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lunedì 26 gennaio 2026

Don Maurizio Patriciello sul suicidio dei genitori di Carlomagno: «L’odio social e la gogna mediatica generano solo altro male»

Don Maurizio Patriciello sul suicidio dei genitori di Carlomagno: «L’odio social e la gogna mediatica generano solo altro male»

Dopo il femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara e il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno, il marito che l’ha uccisa, il sacerdote invita al silenzio e alla pietà: «Invocare la pena di morte o punizioni esemplari non consola le vittime, non cura il dolore e non restituisce giustizia, ma aggiunge sofferenza a sofferenza»

Pasquale Carlomagno, 69 anni, e Maria Messenio, 65, i genitori di Claudio Carlomagno, trovati impiccati insieme, sabato sera nella loro casa di Anguillara Sabazia (Roma). Il figlio Claudio è in carcere con l'accusa aver ucciso la moglie Federica Torzullo
ANSA

Un solo desiderio: dopo avere messo al sicuro il piccolo tra le amorevoli braccia dei nonni, correre da Davide e Claudio e, insieme, piangendo, chiedere a Gesù di accogliere nel Suo Regno, Federica, Pasquale e Maria. Lo stiamo toccando con mano: il peccato si fa pagare fino all’ultimo spicciolo. Abbiamo bisogno di misericordia e di pietà più di quanto possiamo credere. Lo vado ripetendo ai giovani che incontro nelle scuole, nelle chiese, negli oratori: tutto ciò che prendo in più per me e non mi spetta lo sto rubando a qualcuno altro, forse proprio a te.

Questa regola vale in tutti i campi. Claudio ha sbagliato. Ha fatto una cosa che non avrebbe mai dovuto fare. Altri hanno pagato la sua scelleratezza. Una cosa orribile. Federica è stata uccisa. Avevamo sperato che fosse l’ultima, non è stato così.

Un’altra nostra sorella, Assunta, purtroppo, in Calabria, è stata assassinata da chi pensava di amarla. Storie diverse, ma, per certi aspetti, uguali.

Dinamiche assurde che possiamo solo provare a capire. L’animo umano è un abisso.

Per chi credeva - e crede - che la pena di morte, l’ergastolo senza sconti, i lavori forzati, invocati ad alta voce per gli assassini, siano la panacea che ci metterebbe al riparo da queste mostruosità, deve ricredersi, riflettendo sul suicidio di Pasquale Calzone, marito di Assunta. Costui, ha ucciso e si è ucciso, togliendoci anche la soddisfazione di poterlo processare e condannare.

I genitori di Claudio Carlomagno, Pasquale e Maria, anch’essi, si sono suicidati. Troppo grande erano il dolore e la vergogna. L’opinione pubblica, incredula e addolorata, da giorni, ha maledetto il figlio.

Sui social – come sempre – c’è stata una vera e propria gara a chi inventava pene e torture da augurargli. Parole inutili, dannose, sciagurate. Parole che avvelenano l’aria senza aggiungere o togliere niente al dramma che stiamo vivendo. Una donna è stata uccisa, un bambino è rimasto orfano, un marito ha fatto un macello. Quest’uomo, però, non è solo al mondo. Ha un fratello, un papà, una mamma, un figlio.

Qualcuno si è chiesto quanta inutile sofferenza potessero aggiungere le sue parole gridate o scritte?

Attenzione, non sto tentando di alleggerire o banalizzare il male, al contrario, lo sento in tutta la sua orribile portata. Non sto tentando di giustificare il reo.

Sto solo dicendo che chi non soffre in prima persona per una tragedia che si è abbattuta sull’umanità, deve sentire il dovere – per quanto è possibile alla nostra fragile natura – di non gettare legna secca sul fuoco, ma di tenere in vita la pietà lasciando alla giustizia di fare il proprio dovere. Pasquale e Maria sono sprofondati sotto un peso insopportabile. Il dolore e la vergogna li hanno schiacciati. Si sono lasciati morire insieme.

Federica Torzullo, a sinistra, il marito Claudio Agostino Carlomagno, accusato dell'omicidio,
 e l'abitazione, ad Anguillara Sabazia (Roma) (ANSA)

E io non oso immaginare le loro ultime ore, i loro ultimi discorsi, le loro ultime lacrime. E li rivedo, quando giovani e innamorati, si avviarono verso la vita. Li rivedo, ancora, colmi di gioia, quando Claudio nacque. Mai avrebbero immaginato che piega avrebbe preso la loro esistenza. Nei momenti di massima fragilità psicologica, di forte tensione nervosa ed emotiva, occorre solo essere presi in braccio e, lentamente, accompagnati a dissetarsi al fiume della speranza.

Non è facile. Non lo è stato per i poveri Pasquale e Maria. Non lo sarebbe stato per voi e per me.

Sono situazioni limiti alle quali nessuno è preparato. Il mondo ti crolla addosso in un istante. Ti guardi attorno e vedi solo macerie. I sensi di colpa ti distruggono. Gli attacchi di panico si susseguono. Sai di non avere attenuanti. Tuo figlio ha fatto una cosa mostruosa, è vero, ma tu continui ad amarlo. Sei sua mamma, sei suo padre. Hai il diritto – e il dovere – di farlo.

Quando la mamma di Alessandro Impagniatiello, l’assassino di Giulia Tramontano, davanti alle telecamere disse: «Mio figlio un mostro» le scrissi una lettera aperta in cui la imploravo di non farlo: «No, tu, mamma, non dirlo. Lascia che almeno nel tuo cuore, questo povero assassino, sente di avere un posto sul quale riposare…». Siamo scossi. Siamo confusi, esterrefatti, increduli, senza parole.

I credenti sanno di trovare conforto ai piedi di Gesù Crocifisso. Sanno che Pasquale e Maria saranno da Lui giudicati con il meraviglioso metro della misericordia. Se una sola parola dobbiamo dire o scrivere in queste ore sia solo di conforto per Davide, per il piccolo, per la famiglia. E, permettetemi, finanche per Claudio. E se proprio non sappiamo dirla questa parola, allora chiediamo al Signore la grazia di poter tacere. «Poni, Signore, una custodia alla mia bocca», implora il salmista. «Ferma il mio dir se non dico il vero», gli fa eco il poeta Clemente Rebora. E “il vero” in queste ore buie come il cielo del Venerdì Santo, sono solo le parole di speranza e di amore. Preghiamo. Il fuoco non si spegne con il fuoco. I cristiani oppongano, con la forza della fede, una barricata a questo asfissiante male dilagante. Manda, Signore, il tuo Spirito a rinnovare la terra.
(fonte: Famiglia Cristiana 25/01/2026)