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mercoledì 21 novembre 2012

In morte di un cristiano di Gaza - "Fermiamo la guerra a Gaza" Appello della Tavola della Pace

Primo lutto nella parrocchia della Sacra Famiglia: Saalem, un uomo che soffriva di cuore non ha retto alla tensione. Simbolo dei drammi più nascosti che ogni guerra porta con sé.

Diversi segnali dicono che la tregua è più vicina, ma ci sono ancora morti e feriti questa mattina a Gaza e anche in Israele. E ieri ci sono stati anche due morti in Cisgiordania nelle manifestazioni. Staremo a vedere. Non è di questo, però, che all'inizio di questa giornata mi preme parlare, ma dell'ultima notizia arrivata ieri sera dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia a Gaza. L'ha comunicata padre Jorge al telefono ad Andres Bergamini, del patriarcato di Gerusalemme ed è il primo lutto della comunità: «Un parrocchiano, fratello di una nostra cara amica, che soffriva di cuore - scrive Andres nel suo blog - non ce l’ha fatta a resistere alla tensione dei continui bombardamenti israeliani. Domani (oggi ndr) ci sarà la preghiera per lui nella chiesa ortodossa di San Porfirio».
È il primo morto della comunità cattolica di Gaza. Ma - ancora di più - è il simbolo di tutte le morti nascoste di questo interminabile conflitto, quelle che non troveranno mai spazio nelle statistiche ufficiali. Quelle che non vedremo mai apparire nelle foto truculente sulle nostre bacheche su Facebook, perché senza sangue non servono alla causa. Ma anche quelle che con maggiore precisione danno la misura di quanto sta succedendo a Gaza. Sono le sofferenze dei più deboli, i più indifesi nel cuore di un conflitto. Quelli per nascondere i quali non c'è bisogno neppure della retorica sugli attacchi mirati: stanno ai margini anche nei momenti più drammatici. Sono sicuro che questo fratello nella fede non finirà neppure nelle liste degli appelli per i cristiani perseguitati. E ci sarebbe da discutere parecchio sul perché...

Fermiamo la guerra a Gaza

L'Italia e l'Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell'interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L'Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all'Onu. L'Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità...

Firma e diffondi subito l'appello "Fermiamo la guerra a Gaza"


"Se questa vita ha senso" Un percorso di riflessione per l'avvento di Enzo Bianchi per Famiglia Cristiana - Vizi capitali, se li conosci li vinci -


"Resistere, lottare, diventare liberi.
Per saper amare meglio"
Enzo Bianchi

«Vorremmo fare della nostra vita un capolavoro», dice il monaco Enzo Bianchi. «Spesso, però, il nostro cuore è dominato da rapporti deformati con le cose, con gli altri e con Dio».

Sembra una sfida persa in partenza, specialmente in un’epoca come la nostra, graffiata dal relativismo etico che porta ciascuno a fare quello che ritiene meglio, fuggendo il più possibile il rischio e la fatica della scelta. «L’ammetto», esordisce Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, «parlare oggi di lotta spirituale significa togliere la polvere a uno degli aspetti più dimenticati e irrisi della vita cristiana. Eppure, il combattimento interiore è più che mai essenziale». A monte di tutto c’è un problema. Si chiama ignoranza. «Ognuno di noi aspira a fare della propria vita un capolavoro», sottolinea Bianchi. «C’è un obiettivo correlato: la felicità. Ciò che si dimentica facilmente è che per riuscire in questo duplice intento contano i rapporti con le cose (a partire dal cibo, dalla sessualità e dal denaro), con il tempo, con lo spazio. Insomma, contano le relazioni che uno ha, non ha o ha deformate, con se stesso con gli altri e, per chi crede, con Dio. Possiamo dirci davvero liberi oppure no?».
Leggi tutto: Vizi capitali, se li conosci li vinci



Vale la pena lottare contro le tentazioni.
I cosiddetti vizi capitali – ingordigia, lussuria, avarizia, collera, tristezza, acedia, vanagloria e orgoglio  sono più attuali che mai. Seducono il nostro animo e deformano il nostro rapporto con la realtà. In preparazione al Natale e all'anno nuovo, lasciamoci guidare da Enzo Bianchi in un cammino di liberazione per ristabilire rapporti autentici con noi stessi, con gli altri e con Dio.
Solo così la nostra vita sarà piena.
SCOPRI LA COLLANA

Dialoga con Enzo Bianchi il 21 novembre alle 15.30
Il priore della comunità di Bose risponderà in diretta alle domande di chi si collegherà alla pagina Facebook di Famiglia Cristiana: 
https://www.facebook.com/famigliacristiana/app_190322544333196
oppure
http://bit.ly/dialogaconenzobianchi


Vedi anche i nostri precedenti post:

VIZI CAPITALI - 1 "SUPERBIA: Un super-io contro Dio" di mons. Rino Fisichella

VIZI CAPITALI 2 - "GOLA: il cibo? È condivisione" di mons. ANDREA LONARDO

VIZI CAPITALI - 3 INVIDIA: la «passione triste del XXI secolo» di mons. VINCENZO PAGLIA

VIZI CAPITALI 4 - "ACCIDIA: il demone della notte" di mons. PIERANGELO SEQUERI

VIZI CAPITALI 5 - "LUSSURIA: l'eros senza pienezza" di mons.GIANFRANCO RAVASI

VIZI CAPITALI - 6 "IRA: il volto ambivalente della collera" di ENZO BIANCHI

VIZI CAPITALI - 7 "AVARIZIA: Avere, troppo avere questo è il problema" di mons. Renato Boccardo



martedì 20 novembre 2012

Val la pena di essere equanimi?


Val la pena di essere equanimi?

Era il titolo di un commento scritto sulla prima fase della guerra dei Balcani da uno dei miei più cari e mai dimenticati amici, Mauro Martini, grande slavista, morto nel 2005. Val la pena di essere equanimi? Val la pena di mettere sullo stesso piano i due contendenti, insomma, e dire che sono uguali, che hanno uguali colpe e uguali ragioni?
Eppure è una domanda cruciale, non solo dal punto di vista meramente politico, ma dal punto di vista etico. Se valga la pena, oggi, di fronte a quello che sta succedendo a Gaza, e sottolineo a Gaza, essere equanimi. Non voglio più fare paragoni. Non voglio più paragonare un razzo sparato da Gaza con un raid aereo su Gaza. Non voglio più sprecare energia a soppesare gli oltre 800 razzi sparati da Gaza con gli oltre 1300 “obiettivi” colpiti dai caccia israeliani dentro la Striscia di Gaza. Non voglio più discutere se la massa della popolazione palestinese di Gaza, sotto assedio da così tanti anni che ce ne siamo dimenticati, sia ostaggio del regime di Hamas, in una striscia di terra di 400 chilometri quadrati in cui si è ostaggio solo della propria disperazione. E della impossibilità di scappare, di scappare in un rifugio (inesistente) o in un campo profughi...



Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il 20 novembre del 1989 l’Assemblea Generale dell’Onu approvò all’unanimità la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo. Trent’anni prima, esattamente nello stesso giorno, l’Organizzazione aveva adottato un’omonima, ma non vincolante, Dichiarazione. La scelta di questa data come Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia, dunque, appare obbligata, a rimarcare sia i progressi raggiunti che il molto lavoro da fare.
L’introduzione di una specifica cornice di tutela per i bambini è il risultato di un percorso né facile né rettilineo, a dispetto dell’attenzione che sin dalla fine della seconda guerra mondiale la comunità internazionale aveva rivolto agli stessi, con l’istituzione dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia
Leggi tutto: “Education First” nella Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia

Oggi è la Giornata mondiale dei diritti del bambino. Provate a ripetere mentalmente 'diritti del bambino', mentre ancora scorrono sullo schermo le immagini dei piccoli straziati dalle bombe; provate a risentire le parole che l’assemblea generale dell’Onu scrisse 23 anni fa nel Preambolo della Convenzione, l’unico testo giuridico al mondo, per quanto io sappia, che contenga la parola 'amore'. Lasciatele scorrere in sottotitolo sul panorama d’immagini che scandisce in piano-sequenza infinito il dolore innocente che ha fatto atroce la storia di oggi e di ieri; le bombe di Gaza e i massacri di Siria, i milioni di bimbi dal ventre gonfio e le mosche sul viso che muoiono di stenti, gli infanticidi selettivi del subcontinente indiano, le violenze e lo sfruttamento e persino la tratta, e il picco d’orrore dei bambini soldato. E dite infine se c’è una spiegazione, accanto alla tenerezza che suscita 'il profilo del cucciolo' sull’emozione e l’istinto, la presenza di una crudeltà che si sfoga sull’essere umano indifeso e inoffensivo, fragile e supplice, senza che il pensiero affondi in un misterioso dominio di male.

Raggiunti negli ultimi vent’anni i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini più poveri, denuncia il nuovo rapporto “Nati Uguali” di Save the Children diffuso in occasione della Giornata Mondiale per l’Infanzia. 
Una condizione che influisce drammaticamente sulla loro salute, la loro educazione e le possibilità di sopravvivenza, esponendoli maggiormente alle malattie, al ritardo fisico o mentale, e all’abbandono scolastico. 
Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione, che raccoglie i dati relativi a 32 paesi (1), il gap tra i bambini poveri e quelli ricchi a livello globale è cresciuto del 35% rispetto al 1990 – un aumento doppio rispetto a quello riscontrato per gli adulti – con la conseguenza che in alcuni paesi la mortalità infantile sotto i 5 anni per i bambini poveri è doppia rispetto a quella dei più ricchi. In linea generale, il rapporto dimostra che i bambini che nascono con maggiori possibilità economiche hanno 35 volte le possibilità di accedere alle risorse rispetto a quelli più poveri e questo riguarda ad esempio l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, ma anche una minore possibilità di dover lavorare in tenera età. 

Entro il 2050 una persona su tre che nascerà sarà africana, come lo sarà anche un bambino su tre al di sotto dei 18 anni. Cento anni prima, il rapporto di nati nell’Africa Subsahariana era soltanto di uno su 10.
In occasione della Giornata mondiale dell'infanzia, l'UNICEF ha pubblicato “Generazione 2025 e oltre: l'importanza critica di comprendere le tendenze demografiche per i bambini del 21 ° secolo” una nuova ricerca che evidenzia i cambiamenti demografici globali previsti per la prossima generazione di bambini che rappresentano grandi sfide per i responsabili e i leader politici.

"Il massacro di Gaza : la mia testimonianza…" di don Mario Cornioli

“Abuna” George (padre George)
"Il massacro di Gaza : la mia testimonianza…" 
di don Mario Cornioli


Il parroco di Gaza, padre Jorge Hernandez che si trovava in Argentina per motivi familiari, ha raggiunto domenica 18 novembre 2012 la sua parrocchia e i suoi parrocchiani “per non lasciarli soli un giorno in più”

"Ieri è stata una giornata molto intensa, iniziata la notte quando alle 3.00 sono andato a prendere all’aeroporto di Tel Aviv il parroco di Gaza, abuna George che stava tornando in Terrasanta, dopo aver visitato il padre ammalato, per poter rientrare a Gaza e stare vicino alla sua gente e a tutto il popolo Gazawi.

Abuna George è arrivato con il volto triste per le notizie che i suoi parrocchiani gli avevano mandato in Argentina. Dal desiderio di non perdere altro tempo, sarebbe voluto andare direttamente da Tel Aviv ad Eretz ma dopo una bella discussione l’ho convinto che tanto alle 4 di notte non lo avrebbero fatto entrare ed allora siamo tornati a BetJala dove abbiamo “dormito” un paio di ore per poi ripartire alla volta della Striscia di Gaza...

Quello che sta succedendo è un genocidio fisico che ancora molti non vogliono vedere ma che non resterà impunito (almeno da DIO). C’e’ una totale disinformazione su quanto sta accadendo e mi sono convinto anche io che non importa chi ha iniziato prima o dopo (anche se per amore della verità sin da agosto Israele ha bombardato la striscia in modo più o meno continuo…"



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lunedì 19 novembre 2012

Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
XXXIII domenica T.O. anno B - 18.11.2012

... Gesù vuole parlare a noi per educarci a sapere guardare gli avvenimenti, il mondo non soltanto su un piano squisitamente terreno, ma per poterlo contemplare dalla parte di Dio; è Gesù che vuole comunicarci il suo sguardo, come Lui vede la storia umana, gli avvenimenti e allo stesso tempo come educare noi ad avere questo stesso sguardo suo... 
Come vivere dentro questo tempo... come persone di fede? la fede che per noi vuol essere questo appoggiarsi su Dio, questo fare della Parola del Signore, della sua presenza il punto fermo della nostra vita; come permettere che il Signore sia il nostro punto fermo, la nostra roccia su cui la nostra vita può essere edificata, può trovare stabilità? 

Ascolta l'omelia


Cloud Pillar su Gaza? NO. DIO NON C’ENTRA Comunicato stampa di Pax Christi Italia

Cloud Pillar su Gaza? NO. DIO NON C’ENTRA


“Dio non sta con l’esercito potente di uno stato occupante, proteggendolo e difendendolo con le armi. Quel Dio che ama tutti i suoi figli non sta assecondando una strage di civili, a Gaza. Non ha ammantato di nuvole di sicurezza lo scempio di 340 civili feriti e di decine di morti in soli pochi giorni”. Forte e chiara la denuncia del comunicato di Pax Christi Italia, da anni impegnata proprio in Palestina e nella “più grande prigione a cielo aperto” che è Gaza.

Comunicato stampa

Cloud Pillar su Gaza? No. Dio non c’entra

Operazione Cloud Pillar: colonna di nuvole. Nella Torah e nel libro dell’Esodo della Bibbia, al capitolo 13, si racconta che Dio ha protetto così il suo popolo dal nemico egiziano, consentendogli di passare indenne il mar Rosso.

Ma Dio non sta con l’esercito potente di uno stato occupante, proteggendolo e difendendolo con le armi. Quel Dio che ama tutti i suoi figli non sta assecondando una strage di civili, a Gaza. Non ha ammantato di nuvole di sicurezza lo scempio di 340 civili feriti e di decine di morti in soli pochi giorni. In nome del diritto all’autodifesa non copre, con una coltre di ipocriti eufemismi, l’assassinio ‘mirato’ di nemici ‘eliminati’ da droni intelligenti. E non ha lasciato passare da nuvole intrise di morte i volantini di avviso ai civili che le bombe sarebbero arrivate, bastava spostarsi. 

Tutto questo lo sta compiendo in queste ore l’esercito israeliano.

La popolazione di Gaza non ha rifugi di emergenza, non ha strade per fuggire dalla gabbia in cui è costretta a vivere da anni, non ha nemmeno più la luce per illuminarle.

Dio non avvolge dentro nessuna nuvola i razzi palestinesi che hanno ucciso tre persone in Israele, e che provocano angoscia tra la popolazione dello stato occupante. Ma l’inferno di fuoco è quello che in queste ore sta bruciando ancora una volta le persone, le case, la vita della Striscia.

Chiediamo alla comunità internazionale, all’Europa e al nostro governo che intervengano per un immediato cessate il fuoco, la fine dell’occupazione militare e il rispetto del diritto internazionale.

Ci impegniamo, come cittadini italiani assieme ai credenti di ogni fede che hanno a cuore i diritti umani di ogni individuo, del popolo palestinese come di quello israeliano, a non lasciare che il fumo tossico delle menzogne di guerra diffuse da gran parte della stampa possa avvelenarci tanto da stravolgere completamente la realtà dei fatti.

Il Dio della pace, il Dio di ogni creatura, può solo coprire di un unico pianto i corpi massacrati di chi quella terra benedetta dal suo amore per tutti, chiama casa.

Noi, tutti noi, siamo chiamati a sgomberare il cielo e la terra di Palestina e Israele da nubi che soffocano la giustizia e da cingolati che straziano la vita di bambini, uomini e donne.

Pax Christi Italia

Firenze, 18 novembre 2012

domenica 18 novembre 2012

Lectio del Vangelo della domenica a cura di fr. Egidio Palumbo

Lectio del Vangelo della domenica
a cura di fr. Egidio Palumbo
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)

XXXIII DOMENICA – B - 
18-11-2012

La venuta nella gloria del Figlio dell’Uomo

1. Le ultime domeniche dell’anno liturgico sono dedicate all’escatologia, cioè all’annuncio della venuta gloriosa del Figlio dell’Uomo: così il vangelo di questa domenica (Mc 13,24-32). 

L’escatologia è una dimensione caratterizzante la vita cristiana: noi cristiani viviamo costantemente nell’attesa della venuta del Signore Crocifisso Risorto. Il Signore Gesù è venuto una volta come uomo, e viene e verrà come Crocifisso Risorto. 
È una verità di fede che ricordiamo ogni volta che nel Padre Nostro chiediamo: «Venga il tuo Regno» e che nella celebrazione dell’Eucaristia diciamo: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». Ci viene indicato stabilmente dall’abside delle nostre chiese, idealmente (a volte realmente) orientato ad est verso il Signore Crocifisso Risorto che viene come «un sole che sorge dall’alto» (Lc 1,78). Ce lo attesta la S. Scrittura che chiude con l’incessante invocazione della Chiesa Sposa in attesa della venuta di Cristo Sposo: «Vieni» (Ap 22,17); poi con la promessa rassicurante di questi: «Sì, vengo presto!» (Ap 22,20), perché egli è «Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente» (Ap 1,8); e infine ancora con l’invocazione della Chiesa che esprime il suo desiderio e la sua fede gioiosa: «Amen. Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,20).

2. Ma perché il Signore Crocifisso Risorto ha promesso di venire? E in che modo viene? 

sabato 17 novembre 2012

"Dossier 2012 sull'Emergenza Infanzia in Italia e nel mondo"

Maltrattamenti, percosse, botte: in sei anni sono più che triplicati i casi di abuso fisico segnalati alla linea 114 "Emergenza infanzia" gestita da Telefono Azzurro per il Dipartimento per le Pari opportunità.
Nel 2006 le richieste d'aiuto per violenza erano il 5,2% del totale, oggi arrivano al 17,1% (+ 3,9% rispetto al 2011): quasi una denuncia su cinque, dunque, è per abuso fisico. Una situazione "amplificata" dalla crisi, perchè, osserva il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, "in tutto il mondo, e quindi anche in Italia, quando c'è una crisi economica aumentano gli abusi sui bambini, soprattutto in famiglia".
L'allarme sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza nel nostro paese è stato lanciato in Senato, durante la presentazione dei dati raccolti dal 114 tra gennaio 2006 e agosto 2012. "È un dovere di tutti noi - ha avvertito il presidente del Senato, Renato Schifani - mantenere sempre alta l'attenzione sui diritti e sulle libertà dei bambini": "sono il nostro futuro ma anche la parte più fragile della nostra società. Le minacce alla loro serena crescita sono molte e spesso subdole".

Nonostante gli sforzi e la maggiore sensibilità, i minori sono sempre più vittime di violenze e abusi che dal 2006 ad oggi sono triplicati. Quali sono le ragioni di questa escalation? 

"Non si possono tagliare dai bilanci dello Stato risorse destinate ai bambini. Occorrono strumenti adatti e risorse adeguate: se non ci sono i servizi, i bambini non possono chiedere aiuto e nelle situazioni di emarginazione, violenza e devianza si interviene con difficoltà e in ritardo". Interviene così il presidente di Sos Telefono Azzurro Onlus, Ernesto Caffo, durante la presentazione del 'Dossier 2012 sull'Emergenza Infanzia in Italia e nel mondo' da cui è emerso che dal 2006 a oggi, i casi sono più che triplicati. In 6 anni, infatti, le richieste d'aiuto per percosse e maltrattamenti sono passate dal 5,2 per cento al 1 per cento. E solo nei primi otto mesi del 2012 sono aumentate del 3,9 per cento. Il 63 per cento delle emergenze si registra tra mura domestiche. "È indispensabile cogliere immediatamente i segnali di sofferenza dei minori e unire le forze all'interno della comunità di riferimento tra servizi pubblici e privato sociale". "L'aumento dei casi di abuso fisico - ha concluso Caffo - nasce dalla fragilità delle famiglie, ora accentuata dalla crisi economica e dall'assenza dei servizi di sostegno".
Un appello cui ha risposto in un messaggio inviato al presidente di 'S.O.S Telefono Azzurro' Caffo, il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha espresso il suo apprezzamento per l'iniziativa che "pone l'attenzione su un tema di estrema importanza e attualità come la condizione dei minori". "I bambini sono il nostro futuro ma anche la parte più fragile e indifesa della nostra società - ha affermato Schifani - le minacce alla loro serena crescita sono molte e spesso subdole. È un dovere quindi di tutti noi mantenere sempre alta l'attenzione sui loro diritti e le loro libertà".


Il 17 e 18 novembre oltre 6.000 volontari saranno in 1.300 piazze di tutt’Italia, per offrire le tradizionali candele azzurre in cambio di un contributo.
Si tratta di una candela speciale. Perché chi la sceglie sostiene Telefono Azzurro. Perché chi l’accende illumina, simbolicamente, la vita di un bambino.
Con i fondi raccolti, si potranno sostenere con ancora più forza i progetti di ascolto e intervento dell’associazione: dal supporto telefonico alla presenza nelle scuole, dall’attivazione in contesti d’emergenza ai progetti speciali nelle carceri.
“Accendi l’Azzurro” è ormai un appuntamento fisso: da oltre dieci anni, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini, i volontari dell’associazione sfidano il freddo e scendono in piazza. Perché hanno a cuore l’infanzia, e sanno che per continuare a proteggerla c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

Per trovare la piazza più vicina tramite Google Maps clicca qui oppure puoi chiamare il numero verde 800 090 335 .


Il “Patto delle Catacombe”, per una chiesa serva e povera

Il “Patto delle Catacombe”, 
per una chiesa serva e povera

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Vaticano II, una quarantina di padri conciliari hanno celebrato una Eucaristia nelle catacombe di Domitilla, a Roma, chiedendo fedeltà allo Spirito di Gesù. Dopo questa celebrazione, hanno firmato il “Patto delle Catacombe”. Il documento è una sfida ai “fratelli nell’Episcopato” a portare avanti una “vita di povertà”, una Chiesa “serva e povera”, come aveva suggerito il papa Giovanni XXIII. I firmatari – fra di essi, molti brasiliani e latinoamericani, poiché molti più tardi aderirono al patto – si impegnavano a vivere in povertà, a rinunciare a tutti i simboli o ai privilegi del potere e a mettere i poveri al centro del loro ministero pastorale. Il testo ha avuto una forte influenza sulla Teologia della Liberazione, che sarebbe sorta negli anni seguenti. Uno dei firmatari e propositori del Patto fu dom Helder Câmara, il cui centenario della nascita è stato celebrato il 7 febbraio.


Concilio Vaticano II, 
quell'intuizione rimasta fuori dall'aula

di Jon Sobrino

"Il Concilio Vaticano II fu un evento epocale, estremamente radicato nel modo di essere e di agire di Giovanni XXIII. Un esempio significativo fu ciò che il papa disse un mese prima dell’apertura del Concilio: «La Chiesa oggi è soprattutto la Chiesa dei poveri». Questa concezione della Chiesa, tuttavia, non si affermò in modo generalizzato nell’aula del Concilio, così che, due mesi dopo il suo inizio, il cardinale Giacomo Lercaro (arcivescovo di Bologna) si vide obbligato a dire: «Sentiamo tutti che al Concilio finora è mancato qualcosa». E lo esplicitò ripetendo le parole di Giovanni XXIII: «Oggi la Chiesa è soprattutto la Chiesa dei poveri». Su questo desidero proporre alcune riflessioni. ....
I poveri pongono la Chiesa, con naturalezza e senza scappatoie, di fronte al Vangelo. E quando essa si erge in loro difesa, soffre inevitabilmente persecuzione e morte. La Chiesa diventa necessariamente una Chiesa perseguitata, superando ciò che nel Concilio è affermato solo genericamente: «La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (Lumen Gentium, 8). E non si tratta soltanto della persecuzione di vescovi, sacerdoti e religiose, ma anche di innumerevoli, semplici cristiani e cristiane. .... (Jon Sobrino)
Leggi tutto: 
Concilio Vaticano II, quell'intuizione rimasta fuori dall'aula

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Il “Patto delle Catacombe”, per una chiesa serva e povera


Vedi anche il nostro post precedente:


venerdì 16 novembre 2012

"Il Regno di Dio è vicino" (Mc 1, 15) - IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO - Brescia 2012

IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO 
Uno spazio libero di comunione, confronto e ricerca sinodale 
QUINTO INCONTRO NAZIONALE

"Il Regno di Dio è vicino" (Mc 1, 15) 
Brescia 27-28 ottobre 2012


  • Apertura lavori/moderatore - Francesco Castelli  (Milano) 
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  • «L'affievolimento del vangelo del Regno nel cristianesimo primitivo» - Romano Penna (Roma) 
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  • «Venga il tuo Regno»:  preghiera comune -  guidata da Paolo Giannoni  (Firenze) 
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  • Introduzione di Luciano Guerzoni
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  • «Crisi economica, predominio della finanza, aspirazione alla  giustizia» - Carlo D'Adda (Bologna)
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  • Introduzione di Maria Cristina Bartolomei
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  •  “Fece i Dodici perché stessero con lui, e per mandarli a predicare e  perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3, 14-15) «L'annuncio del vangelo oggi» - Pino Ruggieri (Catania)
Leggi il testo                                     Scarica il video

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Guarda anche:
Interventi "Verso Brescia"

Il nostro post precedente:

"IL REGNO DI DIO È VICINO" di Felicie Scalia



GRAZIE - La lettera aperta di Rossella Urru


Rossella Urru, a poco più di un anno dal suo sequestro in Algeria (durato ben 9 mesi, dal 23 ottobre 2011 al 18 luglio 2012), rompe il silenzio e pubblica nel suo blog un'emozionante lettera aperta che pubblichiamo integralmente.

Grazie

Ancora una volta mi trovo davanti a questo foglio bianco. Non so più quante volte ho provato a scrivere qualcosa, ma qualsiasi parola mi sembra inadatta, approssimativa, sbagliata. Allora cancello e ricomincio. Una volta e un'altra ancora. La verità è forse che ci sono troppe cose da dire e io non so da dove cominciare. Perché vorrei sapere, vorrei capire prima di scrivere qualcosa. E al momento ci sono troppe cose che non so, tante altre che non potrò mai sapere. È proprio vero quello che diceva un antico proverbio: un uomo è prigioniero delle proprie parole e padrone dei propri silenzi. È proprio così che sento le parole che cerco di scrivere: come catene che bloccano quello che sento e penso.

Questi nove infiniti mesi. Infiniti per me che li ho trascorsi in una sorta di dimensione parallela dove il mondo che conoscevo è sfumato e le certezze che avevo non servivano più. Infiniti anche per chi non sapeva di quel mio mondo parallelo: tutti voi che mi avete pensata, appoggiata nella distanza e che mai avete lasciato soli i miei cari.

Questi infiniti mesi. Ineffabile è la parola che più si avvicina a quello che sono stati e sono. Con che parole descrivervi il mio mondo dall'altra parte del deserto? E viceversa, che parole potrebbero farmi capire cosa nel frattempo è successo qui? Nessuna, forse. L'assenza era di certo il grande protagonista di questa vicenda, qui e nel deserto: laggiù con noi, non c'eravate e noi, non eravamo qui con voi. Tutte quelle parole, quei pensieri, quegli sforzi, quelle preghiere, le marce, le corse, le lettere, le poesie, gli striscioni, i messaggi da questa parte del mare; così come tutte le nostre parole, i nostri sogni, le speranze, i ricordi, le immagini ed i discorsi, laggiù nel deserto, avevano il sapore acre dell'impotenza, della nostalgia, dell'ingiustizia, della speranza.

Sono parole che non si possono rivitalizzare adesso che, finalmente, ci siamo riuniti, adesso che quell'assenza è stata colmata: per noi che vi abbiamo riabbracciati e per voi che ci avete ritrovati. Quel che so, è che nelle mie notti sotto le stelle, quando guardavo il cielo pensando a casa, non immaginavo che tante persone ci aspettassero e pensassero a noi.

Al nostro ritorno, quando ho visto e sentito quell'immenso abbraccio, ho toccato con mano che si può e si deve aver fiducia nell'uomo, nonostante tutto. Perché sono ancora tantissime le persone che si indignano per le ingiustizie, che siano piccole o grandi, che siano a casa nostra o altrove. Anche se la giustizia si è spesso dimostrata una parola vuota, sono persone che non lasciano perdere, che non si voltano dall'altra parte. A tutta questa umanità integra che quotidianamente affronta a testa alta la vita, per sé, per i propri figli e per gli altri, qui a fianco a tutti voi e laggiù lontano dai vostri occhi, voglio dire grazie. Voglio dire grazie alla mia Sardegna, isola che non mi ha dimenticato e che non ho mai dimenticato. Grazie a tutti i fratelli sardi, italiani, saharawi, algerini, spagnoli, latinoamericani, tutti: grazie per i vostri pensieri per me, per le energie positive, per la vicinanza, per le vostre lacrime e i vostri sorrisi, per le vostre azioni e reazioni... Grazie.

Un grazie diverso ad Ainhoa ed Enric, insostituibili compagni di vita nei nostri deserti.

Grazie anche a chi ha pregato per me: nelle chiese, nelle moschee, in solitudine e in compagnia, in silenzio o con i canti, con preghiere e con pensieri, nel proprio letto e nella propria tenda, in casa o sotto le stelle. Grazie anche a chi ha provato a pregare, grazie a chi ha imparato.

Vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno: persone, associazioni, istituzioni, comuni, squadre, gruppi, famiglie, classi, enti, corpi, assemblee, paesi, cooperative, tutti. Grazie a tutte le persone che mi hanno pensato in questi mesi, quelle che la vita mi ha fatto incrociare, quelle che non ho avuto la fortuna di conoscere, quelle che da sempre camminano con me.

Adesso che sono ritornata, non posso non pensare a chi non tornerà più e a chi ancora non è ritornato a casa come Giovanni, Serge, Daniel, Abdelkader, Tahar, Blanca, Montserrat... e tanti altri sequestrati, in Mali e in tutto il mondo. Anche ad aspettare loro siamo in tanti, preoccupati ma fiduciosi. Vorrei che anche le loro famiglie si sentissero accompagnate come lo si è sentita la mia.

Adesso che sono ritornata, non posso non ripensare ai popoli ma anche alle singole persone che per troppo tempo hanno sofferto sole e in silenzio, in attesa di giustizia, qui e ovunque. Persone, popoli come i rifugiati saharawi con cui lavoravo che da 37 anni aspettano pacificamente giustizia nascendo, crescendo, morendo in mezzo a una terra ingrata e non loro. Persone, popoli, come noi. A tutti loro va il mio pensiero.

Samugheo, 12 Novembre 2012


Mosaico di Pace Editoriale di Novembre: "Purificare l'aria" di Sergio Paronetto

Mosaico di Pace 
Editoriale di Novembre
Purificare l'aria
di Sergio Paronetto 
(Vicepresidente di Pax Christi)

Tante notizie politico-giudiziarie provenienti da ogni dove, in particolare dalla Lombardia, confermano la diffusione di una “questione immorale” che sta inquinando la politica, la democrazia, la laicità, la dignità umana e l’identità ecclesiale. Il primo ottobre scorso, il dossier presentato da Libera affermava che la corruzione è diventata “una metastasi silenziosa e invasiva”, “una tangentopoli infinita” che scava voragini nell’economia e nella democrazia, avvelenando tutto e rubando il futuro. 
Ferisce la nostra sensibilità di cittadini credenti il coinvolgimento nelle indagini lombarde di persone che amano esibire la loro appartenenza cattolica. Non vogliamo esprimere valutazioni penali (che non ci competono) davanti a un’indagine aperta (ci auguriamo, ovviamente, che le persone indagate risultino estranee ai fatti loro imputati), ma è nostro dovere di cittadini fedeli alla Costituzione (carta del bene comune) e di credenti innamorati del Cristo povero e disarmato, dichiarare la nostra indignazione per il degrado in atto, per la degenerazione privatistica del sistema politico (che sta aprendo le porte a realtà mafiose distruttive e velenose). Anche in ambito associativo ed ecclesiale, c’è qualcosa di oscuro. Coscienti che tutti dobbiamo sempre vigilare e convertirci, riteniamo salutare un’aperta autocritica, che si sta avviando nel mondo cattolico (forse anche nella realtà ciellina, economicamente assai ramificata), circa il rapporto Vangelo-povertà-potere, l’uso del denaro e il rischio di fenomeni di corruzione dovuti all’intreccio perverso tra economia e politica, contrario sia alla profezia cristiana che a un’economia civile. Pensiamo che la comunione con il Vangelo richieda la liberazione da logiche di potere basate magari sulla pretesa di cristianizzare con ogni mezzo la società. In ogni luogo, l’integralismo è un buco nero che può assorbire spiritualismo (apparente) e affarismo (reale) separando dichiarazioni e azioni, vita privata e vita pubblica, preghiere e kermesse. 

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giovedì 15 novembre 2012

Così Vittorio restò UMANO Egidia Beretta Arrigoni racconta "Il viaggio di Vittorio"

Anticipazione del libro con cui la madre di "Vik" Arrigoni racconta il sogno del pacifista italiano assassinato a Gaza. «Era innamorato di Handala, il bambino palestinese creato dalla matita di Naji Ali che gira le spalle al mondo perché il mondo volta le spalle a lui. Se l'era fatto tatuare sul braccio»

Il suo «battesimo» come scudo umano, nel primo viaggio in Palestina, fu proprio con i piccoli. Fuori dalle scuole ad attenderli non c'erano i genitori ma i carri armati e Vittorio, con altri internazionali, a frapporsi fra di loro. Quei soldati aspettavano solo il lancio di una pietra per puntargli i cannoni addosso. Quando ci sentivamo per telefono, da Gaza, udivo spesso un gran frastuono di sottofondo. Erano i bambini. «Se tu sapessi, mamma, quanti bambini ci sono a Gaza! Sono qui sotto che mi stanno chiamando perché mi vedono affacciato alla finestra e vogliono che vada da loro.»
Era un'affinità spirituale, intima, quasi mistica, quella che Vittorio aveva con i ragazzini. Era la gioia nel riconoscersi simili, l'innocenza ritrovata. Ancora adesso, quando mi invitano nelle scuole per parlare di lui, mi accorgo di come i bambini mi seguano con occhi incantati.
«L'estate scorsa a Nablus mi sono reso conto, puntando gli occhi in aria, di quale potenza di suggestione abbia la fantasia dei bambini. Chiusa da mesi e mesi, le strade semideserte, le piazze ridotte a un cumulo di macerie, in aria si scorgeva la sfida dei bambini. Guardata verso l'alto, Nablus appariva come una città in festa, centinaia e centinaia di aquiloni ne coloravano il cielo in vortici di volo, come a dichiarare al mondo un segno di libertà a cui tutti questi uomini in miniatura agognano. I soldati sparano spesso contro gli aquiloni, sono il primo bersaglio dopo i lampioni per strada di notte. Ma ad ogni aquilone distrutto, il giorno dopo se ne presentano di nuovi più belli e colorati. "Possono rinchiuderci, toglierci il cibo, l'acqua e anche la luce, ma non potranno mai privarci dell'aria, del cielo e della nostra voglia di sognare", mi mormora un bambino impegnato a sciogliere la matassa dei suoi sogni incastrati su un'insegna arrugginita». (Vittorio, Nablus, estate 2003)
Quei bambini, il bersaglio più comodo. «Sfilano timorosi con gli occhi rivolti in alto, arresi ad un cielo che piove su di loro terrore e morte; timorosi della terra che continua a tremare sotto ogni passo, che crea crateri dove prima c'erano le case, le scuole, le università, i mercati, gli ospedali, seppellendo per sempre le loro vite». (Vittorio, Gaza City, 7 gennaio 2009)...
... Vittorio si era innamorato di Handala, questo bambino palestinese creato dalla matita di Naji Ali che gira le spalle al mondo perché il mondo volta le spalle a lui. Se l'era fatto tatuare su un braccio e raccontava dell'entusiasmo che aveva suscitato fra i palestinesi del campo profughi di Beddawi, in Libano. Tutti conoscevano la storia di Handala. Che un ragazzo italiano lo portasse con sé, forse significava che Handala aveva trovato un amico e aveva finalmente deciso di girarsi. Dopo la morte di Vittorio il disegnatore brasiliano Carlos Latuff li unì in un disegno. Un'immagine che è diventata universale. Vittorio, con la sua pipa e il berretto da marinaio, si gira sorridendo verso Handala tenendolo per mano; il bambino, ancora di spalle, alza però il braccio a indicare la «V». «V» di vittoria e «V» di Vittorio?....
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«Non è un eroe né un martire, solo un ragazzo che credeva nei diritti umani. Eravamo lontani, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passando il testimone. Restiamo umani.»

Egidia Beretta Arrigoni racconta "Il viaggio di Vittorio"

Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto dalla Signora Egidia Arrigoni alla Fondazione «Vittorio Arrigoni-Vik Utopia»

Vedi anche i nostri precedenti post:

Nel ricordo di Vittorio Arrigoni "restiamo umani"

Una Pasqua per “restare umani”