbandola, meditandola e confrontandola nel nostro cuore come tesoro prezioso. La conoscenza e la comprensione che abbiamo del Signore, infatti, avverrà soltanto attraverso il continuo ascolto del suo Vangelo. Solo in questo modo la nostra teshuvà, la conversione - a noi stessi, alla Parola e al Padre - avrà il sapore dell'autenticità. Lasciamoci perciò docilmente condurre dalla Parola di Salvezza, perché  <<dove è il nostro tesoro, là sarà anche il nostro cuore>> (12,34)