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mercoledì 16 maggio 2012

BAMBINI E POVERTÀ IN ITALIA - Save the Children lancia la campagna “Ricordiamoci dell’infanzia” e presenta il dossier “Il paese di Pollicino”

Infanzia in Italia, Save the Children: il 22,6% dei bambini è a rischio povertà, quasi 1 su 4, con uno spread rispetto agli adulti dell’ 8,2%, uno dei più alti in Europa.
Tra i più colpiti, i bambini con un solo genitore - quasi 1 su 3 in povertà - e i figli delle giovani coppie, dove il rischio povertà colpisce quasi 1 minore su 2. Nel nuovo dossier “Il paese di Pollicino” dati inediti e le proposte dell’Organizzazione al Governo per dimezzare la povertà minorile estrema
Da oggi e per tutto il mese di maggio “Ricordiamoci dell’infanzia”, la nuova Campagna di Save the Children in aiuto ai bambini a rischio in Italia, con le foto di tre bambini che impersonano il premier Monti e i Ministri Fornero e Passera da piccoli. Tra le azioni di sensibilizzazione un grande evento il 25 maggio a Roma, altri eventi in 13 città, un appello al Governo. A sostegno della Campagna anche molti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.
Leggi tutto il comunicato stampa di Save the Children

Un bambino interviene ad una conferenza di Monti per ricordargli il problema della povertà minorile in Italia.

IL PAESE DI POLLICINO 
L’Italia ha dimenticato i bambini. 
Le proposte di Save the Children per rimetterli al centro dell’agenda e promuovere un piano strategico di lotta alle povertà minorili. 
Il dossier è stato realizzato da Save the Children in occasione della campagna “Ricordiamoci dell’infanzia”. L’iniziativa si rivolge prima di tutto al Governo ma intende coinvolgere anche singoli cittadini, imprese, enti locali, il mondo della cultura e dell’informazione
Leggi tutto: IL PAESE DI POLLICINO (pdf)

Per saperne di più:
visita http://www.ricordiamocidellinfanzia.it/




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martedì 15 maggio 2012

"Le Frontiere dello Spirito" puntata del 13 maggio 2012

"Le Frontiere dello Spirito"

puntata del 13.05.2012
VI Domenica di Pasqua


- Anno B -


Il programma di cultura e attualità religiosa, curato e condotto dal Cardinale Gianfranco Ravasi, insigne biblista, e dalla giornalista Maria Cecilia Sangiorgi.

Nella prima parte della trasmissione, il cardinale Ravasi commenta con la consueta competenza e autorevolezza la prima lettura (Atti degli Apostoli 10,25-27.34-35.44-48) e un frammento del salmo (98) proclamati nella celebrazione della domenica.
 
Nella seconda parte del programma "I volti e le storie", curata da Maria Cecilia Sangiorgi, il servizio "Bolivia da scoprire gli eredi dei gesuiti".
 
 Guarda la puntata completa:  
 

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"Lo Spirito della comunità" di Silvano Fausti

«Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare…» (Atti 2,1-13)

«Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18). Necessariamente si aggrega ad altri. Infinite associazioni economiche e religiose, sociali e politiche, massoniche e mafiose, brigano perché i loro adepti conseguano ciò che da soli non possono ottenere. «Non così» è per chi segue Gesù. Suo unico interesse è l’amore dei fratelli, partendo dagli ultimi, perché tutti figli dello stesso Padre.
Nei mesi scorsi abbiamo riflettuto sul corpo della prima comunità e sulla sua struttura portante: la fraternità. Ora vediamo lo spirito che lo anima. Un corpo, infatti, vive di ciò che respira. Ma c’è spirito e spirito. C’è l’egoismo, che porta a «solidarietà contro» e si alimenta di morte altrui. C’è l’amore, che porta all’accoglienza di tutti e gioisce della vita altrui.

Leggi tutto: Lo Spirito della comunità di Silvano Fausti




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lunedì 14 maggio 2012

BENEDETTO XVI: Visita Pastorale ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro (13 maggio 2012)

Elogio della sobrietà. E’ stato il viaggio degli imprevisti meteo, ma sarà ricordato come una «Via Crucis» nella crisi italiana con l’appello alla coerenza e all’impegno politico dei cattolici. Una coda d’inverno ha tenuto l’elicottero papale lontano dal santuario francescano de La Verna così, ad Arezzo e Sansepolcro, Benedetto XVI ha concentrato il senso della sua missione toscana.
Tra sit in di chi protesta per i costi della sua visita e stand anti-casta dei grillini (con messaggi a Monti e Bondi), il Pontefice ha tracciato la ricetta contro la recessione e l’identikit del credente nella vita pubblica. 
Leggi tutto: Il Papa: nell'ora della crisi cambiare lo stile di vita

Negli affreschi della «Leggenda della Vera Croce» mura ed edifici che raffigurano Gerusalemme sono in realtà quelli di Arezzo, Benedetto XVI arriva nella terra di Piero della Francesca e ricorda l'impegno della Chiesa a «costruire la città dell'uomo a immagine della Città di Dio», il che significa «concretamente» molte cose. Come l'invito ai «fedeli laici illuminati» e in particolare «ai giovani» ad impegnarsi in politica e nel sociale contro «la sfiducia» dominante, per contribuire «alla nascita di una nuova etica pubblica»

Un forte appello ai giovani a dare «fiducia» e «sale» alla politica, con un ulteriore invito ai cristiani, sull'esempio del neo-beato Giuseppe Toniolo, a impegnarsi politicamente contro «gli interessi di parte» e per il bene comune ha concluso il 27.mo viaggio internazionale del Papa, a Arezzo e Sansepolcro, visita pensata tra attualità e radici, tra un presente difficile e un patrimonio di cultura e fede a cui attingere e far riferimento per reagire alla crisi. Un viaggio nel quale, davanti a circa migliaia di persone radunate al mattino nel Parco il Prato, il punto più alto di Arezzo, Benedetto XVI ha voluto esplicitamente, con forza, invitare l'Italia a non cadere nella «tentazione dello scoraggiamento»e forte della «tradizione umanistica», a riprendere «con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile». 

C'é la crisi, e colpisce duro soprattutto i poveri, osserva il Papa ad Arezzo, ma anche con la crisi la Chiesa non può dimenticare i "suoi valori distintivi, la solidarietà, l'attenzione ai più deboli, il rispetto della dignità di ciascuno", ha citato anche la "accoglienza" che nei secoli gli aretini hanno praticato, e la "solidarietà" con i poveri e deboli. 




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Omelia di P. Gregorio Battaglia

Omelia di P. Gregorio Battaglia
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
VI domenica di Pasqua anno B - 13.5.2012

Nella prima lettera che Giovanni scrive alle comunità a cui è legato diceva così: "Amiamoci gli uni gli altri perché l'amore è da Dio..." è Lui che ha fatto il primo passo verso di noi; è Dio che si prende a cuore la nostra situazione, perché noi siamo creature incapaci di aprirci all'esperienza vera della vita e non c'è esperienza più bella di quella di poter amare, perché lì si fa esperienza della gioia, della felicità...


Ascolta l'omelia



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Per ricordare l'Abbé Pierre nel centenario dalla nascita: “Rendiamo illegale la miseria” - “Tutte le sfide dell'Abbé Pierre”

A cinque anni dalla morte (22 gennaio 2007) e a cento dalla nascita (5 agosto 1912) dell’Abbé Pierre, al secolo Henri Grouès, fondatore delle comunità Emmaus, il Movimento internazionale di solidarietà per la giustizia, organizza due iniziative, in programma rispettivamente l’11 e il 13 maggio. 

“Rendiamo illegale la miseria”. Questo il filo conduttore dell’incontro organizzato da Emmaus Italia per domenica 13 maggio alle 21 all’Auditorium Antonianum di Roma. L’appuntamento ricorda i 100 anni dalla nascita dell’Abbé Pierre, frate cappuccino, fondatore di Emmaus, che si è battuto con forza contro la miseria e l’ingiustizia. Per approfondirne la figura, Lorena Leonardi per il Sir ha intervistato Renzo Fior, presidente di Emmaus Italia, che coordina i tredici gruppi italiani del movimento internazionale fondato dall'Abbé. 
Leggi tutto: La miseria illegale

Combattere ogni forma di esclusione sociale e accogliere chi vive in situazioni di precarietà con uno spirito di condivisione. Questo è da sempre lo scopo di Emmaus, movimento fondato dall’Abbé Pierre nel 1949 a Parigi. Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il libro “Tutte le sfide dell'Abbé Pierre” di Denis Lefèvre, e l’abate è stato ricordato in un incontro su “Rendiamo illegale la miseria”. Giorgia Innocenti ha intervistato, per l'occasione, il presidente di Emmaus France, Christophe Deltombe, eRenzo Fior, presidente della sezione italiana, domandando loro un ricordo dell’Abbé Pierre e della sua attività 




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domenica 13 maggio 2012

Festa della mamma: "Vivere per un altro - Ripensare la maternità come risorsa per tutti" di Simona Segoloni Ruta


Vivere per un altro
 
Ripensare la maternità come risorsa per tutti 

La maternità è un’esperienza squisitamente femminile, eppure viene celebrata maggiormente dagli uomini. Un po’ perché le donne temono di essere ridotte al ruolo materno, che è altro dalla maternità, un po’ perché la festa della mamma cede spesso a toni retorici che non toccano la reale esperienza delle donne. Non parliamo poi del sentire sociale italiano – e purtroppo spesso anche ecclesiale – che è ben disposto a elogiare le madri, purché non abbiano la pretesa di parlare della maternità come di una questione sociale. Mi sembra quindi più proficuo, piuttosto che celebrare la festa della mamma, riflettere sull’esperienza materna e sul valore che essa ha per tutti. 

Leggi tutto: "Vivere per un altro" di Simona Segoloni Ruta



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Preghiera dei Fedeli - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME) - VI Domenica di Pasqua anno B

Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)

Preghiera dei Fedeli
 di Pasqua anno B


13 maggio 2012


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Lectio del Vangelo della domenica a cura di fr. Egidio Palumbo

Lectio del Vangelo della domenica
a cura di fr. Egidio Palumbo
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto (ME)
VI DOMENICA DI PASQUA/B - 13.05.2012

L’itinerario mistagogico di questa domenica di Pasqua si sofferma ancora a meditare sulla relazione di comunione interpersonale tra Cristo Risorto (la Vite vera e fedele) e noi suo popolo, sua Chiesa (i tralci), e sulle relazioni dei cristiani tra loro (i tralci) all’interno del popolo di Dio, qualificando queste relazioni come relazioni di amore e di amicizia (Gv 15,9-17). Ma di quale amore e di quale amicizia si tratta?



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Festa della mamma

La maternità avvicina a Dio, ama e perdona sempre
Domenica 13 maggio si festeggia in Italia la festa della mamma.
Misterioso il disegno divino che dà alla donna la prerogativa di trasmettere la vita. Una prerogativa che insieme alla grande capacità di amare e di perdonare avvicina in maniera particolare le madri a Dio.
Leggi tutto: GRAZIE MAMMA!!

... Anche in carcere si celebra la festa della mamma, di quelle splendide eroine che campeggiano statuarie fuori dalle sbarre per stringere una mano, carezzare la barba, baciare quel figlio del quale si prova evidente nostalgia. Le loro occhiaie stanche parlano di fatiche e lunghi viaggi, le loro rughe raccontano di notti insonni e pensieri vagabondi, nelle loro scarpe ci sono andate e ritorni senza più certezze. Sono donne speciali, le mamme dei carcerati, perché donne capaci di rimetterli al mondo due volte: la prima volta quando li fecero entrare in questo spendido palcoscenico dell’esistenza, la seconda volta quando, il giorno dopo un misfatto, si sono rimboccate le maniche e han trovato il coraggio di scendere pure loro negli inferi delle galere; per amare quei figli quando forse meno se lo meritavano. Loro hanno capito che è proprio quello il momento in cui hanno più bisogno.

Secondo il tredicesimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo di Save the Children, il Niger è diventato il Paese peggiore al mondo dove essere madre, raccogliendo questo drammatico testimone dall’Afghanistan, che ha occupato l’ultima posizione nei 2 anni precedenti. La Norvegia si conferma invece al primo posto, in una classifica che comprende 165 Paesi e tiene conto di fattori come la salute, l’istruzione e lo stato economico e sociale delle madri, insieme ad indicatori della condizione infantile quali salute e alimentazione. L’Italia è scesa in 2 anni dal 17° al 21° posto e non è stata capace di segnare nell’ultimo anno progressi significativi.
La distanza abissale che separa le condizioni di donne e madri e dei loro figli tra il primo e l’ultimo paese della classifica ben rappresenta le enormi disparità esistenti tra i paesi più sviluppati del pianeta e quelli più poveri.

Domenica sarà la Festa della mamma. Ma, come scriviamo sul numero di maggio di Combonifem magazine, l’Italia non è un Paese per mamme. Basterebbe soffermarsi sui numeri che riguardano la maternità per capire il perché di quest’affermazione: in Italia lavora solo una donna su due; alla nascita del primo figlio una su tre è costretta ad abbandonare il proprio posto di lavoro. 

In occasione della Festa della mamma, che si celebra il 13 maggio, la Fondazione Ismu di Milano presenta una ricerca sulla maternità delle donne straniere in Italia.

Comunicato stampa Ismu a cura di Laura Zanfrini, responsabile settore Economia e Lavoro della Fondazione ISMU

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sabato 12 maggio 2012

Crisi finanziaria, suicidi, media e Chiesa

La nostra paura del futuro aumenta ogni giorno, c’è una continua perdita di fiducia e di speranza e l’attenzione degli italiani è calamitata dalle notizie di chi si toglie la vita, le più lette in assoluto nelle ultime settimane.
Un lettore di Modena, rappresentativo delle centinaia di e-mail che arrivano qui al giornale da settimane, mi scrive angosciato che «suicidi per motivi economici, fallimenti di impresa e debiti anche fiscali, stanno aumentando di giorno in giorno in maniera preoccupante». Il presidente del Consiglio e il primo partito della sua maggioranza duellano sulle responsabilità della crisi e sulle sue conseguenze, evitando solo di pronunciare la parola suicidio, di gettarsi addosso l’accusa più grave e infamante.
Ma stiamo discutendo di un fenomeno davvero nuovo, che non conoscevamo prima, esploso soltanto negli ultimi tre mesi, o di qualcosa che per anni non abbiamo visto e abbiamo sottovalutato? 

È proprio vero che c’è un’ondata di suicidi economici in Italia? È proprio vero che si sta ammazzando un numero senza precedenti di bravi imprenditori strozzati dal fisco, da Equitalia, dallo Stato che non rimborsa, dal costo del lavoro troppo alto? In molti cominciano a dubitarne e a pensare che si tratti di una manipolazione mediatica. Il sociologo Marzio Barbagli, ripreso dal Blog di Gad Lerner, afferma apertamente che «non c’è nessuna emergenza suicidi dovuta alla crisi economica».
Come per il caldo o il freddo “senza precedenti”, le rapine in villa o gli stupri commessi da immigrati, sui quali i media dominanti costruirono ad arte la destabilizzazione del governo presieduto da Romano Prodi, anche l’ondata di suicidi di imprenditori sarebbe innanzitutto un fenomeno percepito, mediatico, portato in prima pagina non perché davvero rilevante o perché segni un picco particolare rispetto al passato, ma perché così conviene a fomentare una polemica anti-fisco che sarà l’argomento fondamentale delle destre nella prossima campagna elettorale.

Una lista di necrologi che non si ferma. I suicidi delle vittime della crisi continuano. La Cgia di Mestre denuncia la situazione drammatica e fa un appello a Giorgio Napolitano, perchè intervenga! 

«Non c' è nessuna emergenza suicidi dovuta alla crisi economica». Il sociologo Marzio Barbagli la mette giù così, quasi brutalmente, con la sicurezza di chi ha in tasca le statistiche corrette. Epurate cioè da interpretazioni fuorvianti o da ondate emotive.I 38 suicidi tra piccoli imprenditori contati dalla Cgia di Mestre dall' inizio dell' anno ad oggi sono un dolore per le famiglie, ma «non rappresentano un' anomalia a fronte delle 1300 persone circa che nello stesso periodo si sono tolte la vita in Italia. I suicidi in questa categoria sociale c' erano anche negli anni passati, più o meno con la stessa frequenza». 

... Dal punto di vista scientifico è oggi prematuro stabilire se la crisi economica farà crescere i suicidi per ragioni economiche, ma è realistico attendersi che l’aumento della disoccupazione, della instabilità familiare (collegata alle separazioni, ai divorzi, agli abbandoni di fatto), della solitudine degli anziani che vivono nelle grandi città, della secolarizzazione e della perdita di valori “certi” renderà più fragile la coesione sociale che, secondo una consolidata tradizione di studi sociali, rappresenta il principale contrappeso alle correnti suicidogene. 
Leggi tutto: SUICIDI IMPRENDITORI/ Il sociologo: i giornali "uccidono" più della crisi

Si sono presi porte in faccia dappertutto. Negli ultimi giorni della loro esistenza hanno girato a vuoto fra associazioni di categoria, sportelli comunali e sindacali, Caritas, sindaci, banche e finanziarie. Per chiedere un aiuto, la riscossione di un credito, un margine di tempo, un prestito, una parola di conforto. Non hanno cavato un ragno dal buco. E hanno finito la loro vita al chiuso di un capannone o di un ufficio, con una pistola alla tempia o una corda stretta al collo. 

Esiste una parte di opinione pubblica che si sorprende quando la chiesa, anziché usare la ferocia di una disciplina dismessa, parla il linguaggio di misericordia che le è proprio. Lo si è visto dopo la morte di Lucio Dalla e ora per le esequie di Maurizio Cevenini. Il politico bolognese che s'è tolto la vita e che riceverà sabato un funerale cristiano. Probabilmente lo shock causato dal rifiuto delle esequie cristiane a Piergiorgio Welby ha pesato nel formarsi di questa attesa (smentita) di una chiesa spietata. Ma al netto di quella controproducente forzatura del diritto canonico, bisogna ricordare che la pretesa di disciplinare i morti è finita con il regime di cristianità e quella fine ha giovato alla comprensione del Vangelo.



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"INFORMAZIONE RELIGIOSA: capire i processi, non ricercare gli scoop" di Raniero La Valle - DECRETO SUGLI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE SOCIALE "INTER MIRIFICA"

C’è un documento giustamente dimenticato del Concilio che si intitola Inter mirifica ed è dedicato agli “strumenti di comunicazione sociale”, cioè, nell’esemplificazione dei vescovi, la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. Giustamente dimenticato, perché è un documento mediocre, ed è indicativo di ciò che il Concilio sarebbe stato se non avesse messo nelle vele il vento dello Spirito. 
Quando il decreto “Inter mirifica” fu discusso dai Padri il Vaticano II era ancora in rodaggio, e non aveva ancora preso coscienza della sua vocazione. Di fatto il documento sui “media” da un lato riproponeva i consueti temi ecclesiastici sulla “buona stampa”, dall’altro voleva annoverare tra i mezzi di apostolato che la Chiesa avrebbe “il diritto innato di usare e possedere” anche i nuovi strumenti, ignoti alle vecchie encicliche, come la televisione “e simili”.

Per approfondire:



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venerdì 11 maggio 2012

I cattolici in politica: "Cattolici e politica (dopo il voto)" di Andrea Tornielli - "Più sussidiarietà (ma quella vera)" di Giorgio Bernardelli

Mi scuserete, se mi permetto anch’io di commentare il voto di domenica scorsa. Sarà vero che i grillini del movimento Cinque stelle non hanno ottenuto il boom sperato, e forse che Pdl non è stato sconfitto come ci si aspettava e in fondo meritava (ha perso le elezioni, però poteva perderle anche peggio!); sarà vero che c’è stato l’astensionismo ma che in fondo potevano astenersi in molti di più… Non potrei immaginare una reazione più lontana dalla realtà di questi commenti “lunari” del giorno dopo. I nostri politici – le stesse facce da dieci, venti, trent’anni – non sembrano aver percepito (o se l’hanno percepito fan finta di niente) la distanza ormai siderale che esiste tra la maggior parte di loro e il Paese reale.
Le furbate sul finanziamento pubblico ai partiti, i tagli ai privilegi che non si fanno, la mancanza di segnali concreti di un cambiamento di rotta, provocano disaffezione, rabbia, astensionismo.
Leggi tutto: Cattolici e politica (dopo il voto) di Andrea Tornielli


... Il problema dei cattolici in politica oggi - dice in sostanza Tornielli - è un deficit di visione, un'incapacità di elaborare un progetto complessivo per il Paese e di metterlo in circolo. Perché questo fu il grande contributo che i cattolici, insieme ad altre anime importanti di quel momento storico, seppero proporre nel dopoguerra. Se questo è vero, però, secondo me occorre porsi anche un'altra domanda: perché facciamo così fatica a proporre una sintesi? Per quale motivo il cattolico che milita in questo o nell'altro schieramento tende a enfatizzare i suoi cavalli di battaglia, senza riuscire più a proporre sul serio un'idea complessiva del bene comune?
Io una mia idea ce l'ho. Non credo che sia tanto un problema di persone: ne conosco di degnissime che in questi ultimi anni hanno scelto di mettersi in gioco in politica. Credo però che il limite stia piuttosto in una debolezza di fondo del pensiero cattolico di oggi su uno dei fondamenti del magistero sociale: il principio di sussidiarietà.
Leggi tutto: Più sussidiarietà (ma quella vera) di Giorgio Bernardelli



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“Arte, bellezza e trascendenza” - Cortile dei Gentili Barcellona 17 e 18 maggio

Sagrada Familia - Barcellona
Dopo l’appuntamento dello scorso settembre a Firenze, il Cortile dei Gentili – la struttura vaticana nata all’interno del Pontificio Consiglio della Cultura per promuovere il dialogo tra credenti e non credenti – torna su uno dei territori privilegiati dell’incontro fra culture diverse, quello dell’arte. Sarà infatti dedicato al tema “Arte, bellezza e trascendenza” il nuovo appuntamento internazionale in programma il 17 e 18 maggio, in Spagna, a Barcellona. Sui contenuti di queste due giornate "catalane"’ del Cortile, ascoltiamo il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, al microfono di Fabio Colagrande a Radio Vaticana 

Il Cortile dei Gentili, la struttura permanente voluta da papa Benedetto XVI per il dialogo con i "non-credenti", arriva in Spagna, a Barcellona, dove il 17 e 18 maggio affronterà il tema : "ARTE, BELLEZZA E TRASCENDENZA".
Un evento, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi, e dall'arcivescovo di Barcellona, cardinal Lluis Martinez Sistach, e in collaborazione con H2Onews, piattaforma multimediale internazionale e Aleteia, rete sociale cristiana, con cui è stata raggiunta una stretta cooperazione.
L’iniziativa si articolerà in dibattiti di alto profilo culturale tra alcuni degli intellettuali e degli artisti catalani più prestigiosi, e in eventi artistici di grande suggestione.

Due giorni intensi di dialogo tra intellettuali ed artisti catalani di altro profilo. A ospitare gli incontri, il Museo nazionale d’arte della Catalogna, l’Università di Barcellona, l’Istituto di studi catalani, la Basilica della Sagrada Familia, dove culminerà il Cortile nel dialogo tra poesia e musica, con la presenza di 700 coristi a rievocare – ha spiegato il cardinale Ravasi – la bellezza e l’armonia nella diversità polifonica delle voci. Barcellona e tutta la Catalogna, città e regione di feconda tradizione artistica, come ha sottolineato ilcardinale Sistach nel servizio di Roberta Gisotti a Radio Vaticana

Conferenza stampa di presentazione dell'evento del Cortile dei Gentili che si terrà a Barcellona il 17 e 18 Maggio attorno al tema generale "Arte, Bellezza e Trascendenza".





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